Indagata per concussione e imputata per abusi edilizi, l’assessora Starace si dimette: “Ora libera di difendermi”

L’assessora pugliese al Turismo Grazia Maria Starace si è dimessa ieri sera. Starace, indagata per concussione ai danni dell’ex marito e imputata per abusi edilizi, ha rimesso le deleghe nelle mani del presidente della Regione Antonio Decaro.

“Ringrazio il presidente per la fiducia nei miei confronti, tuttavia ritengo oggi sia giusto rimettere nelle sue mani le mie deleghe assessorili, con l’impegno di continuare a lavorare per la mia terra dai banchi del Consiglio regionale, per l’estremo valore che io ho sempre attribuito alle istituzioni e che riconosco in questo momento all’istituzione di cui faccio parte, la Regione Puglia”.

“Ho sempre vissuto il mio impegno politico ispirandomi ai principi di legalità, trasparenza e rispetto delle regole. E sono certa – prosegue Starace – di essermi sempre comportata correttamente nello svolgimento delle mie funzioni pubbliche. Tuttavia, in questo momento devo essere libera di raccontare le mie verità e di tutelare la mia famiglia dall’ esposizione mediatica che ha assunto la vicenda, che mio malgrado mi vede coinvolta. Oggi sento il dovere di difendere il mio nome, la mia storia e la storia della mia famiglia, e posso farlo solo avendo la possibilità di dimostrare la correttezza del mio operato”.

Nel motivare la decisione di rimettere le deleghe assessorili, Starace spiega che “sento come mia priorità ora proteggere i miei figli, che sono il mio bene
più prezioso. Resto serena e ho immensa fiducia nella magistratura”.

“Grazia Maria Starace ha rimesso il mandato di assessora al Turismo consegnando nelle mie mani la gestione delle deleghe assegnatele. Comprendo il suo stato d’animo e la sua necessità di essere libera di fare chiarezza e nel contempo di proteggere la sua famiglia. La ringrazio per il lavoro fatto e sono certo che potrà nelle sedi opportune far valere le sue ragioni e dimostrare la correttezza del suo operato”, il commento di Decaro.

Bari, indagine archiviata sull’ex magistrato Michele Nardi: era accusato di concussione

La gip di Bari Rossana de Cristofaro ha disposto l’archiviazione dell’indagine nei confronti dell’ex magistrato Michele Nardi, indagato per tentata concussione insieme al commercialista Massimiliano Soave (rinviato a giudizio dopo la riqualificazione del reato in tentato traffico di influenze illecite) per la presunta richiesta di denaro fatta nei confronti di un imprenditore per risolvere in suo favore una causa davanti alla commissione tributaria regionale pugliese.

I fatti risalgono al 2018, all’epoca Nardi era pm a Roma e componente del collegio giudicante della commissione tributaria, chiamata a decidere sui contenziosi cui era interessata la società dell’imprenditore.

Secondo l’accusa, all’imprenditore sarebbe stata chiesta una tangente da 300mila euro (100mila per ogni componente della commissione) che questi si rifiutò di versare. Una richiesta che, all’imprenditore, sarebbe stata riferita proprio da Soave. Il collegio, nel 2019, diede poi torto all’imprenditore, confermando una maxi multa nei suoi confronti disposta dall’agenzia delle entrate. La Cassazione, successivamente, annullò questa condanna.

La gip, accogliendo la richiesta di archiviazione formulata dalla pm Chiara Giordano, ha rilevato come non siano emerse “emergenze investigative concrete utili a poter ritenere dimostrata la effettiva sussistenza di una previa intesa tra Nardi e Soave, diretta a costringere» l’imprenditore «ad elargire somme di denaro in favore del collegio giudicante della commissione tributaria di Bari».

A sostegno dell’accusa, infatti, ci sarebbero solo le dichiarazioni dell’imprenditore, che però avrebbe appreso «del diretto coinvolgimento del Nardi nella vicenda solo sulla scorta di quanto a lui rappresentato dal Soave».

Nardi e Soave, come emerso dalle indagini, si conoscevano, e l’ex magistrato – da pm – avrebbe assegnato «numerosi» incarichi al commercialista, l’ultimo dei quali nel 2016. Un dato che, per la gip, getta «forti ombre sulla trasparenza della vicenda in esame», ma senza costituire «prova di una reale concertazione criminosa tra i due».

Oncologico Bari, Lorusso si difende: “I 200 euro come regalo di un amico”. Ma spuntano 30 episodi analoghi

Il 67enne è accusato di concussione e peculato, la Procura ha chiesto la convalida della custodia cautelare in carcere perché c’è il rischio di reiterazione. L’inchiesta ha origine dallo scorso anno, ci sono intercettazioni telefoniche e immagini delle telecamere nascoste nello studio privato di Lorusso.

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