Stretta sulla criminalità a Bari, controlli della Polizia da Carbonara a Japigia: un arresto per droga

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha svolto un’operazione che ha interessato i quartieri di Carbonara, Ceglie del Campo e Japigia. Numerose le perquisizioni effettuate dai poliziotti della Squadra Mobile della Questura, con il supporto di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e delle unità cinofile antidroga.

L’attività, disposta dal Questore di Bari, Dr. Annino Gargano, si inserisce nell’ambito delle iniziative in materia di contrasto ai fenomeni di criminalità diffusa, con particolare attenzione allo spaccio delle sostanze stupefacenti e anche a seguito dei recenti fatti verificatisi nei quartieri Carbonara, Ceglie del Campo e Japigia.

Controllate abitazioni e altri luoghi ritenuti di interesse investigativo, con l’ausilio anche di unità cinofile antidroga, che hanno consentito di procedere ad un arresto per detenzione di sostanze stupefacenti al fine di spaccio.

Inoltre, sono stati effettuati diversi posti di controllo da parte del personale del Reparto Prevenzione Crimine della Polizia di Stato che ha controllato più di 50 autovetture e circa 100 persone di cui 31 con precedenti penali.

Bari, i clan e il cimitero abusivo di animali a Japigia: via alla bonifica. Tra gli esemplari sepolti anche un pappagallo

A Japigia, tra la tangenziale e il centro studi polivalente di via Caldarola, sarà presto bonificata un’area nascosta tra gli alberi che ospitava un cimitero abusivo di animali domestici. Nel sito sono state individuate 56 sepolture tra cani, gatti e persino un pappagallino, tutte destinate alla rimozione.

La presenza del cimitero era già nota: in passato erano state segnalate tombe curate con lapidi, prati sintetici, peluche e piccoli simboli commemorativi, come croci o cerchi di pietre decorati con fiori. Alcuni degli animali sepolti apparterrebbero anche a esponenti della criminalità organizzata.

Nel territorio barese, l’unico cimitero autorizzato per animali si trova ad Acquaviva delle Fonti. La mancanza di strutture ufficiali rende spesso difficile per i proprietari separarsi dai propri animali, evitando soluzioni improvvisate e illegali.

Resta però ancora incerto il destino dei resti che saranno rimossi dall’area: sul caso si sarebbe già svolta una riunione a Palazzo di Città per definire le procedure da adottare.

Bari, pizzerie incendiate a Carbonara e Sant’Anna. Stretta sulla criminalità: perquisizioni nei quartieri

Operazione della Polizia di Stato dalle prime ore di questa mattina nei quartieri di Carbonara e Japigia, a Bari, dove sono state effettuate numerose perquisizioni nell’ambito di un’azione mirata al contrasto della criminalità diffusa.

L’attività vede impegnato personale della Squadra Mobile, con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine e delle unità cinofile della Questura. Le verifiche stanno interessando diversi obiettivi tra abitazioni e altri luoghi ritenuti di interesse investigativo.

L’operazione si inserisce nel quadro delle recenti iniziative disposte dal Questore di Bari, Annino Gargano per rafforzare il controllo del territorio nel capoluogo con particolare attenzione alle aree più esposte a fenomeni di illegalità., anche a seguito dei recenti episodi delittuosi che hanno riguardato il rione Sant’Anna a Japigia e di Carbonara.

Nel corso delle attività è stata rinvenuta e sequestrata sostanza stupefacente, hashish e cocaina. Diversi gli agenti impegnati nelle operazioni, che proseguiranno nelle prossime settimane con ulteriori controlli e perquisizioni.

L’intervento punta a riaffermare la presenza dello Stato sul territorio e a garantire maggiore sicurezza ai cittadini, evitando che intere aree urbane possano essere lasciate al controllo della criminalità.

Omicidio Gelao a Japigia, Busco resta assolto. La Cassazione conferma: “Non ci sono colpevoli”

Non ci sono responsabili per l’omicidio di Giuseppe Gelao, ucciso nel quartiere Japigia di Bari la sera del 6 marzo 2017. La Corte di Cassazione ha confermato, respingendo il ricorso della Procura generale di Bari, l’assoluzione di Antonio Busco, condannato all’ergastolo in primo grado e poi assolto «per non aver commesso il fatto» in Appello.

Busco, assistito dagli avvocati Alessandro Cacciotti e Salvino Mondello, era considerato dalla Dda di Bari il killer di Gelao. L’omicidio, per gli inquirenti, si inserì nella faida tra il gruppo capeggiato da Busco e il clan Palermiti per il controllo dello spaccio nel quartiere Japigia.

Nell’agguato in cui fu ucciso Gelao, rimase ferito anche Antonino Palermiti, nipote del capoclan Eugenio. Nell’ambito di quella faida, chiamata dagli inquirenti “guerra di Japigia», furono uccise altre due persone, Francesco Barbieri e Nicola De Santis, considerate vicine a Busco.

A dicembre 2024 la Cassazione aveva confermato l’assoluzione anche per altri due co-imputati nell’omicidio di Gelao, Davide Monti e Giuseppe Signorile, che avevano scelto il rito abbreviato. Condannati a 30 anni in primo grado, erano stati assolti in Appello.

Bari, case popolari occupate da abusivi e dai clan. Nuovo blitz a Japigia: liberato l’appartamento dei Lafirenze

Nuovi sgomberi di case popolari occupate abusivamente a Bari, nel mirino ancora una volta le famiglie legate alla criminalità organizzata. Tra queste, quella di Umberto Lafirenze, ritenuto vicino al clan Palermiti, che occupava illegalmente un appartamento dell’Arca in via Guglielmo Appula a Japigia. All’interno cinque persone.

L’operazione è stata disposta dalla Procura di Bari e segue altri sgomberi già effettuati in diversi quartieri. Lafirenze è stato coinvolto in attività criminali legate soprattutto al traffico di droga ed è già stato condannato in due processi derivati da un’inchiesta antimafia.

Bari, gli affari del clan Parisi-Palermiti di Japigia con la mafia albanese: chiesto il processo per 26 persone

Si aprirà il prossimo 23 marzo l’udienza preliminare relativa all’operazione «Ura», la vasta indagine della Direzione investigativa antimafia che ha portato alla luce i legami tra la criminalità organizzata albanese e i clan baresi di Japigia. Al centro dell’inchiesta un articolato traffico internazionale di stupefacenti.

Le investigazioni hanno ricostruito un imponente flusso di eroina e cocaina, attivo dal 2016, lungo un asse che collegava i Balcani, il Nord Europa, il Sud America e la Puglia. Secondo gli inquirenti, sarebbe stata accertata una convergenza di interessi tra un’organizzazione con base in Albania, incaricata della gestione e distribuzione transnazionale della droga, e i clan Parisi-Palermiti operanti a Bari.

Ai gruppi di Japigia sarebbe spettata la fase di lavorazione e confezionamento dello stupefacente, successivamente ceduto all’ingrosso ad altre organizzazioni attive nelle province di Bari, Brindisi e Lecce. L’eroina proveniva dalla Turchia, mentre la cocaina arrivava dall’America Latina.

Sono ventisei gli imputati che compariranno davanti al giudice dell’udienza preliminare Antonella Cafagna. Le accuse contestate comprendono traffico internazionale di ingenti quantitativi di droga, riciclaggio e abuso d’ufficio.

Durante le indagini, la Dia ha documentato numerosi rifornimenti di stupefacente giunti a Bari dall’Albania e dal Nord Europa, per un totale di circa 255 chilogrammi tra eroina e cocaina pure, trasportati attraverso corrieri internazionali. Parallelamente, sarebbe stato individuato un costante flusso di denaro contante dalla Puglia verso l’Albania, quale pagamento delle forniture, movimentato tramite autisti di autobus di linea internazionale. Le somme trasferite, pari complessivamente a 4,5 milioni di euro, hanno consentito alle autorità albanesi di contestare l’ipotesi di riciclaggio.

Gli investigatori hanno inoltre ricostruito consegne di denaro avvenute a Bari per importi superiori al mezzo milione di euro, nonché il trasferimento di oltre 500 mila dollari dall’Albania all’America Latina come anticipo per l’acquisto di 500 chili di cocaina spediti da Guayaquil, in Ecuador. Nell’ambito dell’inchiesta sono emersi anche episodi di presunto abuso d’ufficio in territorio albanese.

Tra gli imputati figura Massimiliano Fiore, indicato dagli investigatori come uno dei principali intermediari tra i narcotrafficanti albanesi e il clan Palermiti. Nonostante un precedente per truffa e falso risalente a circa dieci anni fa, secondo la Dia Fiore sarebbe stato pienamente inserito nelle dinamiche criminali del quartiere Madonnella, svolgendo un ruolo di collegamento con gli acquirenti delle partite di droga provenienti dall’Albania. Sarebbe stato inoltre in contatto con Adi Coba, 33 anni, soprannominato «la bestia», ed Erigels Presi, 36 anni, detto «Enrico», ritenuti referenti albanesi dei gruppi smantellati, oltre che con il capo clan di Japigia Eugenio Palermiti.

Il nome dell’operazione, «Ura» — che in albanese significa “ponte” — richiamerebbe proprio questo presunto ruolo di collegamento. A Fiore sarebbe riconducibile anche una villa a Torre a Mare, sequestrata lo scorso ottobre, dove sono stati rinvenuti materiali ritenuti compatibili con il confezionamento di droga: un robot da cucina, buste in cellophane, un bilancino di precisione, nastro adesivo e piastre in acciaio.

L’udienza preliminare prenderà il via il 23 marzo. Il giudice avrà circa due mesi per decidere su un eventuale rinvio a giudizio, mentre la misura cautelare attualmente in corso scadrà a maggio.

Bari, botti illegali nascosti in un box a Japigia e sigarette di contrabbando al mercato del Libertà: doppio sequestro

Doppia operazione della Guardia di Finanza nelle ultime ore a Bari. Nel primo caso i finanzieri hanno trovato, all’interno di un box di un autoparco situato al quartiere Japigia di Bari, fuochi d’artificio di ogni tipo, illegalmente detenuti, per un totale di 500 chili. Il responsabile è stato denunciato.

Nel secondo caso un uomo, già noto alle Forze dell’Ordine, è stato sorpreso con un banchetto improvvisato al mercato coperto dell’ex Manifattura Tabacchi, situato al quartiere Libertà di Bari. La merce esposta erano sigarette di contrabbando. L’uomo è stato segnalato.

Bari, schianto auto-moto in via Gentile: muore il 22enne Alessandro Del Core. L’ipotesi della manovra azzardata

È Alessandro Del Core il 22enne che ha perso tragicamente la vita ieri sera nell’incidente avvenuto a Bari in via Gentile, nel quartiere Japigia. La giovane vittima viaggiava a bordo della sua moto che si è schiantata contro un’auto.

Secondo le prime ricostruzioni pare che l’auto abbia invaso la corsia opposta provocando la caduta del centauro. Il 22enne sarebbe finito contro un cartellone pubblicitario, inutili i soccorsi. Il giovane è morto sul colpo. Sul posto il 118 e le Forze dell’Ordine. Il 22enne frequentava una scuola serale per conseguire il diploma.

 

Bari, criticità sulla colonna esterna: sgomberata palazzina popolare in via Caldarola a Japigia

Una palazzina popolare di quattro piani situata in via Caldarola, nel quartiere Japigia di Bari, è stata fatto sgomberare ieri sera dopo la segnalazione da parte dell’amministratore di condominio per criticità emerse su una colonna esterna. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco. Gli inquilini e le 8 famiglie hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni.

 

Le mani dei clan sulle case popolari di Bari, la Procura indaga su 26 casi: 5 occupazioni sospette a Japigia

Nuova indagine della Procura di Bari sulle occupazioni abusive delle case popolari da parte di pregiudicati e persone vicine alla criminalità organizzata. il fascicolo è stato aperto in seguito ad alcune segnalazione nei scorsi mesi e al momento non risultano indagati. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

I riflettori sono stati accesi su 26 casi e sarebbero almeno 5 le situazioni sospette che meritano approfondimento. Protagonisti pregiudicati che alloggiano in case popolari al quartiere Japigia assegnate a familiari o conoscenti.

I Carabinieri, su delega della Procura, hanno chiesto dati e informazioni all’Arca per risalire a tutte le informazioni possibili, a partire dai dati dei legittimi assegnatari.

Le indagini dovranno anche accertare eventuali omissioni relative al mancato avvio di azioni legali o amministrative, con riferimento agli ultimi dieci anni, compresa la identificazione dei responsabili del procedimento.