Appalti sospetti, 16 indagati a Torricella per corruzione e turbativa d’asta: chiesti arresti per vicesindaco e assessore

Richiesta di arresto in carcere per il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici di Torricella (Taranto) Michele Franzoso nell’ambito di una inchiesta della Procura di Taranto su presunte irregolarità negli appalti pubblici.

I carabinieri hanno notificato ieri 16 avvisi di garanzia tra amministratori, tecnici comunali e imprenditori. Il pubblico ministero Enrico Bruschi contesta, a vario titolo, reati che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione fino all’autoriciclaggio e al peculato.

Secondo l’accusa, alcune gare sarebbero state pilotate per indirizzare l’affidamento dei lavori. Per nove indagati è stata chiesta la custodia cautelare in carcere, mentre per altri due i domiciliari.

Nell’inchiesta risultano coinvolti anche un consigliere comunale, un dirigente dell’ufficio tecnico, un avvocato e diversi imprenditori. Sotto verifica vari interventi pubblici, tra cui opere su impianti sportivi e lavori sul territorio comunale, come il waterfront della frazione di Monacizzo.

Il giudice per le indagini preliminari Giovanni Caroli ha fissato al 2 aprile gli interrogatori preventivi. L’indagine punta a chiarire responsabilità e rapporti tra amministratori, apparati tecnici e operatori economici nella gestione degli appalti.

Appalti più costosi, ex vertici della Protezione civile accusati di danno erariale: Lerario ancora nei guai

La Regione Puglia avrebbe subito un danno erariale a causa di appalti irregolari, secondo quanto sostenuto dalla Procura regionale della Corte dei conti. Nel mirino finiscono l’ex capo della Protezione civile, Mario Lerario, e il suo braccio destro Antonio Mercurio, già coinvolti in un procedimento penale sugli appalti per l’ospedale Covid alla Fiera del Levante.

Dagli iniziali 180mila euro di danno contestati, le accuse si sono ridotte a 81mila euro, in parte grazie alle argomentazioni difensive. Le somme sarebbero state spese ingiustificatamente per favorire gli imprenditori Francesco Girardi e Vito Vincenzo Leo.

Gli atti di citazione riguardano lavori pubblici come il parcheggio dell’ospedale Covid, la manutenzione di giardini e uffici regionali e interventi nella sede del Centro sperimentale del cinema. Le indagini della Guardia di finanza hanno evidenziato un meccanismo che applicava l’Iva al 22% invece del 10%, coprendo gli aumenti di spesa verso i due imprenditori.

Lerario e Mercurio potranno ora presentare memorie e documenti per difendersi nel giudizio di responsabilità amministrativa, aperto con gli atti notificati nei giorni scorsi.

Inaugurato ma zero pazienti ospitati finisce già al centro di un’inchiesta: le ombre sull’ospedale Monopoli-Fasano

Il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, ancora non entrato in funzione e senza aver ricoverato alcun paziente, è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Bari per presunta corruzione e turbativa d’asta legate agli appalti per la sua realizzazione.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dai pm Savina Toscani, Claudio Pinto e Antonio D’Antona, ha portato la Guardia di Finanza a effettuare perquisizioni in abitazioni, studi professionali e negli uffici tecnici e amministrativi dell’ospedale Di Venere di Bari, dove lavorano alcuni dei funzionari indagati.

Tra questi figurano dirigenti dell’Asl Bari come Angelo Maiano (direttore di Ingegneria clinica), Giuseppe Volpe (direttore amministrativo dell’area sud) e Rocco Ianora (dirigente dell’Area tecnica). Nell’inchiesta compare anche Nicola Sansolini, già arrestato nel 2024 nella prima indagine sulle tangenti nell’Asl.

Secondo l’ipotesi della Procura, alcuni imprenditori avrebbero pagato mazzette per pilotare alcune gare d’appalto relative alla costruzione e alle forniture del nuovo ospedale, struttura da 300 posti letto e 10 sale operatorie. Il progetto, inizialmente finanziato con 116 milioni di euro, ha superato i 200 milioni di costo a causa di numerose varianti in corso d’opera.

Nel registro degli indagati compaiono anche rappresentanti di aziende coinvolte negli appalti, tra cui Giordano Favero della Favero Health Projects, Vincenzo Braia e Giuseppina D’Aquino della Hospital Scientific Consulting, oltre all’ingegnere barese Francesco Ruggiero, docente del Politecnico e direttore dei lavori del progetto.

Sotto la lente degli investigatori ci sono in particolare due gare: una da 413 mila euro per le pareti attrezzate e una da 889 mila euro per i carrelli sanitari. La Guardia di Finanza ha acquisito documenti, email e appunti dagli uffici dei responsabili dei procedimenti e analizzerà anche i telefoni degli indagati per cercare eventuali prove di accordi illeciti.

L’indagine rappresenta il primo passo pubblico di un’attività investigativa svolta finora in modo riservato, durante la quale sono state ascoltate diverse persone informate sui fatti, tra cui l’ex assessore regionale al Bilancio Fabiano Amati, grande sostenitore del progetto.

L’ospedale era stato inaugurato il 25 luglio dall’allora governatore Michele Emiliano, ma a più di sette mesi dall’inaugurazione non è ancora operativo, situazione che ha spinto Amati a chiedere chiarimenti sull’apertura e a ipotizzare un eventuale ricorso alla magistratura.

Appalti illeciti di manodopera, blitz della Finanza in Italia: 2 arresti e 14 indagati. Perquisizioni anche in Puglia

I militari del Gruppo di Portogruaro (Venezia) e del I Gruppo Trieste della Guardia di Finanza hanno accertato 120 posizioni lavorative irregolari e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 5,4 milioni di euro nell’ambito di una operazione contro gli appalti illeciti di manodopera, denominata “Dirty Delivery”, coordinata dalla Procura del capoluogo giuliano.

Le Fiamme gialle hanno disarticolato un sistema fraudolento nel settore della logistica basato sulla somministrazione irregolare di lavoratori e su connesse frodi fiscali indagando 14 persone, di cui 5 per associazione per delinquere. Il Gip del Tribunale di Trieste ha disposto due misure cautelari personali – una in carcere e una ai domiciliari – e sequestri preventivi per oltre 750 mila euro.

Sono state inoltre eseguite perquisizioni in 20 sedi tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche e Puglia. Al centro del meccanismo c’era una rete di società cartiere intestate a prestanome, utilizzate come “serbatoi di manodopera” – il cosiddetto caporalato grigio – per aggirare le norme su lavoro e contratti collettivi.

Attraverso fittizi appalti di servizi, le imprese coinvolte dissimulavano la fornitura illecita di personale, generando indebiti crediti Iva e omettendo versamenti fiscali e contributivi, con danni rilevanti per l’Erario e per i lavoratori.

Bari, tangenti in cambio di appalti e corruzione: Mario Lerario verso il patteggiamento

Potrebbe concludersi con una condanna in appello a un anno e due mesi di reclusione il processo all’ex dirigente della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, a giudizio per corruzione per le presunte tangenti (35mila euro) ricevute da un imprenditore di Giovinazzo (Bari), Antonio Illuzzi, a fronte di appalti per circa due milioni di euro.

I fatti si riferiscono al periodo 2020-2021, in piena emergenza pandemica. I difensori di Lerario, gli avvocati Michele Laforgia e Paola Avitabile, hanno infatti rinunciato ai motivi di impugnazione (in primo grado Lerario era stato condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione in abbreviato) e concordato con la Procura generale una pena a un anno e due mesi di reclusione, in continuazione con una precedente condanna a quattro anni e quattro mesi, sempre per corruzione, diventata definitiva e già scontata.

Quest’ultima condanna fa riferimento alle due tangenti da 20mila e da 10mila euro intascate da Lerario da due imprenditori che avevano in corso con la Regione Puglia appalti per la realizzazione di strutture anche per l’emergenza Covid. Per questi fatti Lerario fu arrestato il 23 dicembre 2021.

“A questo esito – spiegano i legali in una nota – si è arrivati in considerazione dell’aumento in continuazione già disposto dalla prima sentenza, irrevocabile, della integrale espiazione della condanna irrogata in quel giudizio e del percorso di piena resipiscenza compiuto dall’imputato nel corso degli ultimi anni”. Il processo è stato rinviato all’11 febbraio per la discussione della difesa di Illuzzi, condannato a quattro anni di reclusione in primo grado. Poi, la Corte d’Appello deciderà relativamente alla posizione di entrambi gli imputati.

Appalti in Puglia, ok della Consulta alla paga minima di 9 euro per i dipendenti delle aziende vincitrici

Via libera, dalla Consulta, alla normativa della Regione Puglia che ha introdotto come criterio di selezione delle ditte che partecipano a gare di appalto pubbliche quello della retribuzione oraria di almeno nove euro l’ora per i dipendenti delle imprese che aspirano a vincere i bandi.

Con la sentenza numero 188, depositata oggi, infatti la Corte costituzionale – respingendo il ricorso di Palazzo Chigi contro i ‘paletti’ fissati dalla legge regionale – ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri nei confronti dell’articolo 2, comma 2, della legge della Regione Puglia numero 30 del 2024 e della sua successiva modifica con legge regionale numero 39 del 2024.

“Siamo la prima regione d’Italia ad avere introdotto una legislazione che prevede un salario minimo per tutti i lavoratori diretti ed indiretti della Regione Puglia. Come per altri casi, come lo screening obbligatorio per i neonati, siamo gli unici in Italia a tutelare alcuni diritti fondamentali. E di questo siamo molto orgogliosi”. Questo il commento del governatore uscente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

“La Regione Puglia – sottolinea – ha salvaguardato gli stipendi dei lavoratori impiegati negli appalti regionali. La Corte costituzionale, con sentenza n. 188 depositata oggi, ha rigettato l’impugnazione promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in accoglimento di tutte le eccezioni formulate dall’Avvocatura regionale. La Corte ha ritenuto quindi pienamente legittima la legge regionale pugliese n. 30/2024, che ha fissato la soglia retributiva minima a salvaguardia dei lavoratori assunti dalle imprese che partecipano alle gare bandite dalla Regione Puglia e dai suoi enti strumentali”. “Si tratta – conclude Emiliano – di una vittoria importantissima: la Puglia è la prima Regione che ha tutelato le retribuzioni, in mancanza di qualsivoglia analoga tutela da parte dello Stato”.

“La sentenza della Corte costituzionale che oggi conferma la legge della Regione Puglia sul salario minimo rappresenta un punto di partenza importante per restituire dignità ed equità al lavoro di tantissime persone”. Queste le parole del nuovo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. “Nei prossimi anni – aggiunge Decaro – sperimenteremo questa norma a partire dagli appalti regionali e dalle concessioni affidate dalla Regione e dai suoi enti strumentali, condividendo con tutti i soggetti del partenariato socio-economico gli effetti di queste disposizioni, anche in vista di possibili estensioni. Perché un lavoro giusto, che valorizza e gratifica chi lo svolge, è anche uno strumento di forza e di competitività per le imprese”. “In Puglia – conclude Decaro – ci impegniamo affinché il lavoro sia sempre giusto e adeguatamente retribuito”.

Appalti in cambio di voti e favori, a processo i fratelli Pisicchio: 10 gli indagati totali. Processo al via a marzo

Il gup di Bari Nicola Bonante ha rinviato a giudizio i 10 imputati, tra cui l’ex assessore pugliese Alfonsino Pisicchio e il fratello Enzo, accusati a vario titolo di corruzione, turbata libertà degli incanti, falso, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione di fatture false.

Il processo inizierà il 5 marzo dinanzi al Tribunale collegiale. Nell’udienza preliminare si sono costituiti parti civili la Regione Puglia e il Comune di Bari. Tra le vicende contestate dalla Procura ai fratelli Pisicchio, a funzionari pubblici e imprenditori, c’è l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per il servizio di riscossione di imposte e tributi comunali.

Stando all’ipotesi accusatoria, i fratelli Pisicchio avrebbero fatto da intermediari tra un imprenditore e i pubblici ufficiali per agevolare l’aggiudicazione della gara, ottenendo in cambio regali, come mobili, tablet, un’auto, il pagamento di feste private, denaro e anche assunzioni o promesse di assunzioni per garantirsi – nel caso di Alfonsino Pisicchio – successivo consenso elettorale.

Nel procedimento sono contestate anche truffe alla Regione sulla erogazione di contributi per l’imprenditoria per diversi milioni di euro, messe in atto – secondo l’accusa – attraverso la predisposizione di polizze fideiussorie false.

Appalti in cambio dell’assunzione di un conoscente: a processo il comandante della Polizia Locale di Polignano

Il comandante della Polizia Locale di Polignano a Mare, Fernando Virgilio, è a processo perché accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità. Nella giornata di ieri si è tenuta la prima udienza al Tribunale di Bari.

Secondo l’accusa avrebbe esercitato pressioni su un imprenditore per far assumere un suo conoscente all’interno di una società che poi si è aggiudicata la proroga di un appalto per servizi cimiteriali comunali e l’affidamento diretto per i lavori di manutenzione della segnaletica stradale.

I fatti risalgono al periodo da giugno 2021 a ottobre 2022. Alla sbarra anche una dipendente comunale per aver consultato abusivamente il sistema informatico dell’anagrafe, su disposizione dello stesso Comandante.

Triggiano, appalti truccati al Comune: il 17 dicembre udienza preliminare per l’ex sindaco Donatelli

Si terrà il 17 dicembre, nel Tribunale di Bari, l’udienza preliminare nei confronti di 17 persone, tra cui l’ex sindaco di Triggiano Antonio Donatelli, accusate di aver truccato un appalto da un milione e 800mila euro per assicurare all’ex primo cittadino il sostegno finanziario per la campagna elettorale in occasione delle amministrative 2021.

Il pm Pinto ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco, arrestato un anno fa nell’inchiesta sulla presunta associazione a delinquere promossa e diretta dal fondatore del movimento politico ‘Sud al Centro’, Alessandro Cataldo, e tornato libero qualche settimana dopo.

Le accuse, a vario titolo, sono corruzione, turbativa d’asta, falso aggravato e subappalto non autorizzato. La turbativa d’asta si riferisce all’appalto da 1,8 milioni di euro per i lavori di realizzazione del Parco Urbano San Lorenzo.

Il reato di falso invece per l’affidamento dell’incarico per installare nuovi condizionatori d’aria negli uffici comunali ad una ditta a lui vicina. Secondo la Procura  è stato dichiarato falsamente che riparare l’impianto esistente sarebbe stato antieconomico. Il Comune potrà costituirsi parte civile.

“Appalti in cambio di voti” a Molfetta, arriva la sospensione bis: Minervini non può fare il sindaco da casa

Il prefetto di Bari, Francesco Russo, ha adottato un nuovo decreto di sospensione nei confronti di Tommaso Minervini. Dopo la decisione del Tribunale del Riesame che ha revocato i domiciliari, il 70enne non potrà comunque ricoprire il ruolo di primo cittadino e potrà avvicinarsi agli uffici del Comune solo su autorizzazione del gip di Trani, Marina Chiddo.

In base al decreto 235/2012 il divieto di avvicinamento comporta la sospensione dalle cariche elettive “quando riguarda la sede dove si svolge il mandato elettorale”.

Minervini era stato arrestato il 4 giugno nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta concessione di appalti in cambio di voti. Il primo cittadino ha lasciato gli arresti domiciliari ed è tornato in libertà, come stabilito dal tribunale del Riesame che ha però disposto la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per un anno..