Paura a Barletta, studente 14enne con disabilità minaccia collaboratore scolastico con coltello: fermato dai docenti

Momenti di tensione questa mattina, 31 marzo, nella succursale dell’Istituto “Léontine e Giuseppe De Nittis” di Barletta, dove uno studente 14enne del primo anno, con una patologia dichiarata, ha estratto un coltellino minacciando un collaboratore scolastico.

L’episodio si è verificato all’interno del plesso e ha richiesto l’immediato intervento del personale docente: tre insegnanti presenti sono riuscite a calmare il ragazzo, evitando che la situazione degenerasse.

Dalla sede centrale è stato poi inviato un membro dello staff per l’inclusione, affiancato da un docente che aveva già instaurato un rapporto positivo con lo studente. Grazie a questo intervento mirato, il giovane ha consegnato spontaneamente l’arma.

Nel frattempo sono stati allertati i carabinieri, intervenuti per il sequestro del coltellino. Il ragazzo, che presenta una patologia certificata, è stato successivamente affidato ai genitori e ha fatto rientro a casa.

Non si registrano feriti né ulteriori criticità. Determinante la prontezza del personale scolastico, che ha gestito con lucidità una situazione potenzialmente pericolosa.

“Papà vieni e spacca la faccia al prof”, docente aggredito a scuola: indagato 48enne per violenza e minacce

Un padre 48enne di Ruffano ha tentato di aggredire un professore nell’istituto “Bottazzi” di Casarano dopo che il figlio 16enne, punito con diverse note disciplinari per comportamento aggressivo, lo aveva incitato via messaggio a “spaccargli la faccia”.

L’uomo si è presentato a scuola con l’altro figlio, ha insultato e minacciato il docente e lo ha strattonato nei corridoi, costringendolo a rifugiarsi in bagno e a chiamare i carabinieri.

Identificato dai militari, è ora accusato di violenza e minaccia a pubblico ufficiale. L’udienza preliminare è fissata per l’11 maggio.

Strage di Minab in Iran, muoiono insegnanti e studentesse: lunedì 9 marzo un minuto di silenzio nelle scuole baresi

L’assessore alla Conoscenza Vito Lacoppola ha inviato questa mattina una lettera a tutte le scuole della città di Bari, con l’invito a osservare un minuto di silenzio, nella giornata di lunedì 9 marzo, per le vittime della strage di Minab, in Iran, in cui hanno perso la vita studentesse e insegnanti, nel corso di un raid che ha colpito anche una scuola primaria.

L’iniziativa intende promuovere occasioni di riflessione sui valori della pace e del diritto all’istruzione per tutte le bambine e i bambini del mondo: con lo stesso obiettivo, da un mese nei nidi e nelle scuole d’infanzia comunali sono esposte le bandiere simbolo della pace. Di seguito, la lettera inviata alle scuole dall’assessore Lacoppola.

“Gentili Dirigenti Scolastici, con profonda commozione apprendiamo della tragica strage che ha colpito una scuola elementare femminile di Minab, nel sud dell’Iran, dove numerose bambine, insegnanti e membri del personale scolastico hanno perso la vita in un attacco, per il quale ci sono indagini in corso, avvenuto durante le lezioni.

Di fronte a una tragedia che ha colpito il luogo simbolo dell’educazione, della crescita e della speranza, la comunità scolastica della nostra città desidera esprimere vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo dolore.

Per questo motivo invito tutte le istituzioni scolastiche della città a osservare un minuto di silenzio nella giornata di lunedì 9 marzo, da svolgere nelle proprie classi, quale momento di raccoglimento e di riflessione sul valore della pace, della vita e del diritto allo studio di ogni bambina e bambino.

Confidando nella Vostra sensibilità e collaborazione, Vi ringrazio per l’attenzione e per il costante impegno educativo che ogni giorno dedicate alle nuove generazioni. Continuiamo incessantemente a mettere in atto momenti di educazione alla pace”

Tragedia a Lecce, bimbo di 11 anni torna a casa e muore. Scuola sotto choc: “Nessun malore improvviso”

“Non c’è stato un malore improvviso, il ragazzo è arrivato a scuola già con una tosse persistente e gli occhi lucidi ma nonostante ciò aveva svolto regolarmente l’attività didattica prima che venisse allertata la famiglia per suggerire loro che lo portassero a casa”.

Lo riferisce Francisca Camero dirigente dell’istituto scolastico Galateo di Lecce, la scuola frequentata dall’undicenne senegalese che ieri è morto in ospedale dopo essersi sentito male a casa di rientro da scuola. Oggi in classe sul suo banco sono stati deposti dei fiori insieme a messaggi, lettere e pupazzi.

“L’intera comunità scolastica del nostro istituto è sotto choc – afferma la dirigente. Ibrahm è arrivato a scuola già con la tosse che è andata via via aumentando. Le insegnanti hanno così deciso di avvisare la famiglia e il padre è venuto a prenderlo poco dopo. Nessuno poteva immaginare un epilogo di questo tipo”.

Sulla vicenda sono in corso accertamenti e la squadra mobile di Lecce ha ascoltato il padre dell’11enne, Khadim, cantante senegalese cofondatore dei Ghetto Eden. L’ Asl ha chiesto l’autopsia per chiarire le cause della morte.

Tragedia a Lecce, accusa malore a scuola: bimbo di 11 anni muore poco dopo il ritorno a casa

Un bambino di 11 anni è morto oggi a Lecce dopo aver accusato un malore mentre era a scuola. Riportato a casa dai genitori, le sue condizioni sono peggiorate fino all’arresto cardiaco. Inutili i tentativi di rianimazione del 118.

Sarà l’autopsia a chiarire le cause del decesso. L’episodio segue di pochi giorni un altro tragico caso nel Foggiano, dove un bambino di 10 anni è morto dopo una caduta mentre giocava per strada.

Choc in una scuola di Bitonto, schiaffi e punizioni ai bimbi: sospesa insegnante di 65 anni

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, per la durata di sei mesi, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, nei confronti di un’insegnante sessantacinquenne in servizio presso una scuola dell’infanzia di Bitonto.

Si rappresenta che si tratta di un provvedimento assunto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa. Il provvedimento scaturisce da una complessa e articolata attività di indagine condotta dai Poliziotti del Commissariato di PS di Bitonto, avviata nel mese di novembre 2025 a seguito di denuncia presentata dai genitori di alcuni alunni in relazione a presunti maltrattamenti.

Le attività investigative, consistite anche in accertamenti tecnici audio-video all’interno dell’istituto scolastico, avrebbero consentito di acquisire, nell’arco temporale di circa un mese e mezzo, elementi utili a riscontrare reiterate condotte vessatorie nei confronti dei minori affidati alla docente per ragioni di educazione, istruzione e vigilanza. Le condotte contestate consisterebbero, allo stato delle indagini, in schiaffi, strattonamenti e punizioni ritenute non consone al contesto educativo.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, a seguito dell’arresto, si avvierà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Bari, bambini chiusi al buio nella “stanza di don Oronzo” per punizione: indagata maestra 32enne

All’inizio era solo un pianto serale, ostinato, inspiegabile. Una mamma poco più che trentenne ha iniziato a preoccuparsi quando suo figlio di 5 anni appena, ogni sera si rifiutava di andare a letto. Tremava all’idea di restare al buio. Tra le lacrime parlava di qualcuno, un certo “don Oronzo”. Non sapeva dire chi fosse, ma lo descriveva come una presenza cattiva, qualcuno da temere.

All’inizio poteva sembrare una fantasia infantile. Un mostro nato dall’immaginazione. Ma il dubbio ha iniziato a farsi strada nella madre, che ha deciso di parlare con altre mamme della stessa scuola dell’infanzia di Bari. È stato allora che l’inquietudine è diventata qualcosa di più concreto.

Anche altri bambini, tutti tra i quattro e i sei anni, raccontavano la stessa storia. Anche loro avevano paura del buio. Anche loro nominavano “don Oronzo”. E, soprattutto, i loro racconti combaciavano nei dettagli.

Le parole dei piccoli, raccolte e messe a verbale dai carabinieri, hanno permesso di ricostruire uno scenario inquietante: secondo l’accusa, una maestra di 32 anni avrebbe punito i bambini più vivaci chiudendoli al buio in un piccolo locale della scuola, uno sgabuzzino che ospita la centrale idrica. Quella stanza sarebbe diventata il luogo della punizione.

La minaccia, stando a quanto emerso dalle indagini coordinate dalla pm Savina Toscani, sarebbe stata sempre la stessa: «Se non fai il bravo ti chiudo nella stanza di don Oronzo». Un nome evocato per incutere ulteriore timore, trasformato dai bambini nella figura di un essere cattivo capace di fare loro del male.

L’inchiesta è partita proprio dalla segnalazione di quella prima madre. Man mano che le testimonianze si sono sommate, il quadro ha preso forma. Ora la maestra è indagata per abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Il processo inizierà a marzo davanti alla giudice Antonietta Guerra. Otto mamme sono state individuate come parti offese per conto dei figli; alcune si sono già costituite parti civili.

In aula saranno soprattutto loro a raccontare ciò che i bambini hanno confidato tra le lacrime, riportando alla luce quei pomeriggi e quelle punizioni che, secondo l’accusa, avrebbero provocato nei piccoli non solo paura, ma veri e propri malesseri fisici e psicologici.

Cultura a pagamento, haters contro il prof pugliese vip sui social. Schettini risponde e usa il paragone con i medici

Vincenzo Schettini, professore di fisica diventato virale sui social e nel web, è finito al centro delle polemiche dopo alcune dichiarazioni rilasciate durante il suo intervento nel podcast The Bsmt condotto da Gianluca Gazzoli.

“L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura no? Dobbiamo uscire dal cliché che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo è buono, è giusto che diventi un prodotto accessibile”. Queste sono state le parole che hanno scatenato il dibattito, ma non solo.

Schettini ha poi rivelato che, nel periodo delle sue prime live su YouTube, interrogava i suoi alunni il giorno successivo sul contenuto delle lezioni virtuali. C’è chi lo accusa di aver costretto gli studenti a seguire le sue dirette per portare visualizzazioni, chi lo definisce classista. Qualcuno ha poi paragonato la sua idea di trasformare l’istruzione in una sorta di Onlyfans dell’istruzione.

In nuovo video pubblicato sui social Schettini ha chiarito il suo punto di vista, sottolineando la differenza tra scuola “che deve essere accessibile a tutti in maniera gratuita come diritto costituzionale” e cultura.

“Se credete veramente che la cultura debba essere gratuita allora vi prego andate in un museo e pretendete di entrare gratis. Andate in una libreria, prendete due libri, andate in cassa e dite: questi me li porto perché sono gratis – le sue parole -. Noi siamo professionisti, il nostro mestiere è insegnare, produrre conoscenza e abbiamo tutto il diritto di mettere a disposizione la nostra professionalità. I medici che operano nella sanità pubblica hanno uno studio privato, nessuno si scandalizza, anzi si dice vai a quello perché è bravo”.

“Questo non è un mestiere da sfigati come viene oggi definito, è un mestiere importantissimo. Se si è bravi e si crede in questo mestiere si possono fare grandi cose. Mi dispiace di essere stato mal interpretato da alcuni. Ciò non toglie che si debba iniziare a riflettere sulla capacità di discutere, chiedere chiarimenti, anziché offendere e scrivere cose solo per fomentare la rabbia. Poi non pretendiamo di educare i giovani alle buone maniere’ se noi adulti siamo i primi a usare la rete per offendere gli altri”, ha poi concluso.

“Perché la cultura deve essere gratis?”, bufera sul prof pugliese vip dei social: “Ci manca l’OnlyFans dello studio”

Vincenzo Schettini, professore di fisica diventato virale sui social e nel web, è finito al centro delle polemiche dopo alcune dichiarazioni rilasciate durante il suo intervento nel podcast The Bsmt condotto da Gianluca Gazzoli.

“L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento – le parole del professore de La Fisica Che Ci Piace -. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura no? Dobbiamo uscire dal cliché che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo è buono, è giusto che diventi un prodotto accessibile”.

Schettini ha poi rivelato che, nel periodo delle sue prime live su YouTube, interrogava i suoi alunni il giorno successivo sul contenuto delle lezioni virtuali. C’è chi lo accusa di aver costretto gli studenti a seguire le sue dirette per portare visualizzazioni, chi lo definisce classista.

Qualcuno paragona la sua idea di trasformare l’istruzione in una sorta di Onlyfans. “La scuola è un diritto costituzionale, non un abbonamento premium”, afferma un utente.

“Il classismo malcelato che trasuda questa intervista, altro che umanità! L’istruzione è un diritto, non è un prodotto di un influencer e non è un contenuto fruibile a pagamento, è gravissimo il messaggio che è stato dato ed è altrettanto grave che in pochi nei commenti abbiano notato questo passaggio – attacca un altro utente -. Se sei così tanto sicuro del tuo prodotto non metterti in part-time: lascia il posto fisso, lascia la scuola pubblica, e fai ciò che ritieni opportuno”.

“Questo è dove stiamo andando a parare e questa cosa dovrebbe onestamente terrorizzare tutti. Ha affascinato tutti, ma col sorriso, le battutine e gli esperimenti caccia fuori delle atrocità assurde e da brividi, specchio della nostra società capitalista: la cultura non è un prodotto, la cultura è di tutti, non può e non deve essere a pagamento. Il fatto che ce ne siamo accorti in pochi rende il tutto più triste”, le parole di un altro.

“La scuola è gratuita e aperta a tutti ma questo non significa che andare a scuola sia gratis – ha replicato Schettini -. Quello che intendevo nel video che ha estrapolato solo in parte dal podcast é la possibilità da parte dei bravi docenti, quelli che credono nel proprio percorso, di utilizzare le possibilità che la rete sta dando per magari creare contenuti online di supporto allo studio, anche in questo caso, sia gratuiti che a pagamento. La rete é piena di insegnanti che fanno questo in tutto il mondo”.

Brindisi, si reca a scuola con un tirapugni: denunciato studente di 15 anni. Scoperto dal cane antidroga

In classe con un tirapugni. Sono stati i carabinieri a scoprire l’oggetto nelle disponibilità di un 15enne che frequenta un istituto professionale a Brindisi.

Il minore è stato denunciato. I controlli sono stati eseguiti nell’ambito delle attività svolte dai carabinieri per il contrasto all’introduzione di armi bianche all’interno degli istituti scolastici.

Nel caso di Brindisi, determinante è stato il fiuto di un cane antidroga che durante l’ispezione ha segnalato con insistenza un giubbotto riposto tra i banchi.

I militari hanno così deciso di approfondire la segnalazione del cane, convocando un genitore del 15enne. Durante le verifiche è stato trovato il tirapugni.