Soldi riciclati nelle sale slot, la Bari Bene nel mirino. Il pentito: “Medici, avvocati e imprenditori ripulivano il denaro”

Le sale giochi riconducibili ad Alessandro Snidar sarebbero state utilizzate non solo dalla criminalità organizzata per riciclare denaro proveniente dal traffico di droga, ma anche da professionisti e imprenditori intenzionati a regolarizzare ingenti somme di contante non dichiarate. È quanto emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio De Manna, raccolte nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di 20 persone.

Secondo il pentito, medici, avvocati, manager e imprenditori introducevano migliaia di euro nelle videolottery, effettuando pochissime giocate per poi ottenere un ticket che consentiva loro di incassare un assegno come se si trattasse di una regolare vincita. Un sistema che, stando alle accuse, permetteva di “ripulire” denaro contante trasformandolo in somme tracciabili.

De Manna, ex affiliato al clan Telegrafo, ha raccontato di aver osservato per anni il presunto meccanismo all’interno della sala Millionaire di via Fanelli, sostenendo che il metodo fosse noto e diffuso tra i clienti.

Le indagini, inoltre, ipotizzano che il sistema fosse stato esteso anche ad altre province pugliesi, con presunti collegamenti a Foggia, Lecce e Brindisi, dove sarebbero emersi rapporti con ambienti della criminalità organizzata.

Il collaboratore ha infine riferito di un progetto, mai portato a termine, per rapinare Snidar o alcuni suoi uomini di fiducia, ritenendo però l’imprenditore particolarmente difficile da colpire perché sempre protetto da un autista e da una persona incaricata della sua sicurezza.

L’audio shock di un pentito: “So chi ha ucciso Scavo al Divinae l’hanno visto. Temo per San Nicola”

Gli ultimi episodi di cronaca hanno nuovamente seminato panico e terrore a Bari tra omicidi, sparatorie e gambizzazioni. L’intervista a Raffaele Diomede, ha aperto il vaso di Pandora e, qualche ora dopo la pubblicazione del servizio, siamo stati contattati da un pentito e collaboratore di giustizia che ci ha fornito dettagli sull’omicidio di Filippo Scavo, il 40enne ucciso nella discoteca Divinae di Bisceglie. L’uomo afferma di sapere chi è il killer di Uecchione, un ragazzino, e teme che la “guerra” sia solo iniziata.

Bari, il pentito Sabino Pace dei Parisi spiega la sua scelta: “Hanno minacciato di morte me e la mia famiglia”

Dopo aver scelto di collaborare con la giustizia, Sabino Pace, 42enne noto come “Bino” e ritenuto vicino al clan Parisi, ha spiegato i motivi della sua decisione davanti ai magistrati.

Arrestato nell’aprile 2025 nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce sul traffico di droga tra Ginosa e Bologna, Pace ha ammesso il proprio ruolo nel rifornimento di stupefacenti ai vertici dell’organizzazione.

Determinanti per la scelta di “pentirsi” sarebbero state le minacce di morte ricevute, anche attraverso i social, insieme a richieste estorsive fino a 20mila euro. “Se non paghi, ammazziamo te o la tua famiglia”, sarebbe stato l’avvertimento ricevuto.

Nel corso dell’udienza davanti al gup Maria Francesca Mariano, il 42enne ha collegato le intimidazioni a un omicidio avvenuto nel 2024 a Sannicandro di Bari, quello del 19enne Gabriele Decicco. Dopo quel delitto, ha raccontato, anche il figlio sarebbe stato minacciato di morte da un familiare della vittima.

Secondo la Dda di Bari, l’omicidio si inserisce nella faida per il controllo dello spaccio tra il gruppo legato a Pace e quello rivale vicino al clan Strisciuglio. Per il delitto è imputato il 24enne Alessio Gagliardi, ritenuto l’esecutore materiale.

Gli inquirenti ipotizzano che l’omicidio sia stato una ritorsione per un precedente agguato fallito, in un contesto di scontri tra fazioni per il controllo delle piazze di spaccio.

La collaborazione di Pace potrebbe ora rivelare nuovi dettagli sugli equilibri della criminalità organizzata nel Barese e chiarire ulteriormente il contesto in cui maturò il delitto.

Bari, pentito Sabino Pace dei Parisi. Era il reggente del clan a Sannicandro: “Ho sempre venduto droga all’ingrosso”

“Sono sempre stato un venditore all’ingrosso di stupefacenti” Con queste parole Sabino Pace, 42 anni, detto “Bino”, ha esordito davanti al Tribunale di Bari, confermando la sua decisione di collaborare con la giustizia. Considerato il reggente del clan Parisi a Sannicandro di Bari, l’uomo è ritenuto uno dei principali responsabili della gestione dello spaccio nella zona.

Comparso in videoconferenza, Pace ha ribadito le accuse nei confronti degli ex sodali, iniziando a ricostruire le dinamiche del traffico di droga. Il suo pentimento è maturato nell’ambito di un procedimento legato a un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che lo indica come capo di un gruppo criminale operativo sul territorio. Le indagini hanno rivelato anche l’uso della piattaforma Telegram per organizzare gli ordini di stupefacenti.

Pace era già stato arrestato in una maxi operazione antidroga tra Bari e provincia, che aveva coinvolto complessivamente 38 persone. In precedenza era finito in manette anche per altri reati, tra cui estorsione, minacce a pubblico ufficiale e incendio doloso: nel 2014 aggredì un dipendente comunale e diede alle fiamme l’auto di un gioielliere.

Dopo la scelta di collaborare, è stato trasferito in una struttura carceraria lontana dalla Puglia. Secondo indiscrezioni, anche i suoi familiari sarebbero stati spostati in una località protetta.

Bari, gli Strisciuglio tremano ancora: si è pentito anche Saverio Faccilongo. I familiari smentiscono

Un altro pentito nel clan Strisciuglio dopo Giorgio Fanelli. Si tratta di Saverio Faccilongo, soprannominato “Benzina”, esponente di rilievo del clan coinvolto in varie indagini per mafia, droga, estorsioni e violenza e storico referente del clan nella zona di San Pio.

Faccilongo è stato condannato per l’omicidio di Gianluca Corallo avvenuto a Bari, nel quartiere San Pio, il 7 febbraio 2016, e per l’omicidio del pregiudicato 39enne Michele Ranieri, commesso sempre nel quartiere San Pio l’11 settembre 2019.

A differenza di Fanelli, i suoi racconti potrebbero riguardare recenti episodi di cronaca. Siamo stati contatti dai familiari che hanno smentito la notizia.

Giorgio Fanelli si è pentito, tremano gli Strisciuglio: è stato un pezzo grosso del clan

Secondo alcune notizie non ancora confermate, nei giorni scorsi si sarebbe pentito Giorgio Fanelli, un tempo personaggio di spicco del clan Strisciuglio.

Fanelli si è fatto diversi anni di carcere, ma a differenza di altri esponenti del clan, senza riuscire ad accumulare denaro. Seppure caduto in disgrazia, si tratta di un pentimento che potrebbe causare un terremoto all’interno degli Strisciuglio.

Fanelli, infatti, avrebbe già iniziato a parlare di episodi di cronaca, anche omicidi, non ancora risolti. Fanelli in passato gestiva il traffico di droga e i gruppi operativi nei quartieri Libertà, San Pio e San Paolo. Un pentimento avvenuto secondo alcuni anche a causa dell’abuso di stupefacenti.

Ceglie, 38enne indiano ucciso per testare una pistola. Il pentito Guglielmi inguaia lo zio: “È una persona instabile”

Torniamo ad occuparci dell’omicidio di Singh Nardev, il 38enne rinvenuto senza vita il 31 maggio 2024 all’interno di un casolare abbandonato alla periferia di Ceglie del Campo.

Due giovani, all’epoca dei fatti 17enni, entrarono in azione con il 22enne Paolo Natale Guglielmi. I tre, dopo aver comprato una pistola per 250 euro e averla provata su alcuni oggetti, decisero di testarla su un bersaglio umano.

Per questo si spostarono al casolare abbandonato di Ceglie del Campo e spararono due colpi verso la vittima, di cui uno la raggiunse al petto.  Per i due giovanissimi coinvolti è già arrivata una condanna a 17 anni di reclusione al termine di un processo con rito abbreviato.

Guglielmi è a processo per rito ordinario, mentre restano indagati a piede libero altri tre maggiorenni che avrebbero aiutato i giovani a fuggire. Michele Guglielmi, collaboratore di giustizia, ha rilasciato alcune dichiarazioni sullo zio, accusato di aver sparato il colpo mortale che ha ucciso la vittima. Le sue parole sono state acquisite dagli atti.

“Sì, lui è una persona… non è una persona stabile. Per lui è stata una cosa normale. È proprio una persona insensata, mio zio fa le cose così, durante il giorno”, la risposta alla domanda del pm sulla possibilità che suo zio si possa procurare una pistola e usarla “per gioco”.

Il legale di Guglielmi, l’avvocato Nicola Quaranta, ha annunciato che ripresenterà la richiesta di perizia sulla capacità di intendere e volere al momento del fatto, proprio alla luce delle dichiarazioni del collaboratore, ora formalmente acquisite. Si tornerà in aula il 20 aprile per la conclusione dell’istruttoria.

Grande Fratello 2025, la barese Donatella Mercoledisanto conquista il pubblico: è figlia di un pentito di mafia

Donatella Mercoledisanto, 46enne di Barivecchia, è una delle partecipanti del Grande Fratello 2025 e la sua storia ha già colpito l’opinione pubblica. La donna, che ha già conquistato il pubblico, è la figlia di Gianni Mercoledisanto, ex affiliato al clan Capriati diventato nel tempo collaboratore di giustizia.

“Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli”. Donatella, già al casting del Grande Fratello, aveva messo in chiaro subito le cose, prendendo le distanze dalla malavita nonostante il “cognome pesante”. La donna è casalinga, è sposata e ha due figli.

Le dichiarazioni del suo papà, morto da molti anni, hanno permesso alla Dda di stringere il cerchio proprio sul clan Capriati e di effettuare diversi arresti. 

Con Donatella ci sono anche altri due pugliesi. La brindisina Anita Mazzotta, 28 anni, tatuatrice e piercer, e Francesco Rana, 29 anni, nato a Terlizzi e residente a Giovinazzo, agente della polizia locale.