Maxi blitz sul Gargano, nove arresti per tre omicidi di mafia tra il 2011 e il 2016. Colpiti i clan Romito e Li Bergolis

Nove persone sono state arrestate questa mattina in provincia di Foggia con l’accusa di aver preso parte, con ruoli diversi, all’organizzazione e all’esecuzione di tre omicidi di mafia commessi tra Manfredonia e Mattinata dal 2011 al 2016, nell’ambito della storica faida del Gargano tra i clan Romito-Lombardi-Ricucci e Li Bergolis.

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari, è stata eseguita dai carabinieri del ROS e dal comando provinciale di Foggia. Tre degli arrestati sono già stati condannati per associazione mafiosa nell’inchiesta “Omnia Nostra”, mentre altri tre sono ancora sotto processo.

Due dei delitti contestati sarebbero stati commessi con il metodo della lupara bianca, facendo sparire i corpi delle vittime, mentre il terzo riguarda un agguato armato avvenuto nel 2014.

Le indagini si sono basate su intercettazioni, rilievi investigativi, immagini di videosorveglianza, sequestri e sulle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Quattro degli indagati erano già detenuti al momento dell’esecuzione del provvedimento.

Gasolio agricolo rivenduto illegalmente, blitz nel Foggiano: 5 indagati, un arresto e sequestri per oltre un milione

La Guardia di Finanza di Foggia ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di cinque persone indagate per associazione a delinquere finalizzata all’evasione delle accise sui prodotti energetici.

Il provvedimento, disposto dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura, prevede gli arresti domiciliari per un indagato, l’obbligo di dimora per altri tre e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un quinto uomo. Contestualmente è stato eseguito un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre un milione di euro.

Le indagini hanno portato alla luce un’organizzazione con base tra Cerignola e San Ferdinando di Puglia che, attraverso un distributore abusivo e privo dei requisiti di sicurezza, immetteva sul mercato dell’autotrazione gasolio agricolo acquistato a tassazione agevolata grazie alla complicità di un’azienda florovivaistica.

Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe consentito di commercializzare illegalmente oltre due milioni di litri di carburante, provocando un’evasione delle accise superiore a un milione di euro.

Non paghi? Ti rovino. Blitz della Gorio a Casamassima. Sindaco: “Notizie false ci metto la faccia”

Torniamo a parlare di Manila Gorio dopo diverso tempo. La nostra inchiesta sul giornalismo svenduto e sul sistema Manila Gorio ha fatto parecchio discutere nei mesi precedenti. Questa volta ci siamo recati a Casamassima.

Dopo aver intascato 5mila euro lo scorso anno per alcuni video concordati con la Pro Loco di Casamassima, quest’anno si è vista dire di no quando si è proposta.

E allora la Gorio è tornata a Casamassima in un vero e proprio blitz, puntando il dito contro l’amministrazione locale. Ecco la risposta del Sindaco Nitti dopo la messa in onda del servizio della Gorio.

Assalti ai bancomat, maxi blitz dei Carabinieri all’alba: smantellata banda tra Foggiano e Bat

Maxi operazione dei Carabinieri all’alba di oggi, 28 maggio, tra San Severo, Cerignola e Trinitapoli, dove sono stati arrestati i componenti di una banda specializzata negli assalti agli sportelli ATM di banche e uffici postali nel Teramano.

L’intervento, coordinato dalla Compagnia Carabinieri di Alba Adriatica con il supporto di numerosi reparti territoriali e specializzati, arriva al termine di una complessa attività investigativa avviata dopo due tentativi di furto ai bancomat di Colonnella e Martinsicuro.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Teramo e condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Alba Adriatica insieme ai militari della Stazione di Martinsicuro, hanno consentito di ricostruire l’attività del gruppo criminale e di ottenere le misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Teramo.

Secondo gli investigatori, la banda operava con tecniche consolidate, utilizzando veicoli rubati, sopralluoghi preventivi e ordigni artigianali per tentare di far esplodere gli sportelli automatici. Ulteriori dettagli sull’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa prevista in tarda mattinata al Comando provinciale dei Carabinieri di Teramo.

Blitz antimafia in Salento, 30 arresti e 52 indagati: riti di affiliazione con croci incise. Alle pistole i nomi di donne

L’incisione di una croce sulla spalla destra, sul petto o sull’addome dell’affiliando, seguita dal bacio sulle labbra tra i partecipanti al rito. In alcuni casi, il rituale sarebbe stato ulteriormente rafforzato dal dono di una collanina con un crocefisso e dalla celebrazione dell’evento con dolci e spumante.

È uno dei riti di affiliazione documenti dai carabinieri del comando provinciale di Lecce nell’inchiesta ‘Core’ che ha portato oggi all’esecuzione di 30 arresti (27 in carcere e 3 ai domiciliari) con le accuse, vario titolo contestate, di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio in concorso, associazione finalizzata al traffico illecito e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, incendio, violenza privata e minacce con l’uso delle armi, tutti aggravati dal metodo mafioso. Nell’indagine, che prende il nome dal soprannome ricorrente nel corso delle conversazioni intercettate, complessivamente gli indagati sono 52.

L’inchiesta è stata avviata nel dicembre 2022 a seguito del tentato omicidio di Roberto Napoletano, un pregiudicato di Squinzano, all’epoca dei fatti 36enne. L’attività investigativa ha consentito di documentare l’operatività della Scu nel Nord Salento in particolare nei comuni di Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina e Torchiarolo.

I militari hanno documentato tre ‘summit’ criminali, svoltisi all’interno di una masseria diroccata nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo e in un’abitazione del centro storico di Lecce, nel corso dei quali sarebbero stati celebrati i riti di affiliazione mafiosa e impartite direttive su approvvigionamento e vendita di sostanze stupefacenti, sostegno economico dei sodali detenuti e gestione dei contrasti interni ed esterni.

Nel corso delle indagini sono state sequestrate armi, munizionamento , polvere da sparo e droga ed eseguiti 13 arresti in flagranza di reato per detenzione di stupefacenti e armi. Le intercettazioni hanno rivelato che i sodali chiamavano le pistole con nomi di donna, come Giulia, Patrizia e Gisella, elemento – secondo gli investigatori – che evidenzia la peculiarità e il carattere ritualizzato del rapporto con le armi all’interno della struttura criminale.

I NOMI

Claron BAJRUSI — 24 anni — Trepuzzi
Michael CANOCI — 23 anni — Torchiarolo
Patrick CAVA — 30 anni — Guagnano
Cosimo DE LUCA — 39 anni — Squinzano
Mirco GARZIA — 30 anni — Torchiarolo
Emanuele GIORDANO — 32 anni — Squinzano
Davide GUERRIERI — 39 anni — Squinzano
Alessandro GUIDO — 42 anni — Squinzano
Gianmarco MACI — 27 anni — Squinzano
Luca MARGHERITO — 49 anni — Squinzano
Patrizio MARGILIO — 43 anni — Squinzano
Gianluca MELENDUGNO — 48 anni — Squinzano
Mattia MICCOLI — 35 anni — Squinzano
Roberto MICELLI — 49 anni — Squinzano
Alessio MIGLIETTA — 23 anni — Campi Salentina
Francesco MORELLI — 31 anni — Squinzano
Mattia PENNETTA — 26 anni — Squinzano
Antonio PERRONE — 27 anni — Torchiarolo
Simone PRIMICERI — 32 anni — Trepuzzi
Andrea SPAGNOLO — 47 anni — Squinzano
Giuseppe Alex TOMMASI — 23 anni — Torchiarolo
Vittorio VADACCA — 23 anni — San Donaci
Raffaele VEDRUCCIO — 24 anni — Squinzano
Giovanbattista CAIRO — 40 anni — Squinzano
Samuele GRAVILI — 23 anni — Trepuzzi
Salvatore TAFURO — 67 anni — Squinzano
Bajran BAJRUSI — 36 anni — Squinzano
Gianfranco GRASSO — 53 anni — Squinzano
Antonio GUADADIELLO (“Roberto”) — 43 anni — Squinzano
Giosuè PRIMICERI — 64 anni — Trepuzzi

Droga, armi, esplosivi e incendi. Blitz antimafia all’alba nel Salento: 30 misure cautelari – NOMI

Operazione antimafia in corso dalle prime ore del giorno in Salento, dove i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce, su coordinamento della Dda, stanno eseguendo 30 ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip di Lecce a carico di persone accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, violenza privata e incendio, reati aggravati dal metodo mafioso.

Epicentro dell’operazione Squinzano, da dove l’inchiesta è partita dopo un tentato omicidio a colpi di Kalashnikov avvenuto nel dicembre 2022 ad un distributore di benzina alla periferia del paese. Nell’agguato rimase ferito un 36enne del posto mentre faceva rifornimento di carburante, con la moglie e i figli in macchina.

L’operazione antimafia coinvolge più di 200 militari del Comando provinciale di Lecce, con il supporto di unità specializzate dell’Aliquota di primo intervento di Brindisi, delle Squadre Operative di Supporto dell’11/o Reggimento Puglia, del Nucleo Cinofili di Modugno (Bari), dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia e del 6/o Nucleo Elicotteri di Bari-Palese.

I NOMI

Claron BAJRUSI — 24 anni — Trepuzzi
Michael CANOCI — 23 anni — Torchiarolo
Patrick CAVA — 30 anni — Guagnano
Cosimo DE LUCA — 39 anni — Squinzano
Mirco GARZIA — 30 anni — Torchiarolo
Emanuele GIORDANO — 32 anni — Squinzano
Davide GUERRIERI — 39 anni — Squinzano
Alessandro GUIDO — 42 anni — Squinzano
Gianmarco MACI — 27 anni — Squinzano
Luca MARGHERITO — 49 anni — Squinzano
Patrizio MARGILIO — 43 anni — Squinzano
Gianluca MELENDUGNO — 48 anni — Squinzano
Mattia MICCOLI — 35 anni — Squinzano
Roberto MICELLI — 49 anni — Squinzano
Alessio MIGLIETTA — 23 anni — Campi Salentina
Francesco MORELLI — 31 anni — Squinzano
Mattia PENNETTA — 26 anni — Squinzano
Antonio PERRONE — 27 anni — Torchiarolo
Simone PRIMICERI — 32 anni — Trepuzzi
Andrea SPAGNOLO — 47 anni — Squinzano
Giuseppe Alex TOMMASI — 23 anni — Torchiarolo
Vittorio VADACCA — 23 anni — San Donaci
Raffaele VEDRUCCIO — 24 anni — Squinzano
Giovanbattista CAIRO — 40 anni — Squinzano
Samuele GRAVILI — 23 anni — Trepuzzi
Salvatore TAFURO — 67 anni — Squinzano
Bajran BAJRUSI — 36 anni — Squinzano
Gianfranco GRASSO — 53 anni — Squinzano
Antonio GUADADIELLO (“Roberto”) — 43 anni — Squinzano
Giosuè PRIMICERI — 64 anni — Trepuzzi

Disastro ambientale e scarico illecito di reflui industriali a Molfetta, scatta il blitz: indagati e sequestri

La Procura di Trani ha disposto accertamenti nell’ambito di una inchiesta sull’inquinamento ambientale a Molfetta, nel Barese. Il fascicolo contesta, a vario titolo, i reati di disastro ambientale e scarico illecito di reflui industriali a imprenditori, società, dirigenti e funzionari del Consorzio per l’area di sviluppo industriale (Asi) di Bari, del settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio Asi a Molfetta. Il personale del Nucleo speciale d’intervento del comando generale delle Capitanerie di porto ha eseguito il sequestro “preventivo impeditivo totale o parziale di alcune aziende» che si trovano nel «comprensorio Asi, con contestuale imposizione della amministrazione giudiziaria».

I sigilli sono stati apposti anche a «undici sistemi di pozzi disperdenti utilizzati dal Consorzio» che sarebbero stati usati per immettere in modo “abusivo e diretto acque reflue industriali direttamente nelle acque di falda». La Procura ha inoltre richiesto il commissariamento giudiziale del Consorzio e di «Asi Spa», società partecipata dal Consorzio.

Gli indagati per i quali sono stati chiesti arresti e misure interdittive verranno sottoposti ad interrogatorio preventivo. Maggiori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Trani in procura alle 12.

Arresti nei clan Strisciuglio e Capriati, Leccese: “Lo Stato c’è. La festa di San Nicola non è ostaggio di nessuno”

“In queste ore abbiamo avuto la prova che la collaborazione tra le istituzioni è più forte di ogni illegalità. Il confronto costante avuto con Prefetto, Questore e i vertici delle Forze di Polizia è andato nella direzione di chiedere massima attenzione e risposte concrete per Bari. L’operazione di questa mattina dimostra che lo Stato c’è, e non indietreggia. Ma la legalità non si esaurisce in un blitz: la criminalità diventa pericolosa quando riesce a farsi riconoscere dalla comunità come un’autorità alternativa. Al contrario, quando la città riconosce nello Stato il suo unico interlocutore, il potere dei clan svanisce”.

Inizia così il commento del sindaco di Bari Vito Leccese sulla vasta operazione della Direzione Distrettuale Antimafia eseguita da Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza.

“Bari da tempo ha scelto la sua strada e l’attenzione della comunità resterà altissima, oggi e nei mesi a venire. La criminalità è una gramigna che si insinua dove trova distrazione o silenzio: tutti noi, istituzioni e cittadini, non le lasceremo alcuno spazio, in nessun quartiere e in nessun momento dell’anno”, aggiunge.

“È con questo spirito di fermezza che la città si appresta a vivere i suoi momenti di comunità, a partire dalla festa di San Nicola. Una festa che è di tutti e che non può essere ostaggio di nessuno – continua Leccese -. Il mio ringraziamento va alla Magistratura, alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza per il lavoro svolto e per aver ascoltato le istanze della città”.

“Continuiamo a lavorare fianco a fianco con tutte le istituzioni e con la comunità barese per difendere, ogni giorno, la nostra libertà. Come amministratori, siamo determinati a proseguire nel solco di questo impegno, investendo sulla prevenzione e sull’educazione dei più giovani. Tutti, anche all’interno della società civile, devono dare il proprio contributo per garantire un futuro sano per la città di Bari”, conclude.

Blitz antimafia a Bari prima di San Nicola, presi i rampolli dei clan Strisciuglio e Capriati: 14 arresti – TUTTI I NOMI

Nella mattinata odierna, con un’azione congiunta della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, si è chiuso il cerchio sull’omicidio di Raffaele (Lello) Capriati, avvenuto il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua. Ma non solo perché le misure cautelari non riguardano solo quest’omicidio, ma anche altri gravi reati, tra cui un fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti.

Tornando all’omicidio di Lello Capriati, secondo quanto emerso dalle indagini, il presunto esecutore materiale sarebbe Luca Marinelli, 47 anni, considerato figura di spicco e numero tre del clan Strisciuglio. Marinelli è ritenuto infatti vicino ai vertici dell’organizzazione, legato da rapporti di sangue a Carlo Alberto Barresi e affiliato a Gino Strisciuglio, soprannominato “La Luna”.

All’epoca dei fatti Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA.

L’omicidio di Raffaele Capriati è stato portato a compimento con modalità plateali ed eclatanti: la vittima è stata raggiunta e freddata da due sicari a bordo di una motocicletta mentre si trovava in auto in compagnia di una donna che è rimasta miracolosamente illesa. Il tutto avvenne nel giorno di Pasquetta, in una centralissima via di Torre a Mare.

Tra gli arrestati anche Domenico Strisciuglio, 27 anni, figlio del boss Gino, oltre a Sabino Capriati (25 anni), Christian Capriati (21 anni), Angelo Vincenzo Caruso (26 anni), Ivan Caruso (23 anni), Nicola Cassano (23), Alessandro Esposito (28 anni), Onofrio Lorusso (30 anni), Nunzio Losacco (31 anni), Francesco Menolascina (24 anni), Luciano Perinetti (21 anni), Patrizio Perrone (66 anni) e Massimiliano Soloperto (51 anni). Tra i soggetti coinvolti nelle indagini compare anche Filippo Scavo, già ucciso a Bisceglie, segno di un contesto segnato da violente dinamiche interne tra gruppi criminali. Per il suo omicidio sono stati fermati Dylan Capriati, 22 anni Nicola Morelli, 21, e Aldo Lagioia, 22, di Corato. Capriati è figlio di Mimmo (ucciso a 49 anni nel novembre 2018) e nipote di Lello. Morelli, incensurato, e Lagioia erano in discoteca a Bisceglie con il primo.

Blitz senza freni a Casa Caterina, domenica dentro la rsa col proprietario: “Va commissariata”

Torniamo ad occuparci di Casa Caterina, la rsa di Adelfia finita al centro di un’inchiesta che ha portato la Procura di Bari a indagare sette persone, tra l’altro anche per maltrattamento e abbandono.

La struttura, lo ricordiamo, è ancora aperta regolarmente, gli ospiti anziani all’interno sono sereni e sono accuditi. Abbiamo incontrato sul posto il nuovo amministratore, Gianni Melaccio, e parlato con l’assistente sociale impegnata in struttura, mentre alcuni ospiti negli ultimi giorni hanno lasciato la struttura, come confermato dai parenti. Questa volta è il turno del proprietario della struttura che continua a invocare il commissariamento della rsa.