Tangenti per appalti pilotati a Martina Franca: tre persone ai domiciliari. Tra loro funzionario comunale – NOMI

Scattano tre arresti domiciliari e due misure interdittive nell’inchiesta sugli appalti pilotati al Comune di Martina Franca. Il gip Alessandra Rita Romano ha disposto i domiciliari per Antonio Raguso, funzionario comunale del settore Verde Pubblico, accusato di corruzione aggravata per presunte tangenti legate all’assegnazione di lavori sulle aree verdi cittadine.

Ai domiciliari anche gli imprenditori Cosimo Caliandro ed Emil Costin Ragulea. Secondo l’accusa, Caliandro avrebbe versato dei soldi per ottenere un appalto relativo al rifacimento del manto erboso di Villa Garibaldi, mentre Ragulea avrebbe pagato per un affidamento da 38mila euro sulla manutenzione degli alberi comunali.

Ragulea è inoltre indagato per traffico di influenze illecite insieme all’avvocato Fernando Rinaldi e alla moglie Romina De Matteis. Per i pm, la coppia avrebbe promesso favori per l’iscrizione dell’imprenditore al registro artigiani della Camera di commercio di Taranto, chiamando in causa anche il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, che però sarebbe stato estraneo alla richiesta di denaro.

Rinaldi ha sostenuto che si trattasse di un compenso professionale. Per lui il gip ha disposto la sospensione dalla professione forense per un anno, mentre è stata respinta la richiesta di domiciliari per De Matteis. Infine, all’imprenditore Giuseppe Fornaio è stato imposto il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per 12 mesi.

Martina Franca, tangenti sugli appalti del verde pubblico: chiesti 6 arresti. Tra loro funzionario comunale

La Procura di Taranto ha chiesto la custodia cautelare in carcere per un funzionario del Comune di Martina Franca, coinvolto in un’inchiesta per corruzione aggravata legata agli appalti del verde pubblico. Secondo gli investigatori, il dipendente comunale avrebbe ricevuto tangenti da tre imprenditori in cambio dell’affidamento diretto di lavori per la manutenzione delle aree verdi cittadine.

Nell’ambito della stessa indagine, i pm hanno richiesto gli arresti domiciliari per altre cinque persone, tra cui i tre imprenditori coinvolti e una coppia accusata anche di traffico di influenze illecite.

Un passaggio decisivo dell’inchiesta è previsto per il prossimo 12 maggio, quando gli indagati compariranno davanti al gip per gli interrogatori di garanzia. Gli inquirenti puntano a chiarire il presunto sistema di favori e mazzette che avrebbe condizionato la gestione degli appalti pubblici nel settore del verde urbano.

Bari, tangente da 20mila euro a Mario Lerario. A processo l’imprenditore Mottola: chiesti 9 anni di condanna

Rischia una condanna a nove anni di reclusione l’imprenditore di Noci Donato Mottola, imputato in un processo per una presunta tangente da 20mila euro destinata all’ex capo della Protezione civile pugliese, Mario Lerario. La richiesta è stata avanzata dal procuratore Roberto Rossi nel corso dell’udienza del 16 aprile.

Secondo l’accusa, il denaro sarebbe stato versato in cambio dell’affidamento di lavori durante l’emergenza pandemica da Covid-19 alla società dell’imprenditore, la Dmeco. Mottola ha sempre respinto le accuse, negando di aver corrisposto tangenti, mentre i suoi legali, Vito Belviso ed Elisa Marabelli, hanno chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

L’inchiesta risale al dicembre 2021, quando Mottola fu arrestato insieme a Lerario e a un altro imprenditore, Luca Leccese. Quest’ultimo era stato ripreso mentre consegnava una busta contenente 10mila euro all’ex dirigente. Lerario e Leccese hanno scelto il rito abbreviato: per questa vicenda, l’ex capo della Protezione civile ha già scontato una condanna definitiva a quattro anni e quattro mesi.

Diversa la posizione di Mottola, che ha optato per il dibattimento. Al centro delle indagini anche una presunta consegna della tangente nascosta in un cesto natalizio contenente carne pregiata. Gli inquirenti intercettarono inoltre una conversazione telefonica tra l’imprenditore e la moglie in cui si faceva riferimento a “la manzetta” e “la mazzetta”. Il processo è stato aggiornato al prossimo 2 luglio, data fissata per le repliche.

Scandalo Asl Bari, tangenti per appalti. Il gup su Sciannimanico: “Spregiudicata con atteggiamento parassitario”

Un sistema corruttivo radicato, fatto di denaro, regali di lusso e favori in cambio di agevolazioni negli appalti pubblici. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con cui il gup di Bari ha condannato a 4 anni e 6 mesi Concetta “Conny” Sciannimanico, ex funzionaria della Asl Bari, al centro di un’indagine basata su intercettazioni e videoriprese.

Secondo il Tribunale, all’interno dell’ente sanitario «era uso e costume avanzare pretese»: un meccanismo consolidato in cui tangenti e benefici venivano richiesti agli imprenditori in concomitanza con pagamenti, stati di avanzamento lavori o approvazioni di varianti progettuali, spesso predisposte dagli stessi appaltatori e poi avallate dalla funzionaria.

Sciannimanico è stata ritenuta protagonista di diversi episodi di corruzione, insieme ad altri dirigenti già condannati, e avrebbe ricevuto denaro, beni di lusso e utilità di vario genere: dai contanti (oltre 22mila euro trovati in casa) a borse firmate, lavori di ristrutturazione gratuiti e persino forniture alimentari per esigenze personali. Parte dei beni è stata confiscata, tra cui diverse borse di valore.

Il giudice ha evidenziato la «spregiudicatezza» dell’imputata e un «atteggiamento parassitario», sottolineando l’assenza di pentimento e il tentativo di giustificarsi richiamando un presunto clima maschilista all’interno dell’Asl.

Condannato anche un imprenditore coinvolto nel sistema corruttivo, mentre altri funzionari hanno già definito la propria posizione con patteggiamenti.

Inaugurato ma zero pazienti ospitati finisce già al centro di un’inchiesta: le ombre sull’ospedale Monopoli-Fasano

Il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, ancora non entrato in funzione e senza aver ricoverato alcun paziente, è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Bari per presunta corruzione e turbativa d’asta legate agli appalti per la sua realizzazione.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dai pm Savina Toscani, Claudio Pinto e Antonio D’Antona, ha portato la Guardia di Finanza a effettuare perquisizioni in abitazioni, studi professionali e negli uffici tecnici e amministrativi dell’ospedale Di Venere di Bari, dove lavorano alcuni dei funzionari indagati.

Tra questi figurano dirigenti dell’Asl Bari come Angelo Maiano (direttore di Ingegneria clinica), Giuseppe Volpe (direttore amministrativo dell’area sud) e Rocco Ianora (dirigente dell’Area tecnica). Nell’inchiesta compare anche Nicola Sansolini, già arrestato nel 2024 nella prima indagine sulle tangenti nell’Asl.

Secondo l’ipotesi della Procura, alcuni imprenditori avrebbero pagato mazzette per pilotare alcune gare d’appalto relative alla costruzione e alle forniture del nuovo ospedale, struttura da 300 posti letto e 10 sale operatorie. Il progetto, inizialmente finanziato con 116 milioni di euro, ha superato i 200 milioni di costo a causa di numerose varianti in corso d’opera.

Nel registro degli indagati compaiono anche rappresentanti di aziende coinvolte negli appalti, tra cui Giordano Favero della Favero Health Projects, Vincenzo Braia e Giuseppina D’Aquino della Hospital Scientific Consulting, oltre all’ingegnere barese Francesco Ruggiero, docente del Politecnico e direttore dei lavori del progetto.

Sotto la lente degli investigatori ci sono in particolare due gare: una da 413 mila euro per le pareti attrezzate e una da 889 mila euro per i carrelli sanitari. La Guardia di Finanza ha acquisito documenti, email e appunti dagli uffici dei responsabili dei procedimenti e analizzerà anche i telefoni degli indagati per cercare eventuali prove di accordi illeciti.

L’indagine rappresenta il primo passo pubblico di un’attività investigativa svolta finora in modo riservato, durante la quale sono state ascoltate diverse persone informate sui fatti, tra cui l’ex assessore regionale al Bilancio Fabiano Amati, grande sostenitore del progetto.

L’ospedale era stato inaugurato il 25 luglio dall’allora governatore Michele Emiliano, ma a più di sette mesi dall’inaugurazione non è ancora operativo, situazione che ha spinto Amati a chiedere chiarimenti sull’apertura e a ipotizzare un eventuale ricorso alla magistratura.

Asl Bari, appalti truccati da 1,3 milioni di euro per il nuovo ospedale Monopoli-Fasano: 7 indagati – NOMI

Il nuovo filone dell’inchiesta sugli appalti truccati nella ASL Bari riguarda due forniture (pareti attrezzate e carrelli) per il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, per un valore totale di 1,3 milioni di euro nel 2024-2025.

La Guardia di Finanza ha eseguito sette perquisizioni e notificato decreti di consegna documenti a funzionari della ASL e a imprenditori coinvolti. Tra gli indagati c’è anche l’ex direttore tecnico della ASL Nicola Sansolini, arrestato nel 2024 e poi collaboratore degli inquirenti.

Decreti notificati anche al direttore dell’unità operativa complessa Ingegneria Clinica della Asl, Angelo Maiano, e agli altri rup susseguitisi nei procedimenti Rocco lanora e Giuseppe Volpe.

Tra gli indagati anche Francesco Ruggiero, uno dei collaboratori della Manens spa (l’azienda che si è occupata della progettazione dell’imponente opera), Giordano Favero, uno dei soci della Favero Heath Projects spa, Vincenzio Braia, il general manager della Hospital Scientific Consulting srl (la ditta partner della Favero nella fornitura di carrelli) e la dipendente Giuseppina d’Aquino. A riportarlo è TeleBari.

Le accuse, a vario titolo, sono corruzione e turbativa d’asta. L’indagine è uno sviluppo dell’inchiesta del 2024 che rivelò un sistema di appalti pilotati in cambio di tangenti.

Bari, tangenti in cambio di appalti e corruzione: Mario Lerario verso il patteggiamento

Potrebbe concludersi con una condanna in appello a un anno e due mesi di reclusione il processo all’ex dirigente della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, a giudizio per corruzione per le presunte tangenti (35mila euro) ricevute da un imprenditore di Giovinazzo (Bari), Antonio Illuzzi, a fronte di appalti per circa due milioni di euro.

I fatti si riferiscono al periodo 2020-2021, in piena emergenza pandemica. I difensori di Lerario, gli avvocati Michele Laforgia e Paola Avitabile, hanno infatti rinunciato ai motivi di impugnazione (in primo grado Lerario era stato condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione in abbreviato) e concordato con la Procura generale una pena a un anno e due mesi di reclusione, in continuazione con una precedente condanna a quattro anni e quattro mesi, sempre per corruzione, diventata definitiva e già scontata.

Quest’ultima condanna fa riferimento alle due tangenti da 20mila e da 10mila euro intascate da Lerario da due imprenditori che avevano in corso con la Regione Puglia appalti per la realizzazione di strutture anche per l’emergenza Covid. Per questi fatti Lerario fu arrestato il 23 dicembre 2021.

“A questo esito – spiegano i legali in una nota – si è arrivati in considerazione dell’aumento in continuazione già disposto dalla prima sentenza, irrevocabile, della integrale espiazione della condanna irrogata in quel giudizio e del percorso di piena resipiscenza compiuto dall’imputato nel corso degli ultimi anni”. Il processo è stato rinviato all’11 febbraio per la discussione della difesa di Illuzzi, condannato a quattro anni di reclusione in primo grado. Poi, la Corte d’Appello deciderà relativamente alla posizione di entrambi gli imputati.

Corruzione e tangenti, danno d’immagine alla Regione Puglia: Mario Lerario dovrà pagare 60mila euro

La Corte dei Conti ha condannato Mario Lerario, ex dirigente della Protezione Civile pugliese e della sezione provveditorato-economato della Regione, a pagare 60mila euro per il danno di immagine arrecato alla Regione Puglia.

Lerario è stato condannato a 4 anni e 4 a mesi per aver preso due tangenti da 10mila e 20mila euro da due imprenditori in cambio dell’affidamento di alcuni lavori. L’ex numero uno della Protezione Civile Pugliese era già stato condannato dalla Corte dei Conti a pagare mezzo milione per danni patrimoniali, condanna appellata dai suoi legali.

La vicenda ha determinato nei confronti della Regione non solo un danno patrimoniale, “conseguente alle maggiori somme pagate dall’Ente locale per i lavori affidati alle due citate imprese, anche in conseguenza delle tangenti pagate, bensì anche un danno all’immagine derivante dalla lesione del prestigio, del decoro e della credibilità” dell’ente “a seguito della condanna penale del proprio dirigente”.

In particolare, i reati per cui Lerario è stato condannato “hanno determinato una diminuzione della considerazione dell’istituzione pubblica da parte dei cittadini, ledendone il rapporto di fiducia e configurando la lesione di un bene tutelato in via diretta ed immediata dall’ordinamento giuridico”. Il danno da 60mila euro è pari al doppio della somma che Lerario ha ricevuto come tangente.

Per un’altra vicenda di corruzione Lerario è stato condannato in primo grado a 5 anni e quattro mesi, per le presunte tangenti da 35mila euro ricevute dall’imprenditore Antonio Illuzzi (condannato in primo grado a 4 anni).

Scandalo Asl Bari, tangenti per appalti. Le sentenze: pene più alte per Sansolini, Iacobellis e Sciannimanico – NOMI

Il gup del Tribunale di Bari Valeria Isabella Valenzi ha condannato alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione l’ex funzionaria della Asl di Bari Concetta Sciannimanico, ritenuta responsabile di associazione per delinquere, in qualità di partecipe e non di organizzatrice come contestato dalla Procura, e di un episodio di corruzione.

La vicenda è quella relativa ad un presunto giro di tangenti nella Asl di Bari – pagate in denaro, regali e ristrutturazioni – in cambio di affidamenti e appalti, tra cui i lavori al reparto dei detenuti ricoverati nell’ospedale San Paolo e la ‘Casa della Salute’ di Giovinazzo.

Al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, la giudice ha condannato l’altro imputato, Giuseppe Rucci, consulente di una società di prodotti medicali, alla pena di 3 anni di reclusione.

Nel processo si erano costituiti parti civili Regione Puglia e Asl di Bari, che gli imputati dovranno risarcire dei danni da quantificare in un procedimento civile.

Il gup ha inoltre disposto la restituzione all’imputata Sciannimanico di molte delle borse di lusso che le erano state sequestrate, avendo dimostrato la difesa, rappresentata dall’avvocato Gaetano Sassanelli, che erano state acquistate online, anche su siti di commercializzazione di oggetti usati, con redditi leciti.

È stato, infine, ratificato il patteggiamento degli altri otto imputati: 5 anni di reclusione, oltre multe e confische per i due ex funzionari Asl Nicola Sansolini e Nicola Iacobellis; 3 anni per Paola Andriani, moglie di Iacobellis; fra i 3 anni e 8 mesi e i 2 anni e 6 mesi di reclusione per i cinque imprenditori coinvolti (Giovanni Crisanti, 3 anni e 8 mesi; Ignazio Gadaleta, 3 anni; Nicola Murgolo, 2 anni e 8 mesi; Nicola Minafra, 3 anni e 3 mesi; Cataldo Perrone, 2 anni e 6 mesi).3 anni e 8 mesi; Ignazio Gadaleta, 3 anni; Nicola Murgolo, 2 anni e 8 mesi; Nicola Minafra, 3 anni e 3 mesi; Cataldo Perrone, 2 anni e 6 mesi).

Soldi in cambio di lavoro al Petruzzelli, l’ambasciata dopo il video: “Digli che riavrà tutto”

All’interno della Fondazione Petruzzelli qualcuno ha pensato bene di portare avanti la stagione delle tangenti. Roberto Fiore, cugino di sangue di una figura epocale della stessa Fondazione, ha creato un tariffario mettendo a disposizione un posto all’interno del teatro. Ma non a sedere in platea o nel balconcino, bensì di lavoro.

Il dipendente è stato scoperto e licenziato, come vi abbiamo raccontato nel primo servizio che ha fatto discutere. Sono almeno sei i casi accertati, c’è chi ha versato tra i 200 e i 500 euro di acconto per entrare al lavorare nel Petruzzelli. Il nostro intervento a quanto pare è stato utile e i soldi presto saranno restituiti, secondo quanto annunciata dall’ambasciata. Fiore intanto è sparito dai social, ma i colpi di teatro non finiscono qui.