Carbonara, Signorile ucciso per gelosia dopo incontro casuale: Barcellona è andato a mare prima di costituirsi

Sarà conferito domani al medico legale Biagio Solarino, del Policlinico di Bari, l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo di Alessandro Signorile, il 38enne operaio di Ceglie del Campo ucciso martedì mattina a Carbonara.

Le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Bari, supportate dalle immagini delle telecamere di sorveglianza e dalle dichiarazioni rese dall’indagato, Alessandro Barcellona, 40 anni, guardia giurata in servizio al Tribunale di Bari, confermano che il delitto sarebbe maturato per motivi di gelosia. Secondo gli investigatori, la vittima avrebbe rivolto attenzioni alla compagna di Barcellona, con cui l’uomo conviveva da 22 anni e aveva una figlia.

La relazione della coppia era già entrata in crisi alcuni mesi fa, dopo che Barcellona aveva scoperto alcuni contatti tra la donna e Signorile. Il giorno precedente all’omicidio la compagna avrebbe manifestato l’intenzione di interrompere definitivamente il rapporto. La mattina successiva, un incontro casuale tra i due uomini avrebbe fatto precipitare la situazione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Barcellona avrebbe raggiunto Signorile in moto e gli avrebbe sparato quattro colpi con la pistola d’ordinanza, uccidendolo. Dopo il delitto avrebbe inviato messaggi di addio a familiari e amici, per poi dirigersi sul mare e verso la caserma dei carabinieri con l’intenzione di costituirsi, venendo però intercettato e fermato dai militari.

Nelle prossime ore il giudice per le indagini preliminari fisserà l’udienza per l’interrogatorio di garanzia e per decidere sulla convalida del fermo disposto dalla Procura di Bari.

Bari, Carbonara sotto choc dopo l’omicidio Signorile in pieno giorno e in piazza: cresce la paura tra i residenti

Carbonara si è fermata nuovamente ieri mattina dopo l’omicidio avvenuto in via Giuseppe De Marinis, dove Alessandro Signorile è stato ucciso a colpi di pistola poco prima delle 9.45 dalla guardia giurata Alessandro Barcellona.

Quattro gli spari uditi dai residenti, seguiti dal silenzio e dall’arrivo dei soccorsi del 118, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Il corpo è rimasto sull’asfalto in una pozza di sangue, davanti all’ingresso di un’agenzia di onoranze funebri, fino al termine dei rilievi della Scientifica.

La sparatoria ha richiamato in strada decine di persone. Con il passare dei minuti, il quartiere si è stretto attorno alla scena del delitto, mentre gli investigatori effettuavano gli accertamenti. Tra i residenti prevalgono sempre di più paura e rassegnazione. Molti denunciano un clima di insicurezza che da tempo caratterizza la zona, segnata da frequenti esplosioni di colpi d’arma da fuoco, intimidazioni e episodi di illegalità.

Il delitto Signorile non è riconducibile alla criminalità organizzata, ma a colpire sono le modalità d’esecuzione: un omicidio in pieno giorno, in piazza, tra passanti e automobilisti.

Sul luogo dell’omicidio si è recata anche la presidente del IV Municipio, Maria Chiara Addabbo, che ha evidenziato il crescente senso di insicurezza vissuto dalla comunità. Ha ricordato come il quartiere sia da tempo interessato da episodi di violenza e illegalità diffusa, sottolineando la necessità di una presenza più incisiva dello Stato per restituire serenità ai cittadini.

Stefano Tomeo ucciso a colpi di pistola davanti al circolo privato, blitz a Copertino: 3 arresti

Tre persone sono state arrestate questa mattina dai carabinieri a Copertino, nel Leccese, con l’accusa di omicidio premeditato con l’aggravante mafiosa per l’uccisione di Stefano Tomèo, l’operaio di 50 anni raggiunto da un colpo di pistola al collo la sera dell’11 aprile scorso nel paese salentino davanti ad un circolo privato.

Gli arresti vengono compiuti in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

A supporto stanno operando lo Squadrone eliportato cacciatori Puglia e il Nucleo carabinieri cinofili. Le accuse sono a carico titolo di omicidio e tentato omicidio in concorso, aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Una quarta persona è stata denunciata per tentata estorsione e altre due per favoreggiamento personale.

L’agguato avvenne in via Nino Bixio davanti ad un circolo privato. Gli attentatori spararono diverso colpi di pistola. Tomèo, che aveva precedenti penali per reati contro il patrimonio, venne colpito mentre scendeva dall’auto condotta da un conoscente che lo soccorse e portò in ospedale dove morì poco dopo.

 

Omicidio Signorile a Carbonara, il killer Barcellona confessa: “Aveva una relazione telefonica con la mia compagna”

Sarebbe la gelosia il movente dell’omicidio di Alessandro Signorile, il 38enne di Ceglie del Campo ucciso martedì mattina in via De Marinis, a Carbonara, mentre era in sella alla sua bicicletta. Per il delitto è stato sottoposto a fermo Alessandro Barcellona, guardia giurata in servizio al Palazzo di Giustizia di Bari, che avrebbe confessato durante l’interrogatorio davanti ai magistrati.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, all’origine dell’omicidio ci sarebbe una relazione telefonica tra la compagna convivente dell’indagato e la vittima, scoperta alcuni mesi fa grazie alle telecamere di videosorveglianza installate nell’abitazione della coppia.

Ieri sera la donna avrebbe comunicato al compagno l’intenzione di lasciarlo. Questa mattina i due uomini si sarebbero incontrati e, durante il confronto, Signorile avrebbe pronunciato una frase ritenuta provocatoria. A quel punto Barcellona avrebbe estratto una pistola calibro 9×21 ed esploso quattro colpi mortali.

Dopo l’omicidio, l’uomo avrebbe inviato un messaggio alla zia ringraziandola per quanto fatto per lui. La donna, allarmata, si è rivolta ai carabinieri riferendo anche di aver saputo che il nipote aveva appena ucciso una persona.

Barcellona è stato quindi rintracciato e fermato in corso Vittorio Veneto: aveva ancora con sé una pistola semiautomatica che gli investigatori ritengono possa essere l’arma utilizzata per il delitto.

Omicidio passionale a Carbonara, fermato il killer di Signorile: è la guardia giurata Alessandro Barcellona

Si chiama Alessandro Barcellona, guardia giurata in servizio al Tribunale di Bari, l’uomo fermato con l’accusa di essere il responsabile dell’omicidio di Alessandro Signorile, avvenuto questa mattina nel quartiere Carbonara di Bari. Il killer si sarebbe consegnato spontaneamente in Questura, dove sarebbe stato arrestato.

La vittima, un operaio di 39 anni originario di Ceglie del Campo, si trovava in sella alla propria bicicletta in via De Marinis, all’altezza del civico 39, di fronte all’ex banca, quando è stato raggiunto da almeno quattro colpi di arma da fuoco, alcuni dei quali alla testa. Inutili i soccorsi del personale del 118, che all’arrivo ha potuto soltanto constatarne il decesso.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori prende sempre più corpo quella passionale. A rafforzare questa pista sarebbero state anche le urla dei familiari della vittima, giunti sul luogo del delitto, che avrebbero inveito contro una donna con la quale Signorile avrebbe avuto un legame e legata anche a Barcellona.

Un ulteriore elemento al centro degli accertamenti riguarda un messaggio pubblicato appena tre giorni fa dalla vittima sul proprio profilo TikTok: “La mia bontà è stata la mia condanna. Non succederà di nuovo. Chiunque e qualsiasi cosa si intrometterà nel mio percorso verrà distrutto. Parola mia”.

Sul posto sono intervenuti Polizia e Carabinieri. Un autobus Amtab, in transito lungo la strada al momento della sparatoria, è rimasto bloccato durante le operazioni di soccorso e i rilievi. Le indagini sono affidate ai Carabinieri, coordinati dalla magistrata di turno della Procura di Bari, Larissa Catella, e dal procuratore aggiunto Milto De Nozza, che dovranno ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e chiarire il movente dell’omicidio.

Bari, omicidio Vasienti al San Paolo: il Riesame scarcera il presunto mandante Giovanni Tritto

Il Tribunale della Libertà di Bari ha revocato la misura cautelare nei confronti di Giovanni Tritto, 36 anni, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia il presunto mandante dell’omicidio di Nicola Vasienti, il 44enne trovato morto il 16 novembre 2016 nel suo appartamento nel quartiere San Paolo di Bari. La scarcerazione arriva dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio l’ordinanza con cui, a gennaio, era stato confermato il carcere.

La morte di Vasienti, inizialmente archiviata come suicidio, è stata riesaminata nel 2025 dalla Dda, che ha ipotizzato un omicidio per strangolamento disposto dal clan perché la vittima, ritenuta vicina agli Strisciuglio, avrebbe deciso di collaborare con la giustizia.

A dicembre scorso, a quasi dieci anni dai fatti, erano stati arrestati Tritto e i tre presunti esecutori materiali, Domenico Remini, Gaetano Remini e Donato Sardella. Il processo con rito abbreviato è in programma il prossimo 23 settembre.

I giudici del Riesame hanno accolto il ricorso della difesa di Tritto, che aveva contestato, tra gli altri aspetti, l’attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, disponendone la scarcerazione per questa vicenda. Il 36enne resta comunque detenuto per altri procedimenti giudiziari.

Bisceglie, il Divine Club riapre dopo l’omicidio di Filippo Scavo: via libera al dissequestro dopo due mesi

Si chiude con il dissequestro del Divine Club di Bisceglie la vicenda che aveva portato alla chiusura del locale dopo l’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 aprile. Il provvedimento consente ora la ripresa delle attività dopo oltre due mesi di stop imposto per esigenze investigative.

A darne notizia è stato il titolare Roberto Maggialetti, che ha espresso soddisfazione per la decisione, sottolineando la fiducia riposta nelle istituzioni, nelle forze dell’ordine e nella magistratura durante tutta la fase delle indagini. In precedenza, un’istanza di dissequestro presentata dalla difesa era stata rigettata dal giudice per le indagini preliminari.

Maggialetti ha evidenziato le difficoltà affrontate dall’azienda durante il periodo di chiusura, segnato da rilevanti danni economici e ripercussioni per dipendenti, collaboratori e fornitori. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche ai professionisti che hanno assistito la società nel procedimento.

Con il dissequestro, il Divine Club si prepara a riaprire, tornando a essere un luogo di intrattenimento e socialità. Per il titolare, la riapertura rappresenta non solo la ripresa dell’attività imprenditoriale, ma anche un segnale di fiducia nella giustizia e nel rispetto della legalità.

Gravina, confermata in Appello la condanna per l’omicidio di Pietro Capone: 14 anni a Gaetano Scalese

La Corte di Assise di Appello di Bari ha confermato la responsabilità dell’imprenditore gravinese Gaetano Scalese per l’omicidio volontario aggravato di Pietro Capone, il 49enne noto come “paladino della legalità” per il suo impegno contro l’abusivismo edilizio. I giudici hanno ridotto la pena da 15 anni e 4 mesi a 14 anni di reclusione, dichiarando prescritto il reato di porto abusivo di arma.

Secondo la ricostruzione accusatoria, la sera del 10 marzo 2014 Scalese avrebbe seguito Capone in auto mentre rientrava a casa, uccidendolo con due colpi di pistola alla testa, uno alla nuca e un secondo quando la vittima era già a terra. Alla base del delitto vi sarebbe stato un lungo contenzioso legato a un manufatto edilizio che sconfinava su un terreno di proprietà di Capone.

Arrestato nel giugno 2019, quasi cinque anni dopo l’omicidio, Scalese è tornato libero circa un anno fa. Dopo le condanne nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza nel febbraio 2025. L’Appello bis ha però nuovamente confermato la colpevolezza dell’imputato. La difesa, dopo il deposito delle motivazioni previsto entro 90 giorni, valuterà un nuovo ricorso in Cassazione.

Corato, Nicola Manzi ucciso a colpi di fucile dopo lite in famiglia. Assolti i tre Pilato: “Fu legittima difesa”

La Corte di Assise di Trani ha assolto dall’accusa di omicidio volontario premeditato Nicola, Gabriele e Savino Pilato, imputati per la morte di Nicola Manzi, il 50enne ucciso a colpi di fucile a Corato il 16 dicembre 2024 al termine di una lite familiare. Secondo i giudici, che depositeranno le motivazioni entro 90 giorni, “il fatto non costituisce reato” poiché l’episodio sarebbe avvenuto nell’ambito della legittima difesa.

Per il ferimento di Michele Manzi, fratello della vittima, e per il porto abusivo di fucile, Gabriele Pilato è stato condannato a dieci anni di reclusione, con l’esclusione della premeditazione. Nicola e Savino Pilato hanno invece ricevuto una condanna a due anni soltanto per l’arma detenuta illegalmente, venendo assolti dalle accuse di omicidio e tentato omicidio perché ritenuti estranei ai fatti.

Secondo la ricostruzione della Procura, la vicenda sarebbe scaturita da un litigio familiare legato a presunti insulti rivolti da Nicola Pilato alla moglie, sorella della vittima. Nicola e Michele Manzi sarebbero quindi intervenuti per difenderla, mentre i Pilato avrebbero raggiunto l’abitazione dei Manzi con un fucile in auto. L’accusa sosteneva che Savino Pilato avesse attirato la vittima verso la vettura e che Gabriele avesse esploso i colpi mortali, su istigazione del padre.

La Procura di Trani aveva chiesto condanne a 30 anni di carcere per Nicola e Gabriele Pilato e a 20 anni per Savino.

Omicidio Mongiello a Foggia, arrestato il 43enne Luca Ceglia. Incastrato dal cappellino gettato nel cassonetto

È Luca Ceglia, 43enne incensurato di Foggia, il presunto autore dell’omicidio di Giacomo Mongiello, il 45enne morto il 4 agosto 2024 dopo due giorni di ricovero, raggiunto da due colpi di fucile (la sera del 2 agosto), esplosi in via Sbano a Foggia.

Ceglia risponde di omicidio aggravato dalla premeditazione, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo in luogo pubblico e di accensioni ed esplosioni pericolose. La sera del delitto, come documentato dalle telecamere di videosorveglianza, il killer era a bordo di una bici elettrica e indossava abiti neri, un berretto con visiera ed una mascherina.

Gli investigatori della squadra mobile, coordinati dalla Procura di Foggia, hanno ricostruito l’omicidio grazie alle dichiarazioni di circa sessanta persone, alla analisi delle celle telefoniche e alla acquisizione di 218 telecamere.

Attraverso i video la polizia è riuscita a ricostruire i movimenti del presunto autore che durante la fuga, dopo il delitto, aveva gettato in un cassonetto della spazzatura il cappellino che indossava, poi recuperato da alcuni minori che per gioco lo avevano provato.

Sul cappellino sono stati trovati residui di polvere da sparo ed è stato effettuato un lavoro di estrapolazione ed isolamento del dna di tutti i ragazzini che avevano maneggiato il berretto, riuscendo, così, ad individuare quello del 43enne. Al 112, inoltre, pochi giorni dopo il delitto, era giunta anche una chiamata anonima durante la quale veniva indicato il 43enne come presunto autore.