Omicidio Bakari Sako a Taranto, 15enne confessa: “L’ho ucciso io”. Consegnata l’arma del delitto

Il 15enne fermato, che compirà 16 anni tra pochi giorni, ha confessato di aver ucciso Bakari Sako durante la violenta aggressione avvenuta il 9 maggio a Taranto. Il giovane avrebbe anche consegnato agli investigatori l’arma del delitto, un coltello utilizzato per colpire il 35enne all’addome. A riferirlo è stato l’avvocato Salvatore Maggio, difensore del minore insieme al collega Pasquale Blasi.

Secondo la ricostruzione della polizia, coordinata dalla Procura ordinaria e da quella per i minorenni, Sako sarebbe stato fermato mentre era in bici. Il branco, composto da cinque giovani tra i 15 e i 20 anni, lo avrebbe accerchiato e aggredito brutalmente. L’uomo avrebbe tentato di fuggire, ma sarebbe stato rincorso e colpito nuovamente. Durante il secondo assalto sarebbero stati inferti tre fendenti, due al torace e uno all’addome, risultati fatali.

Ferito gravemente, il 35enne avrebbe cercato rifugio all’interno di un bar, ma sarebbe stato trascinato fuori dai suoi aggressori prima che il gruppo si dileguasse tra i vicoli. Tutto si sarebbe consumato in pochi minuti. Determinanti per le indagini sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che hanno consentito agli investigatori di identificare i presunti responsabili e raccogliere ulteriori riscontri. Per tutti l’accusa è di omicidio in concorso.

Bakari Sako, originario del Mali, viveva e lavorava a Taranto. La mattina dell’aggressione si stava dirigendo verso la stazione ferroviaria per raggiungere i campi dove lavorava da qualche tempo, dopo aver perso il precedente impiego in un ristorante. Nelle prossime 48 ore i cinque indagati compariranno davanti ai giudici per le indagini preliminari del tribunale ordinario e di quello per i minorenni per la convalida del fermo e gli interrogatori.

Palo, accoltella il vicino di casa 70enne dopo lite: arrestato 30enne. La vittima è fuori pericolo

Un uomo di circa 30 anni è stato arrestato dai carabinieri a Palo del Colle, in provincia di Bari, perché nella giornata di ieri avrebbe accoltellato un suo vicino di casa di 77 anni al culmine di una lite.

La vittima, che ha riportato ferite a una spalla, al collo e al viso, è ricoverata in ospedale: le sue condizioni non sarebbero gravi. Secondo quanto ricostruito, tra i due ci sarebbe stata una accesa discussione per problemi di vicinato finita col ferimento dell’anziano raggiunto da diversi fendenti.

Soccorso dal personale del 118 è stato trasportato in ospedale. Il presunto autore del ferimento, risponde di tentato omicidio. L’arma con cui il 77enne è stato ferito, un coltello, non è stata trovata.

Choc a Taviano, 13enne in classe mostra pistola a salve ai compagni: a scuola arrivano i Carabinieri

Ancora un episodio allarmante in una scuola pugliese. A Taviano, in provincia di Lecce, uno studente di 13 anni si è presentato in classe con una pistola scacciacani nascosta nello zaino. A far scattare l’allarme sono stati alcuni compagni che hanno avvisato un insegnante dopo aver visto l’arma.

La dirigente scolastica ha immediatamente contattato i carabinieri, intervenuti insieme ai militari della Compagnia di Casarano. Durante i controlli è stata sequestrata una pistola da softair modificata in ferro, priva del tappo rosso: una replica di una 92 Fs calibro 6, ritenuta particolarmente pericolosa perché facilmente scambiabile per un’arma vera.

L’episodio ha provocato forte preoccupazione tra docenti e genitori, anche perché nello stesso istituto si era verificato un caso analogo appena tre mesi fa. La vicenda è ora al vaglio della Procura per i minorenni di Lecce, che ha avviato indagini insieme ai servizi sociali.

La pm Paola Guglielmi ha convalidato il sequestro dell’arma. Il ragazzo, non avendo ancora compiuto 14 anni, non è imputabile, ma i genitori saranno convocati in caserma e rischiano una denuncia per porto abusivo di arma in concorso.

Nei giorni scorsi anche a Lecce, nell’ambito del progetto “Scuole Sicure 2025-2026”, la polizia locale aveva sequestrato hashish, marijuana e due armi da taglio all’interno di alcuni istituti scolastici.

In camera da letto sorpreso con droga, soldi, pistola carica e giubbotto antiproiettile: arrestato 17enne di Bisceglie

Un diciassettenne di Bisceglie è stato arrestato dai Carabinieri con le accuse di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, oltre al possesso illegale di arma clandestina. L’operazione rientra in un più ampio piano di controllo del territorio, intensificato soprattutto nella zona del porto, recentemente interessata da un aumento delle attività illecite.

Dopo un’attività di osservazione, i militari della Tenenza locale hanno circondato un complesso condominiale per impedire la fuga, facendo poi irruzione nell’abitazione del giovane. Il ragazzo è stato sorpreso nella sua camera da letto, dove un forte odore di droga ha immediatamente insospettito gli operanti, dando il via a una perquisizione.

All’interno della stanza sono stati rinvenuti circa 300 grammi di cocaina suddivisi in 215 dosi e tre buste, un chilogrammo di hashish in nove panetti, materiale per il confezionamento e 2.300 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.

Durante il controllo è emerso anche il possesso di una pistola semiautomatica calibro 9 corto con matricola abrasa, completa di caricatore, e quattro cartucce calibro 7,65. Sequestrati inoltre un giubbotto antiproiettile e un passamontagna.

Dopo la convalida dell’arresto, il minorenne è stato trasferito all’Istituto Penitenziario per Minorenni di Bari, su disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Paura nel Salento, 13enne si presenta a scuola con un’arma: è una pistola softair. Indagato il padre

Attimi di tensione in una scuola media nel Salento dove uno studente di 13 anni ha portato a scuola una pistola da softair, di colore nero e priva del tappo rosso.

I docenti si sono accorti dell’arma, del tutto simile ad una reale, e hanno lanciato subito l’allarme. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri su segnalazione della Dirigente Scolastica.

La pistola è stata sequestrata per gli accertamenti del caso e il padre del ragazzo, un 50enne, è stato indagato. Della vicenda è stata informata anche la Procura per i minorenni di Lecce.

Assalto a portavalori sulla superstrada Lecce-Brindisi, testimone sotto shock: “Arma puntata in faccia e auto rubata”

“Mi stavo recando all’università del Salento perché dovevo sostenere un esame questa mattina. Davanti a me mi sono ritrovata un camioncino posizionato diagonalmente che bloccava la strada. Ho pensato ad un incidente invece poi ho sentito degli spari e ho visto due persone incappucciate. Uno di loro aveva un fucile e ha sparato. lo mi sono nascosta per la paura dentro la macchina”.

Questo il racconto di una ragazza che questa mattina si è ritrovata coinvolta nell’assalto ai portavalori avvenuto sulla superstrada Lecce-Brindisi. Gli autori hanno bloccato la carreggiata posizionando auto di traverso e poi hanno fatto esplodere il furgone.

Dai video registrati dagli automobilisti in transito, si vedono almeno sei persone agire a volto coperto, alcune con indosso tute bianche e imbracciando armi. La rapina, a quanto si apprende, non sarebbe stata consumata. Per fuggire, i malviventi avrebbero poi rapinato dell’auto alcuni automobilisti in transito. La banda avrebbe agito usando auto con lampeggianti, per camuffarle come auto civili in servizio alla polizia.

“Quando hanno sparato loro hanno fatto retromarcia e non sapendo cosa fare, l’ho fatta anch’io – ha aggiunto -. Perché, sinceramente non stavo capendo nulla. Ma quando ho fatto manovra la macchina mi si è spenta. Non ho fatto in tempo a riaccendere l’auto che ho visto il rapinatore che mi puntava il fucile dentro la macchina. Mi ha fatto scendere dalla macchina e lì mi hanno lasciato in mezzo alla strada. Un ragazzo ha poi posizionato dei chiodi per terra e un’altra persona ha incendiato un’altra macchina. Con la mia invece sono scappati via. lo sono stata soccorsa da una persona che era dietro di me. La macchina è stata ritrovata più avanti e ora è sotto sequestro”.

 

Ritrovata a Grottaglie la pistola usata nei conflitti a fuoco: può essere l’arma che ha ucciso Carlo Legrottaglie

È stata recuperata e posta sotto sequestro la pistola Beretta calibro 9×21 con matricola cancellata, dalla quale sarebbero partiti i colpi che giovedì hanno ucciso il brigadiere capo dei carabinieri Carlo Legrottaglie.

L’arma è stata trovata dopo il conflitto a fuoco nelle campagne di Grottaglie, in cui ha perso la vita uno dei due fuggitivi, Michele Mastropietro, 59 anni, pregiudicato di Carosino.

La persona che era con lui, Camillo Gianattasio, 57 anni, incensurato di San Giorgio Jonico, è stata interrogata oggi dal gip Francesco Maccagnano nell’ambito dell’udienza di convalida nel carcere di Taranto e si è avvalso della facoltà di non rispondere. E’ accusato di detenzione e ricettazione di armi e munizioni, mentre per l’omicidio del carabiniere la competenza resta alla Procura di Brindisi, che coordina le indagini.

Il comando provinciale dei carabinieri di Taranto riferisce in una nota che è stata “posta sotto sequestro la pistola impugnata dal malvivente deceduto, una semiautomatica marca Beretta 98/FS calibro 9X21 con matricola abrasa, usata presumibilmente anche nella precedente sparatoria avuta con i carabinieri”.

Durante le perquisizioni effettuate presso l’abitazione e il locale commerciale (una ferramenta) riconducibili a Gianattasio, gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato: 4 pistole semiautomatiche, di cui alcune con matricola abrasa, due revolver, un fucile a canne mozze, numerose munizioni di vario calibro (tra cui calibro 9×21, calibro 38 special, calibro 12), silenziatori artigianali, targhe di veicoli, cappucci, passamontagna, guanti, diversi telefoni cellulari, strumenti e materiali per la manutenzione e modifica delle armi. Proseguono intanto le indagini per ricostruire la rete di contatti dell’indagato e accertare l’eventuale coinvolgimento in attività criminali organizzate.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, Vassalli in aula: “Pistola fatta a pezzi il giorno dopo e buttata sulla statale 98”

La pistola usata per uccidere il fisioterapista Mauro Di Giacomo sarebbe stata distrutta il giorno dopo il delitto da Salvatore Vassalli, l’operaio imputato per omicidio pluriaggravato dalla crudeltà, dai futili motivi, dalla minorata difesa della vittima e dalla premeditazione.

È quanto emerso ieri, nell’aula della Corte d’Assise di Bari, nel corso dell’esame dello stesso Vassalli. L’omicidio per cui Vassalli è in carcere dal maggio scorso risale alla sera del 18 dicembre 2023, nel quartiere Poggiofranco di Bari.

La mattina del 19 dicembre, poche ore dopo il delitto, Vassalli avrebbe recuperato la pistola dalla sua Hyundai e l’avrebbe fatta «a pezzettini con un flessibile», per poi buttarne i pezzi «per strada, facendo la statale 98». L’arma non è mai stata ritrovata.

Quella pistola, come ha spiegato Vassalli, non era dichiarata (a differenza di altre due che l’operaio aveva in una cassaforte in casa) ed era nascosta in un muretto a secco nelle campagne della Murgia. «Trovai quella pistola nel 1995, nel corso di alcuni lavori fatti in un rudere a Canosa. Insieme all’arma c’erano anche dei proiettili, una cinquantina. Ogni tanto andavo a provarla e a pulirla».

Gomorra style alla festa di San Nicola, al luna park con mitraglietta: 17enne del San Paolo finisce in comunità

Il 17enne del San Paolo, imparentato con gli Strisciuglio di Carbonara e fermato la sera del 7 maggio al luna park allestito per la festa di San Nicola a Bari con una mitraglietta nel borsello, è finito in una comunità.

Il caso è stato affidato alla Procura minorile. Il giovane ha dichiarato, dopo essere stato ascoltato, di aver portato l’arma con sé per la paura di incontrare esponenti di gruppi criminali rivali.

Il 17enne però non ha fornito indicazioni sulla provenienza dell’arma, dotata di caricatore e proiettili.

Da Bari a San Severo in treno, Lavopa e la pistola acquistata su Telegram a 1400 euro: come si è procurato l’arma

Michele Lavopa ha comprato la pistola calibro 7,65, utilizzata nella notte tra sabato e domenica al Bahia Beach di Molfetta, su Telegram e al costo di 1400 euro. L’intermediario della trattativa un suo contatto di San Severo. A riferirlo è stato lo stesso 21enne interrogato in carcere dopo l’omicidio della 19enne Antonella Lopez. Si è recato nella città del Foggiano in treno, ha preso l’arma ed è tornato a casa. L’arma è risultata essere stata rubata nel 2018, il proprietario aveva denunciato il furto.

“L’ho portata altre volte in discoteca e l’ho portata, come in questo caso, addosso, perché le discoteche sono diventate luoghi pericolosi. Preciso che non ci sono mai perquisizioni se non presso le discoteche più grandi e solo nelle serate più partecipate – le sue parole -. C’erano state altre occasioni di tensione con Palermiti e il suo gruppo. Ero costretto a non farmi vedere in giro per Bari”.