La Corte d’Appello di Bari ha dichiarato prescritte le accuse nei confronti di Fabrizio Volpe, professore associato di Diritto civile dell’Università di Bari, condannato in primo grado a cinque anni per induzione indebita ai danni di una studentessa. Secondo l’accusa, il docente avrebbe chiesto sesso e denaro in cambio del superamento di esami universitari.
La decisione arriva dopo la riqualificazione del reato, dall’originaria ipotesi di concussione all’induzione indebita. In primo grado erano state inoltre dichiarate prescritte due contestazioni di tentata violenza sessuale. Il Tribunale aveva disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni all’Università, con una provvisionale di 30mila euro.
Dopo la sentenza di primo grado, l’Università di Bari aveva avviato un procedimento disciplinare e disposto la sospensione cautelare del docente per 12 mesi. Ora l’Ateneo dovrà assumere le proprie determinazioni.
La difesa di Volpe parla della conclusione di un «calvario giudiziario» durato dodici anni e sottolinea come la Corte d’Appello abbia ulteriormente ridimensionato l’impianto accusatorio, sostenendo che il docente non avrebbe abusato del proprio ruolo né costretto o indotto la studentessa a concedergli utilità.










