Assalti ai bancomat, maxi blitz dei Carabinieri all’alba: smantellata banda tra Foggiano e Bat

Maxi operazione dei Carabinieri all’alba di oggi, 28 maggio, tra San Severo, Cerignola e Trinitapoli, dove sono stati arrestati i componenti di una banda specializzata negli assalti agli sportelli ATM di banche e uffici postali nel Teramano.

L’intervento, coordinato dalla Compagnia Carabinieri di Alba Adriatica con il supporto di numerosi reparti territoriali e specializzati, arriva al termine di una complessa attività investigativa avviata dopo due tentativi di furto ai bancomat di Colonnella e Martinsicuro.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Teramo e condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Alba Adriatica insieme ai militari della Stazione di Martinsicuro, hanno consentito di ricostruire l’attività del gruppo criminale e di ottenere le misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Teramo.

Secondo gli investigatori, la banda operava con tecniche consolidate, utilizzando veicoli rubati, sopralluoghi preventivi e ordigni artigianali per tentare di far esplodere gli sportelli automatici. Ulteriori dettagli sull’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa prevista in tarda mattinata al Comando provinciale dei Carabinieri di Teramo.

Blitz antimafia in Salento, 30 arresti e 52 indagati: riti di affiliazione con croci incise. Alle pistole i nomi di donne

L’incisione di una croce sulla spalla destra, sul petto o sull’addome dell’affiliando, seguita dal bacio sulle labbra tra i partecipanti al rito. In alcuni casi, il rituale sarebbe stato ulteriormente rafforzato dal dono di una collanina con un crocefisso e dalla celebrazione dell’evento con dolci e spumante.

È uno dei riti di affiliazione documenti dai carabinieri del comando provinciale di Lecce nell’inchiesta ‘Core’ che ha portato oggi all’esecuzione di 30 arresti (27 in carcere e 3 ai domiciliari) con le accuse, vario titolo contestate, di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio in concorso, associazione finalizzata al traffico illecito e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, incendio, violenza privata e minacce con l’uso delle armi, tutti aggravati dal metodo mafioso. Nell’indagine, che prende il nome dal soprannome ricorrente nel corso delle conversazioni intercettate, complessivamente gli indagati sono 52.

L’inchiesta è stata avviata nel dicembre 2022 a seguito del tentato omicidio di Roberto Napoletano, un pregiudicato di Squinzano, all’epoca dei fatti 36enne. L’attività investigativa ha consentito di documentare l’operatività della Scu nel Nord Salento in particolare nei comuni di Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina e Torchiarolo.

I militari hanno documentato tre ‘summit’ criminali, svoltisi all’interno di una masseria diroccata nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo e in un’abitazione del centro storico di Lecce, nel corso dei quali sarebbero stati celebrati i riti di affiliazione mafiosa e impartite direttive su approvvigionamento e vendita di sostanze stupefacenti, sostegno economico dei sodali detenuti e gestione dei contrasti interni ed esterni.

Nel corso delle indagini sono state sequestrate armi, munizionamento , polvere da sparo e droga ed eseguiti 13 arresti in flagranza di reato per detenzione di stupefacenti e armi. Le intercettazioni hanno rivelato che i sodali chiamavano le pistole con nomi di donna, come Giulia, Patrizia e Gisella, elemento – secondo gli investigatori – che evidenzia la peculiarità e il carattere ritualizzato del rapporto con le armi all’interno della struttura criminale.

I NOMI

Claron BAJRUSI — 24 anni — Trepuzzi
Michael CANOCI — 23 anni — Torchiarolo
Patrick CAVA — 30 anni — Guagnano
Cosimo DE LUCA — 39 anni — Squinzano
Mirco GARZIA — 30 anni — Torchiarolo
Emanuele GIORDANO — 32 anni — Squinzano
Davide GUERRIERI — 39 anni — Squinzano
Alessandro GUIDO — 42 anni — Squinzano
Gianmarco MACI — 27 anni — Squinzano
Luca MARGHERITO — 49 anni — Squinzano
Patrizio MARGILIO — 43 anni — Squinzano
Gianluca MELENDUGNO — 48 anni — Squinzano
Mattia MICCOLI — 35 anni — Squinzano
Roberto MICELLI — 49 anni — Squinzano
Alessio MIGLIETTA — 23 anni — Campi Salentina
Francesco MORELLI — 31 anni — Squinzano
Mattia PENNETTA — 26 anni — Squinzano
Antonio PERRONE — 27 anni — Torchiarolo
Simone PRIMICERI — 32 anni — Trepuzzi
Andrea SPAGNOLO — 47 anni — Squinzano
Giuseppe Alex TOMMASI — 23 anni — Torchiarolo
Vittorio VADACCA — 23 anni — San Donaci
Raffaele VEDRUCCIO — 24 anni — Squinzano
Giovanbattista CAIRO — 40 anni — Squinzano
Samuele GRAVILI — 23 anni — Trepuzzi
Salvatore TAFURO — 67 anni — Squinzano
Bajran BAJRUSI — 36 anni — Squinzano
Gianfranco GRASSO — 53 anni — Squinzano
Antonio GUADADIELLO (“Roberto”) — 43 anni — Squinzano
Giosuè PRIMICERI — 64 anni — Trepuzzi

Droga, armi, esplosivi e incendi. Blitz antimafia all’alba nel Salento: 30 misure cautelari – NOMI

Operazione antimafia in corso dalle prime ore del giorno in Salento, dove i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce, su coordinamento della Dda, stanno eseguendo 30 ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip di Lecce a carico di persone accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, violenza privata e incendio, reati aggravati dal metodo mafioso.

Epicentro dell’operazione Squinzano, da dove l’inchiesta è partita dopo un tentato omicidio a colpi di Kalashnikov avvenuto nel dicembre 2022 ad un distributore di benzina alla periferia del paese. Nell’agguato rimase ferito un 36enne del posto mentre faceva rifornimento di carburante, con la moglie e i figli in macchina.

L’operazione antimafia coinvolge più di 200 militari del Comando provinciale di Lecce, con il supporto di unità specializzate dell’Aliquota di primo intervento di Brindisi, delle Squadre Operative di Supporto dell’11/o Reggimento Puglia, del Nucleo Cinofili di Modugno (Bari), dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia e del 6/o Nucleo Elicotteri di Bari-Palese.

I NOMI

Claron BAJRUSI — 24 anni — Trepuzzi
Michael CANOCI — 23 anni — Torchiarolo
Patrick CAVA — 30 anni — Guagnano
Cosimo DE LUCA — 39 anni — Squinzano
Mirco GARZIA — 30 anni — Torchiarolo
Emanuele GIORDANO — 32 anni — Squinzano
Davide GUERRIERI — 39 anni — Squinzano
Alessandro GUIDO — 42 anni — Squinzano
Gianmarco MACI — 27 anni — Squinzano
Luca MARGHERITO — 49 anni — Squinzano
Patrizio MARGILIO — 43 anni — Squinzano
Gianluca MELENDUGNO — 48 anni — Squinzano
Mattia MICCOLI — 35 anni — Squinzano
Roberto MICELLI — 49 anni — Squinzano
Alessio MIGLIETTA — 23 anni — Campi Salentina
Francesco MORELLI — 31 anni — Squinzano
Mattia PENNETTA — 26 anni — Squinzano
Antonio PERRONE — 27 anni — Torchiarolo
Simone PRIMICERI — 32 anni — Trepuzzi
Andrea SPAGNOLO — 47 anni — Squinzano
Giuseppe Alex TOMMASI — 23 anni — Torchiarolo
Vittorio VADACCA — 23 anni — San Donaci
Raffaele VEDRUCCIO — 24 anni — Squinzano
Giovanbattista CAIRO — 40 anni — Squinzano
Samuele GRAVILI — 23 anni — Trepuzzi
Salvatore TAFURO — 67 anni — Squinzano
Bajran BAJRUSI — 36 anni — Squinzano
Gianfranco GRASSO — 53 anni — Squinzano
Antonio GUADADIELLO (“Roberto”) — 43 anni — Squinzano
Giosuè PRIMICERI — 64 anni — Trepuzzi

Disastro ambientale e scarico illecito di reflui industriali a Molfetta, scatta il blitz: indagati e sequestri

La Procura di Trani ha disposto accertamenti nell’ambito di una inchiesta sull’inquinamento ambientale a Molfetta, nel Barese. Il fascicolo contesta, a vario titolo, i reati di disastro ambientale e scarico illecito di reflui industriali a imprenditori, società, dirigenti e funzionari del Consorzio per l’area di sviluppo industriale (Asi) di Bari, del settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio Asi a Molfetta. Il personale del Nucleo speciale d’intervento del comando generale delle Capitanerie di porto ha eseguito il sequestro “preventivo impeditivo totale o parziale di alcune aziende» che si trovano nel «comprensorio Asi, con contestuale imposizione della amministrazione giudiziaria».

I sigilli sono stati apposti anche a «undici sistemi di pozzi disperdenti utilizzati dal Consorzio» che sarebbero stati usati per immettere in modo “abusivo e diretto acque reflue industriali direttamente nelle acque di falda». La Procura ha inoltre richiesto il commissariamento giudiziale del Consorzio e di «Asi Spa», società partecipata dal Consorzio.

Gli indagati per i quali sono stati chiesti arresti e misure interdittive verranno sottoposti ad interrogatorio preventivo. Maggiori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Trani in procura alle 12.

Arresti nei clan Strisciuglio e Capriati, Leccese: “Lo Stato c’è. La festa di San Nicola non è ostaggio di nessuno”

“In queste ore abbiamo avuto la prova che la collaborazione tra le istituzioni è più forte di ogni illegalità. Il confronto costante avuto con Prefetto, Questore e i vertici delle Forze di Polizia è andato nella direzione di chiedere massima attenzione e risposte concrete per Bari. L’operazione di questa mattina dimostra che lo Stato c’è, e non indietreggia. Ma la legalità non si esaurisce in un blitz: la criminalità diventa pericolosa quando riesce a farsi riconoscere dalla comunità come un’autorità alternativa. Al contrario, quando la città riconosce nello Stato il suo unico interlocutore, il potere dei clan svanisce”.

Inizia così il commento del sindaco di Bari Vito Leccese sulla vasta operazione della Direzione Distrettuale Antimafia eseguita da Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza.

“Bari da tempo ha scelto la sua strada e l’attenzione della comunità resterà altissima, oggi e nei mesi a venire. La criminalità è una gramigna che si insinua dove trova distrazione o silenzio: tutti noi, istituzioni e cittadini, non le lasceremo alcuno spazio, in nessun quartiere e in nessun momento dell’anno”, aggiunge.

“È con questo spirito di fermezza che la città si appresta a vivere i suoi momenti di comunità, a partire dalla festa di San Nicola. Una festa che è di tutti e che non può essere ostaggio di nessuno – continua Leccese -. Il mio ringraziamento va alla Magistratura, alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza per il lavoro svolto e per aver ascoltato le istanze della città”.

“Continuiamo a lavorare fianco a fianco con tutte le istituzioni e con la comunità barese per difendere, ogni giorno, la nostra libertà. Come amministratori, siamo determinati a proseguire nel solco di questo impegno, investendo sulla prevenzione e sull’educazione dei più giovani. Tutti, anche all’interno della società civile, devono dare il proprio contributo per garantire un futuro sano per la città di Bari”, conclude.

Blitz antimafia a Bari prima di San Nicola, presi i rampolli dei clan Strisciuglio e Capriati: 14 arresti – TUTTI I NOMI

Nella mattinata odierna, con un’azione congiunta della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, si è chiuso il cerchio sull’omicidio di Raffaele (Lello) Capriati, avvenuto il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua. Ma non solo perché le misure cautelari non riguardano solo quest’omicidio, ma anche altri gravi reati, tra cui un fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti.

Tornando all’omicidio di Lello Capriati, secondo quanto emerso dalle indagini, il presunto esecutore materiale sarebbe Luca Marinelli, 47 anni, considerato figura di spicco e numero tre del clan Strisciuglio. Marinelli è ritenuto infatti vicino ai vertici dell’organizzazione, legato da rapporti di sangue a Carlo Alberto Barresi e affiliato a Gino Strisciuglio, soprannominato “La Luna”.

All’epoca dei fatti Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA.

L’omicidio di Raffaele Capriati è stato portato a compimento con modalità plateali ed eclatanti: la vittima è stata raggiunta e freddata da due sicari a bordo di una motocicletta mentre si trovava in auto in compagnia di una donna che è rimasta miracolosamente illesa. Il tutto avvenne nel giorno di Pasquetta, in una centralissima via di Torre a Mare.

Tra gli arrestati anche Domenico Strisciuglio, 27 anni, figlio del boss Gino, oltre a Sabino Capriati (25 anni), Christian Capriati (21 anni), Angelo Vincenzo Caruso (26 anni), Ivan Caruso (23 anni), Nicola Cassano (23), Alessandro Esposito (28 anni), Onofrio Lorusso (30 anni), Nunzio Losacco (31 anni), Francesco Menolascina (24 anni), Luciano Perinetti (21 anni), Patrizio Perrone (66 anni) e Massimiliano Soloperto (51 anni). Tra i soggetti coinvolti nelle indagini compare anche Filippo Scavo, già ucciso a Bisceglie, segno di un contesto segnato da violente dinamiche interne tra gruppi criminali. Per il suo omicidio sono stati fermati Dylan Capriati, 22 anni Nicola Morelli, 21, e Aldo Lagioia, 22, di Corato. Capriati è figlio di Mimmo (ucciso a 49 anni nel novembre 2018) e nipote di Lello. Morelli, incensurato, e Lagioia erano in discoteca a Bisceglie con il primo.

Blitz senza freni a Casa Caterina, domenica dentro la rsa col proprietario: “Va commissariata”

Torniamo ad occuparci di Casa Caterina, la rsa di Adelfia finita al centro di un’inchiesta che ha portato la Procura di Bari a indagare sette persone, tra l’altro anche per maltrattamento e abbandono.

La struttura, lo ricordiamo, è ancora aperta regolarmente, gli ospiti anziani all’interno sono sereni e sono accuditi. Abbiamo incontrato sul posto il nuovo amministratore, Gianni Melaccio, e parlato con l’assistente sociale impegnata in struttura, mentre alcuni ospiti negli ultimi giorni hanno lasciato la struttura, come confermato dai parenti. Questa volta è il turno del proprietario della struttura che continua a invocare il commissariamento della rsa.

Blitz antidroga a Trani, giovane viene sorpreso dai Carabinieri e tanta il suicidio: voleva gettarsi dal terzo piano

Operazione dei Carabinieri nella periferia di Trani, dove i militari hanno scoperto un’attività di spaccio di cocaina all’interno di un appartamento in via Grecia. Una coppia, marito e moglie, è stata denunciata: durante il controllo sono stati sequestrati contanti e telefoni cellulari utilizzati per gestire le ordinazioni.

Le indagini si sono poi estese a un’altra abitazione poco distante, dove i carabinieri hanno rinvenuto un ingente quantitativo di cocaina e mannite, sostanza impiegata per il taglio della droga. All’interno dell’appartamento si trovava un giovane che, all’arrivo dei militari, ha tentato un gesto estremo cercando di lanciarsi dal terzo piano.

Determinante l’intervento tempestivo degli uomini dell’Arma, che sono riusciti ad afferrarlo per un braccio e a metterlo in salvo, evitando conseguenze tragiche. Il giovane è stato arrestato. Proseguono gli accertamenti per chiarire eventuali ulteriori responsabilità nell’ambito dell’attività di spaccio.

“Anziani abbandonati senza cibo”, blitz della Finanza a Casa Caterina. Gli ospiti della rsa: “Va meglio”

C’è anche l’ex direttore della Rsa Casa Caterina di Adelfia, Antonio Novielli, tra i sette indagati dalla Procura di Bari nell’inchiesta sulla gestione della struttura. Lo avevamo intervistato due giorni fa. Una lunga chiacchierata per chiarire la sua posizione e i rapporti con Michele Schettino, l’imprenditore brindisino 51enne, e Giovanni Vurro, il 50enne braccio destro di Schettino.

Questi ultimi due, oltre a essere indagati nell’ambito di quest’inchiesta, sono ai domiciliari su richiesta della Procura di Lecce. Bancarotta fraudolenta è il reato contestato. Tra gli indagati anche Paolo Schettino, fratello di Michele e per un periodo amministratore della società Nicolas.

L’inchiesta di Adelfia, invece, avrebbe evidenziato un presunto sistema illecito fatto di corruzione, maltrattamenti e gestione fraudolenta di società nell’ambito della gestione di Casa Caterina. Questa mattina la Guardia di Finanza, a cui sono state affidate le indagini, ha effettuato perquisizioni e sequestri presso la sede della Rsa e nelle abitazioni dei sette indagati.

In attesa di conoscere quale sarà il futuro della Residenza assistenziale – tanti ne auspicano il commissariamento – il nuovo amministratore della società Nicolas, Giammaria Melaccio, continua a restare al timone per assicurare la gestione ordinaria. Alle sue spalle ci sarebbero alcuni imprenditori non pugliesi, che già operano nel settore. Abbiamo deciso di irrompere anche noi a Casa Caterina per comprendere le condizioni della struttura e quelle delle anziani, che abbiamo anche sentito. Nel video vi mostriamo ciò che è emerso dalla visita a sorpresa.

“Anziani abbandonati senza cibo e affitti non pagati”, blitz della Finanza nella rsa Casa Caterina: 7 indagati

Un presunto sistema illecito fatto di corruzione, maltrattamenti e gestione fraudolenta di società sarebbe stato messo in atto ai danni degli anziani ospiti della rsa “Casa Caterina” di Adelfia. È quanto ipotizza la Procura di Bari, che ha disposto sette decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti indagati.

Al centro dell’inchiesta c’è l’imprenditore brindisino Michele Schettino, 51 anni, ritenuto dagli inquirenti il referente di fatto delle società che negli anni si sono succedute nella gestione della struttura, sebbene formalmente intestate a terzi. Per Schettino è scattata anche un’ordinanza di arresti domiciliari, emessa dalla Procura di Lecce, nell’ambito di un’altra indagine per bancarotta fraudolenta.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Gatti e dal pubblico ministero Matteo Soave e condotte dalla Guardia di finanza di Gioia del Colle, riguardano episodi avvenuti tra il 2025 e il 2026, con condotte ritenute ancora in corso.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero distratto fondi dalle società di gestione della rsa, replicando uno schema già emerso in altre strutture del territorio, tra cui una residenza per anziani in Salento e, forse, anche a Polignano a Mare. Tra le accuse figura anche quella di maltrattamenti, legati alle gravi condizioni in cui sarebbero stati tenuti gli ospiti.

La situazione della struttura era già emersa nei giorni scorsi, quando ispettori dell’Asl, carabinieri e il sindaco di Adelfia erano intervenuti per verificare segnalazioni relative alla mancanza di cibo per gli anziani. Anche i dipendenti avevano denunciato il mancato pagamento degli stipendi negli ultimi mesi. Sulla rsa “Casa Caterina” pende inoltre uno sfratto esecutivo, richiesto dal proprietario dell’immobile per il mancato pagamento dei canoni da parte delle società riconducibili all’imprenditore. L’inchiesta è tuttora in corso e punta a chiarire l’eventuale esistenza di un sistema organizzato di gestione illecita delle strutture socio-sanitarie.