Omicidio Bakari Sako a Taranto, il Riesame conferma: “La morte è il risultato della violenza del gruppo”

Il tribunale del Riesame per i minorenni ha confermato la permanenza negli istituti penali dei quattro minori accusati dell’omicidio di Bakari Sako, il bracciante agricolo di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso in piazza Fontana, nella Città Vecchia di Bari.

Nelle motivazioni dell’ordinanza, i giudici spiegano che il delitto non può essere attribuito esclusivamente alle coltellate inferte da uno degli indagati, ma rappresenta «il risultato dell’azione congiunta di tutti i concorrenti». Pur riconoscendo il ruolo determinante dei fendenti, il collegio evidenzia che la morte sarebbe compatibile anche con un violento trauma toracico riportato durante l’aggressione di gruppo.

Secondo il tribunale, quindi, l’omicidio va ricondotto alla condotta collettiva dei quattro minori e non soltanto all’azione materiale di chi ha sferrato le coltellate.

Inchiesta sulla Ssc Bari, ricorso dei De Laurentiis al Riesame contro i sequestri: “Accuse infondate”

Aurelio e Luigi De Laurentiis hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame contro il sequestro di documenti e dispositivi informatici disposto dalla Procura di Bari nell’inchiesta che li vede indagati per presunto falso in bilancio e bancarotta fraudolenta impropria. I due imprenditori respingono ogni accusa, ritenendola infondata.

L’indagine riguarda la cessione del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli, operazione che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata conclusa a un valore inferiore a quello reale, causando un danno economico al Bari e un vantaggio al Napoli.

Nel corso delle perquisizioni la Guardia di Finanza ha acquisito documentazione contabile, tra cui una perizia sul valore del calciatore, oltre ai contenuti di computer e telefoni degli indagati. L’inchiesta si inserisce nello stesso procedimento in cui la Procura ha chiesto la liquidazione giudiziale della SSC Bari.

Bari, omicidio Vasienti al San Paolo: il Riesame scarcera il presunto mandante Giovanni Tritto

Il Tribunale della Libertà di Bari ha revocato la misura cautelare nei confronti di Giovanni Tritto, 36 anni, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia il presunto mandante dell’omicidio di Nicola Vasienti, il 44enne trovato morto il 16 novembre 2016 nel suo appartamento nel quartiere San Paolo di Bari. La scarcerazione arriva dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio l’ordinanza con cui, a gennaio, era stato confermato il carcere.

La morte di Vasienti, inizialmente archiviata come suicidio, è stata riesaminata nel 2025 dalla Dda, che ha ipotizzato un omicidio per strangolamento disposto dal clan perché la vittima, ritenuta vicina agli Strisciuglio, avrebbe deciso di collaborare con la giustizia.

A dicembre scorso, a quasi dieci anni dai fatti, erano stati arrestati Tritto e i tre presunti esecutori materiali, Domenico Remini, Gaetano Remini e Donato Sardella. Il processo con rito abbreviato è in programma il prossimo 23 settembre.

I giudici del Riesame hanno accolto il ricorso della difesa di Tritto, che aveva contestato, tra gli altri aspetti, l’attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, disponendone la scarcerazione per questa vicenda. Il 36enne resta comunque detenuto per altri procedimenti giudiziari.

Aqp, la truffa degli avvocati da 350mila euro. Il Riesame: “Giuseppe Petruzzelli ai domiciliari”

Il Tribunale del Riesame di Bari ha disposto gli arresti domiciliari per Giuseppe Petruzzelli, ex dipendente di Acquedotto Pugliese, accusato di aver partecipato a un sistema fraudolento che avrebbe consentito di incassare oltre 341mila euro attraverso falsi risarcimenti basati su sentenze contraffatte. Disposta inoltre l’interdizione per un anno nei confronti di Andrea Meschisi, ex avvocato esterno di Aqp.

Petruzzelli non sarà arrestato immediatamente: la legge gli consente infatti di ricorrere in Cassazione prima dell’eventuale esecuzione della misura cautelare. Solo in caso di conferma da parte dei giudici romani scatterebbero i domiciliari.

Secondo l’accusa, coordinata dalla pm Chiara Giordano, l’ex dipendente avrebbe creato falsi contenziosi contro Acquedotto Pugliese e predisposto sentenze inesistenti, utilizzate per ottenere il pagamento di presunti risarcimenti su conti correnti riconducibili a complici. Nell’inchiesta risultano coinvolti anche diversi avvocati, accusati di aver simulato l’assistenza legale a controparti mai esistite. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa e falso materiale.

Il gip aveva inizialmente respinto la richiesta di misura cautelare, ritenendo assenti le esigenze cautelari dopo il licenziamento di Petruzzelli da Aqp. Di diverso avviso il Riesame, che ha evidenziato il rischio di reiterazione del reato, sottolineando come il presunto sistema fraudolento potrebbe essere replicato in qualsiasi azienda presso cui l’indagato lavori. Una circostanza ritenuta attuale anche alla luce della sua recente assunzione in una società di Matera.

Omicidio Scavo, la difesa del 22enne Di Vittorio ricorre al Riesame: “Sono innocente coinvolto senza sapere nulla”

Si dichiara estraneo all’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne barese ucciso il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie, Francesco Di Vittorio, 22 anni, residente a Modugno e indagato per concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e per detenzione di armi.

Nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo, il giovane ha reso dichiarazioni spontanee sostenendo di essersi trovato nel locale senza conoscere i piani degli altri indagati. “Senza volerlo eravamo coinvolti in un omicidio perché ci trovavamo nello stesso posto dove è stato commesso senza sapere nulla. Sono innocente”, avrebbe dichiarato al gip di Bari Giuseppe Ronzino, che ha convalidato il fermo disponendone la custodia in carcere.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bari, Di Vittorio avrebbe aperto una porta di sicurezza del locale consentendo l’accesso ai presunti autori materiali del delitto, Dylan Capriati e Aldo Lagioia. Il 22enne, però, respinge questa ricostruzione: avrebbe raccontato di essere arrivato al Divine Club con un gruppo di amici, tra cui Capriati, senza sapere che fosse armato né che avrebbero incontrato la vittima.

Sempre secondo la sua versione, durante una lite scoppiata nel privé si sarebbe allontanato e avrebbe aperto il varco dopo aver sentito bussare, senza rendersi conto che i suoi amici fossero armati. Dopo aver udito gli spari, sarebbe fuggito insieme a Capriati e Lagioia. Di Vittorio ha inoltre negato di aver progettato una fuga all’estero, spiegando che da tempo stava valutando un’esperienza lavorativa fuori dall’Italia.

Il suo legale, Nicola Quaranta, ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame contestando l’impianto accusatorio e basandosi sulle dichiarazioni rese dal giovane davanti al giudice.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, il Riesame dice no: confermato il carcere per i quattro minori indagati

Il Tribunale del Riesame di Taranto ha confermato la detenzione nei penitenziari minorili per i quattro ragazzi coinvolti nell’omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia.  Respinte quindi le richieste della difesa, che aveva chiesto misure alternative come il trasferimento in comunità o, in subordine, gli arresti domiciliari.

I minorenni restano detenuti negli istituti penali di Bari e Lecce. Tra loro c’è anche il 16enne accusato di aver inferto le coltellate all’addome e al torace risultate mortali per la vittima.

Intanto, per i due maggiorenni coinvolti nella vicenda, attualmente reclusi nel carcere di Taranto, una nuova udienza davanti al Riesame è prevista per il 4 giugno. I loro legali chiedono l’annullamento delle misure cautelari, sostenendo l’assenza di un ruolo attivo nel pestaggio.

Nei giorni scorsi, sia il gip del Tribunale per i minorenni sia quello del Tribunale ordinario avevano deciso di non convalidare i fermi dei sei indagati, disponendo comunque la custodia cautelare ed escludendo l’aggravante dei futili motivi inizialmente contestata dalla Procura.

Morte Fabiana Chiarappa, il Riesame accoglie il ricorso: don Nicola d’Onghia lascia i domiciliari e torna libero

Don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne di Noci arrestato per omicidio stradale e omissione di soccorso in relazione alla morte di Fabiana Chiarappa dello scorso 2 aprile, lascia i domiciliari e torna libero con l’obbligo di dimora.

Il Riesame ha accolto il ricorso della difesa, confermando allo stesso tempo i gravi indizi di colpevolezza. La tesi della difesa è che la giovane vittima, soccorritrice del 118, fosse già morto quando è stata colpita dall’auto guida dal sacerdote sulla provinciale 172 nel tratto tra Turi e Putignano.

La stessa posizione mantenuta sin dal primo interrogatorio avvenuto il giorno successivo alla morte di Fabiana. ll gip di Bari Nicola Bonante nei giorni scorsi aveva respinto la richiesta di revoca della misura presentata, al termine dell’interrogatorio, dai legali del parroco, Federico Straziota e Vita Mansueto.

Il sacerdote ha sempre dichiarato di non essersi accorto di avere travolto una persona perché la strada era buia e di avere pensato di avere urtato un sasso. Ora però il Riesame lo ha scarcerato.

Foggia, medici aggrediti dopo la morte della 23enne Natasha: il Riesame dice sì all’arresto di quattro familiari

Il Tribunale del Riesame di Bari ha accolto l’appello presentato dalla Procura contro il no del gip di Foggia all’arresto dei quattro parenti di Natasha Pugliese, la 23enne di Cerignola deceduta a settembre, imputati per aver aggredito il personale sanitario del Policlinico Riuniti di Foggia a seguito della morte della ragazza.

Sono stati così disposti gli arresti domiciliari per il padre, due fratelli e lo zio della 23enne. I quattro, tramite il legale, hanno presentato ricorso in Cassazione e ora toccherà alla Suprema Corte pronunciarsi sulla vicenda.

L’aggressione avvenne il 4 settembre del 2024 davanti alla sala operatoria della chirurgia toracica dopo la notizia del decesso. I familiari avrebbero aggredito verbalmente e fisicamente medici, infermieri e personale sanitario costretto a barricarsi in una stanza attigua per sfuggire alla violenza. La scena fu ripresa e le immagini diventarono virali, suscitando anche sdegno e preoccupazione.

Sulla morte della 23enne resta aperto un altro filone, quello relativo all’eventuale colpa medica e che vede indagati una ventina tra medici e operatori sanitari accusati di omicidio colposo, oltre alla persona che la sera del 18 giugno a Cerignola investì la ragazza.

Scandalo Asl Bari, Sciannimanico resta in carcere: “Avida e spregiudicata il marito carabiniere non la controllava”

Concetta Sciannimanico, la funzionaria della Asl di Bari arrestata lo scorso 12 novembre nell’ambito dell’inchiesta sul presunto giro di tangenti in cambio di appalti nell’azienda sanitaria barese, è ancora in carcere. Il tribunale del Riesame ha infatti respinto nei giorni scorsi il ricorso della difesa in cui veniva richiesta la sostituzione della detenzione in carcere con gli arresti domiciliari, confermando il parere della Procura. Connie si trova nel carcere di Taranto e durante l’interrogatorio di garanzia si era avvalsa della facoltà di non rispondere. Nell’alloggio di servizio della caserma dei carabinieri dove vive insieme al marito è stato trovato un vero e proprio tesoro.

“La particolare spregiudicatezza nel perseguimento delle finalità illecite, mostrata agendo d’intesa con i colleghi Nicola Sansolini e Nicola Iacobellis, oltre che con gli imprenditori collusi, emergerebbe dalla preoccupante naturalezza con la quale affidava ad imprenditori coinvolti in procedure amministrative, dalla stessa gestita, i lavori di ristrutturazione della villetta familiare senza corrispondere alcunché. Quella avidità che, insieme al desiderio compulsivo di riscuotere nel più breve tempo possibile la tangente, delineerebbero una personalità contorta, connotata da un desiderio di possesso senza fine, idoneo ad indurla a commettere reati della stessa specie o ad aggravare le conseguenze di quelli già commessi”, si legge nelle motivazioni del no del Riesame -. La detenzione in carcere è l’unica misura in grado di impedire efficacemente la reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove”.

Domiciliari che non potrebbe neppure essere scontati nell’appartamento della stazione dei carabinieri di Santo Spirito, di cui il marito è comandante, in cui non c’è linea telefonica. “Il ritrovamento di denaro contante nella cassaforte in camera da letto  consente di nutrire ragionevoli dubbi sulla capacità del coniuge di esercitare un’adeguata attività di controllo sull’operato della moglie. Invero nessun sospetto ha mai sortito nell’uomo neanche la presenza e l’utilizzo di beni di lusso da parte della moglie (il cui valore è evidentemente ben al di sopra delle possibilità finanziarie della Sciannimanico)”, si legge ancora.

Scandalo all’Asl Bari, il Riesame dice no: la funzionaria Connie Sciannimanico resta in carcere

Concetta Sciannimanico, la funzionaria della Asl di Bari arrestata lo scorso 12 novembre nell’ambito dell’inchiesta sul presunto giro di tangenti in cambio di appalti nell’azienda sanitaria barese, resta in carcere. Il tribunale del Riesame ha infatti respinto il ricorso della difesa in cui veniva richiesta la sostituzione della detenzione in carcere con gli arresti domiciliari, confermando il parere della Procura.

Sciannimanico si trova nel carcere di Taranto e durante l’interrogatorio di garanzia si era avvalsa della facoltà di non rispondere. Nell’alloggio di servizio della caserma dei carabinieri dove vive insieme al marito è stato trovato un vero e proprio tesoro.