Omicidio Scavo a Bisceglie, caccia ai complici di Dylan Capriati: sono tre. Ecco cosa hanno fatto

Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Filippo Scavo, ucciso il 19 aprile scorso all’esterno del Divine Club di Bisceglie. La Direzione distrettuale antimafia di Bari è sulle tracce di almeno tre complici dei presunti killer Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Giuseppe Ronzino, un giovane avrebbe aperto la porta di sicurezza del locale ai due uomini armati, consentendo loro di entrare nella discoteca durante l’inseguimento della vittima. Altri due complici avrebbero invece favorito la fuga di Capriati e Lagioia a bordo di una Lancia Ypsilon blu-violacea, utilizzata per raggiungere prima Corato e poi Bari vecchia.

Le telecamere del locale hanno ripreso gran parte della sequenza. Poco prima del delitto, nel privé della discoteca sarebbe scoppiata una lite alla quale avrebbe preso parte lo stesso Scavo. Intorno alle 3.50 il 43enne si sarebbe fatto aprire una porta di sicurezza per uscire all’esterno, ufficialmente per evitare la fila ai bagni. Gli investigatori, però, non escludono che l’uomo fosse andato a recuperare un’arma e che i rivali lo abbiano seguito.

Alle 3.51 le immagini mostrano Capriati e Lagioia mentre puntano la pistola contro Scavo. La vittima riesce inizialmente a rientrare nel locale, ma viene inseguita e raggiunta vicino al privé, dove viene uccisa. Secondo gli inquirenti furono utilizzate due pistole diverse e solo per caso non ci furono altre vittime.

Le indagini proseguono ora per identificare tutti i presenti coinvolti nella fuga e nel supporto logistico ai killer. Gli investigatori ritengono che l’identificazione dei complici sia possibile grazie alle immagini di videosorveglianza che mostrano chiaramente i volti delle persone arrivate in discoteca insieme a Capriati.

Omicidio a Taranto, Bakari Sako aveva provato a rifugiarsi in un bar: il proprietario indagato per favoreggiamento

Il proprietario del bar in cui aveva tentato di rifugiarsi per sfuggire ai suoi assassini il bracciante Bakari Sako, è indagato con l’accusa di favoreggiamento nei confronti del 22enne fermato per aver partecipato all’aggressione durante la quale è stato ucciso il 35enne originario del Mali, il 9 maggio nella città vecchia di Taranto.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, il barista aveva detto alle forze dell’ordine di non sapere chi fosse il 22enne mentre, in una intercettazione, avrebbe ammesso di conoscerlo.

Per l’omicidio di Bakari Sako sono stati fermati quattro minorenni – il killer reo confesso di 15 anni, un altro quindicenne e due sedicenni – il 20enne Fabio Sale e il 22enne Cosimo Colucci.

Palo, tenta di uccidere il vicino di casa con l’accetta: 31enne di Modugno resta in carcere. Il gip: “Azione pianificata”

Ha aggredito il vicino di casa colpendolo più volte con un’accetta davanti all’abitazione della vittima, a Palo del Colle. Con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dall’aver agito contro una persona con ridotte capacità difensive, il gip del tribunale di Bari Giuseppe Montemurro ha convalidato il fermo e disposto il carcere per un 31enne di Modugno.

L’aggressione risale all’8 maggio scorso. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Modugno, l’uomo avrebbe atteso il vicino sotto casa armato di accetta e travisato con cappuccio, occhiali da sole, guanti e abiti scuri, colpendolo ripetutamente alla testa, alle braccia e al corpo.

La vittima si è salvata grazie all’intervento dei familiari e di alcuni vicini che, urlando, hanno costretto l’aggressore alla fuga. Decisive per le indagini le immagini delle telecamere di videosorveglianza, le dichiarazioni della persona offesa e gli indumenti sequestrati nell’abitazione dell’indagato, ritenuti compatibili con quelli ripresi nei video.

L’uomo aggredito ha riportato profonde ferite al capo, lesioni multiple alla spalla e un trauma cranico guaribile in 30 giorni. Ai carabinieri ha raccontato di essere stato colpito senza apparente motivo mentre rientrava a casa.

Per il gip, l’azione sarebbe stata pianificata nei dettagli: dalla scelta dell’orario all’utilizzo dell’arma fino al travisamento. Il giudice ha inoltre evidenziato la particolare violenza dell’aggressione e la presenza di precedenti dissidi di vicinato legati a presunti rumori provenienti dall’abitazione della vittima, ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato.

Omicidio a Taranto, Bakari Sako agonizzante a terra. Il 20enne del branco fumava una sigaretta: “È ancora vivo?”

A pochi giorni dall’omicidio di Bakari Sako, emergono dettagli sempre più drammatici sull’aggressione avvenuta in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto. Il gip Gabriele Antonaci ha disposto il carcere per il 20enne Fabio Sale, ritenuto uno dei presunti coautori del pestaggio mortale, definendo la sua condotta «più bestiale che umana». Secondo gli inquirenti, mentre Sako agonizzava a terra, il giovane sarebbe rimasto vicino al corpo fumando una sigaretta e parlando con gli amici.

Davanti al giudice, Sale – assistito dall’avvocato Andrea Maggio – si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a dichiarazioni spontanee con cui ha negato ogni coinvolgimento, sostenendo di essere arrivato sul posto a delitto già avvenuto. Una versione che contrasta con quanto ricostruito dagli investigatori attraverso immagini di videosorveglianza e testimonianze.

Per l’accusa il 20enne, che presto diventerà padre, sarebbe stato tra i giovani che hanno accerchiato Sako, insultandolo e aggredendolo con pugni e coltellate. Il coltello sarebbe stato impugnato da uno dei due 15enni fermati. L’uomo, dopo aver cercato rifugio in un bar senza ricevere aiuto, sarebbe stato trascinato fuori dal locale e nuovamente picchiato fino a morire.

Secondo il gip, il branco avrebbe agito con estrema brutalità e senza alcun timore delle conseguenze, manifestando una «spregiudicatezza» e una «freddezza» tali da giustificare la misura cautelare in carcere. Gli investigatori parlano inoltre di un clima preoccupante nella città vecchia, dove sui social alcuni giovanissimi avrebbero espresso solidarietà agli indagati, invocandone la liberazione.

Intanto, centinaia di persone sono scese in piazza a Taranto per ricordare Bakari Sako e ribadire il rifiuto della violenza e del razzismo, chiedendo giustizia per una vicenda che continua a scuotere profondamente la città.

Omicidio Bakari Sako, interrogato il 19enne Fabio Sale: “Non l’ho toccato nemmeno con un dito”

Si è concluso nel carcere di Taranto l’interrogatorio di garanzia di Fabio Sale, il 19enne coinvolto nell’aggressione culminata con l’omicidio di Bakari Sako.

Davanti al gip Gabriele Antonaci, il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a rilasciare dichiarazioni spontanee nelle quali ha negato ogni coinvolgimento nell’azione violenta.

Nelle prossime ore è attesa la decisione sulla convalida dell’arresto. Sale è assistito dall’avvocato Andrea Maggio, che al momento ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, si cerca una sesta persona: “Gli ha sferrato un pugno”. Venerdì gli interrogatori

La polizia è alla ricerca anche di una sesta persona che avrebbe partecipato all’aggressione sfociata nell’omicidio di Sako Bakari, il 35enne maliano ucciso a coltellate all’alba di sabato scorso in piazza Fontana a Taranto.

Si terranno venerdì prossimo gli interrogatori dei quattro minorenni e del 20enne sottoposti a fermo di indiziato di delitto. Nel provvedimento si parla di “un sesto individuo che in quel momento era ai tavolini del bar, il quale aggredisce Sako con un pugno”. Alla scena, da quanto emerge dalle immagini di una telecamera di videosorveglianza, ha assistito anche una ragazza, non indagata. I minorenni, tutti tra i 15 e i 16 anni, compariranno dinanzi al gip Paola Morelli, mentre l’unico maggiorenne sarà ascoltato dal gip del tribunale ordinario Antonaci. Nella stessa giornata potrebbe essere affidata l’autopsia.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti è stato un ragazzo di 15 anni (ne compirà 16 tra qualche giorno) ad accoltellare la vittima, uccidendola. Bakari, stando a quanto viene riportato nel capo d’imputazione, è stato prima circondato e aggredito con pugni e spintoni. Poi ha cercato di fuggire ma è stato rincorso e colpito con tre fendenti all’addome e al torace. L’arma è stata ritrovata in una siepe su indicazione di uno dei minori fermati.

Prima di Bakari il gruppo avrebbe importunato un altro straniero, un extracomunitario di origine subsahariana, che percorreva via Garibaldi in direzione piazza Fontana. Durante il tragitto, il giovane è stato affiancato da uno scooter bianco con a bordo due ragazzi che hanno effettuato una manovra pericolosa con il chiaro intento di intimorirlo. Poco dopo è giunto Sako Bakari ma la sorte per lui è stata diversa: è stato circondato, picchiato e accoltellato a morte. Il 35enne aveva cercato invano di trovare riparo in un bar, ma era stato mandato via.

Angelo Pizzi ucciso a 61 anni per errore nel ristorante dove lavorava: domani i funerali a Bisceglie

Saranno celebrati domani 14 maggio a Bisceglie i funerali di Angelo Pizzi, il maitre di sala di 61 anni conosciuto da tutti come Lino, ucciso la sera del 30 aprile durante una sparatoria nel ristorante “Spaghetteria n.1”, dove lavorava.

Secondo le indagini, Pizzi sarebbe stato colpito accidentalmente durante un agguato il cui vero obiettivo era il titolare del locale, un barese che ai carabinieri ha confermato di essere il destinatario dei colpi.

Gli investigatori hanno repertato 15 bossoli esplosi da almeno due armi automatiche. I sicari, con il volto coperto da caschi integrali, sarebbero stati due, con una possibile terza persona ad attenderli all’esterno.

Molto conosciuto in città e ritenuto estraneo a qualsiasi contesto criminale, Pizzi lascia la compagna Antonella e la figlia Monica. La salma è stata composta nella Chiesa Vecchia della Misericordia di Bisceglie, mentre la cerimonia funebre si svolgerà domani alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria di Misericordia.

Omicidio Dino Carta a Foggia, assassino libero dopo un mese: “Passi in avanti fase delicata delle indagini”

Ad un mese esatto dall’omicidio del 42enne Dino Carta, il personal trainer di Foggia assassinato la sera del 13 aprile con quattro colpi di pistola alle spalle, sul luogo del delitto, in via Caracciolo, a pochi passi dalla sua abitazione, questa mattina ci sono ancora tanti fiori che i cittadini portano continuamente in sua memoria.

Carta, padre di due bimbe, era benvoluto da tutti, ministrante in chiesa e dedito al volontariato. Il suo assassino non ha ancora un volto e un nome. “Speriamo lo trovino – dicono alcuni passanti -. Ha lasciato la sua famiglia in modo tragico. Era un bravissimo ragazzo. Non è normale che in questa città accadano cose simili”

Proseguono, intanto, le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Foggia, in attesa dei risultati delle analisi della registrazione audio, in cui si sentono alcune voci tra cui una che potrebbe appartenere alla vittima. Sull’audio è stata eseguita una perizia. Continua anche l’analisi delle immagini della videosorveglianza, in attesa dei risultati degli esami balistici effettuati dai carabinieri del Ris sul caricatore della pistola, probabilmente perso dal killer durante la fuga.

“Samo in una fase molto delicata delle indagini, che proseguono da oltre un mese senza alcuna sosta e risparmio di energie”, dice all’ANSA Michele Vaira, legale della famiglia Carta. “Sono stati fatti dei passi avanti molto significativi, attendiamo con fiducia importanti evoluzioni. Ringraziamo tutti quelli che in questi giorni sono stati vicini alla famiglia con il loro affetto e il loro sostegno – conclude – e tutti quelli che spontaneamente hanno contribuito alle investigazioni”.

Omicidio in discoteca a Bisceglie, celebrati i funerali di Filippo Scavo: cerimonia privata al cimitero di Carbonara

Si sono svolti all’alba di questa mattina, nel cimitero di Carbonara, i funerali di Filippo Scavo, il quarantenne ucciso con un colpo d’arma da fuoco all’interno di una discoteca di Bisceglie alcune settimane fa.

La cerimonia funebre si è tenuta in forma strettamente privata, alla presenza di pochi familiari e conoscenti. Massiccio il dispositivo di sicurezza predisposto dalle forze dell’ordine, presenti con numerosi uomini per presidiare l’area del cimitero durante lo svolgimento delle esequie.