Ci troviamo ancora una volta all’ospedale Perinei di Altamura al fianco di Francesco Papappicco. Dopo aver parlato dell’Emodinamica e di quanto accaduto nei giorni scorsi a Gravina, questa volta ci occupiamo del servizio urgenza-emergenza del 118. Il medico accende i riflettori sulle problematiche e sulle criticità del lavoro.
Tragedia a Bari, malore fatale sul bus: muore 50enne. Inutili i tentativi di rianimazione del 118
Tragedia nel primo pomeriggio a Bari, dove un uomo di circa 50 anni, di origine straniera, è deceduto dopo aver accusato un malore improvviso mentre si trovava sul bus. L’episodio si è verificato in viale Domenico Cotugno, nei pressi di una fermata.
Immediata la richiesta di soccorso: sul posto è intervenuto il personale sanitario del 118, che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione. Nonostante gli sforzi, però, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenute anche le Forze dell’Ordine.
“C’è un uomo a terra sta male”, è un falso allarme: paziente resuscita e picchia operatori del 118
Torniamo ad occuparci delle aggressioni al personale sanitario del 118. L’ultimo episodio risale a domenica sera ed è avvenuto tra via Giulio Petroni e via Capruzzi. Protagonista un uomo barese, trovato sofferente a terra.
Sul posto è intervenuta un’ambulanza della postazione di piazza Moro. All’arrivo del personale sanitario, l’uomo è “resuscitato” e ha iniziato ad aggredire gli operatori senza alcun motivo.
Bari, 20enne accoltellato a Pane e Pomodoro. Ferito al collo e alla gamba: è grave
Attimi di paura questa sera a Bari dove un 20enne straniero è stato accoltellato nei pressi della spiaggia di Pane e Pomodoro. Il giovane sarebbe stato ferito al collo e a una gamba, sul posto è intervenuto il 118 e il ragazzo è stato trasportato al Pronto Soccorso del Policlinico di Bari. Sul caso indaga la Polizia, al momento dell’aggressore non si sa nulla.
Solo con la sua vecchiaia, Giuseppe cade e si rompe la testa: non c’è tempo da perdere
Giuseppe, l’83enne rimasto solo con la sua vecchiaia, è caduto e si è rotto la testa. Eravamo riusciti ad instaurare un rapporto con lui e stavamo cercando di prendere in mano la situazione, grazie anche ai modi gentili di Giuseppe. Ci siamo precipitati in piazza ad Adelfia in seguito alla caduta, sul posto è intervenuto il 118 ed è chiaro che non c’è più tempo da perdere.
Si sente male, chiama il 118 ma non riesce ad aprire la porta: liberata dai pompieri muore in ospedale a 40 anni
I Carabinieri indagano sulla morte di una 40enne di Racale, morta nella serata di ieri dopo aver accusato un malore in casa. La donna è riuscita a contattare telefonicamente il 118, ma non è riuscita ad aprire la porta della propria abitazione all’arrivo degli operatori sanitari.
Sul posto sono così intervenuti i Vigili del Fuoco. La 40enne è stata trasportata di corsa in ambulanza all’ospedale “Veris Delli Ponti” di Scorrano, dove però è è deceduta poco dopo il ricovero.
I carabinieri hanno avviato le indagini nel tentativo di ricostruire l’esatta dinamica, mentre le cause del malore sono in corso di accertamento.
“Mi sto lasciando andare”, Milena torna a casa ubriaca: “Chiamo sempre il 118 per la terapia” (5)
La storia di Milena, donna di 50 anni conosciuta in tutto il quartiere Japigia, dai servizi sociali e dal Centro di salute mentale, ha colpito da subito la nostra community. La 50enne, oltre a soffrire di disturbi psichiatrici, ha problemi con l’alcol e con la droga, come da lei stesso raccontato.
Ci siamo avvicinati a lei la prima volta dopo che l’ambulanza l’ha trasportata al Centro di salute mentale. Le abbiamo preso un panino e l’abbiamo accompagnata in auto a casa, per aiutarla e per approfondire la sua storia.
Ciò che perplime è l’atteggiamento delle Istituzioni davanti ad una situazione così problematica e quotidiana. In queste condizioni è destinata a morire e vuole essere aiutata, così come ha affermato ai nostri microfoni.
Milena è stata poi trasportata al Pronto Soccorso dell’ospedale Di Venere dopo il solito show in un supermercato. È arrivato il momento di mostrarvi la prima parte dell’intervista registrata a casa sua dove Milena si è aperta ancora una volta con noi, parlando del suo passato, delle sue dipendenze, del rapporto con Antonio e della voglia di cambiare vita.
“Sto male aiutatemi”, centesima chiamata al 118. Milena è un problema sociale: “Riguarda tutti” (4)
La storia di Milena, donna di 50 anni conosciuta in tutto il quartiere Japigia, dai servizi sociali e dal Centro di salute mentale, ha colpito da subito la nostra community. La 50enne, oltre a soffrire di disturbi psichiatrici, ha problemi con l’alcol e con la droga, come da lei stesso raccontato.
Ci siamo avvicinati a lei la prima volta dopo che l’ambulanza l’ha trasportata al Centro di salute mentale. Le abbiamo preso un panino e l’abbiamo accompagnata in auto a casa, per aiutarla e per approfondire la sua storia.
Ciò che perplime è l’atteggiamento delle Istituzioni davanti ad una situazione così problematica e quotidiana. In queste condizioni è destinata a morire e vuole essere aiutata, così come ha affermato ai nostri microfoni.
Milena, ieri, è stata trasportata al Pronto Soccorso dell’ospedale Di Venere dopo il solito show in un supermercato. Presto vi mostreremo l’intervista registrata a casa sua. Quello che vogliamo sottolineare ancora una volta è che Milena è un problema sociale che riguarda tutti.Â
Disturbi psichiatrici, alcol e cocaina. Milena è distrutta: una donna in balia di se stessa (1)
Spesso ci siamo occupati del servizio 118 utilizzato come taxi o navetta, con ambulanze sottratte al territorio. Il caso di cui vi parliamo oggi è emblematico e ha come protagonista Milena, una donna di 50 anni, conosciuta in tutto il quartiere Japigia, dai servizi sociali e dal Centro di salute mentale.
Proprio qui è stata trasportata da un’ambulanza, ma sono diversi i “trasporti” avvenuti in una circostanza anche due volte nello stesso turno del 118. La 50enne, oltre a soffrire di disturbi psichiatrici, ha problemi con l’alcol. Ci siamo avvicinati a lei, abbiamo instaurato un contatto e abbiamo iniziato a conoscere la sua storia.
Lavori all’ospedale, è caos “traslochi”. Operatori del 118 uniti: “Via solo se la sede è adeguata”
L’ombra delle tangenti, le carte sequestrate, la necessità di rifare le procedure d’appalto non sono una giustificazione a ciò a cui abbiamo assistito personalmente a Gravina in Puglia, dove si sta finalmente iniziando i lavori per la riqualificazione del nosocomio Madonna del Piede in ospedale di comunità .
Nessuno mette in dubbio la necessità di dover fare i conti con alcuni preventivabili disagi, ma essersi ridotti all’ultimo momento per individuare una sede alternativa per la postazione del 118, collocata proprio nella struttura, è una estrema leggerezza. Il 28 ottobre scorso c’eravamo anche noi quando tutta la corte celeste degli aventi parola in questo “trasloco” hanno incontrato tutti i componenti degli equipaggi del 118.
Un caos generale dettato anche dall’incertezza della nuova e temporanea collocazione. Due stanze, poi tre, forse quattro, ma facciamo cinque con il bagno nel corridoio da sistemare e uno interno a quella che dovrebbe essere la stanza dei medici. Tutto questo mentre gli equipaggi erano impegnati nel salvare la vita a un uomo di 60 anni colto da infarto. Uno stemi portato nell’Emodinamica del Miulli, per fortuna non occupata, perché in quella dell’incompleto ospedale della Murgia non è possibile trattare le emergenze.
Ma restiamo sul pezzo. Abbiamo toccato con mano l’estrema difficoltà di gestire qualcosa che si sarebbe potuta valutare fin dall’inizio. Medici, infermieri, autisti e soccorritori hanno messo le cose in chiaro: “Senza una sistemazione adeguata e fin da subito a regime da qui non ci spostiamo”.
Quello del 118, infatti, è un servizio di emergenza h24. Il personale passa in quei luoghi gran parte della propria giornata e deve dunque avere tutto il necessario per riposare, farsi una doccia, andare in bagno, tanto per dare qualche esempio. Secondo quello che siamo riusciti ad apprendere, a complicare le operazioni di “trasloco” dei servizi all’interno della struttura c’è stata anche la presa di posizione di qualcuno, niente affatto disposto ad abbandonare la propria sede.
I tempi però stringono e non si può rischiare di perdere il finanziamento milionario. Entro giugno del 2026 deve essere tutto ultimato, non ci sono proroghe al PNRR. Insomma, l’ennesimo pasticcio al quale si sta trovando una soluzione mentre gli operai della ditta incaricata stanno provvedendo a delimitare l’area di cantiere.
Ma sono anche altre le ragioni del particolare sconcerto. Per consentire il recupero di spazi adatti ad accogliere temporaneamente i servizi assicurati nei locali interessati dai lavori si sono sbaraccate la stanza silente dell’Otorino e le sale dell’Odontoiatria, quando per molti sarebbe stato meno complesso e dispendioso adibire a buffer altre zone dell’ospedale. Insomma, dopo questo gran caos, la speranza è che si possa fare di tutto per assicurare la giusta dignità a tutti gli operatori, non solo del 118 e minor disagio all’utenza.









