Scomparsa Roberta Martucci, lo scavo sulla scogliera dà esito negativo: recuperato solo materiale di risulta

Ha avuto esito negativo lo scavo in località ‘Tabarano’, lungo la litoranea che collega le marine di Mancaversa e Torre Suda, in Salento, alla ricerca dei presunti resti di Roberta Martucci, la ragazza di Ugento scomparsa il 20 agosto 1999 all’età di 28 anni.

Il solo elemento non compatibile con il terreno venuto fuori dallo scavo è stato del materiale di risulta, sversato e occultato in maniera illecita in passato. Lo scavo è stato disposto dalla Procura di Lecce su richiesta della famiglia della 28enne.

Scomparsa Roberta Martucci, scavi sotto un cumulo di pietre: si cercano i resti dopo il racconto di una donna

Su disposizione della Procura di Lecce, è in corso in località ‘Tabarano’, lungo la litoranea che collega le marine di Mancaversa e Torre Suda, uno scavo per verificare l’eventuale presenza dei resti umani di Roberta Martucci, la 28enne di Ugento scomparsa il 20 agosto 1999.

Si cerca sotto un cumulo di pietre, nel punto indicato cinque mesi fa da una donna che, dopo aver appreso recentemente dai social della scomparsa di Roberta, l’ha ricollegata al cumulo di pietre da cui proveniva un odore nauseabondo comparso all’improvviso, a fine agosto 1999, lungo la costa e notato da diversi bagnanti quando andavano al mare.

Sul posto stanno operando i carabinieri con la ditta incaricata dello scavo. Sono presenti anche il sostituto procuratore Alfredo Manca e Lorella Martucci, sorella di Roberta. Già nell’ottobre scorso la famiglia Martucci aveva scritto alla Procura di Lecce chiedendo, sulla base del racconto della donna, di disporre verifiche nell’area, ma non aveva ottenuto alcun riscontro.

Da qui la decisione di avviare, il 9 marzo scorso, ricerche private assieme all’associazione Penelope con l’utilizzo di un cane molecolare. L’indagine sulla scomparsa di Roberta Martucci è stata archiviata tre volte, l’ultima nel 2022 nella quale era stato indagato un uomo.

Roberta Martucci scomparsa nel 1999 a Torre San Giovanni: un testimone potrebbe far riaprire indagini

La famiglia di Roberta Martucci, la ragazza scomparsa nel nulla quando aveva 28 anni, il 20 agosto del 1999, a Torre San Giovanni, in Salento, spera che il caso possa essere riaperto dopo che un testimone, leggendo un post in cui la giornalista Irene Vella parlava del caso, avrebbe ricordato un cattivo odore percepito lungo la litoranea tra Torre San Giovanni e Gallipoli proprio nei giorni della scomparsa di Roberta.

Il testimone avrebbe quindi contattato l’avvocata Valentina Presicce, attiva nella tutela delle vittime di violenza, che con il collega Salvatore Bruno, la consulente criminologa Isabel Martina, e Lorella Martucci, sorella di Roberta, hanno effettuato un sopralluogo sul posto “constatando che la situazione è rimasta invariata”.

Per questo gli avvocati hanno redatto una relazione ufficiale, firmata e depositata in procura, chiedendo accertamenti urgenti e scavi nell’area. “È stato proprio grazie al post di Irene Vella — spiega l’avvocata Valentina Presicce — che questo ricordo, rimasto sepolto per decenni, è riaffiorato. Oggi c’è finalmente la possibilità di far emergere una verità che Roberta e la sua famiglia meritano”. “Quando l’avvocata Presicce mi ha chiamata dicendomi che questo testimone tremava dopo aver letto il mio post — racconta Irene Vella — ho sentito i brividi. In un attimo quella persona è tornata su quella strada provinciale e ha risentito lo stesso odore terribile che aveva già segnalato all’epoca e che nessuno aveva mai preso in considerazione”.

“Spero – afferma Lorella Martucci – che questa richiesta di sopralluogo possa finalmente portare luce sulla verità sulla scomparsa di mia sorella. Io non ho mai smesso di cercarla e ora chiedo che possa essere finalmente messa la parola fine, per la verità e per la giustizia”.