Rebus Emiliano, nuovo stop dal Csm: salta l’ipotesi della consulenza fuori ruolo. Torna l’idea di una nomina tecnica

Nuovo stop per Michele Emiliano. La terza commissione del Consiglio Superiore della Magistratura ha bocciato per la terza volta la richiesta di collocamento “fuori ruolo” avanzata dalla Regione, che avrebbe consentito all’ex governatore di ricoprire l’incarico di consigliere giuridico della giunta.

La proposta, frutto di una mediazione con il presidente Antonio Decaro, sembrava destinata al via libera, ma è stata respinta con cinque voti contrari e uno solo favorevole. Alla base della decisione, motivazioni tecniche: secondo la commissione, l’incarico non garantirebbe un reale accrescimento professionale per Emiliano, prossimo alla pensione.

Dietro il no, però, pesa anche il fattore politico: diverse componenti del Csm non intendono sostenere una soluzione percepita come favorevole all’ex magistrato. Intanto resta aperto il problema del suo futuro, con il rischio di un ritorno in magistratura considerato complesso sul piano organizzativo.

Tra le ipotesi sul tavolo, oltre a una difficile riformulazione della richiesta, prende quota una soluzione alternativa interna alla Regione, come un incarico tecnico di alto livello. Ma quella che doveva essere una formalità si è ormai trasformata in un caso politico di primo piano.

Regione Puglia, nuova richiesta al Csm: Emiliano verso incarico “fuori ruolo” per il dossier Ilva

La Regione Puglia torna a rivolgersi al Consiglio superiore della magistratura per sbloccare la consulenza giuridica del magistrato Michele Emiliano. Dopo due dinieghi, sarà inviata una terza richiesta al presidente della Terza Commissione del Csm, Marcello Basilico, con una nuova formulazione che punta a ottenere il via libera per un incarico “fuori ruolo”.

L’obiettivo è quello di affiancare il governatore Antonio Decaro su dossier strategici, a partire dalla complessa vicenda dell’ex Ilva. Una partita centrale per il territorio pugliese, su cui la Regione intende rafforzare il proprio supporto tecnico-giuridico.

«Va trovata una soluzione», ha dichiarato Decaro a margine della conferenza stampa sui progetti di antimafia sociale, confermando la volontà di superare gli ostacoli emersi nei precedenti tentativi.

La nuova strada individuata fa leva sulla disciplina dei magistrati “fuori ruolo”, riordinata nel 2024, che consente l’impiego di toghe presso altre istituzioni senza compromettere i principi di autonomia e indipendenza della magistratura. Una soluzione che potrebbe rappresentare il punto di equilibrio tra esigenze amministrative e garanzie ordinamentali.

Resta ora da vedere se il Csm accoglierà la nuova istanza, aprendo così alla collaborazione tra Emiliano e la Regione su uno dei dossier industriali più delicati del Paese.

Consulenza a Emiliano, il Csm apre con condizioni: “La Regione Puglia deve farsi carico di tutti gli oneri”

Una soluzione per affidare un incarico di consulente giuridico all’ex governatore pugliese Michele Emiliano sembra possibile, ma a una condizione precisa: tutti i costi dovranno essere sostenuti dalla Regione. Non solo l’indennità prevista di circa 130mila euro annui, ma anche gli oneri previdenziali legati al ruolo. A riportarlo è la Repubblica.

È questa, in sintesi, la posizione emersa dal Consiglio superiore della magistratura (Csm), chiamato a esprimersi sul futuro professionale dell’ex presidente di Regione, che al termine del mandato dovrebbe rientrare in magistratura come pubblico ministero, ruolo lasciato oltre vent’anni fa.

Un ritorno che Emiliano ha più volte definito inopportuno, parlando di un «assurdo giuridico». Dubbi condivisi, almeno in parte, anche all’interno dello stesso Csm, dove si guarda con cautela al reintegro di chi per due decenni ha ricoperto ruoli politici di primo piano.

La questione è ora nelle mani della Regione Puglia, guidata da Antonio Decaro, insieme al capo di gabinetto Davide Pellegrino. Dopo due pareri negativi, il Csm ha chiesto di rimodulare la proposta: il problema non riguarda l’incarico in sé, ma il mancato riconoscimento dell’aspettativa non retribuita.

La normativa, infatti, limita questo beneficio a chi ricopre specifiche cariche elettive o incarichi in organi di rilevanza costituzionale. Il ruolo prospettato per Emiliano non rientra tra questi casi, soprattutto per quanto riguarda il trattamento previdenziale, che incide sull’anzianità di servizio e quindi sulla pensione.

Il nodo centrale resta proprio questo: chi dovrà farsi carico dei contributi previdenziali. Il Csm non si opporrebbe all’incarico, purché sia la Regione a coprire integralmente tali oneri. Una strada che, secondo le prime indicazioni, l’amministrazione regionale sarebbe pronta a percorrere.

Stop del Csm, Decaro e l’incarico su “misura” per Emiliano: ipotesi dossier specifici come rifiuti, crisi industriali o Ilva

Si complica il ritorno in un ruolo istituzionale per Michele Emiliano, che ha escluso l’ipotesi di rientrare in magistratura, giudicandola inopportuna. Anche il Consiglio superiore della magistratura (Csm) condivide le perplessità: dopo vent’anni ai vertici politici di Bari e della Puglia, il suo reintegro nei ranghi giudiziari rischierebbe di alimentare polemiche su possibili commistioni tra politica e giustizia.

Il nodo riguarda la proposta del governatore Antonio Decaro di nominare Emiliano consulente giuridico della Regione Puglia. Una figura considerata atipica nel panorama italiano e che, proprio per questa unicità, non consente di autorizzare il collocamento in aspettativa. Anche l’ipotesi del “fuori ruolo” è stata esclusa, poiché non applicabile al caso specifico secondo la normativa vigente.

Dopo settimane di valutazioni e richieste di chiarimento, la Terza commissione del Csm ha espresso un orientamento negativo. La richiesta di aspettativa — con stipendio a carico della Regione — è stata respinta per motivi tecnici, senza possibilità di deroga. La decisione è stata comunicata a Decaro, che ha avviato un confronto per individuare possibili alternative.

Tra le soluzioni allo studio, quella di ridimensionare l’incarico, limitandolo a dossier specifici come rifiuti, crisi industriali o Ilva. Tuttavia, anche questa strada presenta ostacoli: incarichi analoghi conferiti in passato dalla Regione sono stati considerati di natura politica, e quindi non compatibili con le regole applicabili ai magistrati.

Il tempo per trovare una via d’uscita è limitato. A Roma si guarda con attenzione agli sviluppi, consapevoli che un eventuale ritorno di Emiliano in aula — come pm o giudice, ma fuori dalla Puglia — rappresenterebbe comunque una soluzione delicata, che la magistratura preferirebbe evitare in un momento già sensibile per il rapporto tra giustizia e politica.

Consulente giuridico del successore Decaro in Regione, Emiliano verso lo stop del Csm: “Ruolo non compatibile”

Il Consiglio superiore della magistratura si prepara a negare all’ex governatore pugliese Michele Emiliano l’autorizzazione a ricoprire il ruolo di consulente giuridico per il suo successore Antonio Decaro. Una decisione che, se confermata, costringerebbe la Regione Puglia a individuare soluzioni alternative per evitare il ritorno dell’ex presidente in magistratura.

Emiliano, magistrato in aspettativa dal 2003 – anno in cui lasciò l’incarico di pubblico ministero per candidarsi a sindaco di Bari – ha concluso il mandato da governatore lo scorso gennaio. La possibilità di essere collocato “fuori ruolo”, prevista dalla riforma Cartabia per chi ha ricoperto incarichi politici, non è però applicabile al suo caso per questioni di retroattività della norma.

Per questo motivo, l’amministrazione guidata da Decaro aveva chiesto al Csm di concedere a Emiliano un’ulteriore aspettativa, così da affidargli un incarico di consulenza giuridica. Tuttavia, la Prima commissione del Consiglio avrebbe espresso un orientamento negativo: l’incarico è stato ritenuto troppo generico e privo di precedenti analoghi, oltre che difficilmente compatibile con l’attuale clima di tensione tra politica e magistratura.

La decisione definitiva non è ancora stata formalizzata e dovrà passare al vaglio del Plenum. Ma se lo stop dovesse essere confermato, per Emiliano si aprirebbe la necessità di un “piano C”. L’ex governatore ha infatti già escluso un ritorno in magistratura, che peraltro dovrebbe avvenire fuori dalla Puglia.

Nel frattempo, Decaro e il suo staff stanno valutando nuove possibili soluzioni per gestire un caso che si presenta complesso sia dal punto di vista normativo sia politico, anche in vista di eventuali sviluppi futuri, come una possibile candidatura parlamentare nel 2027.

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