Omicidio Scavo in discoteca, la pista della nuova faida tra i clan Strisciuglio e Capriati: cresce la paura a Bari

Un omicidio maturato in un clima di tensione mai sopita tra gruppi criminali rivali. È questa una delle piste seguite dagli investigatori per chiarire la morte di Filippo Scavo, 43enne di Carbonara, ucciso nella notte tra il 18 e il 19 aprile all’interno della discoteca Divine Club di Bisceglie.

Secondo le prime ricostruzioni, alla base del delitto ci sarebbe il contrasto tra il gruppo di Carbonara e quello di Bari Vecchia, legato alla famiglia Capriati. I rapporti tra le due fazioni erano già tesi da tempo: nel marzo 2024 si era sfiorata una sparatoria e, dopo l’uccisione di Lello Capriati nell’aprile dello stesso anno, la situazione non si era mai realmente calmata.

La notte dell’omicidio, una lite degenerata avrebbe portato all’agguato. Scavo, soprannominato “Uecchione”, è stato colpito al collo da un proiettile calibro 7,65, morendo sul colpo. Secondo quanto emerso, l’uomo aveva con sé una consistente somma di denaro ma non era armato. Anche i suoi interlocutori inizialmente non lo erano: almeno due persone sarebbero uscite dal locale per recuperare le armi da un’auto, riuscendo poi a rientrare indisturbate.

Proprio su questo aspetto si concentrano le indagini dei carabinieri, che stanno verificando eventuali falle nei sistemi di sicurezza. Nel locale, infatti, i metal detector installati dopo precedenti episodi di violenza non risultavano funzionanti, mentre le telecamere di sorveglianza sono ora al vaglio degli inquirenti.

L’episodio riaccende i riflettori su una prassi già emersa in altre inchieste: la presenza di armi nei locali notturni frequentati da giovani legati ai clan, spesso teatro di scontri dimostrativi per affermare il proprio potere. Dinamiche simili erano già state registrate in altri episodi recenti tra Bari e provincia. Gli investigatori non escludono dunque che l’omicidio di Scavo sia l’ultimo capitolo di una faida strisciante, alimentata da vecchi rancori e rivalità tra gruppi criminali del territorio.

Scomparsa Roberta Martucci, scavi sotto un cumulo di pietre: si cercano i resti dopo il racconto di una donna

Su disposizione della Procura di Lecce, è in corso in località ‘Tabarano’, lungo la litoranea che collega le marine di Mancaversa e Torre Suda, uno scavo per verificare l’eventuale presenza dei resti umani di Roberta Martucci, la 28enne di Ugento scomparsa il 20 agosto 1999.

Si cerca sotto un cumulo di pietre, nel punto indicato cinque mesi fa da una donna che, dopo aver appreso recentemente dai social della scomparsa di Roberta, l’ha ricollegata al cumulo di pietre da cui proveniva un odore nauseabondo comparso all’improvviso, a fine agosto 1999, lungo la costa e notato da diversi bagnanti quando andavano al mare.

Sul posto stanno operando i carabinieri con la ditta incaricata dello scavo. Sono presenti anche il sostituto procuratore Alfredo Manca e Lorella Martucci, sorella di Roberta. Già nell’ottobre scorso la famiglia Martucci aveva scritto alla Procura di Lecce chiedendo, sulla base del racconto della donna, di disporre verifiche nell’area, ma non aveva ottenuto alcun riscontro.

Da qui la decisione di avviare, il 9 marzo scorso, ricerche private assieme all’associazione Penelope con l’utilizzo di un cane molecolare. L’indagine sulla scomparsa di Roberta Martucci è stata archiviata tre volte, l’ultima nel 2022 nella quale era stato indagato un uomo.