Bari, tentato omicidio di Nicola Vavalle al San Paolo: arrestati 5 affiliati al clan Strisciuglio

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di cinque persone, accusate a vario titolo di “ tentato omicidio premeditato in concorso” e “detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da guerra”(costituita da un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov), aggravati dalle modalità mafiose.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tutti appartenenti alla compagine del quartiere San Pio del più ampio clan Strisciuglio, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso consumato presso la zona Cecilia del Comune di Modugno (compresa nell’area geografica del quartiere San Paolo di Bari) il 18 giugno 2016 nel mentre la vittima, Nicola Vavalle, anche lui già nota alle Forze di Polizia, percorrendo a bordo della propria autovettura via Caposcardicchio, strada di notevole flusso veicolare abitata e altamente frequentata attesa la vicinanza di uno dei maggiori nosocomi regionali, l’ospedale San Paolo, in pieno giorno e in orario di piena affluenza urbana e davanti agli occhi di ignari passanti, veniva fatta segno da azione di fuoco da parte di un commando composto dagli indagati di cui uno esplodeva, all’indirizzo della vittima, numerosissimi colpi d’arma da fuoco utilizzando un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov.

L’indagine ha consentito di ricondurre l’evento delittuoso ad un quadro di situazione più ampio individuato nell’esigenza da parte degli esponenti del clan Strisciuglio di consolidare il loro ruolo egemonico nel proprio territorio di competenza criminale, ovvero il quartiere San Pio/Enziteto, mediante l’eliminazione fisica della vittima, responsabile, alcune ore prima, dell’aggressione fisica per futili motivi a danno di un fiancheggiatore del clan Strisciuglio.

Nicola Vavalle, detto “Pacchione” o il “gatto”, è il fratello di Franco, considerato all’epoca il “re delle slot machine”, nei cui confronti era stato eseguito un sequestro da 50 milioni di euro. Nicola è stato arrestato nel febbraio 2017 per espiare una pena superiore ai 7 anni per i reati di rapina, inosservanza della sorveglianza speciale e resistenza a pubblico ufficiale. Già nel 2012 era stato arrestato e condannato a 5 anni e otto mesi per aver partecipato a diverse rapine con la famigerata banda della Porsche Cayenne.

Droga spacciata da Noicattaro nel Barese, inchiesta sul clan Misceo: 67 indagati 52 affiliati vanno in abbreviato

Sono 52 i presunti affiliati al clan Misceo e Annoscia, in lotta per il controllo del mercato della droga a Noicattaro, finiti a processo con rito abbreviato. Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza, le sostanze stupefacenti venivano acquistate dal clan Palermiti di Japigia, portate a Noicattaro e poi smistate nei comuni limitrofi come Adelfia, Gioia del Colle, Triggiano, Capurso fino a Fasano.

Gli ordini erano impartiti anche dal carcere tramite l’utilizzo di telefoni cellulari. In totale sono 67 le persone per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio. In 52 hanno chiesto l’abbreviato, altri 5 imputati hanno proposto il patteggiamento, mentre i restanti potrebbero affrontare il dibattimento. Il Ministero dell’Interno si è costituito parte civile.

Polizia Locale Bari, rapporti con i clan: armi restituite agli agenti declassati. Annullata sospensione per vigilessa

Il Tar di Bari ha annullato quattro dei provvedimenti disposti dal Prefetto nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno nei confronti di alcuni agenti della Polizia Locale.

Annullata anche la sospensione di tre mesi disposta dal ministero dell’Interno nei confronti di una vigilessa perché accusata di non aver sequestrato il veicolo guidato da un minorenne ritenuto vicino al clan Capriati di Barivecchia.

Il Comune aveva optato per il trasferimento di 9 agenti della Polizia Locale a mansioni non operative a causa dei rapporti con esponenti dei clan baresi, a maggio quattro di loro sono tornati ad indossare la divisa, ma senza arma.

 

Gioia, Cosimo Meligrana ucciso nella sala slot in cambio di riparo e armi al clan Di Cosola: 5 arresti – I NOMI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito questa mattina un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di cinque persone, accusate a vario titolo dei delitti di “omicidio premeditato in concorso” e “rapina a mano armata”, aggravati dalle modalità mafiose.

+++ IL VIDEO SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tra cui appartenenti al clan Di Cosola, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso, consumato a Gioia del Colle la sera del 19 febbraio 2016 all’interno di una sala slot e che ha visto la vittima, Cosimo Meligrana, venire attinta da almeno 7 colpi di pistola cal. 9×21 mm da un killer che, per celare la sua identità, indossava una maschera teatrale in silicone.

+++ IL VIDEO SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

L’evento delittuoso, inquadrato all’interno di un più ampio contesto criminale, ha visto la partecipazione diretta di alcuni membri del clan Di Cosola, all’epoca coinvolti nella guerra di mafia con membri del clan Strisciuglio, che costretti ad abbandonare il quartiere periferico di Bari San Pio trovarono riparo presso uno degli odierni indagati, Amilcare Monti Condesnitt, noto narcotrafficante dell’area di Gioia del Colle, il quale, già vittima di rapina a mano armata e di lesioni personali, offrì loro una sistemazione logistica, sostanze stupefacenti ed armi da fuoco, ottenendo in cambio l’impegno, portato a termine, ad eliminare Cosimo Meligrana. A Amilcare Monti Condesnitt, presunto mandante dell’omicidio, la misura cautelare è stata notificata in carcere dove l’uomo sta scontando una condanna definitiva per traffico di droga a 17 anni e 4 mesi di reclusione. In carcere per l’omicidio anche Giuseppe Cacucci, Vito Monno e Antonio Saponaro.

L’indagine ha consentito altresì di documentare la responsabilità di uno degli indagati, Ottavio Di Cillo, che in concorso con Cosimo Meligrana, nel settembre 2015 sarebbe stato protagonista di una rapina a mano armata e di lesioni personali in danno di Amilcare Monti Condesnitt. 

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

 

Faida Di Cosola-Strisciuglio, Cosimo Meligrana ucciso in una sala slot a Gioia nel 2016: 5 arresti – VIDEO

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di cinque persone, accusate a vario titolo dei delitti di “omicidio premeditato in concorso” e “rapina a mano armata”, aggravati dalle modalità mafiose.

+++ IL VIDEO SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tra cui appartenenti al clan Di Cosola, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso, consumato a Gioia del Colle la sera del 19 febbraio 2016 all’interno di una sala slot e che ha visto la vittima, Cosimo Meligrana, venire attinta da almeno 7 colpi di pistola cal. 9×21 mm da un killer che, per celare la sua identità, indossava una maschera teatrale in silicone.

+++ I NOMI DEGLI ARRESTATI +++

L’evento delittuoso, inquadrato all’interno di un più ampio contesto criminale, ha visto la partecipazione diretta di alcuni membri del clan Di Cosola, all’epoca coinvolti nella guerra di mafia con membri del clan Strisciuglio, che costretti ad abbandonare il quartiere periferico di Bari San Pio trovarono riparo presso uno degli odierni indagati, noto narcotrafficante dell’area di Gioia del Colle, il quale, già vittima di rapina a mano armata e di lesioni personali, offrì loro una sistemazione logistica, sostanze stupefacenti ed armi da fuoco, ottenendo in cambio l’impegno, portato a termine, ad eliminare Cosimo Meligrana.

L’indagine ha consentito altresì di documentare la responsabilità di uno degli indagati che, in concorso con Cosimo Meligrana, nel settembre 2015 sarebbe stato protagonista di una rapina a mano armata e di lesioni personali in danno del mandante dell’omicidio.

+++ IL VIDEO SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Rivenditore di auto vicino al clan Moretti-Pellegrino-Lanza: sequestrati beni per 4 milioni di euro

La Direzione Investigativa Antimafia, su disposizione del gip del tribunale di Bari, ha sequestrato beni per un valore di 4 milioni ad un imprenditore foggiano operante nel settore dell’automotive, coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari e ritenuto elemento contiguo alla criminalità organizzata (foggiana e cerignolana), vicino al clan Moretti-Pellegrino-Lanza.

Le indagini hanno accertato ricchezze spropositate rispetto ai redditi dichiarati. Sequestrate un’azienda operante nel settore del commercio di auto, 25 unità immobiliari e disponibilità finanziarie.

Estorsione ai commercianti per il clan e droga spacciata nel Barese: 8 arresti a Noicattaro e Rutigliano – I NOMI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, con il supporto dei militari di Lecce e del Nucleo Cinofili di Modugno, hanno eseguito una misura cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 8 indagati ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di acquisto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

+++ IL VIDEO DELL’OPERAZIONE SUL NOSTRO CANALE TELEGAM +++

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), l’organizzazione criminale, composta da otto persone, gestiva le estorsioni a carico dei commercianti di Noicattaro e la distribuzione della droga che dallo stesso centro veniva rifornita a diversi spacciatori attivi nella città metropolitana di Bari.

In carcere sono finiti Nicola Annoscia, di 36 anni detto “Pomodoro”; Michele Cioce, di 43 anni detto “Cavallo”; Pasquale Colasuonno, di 37 anni detto “Pisello” (tutti di Noicattaro); Vincenzo Di Vittorio di 46 anni e Francesco Vavalle di 50 anni (entrambi di Rutigliano). Agli arresti domiciliari Vito Borracci, di 54 anni; Diego Grassi, di 21 anni detto “Giacchetta”; e Giovanni Morcavallo di 31 anni (tutti di Noicattaro).

Le mani dei clan sulle case popolari di Bari, la Procura indaga su 26 casi: 5 occupazioni sospette a Japigia

Nuova indagine della Procura di Bari sulle occupazioni abusive delle case popolari da parte di pregiudicati e persone vicine alla criminalità organizzata. il fascicolo è stato aperto in seguito ad alcune segnalazione nei scorsi mesi e al momento non risultano indagati. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

I riflettori sono stati accesi su 26 casi e sarebbero almeno 5 le situazioni sospette che meritano approfondimento. Protagonisti pregiudicati che alloggiano in case popolari al quartiere Japigia assegnate a familiari o conoscenti.

I Carabinieri, su delega della Procura, hanno chiesto dati e informazioni all’Arca per risalire a tutte le informazioni possibili, a partire dai dati dei legittimi assegnatari.

Le indagini dovranno anche accertare eventuali omissioni relative al mancato avvio di azioni legali o amministrative, con riferimento agli ultimi dieci anni, compresa la identificazione dei responsabili del procedimento.

Armi e droga nel Salento, maxi operazione all’alba: 18 misure cautelari. Smantellato il clan erede di Vacca – NOMI

Sono 18 le persone arrestate dai carabinieri nell’ambito dei una inchiesta coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Lecce che ha colpito una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di stupefacenti, lesioni personali aggravate, tentata estorsione, ricettazione, detenzione abusiva di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.

Al vertice del gruppo c’era Vito Paolo Vacca, 31 anni di Racale, anche lui arrestato, nipote di Vito Paolo Troisi, suo zio, storico capo dell’omonimo clan. Vacca è considerato dagli investigatori l’erede naturale di quella frangia della Sacra Corona Unita operativa negli anni 90, di cui avrebbe preso le redini dopo la morte del padre, Salvatore (ergastolano per omicidio) avvenuta il 23 agosto 2024, mentre era ai domiciliari per gravi patologie oncologiche.

I funerali dell’uomo furono un manifesto di potere del clan: il feretro fu trasportato in corteo da una carrozza dorata trainata da quattro cavalli neri che sfilò per le vie di Racale. Fondamentale nell’organizzazione risulta il ruolo delle donne di famiglia, sei delle quali arrestate, accusate di gestire lo spaccio e lo stoccaggio della droga, controllando approvvigionamenti, consegne e contabilità.

In particolare, la moglie di Vito Paolo Vacca sostituiva il marito in sua assenza, occupandosi personalmente della distribuzione delle dosi, del rifornimento delle scorte e della gestione dei proventi illeciti. La droga, chiamata in codice “cento” o “pietre”, veniva prelevata più volte al giorno da nascondigli sicuri, nascosta in buste della spesa o cartoni di vino e detersivi per passare inosservata. L’operazione, denominata Pit Bull, prende il nome dalla razza dei cani che custodivano la casa di uno dei sodali e che hanno aggredito i carabinieri durante un primo intervento di ricerca.

I NOMI riportati da La Gazzetta del Mezzogiorno:

1. VACCA Vito Paolo
2. BAGNO William
3. COLAZZO Gabriele
4. COLITTI Moria Grazia
5. DE LEONE Vanessa
6. MANNI Maicol Andrea
7. MANNI Valentino
8. MASTRIA Fabrizio
9. MASTRIA Luciano Kevin
10. NUTRICATI Christian
11. PARIGI Cesare
12. REHO Vito
13. SPENNATO Emanuela
14. SPENNATO Michele
15. TAFURO Sara
16. TRICARICO Luca
17. TROISI Natalia
18. VACCA Marica

Bari, vigilesse licenziate dal Comune tornano al lavoro. La difesa: “Non hanno rapporti con i clan”

“L’autorità giudiziaria penale non ha mai ravvisato alcun profilo di illiceità nel comportamento delle agenti Biallo e Losacco, né – sempre per quanto consta alla difesa – le due hanno mai rivestito neanche la qualità di persona sottoposta alle indagini”.

A parlare è Antonio Maria La Scala, il legale delle due vigilesse reintegrate in servizio disposto dopo la sentenza del Tribunale del Lavoro. Le agenti della Polizia Locale erano state licenziate dal Comune di Bari a marzo del 2024 perché coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 130 misure cautelari per presunti episodi di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019.

Secondo le indagini avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, le avrebbe insultate.

“L’ufficio di Procura ha solo inviato gli atti in questione al Comune di Bari per eventuali profili di competenza amministrativa e disciplinare. I Giudice del Lavoro del Tribunale di Bari, dichiarando illegittimo il licenziamento disposto, ha ritenuto trattarsi al più di condotte inopportune – aggiunge l’avvocato -. Nelle occasioni contestate le due agenti hanno operato correttamente, senza favorire alcuno, anzi provvedendo a contestare apposita infrazione ed a sanzionare il soggetto ritenuto appartenente al sodalizio criminoso denominato clan Parisi”.

“In nessuna delle intercettazioni telefoniche le predette agenti hanno mai rivolto qualsivoglia richiesta di aiuto o avanzato richieste di protezione a soggetti accusati di appartenere a sodalizi criminosi di natura mafiosa – conclude La Scala -. Al momento dei fatti in questione e delle conversazioni telefoniche riportate dagli organi di stampa la persona era assolutamente incensurato e – in relazione al procedimento penale per il quale era all’epoca indagato – è stato poi assolto”. Il Comune di Bari ha però preannunciato che valuterà l’impugnazione della sentenza.