Bari, Comune e Prefettura firmano il patto antimafia: controlli rafforzati su appalti, B&B e locali

Comune di Bari e Prefettura rafforzano la lotta alle infiltrazioni della criminalità organizzata con un nuovo protocollo d’intesa volto a tutelare il tessuto economico e sociale della città. L’accordo, sottoscritto alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine, arriva a due anni dall’operazione “Codice Interno”, che portò all’arresto di 130 persone.

Cinque i punti principali del protocollo: estensione dei controlli antimafia a subappalti e concessioni, obbligo di iscrizione alle White List nei bandi pubblici, monitoraggio dei flussi di manodopera attraverso un tavolo interforze in Prefettura, vigilanza su locali notturni e bed and breakfast, considerati settori a rischio riciclaggio, e maggiori verifiche sulle società partecipate, con controlli sui carichi pendenti e piena applicazione del codice dei contratti pubblici. Il sindaco Vito Leccese ha inoltre annunciato la conclusione del monitoraggio esterno sulle società partecipate Multiservizi e Amiu Puglia.

Tra le principali novità figura l’estensione dell’obbligo del Comune di acquisire l’informazione antimafia anche per gli affidamenti esclusi dal codice antimafia. In particolare, anche per gli affidamenti di importo inferiore al 20% delle soglie previste dalla legge, il Comune dovrà richiedere tale documentazione, aumentando drasticamente il livello dei controlli. Viene inoltre anticipato l’obbligo di iscrizione nelle White List della Prefettura – gli elenchi delle imprese che hanno superato gli specifici controlli antimafia – rendendolo necessario già al momento della partecipazione alle gare e applicandolo anche ai subcontraenti.

Il Protocollo introduce, inoltre, l’obbligo di inserire negli atti di gara specifiche clausole risolutive espresse nei contratti pubblici. In caso di emissione di un’informazione interdittiva antimafia nei confronti dell’impresa affidataria o di un subcontraente, oltre agli obblighi già previsti dalla normativa, la risoluzione del contratto scatterà automaticamente in forza della clausola contrattuale, con l’applicazione delle relative penali. Analoga clausola è prevista anche nei casi di gravi e reiterate violazioni delle norme sul collocamento, sull’igiene e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, estendendo gli effetti anche ai subappalti e rafforzando così le tutele per i lavoratori lungo tutta la filiera degli appalti.

Il Protocollo prevede inoltre controlli rafforzati nei settori del commercio e del turismo, il monitoraggio dei servizi sociali e delle società partecipate, la completa tracciabilità dei flussi finanziari e la digitalizzazione dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici, con un tavolo permanente di monitoraggio coordinato dalla Prefettura.

“Con la sottoscrizione di questo Protocollo – dichiara il sindaco Vito Leccese – compiamo un ulteriore passo avanti nel percorso di rafforzamento delle azioni di contrasto all’illegalità e di tutela dell’economia sana della nostra città. Come ci ha ricordato tempo fa l’ex presidente della Corte d’Appello Franco Cassano, è proprio in quella zona grigia dell’economia che si annidano pericolosamente gli intrecci con la criminalità: per questo abbiamo il dovere di rendere i controlli sempre più efficaci e stringenti. Questo Protocollo va esattamente in questa direzione.

Dal febbraio del 2025 la città ha seguito con attenzione e puntualità le indicazioni del Ministero dell’Interno per elevare i presidi di contrasto a ogni forma di illegalità. Dopo più di dodici mesi dall’avvio di quel percorso si è concluso anche il monitoraggio disposto dalla Prefettura nei confronti delle società partecipate Multiservizi e AMIU”.

Ombre sugli appalti al De Bellis, il nuovo direttore affronta Antonio: “Disposto ad approfondire”

Torniamo ad occuparci della storia di Vincenzio Delvecchio, 50enne di Barletta tra le 12 persone nei confronti delle quali la Procura di Pescara ha chiesto il rinvio a giudizio relativamente allo scandalo sul fallimento milionario della Modus Fm. Delvecchio è un uomo di Emiliano e del PD, ma è soprattutto il Presidente del Comitato di Indirizzo e Verifica dell’IRCCS Saverio De Bellis di Castellana Grotte.

Dopo la pubblicazione del nostro primo articolo, l’inchiesta “indigesta” si è allargata. Siamo venuti a conoscenza di un altro affidamento al De Bellis senza gara che risale allo scorso settembre e ci siamo recati d’urgenza in ospedale a causa del nostro fortissimo mal di pancia.

Dopo aver trovato un posto nel parcheggio al termine di un’odissea, abbiamo teso un “agguato” al nuovo direttore generale per fare chiarezza su quanto abbiamo scoperto. È arrivato il momento di farvi vedere come ha risposto alle nostre domande.

Ombre sugli appalti al De Bellis, il mal di pancia é troppo forte: “Agguato” al nuovo Direttore (1)

Il mal di pancia di Antonio è troppo forte. Torniamo ad occuparci della storia di Vincenzio Delvecchio, 50enne di Barletta tra le 12 persone nei confronti delle quali la Procura di Pescara ha chiesto il rinvio a giudizio relativamente allo scandalo sul fallimento milionario della Modus Fm.

Delvecchio è un uomo di Emiliano e del PD, ma è soprattutto il Presidente del Comitato di Indirizzo e Verifica dell’IRCCS Saverio De Bellis di Castellana Grotte.

Dopo la pubblicazione del nostro primo articolo, l’inchiesta “indigesta” si è allargata. Siamo venuti a conoscenza di un altro affidamento al De Bellis senza gara che risale allo scorso settembre e ci siamo recato d’urgenza al De Bellis. Dopo aver trovato un posto nel parcheggio al termine di un’odissea, abbiamo teso un agguato al nuovo direttore generale per fare chiarezza su quanto abbiamo scoperto.

Ombre sugli appalti, Antonio corre al De Bellis. Delirio nel parcheggio: il mal di pancia non passa

Il mal di pancia di Antonio non passa. Torniamo ad occuparci della storia di Vincenzio Delvecchio, 50enne di Barletta tra le 12 persone nei confronti delle quali la Procura di Pescara ha chiesto il rinvio a giudizio relativamente allo scandalo sul fallimento milionario della Modus Fm.

Delvecchio è un uomo di Emiliano e del PD, ma è soprattutto il Presidente del Comitato di Indirizzo e Verifica dell’IRCCS Saverio De Bellis di Castellana Grotte.

Dopo la pubblicazione del nostro primo articolo, l’inchiesta “indigesta” si è allargata. Siamo venuti a conoscenza di un altro affidamento al De Bellis senza gara che risale allo scorso settembre.

Nonostante il mal di pancia, Antonio si è messo alla guida dell’ufficio di Quinto Potere e si è recato al De Bellis. E nell’area parcheggio è successo davvero di tutto.

Tangenti per appalti pilotati a Martina Franca: tre persone ai domiciliari. Tra loro funzionario comunale – NOMI

Scattano tre arresti domiciliari e due misure interdittive nell’inchiesta sugli appalti pilotati al Comune di Martina Franca. Il gip Alessandra Rita Romano ha disposto i domiciliari per Antonio Raguso, funzionario comunale del settore Verde Pubblico, accusato di corruzione aggravata per presunte tangenti legate all’assegnazione di lavori sulle aree verdi cittadine.

Ai domiciliari anche gli imprenditori Cosimo Caliandro ed Emil Costin Ragulea. Secondo l’accusa, Caliandro avrebbe versato dei soldi per ottenere un appalto relativo al rifacimento del manto erboso di Villa Garibaldi, mentre Ragulea avrebbe pagato per un affidamento da 38mila euro sulla manutenzione degli alberi comunali.

Ragulea è inoltre indagato per traffico di influenze illecite insieme all’avvocato Fernando Rinaldi e alla moglie Romina De Matteis. Per i pm, la coppia avrebbe promesso favori per l’iscrizione dell’imprenditore al registro artigiani della Camera di commercio di Taranto, chiamando in causa anche il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, che però sarebbe stato estraneo alla richiesta di denaro.

Rinaldi ha sostenuto che si trattasse di un compenso professionale. Per lui il gip ha disposto la sospensione dalla professione forense per un anno, mentre è stata respinta la richiesta di domiciliari per De Matteis. Infine, all’imprenditore Giuseppe Fornaio è stato imposto il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per 12 mesi.

Martina Franca, tangenti sugli appalti del verde pubblico: chiesti 6 arresti. Tra loro funzionario comunale

La Procura di Taranto ha chiesto la custodia cautelare in carcere per un funzionario del Comune di Martina Franca, coinvolto in un’inchiesta per corruzione aggravata legata agli appalti del verde pubblico. Secondo gli investigatori, il dipendente comunale avrebbe ricevuto tangenti da tre imprenditori in cambio dell’affidamento diretto di lavori per la manutenzione delle aree verdi cittadine.

Nell’ambito della stessa indagine, i pm hanno richiesto gli arresti domiciliari per altre cinque persone, tra cui i tre imprenditori coinvolti e una coppia accusata anche di traffico di influenze illecite.

Un passaggio decisivo dell’inchiesta è previsto per il prossimo 12 maggio, quando gli indagati compariranno davanti al gip per gli interrogatori di garanzia. Gli inquirenti puntano a chiarire il presunto sistema di favori e mazzette che avrebbe condizionato la gestione degli appalti pubblici nel settore del verde urbano.

Appalti sospetti, 16 indagati a Torricella per corruzione e turbativa d’asta: chiesti arresti per vicesindaco e assessore

Richiesta di arresto in carcere per il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici di Torricella (Taranto) Michele Franzoso nell’ambito di una inchiesta della Procura di Taranto su presunte irregolarità negli appalti pubblici.

I carabinieri hanno notificato ieri 16 avvisi di garanzia tra amministratori, tecnici comunali e imprenditori. Il pubblico ministero Enrico Bruschi contesta, a vario titolo, reati che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione fino all’autoriciclaggio e al peculato.

Secondo l’accusa, alcune gare sarebbero state pilotate per indirizzare l’affidamento dei lavori. Per nove indagati è stata chiesta la custodia cautelare in carcere, mentre per altri due i domiciliari.

Nell’inchiesta risultano coinvolti anche un consigliere comunale, un dirigente dell’ufficio tecnico, un avvocato e diversi imprenditori. Sotto verifica vari interventi pubblici, tra cui opere su impianti sportivi e lavori sul territorio comunale, come il waterfront della frazione di Monacizzo.

Il giudice per le indagini preliminari Giovanni Caroli ha fissato al 2 aprile gli interrogatori preventivi. L’indagine punta a chiarire responsabilità e rapporti tra amministratori, apparati tecnici e operatori economici nella gestione degli appalti.

Appalti più costosi, ex vertici della Protezione civile accusati di danno erariale: Lerario ancora nei guai

La Regione Puglia avrebbe subito un danno erariale a causa di appalti irregolari, secondo quanto sostenuto dalla Procura regionale della Corte dei conti. Nel mirino finiscono l’ex capo della Protezione civile, Mario Lerario, e il suo braccio destro Antonio Mercurio, già coinvolti in un procedimento penale sugli appalti per l’ospedale Covid alla Fiera del Levante.

Dagli iniziali 180mila euro di danno contestati, le accuse si sono ridotte a 81mila euro, in parte grazie alle argomentazioni difensive. Le somme sarebbero state spese ingiustificatamente per favorire gli imprenditori Francesco Girardi e Vito Vincenzo Leo.

Gli atti di citazione riguardano lavori pubblici come il parcheggio dell’ospedale Covid, la manutenzione di giardini e uffici regionali e interventi nella sede del Centro sperimentale del cinema. Le indagini della Guardia di finanza hanno evidenziato un meccanismo che applicava l’Iva al 22% invece del 10%, coprendo gli aumenti di spesa verso i due imprenditori.

Lerario e Mercurio potranno ora presentare memorie e documenti per difendersi nel giudizio di responsabilità amministrativa, aperto con gli atti notificati nei giorni scorsi.

Inaugurato ma zero pazienti ospitati finisce già al centro di un’inchiesta: le ombre sull’ospedale Monopoli-Fasano

Il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, ancora non entrato in funzione e senza aver ricoverato alcun paziente, è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Bari per presunta corruzione e turbativa d’asta legate agli appalti per la sua realizzazione.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dai pm Savina Toscani, Claudio Pinto e Antonio D’Antona, ha portato la Guardia di Finanza a effettuare perquisizioni in abitazioni, studi professionali e negli uffici tecnici e amministrativi dell’ospedale Di Venere di Bari, dove lavorano alcuni dei funzionari indagati.

Tra questi figurano dirigenti dell’Asl Bari come Angelo Maiano (direttore di Ingegneria clinica), Giuseppe Volpe (direttore amministrativo dell’area sud) e Rocco Ianora (dirigente dell’Area tecnica). Nell’inchiesta compare anche Nicola Sansolini, già arrestato nel 2024 nella prima indagine sulle tangenti nell’Asl.

Secondo l’ipotesi della Procura, alcuni imprenditori avrebbero pagato mazzette per pilotare alcune gare d’appalto relative alla costruzione e alle forniture del nuovo ospedale, struttura da 300 posti letto e 10 sale operatorie. Il progetto, inizialmente finanziato con 116 milioni di euro, ha superato i 200 milioni di costo a causa di numerose varianti in corso d’opera.

Nel registro degli indagati compaiono anche rappresentanti di aziende coinvolte negli appalti, tra cui Giordano Favero della Favero Health Projects, Vincenzo Braia e Giuseppina D’Aquino della Hospital Scientific Consulting, oltre all’ingegnere barese Francesco Ruggiero, docente del Politecnico e direttore dei lavori del progetto.

Sotto la lente degli investigatori ci sono in particolare due gare: una da 413 mila euro per le pareti attrezzate e una da 889 mila euro per i carrelli sanitari. La Guardia di Finanza ha acquisito documenti, email e appunti dagli uffici dei responsabili dei procedimenti e analizzerà anche i telefoni degli indagati per cercare eventuali prove di accordi illeciti.

L’indagine rappresenta il primo passo pubblico di un’attività investigativa svolta finora in modo riservato, durante la quale sono state ascoltate diverse persone informate sui fatti, tra cui l’ex assessore regionale al Bilancio Fabiano Amati, grande sostenitore del progetto.

L’ospedale era stato inaugurato il 25 luglio dall’allora governatore Michele Emiliano, ma a più di sette mesi dall’inaugurazione non è ancora operativo, situazione che ha spinto Amati a chiedere chiarimenti sull’apertura e a ipotizzare un eventuale ricorso alla magistratura.

Appalti illeciti di manodopera, blitz della Finanza in Italia: 2 arresti e 14 indagati. Perquisizioni anche in Puglia

I militari del Gruppo di Portogruaro (Venezia) e del I Gruppo Trieste della Guardia di Finanza hanno accertato 120 posizioni lavorative irregolari e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 5,4 milioni di euro nell’ambito di una operazione contro gli appalti illeciti di manodopera, denominata “Dirty Delivery”, coordinata dalla Procura del capoluogo giuliano.

Le Fiamme gialle hanno disarticolato un sistema fraudolento nel settore della logistica basato sulla somministrazione irregolare di lavoratori e su connesse frodi fiscali indagando 14 persone, di cui 5 per associazione per delinquere. Il Gip del Tribunale di Trieste ha disposto due misure cautelari personali – una in carcere e una ai domiciliari – e sequestri preventivi per oltre 750 mila euro.

Sono state inoltre eseguite perquisizioni in 20 sedi tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche e Puglia. Al centro del meccanismo c’era una rete di società cartiere intestate a prestanome, utilizzate come “serbatoi di manodopera” – il cosiddetto caporalato grigio – per aggirare le norme su lavoro e contratti collettivi.

Attraverso fittizi appalti di servizi, le imprese coinvolte dissimulavano la fornitura illecita di personale, generando indebiti crediti Iva e omettendo versamenti fiscali e contributivi, con danni rilevanti per l’Erario e per i lavoratori.