Ucciso dopo una lite in discoteca, il padre di Donato Monopoli: “Quanto vale la vita di un figlio in Italia?”

Giuseppe Monopoli, padre di Donato,il 26enne di Cerignola (Foggia) morto nel 2019 dopo sette mesi di coma a seguito del pestaggio subito davanti ad una discoteca del capoluogo dauno il 6 ottobre 2018, scrive una lettera aperta ai parlamentari e ai giudici rappresentando la situazione giudiziaria in corso da anni a carico dei due presunti responsabili della morte del figlio.

“Mi rivolgo a voi, Onorevoli Parlamentari che scrivete le leggi, e a voi, Giudici che le applicate nei tribunali in nome del popolo italiano.Vi scrivo da padre. Un padre che ha passato sette lunghi mesi accanto al letto d’ospedale di suo figlio, sospeso tra la vita e la morte, aggrappato a ogni minimo respiro di Donato, prima di doverglielo vedere spegnere per sempre a soli 25 anni. Nelle vostre aule ho assistito a uno spettacolo che logora l’anima: ho visto scomporre la vita di mio figlio in cavilli e perizie. Ho visto concedere il massimo delle tutele, degli sconti di pena e della comprensione a chi ha colpito, mentre il nostro dolore di genitori veniva spinto nell’ombra, come fosse una nota a margine”.

A luglio scorso, la corte d’assise d’appello di Bari ha emesso la sentenza bis, dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, riducendo le pene per i due imputati foggiani accusati di omicidio preterintenzionale, infliggendo 7 anni e 2 mesi a Francesco Stallone e 4 anni e 11 mesi a Michele Verderosa. Confermata la qualificazione del reato come omicidio preterintenzionale. Una sentenza che ha provocato profonda amarezza nella famiglia.

“La storia di Donato non è un caso isolato – scrive il padre – I tanti episodi simili accaduti di recente in tutta Italia dimostrano una realtà drammatica: troppe giovani vite vengono spezzate con violenza per futili motivi o per aver tentato di aiutare qualcuno, e troppe famiglie si ritrovano poi a vivere lo stesso identico incubo nelle aule di tribunale. La giustizia non può essere solo un freddo calcolo burocratico di sconti e attenuanti. Chiedo a un parlamentare di aver la forza di ascoltarci, di non lasciarci soli, di portare la storia di Donato e delle tante vittime come lui nelle aule del Parlamento, facendosi promotore di una riforma vera su come vengono trattati questi reati e sul rispetto dovuto a chi perde la vita. Mio figlio Donato non torna più. Nessuna sentenza me lo restituirà. Ma finché avrò fiato, pretenderò che lo Stato risponda a questa domanda: quanto vale la vita di un figlio in Italia?”

Gallipoli, 16enne di Como trovata priva di sensi fuori da una discoteca: ipotesi violenza sessuale

Una 16enne di Como, in vacanza nel Salento con alcuni amici, è stata soccorsa nella notte nei pressi di una discoteca dell’hinterland di Gallipoli e trasportata in codice rosso all’ospedale Francesco Ferrari di Casarano. Sono in corso accertamenti per ricostruire quanto accaduto e verificare anche l’ipotesi di un possibile abuso sessuale.

L’allarme è scattato intorno alle 3, quando la ragazza è stata trovata a terra e priva di coscienza. Durante la serata avrebbe consumato alcolici, mentre gli investigatori stanno valutando anche l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti: la giovane è stata sottoposta agli esami tossicologici.

Secondo una prima ricostruzione, la 16enne si sarebbe allontanata dal gruppo di amici insieme a un ragazzo, per poi essere ritrovata poco dopo priva di sensi. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i carabinieri, che hanno avviato le indagini.

A destare particolare attenzione sono alcuni graffi ed ecchimosi riscontrati sul corpo della giovane, anche nelle parti intime. Saranno gli accertamenti medici e investigativi a chiarire la natura delle lesioni e stabilire se possano essere compatibili con un’eventuale violenza sessuale.

Omicidio Filippo Scavo in discoteca, Dylan Capriati e Lagioia confessano dal carcere: “Abbiamo sparato noi”

Arriva una svolta nelle indagini sull’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ritenuto affiliato al clan Strisciuglio, ucciso il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie. Con una lettera inviata dal carcere alla pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Bruna Manganelli, Dylan Capriati, 22 anni, figlio di Mimmo Capriati, e Aldo Lagioia, 22enne di Corato, hanno ammesso le proprie responsabilità nel delitto.

Nella confessione, Capriati avrebbe scritto: “Sì, ho sparato io a Filippo Scavo”, confermando quanto già emerso dalle indagini dei carabinieri della Bat. I due giovani erano stati arrestati dopo che gli investigatori avevano ricostruito la dinamica dell’omicidio attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che li immortalavano mentre rientravano nel locale da un ingresso laterale insieme al 21enne barese Nicolas Morelli, oltre alle dichiarazioni raccolte da alcuni testimoni.

La confessione potrebbe avere effetti immediati sul procedimento. La Procura antimafia avrebbe infatti chiesto al giudice di annullare l’incidente probatorio fissato per il prossimo 10 settembre, durante il quale avrebbe dovuto essere ascoltato uno dei testimoni chiave. Alla luce delle ammissioni dei due indagati, l’atto istruttorio sarebbe infatti ritenuto non più necessario.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dopo una lite verbale scoppiata all’interno della discoteca, contro Scavo sarebbero stati esplosi numerosi colpi di pistola da due armi impugnate proprio da Capriati e Lagioia, circostanza ora confermata dalle dichiarazioni autoaccusatorie. Spetterà ora al giudice decidere se revocare definitivamente l’incidente probatorio.

L’omicidio di Scavo si inserisce nel più ampio contesto della faida tra i clan Capriati e Strisciuglio, riesplosa due anni dopo l’uccisione di Lello Capriati, avvenuta il 1° aprile 2024. Secondo le ricostruzioni della Direzione Distrettuale Antimafia, quel delitto avrebbe rappresentato uno dei momenti più critici dell’escalation criminale tra i due gruppi, alimentata anche dal fallimento di un tentativo di mediazione e da successivi episodi di violenza tra giovani appartenenti alle rispettive fazioni.

Locali senza licenze, limite di capienza superato e buttafuori non regolari: stop alle feste abusive nel Barese

Controlli intensificati della Polizia nei principali luoghi della movida estiva tra Bari, Giovinazzo, Monopoli e Torre a Mare. Su disposizione del questore Annino Gargano, nell’ultimo mese sono state effettuate numerose ispezioni nei locali più frequentati dai giovani, facendo emergere diverse irregolarità.

Tra le violazioni accertate figurano l’organizzazione di serate danzanti senza la necessaria licenza di pubblico spettacolo, il superamento dei limiti di capienza e l’impiego di addetti alla sicurezza privi dell’iscrizione nell’elenco prefettizio. In uno dei locali, l’elevata presenza di persone ha costretto gli agenti a interrompere immediatamente la musica e a sospendere la festa.

Complessivamente sono state elevate cinque sanzioni amministrative per un importo totale di 11mila euro. Il questore ha inoltre emesso un provvedimento d’urgenza nei confronti di un gestore, diffidandolo dall’organizzare ulteriori eventi senza le autorizzazioni previste dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps).

La Questura ha annunciato che i controlli proseguiranno per tutta l’estate con l’obiettivo di garantire la sicurezza dei giovani e il rispetto delle norme nei locali della movida.

Choc a Gallipoli, colpito alla testa con tirapugni in discoteca: grave 17enne. Indaga la Polizia

Un 17enne originario della provincia di Potenza in vacanza in Salento è stato aggredito violentemente la scorsa notte all’esterno di una nota discoteca di Gallipoli dopo un diverbio con un gruppo di giovani avventori che era cominciato all’interno del locale.

La vittima è stata colpita all’addome e alla testa probabilmente con un tirapugni ed è ora in gravi condizioni ricoverato nell’ospedale vito Fazzi di Lecce.

Soccorso dai sanitari del 118 intervenuti insieme ai carabinieri di pattuglia nei pressi della discoteca, il 17enne è stato trasportato in codice rosso nel Trauma Center dell’ospedale. Sull’accaduto indaga la polizia.

Spedizione punitiva a San Pio e risse in discoteca a Castellaneta Marina, si cercano collegamenti: sale la tensione

Sale la tensione nel quartiere San Pio di Bari, dove gli investigatori stanno monitorando con attenzione i recenti episodi di violenza e i possibili cambiamenti negli equilibri della criminalità locale. La preoccupazione è che gli attriti tra gruppi possano degenerare in una nuova escalation, con ripercussioni anche in altre zone della città.

Al centro dell’attenzione c’è la spedizione punitiva avvenuta il 10 luglio all’interno di un circolo, che potrebbe essere collegata a una lite scoppiata alcuni giorni prima in una discoteca di Castellaneta Marina. Un secondo episodio, una rissa avvenuta sempre a Castellaneta all’alba del 12 luglio, è ora al vaglio degli investigatori, che stanno cercando di capire se i fatti siano tra loro collegati. Secondo le prime ricostruzioni, nei due episodi del Tarantino sarebbero rimasti coinvolti giovani provenienti da Bari.

Dietro quanto sta accadendo a San Pio, secondo gli inquirenti, potrebbe esserci un’unica regia. In questo contesto si inseriscono anche le voci su un presunto pentimento di Saverio Faccilongo, storico referente del quartiere detenuto in carcere e condannato, tra l’altro, a 20 anni per l’omicidio di Gianluca Corallo. Un’ipotesi che, tuttavia, viene smentita dalla Direzione distrettuale antimafia, che guarda invece con preoccupazione ai tentativi di alimentare tensioni e instabilità nel quartiere.

Tra gli episodi ritenuti significativi dagli investigatori figura anche il furto subito nei giorni scorsi dalla sorella di Faccilongo, alla quale sarebbero stati sottratti gioielli e oggetti di valore. Un gesto che, secondo alcune interpretazioni investigative, potrebbe rappresentare un messaggio intimidatorio rivolto proprio al capo del gruppo criminale.

Le indagini si concentrano anche sulla spedizione punitiva del 10 luglio. L’obiettivo sarebbe stato un 19enne, figlio di un uomo detenuto per omicidio e ritenuto vicino allo stesso gruppo criminale. Il giovane, però, sarebbe riuscito a fuggire, mentre al suo posto un 30enne di Carbonara, residente da qualche tempo nella zona, sarebbe stato violentemente aggredito. Nei giorni successivi, inoltre, la famiglia del 19enne avrebbe pubblicato sui social alcuni messaggi ritenuti dagli investigatori particolarmente significativi. A riportarlo è La Repubblica.

Gli inquirenti stanno verificando eventuali collegamenti tra questi episodi e la recente rissa di Castellaneta, nella quale sono rimasti feriti due ragazzi e una ragazza. L’allarme resta alto anche alla luce dei precedenti: proprio da una lite avvenuta in un locale della stessa località, tre anni fa, ebbe origine una lunga stagione di violenza culminata in diversi omicidi riconducibili ai contrasti tra i clan baresi.

In questo caso, tuttavia, l’ipotesi investigativa è diversa. Le tensioni potrebbero essere legate a una lotta interna per il controllo delle attività illecite a San Pio. La lunga detenzione dei principali referenti del gruppo dei Faccilongo avrebbe infatti aperto nuovi scenari, alimentando le ambizioni di altri soggetti intenzionati a prendere il controllo degli affari criminali nel quartiere.

Omicidio Scavo in discoteca a Bisceglie, testimone chiave in incidente probatorio: ha riconosciuto i presunti killer

Saranno cristallizzate con incidente probatorio le dichiarazioni del 26enne testimone oculare dell’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ritenuto vicino al clan Strisciuglio, assassinato a colpi di arma da fuoco il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie.

Il giovane, oggi testimone di giustizia e sottoposto a protezione dopo aver dichiarato di temere per la propria incolumità, avrebbe riconosciuto nelle immagini delle telecamere di videosorveglianza i due presunti esecutori materiali del delitto, successivamente identificati dagli investigatori nei 22enni Dylan Capriati e Aldo Lagioia. Dylan Capriati è figlio di Domenico Capriati, esponente dell’omonimo clan di Bari Vecchia ucciso nel 2018, e nipote di Lello Capriati, assassinato nell’aprile 2024.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia, l’omicidio di Scavo sarebbe una vendetta del clan Capriati nei confronti degli Strisciuglio, maturata dopo l’uccisione di Lello Capriati. Nell’inchiesta risultano indagati anche i presunti complici Nicola Morelli e Francesco Di Vittorio, entrambi di 21 anni.

L’incidente probatorio è stato fissato per il 10 settembre davanti al gip del Tribunale di Bari Giuseppe Ronzino. Oltre all’audizione del testimone, saranno esaminati anche i filmati delle telecamere che hanno ripreso le fasi immediatamente precedenti e successive all’omicidio.

Gallipoli, La Praja rafforza la sicurezza: 8 varchi con metal detector. In discoteca come in aeroporto: “No armi”

La discoteca Praja di Gallipoli rafforza le misure di sicurezza e introduce otto varchi con metal detector agli ingressi, un sistema simile a quello adottato negli aeroporti. L’obiettivo, spiegano i gestori, è garantire un divertimento più sicuro e prevenire l’ingresso di armi all’interno del locale, tra i più frequentati della movida pugliese.

«Vogliamo fare prevenzione e contrastare il fenomeno dei giovani che girano con coltelli in tasca», ha spiegato il gestore Pierpaolo Paradiso, sottolineando come i dispositivi rappresentino un deterrente contro episodi di violenza.

La decisione arriva anche alla luce dei recenti fatti di sangue avvenuti in alcune discoteche pugliesi, tra cui l’omicidio della 19enne Antonella Lopez a Molfetta nel settembre 2024 e quello di Filippo Scavo a Bisceglie nell’aprile scorso. Secondo i responsabili del locale, l’iniziativa, presentata come la prima nel Salento, è stata accolta positivamente dai giovani frequentatori.

Omicidio Scavo, fermato il 22enne Francesco Di Vittorio. Lui si difende: “Non sapevo cosa stava accadendo”

“Ero solo andato in discoteca con gli amici, non sapevo nulla di quanto stava per accadere”. Si è difeso così davanti al gip del Tribunale di Bari Francesco Di Vittorio, 22enne di Modugno fermato ieri con l’accusa di aver preso parte all’omicidio del 42enne Filippo Scavo, ucciso nella notte tra il 19 e il 20 aprile all’interno del Divine Club di Bisceglie.

Durante l’interrogatorio di convalida del fermo, il giovane si è formalmente avvalso della facoltà di non rispondere, scegliendo però di rendere dichiarazioni spontanee per chiarire la propria posizione.

Di Vittorio ha ammesso di aver aperto la porta del varco D della discoteca ai tre presunti responsabili dell’omicidio, già detenuti, spiegando però «di aver sentito solo bussare». Il difensore, l’avvocato Nicola Quaranta, ha chiesto la revoca della misura cautelare. La decisione del gip è attesa nelle prossime ore.

Registrato come braceria, di notte si trasformava in discoteca: sigilli al Sacro tra Molfetta e Giovinazzo

Scattano i sigilli al Sacro, noto locale notturno situato tra Molfetta e Giovinazzo, appena ripartito con la stagione estiva. Il club è stato posto sotto sequestro preventivo dalla Procura di Trani con l’accusa di esercizio senza le necessarie autorizzazioni.

Formalmente registrato come braceria, nelle ore serali si trasformava però in una discoteca capace di richiamare circa 800 persone, come accertato dalla polizia durante i controlli.

Il locale disponeva di una SCIA per pubblico spettacolo che autorizzava una capienza massima di 200 partecipanti. Decisivi, nell’inchiesta, anche i contenuti pubblicati sui social, che avrebbero documentato la reale portata degli eventi organizzati.