Corruzione e appalti pilotati, a processo i Pisicchio: la Regione Puglia non sarà parte civile il Comune di Bari sì

La Regione Puglia non sarà parte civile nel processo che vede imputati l’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, il fratello Enzo e altre otto persone accusate, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, falso, truffa e reati legati a finanziamenti pubblici. Lo ha deciso il tribunale di Bari, che ha invece ammesso la costituzione di parte civile del Comune di Bari.

La richiesta di esclusione della Regione era stata avanzata dalla difesa di Pisicchio, che aveva evidenziato come, dopo la modifica dei capi d’imputazione, all’ex assessore non venga più contestato di aver agito abusando del proprio ruolo istituzionale. Contestate anche dalla difesa alcune presunte genericità nelle accuse di corruzione e turbativa degli incanti.

Tra i fatti al centro dell’inchiesta figura l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per la riscossione di tributi comunali. Secondo l’accusa, i fratelli Pisicchio avrebbero favorito l’aggiudicazione della gara facendo da intermediari tra imprenditori e pubblici ufficiali, ottenendo in cambio regali, denaro, utilità personali e promesse di assunzioni.

Nel procedimento rientrano anche presunte truffe milionarie sui contributi regionali alle imprese, che sarebbero state realizzate attraverso l’utilizzo di fideiussioni false.

Corruzione elettorale, chiesto il processo per Anita Maurodinoia e Sandro Cataldo: abbreviato per Donatelli

Rischiano il processo Sandro Cataldo, fondatore del movimento politico “Sud al Centro”, e sua moglie, l’ex assessora regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. L’inchiesta riguarda le elezioni comunali di Grumo Appula e quelle regionali del 2020, oltre alle comunali di Triggiano del 2021.

Secondo la Procura di Bari, i due avrebbero promesso 50 euro per ogni voto e posti di lavoro in cambio di preferenze elettorali. Per i pm Claudio Pinto e Savina Toscani, Cataldo sarebbe stato il promotore di un sistema organizzato di compravendita di voti. Nel procedimento si sono costituiti parte civile la Asl, il Comune di Triggiano e un candidato escluso dalle elezioni di Grumo.

Davanti alla gup Chiara Maglio, i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio per Cataldo, Maurodinoia e altre 14 persone coinvolte nell’inchiesta. L’ex sindaco di Triggiano Antonio Donatelli e sua moglie Gaetana Lanotte hanno invece chiesto il rito abbreviato: la loro udienza è fissata per il 5 giugno.

Nel corso dell’udienza, la difesa di Cataldo e Maurodinoia ha contestato le accuse. I legali hanno sostenuto che non vi sarebbero elementi diretti a carico dell’ex assessora e che la posizione di Cataldo sarebbe basata più su valutazioni soggettive che su fatti concreti. L’udienza è stata rinviata al 22 maggio, quando è attesa la decisione della giudice.

L’ex assessore Delli Noci a processo per corruzione, il Comune di Lecce parte civile: “Danno d’immagine”

Il Comune di Lecce si costituirà parte civile nel processo che vede coinvolto l’ex assessore regionale allo Sviluppo economico della Puglia, Alessandro Delli Noci, accusato di presunti favori e sostegno elettorale in cambio di agevolazioni per investimenti imprenditoriali.

L’amministrazione comunale ha affidato all’avvocata Francesca Conte il compito di chiedere il risarcimento dei danni, compresi quelli d’immagine, nei confronti di Delli Noci, degli altri imputati e delle società coinvolte nell’inchiesta della Guardia di Finanza.

La decisione ha però provocato tensioni all’interno della maggioranza guidata dalla sindaca Adriana Poli Bortone. Alcuni assessori hanno lasciato l’aula prima del voto, contestando una presunta disparità di trattamento rispetto ad altri procedimenti nei quali il Comune non si era costituito parte civile.

Sull’ex vice sindaco di Lecce, considerato in passato vicino al governatore Michele Emiliano, pesa l’accusa di associazione a delinquere. I pm avevano chiesto per lui gli arresti domiciliari, poi respinti dal gip dopo l’interrogatorio preventivo e le dimissioni presentate dall’ex assessore.

L’inchiesta ruota attorno agli imprenditori Alfredo Barone e Marino Congedo, ritenuti dagli investigatori figure centrali del presunto sistema. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe favorito interessi economici e operazioni immobiliari nel settore turistico e ricettivo del Salento attraverso rapporti con ambienti politici e amministrativi. L’udienza preliminare è fissata per il 10 luglio.

Martina Franca, tangenti sugli appalti del verde pubblico: chiesti 6 arresti. Tra loro funzionario comunale

La Procura di Taranto ha chiesto la custodia cautelare in carcere per un funzionario del Comune di Martina Franca, coinvolto in un’inchiesta per corruzione aggravata legata agli appalti del verde pubblico. Secondo gli investigatori, il dipendente comunale avrebbe ricevuto tangenti da tre imprenditori in cambio dell’affidamento diretto di lavori per la manutenzione delle aree verdi cittadine.

Nell’ambito della stessa indagine, i pm hanno richiesto gli arresti domiciliari per altre cinque persone, tra cui i tre imprenditori coinvolti e una coppia accusata anche di traffico di influenze illecite.

Un passaggio decisivo dell’inchiesta è previsto per il prossimo 12 maggio, quando gli indagati compariranno davanti al gip per gli interrogatori di garanzia. Gli inquirenti puntano a chiarire il presunto sistema di favori e mazzette che avrebbe condizionato la gestione degli appalti pubblici nel settore del verde urbano.

“Corruzione e appalti truccati a Torricella”, arrestate 9 persone: tra loro anche l’ex vice sindaco Franzoso – NOMI

Sono nove in tutto le persone poste agli arresti domiciliari nell’inchiesta su presunte irregolarità negli appalti pubblici a Torricella (Taranto). Tra queste figura l’ex vice sindaco ed ex assessore ai Lavori pubblici Michele Franzoso.

Disposto gli arresti domiciliari per altri otto indagati tra cui gli imprenditori l’imprenditore Giovanni Antonucci, Pietro Calò (difeso dall’avvocato Alessandro Scapati) Antonio e Bruno Marinò (assistiti dall’avvocato Andrea Marseglia), Raffaele Giannoccaro, Giovanni Collocola (difeso dall’avvocato Davide De Santis), e poi Pietro ed Enrico Corona (difesi dall’avvocato Leonardo Lanucara). Per l’imprenditore Gaetano Marco Mangione (assistito dagli avvocati Luigi Danucci e Biagio Leuzzi) nonostante la richiesta di arresti domiciliari il giudice ha disposto esclusivamente l’obbligo di dimora.

Il giudice ha ridimensionato in parte le richieste della Procura, applicando in almeno un caso una misura meno afflittiva rispetto a quella sollecitata dal pubblico ministero. Complessivamente sono sedici le persone coinvolte, tra amministratori locali, tecnici comunali, professionisti e imprenditori.
Le accuse, contestate a vario titolo, vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, fino all’autoriciclaggio e al peculato.

Secondo l’impostazione accusatoria, alcune procedure di gara sarebbero state pilotate per favorire operatori economici ritenuti vicini agli indagati.
Tra gli interventi finiti sotto verifica figurano lavori di sistemazione della litoranea in località Torre Ovo, opere sportive e interventi sul waterfront. Respinte, invece, le richieste cautelari per un funzionario comunale e un consigliere, per il quale era stata ipotizzata anche una misura interdittiva poi esclusa dal gip.

Appalti sospetti, 16 indagati a Torricella per corruzione e turbativa d’asta: chiesti arresti per vicesindaco e assessore

Richiesta di arresto in carcere per il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici di Torricella (Taranto) Michele Franzoso nell’ambito di una inchiesta della Procura di Taranto su presunte irregolarità negli appalti pubblici.

I carabinieri hanno notificato ieri 16 avvisi di garanzia tra amministratori, tecnici comunali e imprenditori. Il pubblico ministero Enrico Bruschi contesta, a vario titolo, reati che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione fino all’autoriciclaggio e al peculato.

Secondo l’accusa, alcune gare sarebbero state pilotate per indirizzare l’affidamento dei lavori. Per nove indagati è stata chiesta la custodia cautelare in carcere, mentre per altri due i domiciliari.

Nell’inchiesta risultano coinvolti anche un consigliere comunale, un dirigente dell’ufficio tecnico, un avvocato e diversi imprenditori. Sotto verifica vari interventi pubblici, tra cui opere su impianti sportivi e lavori sul territorio comunale, come il waterfront della frazione di Monacizzo.

Il giudice per le indagini preliminari Giovanni Caroli ha fissato al 2 aprile gli interrogatori preventivi. L’indagine punta a chiarire responsabilità e rapporti tra amministratori, apparati tecnici e operatori economici nella gestione degli appalti.

Asl Bari, appalti truccati da 1,3 milioni di euro per il nuovo ospedale Monopoli-Fasano: 7 indagati – NOMI

Il nuovo filone dell’inchiesta sugli appalti truccati nella ASL Bari riguarda due forniture (pareti attrezzate e carrelli) per il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, per un valore totale di 1,3 milioni di euro nel 2024-2025.

La Guardia di Finanza ha eseguito sette perquisizioni e notificato decreti di consegna documenti a funzionari della ASL e a imprenditori coinvolti. Tra gli indagati c’è anche l’ex direttore tecnico della ASL Nicola Sansolini, arrestato nel 2024 e poi collaboratore degli inquirenti.

Decreti notificati anche al direttore dell’unità operativa complessa Ingegneria Clinica della Asl, Angelo Maiano, e agli altri rup susseguitisi nei procedimenti Rocco lanora e Giuseppe Volpe.

Tra gli indagati anche Francesco Ruggiero, uno dei collaboratori della Manens spa (l’azienda che si è occupata della progettazione dell’imponente opera), Giordano Favero, uno dei soci della Favero Heath Projects spa, Vincenzio Braia, il general manager della Hospital Scientific Consulting srl (la ditta partner della Favero nella fornitura di carrelli) e la dipendente Giuseppina d’Aquino. A riportarlo è TeleBari.

Le accuse, a vario titolo, sono corruzione e turbativa d’asta. L’indagine è uno sviluppo dell’inchiesta del 2024 che rivelò un sistema di appalti pilotati in cambio di tangenti.

Corruzione e appalti truccati da 1,3 milioni di euro, perquisizioni all’Asl di Bari: 7 indagati. Tra loro pubblici ufficiali

Sono in corso perquisizioni da parte della Guardia di Finanza di Bari, in particolare del Nucleo di polizia economico-finanziaria, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari.

L’inchiesta riguarda 7 persone, tra cui 3 pubblici ufficiali, indagate a vario titolo e in concorso per corruzione legata ad atti contrari ai doveri d’ufficio e per turbata libertà degli incanti. A riportarlo è La Repubblica.

Al centro delle indagini vi sono due appalti pubblici per forniture sanitarie, assegnati nel 2024 e nel 2025 dall’Azienda Sanitaria Locale di Bari a due aziende con sede nelle province di Bari e Treviso. Gli appalti, destinati a una struttura ospedaliera del territorio, hanno un valore complessivo di circa 1,3 milioni di euro.

Nell’ambito dell’operazione sono in corso perquisizioni personali, domiciliari e informatiche nelle province di Bari, Treviso e Bergamo. Tra gli atti notificati figura anche un ordine di consegna disposto dalla Procura.

Bari, tangenti in cambio di appalti e corruzione: Mario Lerario verso il patteggiamento

Potrebbe concludersi con una condanna in appello a un anno e due mesi di reclusione il processo all’ex dirigente della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, a giudizio per corruzione per le presunte tangenti (35mila euro) ricevute da un imprenditore di Giovinazzo (Bari), Antonio Illuzzi, a fronte di appalti per circa due milioni di euro.

I fatti si riferiscono al periodo 2020-2021, in piena emergenza pandemica. I difensori di Lerario, gli avvocati Michele Laforgia e Paola Avitabile, hanno infatti rinunciato ai motivi di impugnazione (in primo grado Lerario era stato condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione in abbreviato) e concordato con la Procura generale una pena a un anno e due mesi di reclusione, in continuazione con una precedente condanna a quattro anni e quattro mesi, sempre per corruzione, diventata definitiva e già scontata.

Quest’ultima condanna fa riferimento alle due tangenti da 20mila e da 10mila euro intascate da Lerario da due imprenditori che avevano in corso con la Regione Puglia appalti per la realizzazione di strutture anche per l’emergenza Covid. Per questi fatti Lerario fu arrestato il 23 dicembre 2021.

“A questo esito – spiegano i legali in una nota – si è arrivati in considerazione dell’aumento in continuazione già disposto dalla prima sentenza, irrevocabile, della integrale espiazione della condanna irrogata in quel giudizio e del percorso di piena resipiscenza compiuto dall’imputato nel corso degli ultimi anni”. Il processo è stato rinviato all’11 febbraio per la discussione della difesa di Illuzzi, condannato a quattro anni di reclusione in primo grado. Poi, la Corte d’Appello deciderà relativamente alla posizione di entrambi gli imputati.