Ex Ilva, processo “Ambiente svenduto”: prescrizione per 15 imputati per disastro ambientale. Tra loro c’è Vendola

L’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, esce dal processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto. Lo ha deciso il collegio della Corte d’Assise del Tribunale di Potenza, presieduto da Marcello Rotondi, nel corso della terza udienza dibattimentale del processo in corso nel capoluogo lucano.

Per Vendola e altri 14 imputati è stato disposto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. All’ex governatore erano contestati, tra gli altri reati, l’associazione per delinquere e l’omissione dolosa di cautele nell’ambito dell’inchiesta legata ai presunti veleni prodotti dall’ex Ilva di Taranto.

Ex Ilva, Decaro: “Il Governo intervenga con una società mista. Non vogliamo più scegliere tra salute e lavoro”

“Credo che il governo debba intervenire con una società mista e risolvere definitivamente questa questione a Taranto che ci attanaglia da sempre”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, intervenendo all’assemblea nazionale Fiom Cgil in corso a Bari a proposito della vertenza ex Ilva.

“Non vogliamo più scegliere tra la salute e il lavoro, – ha aggiunto – è arrivato il momento di pensare a un lavoro, un lavoro di qualità, un lavoro sicuro e pensare anche alla salute dei tarantini”.

“Abbiamo bisogno di investire sulle transizioni, abbiamo bisogno di investire sull’acciaio – ha spiegato il governatore pugliese – che se è un settore strategico per il nostro paese, e lo dice anche la crisi di Electrolux di questi giorni, è un settore nel quale dobbiamo investire. Deve investire il pubblico. Il pubblico investe in tanti settori nel nostro Paese attraverso Fincantieri, attraverso Leonardo, non vedo perché non possa investire in un settore strategico. L’acciaio serve a tutte le filiere, a tutte le aziende che sono a valle della produzione dell’acciaio”.

Taranto, incidente nella notte all’ex Ilva: operaio 46enne ferito. È stato colpito alla gamba da una catena

Un infortunio sul lavoro si è verificato la scorsa notte all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Coinvolto un operaio di 46 anni, dipendente della ditta Semat, in servizio nel reparto manutenzione degli altiforni.

Stando alle prime ricostruzioni, durante le operazioni nell’area del campo di colata dell’Afo2 il lavoratore sarebbe stato colpito con forza alla coscia da una catena.

Soccorso immediatamente, è stato trasportato prima presso l’infermeria interna al sito industriale e successivamente all’ospedale Santissima Annunziata per ulteriori controlli. Le sue condizioni, secondo quanto emerso, non destano preoccupazione. Dell’episodio è stato informato anche lo Spesal, che avvierà le verifiche di competenza.

Taranto, incidente all’ex Ilva: operaio ferito a una gamba. Il sindacato: “Infortunio serio la fabbrica cade a pezzi”

Un dipendente di una ditta dell’appalto ex Ilva di Taranto ha riportato una ferita alla gamba mentre era impegnato, nei pressi dell’altoforno 4, nel taglio di una lamiera che è scivolata.

Lo riferisce l’Usb aggiungendo che l’operaio, trasportato prima in infermeria e poi in ospedale, avrebbe riportato un “infortunio serio” ma non è in pericolo di vita.
 L’organizzazione sindacale segnala anche altri episodi avvenuti all’interno dello stabilimento siderurgico.

“Presso la Cet (Centrale elettrica) si è aperta una voragine su una via – segnala l’Usb – a causa di un guasto alle tubature sotterranee. Analoga situazione si è verificata all’Officina centrale dove si è registrato un cedimento del manto stradale”.

In entrambi i casi, “solo per circostanze favorevoli, non si sono verificati ulteriori incidenti. Quanto riportiamo oggi è simile a quanto accaduto poco tempo fa nel reparto Treno nastri – denuncia il coordinatore provinciale Usb Taranto, Vincenzo Mercurio -. L’avvicendarsi di fatti di questo genere, peraltro tutti nelle primissime ore della giornata, dovrebbe fungere da potente ed efficace sveglia per il Governo”.

Per il sindacalista, “la fabbrica sta cadendo a pezzi ed è ormai un terreno minato. Non si può più attendere per dare risposte ai lavoratori e al territorio, a partire dalla sicurezza di chi continua a operare all’interno del sito”.

Taranto, il sindaco ordina la sospensione della centrale termoelettrica dell’ex Ilva: stop di 30 giorni

Il sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, ha firmato una ordinanza che dispone la sospensione dell’esercizio della centrale termoelettrica dell’ex Ilva, gestita da Adi Energia srl in amministrazione straordinaria.

Il provvedimento impone lo stop entro 30 giorni “fino alla presentazione del piano di riduzione” delle emissioni, e alla successiva valutazione e approvazione da parte degli enti competenti. Alla base della decisione, la mancata trasmissione del piano richiesto dopo la pubblicazione del rapporto di Valutazione del danno sanitario (Vds) 2024 per l’area di Taranto, redatto da Arpa Puglia, Aress e Asl.

In particolare, viene contestata l’inadempienza rispetto agli interventi necessari per ridurre il rischio non cancerogeno per via inalatoria legato a sostanze come arsenico, nichel e cobalto. La Regione Puglia aveva già diffidato la società a presentare entro termini precisi le misure per il contenimento delle emissioni. “In caso di inottemperanza, l’Autorità sanitaria dispone la sospensione dell’esercizio dello stabilimento”, si richiama nell’atto.

Il Comune ha quindi deciso di intervenire applicando il principio di precauzione per la tutela della salute pubblica. La centrale è attualmente in esercizio in virtù dell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal Ministero dell’Ambiente nel 2020. Il provvedimento è stato trasmesso, tra gli altri, al ministero, alla Prefettura, ad Arpa, Asl e alla Procura di Taranto.

Ex Ilva, ricorso contro la sentenza del Tribunale di Milano. I cittadini: “Vogliamo lo stop immediato non ad agosto”

“Il Tribunale ha demolito la nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) propagandata dal governo Meloni come la panacea di tutti i mali. Ma ha reso una motivazione contraddittoria sulla sospensione dell’attività produttiva. Anzichè ordinare l’immediata sospensione di essa ha concesso un ‘termine di grazia’ che viola quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea e cioè che le proroghe sono illecite. Abbiamo quindi impugnato la decisione con riguardo a questo termine concesso che è di 3 anni decorrenti dalla scadenza dell’ultima Aia (24 agosto 2023)”. Lo annunciano i promotori dell’azione inibitoria contro l’ex Ilva che chiedono lo stop dell’area a caldo.

Il Tribunale di Milano ha ordinato all’azienda la sospensione dal 24 agosto in caso di mancata ottemperanza in tempi certi alle prescrizioni. Contro questo provvedimento è stato ora proposto ricorso alla Corte d’appello dall’avv. Maurizio Striano, che assiste – con il collega Ascanio Amenduni – gli 11 cittadini aderenti all’associazione ‘Genitori Tarantini’ promotori dell’azione inibitoria.

Con l’impugnativa ora i ricorrenti chiedono la sospensione immediata degli impianti perchè ritengono illegittima la concessione di qualsiasi termine. “Un altro motivo di impugnazione – spiega Striano – riguarda la ‘giustizia climatica’. Infatti il Tribunale ha respinto la nostra domanda di ordinare ai gestori l’abbattimento delle emissioni di CO2 che non sono tossiche, ma sono sicuramente nocive per gli effetti che hanno sul clima e, di conseguenza, sulla vita delle persone. Le motivazioni del Tribunale non tengono in alcun conto le argomentazioni svolte in un parere pro veritate dal professor Carducci, massimo esperto in materia in Italia e non solo. Ora dovrà pronunziarsi la Corte di Appello di Milano. Speriamo che lo faccia in tempi brevi. La Corte sarà chiamata a decidere anche sulla impugnazione che hanno proposto i gestori. Il primo tempo lo abbiamo vinto noi, speriamo che nel secondo l’arbitro non si inventi qualche rigore inesistente”.

Operaio dell’ex Ilva morto, l’autopsia: “Politrauma e gravi lesioni al torace”. Dieci indagati per il decesso di Loris

Politrauma da precipitazione con grave interessamento toraco-addominale. Questo è quanto emergerebbe – a quanto si apprende – dall’autopsia eseguita oggi dal medico legale Davide Ferorelli sul corpo di Loris Costantino, il 36enne operaio della ditta d’appalto Gea Power, precipitato lunedì scorso da oltre dieci metri mentre puliva un nastro trasportatore nella linea E dello stabilimento siderurgico ex Ilva.

L’esame si è svolto nell’obitorio dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto. Il pm Marco Colascilla Narducci, che coordina le indagini dello Spesal e dei carabinieri del Nil, ha iscritto nel registro degli indagati dieci persone con l’ipotesi di cooperazione in omicidio colposo: sei dirigenti e responsabili di Acciaierie d’Italia (tra cui il direttore generale Maurizio Saitta e il direttore dello stabilimento Benedetto Valli) e quattro della Gea Power.

L’esame autoptico è stato eseguito alla presenza di consulenti degli indagati. L’attività investigativa mira a ricostruire con precisione le responsabilità, verificando eventuali violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro e della vigilanza sugli impianti.

Operaio 36enne morto all’ex Ilva, confermato il sequestro della torre. Oggi l’autopsia sul corpo di Loris

La Procura di Taranto ha confermato il sequestro della torre della linea 10 dell’agglomerato 2 dell’ex Ilva, teatro dell’incidente sul lavoro avvenuto lunedì scorso e costato la vita a Loris Costantino, 36 anni, operaio tarantino impiegato nella ditta di pulizie industriali Gea Power.

Il provvedimento è stato convalidato dal pm Marco Colascilla Narducci. L’area interessata è quella in cui viene preparata la miscela destinata agli altiforni per la produzione della ghisa, poi lavorata per ottenere acciaio.

Secondo le prime ricostruzioni, Costantino stava per effettuare un intervento sull’impianto insieme a un collega quando il piano su cui si trovava ha ceduto improvvisamente. L’uomo è caduto da un’altezza di oltre dieci metri, mentre il compagno di lavoro non è rimasto coinvolto.

Soccorso e portato all’infermeria interna dello stabilimento, l’operaio era cosciente ma il quadro clinico è peggiorato poco dopo. Trasferito in ospedale, è morto poco più tardi.

Dopo l’incidente è stato eseguito il sequestro probatorio dell’area da parte della polizia giudiziaria, ora confermato dal pm, che ha iscritto nel registro degli indagati dieci persone con l’accusa di omicidio colposo: sei appartenenti a Acciaierie d’Italia, compresi il direttore generale e quello dello stabilimento, e quattro della Gea Power. Per oggi è prevista l’autopsia, affidata al medico legale Davide Ferorelli del Policlinico di Bari.

Ex Ilva, Michael Flacks assicura: “La sentenza di Milano non è un ostacolo da noi impegno a proseguire trattative”

“Nonostante la recente sentenza del Tribunale di Milano, il Gruppo Flacks conferma il proprio impegno a proseguire le trattative per l’acquisizione dell’ex Ilva. Pur rappresentando un’evoluzione imprevista, la decisione non è considerata dal Gruppo un ostacolo al processo in corso, che viene attentamente valutato per adeguare il piano industriale di conseguenza.

Lo ha detto all’ANSA il presidente e ceo del gruppo Flacks, Michael Flacks. Alla domanda se sia ancora interessato all’acquisizione la risposta è affermativa: “Sì. Il Gruppo Flacks resta pienamente impegnato. Tale posizione è stata comunicata con piena convinzione al Governo”

Tragedia all’ex Ilva, l’operaio Loris Costantino precipita e muore: 10 indagati per omicidio colposo

La Procura di Taranto ha notificato dieci avvisi di garanzia per la morte dell’operaio Loris Costantino, avvenuta all’ex Ilva. Sono indagati per omicidio colposo quattro rappresentanti della ditta appaltatrice Gea Power e sei di Acciaierie d’Italia, tra cui il dg Maurizio Saitta e il direttore dello stabilimento Benedetto Valli.

L’operaio è morto dopo una caduta di circa 10 metri causata dal cedimento del piano di calpestio. L’autopsia sarà eseguita nei prossimi giorni su incarico della Procura. Saitta e Valli risultano indagati anche per un precedente incidente mortale avvenuto il 12 gennaio.