Ospedale Covid alla Fiera del Levante, la Regione Puglia restituisce i padiglioni: “Mantenimento insostenibile”

I quattro padiglioni della Fiera del Levante di Bari adibiti ad ospedale Covid durante la pandemia saranno restituiti dalla Regione Puglia alla Nuova Fiera del Levante, che ne è proprietaria, entro il 30 novembre.

Lo ha stabilito la giunta regionale ritenendo, sulla base di un’istruttoria tecnica, “che il mantenimento a uso sanitario permanente” della struttura “non è sostenibile per l’ente regionale né urbanisticamente né economicamente”.

Sull’ospedale Covid è in corso un processo per reati contro la pubblica amministrazione poiché il suo costo sarebbe aumentato dai 9,5 milioni iniziali a 21 milioni.

La delibera approva quindi gli interventi di rimozione dei moduli interni e delle opere emergenziali, il ripristino della configurazione originaria e il mantenimento — previo accordo — delle principali infrastrutture impiantistiche e di climatizzazione a beneficio del compendio immobiliare della Fiera. La Giunta ha quindi stanziato le somme necessarie per la realizzazione dell’intervento.

Corruzione e appalti pilotati, a processo i Pisicchio: la Regione Puglia non sarà parte civile il Comune di Bari sì

La Regione Puglia non sarà parte civile nel processo che vede imputati l’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, il fratello Enzo e altre otto persone accusate, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, falso, truffa e reati legati a finanziamenti pubblici. Lo ha deciso il tribunale di Bari, che ha invece ammesso la costituzione di parte civile del Comune di Bari.

La richiesta di esclusione della Regione era stata avanzata dalla difesa di Pisicchio, che aveva evidenziato come, dopo la modifica dei capi d’imputazione, all’ex assessore non venga più contestato di aver agito abusando del proprio ruolo istituzionale. Contestate anche dalla difesa alcune presunte genericità nelle accuse di corruzione e turbativa degli incanti.

Tra i fatti al centro dell’inchiesta figura l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per la riscossione di tributi comunali. Secondo l’accusa, i fratelli Pisicchio avrebbero favorito l’aggiudicazione della gara facendo da intermediari tra imprenditori e pubblici ufficiali, ottenendo in cambio regali, denaro, utilità personali e promesse di assunzioni.

Nel procedimento rientrano anche presunte truffe milionarie sui contributi regionali alle imprese, che sarebbero state realizzate attraverso l’utilizzo di fideiussioni false.

Regione Puglia, il Tar respinge i ricorsi di altri candidati consiglieri: Vendola resta fuori

Il Tar di Bari ha respinto i ricorsi elettorali presentati da sette candidati consiglieri regionali non eletti nelle scorse elezioni di novembre. Restano fuori dal Consiglio regionale le liste di Alleanza Verdi Sinistra (l’ex governatore Nichi Vendola e l’ex assessora Annagrazia Maraschio) e Avanti Popolari con Decaro e la candidata Lucia Parchitelli, prima dei non eletti nel Partito democratico.

Lo scorso 7 maggio, il Tar aveva respinto i ricorsi presentati dai candidati non eletti Domenico Damascelli (Fratelli d’Italia), Sergio Blasi (Pd) e Francesca Bottalico (Decaro presidente). La composizione del Consiglio regionale, dunque, non cambia.

I giudici amministrativi pugliesi, nel caso di Vendola e Avs, hanno rilevato come “il legislatore regionale pugliese ha inteso, con tutta evidenza, attribuire alla soglia di sbarramento il compito di ammettere al riparto dei seggi solo liste dotate di rappresentatività complessiva superiore al 4% del totale dei voti validi, non già del totale dei voti espressi per le sole liste”. Avs ha raggiunto il 3,78%, mentre per i ricorrenti alla lista spettava il 4,86%.

Parchitelli, invece, sosteneva che alla lista del Pd nella circoscrizione di Bari sarebbero spettati 4 seggi, anziché 3, e che complessivamente la maggioranza avrebbe dovuto ottenere più dei 29 seggi effettivamente attribuiti. Anche il suo ricorso, però, è stato dichiarato infondato e respinto.

Regione Puglia, Emiliano convocato il 21 maggio dal Csm: in pausa la nomina a consulente giuridico

Continua il braccio di ferro sul futuro di Michele Emiliano dopo la fine del suo mandato alla guida della Regione Puglia. La terza commissione del Csm ha infatti deciso di rinviare ogni decisione sulla nomina dell’ex governatore a consulente della commissione d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro in Italia, convocandolo il prossimo 21 maggio per discutere del suo rientro in magistratura.

L’audizione servirà a chiarire le intenzioni di Emiliano rispetto al ritorno in servizio come pubblico ministero. Tra le sedi indicate figurano Benevento, altre località della Campania e l’Abruzzo, opzioni considerate compatibili con l’esigenza di evitare lunghi trasferimenti. Sullo sfondo resterebbe anche l’ipotesi di una futura candidatura alle elezioni politiche, mentre negli ultimi tempi si sarebbero intensificati i rapporti con la segretaria Pd Elly Schlein.

La proposta di affidare a Emiliano l’incarico di consulente al Senato, avanzata dal presidente della commissione Tino Magni su indicazione del Partito Democratico, non è però tramontata. Dopo la bocciatura della precedente proposta sostenuta da Antonio Decaro, il Csm starebbe ancora valutando la nuova ipotesi, legata al possibile trasferimento del magistrato che attualmente ricopre quel ruolo.

Nel frattempo Emiliano continua la sua attività pubblica tra presentazioni del suo libro in Puglia e nel resto d’Italia. Dopo la partecipazione al Salone del Libro di Torino, il 26 maggio sarà a Roma insieme allo scrittore Gianrico Carofiglio. Sul piano politico, intanto, l’ex presidente continua a essere al centro delle polemiche per il deficit della sanità pugliese maturato durante la sua gestione, con richieste di chiarimenti arrivate sia dall’opposizione sia da alcuni esponenti del campo largo.

Hantavirus, la Regione Puglia non vuole farsi trovare impreparata: nota a medici e Asl su misure in caso di contagi

Il dipartimento Promozione della Salute della Regione Puglia ha inviato una nota informativa su Hantavirus a tutte le Asl, aziende ospedaliere, strutture sanitarie pubbliche e private, farmacie, medici di base e pediatri, allegando la circolare del Ministero della Salute.

Il documento, firmato dal direttore Vito Montanaro, fornisce un aggiornamento sulla situazione epidemiologica e le indicazioni operative dopo il focolaio registrato sulla nave da crociera “Mv Hondius”. Nella nota vengono riepilogati i casi già accertati – nessuno in Puglia – le modalità di contagio, i livelli di rischio, i sintomi e le procedure da seguire per l’identificazione di casi sospetti e contatti.

In presenza di possibili infezioni, le Asl competenti dovranno attivare immediatamente i test diagnostici, coordinandosi con il laboratorio regionale di Epidemiologia molecolare e Sanità pubblica del Policlinico di Bari, in collegamento con l’Istituto Spallanzani di Roma.

La Regione ha inoltre disposto che eventuali casi sospetti, probabili o confermati vengano segnalati tempestivamente ai dipartimenti di Prevenzione delle Asl e alla sezione regionale Promozione della Salute, corredati da una relazione epidemiologica da trasmettere successivamente al Ministero della Salute.

Borsa di studio al Policlinico, la Regione blocca il contratto di Maria Lorusso. La difesa: “Ha detto di essere imputata”

La Regione Puglia ha bloccato l’assunzione al Policlinico di Bari di Maria Carmen Lorusso, ex consigliera comunale coinvolta nell’inchiesta “Codice Interno” sul presunto scambio elettorale politico-mafioso, ma attraverso il suo legale, l’avvocato Luca Castellaneta, Lorusso precisa di aver dichiarato nella domanda di partecipazione al bando i procedimenti penali pendenti a suo carico, smentendo di aver omesso la propria posizione giudiziaria.

La vicenda riguarda un incarico annuale da 25mila euro lordi per un progetto scientifico del reparto di Oncologia del Policlinico, finanziato dal Ministero della Salute. Dopo la notizia dell’assunzione, il presidente della Regione Antonio Decaro ha disposto un’ispezione del Nirs sulla procedura concorsuale e chiesto la sospensione dell’assunzione, contestando possibili violazioni delle norme che escludono candidati con procedimenti penali incompatibili con la pubblica amministrazione.

Secondo quanto emerso, il nodo non sarebbe la mancata comunicazione da parte di Lorusso, ma l’assenza di verifiche approfondite da parte della commissione esaminatrice del Policlinico. Lorusso è imputata nell’inchiesta della Dda di Bari che ipotizza il sostegno elettorale dei clan Parisi, Strisciuglio e Montani alle Comunali del 2019.

Nella stessa indagine risultano coinvolti anche il marito, Giacomo Olivieri, recentemente condannato a nove anni in abbreviato, e il padre Vito Lorusso, ex direttore di Oncologia medica dell’Istituto Giovanni Paolo II, già condannato in passato per peculato e concussione.

Bufera sulla borsa di studio al Policlinico di Bari: la Regione blocca il contratto di Maria Lorusso

La Regione Puglia interviene sul caso della borsa di studio assegnata a Maria Carmen Lorusso, moglie dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri e imputata a Bari in un processo per voto di scambio politico-mafioso. Il presidente Antonio Decaro ha disposto al Dipartimento Salute di chiedere al Policlinico di Bari la sospensione della procedura e della firma del contratto.

La vicenda è esplosa dopo la diffusione della notizia relativa all’assegnazione a Lorusso di una borsa di studio da 25mila euro lordi per un progetto di ricerca oncologica. Secondo la Regione, la presenza di un procedimento penale per reati considerati ostativi potrebbe impedire la costituzione del rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione. Sono in corso approfondimenti giuridici sulla vicenda.

Nel mirino anche il bando della selezione, che prevedeva l’esclusione dei candidati con procedimenti penali pendenti. La Regione intende verificare se tale circostanza sia stata dichiarata dalla candidata durante la partecipazione alla procedura.

Maria Carmen Lorusso è imputata insieme ad altre 11 persone nel processo nato dall’inchiesta “Codice Interno”, attualmente in corso davanti al Tribunale di Bari. Dopo le prime notizie sulla vicenda, la Regione ha attivato il Nucleo ispettivo regionale per controllare le modalità con cui è stata svolta la selezione.

L’avviso pubblico era stato pubblicato dal Policlinico nel maggio dello scorso anno e prevedeva tre borse di studio: una destinata a un medico specializzato in oncologia medica e due rivolte a laureati in biologia, biotecnologie, farmacia o discipline economico-giuridiche. Alla selezione hanno partecipato otto candidati. Alla prova orale si sono presentati in sei e Maria Carmen Lorusso, laureata in giurisprudenza, ha ottenuto il punteggio più alto, classificandosi prima con 22 punti.

Corruzione e appalti pilotati, a processo i fratelli Pisicchio. La difesa: “Regione Puglia non sia parte civile”

È iniziato ieri, in Tribunale a Bari, il processo nei confronti dell’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, del fratello Enzo e di altre otto persone imputate, a vario titolo, per corruzione, turbata libertà degli incanti, falso, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione di fatture false.

Nel corso dell’udienza il difensore di Alfonsino Pisicchio, Salvatore D’Aluiso, ha chiesto l’esclusione della Regione Puglia dalle parti civili (come già fatto in udienza preliminare, ma l’eccezione era stata respinta) in quanto, in seguito alla modifica del capo di imputazione, le condotte non sono più state contestate a Pisicchio per aver «abusato della sua qualità di assessore regionale».

Lo stesso legale ha anche sollevato delle eccezioni relative alla genericità dei capi di imputazione per corruzione e turbativa d’asta, mentre l’avvocato di un altro imputato ha chiesto l’esclusione dalle parti civili del Comune di Bari. Il Tribunale, sui punti sollevati, si è riservato e deciderà nella prossima udienza del 27 maggio.

Tra le vicende contestate dalla Procura ai fratelli Pisicchio, a funzionari pubblici e imprenditori, c’è l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per il servizio di riscossione di imposte e tributi comunali.

Stando all’ipotesi accusatoria, i fratelli Pisicchio avrebbero fatto da intermediari tra un imprenditore e i pubblici ufficiali per agevolare l’aggiudicazione della gara, ottenendo in cambio regali, come mobili, tablet, un’auto, il pagamento di feste private, denaro e anche assunzioni o promesse di assunzioni per garantirsi – nel caso di Alfonsino Pisicchio – successivo consenso elettorale.

Nel procedimento sono contestate anche truffe alla Regione sulla erogazione di contributi per l’imprenditoria per diversi milioni di euro, messe in atto – secondo l’accusa – attraverso la predisposizione di polizze fideiussorie false.

Ruvo, in fiamme villa confiscata alla mafia: la Regione aveva appena dato un milione per riqualificarla. Ipotesi dolo

Un incendio ha danneggiato la scorsa notte una villetta confiscata alla criminalità organizzata. L’immobile si trova in via Bisceglie, a Ruvo di Puglia (Bari). Secondo quanto si apprende, la natura del rogo, su cui indagano i carabinieri, potrebbe essere dolosa.

L’incendio è divampato a pochi giorni dall’annuncio del finanziamento regionale da un milione di euro che ne consentirà la riqualificazione trasformando la struttura in un luogo che ospiterà una serie di servizi per la comunità e una foresteria per accogliere alcuni dei lavoratori impegnati nelle campagne del nord Barese per la raccolta dell’uva e delle olive.

In passato, l’immobile è stato preso di mira dai vandali e un altro rogo è scoppiato nel maggio dell’anno scorso quando una piccola ristrutturazione era stata fatta dal Comune di Ruvo. Nel pomeriggio di oggi l’assessora regionale alle Politiche culturali, Silvia Miglietta, sarà a Ruvo per un sopralluogo nella villetta assieme al sindaco Pasquale Chieco.

Liste d’attesa in Puglia, la Regione: “Anticipate 65.034 prestazioni”. In quasi 37mila hanno rifiutato

A due mesi dall’avvio dei piani sperimentali di recupero delle liste d’attesa sono 127.672 le persone complessivamente contattate, 115.798 per visite ed esami e 11.874 per ricoveri ospedalieri.

Dal 5 aprile – spiega la Regione Puglia in una nota – è stato superato il target assegnato alle aziende in termini di recall. Complessivamente sono state anticipate 65.034 prestazioni, di cui 62.658 esami e visite e 2.376 interventi chirurgici. I rifiuti sono stati 36.451.

Tra le 25.818 persone contattate che hanno motivato il rifiuto il 62% (15.917) ha confermato l’appuntamento esistente, il 28% (6.980) rifiuta per aver già eseguito la prestazione, il 10% (2.796) dichiara che la prestazione non è più necessaria.

In totale, nell’ambito dei piani, sono state erogate 54.472 prestazioni di specialistica ambulatoriale: il 67% delle prestazioni anticipate riguardano codici di priorità U e B, con un anticipo mediano rispettivamente di 70 e 83 giorni. Il 38% delle prestazioni riguardano prime visite specialistiche, il 41% esami di diagnostica per immagini (radiografie, ecografie, TC e RMN). Tra le prime 5 prestazioni più frequentemente richiamate si ritrova: la prima visita cardiologica con ECG (3.169); l’ecografia addome completo (2.099); la prima visita urologica (1.617); l’ecocolordoppler cardiaca (1.432) e la prima visita ortopedica (1.348).

Le Aziende sanitarie stanno proseguendo – prosegue la nota – l’anticipo delle prestazioni prescritte nel 2026, che rappresentano circa il 29% degli esami e delle visite erogate. In particolare, sono state oggetto di recupero 4.319 prestazioni che risultavano prenotate tra il 2027 e il 2029.
Proseguono anche le attività di monitoraggio dell’andamento delle prescrizioni a partire dal mese di gennaio 2026: i dati consolidati di febbraio e marzo 2026 mostrano che le prescrizioni con codice di priorità U e B, su cui si è concentrata l’attività di recall, sono diminuiti in questi due mesi.