Sparatoria a Carbonara, ucciso il 38enne Alessandro Signorile in piazza: fermato il killer. Si stava per costituire

L’autore dell’omicidio di Alessandro Signorile, il 38enne di Ceglie del Campo ucciso questa mattina in piazza a Carbonara, è stato arrestato pochi minuti dopo aver sparato dai Carabinieri sul lungomare. Dalle prime informazioni l’uomo si stava per costituire.

Si segue la pista dell’omicidio passionale. Le urla dei parenti sul posto erano indirizzate contro una donna che avrebbe avuto un legame con la vittima. Anche perché Signorile viene descritto da conoscenti e amici come una brava persona, fuori dai contesti criminali. La vittima si trovava in sella a una bicicletta quando il killer, a bordo di una moto di grossa cilindrata, ha aperto il fuoco nei suoi confronti.

 

Sparatoria in piazza a Carbonara, uomo ucciso mentre era in bici: il killer fugge in moto. Tre i colpi esplosi

Momenti di paura questa mattina a Carbonara, alla periferia di Bari, dove una sparatoria si è verificata nei pressi della piazza. Secondo le prime informazioni, la vittima si trovava in sella a una bicicletta quando un uomo, a bordo di una moto di grossa cilindrata, ha aperto il fuoco nei suoi confronti.

Almeno tre i colpi esplosi. La vittima dell’agguato è stata colpita ed è caduta sull’asfalto, mentre l’aggressore si è allontanato rapidamente facendo perdere le proprie tracce.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e le forze dell’ordine, che hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e individuare il responsabile della sparatoria.

Omicidio La Forgia a Molfetta, caccia al killer: sospetti su un minorenne vicino a un clan locale. Ci sono indizi

Proseguono senza sosta le indagini sull’omicidio di Antony La Forgia, il 23enne ucciso nella notte tra il 15 e il 16 giugno a Molfetta. Nelle ultime ore è stata intensificata la caccia ai responsabili, con l’ausilio anche di elicotteri che hanno sorvolato la zona occidentale della città, teatro del delitto e del precedente litigio che avrebbe preceduto l’agguato.

Fondamentale, finora, si è rivelata la testimonianza della giovane alla guida dell’auto sulla quale si trovava la vittima, rimasta illesa nonostante i colpi esplosi dal killer. Decisive anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze raccolte nei pressi di un locale di via Madonna dei Martiri.

L’inchiesta, coordinata dal pm Francesco Chiechi della Procura di Trani, sarebbe orientata verso un sospettato ben preciso, probabilmente minorenne e legato a una delle famiglie criminali del territorio. Gli investigatori procedono con prudenza, nella convinzione di poter individuare in tempi brevi sia l’esecutore materiale sia il suo complice.

Slitta intanto l’autopsia sul corpo del giovane, inizialmente prevista ieri e rinviata ai prossimi giorni. A Molfetta cresce inoltre la preoccupazione per la diffusione delle armi tra i più giovani. Sul tema è intervenuto il movimento civico Area Pubblica, che ha espresso allarme per la facilità con cui pistole vere finiscono nelle mani di adolescenti e giovanissimi, richiamando l’attenzione sulla gravità di un omicidio compiuto «in stile mafioso».

Omicidio a Molfetta, caccia al killer del 23enne Antonio La Forgia: aveva lasciato il carcere minorile 6 mesi fa

Era tornato in libertà da appena sei mesi Antony La Forgia, il 23enne ucciso ieri a Molfetta. Il giovane aveva scontato una condanna definitiva per reati legati allo spaccio di droga commessi quando era minorenne e aveva lasciato il carcere minorile Fornelli di Bari il 9 dicembre scorso, dopo la revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali.

Durante la detenzione, tra il 2024 e il 2025, aveva partecipato a un laboratorio di scrittura creativa e freestyle promosso da Antigone Puglia e dall’associazione Epochè, esperienza confluita nel progetto “Lettere d’amore dall’Istituto penale per minorenni di Bari”. Nel videoclip realizzato nell’ambito dell’iniziativa, La Forgia aveva raccontato il proprio passato e il valore della libertà maturato durante la permanenza in carcere.

Dopo il ritorno a Molfetta, sui social erano però ricomparse immagini e messaggi dal tono ostentato e violento, con riferimenti a uno stile di vita improntato ai simboli di status e frasi che richiamavano la logica dello scontro. Gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire il contesto dell’omicidio e il movente che ha portato alla morte del 23enne.

Bari, assolte moglie e cugina del killer di Lello Capriati: “Fu ospitalità non occupazione abusiva”

Si chiude con un’assoluzione il processo a carico di Maria Grazia Volpicelli e Stefania Pomes, entrambe cinquantenni e legate familiarmente a Luca Marinelli (la prima la moglie, la seconda cugina acquisita) ritenuto referente del clan Strisciuglio tra Ceglie e Carbonara. Le due donne erano accusate di occupazione abusiva di un alloggio popolare in via Cascia, a Bari.

Secondo l’accusa, l’appartamento sarebbe stato ceduto irregolarmente alla moglie di Marinelli,di recente raggiunto dall’ordinanza cautelare per l’omicidio di Lello Capriati, il 1 aprile 2024 a Torre a Mare. Marinelli è considerato l’autore del delitto.

La difesa ha invece sostenuto che si trattasse di una semplice ospitalità temporanea durante il periodo della pandemia. Una versione confermata in aula da Stefania Pomes, assegnataria dell’alloggio da 26 anni, che ha spiegato di aver accolto la parente «per un atto di umanità» in un momento di difficoltà.

Il giudice Gaetano Cingari ha assolto entrambe con la formula «perché il fatto non sussiste». Resta invece aperto un altro filone investigativo che riguarda un diverso appartamento popolare di via Cascia, dove Luca Marinelli e la madre risultano indagati per presunta occupazione abusiva.

Omicidio Filippo Scavo, i killer entrati già armati in discoteca: “Falle nei controlli”. Il Divine non riapre

Nuovi particolari emergono sull’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ucciso all’alba del 19 aprile nel Divine Club di Bisceglie, delitto che ha riacceso la faida tra i clan baresi Strisciuglio e Capriati. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due killer sarebbero entrati in discoteca già armati, approfittando delle falle nel sistema di controllo del locale.

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia puntano ora a individuare i complici di Dylan Capriati e Aldo Lagioia, accusati di aver sparato contro Scavo insieme a Michele Morelli, anch’egli in carcere. Gli investigatori cercano almeno altre tre persone coinvolte, tra cui chi avrebbe aperto una porta di sicurezza consentendo ai killer di raggiungere nuovamente la vittima dopo un primo tentativo di fuga. Ancora irreperibili la Lancia Ypsilon usata per la fuga e le due pistole impiegate nell’agguato.

Secondo i carabinieri, il primo tentativo di colpire Scavo sarebbe avvenuto all’esterno del locale poco prima delle 4 del mattino. Il fatto che i tre non abbiano avuto il tempo di recuperare le armi dall’auto rafforza l’ipotesi che le avessero già con sé all’ingresso del Divine Club.

Nell’ordinanza del gip Giuseppe Ronzino viene evidenziata la vulnerabilità dei controlli all’ingresso della discoteca, dove sarebbero state frequenti deroghe e accessi facilitati attraverso il cosiddetto “saltafila”. Una gestione definita dal giudice solo formalmente rigorosa, ma facilmente aggirabile nella pratica.

Nel frattempo il Divine Club, che aveva annunciato la riapertura per la stagione estiva, ha rinviato l’evento: parte del locale resta sotto sequestro mentre le indagini proseguono.

Fidanzati uccisi a Lecce, il killer De Marco si laurea in carcere. La mamma di Eleonora: “Perdono mai deve pagare”

A oltre cinque anni dall’omicidio della figlia Eleonora Manta e del fidanzato Daniele De Santis, Rossana Carpentieri torna a parlare dopo la notizia della laurea conseguita in carcere da Antonio De Marco, l’ex coinquilino condannato per il delitto. La docente racconta di aver provato “rabbia e delusione”, temendo che il percorso universitario possa tradursi in benefici penitenziari o sconti di pena.

“Capisco la rieducazione, ma chi commette delitti del genere deve pagare”, afferma la professoressa, che continua a nutrire fiducia nella magistratura ma teme un clima di “buonismo” che possa portare un giorno alla scarcerazione dell’assassino. “Per noi sarebbe la seconda morte dei nostri figli”, dice.

Carpentieri ricorda inoltre quanto emerso durante il processo, sottolineando l’ossessione e l’odio che, secondo l’accusa, De Marco nutriva nei confronti della coppia. “Non potrà mai esserci perdono”, aggiunge.

Nel frattempo la famiglia ha fondato un’associazione dedicata alla memoria di Eleonora e Daniele, con l’obiettivo di promuovere tra i giovani i valori del rispetto, della non violenza e dell’educazione sentimentale. Un progetto che coinvolge docenti, magistrati, funzionari pubblici e arbitri, nato per trasformare il dolore in impegno civile.

Fidanzati uccisi a Lecce, il killer De Marco si laurea in Filosofia. E la casa dell’orrore diventa un b&b

A quasi sei anni dal duplice omicidio che sconvolse il Salento, Antonio De Marco, condannato all’ergastolo per l’assassinio dell’arbitro Daniele De Santis e della fidanzata Eleonora Manta, si è laureato in Filosofia nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce. Il 25enne di Casarano ha discusso una tesi su Arthur Schopenhauer, completando il percorso universitario grazie alla convenzione tra l’Università del Salento e l’istituto penitenziario.

De Marco sta scontando la pena per il delitto del 21 settembre 2020, quando i due fidanzati vennero uccisi con 79 coltellate nella loro abitazione di via Montello, proprio nel primo giorno di convivenza. Dopo l’arresto, l’ex studente di Scienze infermieristiche ha intrapreso un percorso di studi filosofici, trovando nella lettura una nuova routine durante la detenzione.

Nel frattempo, la casa in cui si consumò la tragedia è stata venduta dalla famiglia De Santis e sarà trasformata in un bed and breakfast dal nuovo proprietario, con l’obiettivo di restituire una nuova identità a un luogo rimasto a lungo simbolo di dolore collettivo.

Omicidio Scavo a Bisceglie, caccia ai complici di Dylan Capriati: sono tre. Ecco cosa hanno fatto

Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Filippo Scavo, ucciso il 19 aprile scorso all’esterno del Divine Club di Bisceglie. La Direzione distrettuale antimafia di Bari è sulle tracce di almeno tre complici dei presunti killer Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Giuseppe Ronzino, un giovane avrebbe aperto la porta di sicurezza del locale ai due uomini armati, consentendo loro di entrare nella discoteca durante l’inseguimento della vittima. Altri due complici avrebbero invece favorito la fuga di Capriati e Lagioia a bordo di una Lancia Ypsilon blu-violacea, utilizzata per raggiungere prima Corato e poi Bari vecchia.

Le telecamere del locale hanno ripreso gran parte della sequenza. Poco prima del delitto, nel privé della discoteca sarebbe scoppiata una lite alla quale avrebbe preso parte lo stesso Scavo. Intorno alle 3.50 il 43enne si sarebbe fatto aprire una porta di sicurezza per uscire all’esterno, ufficialmente per evitare la fila ai bagni. Gli investigatori, però, non escludono che l’uomo fosse andato a recuperare un’arma e che i rivali lo abbiano seguito.

Alle 3.51 le immagini mostrano Capriati e Lagioia mentre puntano la pistola contro Scavo. La vittima riesce inizialmente a rientrare nel locale, ma viene inseguita e raggiunta vicino al privé, dove viene uccisa. Secondo gli inquirenti furono utilizzate due pistole diverse e solo per caso non ci furono altre vittime.

Le indagini proseguono ora per identificare tutti i presenti coinvolti nella fuga e nel supporto logistico ai killer. Gli investigatori ritengono che l’identificazione dei complici sia possibile grazie alle immagini di videosorveglianza che mostrano chiaramente i volti delle persone arrivate in discoteca insieme a Capriati.

Omicidi Ferrelli e Petrella ad Apricena, 8 anni dopo in carcere altri due killer. Un fermo anche per il delitto Bruno

La Dda di Bari ha chiuso il cerchio sul duplice omicidio mafioso di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, assassinati ad Apricena (Foggia) il 20 giugno del 2017. La polizia ha arrestato oggi altri due presunti componenti del commando, il 55enne Matteo Lombardi e il 57enne Luigi Ferro.

A settembre 2025 erano già finiti in carcere Francesco Scirpoli e Pietro La Torre, considerati esecutori materiali dell’agguato. Rispondono tutti di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e detenzione di armi da guerra.

Stando alla ricostruzione del delitto fatta dagli inquirenti antimafia, Ferro avrebbe avuto il ruolo di autista dell’auto con a bordo i tre sicari, tra cui Lombardi, armati di kalashnikov, fucile e pistola. Gli investigatori inquadrano il duplice delitto nella guerra per il controllo criminale dei territori di Apricena e San Marco in Lamis.

All’alba di oggi la polizia ha notificato anche un fermo per l’omicidio di Stefano Antonio Bruno, ucciso a Foggia il 29 aprile scorso, e per il contestuale tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno, fratello e padre della vittima. Il provvedimento cautelare riguarda il 43enne di Manfredonia Giuseppe Robustella, che era già stato arrestato in flagranza subito dopo il delitto per porto illegale di arma clandestina, perché trovato in possesso di una pistola.

L’agguato sarebbe maturato nell’ambito di un contrasto nato durante una compravendita di droga. Fondamentali per le indagini si sono rivelate le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, alcune delle quali dotate anche di audio, che hanno consentito di documentare le diverse fasi dell’azione criminale.