La “supposta” di Olivieri, Antonio in Aula: “Dall’amico finanziere nessuna notizia sull’inchiesta”

Antonio è stato ascoltato in Tribunale nell’inchiesta che vede coinvolto Antonio Cretì, il maresciallo della Finanza di Bari, sentito nell’ambito del processo in cui è accusato di rivelazione di segreto istruttorio in merito ad alcune perquisizioni disposte dalla Procura di Bari in una inchiesta sul calcio dilettantistico.

Secondo l’accusa Cretì contattò l’ex consigliere regionale Giacomo Oliveri, ai tempi del Quotidiano Italiano, per “spifferare” (termine riportato nell’articolo sul sito de La Gazzetta del Mezziogorno) allo stesso Antonio la notizia.

Il finanziere, durante l’udienza, ha raccontato di aver usato il giornale per far parlare gli indagati in un’indagine di usura. Quello che però manca nell’articolo pubblicato sul sito de La Gazzetta del Mezzogiorno, è la versione di Antonio che trovate nel video allegato.

Vuole sospendere l’abbonamento in palestra ma viene picchiato dal titolare: il caso finisce in Tribunale

Vuole sospendere l’abbonamento in palestra dopo l’infortunio alla spalla, ma viene picchiato dal titolare dopo alcune tensioni e finisce in ospedale con traumi e fratture. Vittima un 46enne, mentre l’aggressore, un 35enne, è stato denunciato per lesioni e minacce aggravate.

L’episodio risale al giugno 2023 e si è verificato nel Leccese. Da tempo il cliente chiedeva l’interruzione del pagamento delle mensilità, senza trovare però mai un accordo. Un giorno, al bar, i due si incontrano e iniziano a battibeccare fino ad arrivare a minacce di morte e all’aggressione.

Il 46enne viene colpito dal titolare della palestra con un pugno in pieno viso. Le indagini sono state avviate dopo il ricovero in ospedale e la denuncia presentata dalla vittima. Gli inquirenti hanno chiesto il rinvio a giudizio del titolare della palestra. L’udienza preliminare è stata fissata per il 3 febbraio 2026.

Santeramo, tentano di bruciare vivo un uomo per i messaggi ad una ragazza: chieste due condanne – NOMI

La Procura di Bari ha chiesto due condanne a 4 anni e 8 mesi di reclusione per la violenta aggressione avvenuta a Santeramo in Colle il 14 maggio scorso, quando in tre avrebbero picchiato brutalmente un uomo, provando anche a dargli fuoco, per alcuni messaggi scritti su Instagram alla ex di uno di loro. Agli imputati, arrestati qualche settimana dopo la vicenda e tuttora detenuti, sono contestati i reati di tentato omicidio e lesioni personali aggravate.

Le richieste di condanna, con esclusione dell’aggravante della premeditazione, sono state avanzate nel processo con rito abbreviato nei confronti di Francesco Sgaramella (47 anni) e Leonardo Fraccalvieri (38 anni). La sentenza è attesa per il 20 gennaio 2026. Il terzo imputato, Francesco Molinari (35 anni) è a processo con rito ordinario.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, quel giorno Molinari e la vittima – che si conoscevano da circa sei mesi – si sarebbero dati appuntamento per un caffè.

Molinari si sarebbe presentato a casa dell’uomo insieme agli altri due aggredendolo con calci e pugni, fino al tentativo di bruciarlo vivo. Lo avrebbero bloccato a terra, cospargendone il corpo di benzina e usando anche un accendino. Il tentativo non riuscì perché l’uomo riuscì a liberarsi e a scappare.

Bari, Palermiti jr resta in carcere. Il giudice: “Superficiale e arrogante anche dopo la morte di Antonella Lopez”

Resta in carcere Eugenio Palermiti, 21enne nipote dell’omonimo boss del quartiere Japigia di Bari, arrestato lo scorso gennaio per detenzione e porto d’arma (reato aggravato dal metodo mafioso) in occasione della serata nella discoteca Bahia di Molfetta in cui, il 22 settembre 2024, fu uccisa la 19enne Antonella Lopez.

A sparare alla vittima fu un altro giovane, Michele Lavopa, arrestato poche ore dopo il fatto, ma le indagini della Dda di Bari avrebbero dimostrato come, quella sera, anche Palermiti fosse armato.

Il difensore di Palermiti, l’avvocato Nicola Quaranta, aveva chiesto per lui la sostituzione della detenzione in carcere con i domiciliari, con braccialetto elettronico, da scontare in una casa di Termoli (Campobasso) in cui vive la fidanzata del ragazzo. Palermiti, sostiene il suo legale, avrebbe iniziato un percorso di «graduale ripensamento della propria vita antefatta», in virtù del quale ha ammesso le sue responsabilità per il possesso dell’arma.

Per la gip Susanna De Felice, invece, il «percorso di revisione critica non emerge dagli esiti delle indagini», dalle quali invece risulta un atteggiamento «superficiale e arrogante, mai contrito per la tragedia che è conseguita al suo comportamento e, anzi, teso a narrare ad amici e congiunti l’accaduto».

A incastrare Palermiti, infatti, ci sono anche delle intercettazioni captate in ospedale (nella sparatoria in cui morì Lopez, lui rimase ferito) in cui il giovane, parlando con alcuni amici, mima il gesto di puntare l’arma verso l’avversario. Anche il fatto di scontare i domiciliari fuori regione, per la giudice, non garantirebbe «un effettivo allontanamento dall’habitat familiare del Palermiti».

Bari, il Tribunale chiude la vicenda di Villa Camilla: la struttura diventa di proprietà del Comune. Cosa accade ora

La quarta sezione civile del Tribunale di Bari ha accolto il ricorso presentato dal Comune per ottenere la restituzione di Villa Camilla, al centro di un procedimento di fallimento. L’impianto fu realizzato nel 1988 grazie ad un progetto autorizzato proprio dal consiglio comunale e ora la struttura diventa di proprietà del Comune.

Villa Camilla al momento è gestito da una società e la decisione del Tribunale non stravolge le attività attuali, ma ora sarà il Comune a gestire i rapporti di locazione con essa.

Nel 1990 è stata firmata una concessione di 90 anni per la costruzione di impianti sportivi, convenzione aggiudicata dalla società Villa Camilla. Nel 2015 la banca ha chiesto e ottenuto il pignoramento dei beni della società, nel luglio 2022 è poi arrivata la decisione della Corte di Appello di Bari che ha confermato il fallimento di Villa Camilla in primo grado invocato dalla Procura. Alla base la “natura commerciale” dell’azienda. Il Comune ha quindi avanzato la richiesta per riottenere i suoli, essendo la convenzione scaduta.

“Il suolo comunale in questione rientra nel patrimonio indisponibile del Comune perché destinato ad accogliere un’opera volta alla fruizione da parte della collettività locale anche secondo precisi accordi con gli assessorati competenti”, si legge nella sentenza dei giudici. Al Comune dovrà essere anche versata la somma di 120mila euro per il contratto di locazione dal settembre del 2022 ad agosto del 2023.

Crac Immoberdan, Giacomo Olivieri imputato a Bari: l’ex consigliere regionale lascia i domiciliari ma non parla

Giacomo Olivieri è tornato in Tribunale a Bari nell’ambito dell’inchiesta per il crac Immoberdan. L’ex consigliere regionale, imputato, doveva essere ascoltato come testimone e i giudici hanno concesso l’autorizzazione per lasciare temporaneamente gli arresti domiciliari a Lecce.

L’esame di Olivieri però è stato rinviato al prossimo 15 ottobre. L’inchiesta ruota attorno al crac della società che doveva costruire una grossa lottizzazione tra Japigia e il centro di Bari.

L’inchiesta si è chiusa nel 2021 e ha valorizzato le relzioni depositati dai curatori fallimentari della Immoberdan (Antonello Tarantino e Vittorio d’Ecclesiis, quest’ultimo deceduto) e del gruppo Nitti (Virginia Patruno e Daniele Anzelmo), il cui legale rappresentante, il geometra Nicola Nitti, ha preferito patteggiare due anni con pena sospesa e non menzione.

L’accusa ritiene che l’imprenditore a capo dell’Immoberdan abbia svuotato il patrimonio con una serie di atti dissipativi, come ad esempio la maxi consulenza pagata tra il 2013 e il 2015 a Olivieri dal valore di 2.7 milioni. Il legale, secondo la Procura, si sarebbe limitato solo a occuparsi dell’acquisizione della società da parte del gruppo Nitti.

Foggia, medici aggrediti dopo la morte della 23enne Natasha: il Riesame dice sì all’arresto di quattro familiari

Il Tribunale del Riesame di Bari ha accolto l’appello presentato dalla Procura contro il no del gip di Foggia all’arresto dei quattro parenti di Natasha Pugliese, la 23enne di Cerignola deceduta a settembre, imputati per aver aggredito il personale sanitario del Policlinico Riuniti di Foggia a seguito della morte della ragazza.

Sono stati così disposti gli arresti domiciliari per il padre, due fratelli e lo zio della 23enne. I quattro, tramite il legale, hanno presentato ricorso in Cassazione e ora toccherà alla Suprema Corte pronunciarsi sulla vicenda.

L’aggressione avvenne il 4 settembre del 2024 davanti alla sala operatoria della chirurgia toracica dopo la notizia del decesso. I familiari avrebbero aggredito verbalmente e fisicamente medici, infermieri e personale sanitario costretto a barricarsi in una stanza attigua per sfuggire alla violenza. La scena fu ripresa e le immagini diventarono virali, suscitando anche sdegno e preoccupazione.

Sulla morte della 23enne resta aperto un altro filone, quello relativo all’eventuale colpa medica e che vede indagati una ventina tra medici e operatori sanitari accusati di omicidio colposo, oltre alla persona che la sera del 18 giugno a Cerignola investì la ragazza.

Trani, arresto cardiaco nell’aula del Tribunale: 60enne salvato da Carabiniere

Un carabiniere in tribunale a Trani per testimoniare salva la vita a un uomo colpito da un arresto cardiaco.

Il vicebrigadiere Patrick Zaia, in servizio da poco al comando provinciale dei carabinieri della provincia Barletta-Andria-Trani, è riuscito a salvare un 60enne colto da malore mentre era in un’aula del tribunale.

Ad attirare l’attenzione del militare, un 30enne originario di Pordenone, sono state le urla di un addetto alla sicurezza che chiedeva se ci fosse un medico per aiutare un uomo quasi esanime.

Il carabiniere ha raggiunto il 60enne, gli ha strappato la camicia e ha alternato i massaggi cardiaci alle manovre con un defibrillatore. Il 60enne è così rimasto in vita fino all’arrivo del personale del 118 che lo ha trasportato in ospedale ad Andria: l’uomo è ancora ricoverato ma non è in pericolo di vita-

“La tempestività dell’intervento” e la competenza del militare “nel corretto uso degli elettrodi del defibrillatore, hanno evitato la tragedia nel palazzo di giustizia”, evidenziano i carabinieri in una nota.

Pistola nell’armadietto e precedenti penali, licenziato custode della Multiservizi di Bari. Il giudice: “Legittimo”

Il Tribunale di Bari ha rigettato il ricorso di un custode della Multiservizi di Bari, un 50enne di Palo del Colle, licenziato per “giusta causa” tra maggio e giugno dello scorso anno a ridosso dello scandalo Codice Interno e prima dell’avvio delle verifiche della Prefettura in Comune e nelle aziende municipalizzate.

L’uomo aveva dimenticato di dichiarare i suoi precedenti penali al momento dell’assunzione e la sentenza del Tribunale di Bari, arrivata nei giorni scorsi, stabilisce che è legittimo il licenziamento dei dipendenti delle società comunali che non lo fanno.

Il custode di Palo del Colle aveva a suo carico due condanne (non definitive) e un rinvio a giudizio per detenzione e spaccio di stupefacenti. Nel suo armadietto è stata trovata una pistola.

La Multiservizi ha avviato negli ultimi mesi una “bonifica” interna disponendo diversi licenziamenti, soprattutto di gente ritenuta vicina ai clan mafiosi della città. Per questo non è stata colpita da alcun provvedimento dopo il lavoro della Commissione nominata dal Viminale, ma sarà chiamata solo a tenere informata la Prefettura.

Tribunale di Bari, avviati i lavori di adeguamento per oltre 14 milioni di euro: cantiere aperto dalla Matarrese Spa

Sono iniziati i lavori per l’efficientamento energetico e l’adeguamento antincendio e degli impianti tecnologici del Tribunale di piazza De Nicola a Bari. Le opere per un totale di 14,3 milioni di euro (finanziati in parte dal Pnrr per l’edilizia giudiziaria e in parte dal ministero della Giustizia), sono realizzate dalla Matarrese Spa.

“In questo inizio d’anno la Matarrese Spa, che ha oggi 18 cantieri aperti in totale, ha avviato altri lavori – si legge in una nota del gruppo – per quasi 60 milioni di euro: dal risanamento di reti idriche al potenziamento di ferrovie, fino alla realizzazione o al restyling di edifici pubblici”.

In particolare, l’impresa barese ha avviato gli interventi di riqualificazione di 17 chilometri della rete idrica Aqp di Mola di Bari per un valore di oltre dieci milioni di euro.

In Puglia, infine, sono partiti anche i lavori per la costruzione di case di comunità e strutture socioassistenziali a Taviano, Taurisano e Squinzano mentre, fuori dalla nostra regione, sono stati avviati l’adeguamento sismico di una scuola di Fermo, nelle Marche, la ristrutturazione di complessi ospedalieri in Calabria, a Corigliano, Cosenza e Rogliano e la realizzazione di tre Case di Comunità in provincia di Benevento.

I dati di bilancio 2024 dell’impresa barese, appena approvati dal CdA, “evidenziano un valore della produzione di 28,6 milioni di euro (in crescita del 16%) e dinamiche positive per i principali indici economico-finanziari, tra i quali l’utile lordo di 1,4 milioni di euro e netto di 716mila euro (in crescita del 57% rispetto al 2023 e con proposta di destinarlo interamente a Riserve, confermando la volontà degli azionisti di continuare a patrimonializzare l’impresa), e per l’occupazione”.