Il bracciante Singh morto nel Tarantino: padre e figlio imprenditori restano in silenzio davanti al gip

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip Mariano Robertiello Giovanni e Carlo Giannico, padre e figlio, imprenditori agricoli di Laterza arrestati con le accuse di omicidio colposo, caporalato, sfruttamento del lavoro e disastro ambientale per la morte del bracciante indiano Rajwinder Sidhu Singh, deceduto due anni fa mentre lavorava nella loro azienda zootecnica.

Secondo la Procura, gli indagati avrebbero risparmiato circa 180mila euro tra stipendi e contributi, oltre ad altri 170mila euro evitando il corretto smaltimento dei rifiuti, che sarebbero stati sversati in una vasca all’interno dell’azienda. Su quest’ultimo aspetto sono ancora in corso gli accertamenti.

Gli investigatori contestano inoltre un sistema di sfruttamento dei lavoratori, costretti a turni superiori alle dieci ore al giorno per una paga inferiore a 3 euro l’ora e privi delle necessarie tutele.

Minaccia di morte la compagna e tenta di sfondare la porta: arrestato 36enne nel Tarantino

I carabinieri di Ginosa hanno arrestato un 36enne di origine romena, residente nel comune jonico, con l’accusa di maltrattamenti nei confronti della compagna, una donna di 52 anni.

L’intervento è scattato dopo la richiesta di aiuto della vittima. Secondo quanto ricostruito dai militari, l’uomo avrebbe minacciato di morte la convivente, tentando poi di entrare con la forza nell’abitazione e colpendo ripetutamente la porta d’ingresso con calci e pugni.

La donna ha raccontato di essere stata aggredita anche nelle ore precedenti e di aver già subito episodi di violenza in passato. Sul 36enne gravava già un provvedimento di ammonimento del questore.

Nel corso della perquisizione personale, i carabinieri hanno inoltre trovato nella tasca dei pantaloni dell’uomo circa un grammo di sostanza stupefacente, ritenuta cocaina. La droga è stata sequestrata amministrativamente e il 36enne è stato segnalato alla Prefettura di Taranto come assuntore.

Caporalato e inquinamento nel Tarantino: due arresti dopo la morte di un bracciante indiano. Maxi sequestro

Due persone sono state arrestate e altre due sono indagate con le accuse, a vario titolo, di omicidio colposo aggravato, caporalato, inquinamento e disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti e impiego di lavoratori stranieri irregolari, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di un lavoratore indiano che nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2024 cadde da una pala caricatrice in un’azienda agricola nel Tarantino.

L’operazione, denominata I giorni del cielo, è stata condotta dai carabinieri di Taranto sotto il coordinamento della Procura. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo di un grande complesso zootecnico composto da tre aziende, insieme a somme di denaro per oltre un milione di euro.

Gli accertamenti successivi alla morte del lavoratore hanno fatto emergere, secondo gli investigatori, un quadro molto più ampio, caratterizzato da presunto sfruttamento della manodopera straniera, gravi carenze in materia di sicurezza e una gestione illecita dei reflui zootecnici.

Secondo l’accusa, alcuni lavoratori sarebbero stati impiegati per dodici o tredici ore al giorno, con retribuzioni inferiori a tre euro l’ora, senza adeguati riposi e in condizioni di particolare vulnerabilità. Sul fronte ambientale, sarebbe stato realizzato un sistema abusivo per convogliare i liquami in un grande lago artificiale, all’interno di un’area sottoposta a vincoli paesaggistici e naturalistici.

Ulteriori dettagli sull’operazione e sugli sviluppi dell’indagine saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11.00 nella sede del comando provinciale carabinieri di Taranto, alla presenza della Procuratrice di Taranto Eugenia Pontassuglia, e del comandante provinciale col. Antonio Marinucci.

Alluvione nel Tarantino con 4 morti: 6 condanne e 21 assoluzioni. Prescritti gli omicidi colposi – NOMI

Sei condanne e ventuno assoluzioni chiudono, in primo grado, il processo per l’alluvione che nell’ottobre 2013 devastò Ginosa e Laterza, causando quattro vittime e ingenti danni a infrastrutture, abitazioni, aziende e terreni agricoli.

La sentenza è stata pronunciata dalla giudice monocratica della Prima sezione penale del Tribunale di Taranto, Luana Loscanna. Le condanne riguardano ex dirigenti e responsabili dell’Autorità di Bacino della Basilicata, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati contestati in relazione a presunte omissioni nelle attività di pianificazione e pulizia idraulica.

Un anno di reclusione, con pena sospesa, per Mariano Tramutoli, ex dirigente dell’Ufficio Piani e Programmi, Giovanni Di Bello, suo successore, Carmelo Paradiso, ex dirigente dell’Ufficio Piani e Programmi, e Giuseppe D’Alise, ex dirigente dell’Ufficio Affari generali e organizzativi. Un anno e sei mesi, sempre con sospensione condizionale della pena, per gli ex segretari generali dell’Autorità di Bacino Mario Cerverizzo e Antonio Anatrone. Tutti sono stati condannati anche al risarcimento dei danni alle parti civili, da liquidare in sede civile.

Le contestazioni di omicidio colposo per la morte di Rosa Pignalosa, Giuseppe Bari, Chiara Moramarco e Pino Bianculli erano già state dichiarate prescritte nel corso dell’udienza preliminare. Il Tribunale ha inoltre assolto altri 21 imputati, tra cui l’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, perché “il fatto non sussiste”, disponendo anche la trasmissione degli atti alla Procura per valutazioni sulla posizione della Regione Puglia, settore Difesa del suolo.

“Nessuna sentenza potrà restituire ciò che quelle famiglie hanno perduto, ma il riconoscimento del diritto al risarcimento rappresenta un passaggio importante”, ha commentato l’avvocato Michele Colonna, legale di una delle parti civili.

Tragedia nel Tarantino, colpita da un’auto guidata da un parente: bimba di due anni cade e muore

Tragedia a San Marzano di San Giuseppe, nel Tarantino, dove una bambina di quasi 2 anni ha perso la vita in seguito a un incidente avvenuto nelle scorse ore.

Secondo una prima ricostruzione, la piccola, di origini marocchine, sarebbe caduta dopo essere stata urtata da un’auto guidata da un parente impegnato in una manovra. Nell’impatto avrebbe battuto violentemente la testa.

La bambina è stata trasportata d’urgenza all’ospedale SS Annunziata di Taranto, ma è morta poco prima dell’arrivo al pronto soccorso. I sanitari hanno riscontrato un grave trauma cranico, ancora in fase di accertamento.

Sulla vicenda indagano i carabinieri di Manduria, coordinati dal pm Mariano Buccoliero, per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Profondo il cordoglio della comunità di San Marzano di San Giuseppe, stretta attorno al dolore della famiglia.

Pretende i soldi della droga, minaccia e picchia la mamma: arrestato 30enne nel Tarantino. Lei non usciva di casa

Avrebbe minacciato e aggredito più volte la madre convivente, arrivando anche a colpirla con un pugno al volto e a impedirle di uscire di casa. Per questo un 30enne di Torricella (Taranto) è stato arrestato dai carabinieri della locale stazione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

L’intervento dei militari è scattato nella tarda serata di lunedì, al termine di un’attività svolta nell’ambito delle procedure del codice rosso, dopo la denuncia presentata dalla donna, esasperata dalle continue violenze e minacce subite.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, già il 5 maggio scorso, durante una lite per motivi banali, l’uomo avrebbe minacciato di morte la madre, colpendola al volto e sottraendole il telefono cellulare per impedirle di chiedere aiuto o lasciare l’abitazione.

La vittima, pur riportando dolore e tumefazioni, non si era rivolta ai sanitari né aveva denunciato l’accaduto. L’episodio più recente si sarebbe verificato l’11 maggio, dopo una richiesta di denaro avanzata dal 30enne, ritenuta finalizzata all’acquisto di droga.  Al rifiuto della madre, l’uomo avrebbe reagito con nuove minacce e atteggiamenti aggressivi.

Spaventata, la donna è riuscita ad allontanarsi dall’abitazione e a raggiungere la caserma dei carabinieri per chiedere aiuto. Dopo gli accertamenti, i militari hanno rintracciato il 30enne e lo hanno arrestato. Su disposizione dell’autorità giudiziaria è stato trasferito nel carcere di Taranto.

Arrestato a Madrid latitante tarantino ricercato dal 2022: deve scontare oltre 9 anni per estorsione e incendi

La Polizia ha arrestato a Madrid un latitante tarantino di 60 anni, irreperibile dal 2022, al termine di un’indagine condotta dalla squadra mobile di Taranto e coordinata dalla sezione distaccata della Procura generale di Lecce.

L’uomo era destinatario di un mandato di arresto europeo per l’esecuzione di pene concorrenti: deve espiare 9 anni e 4 mesi di reclusione, residuo di una condanna complessiva di 13 anni e 9 mesi, per reati tra cui estorsione aggravata, incendio, danneggiamento seguito da incendio, atti persecutori, truffa e furto aggravati, commessi tra il 2015 e il 2017.

Ex sottufficiale della Guardia di finanza, poi destituito, il latitante aveva estorto ingenti somme a un commerciante con il pretesto di proteggerlo da presunte minacce della criminalità.

Per rafforzare le richieste aveva messo in atto intimidazioni, tra cui colpi d’arma da fuoco contro un furgone, incendi di veicoli e dell’attività commerciale. L’uomo era stato già arrestato in flagranza mentre incassava cinquemila euro, somma che avrebbe dovuto, secondo quanto dichiarato, soddisfare le richieste di presunti clan.

Fermato in strada, a pochi metri dall’abitazione dove viveva, in un primo momento ha fornito false generalità agli agenti, per poi dichiarare la propria identità.
 La cattura rientra nel progetto Wanted della Direzione centrale anticrimine ed è stata eseguita in collaborazione con il servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, lo Sco e la Policía Nacional spagnola, attraverso il gruppo Fugitivos dell’Udyco.

Tragedia nel Tarantino, cadavere trovato tra Statte e Crispiano: uomo travolto e ucciso da auto pirata

Il corpo senza vita di un uomo è stato rinvenuto sul margine della strada provinciale che collega Statte a Crispiano, nel Tarantino.

E’ stato trovato nella tarda serata di ieri dopo le segnalazioni di alcuni automobilisti e passanti che, transitando nella zona, hanno notato il cadavere lungo la carreggiata e hanno dato l’allarme.

La vittima sarebbe un giovane di origine straniera, ma l’identità non è stata ancora accertata. Secondo una prima ipotesi investigativa, l’uomo potrebbe essere stato travolto da un’automobile o da un altro mezzo in transito, che non si sarebbe fermato a prestare soccorso. Le cause esatte del decesso restano tuttavia da chiarire.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Martina Franca, insieme al personale specializzato per i rilievi. L’area non sarebbe coperta da sistemi di videosorveglianza, circostanza che potrebbe complicare le indagini.

Gli inquirenti potrebbero disporre l’autopsia sul corpo per stabilire con precisione le cause della morte e verificare l’eventuale collegamento con un investimento. Le forze dell’ordine stanno raccogliendo elementi e testimonianze utili per fare piena luce sull’episodio.

Agguato nel Tarantino, uomo ferito a colpi di pistola: ha precedenti. Ricoverato in ospedale

Un uomo con precedenti penali è rimasto ferito questa mattina in un agguato a colpi d’arma da fuoco a Sava (Taranto). È stato soccorso e trasportato all’ospedale Marianna Giannuzzi di Manduria.

Sarebbe stato colpito da almeno tre proiettili e non sarebbe in pericolo di vita. E’ ricoverato al pronto soccorso ed è sottoposto a vigilanza da parte dei carabinieri.

Il personale sanitario sta completando gli accertamenti per valutare il quadro clinico e l’eventuale rimozione dei proiettili, mentre i militari lavorano per ricostruire l’accaduto e individuare i responsabili.

Maltratta e picchia la compagna davanti ai figli per 7 anni: 35enne francese arrestato nel Tarantino

I carabinieri di San Giorgio Jonico (Taranto) hanno arrestato un uomo di 35 anni, cittadino francese da tempo residente nel comune, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.

Secondo quanto ricostruito dai militari, l’uomo avrebbe sottoposto la compagna a un clima di continue offese, minacce e vessazioni sin dall’inizio della convivenza, avviata nel 2018.

Una situazione mai denunciata prima e degenerata nei giorni scorsi in una escalation di violenza. Nel corso dell’ennesima lite domestica, l’indagato avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente la donna alla presenza dei due figli minorenni, arrivando anche a sottrarle il telefono cellulare per impedirle di chiedere aiuto.

Il dispositivo sarebbe stato poi scaraventato a terra e distrutto. La vittima sarebbe stata colpita al volto con tale violenza da frantumarle gli occhiali da vista.

Sfruttando un momento di distrazione dell’uomo, la donna è riuscita a contattare il 112. L’intervento dei carabinieri è stato immediato e ha consentito di interrompere l’aggressione, evitando conseguenze più gravi.

Il 35enne, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari in un’abitazione diversa da quella della convivente.