Omicidio Sako a Taranto, video choc su TikTok dal carcere minorile di Lecce: “Ciò che non ti uccide ti fortifica”

Proseguono le indagini sull’omicidio di Bakari Sako, il bracciante 35enne originario del Mali ucciso a coltellate all’alba del 9 maggio nella Città vecchia di Taranto. Due dei minorenni accusati di far parte della gang responsabile dell’aggressione sono detenuti nell’istituto penale minorile di Lecce e sarebbero comparsi in un video pubblicato su TikTok, poi rimosso dopo diverse segnalazioni, tra cui quella della famiglia della vittima.

Nel filmato, accompagnato dalla scritta “Quello che non ti uccide, ti fortifica”, i due giovani vengono ripresi dietro le sbarre. Gli investigatori della Procura minorile di Lecce, guidata da Simona Filoni, stanno cercando di chiarire chi abbia realizzato e diffuso il video all’interno dell’istituto.

La vicenda ha suscitato indignazione nell’opinione pubblica anche per altri messaggi di solidarietà comparsi sui social nei confronti dei presunti aggressori. Secondo gli inquirenti, il gruppo era composto da sei giovani, quattro minorenni e due maggiorenni, accusati a vario titolo del pestaggio culminato con l’accoltellamento mortale di Sako. Uno dei sedicenni avrebbe ammesso di aver inferto le coltellate.

Le indagini della Procura di Taranto, coordinata dalla procuratrice Eugenia Pontassuglia, proseguono per accertare le responsabilità individuali e fare luce anche sul comportamento di altre persone coinvolte, tra cui il titolare di un bar della zona e una ragazza presente durante l’aggressione.

Omicidio a Taranto, Bakari Sako agonizzante a terra. Il 20enne del branco fumava una sigaretta: “È ancora vivo?”

A pochi giorni dall’omicidio di Bakari Sako, emergono dettagli sempre più drammatici sull’aggressione avvenuta in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto. Il gip Gabriele Antonaci ha disposto il carcere per il 20enne Fabio Sale, ritenuto uno dei presunti coautori del pestaggio mortale, definendo la sua condotta «più bestiale che umana». Secondo gli inquirenti, mentre Sako agonizzava a terra, il giovane sarebbe rimasto vicino al corpo fumando una sigaretta e parlando con gli amici.

Davanti al giudice, Sale – assistito dall’avvocato Andrea Maggio – si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a dichiarazioni spontanee con cui ha negato ogni coinvolgimento, sostenendo di essere arrivato sul posto a delitto già avvenuto. Una versione che contrasta con quanto ricostruito dagli investigatori attraverso immagini di videosorveglianza e testimonianze.

Per l’accusa il 20enne, che presto diventerà padre, sarebbe stato tra i giovani che hanno accerchiato Sako, insultandolo e aggredendolo con pugni e coltellate. Il coltello sarebbe stato impugnato da uno dei due 15enni fermati. L’uomo, dopo aver cercato rifugio in un bar senza ricevere aiuto, sarebbe stato trascinato fuori dal locale e nuovamente picchiato fino a morire.

Secondo il gip, il branco avrebbe agito con estrema brutalità e senza alcun timore delle conseguenze, manifestando una «spregiudicatezza» e una «freddezza» tali da giustificare la misura cautelare in carcere. Gli investigatori parlano inoltre di un clima preoccupante nella città vecchia, dove sui social alcuni giovanissimi avrebbero espresso solidarietà agli indagati, invocandone la liberazione.

Intanto, centinaia di persone sono scese in piazza a Taranto per ricordare Bakari Sako e ribadire il rifiuto della violenza e del razzismo, chiedendo giustizia per una vicenda che continua a scuotere profondamente la città.