Omicidio Filippo Scavo, telecamere e testimoni “coraggiosi”: così sono stati incastrati Dylan Capriati e i due amici

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Filippo Scavo, ucciso nella notte del 19 aprile al Divine Club di Bisceglie. Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Bari, il delitto sarebbe stato compiuto in appena undici secondi, tra la chiusura e la riapertura del varco d’ingresso della discoteca.

Va chiarito chi ha fatto rientrare Dylan Capriati armato in discoteca. Secondo gli investigatori, Capriati e Lagioia sarebbero entrati nel locale armati, mentre Morelli avrebbe avuto un ruolo di supporto. Le immagini delle telecamere mostrerebbero un primo tentativo fallito all’esterno della discoteca: Scavo sarebbe riuscito a rientrare nel locale cercando rifugio tra la folla, ma i tre lo avrebbero inseguito e colpito mortalmente pochi secondi dopo.

I tre indagati sono accusati, a vario titolo, di omicidio aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di favorire il clan Capriati, oltre che di detenzione e porto illegale di armi. A incastrarli le immagini delle telecamere, le testimonianze raccolte, tra cui un carabiniere fuori servizio che ha visto l’auto su cui sono scappati gli aggressori, e altri elementi identificativi come tatuaggi, abbigliamento e calzature. Nelle prossime ore gli indagati compariranno davanti al gip per l’udienza di convalida, mentre sarà affidato l’incarico per l’autopsia sul corpo della vittima.

L’omicidio di Lello Capriati dopo l’agguato a Carbonara: la risposta degli Strisciuglio e la “terza guerra mondiale”

Mentre si attende la convalida dei fermi di Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, arrestati con l’accusa di aver ucciso Filippo Scavo nel Divine Club di Bisceglie il 19 aprile scorso, emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Lello Capriati, assassinato il 1° aprile 2024 con quattro colpi di pistola.

Secondo gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Bari, i due delitti sono strettamente collegati e inseriti nella faida tra il clan Capriati e il gruppo Strisciuglio. L’omicidio di Scavo, infatti, sarebbe stato la risposta alla morte di Lello Capriati, nipote dello storico boss di Bari Vecchia Tonino Capriati.

Le indagini ricostruiscono un clima di tensione crescente già nei giorni precedenti all’agguato. Lello Capriati avrebbe tentato di mediare tra i suoi figli e alcuni giovani legati agli Strisciuglio, ma la tregua sarebbe saltata il 29 marzo 2024, quando Christian e Bino Capriati avrebbero fatto irruzione a Carbonara, territorio controllato dagli Strisciuglio, per colpire Filippo Scavo. Nell’azione rimasero feriti due giovani.

A confermare la ricostruzione sono anche alcune intercettazioni raccolte dagli inquirenti. In una conversazione dal carcere, un detenuto racconta che “i ragazzi di Capriati” erano andati a sparare contro uomini vicini a Sigismondo Strisciuglio, detto “Gino La Luna”. Nella stessa telefonata si parla della reazione del clan rivale, deciso a colpire nel cuore della roccaforte dei Capriati, a Barivecchia.

Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, gli Strisciuglio si sarebbero organizzati rapidamente per vendicare l’attacco subito, avviando quella che viene definita “la terza guerra mondiale” tra i due gruppi criminali. “I ragazzini, i figli di 20 anni, quelli sono cornuti, quelli non si possono vedere a ballare, si trovano a ballare e si litigano. Dice che hanno detto: mò ci siamo cacati il cazzo, basta a fare pace”. Poi aggiunge: “Fu proprio quello il mamastrone che diede l’ordine, lui fu che disse: prendetelo e date al padre, non me ne frega niente, vedete voi come dovete fare”. Il detenuto indica nel capoclan Sigismondo Strisciuglio colui che rebbe dato a Gianluca Marinelli, arrestato ieri, l’ordine di uccidere Lello Capriati.

Filippo Scavo ucciso in 11 secondi, era entrato nella discoteca per sfuggire ai killer: “Poteva essere una strage”

Undici secondi per uccidere Filippo Scavo all’interno del Divine Club di Bisceglie. È la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Bari sull’omicidio avvenuto all’alba del 19 aprile scorso, per il quale sono finiti in carcere Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli. I tre indagati sono accusati, a vario titolo, di omicidio aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di favorire il clan Capriati, oltre che di detenzione e porto illegale di armi.

Secondo gli investigatori, Capriati e Lagioia sarebbero entrati nel locale armati, mentre Morelli avrebbe avuto un ruolo di supporto. Le immagini delle telecamere mostrerebbero un primo tentativo fallito all’esterno della discoteca: Scavo sarebbe riuscito a rientrare nel locale cercando rifugio tra la folla, ma i tre lo avrebbero inseguito e colpito mortalmente pochi secondi dopo.

Secondo gli inquirenti, gli addetti alla sicurezza avrebbero ceduto alle pressioni del gruppo, consentendo l’accesso nonostante la presenza delle armi. «Poteva essere una strage», ha commentato la pm Bruna Manganelli. Per la Dda non si è trattato di una lite degenerata casualmente, ma dell’ennesimo capitolo della storica faida tra i clan Capriati e Strisciuglio.

L’omicidio sarebbe maturato come vendetta per la morte di Lello Capriati, assassinato a Torre a Mare il 1° aprile 2024. Per quell’agguato risultano indagati Luca Marinelli e Nunzio Losacco, ritenuti vicini agli Strisciuglio. Alla base dell’escalation ci sarebbe stata una serie di tensioni nate nella movida barese, culminate prima in una lite al pub Demetra tra Scavo e Christian Capriati e poi in una sparatoria a Carbonara compiuta dai figli di Lello Capriati.

Filippo Scavo ucciso in discoteca da Dylan Capriati e due amici: l’omicidio d’onore ripreso dalle telecamere

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Filippo Scavo, 42enne detto Uecchione, esponente del clan Strisciuglio di Bari ucciso nella notte tra il 18 e il 19 aprile nella discoteca Divine Club di Bisceglie.

Per l’omicidio sono stati fermati Dylan Capriati, 22 anni, figlio di Mimmo (assassinato nel 2018) e nipote di Lello (ucciso a Pasquetta del 2024 in un agguato mafioso), e altri due giovani, Nicola Morelli, 21 anni oggi, e Aldo Lagioia, 22 anni, di Corato, tutti ritenuti appartenenti al clan Capriati. I tre sono accusati di omicidio premeditato e porto abusivo di arma da fuoco aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione di un sodalizio mafioso.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, si tratta di un omicidio d’onore per vendicare la morte di Lello Capriati. L’omicidio Scavo è stato ricostruito grazie alle immagini delle telecamere e alle intercettazioni. L’agguato si è consumato alle 3,53 dopo che Filippo Scavo era rientrato nel privè. Capriati e Lagioia, armati, insieme al complice Nicola Morelli, sono riusciti con la forza a farsi aprire la porta di accesso al locale e poi avrebbero sparato al 42enne, scappando con le armi ancora in pugno a bordo di una Lancia Y.

In precedenza si era già consumata una lite  all’esterno della discoteca, in cui già ci sarebbe stato un tentativo di omicidio. A uccidere Scavo un solo colpo al di sotto della base del collo. I tre giovanissimi sapevano di essere stati individuati anche perché riconosciuti in discoteca. In particolare Nicola Morelli stava per scappare a Napoli.

Filippo Scavo era il “ragazzo” di Carlo Alberto Barresi, a sua volta fratello di sangue di Luca Marinelli, arrestato oggi perché ritenuto esecutore materiale dell’omicidio di Lello Capriati, zio di Dylan.

 

Prima la lite, poi l’omicidio nel privé della discoteca: così Filippo Uecchione è stato ucciso da Capriati e due amici

Sarebbe stato un agguato premeditato quello avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 aprile al Divine Club, dove è stato ucciso il 42enne Filippo Scavo, detto “Uecchione”, ritenuto esponente del clan Strisciuglio di Bari e ancora attivo nel traffico di droga nonostante una lunga detenzione.

A ricostruire i fatti è la Direzione distrettuale antimafia di Bari: questa mattina è stato eseguito un decreto di fermo nei confronti di tre giovani – Dylan Capriati, 22 anni, Nicola Morelli, 21, e Aldo Lagioia, 22, di Corato – ritenuti legati al clan Capriati. Per tutti l’accusa è di omicidio premeditato e porto abusivo di arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso.

Secondo le indagini, condotte dai carabinieri e dalla Squadra Mobile, l’azione si è sviluppata in più fasi. Dopo una prima lite all’esterno del locale, già degenerata in un tentativo di aggressione, i tre avrebbero fatto irruzione armati nel privé della discoteca alle 3:53, sparando contro Scavo. Fatale un colpo al collo. Subito dopo, la fuga a bordo di una Lancia Y.

Le investigazioni, supportate da telecamere e intercettazioni, delineano un’azione organizzata e coordinata, inserita in un contesto di forte tensione tra i clan Capriati e Strisciuglio, storicamente in conflitto per il controllo del traffico di droga e del territorio.

Gli inquirenti collegano il delitto anche ad altri episodi recenti, tra cui il ferimento del 21enne Kevin Ciocca nella città vecchia di Bari, ritenuto una possibile ritorsione. Dalle intercettazioni emerge inoltre che uno degli indagati, Nicola Morelli, stava pianificando la fuga a Napoli.

Omicidio Lello Capriati, agguato a Carbonara, traffico di armi e droga: 11 arresti. Così si è rotta la “tregua” tra i clan

Nella mattinata odierna, con un’azione congiunta della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, si è chiuso il cerchio sull’omicidio di Raffaele (Lello) Capriati, avvenuto il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua, quando due killer, giunti a bordo di una moto di grossa cilindrata, hanno esploso contro la vittima quattro colpi di pistola mentre era in auto.

All’epoca dei fatti Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA.

L’omicidio di Raffaele Capriati è stato portato a compimento con modalità plateali ed eclatanti: la vittima è stata raggiunta e freddata da due sicari a bordo di una motocicletta mentre si trovava in auto in compagnia di una donna che è rimasta miracolosamente illesa. Il tutto avvennne nel giorno di Pasquetta, in una centralissima via di Torre a Mare.

Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito alla DDA di chiedere ed ottenere dal GIP 11 misure custodiali, non solo per l’omicidio, ma anche per altri gravi reati, tra cui un ulteriore allarmante fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti; inoltre, è emersa una significativa capacità di controllo delle organizzazioni mafiose all’interno del carcere di Bari, documentata altresì dalla sistematica introduzione, tramite droni, di telefoni cellulari all’interno delle celle detentive in cui alcuni degli odierni arrestati erano reclusi, consentendo loro di continuare ad avere rapporti con l’esterno e impartire disposizioni.

Omicidio Dino Carta a Foggia, caccia aperta al killer. Si cercano nuove prove: analizzati gli abiti della vittima

Proseguono senza sosta le indagini sull’omicidio di Dino Carta, il 42enne personal trainer ucciso il 13 aprile scorso. Gli investigatori stanno analizzando ogni elemento utile per risalire all’assassino, partendo dagli abiti indossati dalla vittima la sera del delitto.

Gli accertamenti puntano a chiarire dettagli cruciali: dalla distanza degli spari alla possibile presenza di segni di colluttazione, fino all’eventuale rinvenimento di tracce biologiche – come capelli o fibre – che possano condurre al responsabile.

Al momento, gli inquirenti seguono la pista di una figura ancora senza volto: una persona in bicicletta, con il capo coperto da un cappuccio, ripresa nei pressi del luogo dell’agguato poco prima degli spari. Fondamentale potrebbe essere anche il contributo di una donna avvistata nella zona circa venti secondi dopo i quattro colpi mortali: potrebbe trattarsi di una testimone chiave.

Nei giorni scorsi, inoltre, a Roma sono stati effettuati esami balistici su un caricatore che si ritiene possa essere stato perso dal killer durante la fuga. Un ulteriore tassello in un’indagine complessa, ma che gli investigatori ritengono possibile ricostruire.

Per ora viene escluso il movente legato alla criminalità organizzata. Carta, descritto come una persona tranquilla, si trovava fuori casa per una consueta passeggiata con il cane. Tra le ipotesi al vaglio emerge quella di una vendetta privata, forse collegata a un episodio avvenuto in passato nella palazzina in cui viveva, dove un giovane perse la vita cadendo da un’impalcatura.

Omicidio a Torre Canne, l’esito choc dell’autopsia: Eros Rossi ucciso con oltre 200 colpi di cacciavite

È stato ucciso con una violenza estrema, colpito oltre 200 volte con un cacciavite a stella. Emergono dettagli sempre più inquietanti sull’omicidio di Eros Rossi, 41 anni, aggredito nella notte tra il 17 e il 18 aprile in una villetta di Torre Canne.

Per il delitto è in carcere Teodoro Cavaliere, che ha confessato sostenendo però di aver agito per legittima difesa. Una versione che appare in contrasto con i primi esiti dell’autopsia, soprattutto alla luce del numero e della violenza dei colpi, concentrati in gran parte sul volto della vittima. Fatale sarebbe stato il fendente alla carotide.

L’esame autoptico, disposto dalla pm Sofia Putignani, è stato eseguito dal medico legale Biagio Solarino presso il cimitero di Ostuni. Le indagini, coordinate dai carabinieri, proseguono per chiarire la dinamica dei fatti e verificare la compatibilità della versione fornita dall’indagato.

Secondo quanto ricostruito, Rossi – già noto alle forze dell’ordine – stava festeggiando proprio con Cavaliere il ritorno in libertà dopo un periodo agli arresti domiciliari. Una serata che si è trasformata in tragedia e su cui ora gli inquirenti cercano di fare piena luce.

Omicidio a Bisceglie, Angelo Pizzi ucciso nel ristorante: tre le armi usate nell’agguato. Disposta l’autopsia

Sono tre le armi usate nell’agguato in cui è morto Angelo Pizzi, il 62enne responsabile di sala ucciso per errore lo scorso 30 aprile mentre era a lavoro nel ristorante Spaghetteria numero uno di Bisceglie, nel nord Barese.

Si tratta di due pistole e un’arma a canna lunga, forse una mitraglietta. È uno dei dettagli che emerge dall’inchiesta sul delitto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari.

Sono una quindicina i bossoli repertati dai carabinieri della Sezione scientifica e di calibro differente su cui sono in corso esami balistici. Gli accertamenti dovranno stabilire se a sparare siano state tre persone o se uno dei sicari impugnasse due armi.

Le prime risposte potrebbero arrivare dall’autopsia. L’incarico è stato conferito questa mattina a Maricla Marrone, dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. Gli accertamenti autoptici infatti, chiariranno se a premere il grilletto siano state due o tre persone che poi sono fuggite a bordo di una utilitaria di colore scuro.

I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Trani e della Tenenza di Bisceglie hanno già ascoltato i dipendenti del ristorante e il titolare, un 40enne con diversi precedenti penali, ritenuto vicino a uno dei clan della criminalità organizzata barese. L’uomo avrebbe riferito di essere convinto che i colpi non erano destinati al 62enne.

Nel ristorante, al momento dell’agguato, c’erano cinque clienti che si trovavano in una saletta attigua: hanno sentito il rumore dei colpi ma non hanno assistito al delitto. Il ristorante è stato messo sotto sequestro. Utile agli accertamenti investigativi, sarà anche l’analisi dei sistemi di videosorveglianza del ristorante e della zona, che aiuteranno a ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio.

Omicidio a Carbonara, Scamarcia soffocato e ucciso per 30 euro. Lin Wei confessa: voleva scappare in Cina

Sarebbe una lite per appena 30 euro, maturata nell’ambito di un accordo illecito sull’uso della carta di inclusione, il movente dell’omicidio di Michelangelo Scamarcia, 67enne di Carbonara, trovato morto in un deposito commerciale in piazza Umberto a Bari.

Per il delitto la Procura ha disposto il fermo di Lin Wei, 41 anni, cittadino cinese e titolare del negozio “Moda Casa”, accusato di omicidio volontario, occultamento di cadavere e utilizzo indebito di strumenti di pagamento.

Secondo gli inquirenti, tra i due vi sarebbe stato un accordo: la vittima avrebbe effettuato un pagamento da 600 euro tramite carta di inclusione, ricevendo in cambio contanti. Tuttavia, il commerciante avrebbe restituito solo 500 euro invece dei 530 pattuiti, trattenendo 30 euro in più. Da qui la lite, sfociata – stando alla confessione dell’indagato – in un’aggressione culminata con il soffocamento tramite un sacchetto di plastica.

Il delitto risalirebbe al 31 marzo. Il corpo è stato nascosto nel deposito del negozio, avvolto in buste di plastica. Le indagini dei carabinieri, avviate dopo la denuncia di scomparsa presentata il 2 aprile, si sono concentrate sull’area di piazza Umberto grazie al tracciamento del cellulare e all’utilizzo della carta della vittima proprio nell’esercizio commerciale.

Determinanti anche alcuni tentativi di prelievo falliti nei giorni successivi. Le versioni contraddittorie fornite dal commerciante hanno portato alla perquisizione: i militari, insospettiti da odori e liquidi sospetti, hanno trovato il cadavere in stato avanzato di decomposizione.

L’autopsia ha confermato una morte violenta avvenuta almeno 10-15 giorni prima del ritrovamento. La Procura ha disposto il fermo anche per il rischio di fuga: l’uomo, senza legami stabili in Italia, avrebbe manifestato l’intenzione di lasciare il Paese e tornare in Cina.