Ordini dal carcere tramite telefono e affari nell’edilizia, blitz della Dda di Bari: 6 arresti nel clan Sinesi-Francavilla

Sei persone ritenute vicine alla batteria mafiosa Sinesi-Francavilla della Società Foggiana sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari ed eseguita da Carabinieri e Polizia di Stato.

Secondo gli inquirenti, il clan avrebbe continuato a operare nonostante la detenzione dei suoi principali esponenti, mantenendo contatti e impartendo direttive dall’interno delle carceri. Tra gli arrestati figurano due fratelli ritenuti ai vertici dell’organizzazione.

Le indagini hanno documentato presunti traffici di droga, estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti e tentativi di infiltrazione nell’economia legale. Sotto la lente della Dda anche un presunto investimento di circa 600mila euro di provenienza illecita nel settore edilizio, realizzato con la complicità di un imprenditore foggiano.

Gli investigatori hanno inoltre ricostruito i rapporti tra il clan Sinesi-Francavilla e il gruppo garganico dei Li Bergolis, ritenendo ancora solida l’alleanza tra le due organizzazioni. A uno degli indagati viene contestato di aver utilizzato un telefono cellulare all’interno del carcere di Tolmezzo per mantenere i collegamenti con il sodalizio e favorire accordi legati alla gestione della piazza di spaccio di Vieste.

Omicidio La Forgia a Molfetta, caccia al killer: sospetti su un minorenne vicino a un clan locale. Ci sono indizi

Proseguono senza sosta le indagini sull’omicidio di Antony La Forgia, il 23enne ucciso nella notte tra il 15 e il 16 giugno a Molfetta. Nelle ultime ore è stata intensificata la caccia ai responsabili, con l’ausilio anche di elicotteri che hanno sorvolato la zona occidentale della città, teatro del delitto e del precedente litigio che avrebbe preceduto l’agguato.

Fondamentale, finora, si è rivelata la testimonianza della giovane alla guida dell’auto sulla quale si trovava la vittima, rimasta illesa nonostante i colpi esplosi dal killer. Decisive anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze raccolte nei pressi di un locale di via Madonna dei Martiri.

L’inchiesta, coordinata dal pm Francesco Chiechi della Procura di Trani, sarebbe orientata verso un sospettato ben preciso, probabilmente minorenne e legato a una delle famiglie criminali del territorio. Gli investigatori procedono con prudenza, nella convinzione di poter individuare in tempi brevi sia l’esecutore materiale sia il suo complice.

Slitta intanto l’autopsia sul corpo del giovane, inizialmente prevista ieri e rinviata ai prossimi giorni. A Molfetta cresce inoltre la preoccupazione per la diffusione delle armi tra i più giovani. Sul tema è intervenuto il movimento civico Area Pubblica, che ha espresso allarme per la facilità con cui pistole vere finiscono nelle mani di adolescenti e giovanissimi, richiamando l’attenzione sulla gravità di un omicidio compiuto «in stile mafioso».

Bari, case popolari occupate da abusivi e famiglie vicine ai clan: nuovo sgombero a Japigia

Continua a Bari l’attività di sgombero degli alloggi popolari occupati abusivamente da persone ritenute vicine alla criminalità organizzata. L’ultima operazione, eseguita in seguito a un decreto di sequestro della Procura di Bari, è in corso nel quartiere Japigia con l’impiego di forze dell’ordine, vigili del fuoco e personale di Arca Puglia.

L’intervento rientra nell’ambito di un’indagine sulle occupazioni abusive condotta sulla base dei dati forniti da Arca Puglia e degli accertamenti dei carabinieri.

Negli ultimi giorni era stato liberato l’appartamento occupato dalla famiglia di Alessandro Ruta, ritenuto uno dei capi della frangia Strisciuglio del quartiere San Paolo.

In precedenza erano stati eseguiti sgomberi nei confronti dei familiari di Luca Marinelli, a Ceglie del Campo, e di Giovanni Faccilongo, nel quartiere San Pio. Nel 2025, inoltre, le operazioni avevano interessato anche Rossane Palermiti, nipote del boss di Japigia Eugenio Palermiti.

Bari, aiuto dal fedelissimo dei Parisi. La Corte d’Appello ribalta tutto: confermato il licenziamento delle due vigilesse

La Corte d’Appello di Bari ribalta la decisione di primo grado e conferma il licenziamento delle due vigilesse della Polizia locale coinvolte nell’inchiesta “Codice interno”. I giudici hanno annullato il reintegro in servizio disposto in precedenza, ritenendo proporzionata la sanzione adottata dal Comune di Bari nei confronti di Rosalinda Biallo e Anna Losacco.

Alle due agenti veniva contestato di aver intrattenuto rapporti con Fabio Fiore, ritenuto vicino al clan Parisi di Japigia, e di aver chiesto il suo intervento in almeno un episodio per gestire le tensioni con automobilisti durante il servizio.

In primo grado il Tribunale aveva annullato il licenziamento, sostituendolo con una sospensione di due mesi e disponendo il pagamento degli stipendi arretrati, quantificati complessivamente in 113mila euro. La decisione era stata impugnata dal Comune e dalla Procura generale.

La vicenda risale al febbraio 2024, quando l’inchiesta antimafia “Codice interno” portò all’arresto di esponenti dei clan Parisi e Palermiti. In quell’occasione la Dda segnalò alla Polizia locale i comportamenti ritenuti incompatibili con il ruolo ricoperto dalle due agenti.

Con la nuova sentenza, l’impostazione del primo grado viene completamente ribaltata. Per le due vigilesse resta ora aperta la possibilità di ricorrere in Cassazione.

Mafia garganica, torna in libertà il boss Armando Li Bergolis: sale la tensione fra i clan

Dopo una lunga detenzione, trascorsa in parte anche al regime del 41 bis, Armando Li Bergolis, 51 anni, ritenuto tra i nomi storici e più temuti della mafia garganica, è tornato in libertà. Esponente di vertice del clan Li Bergolis-Miucci, conosciuto come il gruppo dei “montanari”, lascia il carcere dopo aver scontato una lunga pena, riaccendendo l’attenzione sulle faide che hanno insanguinato il Gargano per decenni.

Il nome di Li Bergolis compare tra gli imputati del processo Iscaro-Saburo, il maxi procedimento che portò a 99 arresti e che sancì giudiziariamente l’esistenza della mafia garganica. In quell’ambito fu condannato a 27 anni di reclusione, stessa pena inflitta al fratello Matteo, mentre Franco Li Bergolis ricevette l’ergastolo.

Figlio di Pasquale Li Bergolis, ucciso durante una delle fasi più cruente della faida garganica, e nipote di “Ciccillo” Li Bergolis, considerato il patriarca del clan assassinato nel 2009, Armando Li Bergolis è stato indicato per anni dagli investigatori come una delle figure più influenti della criminalità organizzata del promontorio.

La scarcerazione viene seguita con attenzione dagli investigatori, soprattutto alla luce dei nuovi assetti criminali sul territorio e delle più recenti inchieste sulla mafia garganica.

Bari, banconista per il clan Strisciuglio. Custodiva armi e droga nello scantinato: arrestato 34enne di Ceglie

Un 34enne incensurato di Ceglie del Campo è finito al centro di un’indagine della Squadra Mobile di Bari sulle attività dei clan di Carbonara e Ceglie. L’uomo, arrestato con le accuse di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, sarebbe sospettato di svolgere il ruolo di “banconista” o “fondina”, termini usati negli ambienti criminali per indicare chi custodisce armi, droga e refurtiva per conto delle organizzazioni mafiose.

Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno trovato in uno scantinato nella disponibilità del 34enne oltre 50 chili di hashish suddivisi in circa 500 panetti, 60 grammi di cocaina, dosi di altre sostanze stupefacenti, materiale per il confezionamento della droga, scaldatori a immersione e una pistola Bruni calibro 8 con caricatore.

Sequestrati anche smartphone, chiavi, lucchetti, borse e sacchetti ritenuti utili alle indagini. L’inchiesta si inserisce nel più ampio filone investigativo che ha già portato all’arresto di 14 presunti affiliati ai clan Strisciuglio di Ceglie-Carbonara e Capriati di Bari Vecchia.

Secondo gli inquirenti, attorno ai gruppi criminali esisterebbe un vero e proprio “indotto mafioso”, formato da persone incaricate di custodire e gestire depositi di armi e droga, spesso incensurate e non affiliate ufficialmente ai clan, ma considerate organiche all’organizzazione.

Omicidi, sparatorie e faide tra clan a Bari: blitz del ministro Piantedosi in Prefettura per comitato sulla sicurezza

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è arrivato in prefettura a Bari dove parteciperà a un Comitato congiunto per la sicurezza che riguarda la Città Metropolitana di Bari e le province di Foggia e di Barletta-Andria-Trani.

La presenza del ministro è dovuta in particolare ai due omicidi di mafia a Bisceglie e alle sparatorie a Bari vecchia, tra la metà e la fine di aprile, tutti legati alla lotta tra clan per il controllo dei traffici illeciti; e ai recenti omicidi commessi nel capoluogo dauno.

All’incontro con Piantedosi parteciperanno il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, i prefetti, i vertici provinciali delle Procure, delle forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti dei Comuni capoluogo, della Città Metropolitana di Bari e delle Province di Foggia e Barletta-Andria -Trani.

Il ministro si sposterà poi a Lecce dove alle 15 parteciperà a un Comitato per la sicurezza congiunto per le province di Lecce, Taranto e Brindisi con i prefetti, i vertici provinciali delle Procure, delle forze di polizia e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti dei Comuni capoluogo, e delle tre Province salentine.

Blitz antimafia a Bari, il procuratore Rossi: “Niente allarmismi per San Nicola ma i rampolli hanno fame di visibilità”

“Abbiamo agito in rapidità anche in vista di San Nicola. Ripetiamo ai cittadini di vivere la festa con tranquillità”. Queste le parole del procuratore di Bari Roberto Rossi, a margine della conferenza stampa che si è tenuta dopo il blitz antimafia all’alba della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha portato all’arresto di esponenti dei clan Strisciuglio e Capriati.

“Abbiamo dei problemi molto seri con le giovani leve che vogliono farsi vedere, usando i social per far sfoggio delle loro azioni criminali. La detenzione in carcere non ferma il fenomeno perché anche dalle celle hanno accesso ai dispositivi tecnologici”, ha poi aggiunto.

Faida tra clan, il Fermi annulla la visita a Barivecchia: “Per motivi di sicurezza preferiamo non rischiare”

Clima di preoccupazione tra studenti e famiglie dopo i recenti episodi di violenza nel centro storico. Una classe quarta del liceo scientifico Liceo scientifico Enrico Fermi di Bari ha deciso di annullare l’attività prevista nella zona di Bari Vecchia, inizialmente inserita nel programma di alternanza scuola-lavoro.

La decisione è stata comunicata agli studenti tramite un messaggio in chat: «Per motivi di sicurezza […] preferiamo non rischiare e rimanere a scuola». L’iniziativa, nata dalle preoccupazioni espresse da alcuni genitori per le recenti sparatorie, ha portato alla riprogrammazione delle attività all’interno dell’istituto.

Informata anche la dirigente scolastica, Giovanna Griseta, mentre tra gli studenti le reazioni sono state contrastanti: c’è chi ha accolto la decisione con sollievo e chi, invece, l’ha ritenuta eccessiva.

Faida tra clan a Bari, la festa di San Nicola sarà blindata. Controlli rafforzati: oggi nuovo vertice in prefettura

Clima di forte tensione a Bari, dove nel fine settimana si sono intensificati controlli e presidi delle forze dell’ordine nei quartieri più sensibili e nelle zone della movida. In Piazza del Ferrarese, la massiccia presenza di agenti – in divisa e in borghese – ha fatto circolare voci di una sparatoria, poi rivelatesi infondate.

Alla base dell’allerta, invece, il ritrovamento nel pomeriggio di sabato di una pistola calibro 21, smontata e nascosta in un’impalcatura nel parcheggio di Santa Chiara. L’episodio si inserisce in un contesto già segnato dalla sparatoria avvenuta nei giorni scorsi in via Pier l’Eremita, dove uomini armati su scooter avevano aperto il fuoco, ferendo lievemente una donna di 85 anni.

Le indagini, condotte nel massimo riserbo, puntano a chiarire la dinamica dell’agguato, mentre sul territorio si registra un’intensificazione delle operazioni di controllo. Elicotteri dei carabinieri hanno sorvolato più volte Bari Vecchia, mentre reparti specializzati sono stati dispiegati anche nel quartiere San Paolo. Parallelamente, la polizia ha condotto perquisizioni e attività di monitoraggio diffuse.

Sul territorio cresce la preoccupazione per una criminalità sempre più giovane, legata alla gestione delle piazze di spaccio. Intanto, sui social circolano messaggi intimidatori in vista della festa patronale di San Nicola, alimentando timori tra i cittadini.

Per oggi è previsto in Prefettura un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicato proprio alla gestione dell’evento, mentre le autorità assicurano una risposta ferma per garantire la sicurezza in città.