Aggressione nel Salento, 16enne pestato grave in ospedale. Un 19enne si costituisce: “Mi sono solo difeso”

Il 19enne di Monteroni accusato del violento pestaggio di un ragazzo di 16 anni, avvenuto nella notte tra domenica e lunedì a Magliano, nel Leccese, si è presentato spontaneamente in caserma sostenendo di aver agito per legittima difesa. Assistito dal suo avvocato, ha raccontato di essere stato accerchiato mentre era in monopattino da tre giovani, che lo avrebbero insultato, chiesto del denaro e aggredito con una sbarra e una cinghia.

Il giovane ha negato di aver utilizzato un tirapugni, come ipotizzato nelle prime indagini, affermando di essersi limitato a difendersi e sostenendo che una ventina di persone avrebbero assistito alla scena e potrebbero confermare la sua versione. Dopo aver reso dichiarazioni ai carabinieri, si è recato in ospedale per farsi medicare alcuni ematomi riportati durante la lite.

La sua ricostruzione è ora al vaglio degli investigatori. Il 16enne, che ha riportato un trauma cranico e lesioni a un occhio, è stato ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Copertino. Le sue condizioni sono stabili e non sarebbe in pericolo di vita, ma non è ancora stato ascoltato dagli inquirenti.

Secondo le prime indagini, il minorenne si trovava nel parco per incontrare un amico quando sarebbe scoppiata la violenta aggressione, inizialmente ricondotta a vecchi contrasti tra gruppi di giovani. Le indagini proseguono per chiarire l’esatta dinamica dei fatti e accertare le responsabilità.

San Nicandro, difende una ragazza e viene accoltellato: Michelangelo è salvo. Riceverà una medaglia al valore

Dopo giorni di paura e apprensione, arrivano buone notizie per la comunità di San Nicandro Garganico. Michelangelo Coco, il giovane accoltellato nella notte tra il 21 e il 22 giugno mentre cercava di difendere una ragazza durante una lite, è fuori pericolo: ricoverato all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, si è stabilizzato ed è tornato vigile, iniziando il percorso di guarigione.

La vicenda aveva profondamente scosso il paese, già segnato in pochi giorni da due incidenti stradali mortali costati la vita ad altrettanti giovani. A dare l’annuncio del miglioramento è stato il sindaco Matteo Vocale, che ha espresso sollievo per una notizia attesa da tutta la cittadinanza e ha ringraziato i carabinieri per il lavoro svolto nelle indagini.

Il gesto di coraggio di Michelangelo ha intanto ricevuto un importante riconoscimento istituzionale. La senatrice Annamaria Fallucchi, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere, ha annunciato che il giovane sarà insignito di una medaglia al valore per “il coraggio, l’altruismo e l’alto senso civico dimostrati”.

Dopo averlo incontrato in ospedale, la senatrice ha raccontato di aver trovato un ragazzo ancora provato, ma determinato e pieno di forza d’animo, definendolo un esempio positivo per le giovani generazioni.

Omicidio Scavo, la difesa del 22enne Di Vittorio ricorre al Riesame: “Sono innocente coinvolto senza sapere nulla”

Si dichiara estraneo all’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne barese ucciso il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie, Francesco Di Vittorio, 22 anni, residente a Modugno e indagato per concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e per detenzione di armi.

Nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo, il giovane ha reso dichiarazioni spontanee sostenendo di essersi trovato nel locale senza conoscere i piani degli altri indagati. “Senza volerlo eravamo coinvolti in un omicidio perché ci trovavamo nello stesso posto dove è stato commesso senza sapere nulla. Sono innocente”, avrebbe dichiarato al gip di Bari Giuseppe Ronzino, che ha convalidato il fermo disponendone la custodia in carcere.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bari, Di Vittorio avrebbe aperto una porta di sicurezza del locale consentendo l’accesso ai presunti autori materiali del delitto, Dylan Capriati e Aldo Lagioia. Il 22enne, però, respinge questa ricostruzione: avrebbe raccontato di essere arrivato al Divine Club con un gruppo di amici, tra cui Capriati, senza sapere che fosse armato né che avrebbero incontrato la vittima.

Sempre secondo la sua versione, durante una lite scoppiata nel privé si sarebbe allontanato e avrebbe aperto il varco dopo aver sentito bussare, senza rendersi conto che i suoi amici fossero armati. Dopo aver udito gli spari, sarebbe fuggito insieme a Capriati e Lagioia. Di Vittorio ha inoltre negato di aver progettato una fuga all’estero, spiegando che da tempo stava valutando un’esperienza lavorativa fuori dall’Italia.

Il suo legale, Nicola Quaranta, ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame contestando l’impianto accusatorio e basandosi sulle dichiarazioni rese dal giovane davanti al giudice.

Corruzione e appalti pilotati, a processo i fratelli Pisicchio. La difesa: “Regione Puglia non sia parte civile”

È iniziato ieri, in Tribunale a Bari, il processo nei confronti dell’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, del fratello Enzo e di altre otto persone imputate, a vario titolo, per corruzione, turbata libertà degli incanti, falso, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione di fatture false.

Nel corso dell’udienza il difensore di Alfonsino Pisicchio, Salvatore D’Aluiso, ha chiesto l’esclusione della Regione Puglia dalle parti civili (come già fatto in udienza preliminare, ma l’eccezione era stata respinta) in quanto, in seguito alla modifica del capo di imputazione, le condotte non sono più state contestate a Pisicchio per aver «abusato della sua qualità di assessore regionale».

Lo stesso legale ha anche sollevato delle eccezioni relative alla genericità dei capi di imputazione per corruzione e turbativa d’asta, mentre l’avvocato di un altro imputato ha chiesto l’esclusione dalle parti civili del Comune di Bari. Il Tribunale, sui punti sollevati, si è riservato e deciderà nella prossima udienza del 27 maggio.

Tra le vicende contestate dalla Procura ai fratelli Pisicchio, a funzionari pubblici e imprenditori, c’è l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per il servizio di riscossione di imposte e tributi comunali.

Stando all’ipotesi accusatoria, i fratelli Pisicchio avrebbero fatto da intermediari tra un imprenditore e i pubblici ufficiali per agevolare l’aggiudicazione della gara, ottenendo in cambio regali, come mobili, tablet, un’auto, il pagamento di feste private, denaro e anche assunzioni o promesse di assunzioni per garantirsi – nel caso di Alfonsino Pisicchio – successivo consenso elettorale.

Nel procedimento sono contestate anche truffe alla Regione sulla erogazione di contributi per l’imprenditoria per diversi milioni di euro, messe in atto – secondo l’accusa – attraverso la predisposizione di polizze fideiussorie false.

Bari, condannati 12 militanti di CasaPound. La difesa: “Mai contestata la ricostituzione del partito fascista”

Il collegio di difesa degli imputati nel processo CasaPound, conclusosi oggi a Bari con 12 condanne, segnala “con forza” che “nessuno degli odierni imputati è mai stato processato e di conseguenza condannato per il delitto di ricostituzione del partito fascista, previsto e disciplinato dall’art.2 della legge Scelba”.

Al contrario gli stessi erano stati chiamati a rispondere della violazione dell’art. 5 della stessa legge che prevede altro, ovvero che punisce con la reclusione (fino a 3 anni) e la multa chiunque, in pubbliche riunioni, compia ‘manifestazioni usuali del disciolto partito fascista’. La norma vieta gesti, saluti (come quello romano) o simboli riconducibili al fascismo o al nazismo”.

Nella dichiarazione il difensore Saverio Ingraffia, che ha difeso gli imputati assieme ai colleghi Antonio Mitolo e Giampiero Milone -spiega che la menzione nel capo d’imputazione anche dell’articolo 1 (oltre all’articolo 5, ndr) della legge Scelba “è di tipo generale e meramente descrittiva degli articoli successivi della stessa disposizione normativa, come appunto il contestato articolo 5 che punisce chi, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista”. La difesa ha annunciato appello contro la sentenza.

IL LEGALE – Max e Carolina, Genchi spiega lo scenario e rilancia: “Carolina la difendo io”

Seconda puntata della nuova rubrica di Quinto Potere intitolata “IL LEGALE” dove ci occuperemo di diritto, prendendo spunto anche dalle nostre storie e inchieste. Al nostro fianco l’avvocato Alessandro Genchi. Dopo averla presentata, parliamo del primo caso. Abbiamo deciso di partire dalla storia di Carolina e Max dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Genchi ha spiegato lo scenario giudiziario, ma a sorpresa ha annunciato di voler difendere Carolina.

Processo ai membri di CasaPound a Bari, la difesa: “Provocati dai manifestanti”

Negli scontri avvenuti il 21settembre del 2018 a Bari, in occasione della visita in città dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, avrebbe avuto un ruolo “l’inefficienza delle forze dell’ordine”. Gli scontri stessi, poi, sarebbero stati provocati dagli stessi partecipanti alla manifestazione “Bari non si lega”, passati davanti alla sede di Casapound di viale Eritrea (nel quartiere Libertà) nonostante il percorso stabilito per il loro corteo fosse diverso.

È quanto sostenuto ieri, in Tribunale a Bari, dall’avvocato Antonio Mitolo, difensore di sei dei 17 imputati finiti a processo per riorganizzazione del partito fascista e lesioni personali. Gli imputati facevano tutti parte della sede (ora chiusa) di Casapound di Bari, il circolo Kraken, e a loro è contestata l’aggressione (definita dall’accusa “squadrista”) ai danni di alcuni manifestanti.

Tra le vittime dell’aggressione ci sono l’ex europarlamentare Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, costituiti parti civili con Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia.

Per il difensore dei sei imputati, le forze dell’ordine non avrebbero garantito l’ordine pubblico perché, a pochi minuti dalla fine della manifestazione, avrebbero abbandonato i presìdi disposti lungo il tragitto del corteo. Inoltre, ha sostenuto sempre l’avvocato, i manifestanti avrebbero creato “allarme” nei frequentatori del circolo Kraken passando nelle vicinanze di viale Eritrea.

Per l’accusa, che ha chiesto 17 condanne da un anno e otto mesi a due anni di reclusione, gli imputati avrebbero aggredito i manifestanti colpendoli con calci, pugni e altre armi, tra cui cinture e sfollagente. Le discussioni delle difese proseguiranno nella prossima udienza del 30 ottobre, la sentenza è prevista per il 20 novembre.

Bari, oggi l’82esimo anniversario della difesa del Porto: “Una delle tappe più significative della Resistenza”

Questa mattina la Città di Bari, l’ANPI (Associazione nazionale partigiani d’Italia), l’IPSAIC (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea), l’ANNPIA (Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti) Bari, la CGIL Camera del Lavoro di Bari, il Coordinamento Antifascista e l’ARCI Bari hanno celebrato l’82° anniversario della difesa del porto dall’attacco delle truppe naziste.

Il 9 settembre del 1943, infatti, la nostra città contribuì in maniera determinante alla lotta di Liberazione nazionale: un gruppo di civili – composto da donne, uomini, persino ragazzi, tra cui l’allora quattordicenne Michele Romito – si affiancarono spontaneamente alle truppe del generale Nicola Bellomo e difesero con coraggio la città vecchia e il porto da un attacco dell’esercito nazista, proteggendo così un presidio strategico per gli esiti della seconda Guerra mondiale.

La cerimonia, alla quale sono intervenuti il sindaco Vito Leccese, la sindaca di Bitetto Fiorenza Pascazio, il prefetto di Bari Francesco Russo e Nicola Colaianni in rappresentanza dell’Anpi Bari, si è tenuta presso il Palazzo della vecchia Dogana nel porto con i saluti delle autorità e la deposizione di una corona d’alloro.

“Ringrazio le autorità civili e militari, i cittadini e gli amici dell’Anpi, che ogni anno ci accompagna in questo percorso di recupero della memoria storica e dell’impegno della città di Bari in merito al contributo offerto nella lotta di Liberazione nazionale contro il nazifascismo – ha dichiarato Vito Leccese -. Il 9 settembre del ‘43 è una delle tappe più significative della Resistenza, dopo quella del 28 luglio in via Niccolò dell’Arca. Proprio il giorno dopo l’annuncio dell’armistizio, il porto, un’infrastruttura strategica importantissima, fu difeso dall’attacco nazista grazie al generale Bellomo, a un gruppo di ragazzini di Bari vecchia, a una parte dell’esercito che aveva fatto una scelta di campo e alla Polizia municipale dell’epoca. Un risultato straordinario ottenuto grazie all’impresa di questi cittadini che, animati da spirito antifascista, si mossero per difendere strenuamente il porto di Bari. Potrebbe sembrare un episodio come tanti ma, in realtà, fu determinante nell’intero processo di Liberazione nazionale: senza quella vicenda, la Resistenza avrebbe incontrato certamente qualche difficoltà in più rispetto all’epilogo del 25 aprile. Per questo voglio ringraziare ancora una volta Michele Mancini, l’ultimo dei protagonisti viventi tra quei coraggiosi ragazzi della città vecchia, che anche oggi ci accompagna nel ricordo di quell’evento nato in modo spontaneo. Voglio ringraziarlo anche per aver scritto al presidente della Repubblica affinché vi sia un riconoscimento formale per quella gloriosa giornata, durante la quale fu difeso anche il palazzo delle Poste, altra infrastruttura nevralgica. Sono tutti episodi che danno il senso di quanto la comunità barese, la città di Bari abbia contribuito alla Resistenza, ben oltre il lavoro portato avanti dagli intellettuali che, sempre qui, si raccolsero attorno alla casa editrice Laterza. Il 9 settembre del ‘43 resterà per sempre impresso nella nostra memoria grazie a quel moto spontaneo del popolo, a quella presa di posizione forte da parte di quanti avevano a cuore la democrazia e la libertà”.

A seguire, alla presenza dell’assessora alla Vivibilità urbana Carla Palone, le celebrazioni sono proseguite sulla muraglia, in largo Maurogiovanni, dov’è installata la pietra d’inciampo che ricorda il contributo del giovanissimo Michele Romito e dei cittadini di Bari vecchia, nonché dei militari guidati dal generale Bellomo, alla lotta di Liberazione.

Inoltre, a cura dell’ANPI e dello SPI (CGIL Pensionati), nel Palazzo ex Poste, si è tenuto un omaggio alla resistenza dei postelegrafonici e a Pietro Stallone, dirigente sindacale, cui ha partecipato l’assessore alla Conoscenza Vito Lacoppola.

Carabiniere ucciso a Francavilla, il cordoglio del ministro della Difesa Crosetto: “Morte drammatica”

“A nome mio personale e di ogni donna ed uomo della Difesa esprimo profondo cordoglio per la drammatica morte del brigadiere capo dei Carabinieri Carlo Legrottaglie, servitore dello Stato vilmente ucciso mentre svolgeva, con coraggio e senso del dovere, il proprio lavoro a difesa e a tutela della collettività”.

Lo scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto “Ci ha lasciato tenendo fede al giuramento prestato: proteggere a qualsiasi costo i cittadini e l’Italia – sottolinea -. In questo momento di grande dolore, ci stringiamo ai familiari, ai colleghi dell’Arma e al comandante generale Salvatore Luongo”.

“Mi inchino di fronte al senso del dovere ed al coraggio che hanno portato il brigadiere Legrottaglie a sacrificare la vita per difendere la nostra sicurezza. Un ultimo profondo, commosso abbraccio da parte di tutti noi lo accompagni – conclude -. Che Dio lo accolga con il rispetto e l’amore che merita”.

Morte Fabiana Chiarappa, respinta la richiesta della difesa: don Nicola D’Onghia resta ai domiciliari

Resta ai domiciliari don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne arrestato martedì scorso per omicidio stradale e omissione di soccorso in relazione alla morte di Fabiana Chiarappa dello scorso 2 aprile.

Il gip di Bari Nicola Bonante ha infatti respinto la richiesta di revoca della misura presentata mercoledì, al termine dell’interrogatorio, dai legali del parroco, Federico Straziota e Vita Mansueto.

La Procura aveva dato parere negativo, gli avvocati di D’Onghia hanno annunciato che presenteranno la stessa richiesta al Riesame.

Secondo le indagini, la sera del 2 aprile D’Onghia avrebbe travolto Fabiana Chiarappa – caduta pochi secondi prima dalla sua moto Suzuki – sulla provinciale 172 tra Turi e Putignano, causandone la morte, e non si sarebbe poi fermato a prestare soccorso.

Il sacerdote ha sempre dichiarato di non essersi accorto di avere travolto una persona perché la strada era buia e di avere pensato di avere urtato un sasso.