Parco della Giustizia di Bari, il Consiglio di Stato boccia i punteggi e respinge il ricorso: la gara è da rifare

Il punteggio massimo assegnato per la sostenibilità ambientale al progetto vincitore del Parco della Giustizia di Bari è stato giudicato errato. A stabilirlo è stato il Consiglio di Stato, che ha respinto gli appelli presentati dal raggruppamento guidato da Cobar, primo classificato, e dall’Agenzia del Demanio.

La decisione impone ora la revisione della graduatoria dell’appalto da 367 milioni di euro. Il nodo riguarda in particolare i cinque punti attribuiti alla certificazione Leed, legata ai criteri di sostenibilità ambientale, già contestati dal Tar di Bari. Senza quel punteggio, il raggruppamento Cobar-Sac scenderebbe al secondo posto.

A beneficiarne sarebbe il consorzio guidato da Manelli, impresa di Monopoli, attualmente secondo classificato con 86,58 punti. Tuttavia, anche su questo fronte il Tar ha chiesto ulteriori chiarimenti, imponendo alla commissione di gara di dettagliare meglio l’assegnazione di 3,68 punti.

Nel frattempo, Manelli ha avviato una procedura di composizione della crisi e ha ceduto il ramo d’azienda alla Cmc di Ravenna, mantenendo comunque la partecipazione in raggruppamento con diverse imprese.

La parola torna ora alla stazione appaltante, che dovrà riconvocare la commissione e dare attuazione alle sentenze amministrative. Inevitabile lo slittamento dei tempi: l’obiettivo iniziale dell’Agenzia del Demanio prevedeva la consegna del primo lotto entro il 2026, ma il cronoprogramma appare ormai destinato a ritardi significativi, stimati in almeno tre anni.

Bari, video hard e sesso con minori. Zia Martina assolta in Appello: la Procura presenta ricorso

La Procura generale di Bari ha fatto ricorso in Cassazione contro l’assoluzione di Daniela Casulli, insegnante di Brindisi nota come “zia Martina”.

In primo grado era stata condannata a 7 anni e 3 mesi per pornografia minorile e corruzione di minorenni. Tuttavia la Corte d’appello l’ha poi assolta, ritenendo che non fosse consapevole né responsabile della diffusione online dei video sessualmente espliciti girati con un ragazzo di 15 anni, realizzati – secondo i giudici – in un contesto privato.

Casulli ha sempre sostenuto che i rapporti fossero consenzienti (e quindi non reato) e di non sapere che i video fossero diventati virali, dichiarandosi una vittima. Ora la Cassazione dovrà decidere sul ricorso della Procura.

Il Consiglio di Stato dà il via libera al Parco della Giustizia di Bari, respinto il ricorso: “Progetto legittimo”

Il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità del progetto del Parco della Giustizia di Bari, previsto nelle ex caserme Milano e Capozzi nel quartiere Carrassi e finanziato con circa 400 milioni di euro dal Ministero della Giustizia.

I giudici hanno respinto il ricorso presentato da un comitato di residenti e dall’associazione ambientalista Fare Verde, che contestavano la destinazione dell’area a “verde di quartiere” e il possibile impatto ambientale e urbanistico.

Secondo la sentenza, il progetto rispetta gli standard urbanistici perché l’area verde prevista sarà un parco pubblico urbano aperto alla collettività. I giudici hanno inoltre ritenuto adeguate le misure per gestire traffico e sostenibilità ambientale, tra cui un nuovo svincolo sulla tangenziale, il collegamento con i mezzi pubblici e l’uso di tecniche progettuali orientate alla rigenerazione urbana e alla riduzione dell’inquinamento

Ex Ilva, ricorso contro la sentenza del Tribunale di Milano. I cittadini: “Vogliamo lo stop immediato non ad agosto”

“Il Tribunale ha demolito la nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) propagandata dal governo Meloni come la panacea di tutti i mali. Ma ha reso una motivazione contraddittoria sulla sospensione dell’attività produttiva. Anzichè ordinare l’immediata sospensione di essa ha concesso un ‘termine di grazia’ che viola quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea e cioè che le proroghe sono illecite. Abbiamo quindi impugnato la decisione con riguardo a questo termine concesso che è di 3 anni decorrenti dalla scadenza dell’ultima Aia (24 agosto 2023)”. Lo annunciano i promotori dell’azione inibitoria contro l’ex Ilva che chiedono lo stop dell’area a caldo.

Il Tribunale di Milano ha ordinato all’azienda la sospensione dal 24 agosto in caso di mancata ottemperanza in tempi certi alle prescrizioni. Contro questo provvedimento è stato ora proposto ricorso alla Corte d’appello dall’avv. Maurizio Striano, che assiste – con il collega Ascanio Amenduni – gli 11 cittadini aderenti all’associazione ‘Genitori Tarantini’ promotori dell’azione inibitoria.

Con l’impugnativa ora i ricorrenti chiedono la sospensione immediata degli impianti perchè ritengono illegittima la concessione di qualsiasi termine. “Un altro motivo di impugnazione – spiega Striano – riguarda la ‘giustizia climatica’. Infatti il Tribunale ha respinto la nostra domanda di ordinare ai gestori l’abbattimento delle emissioni di CO2 che non sono tossiche, ma sono sicuramente nocive per gli effetti che hanno sul clima e, di conseguenza, sulla vita delle persone. Le motivazioni del Tribunale non tengono in alcun conto le argomentazioni svolte in un parere pro veritate dal professor Carducci, massimo esperto in materia in Italia e non solo. Ora dovrà pronunziarsi la Corte di Appello di Milano. Speriamo che lo faccia in tempi brevi. La Corte sarà chiamata a decidere anche sulla impugnazione che hanno proposto i gestori. Il primo tempo lo abbiamo vinto noi, speriamo che nel secondo l’arbitro non si inventi qualche rigore inesistente”.

Semestre filtro Medicina, la prima graduatoria: 350 ammessi a Bari. Le polemiche non si placano: pronti i ricorsi

Nella giornata di ieri, 8 gennaio, è stata pubblicata la graduatoria provvisoria nazionale per l’accesso al secondo semestre dell’Università di Medicina e Chirurgia. A Bari sono stati ammessi in 350 su 2500 candidati e le polemiche, dopo il semestre filtro, non si placano.

La graduatoria definitiva verrà pubblicata il 28 gennaio, chi è entrato lo ha fatto con sufficienze dirette, reintegrate o con crediti da recuperare. Si potrà immatricolare (entro il 14 gennaio) chi ha superato i tre esami previsti di Chimica, Biologia e Fisica (bestia nera come materia, superata da neppure il 15% dei candidati). Si potrà iscrivere chi è risultato idoneo, ovvero chi ha superato una prova su tre. Dovrà poi recuperare i crediti mancanti entro il 28 febbraio, con nuovi esami di fisica da affrontare. Ai non idonei non resta che ripiegare sui corsi affini.

“Ci avevano promesso ampliamento, ma la realtà è ben diversa: per qualcuno è stata una conferma, per la maggior parte degli studenti si tratta di un’esclusione che arriva dopo mesi di frequenze obbligatorie, spese, spostamenti e con delle regole ben poco chiare – le parole di Sahar Locaputo, Coordinatrice di UDU Bari -. Gli studenti hanno pagato mesi di studio, solo per essere poi esclusi da un sistema che non garantisce pari opportunità e le cui regole non sono state rese chiare dall’inizio. Come avevamo già denunciato, anche lo svolgimento degli esami ha presentato le sue criticità: mancanza di uniformità, difformità negli obblighi di frequenza, la tutela dell’anonimato non sempre è stata garantita. Insomma, un sistema sbagliato dall’inizio alla fine”.

“Un’altra grande criticità è rappresentata dalla situazione in cui si trovano tutti quegli studenti ammessi in graduatoria, ma in una città o regione diversa da quella in cui hanno frequentato fino ad oggi. Con le graduatorie definitive, previste per il 28 gennaio, sarà impossibile per questi studenti trovare una sistemazione, sia pubblica che privata, in tempo per l’inizio delle lezioni a febbraio, anche a causa dei diversi criteri adottati dalle agenzie per il diritto allo studio universitario. È responsabilità del Ministero dare disposizioni chiare per tutelare il diritto allo studio, ponendo al centro il benessere mentale e le opportunità degli studenti, e non la strenua difesa delle proprie mancanze”, conclude Sahar Locaputo.

“Come Unione degli Universitari, abbiamo lanciato un’iniziativa legale, un ricorso collettivo contro il semestre filtro – spiega Adriano Porfido, Esecutivo di UDU Bari -. È assolutamente illegittimo il modo in cui la Ministra Bernini e il Ministero hanno stravolto in itinere le modalità di composizione delle graduatorie. Invitiamo tutti gli studenti non soddisfatti dalle graduatorie a unirsi a noi e a contattarci, non siete soli”.

 

Morte Fabiana Chiarappa, ricorso in Cassazione: la difesa di don Nicola punta alla revoca dell’obbligo di dimora

Attesa nelle prossime ore la decisione della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla difesa di don Nicola d’Onghia, il parroco di Turi sottoposto all’obbligo di dimora e coinvolto nell’inchiesta sulla morte di Fabiana Chiarappa, la 32enne soccorritrice 118 deceduta dopo essere caduta dalla moto lo scorso 2 aprile sulla provinciale 172 che collega Turi e Putignano.

Il sacerdote è accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso. Secondo la tesi dell’accusa, il parroco avrebbe travolto Fabiana con la sua Fiat Bravo dopo che la ragazza era caduta dalla motocicletta, senza prestare soccorso alla vittima. Don Nicola D’Onghia ha sempre negato.Don Nicola si è sempre difeso dicendo di non essersi fermato perché convito di aver urtato una pietra.

Parco della giustizia a Bari, colpo di scena. Accolto il ricorso contro Cobar-Sac: conteggio da rifare

Il Tar di Bari ha accolto parzialmente il ricorso presentato dal raggruppamento di imprese che si è classificato secondo nella gara per la realizzazione del Parco della Giustizia di Bari, aggiudicato a giugno scorso per 367 milioni da Cobar di Altamura e Sac di Roma.

Tutto ora viene rimesso in discussione. Tutto ruota attorno all’attribuzione di cinque punti a Cobar-Sac in relazione al sub criterio D2 – ottimizzazione del livello di certificazione Leed”.

Tolti quei cinque punti, le due società slitterebbero in seconda posizione nella graduatoria finale, con conseguente attribuzione dell’appalto alle seconde classificate. Ma secondo i giudci andranno comunque rivalutati anche 3,68 punti attribuito al gruppo che si è classificato secondo.

Bari, chiesero aiuto ad un fedelissimo del clan Parisi. Reintegrate le due vigilesse sospese: tornano al lavoro

Il tribunale del lavoro di Bari ha annullato il licenziamento e ordinato il reintegro delle due vigilesse della polizia locale licenziate dal Comune di Bari a marzo del 2024 perché coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 130 misure cautelari per presunti episodi di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019.

Secondo le indagini, le vigilesse avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, le avrebbe insultate.

Per i giudici del tribunale del Lavoro, il loro licenziamento non è stato però proporzionato rispetto ai fatti contestati dalle vigilesse che hanno presentato ricorso.

I giudici infatti non hanno rilevato un rapporto “illecito con soggetti esterni all’amministrazione e i saltuari contatti telefonici avuti con un soggetto ritenuto di spessore criminale non possono costituire di per sé motivo di licenziamento”.

Inoltre, “la condotta della ricorrente, oggetto di addebito, non ha mai comportato l’omissione dell’attività sanzionatoria nei confronti dei soggetti responsabili delle violazioni”.

Pertanto i giudici ribadiscono che, “in relazione agli episodi oggetto di procedimento disciplinare, la ricorrente ha adempiuto ai propri doveri d’ufficio, procedendo all’elevazione delle sanzioni amministrative nei confronti dei trasgressori”. Il Comune presenterà ricorso.

Morte Fabiana Chiarappa, ricorso in Cassazione: la difesa di don Nicola punta alla revoca dell’obbligo di dimora

La difesa di don Nicola D’Onghia, il parroco di Turi indagato nell’inchiesta sulla morte della 32enne Fabiana Chiarappa, deceduta il 2 aprile scorso lungo la statale 172 dei Trulli, ha depositato un ricorso in Cassazione per la revoca dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Una misura arrivata dopo che i giudici del Riesame hanno revocato gli arresti domiciliari. Le accuse nei confronti di don Nicola D’Onghia sono di omicidio colposo ed omissione di soccorso.

Secondo la tesi dell’accusa, il parroco avrebbe travolto Fabiana con la sua Fiat Bravo dopo che la ragazza era caduta dalla motocicletta, senza prestare soccorso alla vittima. Don Nicola D’Onghia ha sempre negato.

Ritardo del volo Roma-Bari, accolto il ricorso di una passeggera: Ryanair condannata al pagamento di 250 euro

Con sentenza depositata in data odierna, il Giudice di Pace di Bari ha accolto integralmente il ricorso promosso da Italia Rimborso contro Ryanair, per conto di una passeggera barese.

Il caso riguarda il volo Ryanair FR5816, operato in data 17 aprile 2023 sulla tratta Roma Fiumicino – Bari, con partenza schedulata alle ore 07:05. Nonostante la partenza sia avvenuta puntualmente, il volo ha subito un ritardo all’arrivo superiore alle tre ore, atterrando alle 11:13 anziché alle ore 08:10, come previsto.

Il tribunale ha riconosciuto che, secondo il Regolamento (CE) n. 261/2004, i passeggeri hanno diritto a una compensazione pecuniaria forfettaria di 250 euro per ritardi superiori alle tre ore su tratte inferiori ai 1500 km. Nella motivazione, il giudice ha ribadito che il diritto al risarcimento sorge ipso facto con il superamento della soglia delle tre ore, senza che il passeggero debba dimostrare ulteriori danni.

Il vettore aereo, pur costituitosi in giudizio, non ha fornito alcuna prova di circostanze eccezionali che potessero esonerarlo dalla responsabilità. Inoltre, non ha offerto soluzioni alternative né dimostrato di aver adottato tutte le misure necessarie per ridurre il disagio arrecato ai passeggeri.

Confermata anche la piena legittimazione attiva di Italia Rimborso, che ha agito in giudizio per conto della passeggera sulla base di un valido mandato con rappresentanza. Il giudice ha inoltre disatteso l’eccezione preliminare di improcedibilità sollevata da Ryanair, in quanto la procedura di conciliazione è stata regolarmente esperita da Italia Rimborso presso un organismo ADR accreditato, senza esito positivo.

La sentenza ha anche fatto riferimento a recenti orientamenti giurisprudenziali, inclusa la pronuncia del TAR Piemonte del 28 ottobre 2024, che sottolineano come l’accesso alla tutela giurisdizionale debba essere effettivo e non ostacolato da formalismi procedurali.

“Questa sentenza rappresenta un ulteriore passo avanti nella tutela dei diritti dei passeggeri – hanno dichiarato da Italia Rimborso –. Non solo viene riconosciuta la compensazione pecuniaria prevista dalla normativa europea, ma si riafferma anche il nostro ruolo di rappresentanza pienamente legittimo e utile per garantire un accesso semplificato alla giustizia per i viaggiatori danneggiati. Continueremo a impegnarci per assicurare giustizia e rimborsi ai nostri clienti”.