Questa volta SherLocont e Tino Watson si trovano a Putignano per indagare sul caso delle ambulanze nuove di zecca, in dotazione all’Asl Bari, fuori servizio, come recitano i cartelli apposti sul cruscotto, e ferme ai box da mesi. Un vero e proprio paradosso se si pensa al fatto che in giro ci sono diverse ambulanze “scassate” usate per il servizio emergenza del 118. Ci sono tanti dubbi sulla loro gestione.
Bari, trattamento inadeguato di cisti ovariche: Asl condannata a risarcire paziente 17 anni dopo con 60mila euro
Dopo 17 anni arriva la condanna in primo grado per la Asl di Bari, che dovrà risarcire con 60mila euro una paziente per un trattamento ritenuto inadeguato di alcune cisti ovariche.
La vicenda risale al 2008. La donna, su consiglio della ginecologa, si sottopose in un ospedale barese a un intervento con la tecnica dell’ago aspirato, venendo dimessa nello stesso giorno senza terapia antibiotica o antinfiammatoria. Nei giorni successivi comparvero febbre e forti dolori, con complicazioni protrattesi per mesi fino alla formazione di un ematoma retroperitoneale.
Successivamente la paziente fu costretta a un nuovo intervento chirurgico, che comportò l’asportazione delle tube e di un ovaio. La causa civile, avviata nel 2017 dall’avvocato Nicolò Nono D’Achille dopo un tentativo di mediazione e un accertamento tecnico preventivo, si è conclusa con la condanna della Asl.
Secondo il giudice, le cisti endometriosiche sarebbero state trattate con una metodologia “desueta” e non conforme alle buone pratiche cliniche, mentre sarebbe stato necessario un intervento laparoscopico fin dall’inizio.
Malore fatale, donna muore per strada a Noci. L’ambulanza in ritardo di un’ora: l’Asl Bari condannata a risarcire
Una vicenda risalente al periodo della pandemia Covid si è conclusa con una sentenza del Tribunale di Bari che ha riconosciuto gravi responsabilità nei soccorsi sanitari per la morte di una donna colta da malore mentre camminava per strada a Noci.
Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, la donna si era improvvisamente sentita male in pubblico. I soccorsi del 118 sarebbero però arrivati con un ritardo significativo: un’ambulanza, con a bordo il solo infermiere, ha raggiunto il luogo dell’accaduto soltanto dopo circa un’ora dalla chiamata.
La situazione si è ulteriormente aggravata con l’arrivo tardivo del medico, giunto sul posto dopo un’ulteriore mezz’ora. A quel punto, purtroppo, per la paziente non c’era più nulla da fare.
Il Tribunale ha definito la condotta dei soccorsi come caratterizzata da una “nitida negligenza”, evidenziando come il ritardo accumulato abbia compromesso in modo decisivo le possibilità di sopravvivenza della donna.
Nella sentenza si sottolinea infatti che un intervento tempestivo “avrebbe assicurato alla paziente maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto a quelle concretamente residuate” Alla luce di tali valutazioni, l’ASL competente è stata condannata al risarcimento dei familiari della vittima, per un importo complessivo di 235mila euro.
Malformazione non diagnosticata in gravidanza, bimba nasce senza braccio: Asl Bari condannata a risarcire
Una “svista abbastanza evidente” durante un’ecografia morfologica nel secondo trimestre di gravidanza è al centro della sentenza del Tribunale di Bari, che ha condannato l’Asl a risarcire una famiglia per oltre 130mila euro complessivi. La ginecologa non rilevò una grave malformazione del feto — l’assenza dell’avambraccio, della mano e del polso sinistro — scoperta dai genitori solo alla nascita della bambina, avvenuta nel 2014.
Il giudice Monica Zema ha stabilito un risarcimento di 51mila euro ciascuno per madre e padre, e di 30mila euro per la figlia. La decisione si basa sulla mancata corretta informazione ai genitori, che sono stati così privati della possibilità di ulteriori accertamenti diagnostici. Non è stata invece riconosciuta la tesi secondo cui, se informati, avrebbero potuto scegliere l’interruzione della gravidanza.
Nel procedimento erano stati citati anche altri professionisti sanitari: un ginecologo dell’ospedale di Matera e tre operatori di un consultorio del Barese. Tuttavia, sulla base di una consulenza tecnica, il Tribunale ha ritenuto il loro operato conforme agli standard, escludendone la responsabilità.
Di conseguenza, i genitori sono stati condannati a sostenere le spese legali delle controparti e dell’Asm di Matera, per un totale di 24mila euro ciascuna. Ammessi al patrocinio a spese dello Stato, è probabile che il risarcimento riconosciuto venga destinato in parte alla copertura di tali costi. La famiglia starebbe valutando la possibilità di presentare appello.
Asl Bari, diagnosi in 24 ore per il reflusso gastroesofageo nel nuovo ambulatorio del Perinei: “Passo in avanti”
Nel nuovo ambulatorio di fisiopatologia digestiva dell’ospedale della Murgia di Altamura (Bari) è possibile diagnosticare precocemente, in 24 ore, il reflusso gastroesofageo per evitare complicanze, grazie ad un esame avanzato.
La principale novità del nuovo servizio – fa sapere la Asl Bari – riguarda l’introduzione della pH-Impedenzometria esofagea delle 24 ore, considerata il ‘gold standard’ per la diagnosi della Malattia da Reflusso Gastroesofageo (MRGE).
Si tratta di un esame diagnostico effettuato utilizzando un sondino naso-gastrico sottile collegato a un registratore portatile, che consente al paziente di svolgere le normali attività quotidiane.
La pH-impedenzometria delle 24 ore, in particolare, permette di monitorare in tempo reale la quantità di acido che risale nell’esofago nell’arco di un’intera giornata; correlare i sintomi riferiti dal paziente (bruciore, rigurgito, tosse cronica, dolore toracico) con gli effettivi episodi di reflusso; valutare l’efficacia della terapia farmacologica.
“L’apertura di questo ambulatorio – spiega Antongiulio Bucci, responsabile dell’unità operativa di endoscopia digestiva – rappresenta un passo in avanti nella gestione dei disturbi funzionali. Molti pazienti soffrono di sintomi cronici che non trovano risposta nei test tradizionali. Grazie alla pH-Impedenzometria possiamo finalmente distinguere tra reflusso patologico, ipersensibilità esofagea o pirosi funzionale, garantendo al paziente una cura personalizzata”.
Scandalo Asl Bari, appalti pilotati: scatta il licenziamento per Connie Sciannimanico e Nicola Jacobellis
Dopo il caso di Nicola Sensolini, prosegue la linea dura della Asl Bari nello scandalo sugli appalti pilotati che, nel novembre 2024, ha portato a diversi arresti tra carcere e domiciliari. L’azienda sanitaria ha avviato la procedura di licenziamento anche per Connie Sciannimanico e Nicola Jacobellis, entrambi coinvolti nell’inchiesta.
Sciannimanico, condannata con rito abbreviato a quattro anni e mezzo per associazione a delinquere e corruzione, e Jacobellis, ex responsabile dell’unità di Edilizia sanitaria, che ha patteggiato una pena di cinque anni, si aggiungono così a Sensolini, già destinatario dello stesso provvedimento.
La decisione è stata deliberata dal direttore generale Luigi Fruscio, che nei provvedimenti sottolinea la gravità delle accuse e la reiterata violazione dei doveri di lealtà, correttezza e imparzialità nei confronti dell’azienda sanitaria.
Scandalo Asl Bari, tangenti per appalti. Il gup su Sciannimanico: “Spregiudicata con atteggiamento parassitario”
Un sistema corruttivo radicato, fatto di denaro, regali di lusso e favori in cambio di agevolazioni negli appalti pubblici. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con cui il gup di Bari ha condannato a 4 anni e 6 mesi Concetta “Conny” Sciannimanico, ex funzionaria della Asl Bari, al centro di un’indagine basata su intercettazioni e videoriprese.
Secondo il Tribunale, all’interno dell’ente sanitario «era uso e costume avanzare pretese»: un meccanismo consolidato in cui tangenti e benefici venivano richiesti agli imprenditori in concomitanza con pagamenti, stati di avanzamento lavori o approvazioni di varianti progettuali, spesso predisposte dagli stessi appaltatori e poi avallate dalla funzionaria.
Sciannimanico è stata ritenuta protagonista di diversi episodi di corruzione, insieme ad altri dirigenti già condannati, e avrebbe ricevuto denaro, beni di lusso e utilità di vario genere: dai contanti (oltre 22mila euro trovati in casa) a borse firmate, lavori di ristrutturazione gratuiti e persino forniture alimentari per esigenze personali. Parte dei beni è stata confiscata, tra cui diverse borse di valore.
Il giudice ha evidenziato la «spregiudicatezza» dell’imputata e un «atteggiamento parassitario», sottolineando l’assenza di pentimento e il tentativo di giustificarsi richiamando un presunto clima maschilista all’interno dell’Asl.
Condannato anche un imprenditore coinvolto nel sistema corruttivo, mentre altri funzionari hanno già definito la propria posizione con patteggiamenti.
Inaugurato ma zero pazienti ospitati finisce già al centro di un’inchiesta: le ombre sull’ospedale Monopoli-Fasano
Il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, ancora non entrato in funzione e senza aver ricoverato alcun paziente, è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Bari per presunta corruzione e turbativa d’asta legate agli appalti per la sua realizzazione.
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dai pm Savina Toscani, Claudio Pinto e Antonio D’Antona, ha portato la Guardia di Finanza a effettuare perquisizioni in abitazioni, studi professionali e negli uffici tecnici e amministrativi dell’ospedale Di Venere di Bari, dove lavorano alcuni dei funzionari indagati.
Tra questi figurano dirigenti dell’Asl Bari come Angelo Maiano (direttore di Ingegneria clinica), Giuseppe Volpe (direttore amministrativo dell’area sud) e Rocco Ianora (dirigente dell’Area tecnica). Nell’inchiesta compare anche Nicola Sansolini, già arrestato nel 2024 nella prima indagine sulle tangenti nell’Asl.
Secondo l’ipotesi della Procura, alcuni imprenditori avrebbero pagato mazzette per pilotare alcune gare d’appalto relative alla costruzione e alle forniture del nuovo ospedale, struttura da 300 posti letto e 10 sale operatorie. Il progetto, inizialmente finanziato con 116 milioni di euro, ha superato i 200 milioni di costo a causa di numerose varianti in corso d’opera.
Nel registro degli indagati compaiono anche rappresentanti di aziende coinvolte negli appalti, tra cui Giordano Favero della Favero Health Projects, Vincenzo Braia e Giuseppina D’Aquino della Hospital Scientific Consulting, oltre all’ingegnere barese Francesco Ruggiero, docente del Politecnico e direttore dei lavori del progetto.
Sotto la lente degli investigatori ci sono in particolare due gare: una da 413 mila euro per le pareti attrezzate e una da 889 mila euro per i carrelli sanitari. La Guardia di Finanza ha acquisito documenti, email e appunti dagli uffici dei responsabili dei procedimenti e analizzerà anche i telefoni degli indagati per cercare eventuali prove di accordi illeciti.
L’indagine rappresenta il primo passo pubblico di un’attività investigativa svolta finora in modo riservato, durante la quale sono state ascoltate diverse persone informate sui fatti, tra cui l’ex assessore regionale al Bilancio Fabiano Amati, grande sostenitore del progetto.
L’ospedale era stato inaugurato il 25 luglio dall’allora governatore Michele Emiliano, ma a più di sette mesi dall’inaugurazione non è ancora operativo, situazione che ha spinto Amati a chiedere chiarimenti sull’apertura e a ipotizzare un eventuale ricorso alla magistratura.
Asl Bari, appalti truccati da 1,3 milioni di euro per il nuovo ospedale Monopoli-Fasano: 7 indagati – NOMI
Il nuovo filone dell’inchiesta sugli appalti truccati nella ASL Bari riguarda due forniture (pareti attrezzate e carrelli) per il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, per un valore totale di 1,3 milioni di euro nel 2024-2025.
La Guardia di Finanza ha eseguito sette perquisizioni e notificato decreti di consegna documenti a funzionari della ASL e a imprenditori coinvolti. Tra gli indagati c’è anche l’ex direttore tecnico della ASL Nicola Sansolini, arrestato nel 2024 e poi collaboratore degli inquirenti.
Decreti notificati anche al direttore dell’unità operativa complessa Ingegneria Clinica della Asl, Angelo Maiano, e agli altri rup susseguitisi nei procedimenti Rocco lanora e Giuseppe Volpe.
Tra gli indagati anche Francesco Ruggiero, uno dei collaboratori della Manens spa (l’azienda che si è occupata della progettazione dell’imponente opera), Giordano Favero, uno dei soci della Favero Heath Projects spa, Vincenzio Braia, il general manager della Hospital Scientific Consulting srl (la ditta partner della Favero nella fornitura di carrelli) e la dipendente Giuseppina d’Aquino. A riportarlo è TeleBari.
Le accuse, a vario titolo, sono corruzione e turbativa d’asta. L’indagine è uno sviluppo dell’inchiesta del 2024 che rivelò un sistema di appalti pilotati in cambio di tangenti.
Corruzione e appalti truccati da 1,3 milioni di euro, perquisizioni all’Asl di Bari: 7 indagati. Tra loro pubblici ufficiali
Sono in corso perquisizioni da parte della Guardia di Finanza di Bari, in particolare del Nucleo di polizia economico-finanziaria, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari.
L’inchiesta riguarda 7 persone, tra cui 3 pubblici ufficiali, indagate a vario titolo e in concorso per corruzione legata ad atti contrari ai doveri d’ufficio e per turbata libertà degli incanti. A riportarlo è La Repubblica.
Al centro delle indagini vi sono due appalti pubblici per forniture sanitarie, assegnati nel 2024 e nel 2025 dall’Azienda Sanitaria Locale di Bari a due aziende con sede nelle province di Bari e Treviso. Gli appalti, destinati a una struttura ospedaliera del territorio, hanno un valore complessivo di circa 1,3 milioni di euro.
Nell’ambito dell’operazione sono in corso perquisizioni personali, domiciliari e informatiche nelle province di Bari, Treviso e Bergamo. Tra gli atti notificati figura anche un ordine di consegna disposto dalla Procura.







