Omicidio Filippo Scavo, telecamere e testimoni “coraggiosi”: così sono stati incastrati Dylan Capriati e i due amici

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Filippo Scavo, ucciso nella notte del 19 aprile al Divine Club di Bisceglie. Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Bari, il delitto sarebbe stato compiuto in appena undici secondi, tra la chiusura e la riapertura del varco d’ingresso della discoteca.

Va chiarito chi ha fatto rientrare Dylan Capriati armato in discoteca. Secondo gli investigatori, Capriati e Lagioia sarebbero entrati nel locale armati, mentre Morelli avrebbe avuto un ruolo di supporto. Le immagini delle telecamere mostrerebbero un primo tentativo fallito all’esterno della discoteca: Scavo sarebbe riuscito a rientrare nel locale cercando rifugio tra la folla, ma i tre lo avrebbero inseguito e colpito mortalmente pochi secondi dopo.

I tre indagati sono accusati, a vario titolo, di omicidio aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di favorire il clan Capriati, oltre che di detenzione e porto illegale di armi. A incastrarli le immagini delle telecamere, le testimonianze raccolte, tra cui un carabiniere fuori servizio che ha visto l’auto su cui sono scappati gli aggressori, e altri elementi identificativi come tatuaggi, abbigliamento e calzature. Nelle prossime ore gli indagati compariranno davanti al gip per l’udienza di convalida, mentre sarà affidato l’incarico per l’autopsia sul corpo della vittima.

Omicidio Dino Carta a Foggia, caccia aperta al killer. Si cercano nuove prove: analizzati gli abiti della vittima

Proseguono senza sosta le indagini sull’omicidio di Dino Carta, il 42enne personal trainer ucciso il 13 aprile scorso. Gli investigatori stanno analizzando ogni elemento utile per risalire all’assassino, partendo dagli abiti indossati dalla vittima la sera del delitto.

Gli accertamenti puntano a chiarire dettagli cruciali: dalla distanza degli spari alla possibile presenza di segni di colluttazione, fino all’eventuale rinvenimento di tracce biologiche – come capelli o fibre – che possano condurre al responsabile.

Al momento, gli inquirenti seguono la pista di una figura ancora senza volto: una persona in bicicletta, con il capo coperto da un cappuccio, ripresa nei pressi del luogo dell’agguato poco prima degli spari. Fondamentale potrebbe essere anche il contributo di una donna avvistata nella zona circa venti secondi dopo i quattro colpi mortali: potrebbe trattarsi di una testimone chiave.

Nei giorni scorsi, inoltre, a Roma sono stati effettuati esami balistici su un caricatore che si ritiene possa essere stato perso dal killer durante la fuga. Un ulteriore tassello in un’indagine complessa, ma che gli investigatori ritengono possibile ricostruire.

Per ora viene escluso il movente legato alla criminalità organizzata. Carta, descritto come una persona tranquilla, si trovava fuori casa per una consueta passeggiata con il cane. Tra le ipotesi al vaglio emerge quella di una vendetta privata, forse collegata a un episodio avvenuto in passato nella palazzina in cui viveva, dove un giovane perse la vita cadendo da un’impalcatura.

Omicidio a Bisceglie, ucciso per errore nel ristorante: “Angelo era una persona onesta”. Il titolare: “Ero io l’obiettivo”

“Una persona “mite, seria sul lavoro e onesta. Mai un problema con la giustizia”. Così, è stato descritto dai suoi familiari e dai colleghi, Angelo Pizzi il responsabile di sala del ristorante Spaghetteria numero 1 di Bisceglie, nel nord Barese, ucciso per errore nel corso di un agguato avvenuto ieri sera.

Il vero bersaglio di chi ha premuto il grilletto, secondo gli investigatori, sarebbe il titolare del ristorante, un 40enne con diversi precedenti e in qualche modo vicino ad uno dei clan di spicco della criminalità organizzata barese, i Capriati. L’uomo, come tutti i dipendenti del locale, è stato ascoltato dagli investigatori e sarebbe stato egli stesso a dirsi convinto di essere il vero obiettivo dei killer.

Ad agire, secondo quanto ricostruito finora dei carabinieri del Nucleo investigativo di Trani e della Tenenza di Bisceglie coordinati dalla Dda di Bari, sarebbero state almeno due persone con i volti coperti da passamontagna, arrivate e poi fuggite su una utilitaria di colore scuro. L’azione è stata rapidissima.

All’ingresso del locale hanno aperto il fuoco: 15 i bossoli repertati ma è da accertare se siano stati sparati con una o più pistole. Sulla traiettoria di fuoco c’era la vittima che è stata ferita a morte. Nel ristorante non c’erano molti clienti, cinque in tutto, che si trovavano in una saletta attigua: hanno sentito solo il rumore dei colpi ma non hanno assistito al delitto.

Il ristorante è stato messo sotto sequestro mentre il corpo del 62enne, che lascia una compagna e una figlia, è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Utili agli accertamenti investigativi, sarà l’analisi dei sistemi di videosorveglianza del ristorante e della zona che aiuteranno a ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio.

“A testa alta e senza paura”, ha scritto sui social il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano ricordando che la città “ha scelto da che parte stare: siamo con il prefetto, la magistratura e le forze dell’ordine”. “Dobbiamo essere uniti per riportare sul territorio legalità e giustizia – ha concluso – ognuno deve fare la propria parte”.

Omicidio a Torre Canne, Eros Rossi ucciso con 30 colpi di cacciavite. Il killer Cavaliere ha scattato foto al cadavere

Sarebbero stati almeno una trentina i colpi inferti di cacciavite al corpo di Eros Rossi. È quanto emerge dalle prime risultanze dell’autopsia sull’omicidio avvenuto all’alba del 18 aprile in una villetta di Torre Canne.

Il killer è Teodoro Cavaliere. Subito dopo il delitto, l’uomo – in stato di shock, come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere – si sarebbe messo alla guida dell’auto dell’amico d’infanzia, vagando per le strade di Torre Canne.

Durante il tragitto avrebbe fermato uno sconosciuto per chiedere indicazioni su dove si trovasse la caserma dei carabinieri, confessando: “Ho ucciso un uomo”. Tra le 6.50 e le 7 del mattino, Cavaliere avrebbe inoltre inviato al padre e all’ex compagna alcune fotografie del corpo senza vita di Rossi, accompagnandole con messaggi di commiato.

Ancora all’interno della villetta, avrebbe poi fatto una doccia vestito, presumibilmente nel tentativo di ripulire gli abiti intrisi di sangue. Le indagini sono in corso per ricostruire con precisione le fasi dell’accaduto e il movente dell’omicidio.

Filippo Scavo ucciso in discoteca, le telecamere del Divinae hanno ripreso l’omicidio: caccia al killer

Potrebbero avere le ore contate i responsabili dell’omicidio di Filippo Scavo, il 42enne di Carbonara ucciso nella notte tra sabato e domenica al Divine Club di Bisceglie. La scena del delitto sarebbe stata ripresa dalle telecamere interne del locale, elementi che stanno consentendo ai carabinieri di ricostruire con precisione le ultime fasi prima della sparatoria.

Gli investigatori avrebbero già identificato diverse persone presenti al momento dei fatti, comprese quelle che avevano avuto un acceso diverbio con la vittima. Molti dei soggetti coinvolti risultano già noti alle forze dell’ordine, circostanza che potrebbe accelerare le indagini.

Prende sempre più consistenza la pista della faida tra clan: Scavo, ritenuto vicino agli Strisciuglio, avrebbe avuto contrasti con esponenti del gruppo rivale dei Capriati di Bari Vecchia. L’omicidio sarebbe maturato al culmine dell’ennesimo litigio degenerato in violenza armata.

A rafforzare questa ipotesi è il ferimento di Kevin Ciocca, giovane vicino al clan Capriati, avvenuto la sera del 19 aprile nel borgo antico di Bari. Il 20enne è stato colpito da un proiettile alla gamba ed è stato dimesso dopo poche ore dal Policlinico. Secondo gli inquirenti, l’agguato potrebbe rappresentare una ritorsione collegata all’omicidio Scavo.

Negli ultimi due anni, gli scontri tra i due gruppi sarebbero stati frequenti, anche con episodi armati. Tra questi, una sparatoria nel marzo 2024 a Carbonara e il successivo omicidio di Lello Capriati.

Intanto, il Divine Club resta sotto sequestro parziale. All’interno della discoteca proseguono i rilievi nell’ambito dell’inchiesta per omicidio aggravato dal metodo mafioso, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. La direzione del locale ha dichiarato piena collaborazione, sottolineando l’adozione di misure di sicurezza rafforzate, tra cui controlli con metal detector.

Resta però da chiarire come l’arma sia stata introdotta. Secondo una prima ricostruzione, il killer potrebbe averla recuperata all’esterno dopo un litigio. Gli inquirenti non escludono tuttavia altre ipotesi, anche alla luce di precedenti indagini che hanno evidenziato come l’ingresso armato nei locali notturni possa avvenire con la complicità di addetti alla sicurezza.

Un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo: la presenza, quella sera, di alcuni sorveglianti provenienti da Bari Vecchia. Un elemento che, per gli investigatori, potrebbe collegare direttamente l’omicidio all’ambiente dei Capriati.

Omicidio Dino Carta a Foggia, l’autopsia conferma: quattro colpi e nessuna colluttazione tra vittima e killer

Nessun segno di colluttazione e quattro colpi di pistola di piccolo calibro sparati alle spalle a distanza ravvicinata: sono le prime conferme che arrivano dall’autopsia, durata oltre cinque ore e conclusasi attorno alle 16.00, sul corpo di Dino Carta, il 42enne personal trainer vittima di un agguato mortale a Foggia la sera del 13 aprile scorso.

L’uomo, padre di due bambine, era ministrante e volontario nella sua parrocchia. Il movente e il responsabile dell’omicidio sono ancora un mistero. I colpi lo hanno raggiunto dal retro, lateralmente da destra. Ad eseguire l’esame nell’istituto di medicina legale del policlinico di Foggia è stato il professor Luigi Cipolloni ordinario di medicina legale affiancato dalla sua equipe.

All’esame autoptico era presente anche il legale della famiglia Carta, l’avvocato Michele Vaira che sottolinea che “l’autopsia ha essenzialmente confermato quelle che erano le risultanze della ricognizione cadaverica”.

Il legale ha anche annunciato che domani verranno eseguiti esami balistici sul caricatore abbandonato dall’omicida sul luogo dell’agguato e che è stato nominato come consulente il generale Luciano Garofano. Questa sera, intanto, è previsto un corteo, organizzato da amici, colleghi e conoscenti di Dino Carta, che partirà dal luogo dell’agguato per snodarsi lungo alcune vie della città e terminare davanti alla chiesa di San Francesco Saverio, lì dove svolgeva attività di ministrante e volontario.

Bisceglie, ucciso Filippo Scavo in discoteca: usati metal detector manuali. Un buttafuori: “Minacciati dal killer”

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Filippo Scavo, 42enne pregiudicato barese di Carbonara, ucciso all’interno di una discoteca di Bisceglie intorno alle 4 del mattino di domenica 19 aprile.

Determinanti per chiarire la dinamica dell’omicidio potrebbero essere le immagini delle telecamere di sicurezza del locale. Intanto emerge anche il racconto di un addetto alla sicurezza, che avrebbe tentato di intervenire: l’uomo sarebbe stato minacciato da uno dei sospetti mentre usciva da una porta di emergenza, probabilmente per poi rientrare armato. «Fatti gli affari tuoi», gli sarebbe stato intimato.

I metal detector fissi non erano attivi e sono stati utilizzati quelli manuali. Secondo quanto apprende l’ANSA infatti i dispositivi adottati nei locali da ballo in seguito a fatti di sangue e utilizzati per prevenire eventuali azioni criminose non erano in funzione, ma gli addetti alla sicurezza del club hanno usato due metal detector manuali in dotazione all’istituto di vigilanza di cui fanno parte.

Le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno raccogliendo testimonianze e acquisendo i filmati per ricostruire con precisione quanto accaduto e individuare i responsabili.

Omicidio a Torre Canne, ucciso il 41enne Eros Rossi. Arrestato il killer: ha confessato

Un 40enne è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Fasano e del nucleo Investigativo di Brindisi con l’accusa di essere l’autore dell’omicidio avvenuto nella notte a Torre Canne, frazione di Fasano (Brindisi).

È stato lo stesso presunto killer di Eros Rossi, di 41 anni, a contattare le forze dell’ordine confessando l’omicidio avvenuto nell’immobile dove la vittima era agli arresti domiciliari per droga.

Secondo una prima ricostruzione, tra i due uomini sarebbe scoppiata una violenta lite, fino ad una colluttazione nel corso della quale l’aggressore avrebbe colpito ripetutamente la vittima in diverse parti del corpo con un oggetto contundente, tra le l’ipotesi un cacciavite, causandone la morte.

Omicidio a Torre Canne, ucciso 41enne al termine di una lite: arrestato il killer

Un uomo di 41 anni, Eros Rossi, è stato ucciso la notte scorsa a Torre Canne, frazione di Fasano (Brindisi), al culmine di una lite con un altro uomo.

L’omicidio sarebbe stato compiuto in una villetta alla periferia della piccola località costiera. A quanto si apprende, la vittima sarebbe colpita più volte con un cacciavite.

Il presunto killer è stato già individuato e arrestato dai carabinieri che conducono le indagini, coordinate dalla Procura di Brindisi.

Omicidio Magellano a Bari, a processo il killer Maurizio Pastore: chiesto incidente probatorio per due testimoni

La Procura di Bari ha richiesto l’incidente probatorio per ascoltare in anticipo due testimoni dell’omicidio di Amleto Magellano, il 40enne ucciso la sera del 17 gennaio tra via Montegrappa e via Barracca, nel quartiere Carrassi.

Per il delitto è stato arrestato Maurizio Pastore, 42 anni, tuttora detenuto, accusato di aver colpito la vittima con tre coltellate. La richiesta è stata avanzata dalla pm Maria Christina De Tommasi, che ha motivato la necessità di cristallizzare subito le testimonianze per tutelare i testimoni.

Secondo la Procura, infatti, vi è il rischio che i due possano subire pressioni o temere ritorsioni, circostanza che potrebbe aggravarsi con l’avvio del processo davanti alla Corte d’Assise. Inoltre, l’incidente probatorio eviterebbe loro il trauma del dibattimento.

A Pastore sono contestate le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, elementi che, se confermati, potrebbero portare a una condanna all’ergastolo. La richiesta è stata notificata alle parti e si attende ora la decisione del gip.