Graduatoria per docenti, riconosciuto il punteggio per il servizio militare: la sentenza di Bari apre nuovi scenari

Potrebbe avere effetti ben oltre i confini locali la sentenza del Tribunale del lavoro di Bari che ha accolto il ricorso di un docente inserito nelle graduatorie provinciali 2024-2026. Al centro della vicenda, il mancato riconoscimento del punteggio per il servizio militare svolto dopo il conseguimento della laurea magistrale.

Il ministero aveva inizialmente escluso la valutazione di questo periodo, ma il docente – assistito dalle avvocate Maria Antonietta Papadia e Mara Caponio – ha contestato la decisione. Le legali hanno evidenziato come il servizio militare debba essere equiparato, nei concorsi pubblici, al lavoro svolto presso enti pubblici.

Accogliendo il ricorso, il giudice ha ribadito che il servizio prestato nelle Forze armate va considerato a tutti gli effetti come attività resa allo Stato, con pieno valore ai fini del punteggio nelle graduatorie. Una pronuncia che potrebbe ora fare da apripista a numerosi casi analoghi in tutta Italia.

Bari, maresciallo della Marina muore per la lunga esposizione all’amianto: la famiglia sarà risarcita dal Ministero

Un maresciallo della Marina Militare, Francesco Pantaleo, è morto nel 2024 per un mesotelioma causato da una lunga esposizione all’amianto durante il servizio (1977–2009).

Il Tribunale di Bari ha riconosciuto definitivamente lo status di vittima del dovere, condannando il Ministero della Difesa a risarcire gli eredi.

La sentenza arriva però dopo la sua morte, avvenuta dopo tre anni di malattia, e sono stati i familiari a portare avanti la causa.

Secondo il legale della famiglia, casi come questo dimostrano che la giustizia arriva troppo tardi e che servirebbe un sistema più rapido per riconoscere i diritti delle vittime. Restano aperti altri procedimenti per ulteriori risarcimenti.

Bari, padre e figlio picchiano avvocato per 80 euro: il 25enne Michele Loconsole condannato a un anno e 6 mesi

Il Tribunale di Bari ha condannato Michele Loconsole a 1 anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per aver, insieme al padre Luigi, aggredito l’avvocato Cristiano Marinò a Casamassima il 31 gennaio 2023, provocandogli la frattura di due costole.

Luigi Loconsole era già stato condannato a 1 anno e 4 mesi con rito abbreviato nel 2024. L’aggressione avvenne dopo una disputa legale legata a un contratto di manutenzione di caldaie e al rifiuto di consegnare 80 euro richiesti con minaccia. Marinò riceverà una provvisionale di 5.000 euro e il risarcimento danni, riconosciuto anche all’Ordine degli Avvocati di Bari, parte civile.

Corato, accusati di non aver preso la denuncia di una vittima di stalking: assolti due poliziotti

Il Tribunale di Trani ha assolto con formula piena i due poliziotti di 36 e 53 anni del commissariato di Corato accusati di non aver preso la denuncia di una vittima di stalking il 16 agosto del 2023.

L’accusa nei loro confronti era quella di omissione di atti d’ufficio per non aver accettato di prendere a verbale le dichiarazioni di una donna, il cui ex marito era stato raggiunto da un provvedimento di divieto di avvicinamento.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio La Scala, ha sostenuto e documentato come ci fosse stata una erronea identificazione degli agenti che quel giorno in realtà non erano in servizio.

La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio dei due poliziotti nel 2024. Oggi è arrivata la sentenza di non luogo a procedere come chiesto anche dal pm.

Truffa eco casette, cronaca di uno sfratto. Caputi si barrica nel locale: “Ci vediamo in Tribunale”

Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Abbiamo seguito con particolare attenzione le operazioni di sfratto nel locale occupato da Caputi, alla presenza dell’ufficiale giudiziario, di due poliziotti in borghese, dell’avvocato di Silvana e di Giuseppe, proprietario del locale.

Caputi, nonostante fosse informato da tempo, ha continuato a invocare tempo, chiedendo un altro mese per svuotare il locale e liberarsi del materiale. Il tempo che gli è stato dato a disposizione è di una sola settimana.

Vi avevamo lasciato sul più bello, prima di tentare il blitz nei locali occupati. Caputi, dopo averci aperto le porte, si è però barricato nel locale. Ecco la seconda parte della nostra cronaca.

La “supposta” di Olivieri, Antonio in Aula: “Dall’amico finanziere nessuna notizia sull’inchiesta”

Antonio è stato ascoltato in Tribunale nell’inchiesta che vede coinvolto Antonio Cretì, il maresciallo della Finanza di Bari, sentito nell’ambito del processo in cui è accusato di rivelazione di segreto istruttorio in merito ad alcune perquisizioni disposte dalla Procura di Bari in una inchiesta sul calcio dilettantistico.

Secondo l’accusa Cretì contattò l’ex consigliere regionale Giacomo Oliveri, ai tempi del Quotidiano Italiano, per “spifferare” (termine riportato nell’articolo sul sito de La Gazzetta del Mezziogorno) allo stesso Antonio la notizia.

Il finanziere, durante l’udienza, ha raccontato di aver usato il giornale per far parlare gli indagati in un’indagine di usura. Quello che però manca nell’articolo pubblicato sul sito de La Gazzetta del Mezzogiorno, è la versione di Antonio che trovate nel video allegato.

Vuole sospendere l’abbonamento in palestra ma viene picchiato dal titolare: il caso finisce in Tribunale

Vuole sospendere l’abbonamento in palestra dopo l’infortunio alla spalla, ma viene picchiato dal titolare dopo alcune tensioni e finisce in ospedale con traumi e fratture. Vittima un 46enne, mentre l’aggressore, un 35enne, è stato denunciato per lesioni e minacce aggravate.

L’episodio risale al giugno 2023 e si è verificato nel Leccese. Da tempo il cliente chiedeva l’interruzione del pagamento delle mensilità, senza trovare però mai un accordo. Un giorno, al bar, i due si incontrano e iniziano a battibeccare fino ad arrivare a minacce di morte e all’aggressione.

Il 46enne viene colpito dal titolare della palestra con un pugno in pieno viso. Le indagini sono state avviate dopo il ricovero in ospedale e la denuncia presentata dalla vittima. Gli inquirenti hanno chiesto il rinvio a giudizio del titolare della palestra. L’udienza preliminare è stata fissata per il 3 febbraio 2026.

Santeramo, tentano di bruciare vivo un uomo per i messaggi ad una ragazza: chieste due condanne – NOMI

La Procura di Bari ha chiesto due condanne a 4 anni e 8 mesi di reclusione per la violenta aggressione avvenuta a Santeramo in Colle il 14 maggio scorso, quando in tre avrebbero picchiato brutalmente un uomo, provando anche a dargli fuoco, per alcuni messaggi scritti su Instagram alla ex di uno di loro. Agli imputati, arrestati qualche settimana dopo la vicenda e tuttora detenuti, sono contestati i reati di tentato omicidio e lesioni personali aggravate.

Le richieste di condanna, con esclusione dell’aggravante della premeditazione, sono state avanzate nel processo con rito abbreviato nei confronti di Francesco Sgaramella (47 anni) e Leonardo Fraccalvieri (38 anni). La sentenza è attesa per il 20 gennaio 2026. Il terzo imputato, Francesco Molinari (35 anni) è a processo con rito ordinario.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, quel giorno Molinari e la vittima – che si conoscevano da circa sei mesi – si sarebbero dati appuntamento per un caffè.

Molinari si sarebbe presentato a casa dell’uomo insieme agli altri due aggredendolo con calci e pugni, fino al tentativo di bruciarlo vivo. Lo avrebbero bloccato a terra, cospargendone il corpo di benzina e usando anche un accendino. Il tentativo non riuscì perché l’uomo riuscì a liberarsi e a scappare.

Bari, Palermiti jr resta in carcere. Il giudice: “Superficiale e arrogante anche dopo la morte di Antonella Lopez”

Resta in carcere Eugenio Palermiti, 21enne nipote dell’omonimo boss del quartiere Japigia di Bari, arrestato lo scorso gennaio per detenzione e porto d’arma (reato aggravato dal metodo mafioso) in occasione della serata nella discoteca Bahia di Molfetta in cui, il 22 settembre 2024, fu uccisa la 19enne Antonella Lopez.

A sparare alla vittima fu un altro giovane, Michele Lavopa, arrestato poche ore dopo il fatto, ma le indagini della Dda di Bari avrebbero dimostrato come, quella sera, anche Palermiti fosse armato.

Il difensore di Palermiti, l’avvocato Nicola Quaranta, aveva chiesto per lui la sostituzione della detenzione in carcere con i domiciliari, con braccialetto elettronico, da scontare in una casa di Termoli (Campobasso) in cui vive la fidanzata del ragazzo. Palermiti, sostiene il suo legale, avrebbe iniziato un percorso di «graduale ripensamento della propria vita antefatta», in virtù del quale ha ammesso le sue responsabilità per il possesso dell’arma.

Per la gip Susanna De Felice, invece, il «percorso di revisione critica non emerge dagli esiti delle indagini», dalle quali invece risulta un atteggiamento «superficiale e arrogante, mai contrito per la tragedia che è conseguita al suo comportamento e, anzi, teso a narrare ad amici e congiunti l’accaduto».

A incastrare Palermiti, infatti, ci sono anche delle intercettazioni captate in ospedale (nella sparatoria in cui morì Lopez, lui rimase ferito) in cui il giovane, parlando con alcuni amici, mima il gesto di puntare l’arma verso l’avversario. Anche il fatto di scontare i domiciliari fuori regione, per la giudice, non garantirebbe «un effettivo allontanamento dall’habitat familiare del Palermiti».

Bari, il Tribunale chiude la vicenda di Villa Camilla: la struttura diventa di proprietà del Comune. Cosa accade ora

La quarta sezione civile del Tribunale di Bari ha accolto il ricorso presentato dal Comune per ottenere la restituzione di Villa Camilla, al centro di un procedimento di fallimento. L’impianto fu realizzato nel 1988 grazie ad un progetto autorizzato proprio dal consiglio comunale e ora la struttura diventa di proprietà del Comune.

Villa Camilla al momento è gestito da una società e la decisione del Tribunale non stravolge le attività attuali, ma ora sarà il Comune a gestire i rapporti di locazione con essa.

Nel 1990 è stata firmata una concessione di 90 anni per la costruzione di impianti sportivi, convenzione aggiudicata dalla società Villa Camilla. Nel 2015 la banca ha chiesto e ottenuto il pignoramento dei beni della società, nel luglio 2022 è poi arrivata la decisione della Corte di Appello di Bari che ha confermato il fallimento di Villa Camilla in primo grado invocato dalla Procura. Alla base la “natura commerciale” dell’azienda. Il Comune ha quindi avanzato la richiesta per riottenere i suoli, essendo la convenzione scaduta.

“Il suolo comunale in questione rientra nel patrimonio indisponibile del Comune perché destinato ad accogliere un’opera volta alla fruizione da parte della collettività locale anche secondo precisi accordi con gli assessorati competenti”, si legge nella sentenza dei giudici. Al Comune dovrà essere anche versata la somma di 120mila euro per il contratto di locazione dal settembre del 2022 ad agosto del 2023.