Bari, rientra dalla maternità dopo i mesi di congedo e trova la postazione smantellata: il Tribunale le dà ragione

Era tornata al lavoro dopo cinque mesi di congedo per maternità, ma aveva trovato la propria postazione inutilizzabile, senza monitor e tastiera, con il computer scollegato e gli accessi ai sistemi informatici disabilitati.

Nonostante le segnalazioni alla dirigente scolastica, una direttrice dei servizi generali e amministrativi (Dsga) di un istituto comprensivo della provincia di Bari era stata sanzionata con un rimprovero scritto per presunti “omessi adempimenti”.

La lavoratrice ha impugnato il provvedimento davanti al Tribunale del Lavoro di Bari che, accogliendo il ricorso e anche sulla base delle testimonianze dei colleghi, ha annullato la sanzione disciplinare e condannato la scuola al pagamento delle spese processuali.

La vicenda, risalente al febbraio 2023, è stata resa nota dal sindacato Confil Filpi, che ha assistito la dipendente nel procedimento.

“I detersivi mi fanno male”, giudice le dà ragione: vietato l’utilizzo dei prodotti a un condominio del centro di Bari

In un condominio nel centro di Bari il Tribunale civile ha vietato in via di urgenza l’uso di vernici, detergenti e ammorbidenti profumati per il bucato, perché nocivi per la salute di una inquilina affetta da una vasculite autoimmune con sensibilità chimica multipla, cioè una particolare sensibilità a determinate sostanze chimiche.

Il decreto emesso dal giudice «inaudita altera parte» (l’udienza di discussione nel contraddittorio delle parti sarà il 9 luglio) costituisce l’epilogo di un contenzioso tra la donna e il condominio che va avanti da almeno un decennio e che ha attraversato anche le aule della giustizia penale.

Il 15 giugno scorso, infatti, è stato archiviato il procedimento a carico di due condomini e dell’amministratore di condominio, accusati di aver violato l’ordinanza comunale, risalente al 2012, che prescriveva misure igienico-ambientali da osservarsi nelle parti comuni del palazzo, mediante limitazioni all’utilizzo di determinate sostanze chimiche contenute in detergenti, disinfettanti, vernici ed altri prodotti di uso comune. La donna aveva denunciato che i condomini lasciavano sul pianerottolo rifiuti, cartoni e buste, nonché stracci imbevuti di disinfettanti e salviette profumate utilizzate per la pulizia del cane.

Dieci giorni dopo l’archiviazione penale, la donna ha ottenuto dal giudice civile un nuovo provvedimento che impone, tra le altre cose, «l’immediata cessazione dell’uso di tutte le sostanze chimiche vietate dall’ordinanza sindacale» e “l’immediata adozione di un protocollo di gestione e pulizia delle parti comuni conforme ai divieti imposti».

Nel decreto, il Tribunale ricorda «che a causa della sua condizione, la vita della signora è confinata al suo appartamento, che rappresenta il suo unico rifugio. Tuttavia, da anni, tale rifugio è reso invivibile dalle continue e illecite immissioni di sostanze chimiche provenienti dalle parti comuni e dagli appartamenti dei vicini». I condomini citati in giudizio, fa sapere la difesa, rappresentata dall’avvocato Nicola Quaranta (Studio Tmdplex), “sono ancora una volta vessati dalle iniziative giudiziarie della condomina che ha reso la vita dell’intero condominio invivibile dentro e fuori lo stabile» e contesteranno le accuse anche in sede civile.

Soldi facili in Albania, Labianca chiede d’urgenza la cancellazione dei video: ricorso inammissibile

Il Tribunale di Bari ha dichiarato inammissibile il ricorso cautelare presentato da Cesare Labianca, insieme a Ceaser’s Group Shpk e Ceasar Foundation, nei confronti della nostra testata giornalistica.

I ricorrenti sostenevano di essere vittime di una campagna mediatica diffamatoria attraverso articoli, video e contenuti pubblicati dalla testata a partire dal dicembre 2025. Per questo avevano chiesto al giudice un provvedimento d’urgenza che imponesse la rimozione immediata dei contenuti contestati, il divieto di pubblicarne altri analoghi, il sequestro del materiale audiovisivo e l’applicazione di misure coercitive.

Il giudice Emanuele Pinto ha però dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando in particolare la tutela costituzionale della libertà di stampa. Il Tribunale ha riconosciuto Quinto Potere come una testata giornalistica online a tutti gli effetti, evidenziando che è regolarmente registrata, iscritta al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC), dotata di direttore responsabile e organizzata come una struttura editoriale professionale.

Per questo motivo, secondo il giudice, ai contenuti pubblicati si applicano le stesse garanzie previste dall’articolo 21 della Costituzione per la stampa tradizionale. Ne consegue che non è possibile disporre, attraverso un ricorso cautelare d’urgenza, provvedimenti di rimozione, sequestro o inibizione preventiva dei contenuti editoriali.

Il Tribunale ha poi ritenuto irrilevante, ai fini della decisione, la contestazione relativa alla qualifica professionale di Antonio, osservando che la tutela costituzionale riguarda il prodotto editoriale della testata giornalistica nel suo complesso. Con il provvedimento, il Tribunale di Bari ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato Cesare Labianca, Ceaser’s Group Shpk e Ceasar Foundation, in solido tra loro, al pagamento delle spese legali.

Bari, colpo di scena per Villa Camilla. Cassazione ribalta la decisione del Tribunale: resta alla curatela fallimentare

La Corte di Cassazione ribalta la decisione del Tribunale di Bari sulla vicenda di Villa Camilla. I giudici del Supremo Collegio hanno infatti annullato con rinvio il decreto con cui nel 2025 era stata attribuita al Comune la titolarità della struttura sportiva di Poggiofranco, stabilendo invece che il bene resta nella disponibilità della curatela fallimentare.

Secondo la Cassazione, il Comune non è proprietario dell’impianto e la cessazione della concessione pubblica non comporta automaticamente l’estinzione del diritto di superficie. La curatela potrà quindi continuare a gestire il complesso tramite l’affittuario già incaricato.

La vicenda risale al 1989, quando il Comune concesse per 99 anni un suolo comunale di oltre 14mila metri quadrati all’associazione sportiva Villa Camilla per la realizzazione dell’impianto. La convenzione prevedeva che, al termine della concessione, la struttura sarebbe tornata nella disponibilità dell’ente pubblico.

Dopo il fallimento nel 2022 della società del gruppo Degennaro che gestiva il complesso, il Comune aveva rivendicato la proprietà dell’area sostenendo che il fallimento avesse fatto decadere automaticamente la convenzione. Una tesi accolta inizialmente anche dal Tribunale di Bari.

Di diverso avviso la Cassazione, che ha accolto i ricorsi della banca titolare dell’ipoteca e della curatela fallimentare. I giudici hanno chiarito che quella di Villa Camilla non è assimilabile a un semplice appalto pubblico, ma a una concessione complessa di costruzione e gestione, per la quale non si applica lo scioglimento automatico previsto negli appalti.

Alla luce della decisione, la struttura continuerà a essere gestita dalla curatela fallimentare e a mantenere la propria funzione economica e sociale, producendo reddito anche a tutela dei creditori, tra cui figura lo stesso Comune di Bari per tributi non versati.

Bari, McDonald’s vince in tribunale contro Mc Dino’s. Stop all’uso del prefisso Mc: “È del colosso americano”

Il Tribunale civile di Bari ha dato ragione a McDonald’s nella causa contro una società di ristorazione pugliese, Mc Dino’s, vietandole l’utilizzo del prefisso “Mc” nel proprio marchio e nei prodotti venduti. La sentenza, emessa dalla quarta sezione civile, rafforza la tutela del celebre brand americano, riconosciuto come marchio di particolare notorietà.

Secondo i giudici, il sistema di marchi legati al prefisso “Mc” o “Mac” costituisce una vera e propria “famiglia” distintiva, registrata a livello nazionale ed europeo e immediatamente riconducibile all’azienda statunitense. Proprio questa forte identità comporta una protezione più ampia, che rende illegittime anche variazioni apparentemente originali ma comunque capaci di richiamare il marchio principale.

Al centro della controversia l’utilizzo, da parte dell’impresa pugliese, di denominazioni come “Mc Dino’s” e “McDrive”, oltre alla presenza in menu di prodotti come “Mc Burger”. Secondo il tribunale, tali segni generano un concreto rischio di confusione per il consumatore medio, inducendolo ad associare erroneamente l’attività locale alla rete McDonald’s.

I giudici hanno quindi stabilito che l’uso di queste denominazioni costituisce contraffazione e concorrenza sleale, imponendo l’immediato divieto di utilizzare qualsiasi segno contenente il prefisso “Mc” o simili. Respinta invece la richiesta di risarcimento danni, ritenuta non sufficientemente dimostrata né quantificata.

Graduatoria per docenti, riconosciuto il punteggio per il servizio militare: la sentenza di Bari apre nuovi scenari

Potrebbe avere effetti ben oltre i confini locali la sentenza del Tribunale del lavoro di Bari che ha accolto il ricorso di un docente inserito nelle graduatorie provinciali 2024-2026. Al centro della vicenda, il mancato riconoscimento del punteggio per il servizio militare svolto dopo il conseguimento della laurea magistrale.

Il ministero aveva inizialmente escluso la valutazione di questo periodo, ma il docente – assistito dalle avvocate Maria Antonietta Papadia e Mara Caponio – ha contestato la decisione. Le legali hanno evidenziato come il servizio militare debba essere equiparato, nei concorsi pubblici, al lavoro svolto presso enti pubblici.

Accogliendo il ricorso, il giudice ha ribadito che il servizio prestato nelle Forze armate va considerato a tutti gli effetti come attività resa allo Stato, con pieno valore ai fini del punteggio nelle graduatorie. Una pronuncia che potrebbe ora fare da apripista a numerosi casi analoghi in tutta Italia.

Bari, maresciallo della Marina muore per la lunga esposizione all’amianto: la famiglia sarà risarcita dal Ministero

Un maresciallo della Marina Militare, Francesco Pantaleo, è morto nel 2024 per un mesotelioma causato da una lunga esposizione all’amianto durante il servizio (1977–2009).

Il Tribunale di Bari ha riconosciuto definitivamente lo status di vittima del dovere, condannando il Ministero della Difesa a risarcire gli eredi.

La sentenza arriva però dopo la sua morte, avvenuta dopo tre anni di malattia, e sono stati i familiari a portare avanti la causa.

Secondo il legale della famiglia, casi come questo dimostrano che la giustizia arriva troppo tardi e che servirebbe un sistema più rapido per riconoscere i diritti delle vittime. Restano aperti altri procedimenti per ulteriori risarcimenti.

Bari, padre e figlio picchiano avvocato per 80 euro: il 25enne Michele Loconsole condannato a un anno e 6 mesi

Il Tribunale di Bari ha condannato Michele Loconsole a 1 anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per aver, insieme al padre Luigi, aggredito l’avvocato Cristiano Marinò a Casamassima il 31 gennaio 2023, provocandogli la frattura di due costole.

Luigi Loconsole era già stato condannato a 1 anno e 4 mesi con rito abbreviato nel 2024. L’aggressione avvenne dopo una disputa legale legata a un contratto di manutenzione di caldaie e al rifiuto di consegnare 80 euro richiesti con minaccia. Marinò riceverà una provvisionale di 5.000 euro e il risarcimento danni, riconosciuto anche all’Ordine degli Avvocati di Bari, parte civile.

Corato, accusati di non aver preso la denuncia di una vittima di stalking: assolti due poliziotti

Il Tribunale di Trani ha assolto con formula piena i due poliziotti di 36 e 53 anni del commissariato di Corato accusati di non aver preso la denuncia di una vittima di stalking il 16 agosto del 2023.

L’accusa nei loro confronti era quella di omissione di atti d’ufficio per non aver accettato di prendere a verbale le dichiarazioni di una donna, il cui ex marito era stato raggiunto da un provvedimento di divieto di avvicinamento.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio La Scala, ha sostenuto e documentato come ci fosse stata una erronea identificazione degli agenti che quel giorno in realtà non erano in servizio.

La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio dei due poliziotti nel 2024. Oggi è arrivata la sentenza di non luogo a procedere come chiesto anche dal pm.

Truffa eco casette, cronaca di uno sfratto. Caputi si barrica nel locale: “Ci vediamo in Tribunale”

Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Abbiamo seguito con particolare attenzione le operazioni di sfratto nel locale occupato da Caputi, alla presenza dell’ufficiale giudiziario, di due poliziotti in borghese, dell’avvocato di Silvana e di Giuseppe, proprietario del locale.

Caputi, nonostante fosse informato da tempo, ha continuato a invocare tempo, chiedendo un altro mese per svuotare il locale e liberarsi del materiale. Il tempo che gli è stato dato a disposizione è di una sola settimana.

Vi avevamo lasciato sul più bello, prima di tentare il blitz nei locali occupati. Caputi, dopo averci aperto le porte, si è però barricato nel locale. Ecco la seconda parte della nostra cronaca.