Morte Fabiana, interrogato don Nicola D’Onghia: “Non mi sono accorto di nulla”. Chiesta la revoca dell’arresto

Ha risposto a tutte le domande don Nicola D’Onghia, il parroco di Noci (Bari) arrestato ieri per omicidio stradale e omissione di soccorso nel caso della morte della 32enne Fabiana Chiarappa.

“Ha ricostruito la vicenda per come è andata secondo la sua prospettiva. Riteniamo che l’accertamento nel merito della vicenda richieda delle verifiche tecniche e delle attività investigative ulteriori. Quello che riteniamo assolutamente privo di fondamento è il provvedimento restrittivo”, ha detto l’avvocato del prete, Federico Straziota, al termine dell’interrogatorio, spiegando anche che è stata chiesta al gip la revoca dei domiciliari. La Procura, sul punto, ha espresso parere negativo.

D’Onghia, ha detto sempre l’avvocato, ha confermato la ricostruzione fornita dall’inizio: “Lui non si è reso conto che c’era un corpo sul ciglio della strada”, in una “strada buia, di notte, all’uscita di una curva”.

Quanto al sangue trovato sull’auto del prete, “sono accertamenti che richiederanno ulteriori approfondimenti, ma anche il fatto di averla colpita non implica di per sé della responsabilità nell’omicidio”.

Processo Codice Interno, la difesa di Olivieri: “Chiesto voti per la moglie ma non ha fatto accordi con i clan”

Si è tenuta oggi, davanti al gup del Tribunale di Bari, l’udienza del processo Codice Interno che vede coinvolto l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, arrestato il 24 febbraio 2024 con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso.

Secondo l’accusa e la tesi della Dda di Bari, Olivieri avrebbe stretto un patto con i clan Parisi, Strisciuglio e Montani per l’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso, alle elezioni comunali del 2019, in cambio di denaro e regali. Per questo l’accusa ha chiesto una condanna a 10 anni.

“Giacomo Olivieri cercava voti per far eleggere la moglie, ma non ha fatto accordi con la mafia barese”, la tesi ribadita invece dalla difesa dell’ex consigliere regionale che ritiene di aver dimostrato l’insussistenza del presunto scambio elettorale politico mafioso, poiché i fatti – che Olivieri ha pacificamente ammesso – possono al più essere ricondotti nell’alveo della corruzione elettorale. La prossima udienza è prevista il 2 maggio.

Voto di scambio a Bari, ricorso di Sandrino al Riesame. La difesa: “Solo congetture e sospetti mancano prove”

Nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Sandro Cataldo, marito dell’ex assessora regionale Anita Maurodinoia, “la congettura è stata elevata a sospetto e il sospetto ad elemento di prova”. Lo sostengono i difensori di Cataldo, Mario Malcangi e Gianlucio Smaldone, a margine della discussione dinanzi al tribunale del Riesame al quale chiederanno oggi l’annullamento della misura degli arresti domiciliari per il loro assistito.

I difensori sostengono che il quadro indiziario contestato dalla Procura “sia insussistente perchè manca sia l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale sia la corruzione elettorale stessa, che se c’è è attribuibile ad altri soggetti”. Sono quindi anche inesistenti le esigenze cautelari. La difesa depositerà ai giudici del Riesame una memoria di 44 pagine con numerosi allegati dalla quale emerge – sostengono i legali – “la capillare attività politica svolta dall’indagato che non lo ha mai portato a compiere reati”. All’udienza, alla quale parteciperà anche il procuratore Roberto Rossi, la Procura chiederà al tribunale la conferma della misura cautelare. La decisione è attesa entro il 26 aprile. È invece slittata al 24 aprile l’udienza del Riesame per l’ex sindaco di Triggiano Antonio Donatelli, anch’egli ai domiciliari.

Corruzione elettorale, Cataldo nega tutto nell’interrogatorio: la difesa chiede revoca dei domiciliari

Alessandro Cataldo, marito dell’ex assessora regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia, finito ai domiciliari giovedì scorso e considerato il presunto ideatore del sistema di compravendita di voti utilizzato in occasione delle Regionali 2020 e delle Comunali di Bari, Grumo e Triggiano, ha respinto tutte le accuse e ha negato tutto nell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto in giornata. 

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Oncologico Bari, Lorusso si difende: “I 200 euro come regalo di un amico”. Ma spuntano 30 episodi analoghi

Il 67enne è accusato di concussione e peculato, la Procura ha chiesto la convalida della custodia cautelare in carcere perché c’è il rischio di reiterazione. L’inchiesta ha origine dallo scorso anno, ci sono intercettazioni telefoniche e immagini delle telecamere nascoste nello studio privato di Lorusso.

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