Crac ex Banca Popolare di Bari: la Regione Puglia chiede un milione di euro di danni ai Jacobini

La Regione Puglia si costituisce parte civile nel processo sul crac della Banca Popolare di Bari e chiede un milione di euro di risarcimento danni, oltre a una provvisionale di 100mila euro, nei confronti di Marco e Gianluca Jacobini, ex vertici dell’istituto oggi Banca del Mezzogiorno.

I due imputati rispondono di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza in relazione al dissesto della banca, commissariata dalla Banca d’Italia nel 2019. Nel corso dell’udienza hanno concluso le parti civili, tra cui centinaia di piccoli risparmiatori che chiedono il rimborso degli investimenti perduti.

Secondo i legali della Regione, gli imputati avrebbero gestito la banca con modalità opache, ricorrendo sistematicamente a pratiche di falsificazione e concessioni di credito prive di adeguate garanzie.

Il prossimo 30 giugno inizieranno le arringhe difensive. La Procura ha chiesto condanne a nove anni e sei mesi per Marco Jacobini e a otto anni e tre mesi per Gianluca Jacobini.

Regione Puglia, il Tar respinge i ricorsi di altri candidati consiglieri: Vendola resta fuori

Il Tar di Bari ha respinto i ricorsi elettorali presentati da sette candidati consiglieri regionali non eletti nelle scorse elezioni di novembre. Restano fuori dal Consiglio regionale le liste di Alleanza Verdi Sinistra (l’ex governatore Nichi Vendola e l’ex assessora Annagrazia Maraschio) e Avanti Popolari con Decaro e la candidata Lucia Parchitelli, prima dei non eletti nel Partito democratico.

Lo scorso 7 maggio, il Tar aveva respinto i ricorsi presentati dai candidati non eletti Domenico Damascelli (Fratelli d’Italia), Sergio Blasi (Pd) e Francesca Bottalico (Decaro presidente). La composizione del Consiglio regionale, dunque, non cambia.

I giudici amministrativi pugliesi, nel caso di Vendola e Avs, hanno rilevato come “il legislatore regionale pugliese ha inteso, con tutta evidenza, attribuire alla soglia di sbarramento il compito di ammettere al riparto dei seggi solo liste dotate di rappresentatività complessiva superiore al 4% del totale dei voti validi, non già del totale dei voti espressi per le sole liste”. Avs ha raggiunto il 3,78%, mentre per i ricorrenti alla lista spettava il 4,86%.

Parchitelli, invece, sosteneva che alla lista del Pd nella circoscrizione di Bari sarebbero spettati 4 seggi, anziché 3, e che complessivamente la maggioranza avrebbe dovuto ottenere più dei 29 seggi effettivamente attribuiti. Anche il suo ricorso, però, è stato dichiarato infondato e respinto.

Borsa di studio al Policlinico, la Regione blocca il contratto di Maria Lorusso. La difesa: “Ha detto di essere imputata”

La Regione Puglia ha bloccato l’assunzione al Policlinico di Bari di Maria Carmen Lorusso, ex consigliera comunale coinvolta nell’inchiesta “Codice Interno” sul presunto scambio elettorale politico-mafioso, ma attraverso il suo legale, l’avvocato Luca Castellaneta, Lorusso precisa di aver dichiarato nella domanda di partecipazione al bando i procedimenti penali pendenti a suo carico, smentendo di aver omesso la propria posizione giudiziaria.

La vicenda riguarda un incarico annuale da 25mila euro lordi per un progetto scientifico del reparto di Oncologia del Policlinico, finanziato dal Ministero della Salute. Dopo la notizia dell’assunzione, il presidente della Regione Antonio Decaro ha disposto un’ispezione del Nirs sulla procedura concorsuale e chiesto la sospensione dell’assunzione, contestando possibili violazioni delle norme che escludono candidati con procedimenti penali incompatibili con la pubblica amministrazione.

Secondo quanto emerso, il nodo non sarebbe la mancata comunicazione da parte di Lorusso, ma l’assenza di verifiche approfondite da parte della commissione esaminatrice del Policlinico. Lorusso è imputata nell’inchiesta della Dda di Bari che ipotizza il sostegno elettorale dei clan Parisi, Strisciuglio e Montani alle Comunali del 2019.

Nella stessa indagine risultano coinvolti anche il marito, Giacomo Olivieri, recentemente condannato a nove anni in abbreviato, e il padre Vito Lorusso, ex direttore di Oncologia medica dell’Istituto Giovanni Paolo II, già condannato in passato per peculato e concussione.

Rebus Emiliano, ancora un no dal Csm per la consulenza in Regione: resta in piedi l’altra opzione

La terza commissione del Csm ha rigettato anche la seconda proposta per l’aspettativa dell’ex governatore Michele Emiliano come consulente della presidenza della Regione Puglia.

Lo si apprende dal fonti del Csm. Resta ancora un’altra ipotesi in campo che è quella della proposta di un incarico come consulente della commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza sul lavoro.

A quanto si è appreso, la commissione del Csm ha chiesto al presidente della commissione parlamentare precisazioni sulle motivazioni che richiedono la consulenza di Emiliano e dovrà poi chiedere l’assenso dell’interessato. In ogni caso anche questa proposta dovrà essera vagliata in commissione e poi, se ci dovesse essere l’assenso, passare al plenum.

Corruzione e appalti pilotati, a processo i fratelli Pisicchio. La difesa: “Regione Puglia non sia parte civile”

È iniziato ieri, in Tribunale a Bari, il processo nei confronti dell’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, del fratello Enzo e di altre otto persone imputate, a vario titolo, per corruzione, turbata libertà degli incanti, falso, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione di fatture false.

Nel corso dell’udienza il difensore di Alfonsino Pisicchio, Salvatore D’Aluiso, ha chiesto l’esclusione della Regione Puglia dalle parti civili (come già fatto in udienza preliminare, ma l’eccezione era stata respinta) in quanto, in seguito alla modifica del capo di imputazione, le condotte non sono più state contestate a Pisicchio per aver «abusato della sua qualità di assessore regionale».

Lo stesso legale ha anche sollevato delle eccezioni relative alla genericità dei capi di imputazione per corruzione e turbativa d’asta, mentre l’avvocato di un altro imputato ha chiesto l’esclusione dalle parti civili del Comune di Bari. Il Tribunale, sui punti sollevati, si è riservato e deciderà nella prossima udienza del 27 maggio.

Tra le vicende contestate dalla Procura ai fratelli Pisicchio, a funzionari pubblici e imprenditori, c’è l’appalto da 5,5 milioni di euro bandito dal Comune di Bari nel 2019 per il servizio di riscossione di imposte e tributi comunali.

Stando all’ipotesi accusatoria, i fratelli Pisicchio avrebbero fatto da intermediari tra un imprenditore e i pubblici ufficiali per agevolare l’aggiudicazione della gara, ottenendo in cambio regali, come mobili, tablet, un’auto, il pagamento di feste private, denaro e anche assunzioni o promesse di assunzioni per garantirsi – nel caso di Alfonsino Pisicchio – successivo consenso elettorale.

Nel procedimento sono contestate anche truffe alla Regione sulla erogazione di contributi per l’imprenditoria per diversi milioni di euro, messe in atto – secondo l’accusa – attraverso la predisposizione di polizze fideiussorie false.

“Anziani abbandonati”, la Regione chiude Casa Caterina. Blitz nella rsa: “Mancano solo le autorità”

Quando abbiamo letto il provvedimento della Regione Puglia, quello con cui si dispone la chiusura della residenza sanitaria assistenziale Casa Caterina di Adelfia, ci siamo subito fiondati nella struttura.

A leggere la misura ci aspettavamo di trovare una situazione di assoluto disagio, con l’assenza delle condizioni minime di assistenza agli anziani. Li abbiamo immaginati immersi nelle loro urine, profondamente deperiti, disidratati, insomma a un passo dalla morte. La nostra fervida immaginazione ci ha portato a credere che in presenza di una siffatta situazione la struttura fosse presidiata dalle autorità competenti: amministrazione comunale, asl, ispettorati vari, assistenti sociali e magari medici inviati d’urgenza dalla stessa Regione per fronteggiare l’emergenza prospettata.

In realtà, perché solitamente la realtà supera la fantasia, in struttura c’era il solito personale – altre unità saranno assunte a cominciare da lunedì -, ma abbiamo trovato anziani in buone condizioni e alcuni di loro in compagnia dei loro parenti. Abbiamo ascoltato tutti – ci scusiamo se ci siamo dimenticati di informarli che la telecamera fosse rimasta accesa – e la situazione prospettata nell’atto è sembrata tutt’altra.

Nella struttura, la cui gestione è precipitata da dicembre scorso, seppure anche prima ha vissuto di molti bassi e pochi alti, con debiti e una gestione discutibile degli ospiti, c’era il nuovo “amministratore” della società Nicolas.

“Impugneremo immediatamente il provvedimento – ha spiegato -. Ho la sensazione che il vero interesse in questa vicenda, almeno in questo momento, non sia la reale tutela degli anziani, ai quali non manca niente. Stiamo provvedendo a sistemare tutto ciò che è rimasto indietro e lo faremo anche con i debiti se i creditori volessero trovare un accordo con noi. Nessuno resterà indietro”.

Gianni Melaccio continua a ripetere la filastrocca, invitando anche il proprietario della struttura a sedersi attorno a un tavolo per capire come far rientrare il debito, se non altro per giudicare la serietà della proposta. “A prescindere non si possono prendere decisioni di questo tipo – continua Melaccio -, mi auguro che davvero ognuno faccia la sua parte per il bene degli anziani”. Nel video potrete vedere senza filtri l’attuale situazione nella Rsa Casa Caterina. Ci siamo presentati senza avvisare, del resto i cancello è ancora aperto in seguito ai molteplici sabotaggi.

Adelfia, anziani “abbandonati”: chiude la rsa Casa Caterina. La Regione Puglia dispone le dimissioni degli ospiti

La Regione Puglia ha disposto la chiusura immediata della residenza per anziani “Casa Caterina” di Adelfia, già al centro di un’inchiesta della Procura di Bari che coinvolge l’imprenditore brindisino Michele Schettino e altre sette persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere e corruzione.

Il provvedimento, adottato dal dipartimento Salute, è motivato da una «assoluta precarietà gestionale» e da un «inaccettabile vuoto di responsabilità legale e amministrativa», elementi che avrebbero determinato la perdita totale di controllo e affidabilità della struttura.

Già nell’ottobre 2025 la Regione aveva dichiarato la decadenza dell’autorizzazione, avviando a gennaio il trasferimento degli ospiti. Tuttavia, la sospensione del Tar aveva temporaneamente bloccato la chiusura. La nuova decisione supera ora quel provvedimento.

Le verifiche condotte dalla Asl Bari hanno fatto emergere gravi criticità: irregolarità amministrative, problemi legati allo sfratto dell’immobile e pesanti carenze assistenziali per i circa 50 anziani ospiti. Tra le violazioni segnalate figurano disservizi nella mensa con pasti inadeguati per pazienti fragili, chiusura della lavanderia, condizioni igieniche precarie e personale insufficiente, con rischi concreti per la salute degli assistiti, tra cui malnutrizione e piaghe da decubito.

La situazione è precipitata dopo l’arresto ai domiciliari di Schettino, quando la struttura sarebbe stata abbandonata dal personale, rendendo necessario l’intervento urgente del Comune e della Prefettura. Secondo la Regione, si è verificato un vero e proprio collasso organizzativo, incapace di garantire i livelli minimi di assistenza.

Respinta anche la richiesta della società di ottenere tempo per sanare le irregolarità. Le autorità hanno inoltre evidenziato l’assenza di qualsiasi atto formale relativo al presunto subentro di un nuovo amministratore, ritenuto quindi privo di legittimazione giuridica.

Nel frattempo, la Procura di Bari ha eseguito perquisizioni nei confronti degli indagati, tra cui familiari e presunti prestanome di Schettino. Tra le accuse anche quella di corruzione: secondo gli inquirenti, l’imprenditore sarebbe stato avvisato in anticipo dei controlli sanitari. Ora spetterà alla Asl e ai servizi sociali comunali completare il trasferimento degli anziani in altre strutture adeguate.

Bari, Michelangelo Cavone verso l’assessorato al Welfare: prenderà il posto di Vaccarella (eletta in Regione)

Si avvicina la nomina di Michelangelo Cavone come nuovo assessore al Welfare del Comune di Bari. La proposta di conferimento della delega è stata formalizzata questa mattina a Palazzo di Città durante un incontro tra il sindaco Vito Leccese e lo stesso Cavone, alla sua prima esperienza in giunta.

Cavone subentrerà a Elisabetta Vaccarella, recentemente eletta in Consiglio regionale. Il suo nome era stato sostenuto con forza anche dal parlamentare dem Marco Lacarra.

Nonostante la designazione, l’ingresso in giunta non sarà immediato. “L’assessorato è confermato – ha dichiarato Cavone – ma con il sindaco abbiamo deciso che è giusto rispettare gli impegni già presi in Consiglio metropolitano prima di accettare l’incarico”.

Quarantotto anni, una lunga esperienza amministrativa alle spalle, Cavone siede in Consiglio comunale da dodici anni ed è stato presidente dell’aula per otto durante il mandato da sindaco di Antonio Decaro. Attualmente è capogruppo del Partito Democratico e consigliere metropolitano con delega a Viabilità e Trasporti.

La nomina potrebbe arrivare già il 14 aprile, in concomitanza con la prossima seduta del Consiglio metropolitano, oppure più probabilmente intorno al 20 aprile, dopo la discussione di alcune delibere di cui Cavone è primo firmatario.

Anno scolastico 2026/2027, in Puglia l’inizio è fissato per il 17 settembre: la fine l’8 giugno. Via libera della Regione

È fissato per il prossimo 17 settembre 2026 (e può essere anticipato nell’ambito dell’autonomia di ciascuna istituzione scolastica), in Puglia l’inizio del prossimo anno scolastico. La data varrà per le scuole di ogni ordine e grado.

L’ultimo giorno, invece sarà il 30 giugno 2027 per le scuole dell’infanzia e l’8 giugno 2027 per tutte le altre scuole. Lo comunica in un una nota la Regione Puglia dopo che la giunta del presidente Antonio Decaro , d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale e sentite le organizzazioni sindacali di settore, ha approvato il calendario scolastico per l’anno 2026-2027. Per le attività didattiche delle scuole dell’infanzia, sono previsti 224 giorni. Per tutte le altre scuole, le giornate sono 205, nel rispetto del monte ore annuale stabilito dalla normativa nazionale.

Insieme alla definizione dell’organizzazione delle attività didattiche, è stata approvata anche la nuova edizione del contest creativo per la realizzazione del nuovo calendario scolastico regionale 2026/27, incentrato quest’anno sul tema della cultura del dono e della solidarietà sociale. Le opere dovranno essere ideate come immagini rappresentative dei valori dell’istruzione e della cultura e i docenti e gli studenti potranno collaborare in gruppi, promuovendo dialogo e scambio di idee e rendendo il processo creativo un momento di crescita.

“Per il secondo anno consecutivo, insieme alla notizia del calendario per il prossimo anno scolastico – dichiara l’assessora alla Cultura e Conoscenza della Regione Puglia Silvia Miglietta – lanciamo un contest che invita gli alunni e le alunne delle scuole pugliesi a inviarci le loro proposte creative, inserendo le più originali nel calendario. Il tema di quest’anno è bello e sfidante perché la cultura del dono e della solidarietà è un valore da coltivare fin dall’infanzia”.

Bari, un Parco della Rinascita al posto dell’ex Fibronit: 700mila euro dalla Regione Puglia per il verde

La Regione Puglia ha disposto lo stanziamento di 700mila euro in favore del Comune di Bari quale anticipazione dell’intero finanziamento, pari a euro 3,5 milioni, per la piantumazione del Parco multifunzionale nell’area dell’ex Fibronit, ovvero il Parco della Rinascita che sorgerà dove c’era la fabbrica di manufatti in cemento-amianto.

La piantumazione rientra fra i progetti inseriti nell’accordo di programma tra Regione Puglia e Ministero dell’Ambiente per l’adozione di misure per il miglioramento della qualità dell’aria, al fine di ridurre le concentrazioni di elementi inquinanti, e si qualifica come progetto per lo sviluppo di aree verdi e sistemi di biorisanamento in una zona ad elevata densità di traffico veicolare, realizzato dal Comune di Bari anche con finanziamento regionale.

Nello specifico il progetto prevede la piantumazione di essenze arboree e arbustive che siano in grado di contribuire alla rimozione degli inquinanti atmosferici (NOx, SOx, O3, PM10, PM2,5) sia attraverso un’azione diretta (rimozione ad opera delle foglie per assorbimento nel caso di inquinanti gassosi, e/o per assorbimento sulla cuticola) sia indiretta, modificando i flussi di aria e modificando quindi la concentrazione locale degli inquinanti atmosferici.

“Quello della ex Fibronit sarà uno dei più grandi parchi di Bari e già in questi giorni si possono vedere i primi alberi messi a dimora – spiega il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro -. Anni di sforzi da parte dell’amministrazione comunale insieme al lavoro delle associazioni e della Regione stanno portando all’obiettivo: un’area verde fruibile dai cittadini al posto di una fabbrica di cemento-amianto che ha causato morte e inquinamento. Sono felice di poter continuare a seguire la realizzazione di quest’opera che per la città di Bari e per la Puglia rappresenta davvero la possibilità di una rinascita ambientale, sociale e urbana che la Regione Puglia intende sostenere”.

“La riqualificazione dell’area ex Fibronit è un progetto molto sentito dalla comunità e dall’amministrazione barese, che da anni si battono per portare un polmone verde in una zona molto popolosa e che si è dovuta scontrare con le tristi conseguenze dell’inquinamento da amianto”, ha detto l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima, Debora Ciliento.