Mafia e politica a Bari, 23 condanne: tra loro Tommy Parisi. Leccese: “I soldi dei risarcimenti per l’antimafia sociale”

La gup di Bari Chiara Maglio ha condannato 23 imputati a pene comprese tra uno e 13 anni di reclusione nel processo con rito abbreviato nato dall’inchiesta “Codice interno”, che indaga sui presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria nel quartiere Japigia di Bari. Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di droga, tentato omicidio, detenzione di armi, turbativa d’asta ed estorsione.

L’inchiesta, coordinata dal pm della Dda di Bari Fabio Buquicchio e condotta dalla Squadra Mobile, ha portato alla condanna più pesante per Antonio Busco, destinatario di 13 anni di carcere. Undici anni, invece, per Riccardo Campanale. Tra i condannati figurano anche il capoclan Eugenio Palermiti, condannato a tre anni e sei mesi, e il figlio Giovanni, che ha ricevuto una pena di nove anni e tre mesi. Coinvolto anche il cantante neomelodico Tommy Parisi, figlio del boss Savinuccio Parisi, condannato a due anni e due mesi di reclusione. Per Parisi era già stata pronunciata una precedente condanna a nove anni nell’ambito della stessa inchiesta.

I giudici hanno inoltre disposto il risarcimento delle parti civili, tra cui il Comune di Bari. Il sindaco Vito Leccese ha dichiarato che le somme ottenute saranno destinate a progetti di antimafia sociale, definendo la sentenza “un importante passo nel percorso di verità e giustizia” per vicende che hanno danneggiato profondamente la città e le istituzioni.

Nello stesso filone investigativo rientra anche la condanna in primo grado dell’ex consigliere regionale pugliese Giacomo Olivieri, condannato a nove anni per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. Secondo l’accusa, avrebbe raccolto voti da tre clan baresi per favorire l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso al Consiglio comunale di Bari.

“Bari dimostra ancora una volta di prendere una posizione chiara contro la criminalità organizzata. Utilizzeremo i soldi dei risarcimenti per interventi di antimafia sociale”. Così il sindaco Vito Leccese, dopo che il Gup del Tribunale di Bari, Chiara Maglio, ha pronunciato la sentenza nell’ambito dello stralcio del processo “Codice Interno” celebrato con rito abbreviato, riconoscendo la colpevolezza degli imputati coinvolti e confermando la sussistenza dei gravi reati contestati e il pesante danno arrecato alla città di Bari. La giudice ha riconosciuto anche l’aggravante del metodo mafioso ex art. 416 bis.

Il Comune di Bari, ricordiamo, si era costituito parte civile nel procedimento. Il Tribunale ha disposto la condanna degli imputati al risarcimento dei danni in favore dell’ente, da liquidarsi in separata sede, oltre alla pubblicazione della sentenza e al pagamento delle spese processuali sostenute dal Comune per la costituzione.

“La sentenza pronunciata oggi – dichiara il sindaco di Bari Vito Leccese – rappresenta un ulteriore e importante passaggio nel percorso di verità e giustizia rispetto a vicende che hanno ferito profondamente la nostra comunità. Il riconoscimento della responsabilità penale degli imputati conferma la gravità dei reati contestati e il danno enorme arrecato all’immagine della città e delle istituzioni. Ancora una volta viene riconosciuta la fondatezza della scelta del Comune di costituirsi parte civile per difendere la dignità di Bari e dei baresi, che non possono essere associati a logiche criminali e mafiose che non rappresentano la nostra città, come dimostrato peraltro anche in questi giorni dal lavoro di magistratura e forze dell’ordine per altri fatti che hanno toccato la nostra comunità. Bari ha scelto con chiarezza da che parte stare. Continueremo a lavorare ogni giorno, insieme alle autorità giudiziarie e alle forze dell’ordine, per rafforzare la cultura della legalità, della trasparenza e della fiducia nelle istituzioni”.

L’ex assessore Delli Noci a processo per corruzione, il Comune di Lecce parte civile: “Danno d’immagine”

Il Comune di Lecce si costituirà parte civile nel processo che vede coinvolto l’ex assessore regionale allo Sviluppo economico della Puglia, Alessandro Delli Noci, accusato di presunti favori e sostegno elettorale in cambio di agevolazioni per investimenti imprenditoriali.

L’amministrazione comunale ha affidato all’avvocata Francesca Conte il compito di chiedere il risarcimento dei danni, compresi quelli d’immagine, nei confronti di Delli Noci, degli altri imputati e delle società coinvolte nell’inchiesta della Guardia di Finanza.

La decisione ha però provocato tensioni all’interno della maggioranza guidata dalla sindaca Adriana Poli Bortone. Alcuni assessori hanno lasciato l’aula prima del voto, contestando una presunta disparità di trattamento rispetto ad altri procedimenti nei quali il Comune non si era costituito parte civile.

Sull’ex vice sindaco di Lecce, considerato in passato vicino al governatore Michele Emiliano, pesa l’accusa di associazione a delinquere. I pm avevano chiesto per lui gli arresti domiciliari, poi respinti dal gip dopo l’interrogatorio preventivo e le dimissioni presentate dall’ex assessore.

L’inchiesta ruota attorno agli imprenditori Alfredo Barone e Marino Congedo, ritenuti dagli investigatori figure centrali del presunto sistema. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe favorito interessi economici e operazioni immobiliari nel settore turistico e ricettivo del Salento attraverso rapporti con ambienti politici e amministrativi. L’udienza preliminare è fissata per il 10 luglio.

Omicidio Di Giacomo a Bari, domani al via il processo: l’Ordine dei fisioterapisti si costituisce parte civile

Domani, 5 novembre, dinanzi alla Corte d’Assise di Bari, si celebrerà la prima udienza del processo penale nei confronti di Salvatore Vassalli, il 65enne di Gravina accusato di aver ucciso il 18 dicembre dello scorso anno il fisioterapista barese Mauro Di Giacomo, di 63 anni.

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Voto di scambio e mafia a Bari, al via il processo: Regione Puglia chiede 1,5 milioni di euro come risarcimento

Ammonta a un milione e mezzo di euro la richiesta di risarcimento della Regione Puglia nella costituzione di parte civile depositata ieri mattina al Tribunale di Bari nel corso della prima udienza del processo legato alla maxi inchiesta Codice Interno che ha evidenziato l’infiltrazione mafiosa nei tessuti economici, politici e sociali della città di Bari.

La richiesta è per aver causato nella comunità pugliese “un pregiudizio di sconfinate proporzioni un danno ciclopico alla reputazione di Bari e della Puglia”, si legge. La Regione Puglia si è costituite parte civile così come il Comune di Bari. In aula ieri erano presenti anche il governatore della Puglia Michele Emiliano e il sindaco di Bari Antonio Decaro. Il processo riguarda 15 degli oltre 100 imputati coinvolti nell’inchiesta Codice interno condotta dalla Dda e dalla squadra mobile di Bari e che ha svelato presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina.

L’indagine, lo scorso 26 febbraio, portò a 130 arresti, tra cui l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, la moglie ed ex consigliera comunale Maria Carmen Lorusso e il padre di quest’ultima, l’oncologo Vito. Portò anche all’amministrazione giudiziaria di Amtab, la municipalizzata dei trasporti per presunte infiltrazioni mafiose in particolare nella gestione delle assunzioni e all’invio da parte del Ministero dell’Interno di una commissione che sta valutando l’ipotesi di scioglimento del Comune. Per oltre 124 imputati sono stati chiesti riti alternativi: per i 15 coinvolti oggi è iniziato il processo immediato, altri 109 (tra cui Olivieri) hanno chiesto il rito abbreviato e per loro l’udienza deve ancora essere fissata. Nell’udienza, oltre a Regione Puglia e al Comune di Bari, hanno presentato la richiesta di costituzione come parti civili anche il Comune di Altamura, l’Amtab, i ministeri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze e della Giustizia, oltre la Figc. L’inchiesta, infatti, riguarda anche le presunte combine nelle partite tra Corato e Fortis Altamura (campionato di Eccellenza) negli anni 2017 e 2018. L’udienza è durata poco ed è stata subito rinviata al 16 luglio alle 14.30, perché il presidente del collegio giudicante, Domenico Mascolo, ha presentato istanza di astensione. Nella prossima udienza, il processo riprenderà davanti a un nuovo collegio, che deciderà sulle richieste di costituzione a parte civile.

Aggressione al personale medico nei Pronto Soccorso: la Regione Puglia si costituirà parte civile nei processi

“La Regione Puglia si costituirà parte civile e avanzerà richiesta di risarcimento dei danni nei processi che saranno intentati contro le persone responsabili di aggressioni, violenze e minacce al personale sanitario che opera nei Pronto Soccorso. E lo stesso sono invitate a fare le Aziende Ospedaliere e le Aziende Sanitarie Locali”. Lo annuncia il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, secondo un indirizzo condiviso con il vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese, e l’assessore regionale alla Sanità, Rocco Palese, dopo gli episodi di aggressioni al personale sanitario oramai sempre più frequenti.

L’ultimo grave si è registrato proprio lo scorso sabato sera al Pronto Soccorso del Policlinico “Riuniti” di Foggia con un medico, due infermieri e un operatore socio sanitario aggrediti e feriti. “Il tema è cogente e come Regione – prosegue il presidente –, anche grazie a una indagine esplorativa messa a punto dal Sistema Regionale di Gestione Integrata della Sicurezza sul Lavoro (SiRGISL) riguardante il fenomeno della violenza verso gli operatori sanitari del Sistema Sanitario Regionale pugliese, stiamo lavorando per sviluppare adeguate azioni e strategie di prevenzione, che naturalmente non prescindono dal sostegno essenziale fornitoci dalle autorità locali, regionali e nazionali e dalle forze dell’ordine”.

“Nessun disagio giustifica o rende tollerabili violenze fisiche o psicologiche verso chicchessia”, hanno detto Piemontese e Palese, esprimendo solidarietà e ringraziando “il personale sanitario che lavora in condizioni difficilissime, specie nei Pronto Soccorso”.

“Tra le cause di queste condizioni difficilissime – sottolineano il vicepresidente e l’assessore alla Sanità – ci sono anche la difficoltà a trovare professionisti che, oltre allo stress derivante dal dover operare su casi di emergenza e di urgenza, debbano mettere in conto anche il rischio di essere aggrediti”.

“Metteremo in campo ogni sforzo per contrastare questo fenomeno delle aggressioni che condiziona negativamente il lavoro di medici, infermieri e OSS – concludono Piemontese e Palese – e che rende difficoltoso il soddisfacimento del fabbisogno di personale sanitario qualificato”.

A breve nelle varie Asl e aziende ospedaliere inizierà la formazione del personale in materia di prevenzione delle aggressioni, sempre a cura del SiRGISL.

Bari, mafia infiltrata nei cantieri edili: il Comune si costituisce parte civile in Appello e si affida a Laforgia

In primo grado il Tribunale aveva condannato a 8 anni di reclusione Tommy Parisi, cantante neomelodico e figlio del boss Savinuccio di Japigia, i fratelli imprenditori Emanuele e Alessandro Sicolo (rispettivamente a 20 e 10 anni) e Mario Di Sisto (10 anni e sei mesi), uomo di fiducia dei Parisi. In totale sono 13 gli indagati.

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Corruzione, Lerario e Mercurio a processo: Regione Puglia si costituisce parte civile. Nuova udienza il 21 novembre

L’accusa nei confronti di Lerario, ex numero uno della Protezione Civile, è di aver affidato, tra il 2019 e il 2021, appalti ad un imprenditore dopo aver ricevuto tangenti per 35mila euro complessivi. Mercurio è coinvolto in quanto responsabile unico del procedimento nell’ambito delle procedure di affidamento.

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