Corruzione e appalti pilotati, a processo i Pisicchio: la Regione Puglia non sarà parte civile il Comune di Bari sì

La Regione Puglia non sarà parte civile nel processo che vede imputati l’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, il fratello Enzo e altre otto persone accusate, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, falso, truffa e reati legati a finanziamenti pubblici. Lo ha deciso il tribunale di Bari, che ha invece ammesso la costituzione di parte civile del Comune di Bari.

La richiesta di esclusione della Regione era stata avanzata dalla difesa di Pisicchio, che aveva evidenziato come, dopo la modifica dei capi d’imputazione, all’ex assessore non venga più contestato di aver agito abusando del proprio ruolo istituzionale. Contestate anche dalla difesa alcune presunte genericità nelle accuse di corruzione e turbativa degli incanti.

Tra i fatti al centro dell’inchiesta figura l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per la riscossione di tributi comunali. Secondo l’accusa, i fratelli Pisicchio avrebbero favorito l’aggiudicazione della gara facendo da intermediari tra imprenditori e pubblici ufficiali, ottenendo in cambio regali, denaro, utilità personali e promesse di assunzioni.

Nel procedimento rientrano anche presunte truffe milionarie sui contributi regionali alle imprese, che sarebbero state realizzate attraverso l’utilizzo di fideiussioni false.

Corruzione e appalti pilotati, a processo i fratelli Pisicchio. La difesa: “Regione Puglia non sia parte civile”

È iniziato ieri, in Tribunale a Bari, il processo nei confronti dell’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, del fratello Enzo e di altre otto persone imputate, a vario titolo, per corruzione, turbata libertà degli incanti, falso, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione di fatture false.

Nel corso dell’udienza il difensore di Alfonsino Pisicchio, Salvatore D’Aluiso, ha chiesto l’esclusione della Regione Puglia dalle parti civili (come già fatto in udienza preliminare, ma l’eccezione era stata respinta) in quanto, in seguito alla modifica del capo di imputazione, le condotte non sono più state contestate a Pisicchio per aver «abusato della sua qualità di assessore regionale».

Lo stesso legale ha anche sollevato delle eccezioni relative alla genericità dei capi di imputazione per corruzione e turbativa d’asta, mentre l’avvocato di un altro imputato ha chiesto l’esclusione dalle parti civili del Comune di Bari. Il Tribunale, sui punti sollevati, si è riservato e deciderà nella prossima udienza del 27 maggio.

Tra le vicende contestate dalla Procura ai fratelli Pisicchio, a funzionari pubblici e imprenditori, c’è l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per il servizio di riscossione di imposte e tributi comunali.

Stando all’ipotesi accusatoria, i fratelli Pisicchio avrebbero fatto da intermediari tra un imprenditore e i pubblici ufficiali per agevolare l’aggiudicazione della gara, ottenendo in cambio regali, come mobili, tablet, un’auto, il pagamento di feste private, denaro e anche assunzioni o promesse di assunzioni per garantirsi – nel caso di Alfonsino Pisicchio – successivo consenso elettorale.

Nel procedimento sono contestate anche truffe alla Regione sulla erogazione di contributi per l’imprenditoria per diversi milioni di euro, messe in atto – secondo l’accusa – attraverso la predisposizione di polizze fideiussorie false.

Appalti in cambio di voti e favori, a processo i fratelli Pisicchio: 10 gli indagati totali. Processo al via a marzo

Il gup di Bari Nicola Bonante ha rinviato a giudizio i 10 imputati, tra cui l’ex assessore pugliese Alfonsino Pisicchio e il fratello Enzo, accusati a vario titolo di corruzione, turbata libertà degli incanti, falso, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione di fatture false.

Il processo inizierà il 5 marzo dinanzi al Tribunale collegiale. Nell’udienza preliminare si sono costituiti parti civili la Regione Puglia e il Comune di Bari. Tra le vicende contestate dalla Procura ai fratelli Pisicchio, a funzionari pubblici e imprenditori, c’è l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per il servizio di riscossione di imposte e tributi comunali.

Stando all’ipotesi accusatoria, i fratelli Pisicchio avrebbero fatto da intermediari tra un imprenditore e i pubblici ufficiali per agevolare l’aggiudicazione della gara, ottenendo in cambio regali, come mobili, tablet, un’auto, il pagamento di feste private, denaro e anche assunzioni o promesse di assunzioni per garantirsi – nel caso di Alfonsino Pisicchio – successivo consenso elettorale.

Nel procedimento sono contestate anche truffe alla Regione sulla erogazione di contributi per l’imprenditoria per diversi milioni di euro, messe in atto – secondo l’accusa – attraverso la predisposizione di polizze fideiussorie false.