Omicidio Carta a Foggia, indagini su telecamere e audio. Spunta l’ipotesi della vendetta per la morte di un ragazzo

Proseguono serrate le indagini sull’omicidio di Dino Carta, il 42enne incensurato ucciso lunedì scorso in via Caracciolo, a Foggia, mentre portava a passeggio il cane. Gli investigatori stanno concentrando gli sforzi sulla mappatura delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e in un’area più ampia, nel tentativo di identificare una persona a volto coperto ripresa mentre raggiungeva il luogo della sparatoria in bicicletta.

Un altro elemento chiave è rappresentato da una perizia sull’audio registrato da un sistema di videosorveglianza di un’abitazione vicina. L’analisi sarà affidata ai Carabinieri RIS, con l’obiettivo di stabilire l’identità delle tre, forse quattro persone presenti al momento degli spari mortali.

L’autopsia sul corpo della vittima è prevista per lunedì, mentre i funerali potrebbero svolgersi già il giorno successivo. Intanto si moltiplicano gli appelli alla collaborazione rivolti ai cittadini. Il procuratore della Repubblica, Enrico Infante, insieme ai familiari di Carta, invita chiunque abbia informazioni utili a rivolgersi alle forze dell’ordine.

Resta ancora incerto il movente del delitto. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti emerge quella di una possibile vendetta legata alla morte di un giovane, precipitato da un balcone dello stabile in cui viveva Carta circa due anni e mezzo fa. Non si esclude che qualcuno possa aver attribuito responsabilità alla vittima o alla sua famiglia, maturando nel tempo un desiderio di ritorsione.

Gli investigatori stanno inoltre analizzando i profili social delle persone vicine al giovane deceduto, alla ricerca di eventuali elementi che possano far luce sul contesto e contribuire a identificare il responsabile dell’omicidio.

Bari, i baby Parisi e Palermiti arrestati perché meditavano vendetta contro Lavopa: “È un morto che cammina”

Il 21enne Eugenio Palermiti e il 28enne Savino Parisi, entrambi nipoti degli omonomi boss (Eugenio come suo nonno e Savino come suo zio), avrebbero potuto utilizzare le armi in loro possesso per vendicare l’omicidio di Antonella Lopez, la 19enne uccisa al Bahia Beach di Molfetta il 22 settembre scorso, e il ferimento dello stesso Palermiti se lasciati in libertà. Per questo il gip di Bari ha disposto nei loro confronti la detenzione in carcere per porto e detenzione d’arma aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Omicidio Lello Capriati, oggi l’interrogatorio di Angela De Cosmo. Si cerca la pistola portata via: ipotesi vendetta

Nella giornata di oggi è previsto l’interrogatorio di Angela De Cosmo, la 35enne arrestata per aver portato via la pistola di Lello Capriati dal luogo dell’omicidio consumato nella serata di Pasquetta a Torre a Mare. La donna, amante della vittima, si trova rinchiusa nel carcere di Trani dal 5 giugno e potrebbe svelare altri dettagli sull’agguato e dove si trova l’arma.

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Bari, chiesero aiuto al clan Parisi per vendicarsi del cittadino maleducato: le due vigilesse ora rischiano il posto

Tra i retroscena della maxi inchiesta della Dda che ha suscitato sicuramente più clamore c’è quello con protagoniste le due vigilesse della polizia locale di Bari che avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, avrebbe insultato le due agenti con frasi particolarmente pesanti.

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La vendetta, Lello videochiama Antonio: “Torna e portami l’acqua era solo uno scherzo” (3)

Dopo aver mantenuto il silenzio per diversi minuti e rivolto frasi pesanti nei confronti di Antonio, Lello lo ha videochiamato chiedendo di tornare da lui. “Era solo uno scherzo, ai giochi non ci sai stare”, le parole del compare che ha provato in extremis un’inversione a u per salvare l’insalvabile. Antonio e Tino hanno fatto capire a Lello che deve cambiare urgentemente atteggiamento e che non può pure pretendere cose.

Inseguito a Japigia, cade dalla moto e muore. La mamma di Christian: “Carabiniere drogato farai una brutta fine”

La mancanza di chiarezza sta generando un pericoloso clima di odio, tanto da aver messo in giro la voce di una vendetta. Probabilmente parole dettate dalla rabbia, ma anche dalla confusione. Per questo motivo auspichiamo che venga quanto prima riferito da fonti ufficiali come siano andati realmente i fatti.

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Taranto, l’ipotesi della vendetta dietro la morte di Cosimo Nardelli: aveva da poco scontato 17 anni per omicidio

Il pregiudicato ucciso ieri sera era uscito da poco dal carcere dove aveva scontato 17 anni di reclusione in seguito alla condanna per concorso nell’omicidio del 27enne Alessandro Cimoli, ammazzato con alcune coltellate il 31 agosto del 2006 all’uscita di una masseria abbandonata nelle campagne tra Faggiano e Talsano.

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