Omicidio Dino Carta a Foggia, l’autopsia conferma: quattro colpi e nessuna colluttazione tra vittima e killer

Nessun segno di colluttazione e quattro colpi di pistola di piccolo calibro sparati alle spalle a distanza ravvicinata: sono le prime conferme che arrivano dall’autopsia, durata oltre cinque ore e conclusasi attorno alle 16.00, sul corpo di Dino Carta, il 42enne personal trainer vittima di un agguato mortale a Foggia la sera del 13 aprile scorso.

L’uomo, padre di due bambine, era ministrante e volontario nella sua parrocchia. Il movente e il responsabile dell’omicidio sono ancora un mistero. I colpi lo hanno raggiunto dal retro, lateralmente da destra. Ad eseguire l’esame nell’istituto di medicina legale del policlinico di Foggia è stato il professor Luigi Cipolloni ordinario di medicina legale affiancato dalla sua equipe.

All’esame autoptico era presente anche il legale della famiglia Carta, l’avvocato Michele Vaira che sottolinea che “l’autopsia ha essenzialmente confermato quelle che erano le risultanze della ricognizione cadaverica”.

Il legale ha anche annunciato che domani verranno eseguiti esami balistici sul caricatore abbandonato dall’omicida sul luogo dell’agguato e che è stato nominato come consulente il generale Luciano Garofano. Questa sera, intanto, è previsto un corteo, organizzato da amici, colleghi e conoscenti di Dino Carta, che partirà dal luogo dell’agguato per snodarsi lungo alcune vie della città e terminare davanti alla chiesa di San Francesco Saverio, lì dove svolgeva attività di ministrante e volontario.

Bisceglie, ucciso Filippo Scavo in discoteca: usati metal detector manuali. Un buttafuori: “Minacciati dal killer”

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Filippo Scavo, 42enne pregiudicato barese di Carbonara, ucciso all’interno di una discoteca di Bisceglie intorno alle 4 del mattino di domenica 19 aprile.

Determinanti per chiarire la dinamica dell’omicidio potrebbero essere le immagini delle telecamere di sicurezza del locale. Intanto emerge anche il racconto di un addetto alla sicurezza, che avrebbe tentato di intervenire: l’uomo sarebbe stato minacciato da uno dei sospetti mentre usciva da una porta di emergenza, probabilmente per poi rientrare armato. «Fatti gli affari tuoi», gli sarebbe stato intimato.

I metal detector fissi non erano attivi e sono stati utilizzati quelli manuali. Secondo quanto apprende l’ANSA infatti i dispositivi adottati nei locali da ballo in seguito a fatti di sangue e utilizzati per prevenire eventuali azioni criminose non erano in funzione, ma gli addetti alla sicurezza del club hanno usato due metal detector manuali in dotazione all’istituto di vigilanza di cui fanno parte.

Le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno raccogliendo testimonianze e acquisendo i filmati per ricostruire con precisione quanto accaduto e individuare i responsabili.

Omicidio a Torre Canne, ucciso il 41enne Eros Rossi. Arrestato il killer: ha confessato

Un 40enne è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Fasano e del nucleo Investigativo di Brindisi con l’accusa di essere l’autore dell’omicidio avvenuto nella notte a Torre Canne, frazione di Fasano (Brindisi).

È stato lo stesso presunto killer di Eros Rossi, di 41 anni, a contattare le forze dell’ordine confessando l’omicidio avvenuto nell’immobile dove la vittima era agli arresti domiciliari per droga.

Secondo una prima ricostruzione, tra i due uomini sarebbe scoppiata una violenta lite, fino ad una colluttazione nel corso della quale l’aggressore avrebbe colpito ripetutamente la vittima in diverse parti del corpo con un oggetto contundente, tra le l’ipotesi un cacciavite, causandone la morte.

Omicidio a Torre Canne, ucciso 41enne al termine di una lite: arrestato il killer

Un uomo di 41 anni, Eros Rossi, è stato ucciso la notte scorsa a Torre Canne, frazione di Fasano (Brindisi), al culmine di una lite con un altro uomo.

L’omicidio sarebbe stato compiuto in una villetta alla periferia della piccola località costiera. A quanto si apprende, la vittima sarebbe colpita più volte con un cacciavite.

Il presunto killer è stato già individuato e arrestato dai carabinieri che conducono le indagini, coordinate dalla Procura di Brindisi.

Omicidio Magellano a Bari, a processo il killer Maurizio Pastore: chiesto incidente probatorio per due testimoni

La Procura di Bari ha richiesto l’incidente probatorio per ascoltare in anticipo due testimoni dell’omicidio di Amleto Magellano, il 40enne ucciso la sera del 17 gennaio tra via Montegrappa e via Barracca, nel quartiere Carrassi.

Per il delitto è stato arrestato Maurizio Pastore, 42 anni, tuttora detenuto, accusato di aver colpito la vittima con tre coltellate. La richiesta è stata avanzata dalla pm Maria Christina De Tommasi, che ha motivato la necessità di cristallizzare subito le testimonianze per tutelare i testimoni.

Secondo la Procura, infatti, vi è il rischio che i due possano subire pressioni o temere ritorsioni, circostanza che potrebbe aggravarsi con l’avvio del processo davanti alla Corte d’Assise. Inoltre, l’incidente probatorio eviterebbe loro il trauma del dibattimento.

A Pastore sono contestate le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, elementi che, se confermati, potrebbero portare a una condanna all’ergastolo. La richiesta è stata notificata alle parti e si attende ora la decisione del gip.

Femminicidio nel Salento, niente permessi premio al killer: la mamma di Noemi Durini deposita proposta legge

La proposta di legge di iniziativa popolare ‘Noemi Durini’, finalizzata a non concedere permessi premio a chi si macchia di delitti efferati come il femminicidio, sarà depositata questa mattina a Roma presso la Cassazione da parte di dieci promotori, primi firmatari Imma Rizzo e il suo avvocato Valentina Presicce.

Imma Rizzo è la madre di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia (Lecce) uccisa e sepolta quando era ancora viva dal suo fidanzato anche lui minorenne , il 3 settembre 2017. La proposta di legge sarà pubblicata oggi, 23 febbraio, sulla Gazzetta Ufficiale, segnando l’inizio della raccolta delle 50.000 firme necessarie.

“Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo in vita. Non mi basta e non accetto solo restrizioni dei permessi premio. Mia figlia è sottoterra, non tornerà più a casa, aveva tutta la vita davanti e il suo assassino respira già aria di libertà, quella libertà che lei non potrà più avere. A chi si macchia di reati così efferati non devono essere concessi benefici di pena” dichiara Imma Rizzo”.

Lucio Marzo, assassino reo confesso della 16enne “ha beneficiato di più permessi premio, – prosegue la donna – a distanza di soli tre anni dall’omicidio e a un anno dalla sentenza definitiva di condanna a 18 anni e 8 mesi. Durante uno di questi permessi, nel 2023, è stato fermato ubriaco alla guida. Permessi concessi anche dopo il rientro positivo ai cannabinoidi o per motivazioni incomprensibili, come la partecipazione alle partite del Cagliari, la frequentazione di una ragazza o il permesso premio per recarsi alle urne per votare nonostante l’interdizione dai pubblici uffici. Una situazione inaccettabile in un paese civile come l’Italia”.

“Oggi Noemi sarà con noi, – afferma l’avvocato Valentina Presicce – insieme al progetto di legge abbiamo depositato anche una sua immagine. Una promessa che le abbiamo fatto e abbiamo mantenuto. Aiutateci a portare avanti l’urlo di giustizia di Noemi e di tutte le vittime per restituire loro la dignità che meritano”.

Omicidio a Bari, accoltellato il 39enne Amleto Magellano: il killer ha le ore contate. La ricostruzione

L’assassino di Amleto Magellano, il 39enne morto ieri sera al Policlinico di Bari dopo essere stato accoltellato nel tardo pomeriggio in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi, pare abbia le ore contate.

Il killer sarebbe stato identificato. I due litigavano da un bel po’ e secondo quanto siamo riusciti a sapere tre mesi fa ebbero un altro acceso diverbio. Quella passata è stata una nottata di interrogatori e indagini serrate, si sta ancora cercando l’arma del delitto, probabilmente un coltello.

Non ci sono telecamere nella zona dell’aggressione, ma diversi sono gli impianti di di videosorveglianza delle strade vicine. Sono stati ascoltati anche i residenti della zona e le persone più vicine alla vittima. Il pregiudicato Amleto lascia la moglie e due bambini.

Omicidio Dogna a Santo Spirito, rinviato a giudizio il killer di Franco Dogna: contestata l’aggravante della crudeltà

Il 4 novembre prenderà il via il processo a carico di Antonio Rizzi, l’operaio 42enne ritenuto l’assassino del 63enne barese Franco Dogna, trovato senza vita nella sua casa a Santo Spirito il 7 gennaio scorso.

L’uomo è accusato di omicidio volontario aggravato. Secondo le indagini, Dogna fu ferito con 85 colpi sferrati da un coltello o da un forchettone da cucina. Rizzi fu fermato dai Carabinieri pochi giorni dopo, mentre stava pianificando una fuga all’estero, e confessò l’omicidio.

Contestata l’aggravante della crudeltà. Il fratello e la sorella di Dogna si sono costituiti parte civile. Quella sera, a casa della vittima, andò in scena una lite culminata con l’aggressione.

Dogna, secondo quanto emerso dall’autopsia, non aveva assunto droghe, a differenza di quanto sostenuto da Rizzi. La vittima stava cercando di far uscire il suo killer dal tunnel della tossicodipendenza.

Uccide l’ex compagna a coltellate nel centro di Foggia, è caccia al killer. Un testimone: “Sentito urlo disumano”

È ricercato dalla scorsa notte l’ex compagno della donna di 46 anni uccisa attorno all’una a coltellate dinanzi alla sua abitazione nel centro storico di Foggia.

Sembra che l’uomo, anche lui marocchino come la vittima, dopo essere stato denunciato dall’ex compagna fosse sottoposto a misure a tutela della donna, come il divieto di avvicinamento. Non avrebbe una dimora fissa.

Non è ancora chiara la dinamica dell’aggressione, ma sembra che la donna sia stata aggredita per strada dall’uomo che poi è scappato. A quanto si apprende, la vittima, accortasi della presenza del suo ex compagno, sarebbe riuscita a telefonare alle forze di polizia che però sono arrivate quando l’aggressione mortale si era già consumata.

“Ho avvertito un urlo disumano. Poi le grida di un’altra donna accorsa fuori. Qualche minuto dopo sono giunti sul posto la polizia e i sanitari del 118. Ma per la marocchina non c’era nulla da fare”, racconta un residente della zona.