Bisceglie, Angelo Pizzi ucciso per errore a colpi di pistola in un ristorante: sullo sfondo la guerra tra i clan di Bari

Emergono nuovi aggiornamenti sull’omicidio che si è consumato ieri sera a Bisceglie in via Mauro Storelli dove un commando composto da almeno tre persone incappucciate ha aperto il fuoco all’interno della “Spaghetteria numero 1”, sotto gli occhi dei clienti.

I sicari, giunti a bordo di un’auto poi dileguatasi, avrebbero esploso diversi colpi di arma da fuoco, almeno 10, causando la morte di Angelo Pizzi, 62 anni, direttore di sala del locale.

Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, la vittima non sarebbe stata il vero bersaglio dell’azione criminale. Pizzi, incensurato, si sarebbe infatti trovato casualmente sulla traiettoria dei proiettili, rimanendo coinvolto senza alcuna responsabilità nell’agguato.

Gli inquirenti ritengono che il commando fosse sulle tracce di un’altra persona, il proprietario del ristorante che ha precedenti penali e che sarebbe legato a uno dei clan rivali attivi nel territorio barese, che negli ultimi tempi avrebbero esteso la loro presenza anche a Bisceglie. Sullo sfondo emerge la faida tra i gruppi Capriati e Strisciuglio, già al centro di recenti episodi di violenza.

L’agguato potrebbe infatti essere collegato all’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto tra il 18 e il 19 aprile nella discoteca Divinae Club, e alle sparatorie registrate negli ultimi giorni nel capoluogo pugliese. Le indagini sono in corso e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, impegnata a ricostruire la dinamica dei fatti e a individuare i responsabili.

“A testa alta e senza paura. Non si può abbassare lo sguardo davanti alla criminalità. Siamo con il Prefetto, con la Magistratura, con le Forze dell’Ordine. Bisceglie ha scelto da che parte stare. Dobbiamo essere uniti per riportare sul territorio legalità e giustizia. Ognuno deve fare la propria parte”, sono le parole del sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano.

Sparatoria a Barivecchia, ferita una 85enne: l’obiettivo era un affiliato al clan Strisciuglio. Il mistero dei colpi esplosi

Si arricchisce di nuovi elementi il quadro investigativo sulla sparatoria avvenuta nella tarda serata di ieri in via Pier l’Eremita, nel cuore di Barivecchia. L’episodio, già noto, viene ora interpretato dagli inquirenti come un possibile atto intimidatorio nell’ambito della faida tra i clan Capriati e Strisciuglio.

I colpi sarebbero stati esplosi da almeno due persone in sella a uno scooter, con il volto coperto da caschi integrali. Gli aggressori avrebbero utilizzato una pistola calibro 7.65 e una mitraglietta, facendo fuoco contro un’abitazione. Sul posto la Polizia Scientifica ha repertato quattro bossoli, ma non si esclude che i proiettili esplosi siano stati di più: sulla pavimentazione sono stati infatti individuati sei segni compatibili con colpi d’arma da fuoco.

Durante l’agguato, una donna di 85 anni è rimasta lievemente ferita: un proiettile le ha causato un’abrasione sulla fronte. Soccorsa dal 118, è stata medicata sul posto e non si è reso necessario il trasporto in ospedale. Al momento dell’accaduto l’anziana non era sola in casa, ma si trovava insieme alla figlia.

Un elemento ritenuto particolarmente significativo riguarda la tempistica degli spari: sarebbero avvenuti durante uno spettacolo pirotecnico, circostanza che potrebbe aver consentito agli autori di coprire il rumore dei colpi. Le forze dell’ordine hanno immediatamente avviato un’imponente attività di controllo del territorio: per tutta la notte polizia e carabinieri hanno effettuato verifiche tra i quartieri Carbonara e Ceglie, estendendo gli accertamenti anche al pronto soccorso dell’ospedale Di Venere, alla ricerca di eventuali feriti riconducibili alla sparatoria.

Dai primi riscontri investigativi, l’obiettivo dell’agguato potrebbe essere stato un pregiudicato ritenuto vicino al clan Strisciuglio. Via Pier l’Eremita rappresenta infatti una zona di confine tra le aree di influenza dei clan Capriati e Strisciuglio, storicamente contrapposti. Gli inquirenti ipotizzano che l’episodio possa inserirsi in una spirale di violenza già in atto e collegato al recente ferimento di Kevin Ciocca e all’omicidio di Filippo Scavo, 43enne ritenuto vicino al clan Strisciuglio, ucciso il 19 aprile in una discoteca di Bisceglie.

 

Sparatoria a Valenzano, colpi di pistola fuori dalla pizzeria: indagini in corso

Attimi di paura nella notte a Valenzano, a pochi chilometri da Bari, dove intorno all’una alcuni colpi di pistola sono stati esplosi nei pressi di una pizzeria.

L’attività era chiusa al momento dell’accaduto e non si registrano feriti. Tuttavia, il rumore degli spari — prima una raffica di sette colpi, seguita poco dopo da altri due — ha svegliato numerosi residenti della zona, che hanno immediatamente allertato i carabinieri.

All’arrivo delle forze dell’ordine, i responsabili si erano già dileguati, probabilmente fuggendo a piedi. Sono in corso le indagini per chiarire dinamica e movente dell’episodio.

 

Bari come Gomorra, c’è paura per la festa di San Nicola: il prefetto convoca Comitato per la sicurezza

A Bari cresce la tensione in vista della festa di San Nicola, mentre una nuova ondata di violenza scuote la città. Giovani affiliati alla criminalità organizzata, la cosiddetta “paranza” dei baby boss, sono protagonisti di una faida armata per il controllo delle piazze di spaccio.

Le istituzioni – coordinate dal prefetto Francesco Russo e dalle forze dell’ordine – stanno predisponendo un imponente piano di sicurezza per evitare che gli scontri degenerino durante le celebrazioni, con il rischio concreto di nuovi agguati.

La guerra tra clan si combatte sia nelle strade sia sui social, dove minacce e promesse di vendetta alimentano il clima di tensione.  Negli ultimi giorni si sono susseguiti diversi episodi di violenza tra Bari e provincia, tra sparatorie e ferimenti, segno di un conflitto in escalation. Al centro dello scontro c’è il controllo del traffico di droga, conteso tra i clan Strisciuglio e Capriati.

Gli investigatori lavorano per identificare i responsabili e prevenire nuove azioni armate, mentre cresce il timore che la faida possa esplodere proprio nei giorni della festa patronale, trasformando un evento simbolo della città in un momento ad alto rischio.

Il divertimento a Bari fa paura, nei locali “l’aria è amara”. La testimonianza: “Mi dissero di non entrare al Bahia”

Tra divertimento e sregolatezza. È così che appare oggi il mondo della notte agli occhi dei giovanissimi, protagonisti di weekend che iniziano il venerdì e si concludono la domenica, tra discoteche affollate e locali sempre più esclusivi. Un universo che promette evasione dagli impegni settimanali, ma che negli ultimi anni ha cambiato profondamente volto.

Se un tempo l’attesa del fine settimana era legata al desiderio di ballare e trascorrere ore spensierate in compagnia, oggi la finalità sembra essersi trasformata. La serata non è più solo da vivere, ma da esibire. I social network diventano il palcoscenico principale, dove ogni dettaglio viene condiviso per dimostrare ai propri follower uno status costruito tra luci stroboscopiche, outfit ricercati e tavoli esclusivi. Essere “nel mood”, come direbbero gli adolescenti, significa soprattutto apparire.

In questo contesto, assume un peso crescente la rete di conoscenze. Arrivare nei locali “con gente che conta” apre porte altrimenti chiuse: ingressi facilitati, accesso alle aree VIP e trattamenti privilegiati con kit “che altri non hanno”. Moet fluorescenti e candelotti il segno distintivo di chi conta. Questo, un sistema che nasconde dinamiche ben più profonde e preoccupanti.

Sempre più spesso, infatti, tra i tavoli riservati compaiono giovani legati a famiglie mafiose. La loro presenza non passa inosservata: abiti di lusso, gioielli vistosi e atteggiamenti di dominio segnano una distanza netta rispetto agli altri clienti. Il rispetto nei loro confronti non è una scelta, ma una necessità. Imprenditori e gestori di locali, per continuare a lavorare senza problemi, sono spesso costretti a scendere a compromessi, riservando spazi esclusivi come segno di deferenza vicino alle console o sui terrazzini.

Rispetto al passato, però, qualcosa è cambiato. Se un tempo esisteva una sorta di codice interno, oggi sembra prevalere la logica del “tutto e subito”. I giovani appartenenti a questi contesti cercano affermazione immediata, saltando qualsiasi percorso di crescita o gerarchia tradizionale.

A raccontare dall’interno queste dinamiche è Anna, nome di fantasia, 22 anni. La sua esperienza evidenzia come il confine tra divertimento e pericolo sia sempre più sottile.

“Sarei dovuta andare alla serata del 22 settembre 2024 al Bahia – racconta – ma un amico ci ha scritto qualche minuto prima di arrivare nel locale dicendoci di lasciar perdere: ‘L’aria è amara’. Siamo andate via cambiando programma. Solo la mattina successiva abbiamo capito che quell’avvertimento era fondato”.

Anna descrive un sistema ben strutturato: ingressi differenziati tra chi paga un semplice ticket e chi accede ai privé, controlli rigorosi per alcuni e totale libertà per altri: “C’è sempre qualcuno che entra senza essere controllato. Si capisce subito chi è: lo conoscono tutti, anche i bodyguard. Una pacca sulla spalla e passano senza problemi”.

Un privilegio che, secondo la giovane, alimenta un senso di impunità diffuso: “Sono vere e proprie baby gang che sfruttano la loro appartenenza per ottenere vantaggi e per intimorire gli altri. Se li guardi per più di un secondo è la fine”.

Le differenze territoriali accentuano ulteriormente il fenomeno. Tra i locali della zona nord e quelli del sud barese, racconta Anna, esiste un divario evidente. “Alcune serate degenerano facilmente. Una volta ho visto un ragazzo tirare fuori una pistola perché gli era finito del ghiaccio addosso. Sono scappata dopo meno di un’ora dal mio ingresso”.

Episodi che lasciano il segno, così come la gestione delle situazioni critiche da parte del personale: “In un’altra occasione ci hanno praticamente invitato ad andarcene perché un gruppo di ragazzi che appartenevano voleva occupare il nostro tavolo. Ci hanno detto: ‘Meglio non dar fastidio a quella gente’”.

Testimonianze che, pur nella loro semplicità, accendono i riflettori su una realtà complessa. Un sistema che, dietro l’apparenza del divertimento, sembra piegarsi a logiche di potere, lasciando in secondo piano la sicurezza e la libertà dei giovani.

La movida resta un simbolo di svago e socialità, ma sempre più spesso si trasforma in uno specchio delle contraddizioni della società contemporanea. Tra ricerca di visibilità e dinamiche di controllo, la notte dei giovanissimi racconta molto più di quanto appaia.

Bari, è guerra tra clan. Diomede: “Fiumi di droga e armi facili. Nuove leve in cerca di potere”

Gli ultimi episodi di cronaca hanno nuovamente seminato panico e terrore a Bari tra omicidi, sparatorie e avvertimenti. La sensazione è che in città sia in corso una guerra tra i clan per il controllo degli affari illeciti, trainata dalle giovani leve in cerca di potere e di dominio e favorita dal reclutamento facile di armi e droga.

La sensazione è che gli schemi siano saltati, seppure il sindaco di Bari Vito Leccese è sicuro del fatto che la città abbia gli anticorpi giusti per resistere a tutto questo. Ne abbiamo parlato con Raffaele Diomede, educatore e per pochi giorni ex assessore ai Controlli, alla Legalità, alla Trasparenza e all’Antimafia sociale del Comune di Bari.

Processo Codice Interno, le mani dei Parisi sull’Amtab. Le intercettazioni in aula: “Il clan voleva arrivare ai vertici”

Nuovi dettagli emergono dalla maxinchiesta Codice Interno che ha rivelato un vasto intreccio tra mafia, politica e imprenditoria barese. Secondo le migliaia di ore di intercettazioni, l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, condannato a 9 anni per voto di scambio politico mafioso e tentata estorsione, orchestrava un proficuo accordo tra i clan e ambienti istituzionali locali.

Tra i protagonisti delle conversazioni intercettate c’è Michele De Tullio, che aspirava a una promozione all’interno dell’Amtab per “parlare con i vertici”. Le registrazioni, presentate oggi in aula nel processo con rito ordinario a 15 imputati, tra cui la moglie di Olivieri, Maria Carmen Lorusso, e il padre di lei, Vito Lorusso, mostrano il ruolo centrale della famiglia mafiosa Parisi nella municipalizzata, dove numerosi pregiudicati avevano contratti a tempo indeterminato.

Le intercettazioni rivelano come i clan gestissero dissidi tra dipendenti e collocassero parenti e affiliati in ruoli strategici, anche durante eventi pubblici come la Fiera del Levante 2018. Tra i nominativi spuntano la figlia di Massimo Parisi, la sorella e la fidanzata di Tommaso Lovreglio, con conferme dello stesso Lovreglio sulla gestione delle attività durante la manifestazione.

L’indagine, coordinata dai pm antimafia Fabio Buquicchio e Marco d’Agostino, conferma un’infiltrazione sistematica dei clan all’interno della municipalizzata, sotto commissariamento dopo lo scandalo giudiziario.

Bari, i clan e il cimitero abusivo di animali a Japigia: via alla bonifica. Tra gli esemplari sepolti anche un pappagallo

A Japigia, tra la tangenziale e il centro studi polivalente di via Caldarola, sarà presto bonificata un’area nascosta tra gli alberi che ospitava un cimitero abusivo di animali domestici. Nel sito sono state individuate 56 sepolture tra cani, gatti e persino un pappagallino, tutte destinate alla rimozione.

La presenza del cimitero era già nota: in passato erano state segnalate tombe curate con lapidi, prati sintetici, peluche e piccoli simboli commemorativi, come croci o cerchi di pietre decorati con fiori. Alcuni degli animali sepolti apparterrebbero anche a esponenti della criminalità organizzata.

Nel territorio barese, l’unico cimitero autorizzato per animali si trova ad Acquaviva delle Fonti. La mancanza di strutture ufficiali rende spesso difficile per i proprietari separarsi dai propri animali, evitando soluzioni improvvisate e illegali.

Resta però ancora incerto il destino dei resti che saranno rimossi dall’area: sul caso si sarebbe già svolta una riunione a Palazzo di Città per definire le procedure da adottare.

Bari, gli Strisciuglio tremano ancora: si è pentito anche Saverio Faccilongo. I familiari smentiscono

Un altro pentito nel clan Strisciuglio dopo Giorgio Fanelli. Si tratta di Saverio Faccilongo, soprannominato “Benzina”, esponente di rilievo del clan coinvolto in varie indagini per mafia, droga, estorsioni e violenza e storico referente del clan nella zona di San Pio.

Faccilongo è stato condannato per l’omicidio di Gianluca Corallo avvenuto a Bari, nel quartiere San Pio, il 7 febbraio 2016, e per l’omicidio del pregiudicato 39enne Michele Ranieri, commesso sempre nel quartiere San Pio l’11 settembre 2019.

A differenza di Fanelli, i suoi racconti potrebbero riguardare recenti episodi di cronaca. Siamo stati contatti dai familiari che hanno smentito la notizia.

Bari, case popolari occupate da abusivi e dai clan. Nuovo blitz a Japigia: liberato l’appartamento dei Lafirenze

Nuovi sgomberi di case popolari occupate abusivamente a Bari, nel mirino ancora una volta le famiglie legate alla criminalità organizzata. Tra queste, quella di Umberto Lafirenze, ritenuto vicino al clan Palermiti, che occupava illegalmente un appartamento dell’Arca in via Guglielmo Appula a Japigia. All’interno cinque persone.

L’operazione è stata disposta dalla Procura di Bari e segue altri sgomberi già effettuati in diversi quartieri. Lafirenze è stato coinvolto in attività criminali legate soprattutto al traffico di droga ed è già stato condannato in due processi derivati da un’inchiesta antimafia.