Mafia a Bari, colpo al clan Velluto. Blitz all’alba: 8 arresti

In corso da questa mattina all’alba una vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, finalizzata a colpire il clan Velluto, organizzazione mafiosa attiva sul territorio barese.

L’operazione prevede l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone, accusate a vario titolo di far parte dell’associazione di tipo mafioso.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Bari – Prima Sezione Penale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese.

Traffico di droga a Bari, 40 condanne fino a 20 anni: tra loro il boss Eugenio Palermiti e il figlio Giovanni

La gup di Bari Valeria Isabella Valenzi ha condannato 40 persone, imputate a vario titolo per reati in materia di droga, a pene dai 2 anni e 10 mesi a 20 anni di reclusione.

Il processo, in abbreviato, riguarda una parte dell’inchiesta della Dda di Bari ‘Codice interno’ (quella sui legami tra mafia, politica e imprenditoria in città) dedicata esclusivamente al mondo della droga nel quartiere Japigia di Bari, su cui comanda il clan Parisi-Palermiti.

Gli imputati, a vario titolo, sono stati condannati perché ritenuti partecipi all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti o per produzione, trasporto e detenzione ai fini di cessione di droga, per fatti commessi tra il giugno 2017 e il settembre 2018.

Le pene più alte sono state inflitte al boss Eugenio Palermiti e agli altri ritenuti dirigenti, promotori o organizzatori dell’associazione: Raffaele Addante, Filippo Mineccia, Michele Ruggieri e Silvio Sidella.

Condanne alte anche nei confronti del figlio di Eugenio Palermiti, Giovanni (18 anni) e del nipote del boss ‘Savinuccio’ Parisi, Radames Parisi (18 anni e 6 mesi). Gli imputati condannati perché ritenuti membri dell’associazione dovranno anche risarcire la Regione Puglia, costituita parte civile, e ripagare le spese legali sostenute dall’ente.

In totale sono sette gli assolti da tutti i reati contestati “per non aver commesso il fatto”, mentre alcuni degli imputati condannati sono stati assolti per alcuni singoli capi di imputazione. Un imputato è stato prosciolto per prescrizione. Le motivazioni della sentenza saranno note in 90 giorni.

Capriati, Strisciuglio, Parisi-Palermiti e Diomede-Mercante: la mappa e gli affari dei clan baresi – IL REPORT

Sotto il profilo della criminalità organizzata il quadro d’insieme della regione Puglia nel 2024 rimane sostanzialmente immutato. Questo è quanto emerge dalla relazione annuale della DIA.

La città metropolitana di Bari, così come la sua provincia, sono infiltrati dalla camorra barese, Foggia e la sua provincia dalle mafie foggiane, mentre il Salento, con le province di Lecce e Brindisi e solo parzialmente quella di Taranto, restano appannaggio della sacra corona unita. Discorso a parte va fatto per la provincia BAT, la quale costituisce una sorta di crocevia in cui convergono gli interessi delle mafie locali e di quelle baresi e foggiane. La provincia di Taranto, da ultimo, ad esclusione della zona di Manduria, risulta controllata da gruppi mafiosi locali.

Le evidenze investigative dimostrano come, anche nel corso del 2024, i gruppi mafiosi pugliesi continuano a perseguire la loro strategia di controllo del territorio e di autosostentamento, con particolare riguardo al settore del traffico di stupefacenti, avvalendosi anche della collaborazione di sodalizi stranieri, specialmente albanesi, ormai da decenni radicati in zona anche per effetto della collocazione geografica della regione, che funge da naturale testa di ponte tra l’Italia e le grandi rotte balcaniche.

Il crimine organizzato in Puglia si caratterizza per la sua perdurante instabilità, frutto di continue fibrillazioni sia interne che esterne ai vari sodalizi, come dimostrato dai 9 omicidi e circa 19 tentati omicidi commessi nel corso del 2024. Sono confermati i rapporti con la ‘ndrangheta e la camorra, anch’esse molto attive nell’azione di inquinamento dell’economia locale (per i dettagli sugli interessi della ‘ndrangheta in Puglia si rimanda al box di approfondimento sui provvedimenti interdittivi prefettizi).

LA RELAZIONE SU BARI

Il panorama del capoluogo pugliese è caratterizzato dalla presenza della camorra barese articolata su 4 clan egemoni: i CAPRIATI, gli STRISCUGLIO, i PARISI-PALERMITI ed i DIOMEDE-MERCANTE. Questi sono espressioni di altrettante famiglie, dominanti sulle restanti consorterie cittadine con la loro forte presenza sul territorio ed il loro riconosciuto spessore criminale.

Sotto l’egida dei predetti clan o comunque in posizione subordinata operano nella città di Bari vari gruppi, mentre il controllo delle consorterie sui comuni dell’hinterland barese si estende attraverso una fitta rete di uomini di fiducia.

La principale fonte di sostentamento è costituita dal traffico e dallo spaccio di sostanze stupefacenti, cui vanno ad aggiungersi i reati contro il patrimonio, in particolare le estorsioni, ed altre forme di aggressione più articolate dell’economia locale, come testimoniato dai molteplici sequestri operati, derivanti dall’accumulo e dal reimpiego di provento di attività delittuose, e dai provvedimenti interdittivi emessi, che hanno riguardato, come detto, anche società colluse con esponenti della ‘ndrangheta, a riprova dei frequenti rapporti della camorra barese con le cosche calabresi in ragione delle opportunità offerte dall’economia del territorio e il conseguente inquinamento dell’economia locale.

Il clan CAPRIATI è radicato nel Borgo Antico della città e per tramite dei suoi referenti/reggenti è fortemente ramificato anche nei quartieri di Fesca e San Cataldo, nonché in molti comuni della città metropolitana e alcuni della provincia BAT, a seguito di una “poli- tica espansionistica” seguita negli ultimi anni dai suoi capi. È dedito prioritariamente al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e al gioco d’azzardo. Il 1° aprile 2024, in località Torre a Mare (BA) è stato ucciso uno degli elementi di spicco del clan che, scarcerato da pochi mesi dopo una lunga detenzione, avrebbe ripreso la conduzione degli affari della consorteria criminale. Il 27 aprile 2024 i Carabinieri hanno tratto in arresto un pregiudicato ritenuto contiguo al clan CAPRIATI poiché trovato in possesso di 4 pistole e relativo munizionamento. Il 7 maggio 2024 la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare851 nei confronti di 4 soggetti intranei al clan CAPRIATI, ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di stupefacente e detenzione abusiva di arma da fuoco.

Il 31 ottobre e il 5 novembre 2024 è stata data esecuzione alla sentenza di condanna definitiva, nell’ambito del processo “Porto”, nei confronti di 5 appartenenti al clan CAPRIATI, tra cui un importante esponente di vertice, per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, finalizzata al traffico di stupefacenti, ed estorsione.

Il 5 dicembre 2024, a Bari, nel quartiere del Borgo Antico, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza custodiale nei confronti di cinque persone, vicine al clan CAPRIATI, per spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività ha dimostrato ancora una volta come il predetto sodalizio sia tuttora ben radicato nel centro storico, nonostante sia un territorio fortemente conteso con l’avverso clan STRISCIUGLIO, anche attraverso piazze di spaccio gestite in modo capillare e con l’ausilio di “vedette” che segnalano costantemente la presenza delle forze dell’ordine.

Il clan PARISI-PALERMITI, sempre ben saldo nella sua roccaforte originaria del quartiere Japigia, si caratterizza per la sua struttura piramidale, con i suoi capi storici che, nonostante la detenzione, riescono a mantenere le redini del sodalizio e che, per tramite di suoi gruppi subordinati, opera anche nei quartieri Madonnella e Carrassi ed in altri comuni della città metropolitana. Le attività delittuose del clan PARISI-PALERMITI spaziano dalle estorsioni all’usura, dal traffico di stupefacenti al contrabbando di gasolio, dal riciclaggio alla gestione del gioco d’azzardo per arrivare anche allo scambio elettorale politico mafioso. Durante il periodo in esame diverse operazioni di polizia hanno contribuito a delinearne la struttura, il territorio di influenza, le attività criminali e gli ambiti istituzionali e dell’economia legale dove tende ad infiltrarsi, in particolare nel settore dell’autotrasporto di merci per conto terzi.

Il 12 febbraio 2024, la Polizia di Stato di Bari ha eseguito una misura cautelare nei confronti di un esponente apicale della fazione PALERMITI, ritenuto responsabile di lesioni personali, violenza privata ed atti persecutori, reati aggravati dalle circostanze di cui all’art. 416 bis, per il ferimento a colpi d’arma da fuoco di un esponente del clan.

Il 26 febbraio 2024, la Polizia di Stato, nell’ambito dell’operazione “Codice interno”, ha eseguito 137 misure cautelari, emesse nell’ambito di due distinti procedimenti penali, i cui indagati sono stati ritenuti responsabili di associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, turbata libertà degli incanti e frode in competizioni sportive. Le indagini hanno consentito di documentare l’operatività, almeno dall’anno 2016, del clan PARISI-PALERMITI ed hanno permesso di disvelare molteplici aspetti dell’operato criminale del sodalizio in questione, oltre a documentarne l’operatività nei territori controllati e a tracciare nel dettaglio il suo organigramma.

Le indagini hanno fatto luce su molteplici dinamiche, sia di tipo più spiccatamente delinquenziale, ma soprattutto sul modus operandi adottato per intaccare e permeare il tessuto economico e le istituzioni locali. Più nel dettaglio sono stati messi in evidenza: l’ascesa delle nuove generazioni, sempre più avvezzi a sistemi delinquenziali articolati quali le intestazioni fittizie ed il riciclaggio mediante la gestione di centri scommesse; la grande solidità interna del clan; l’infiltrazione nell’economia legale attraverso il condizionamento di numerose aziende cittadine, tra cui spicca una municipalizzata del Comune di Bari, della quale sarebbero state condizionate le scelte societarie anche imponendo assunzioni di sodali del clan o di loro parenti.

In merito a quest’ultimo aspetto il clan PARISI-PALERMITI avrebbe dimostrato di riuscire, grazie alla compiacenza di pubblici amministratori, ad infiltrarsi nei gangli dell’amministrazione comunale con la compartecipazione di esponenti del rivale clan STRISCIUGLIO.

Il 18 marzo 2024, i Carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Dedalo” hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 69 esponenti del clan PARISI-PALERMITI ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere armata finalizzata al traffico di droga ed aggravata dal metodo mafioso, nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini hanno consentito di documentare ulteriormente l’attività nel quartiere Japigia della consorteria costituita dai PARISI-PALERMITI, dedita al traffico di sostanze stupefacenti avvalendosi di basi logistiche e automezzi modificati. In particolare è emersa la presenza di una “cassa comune”, finanziata dagli stessi sodali e utilizzata per gli acquisti delle sostanze stupefacenti, con una duplice contabilità la cui gestione era affidata a due figure apicali affiliate rispettivamente ai PARISI ed ai PALERMITI.

Il 22 giugno 2024, a Bari, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per un valore complessivo stimato in 1,5 milioni di euro nei confronti di un soggetto considerato intraneo al clan PARISI. Il provvedimento è scaturito da indagini che hanno consentito di ricostruire il patrimonio del soggetto, costituito prevalentemente da beni intestati fittiziamente a terze persone.

Il 25 giugno 2024, a Bari, i Carabinieri hanno eseguito decreto di confisca869 emesso nei confronti di un soggetto intraneo al gruppo criminale DI COSIMO-RAFASCHIERI, operante sotto l’egida del clan PARISI-PALERMITI, riguardante un fabbricato acquisito mediante il reimpiego di proventi delle attività illecite.

Il 12 settembre 2024, in Bari, la Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro preventivo che ha interessato il patrimonio, già in parte oggetto di precedente sequestro, di uno degli elementi di vertice del clan PARISI-PALERMITI.

Il 28 ottobre 2024, i Carabinieri hanno eseguito 7 provvedimenti di esecuzione pena nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e ricettazione, avendo agevolato il clan PARISI-PALERMITI.

Il 15 novembre 2024, a Bari, nell’ambito dell’operazione “Run up”, i Carabinieri hanno eseguito 4 ordinanze custodiali emesse nei confronti dei soggetti fiancheggiatori della latitanza di un boss della ‘ndrina di Lauropoli (CS), arrestato nel novembre 2023 dopo aver trovato riparo nel capoluogo pugliese grazie ad esponenti del gruppo dei LOVREGLIO, facente capo al clan PARISI.

Il clan STRISCIUGLIO (o clan della luna) è al momento tra i più attivi e conta su un numero elevato di affiliati nell’ambito della criminalità organizzata barese, con i suoi capi storici saldamente al comando nonostante da anni reclusi in carcere. Per il tramite di suoi fedelissimi, il clan è di fatto egemone in molti quartieri e zone della città e del suo hinterland, segnatamente nel Borgo Antico, San Girolamo (in questi quartieri in contrasto con il clan CAPRIATI), Carbonara, Carbonara 2, Ceglie del Campo, Libertà, Stanic, San Paolo, Palese, Santo Spirito-Catino-San Pio ed inoltre, per tramite del gruppo CAMPANALE, con influenza sui quartieri Fesca e San Cataldo.

Il grado di autonomia tra i vari gruppi è frutto anche di frequenti tensioni interne. Gli interessi criminali del clan sono molteplici e partono dal traffico e spaccio di droga, per estendersi alle estorsioni, all’usura, al riciclaggio, al settore della raccolta, trasporto, stoccaggio e smaltimento di metalli e altro genere di rifiuti ed al controllo della distribuzione delle apparecchiature da gioco.

Inoltre, è emerso che il clan STRISCIUGLIO, parallelamente al rivale clan PARISI-PALERMITI, avrebbe partecipato ad accordi politico-mafiosi in cambio di utilità varie, coinvolgendo a tale scopo elementi apicali del gruppo MONTANI, operanti nei quartieri San Paolo e San Pio anche con il coinvolgimento, in passate tornate elettorali, di frange del tifo organizzato locale.

Il 18 febbraio 2024, a Bari, la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 3 soggetti legati al clan STRISCIUGLIO, poiché ritenuti responsabili di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso a seguito di un’aggressione a colpi d’arma da fuoco nei confronti di un altro esponente di spicco del medesimo sodalizio criminale.

Il 12 aprile 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 10 soggetti riconducibili al clan STRISCIUGLIO operanti nel quartiere San Pio in ordine ai reati, tutti commessi con l’aggravante mafiosa, di porto abusivo di armi e lesioni aggravate nei confronti di un pregiudicato che aveva avviato un’attività di spaccio nel quadrante Santo Spirito del medesimo quartiere, senza il placet del clan. Tale circostanza dimostra ulteriormente come gli esponenti del sodalizio operino secondo logiche tipiche del contesto mafioso e di come abbiano esteso anche il loro raggio d’azione nell’ambito del quartiere Santo Spirito-Catino-San Pio.

Il 16 aprile 2024, nel quartiere Japigia i Carabinieri hanno tratto in arresto in flagranza di reato 5 persone per avere preso parte ad un agguato a colpi d’arma da fuoco nei confronti di un membro del clan PARISI. I 5 soggetti risulterebbero “vicini” al rivale clan STRISCIUGLIO e uno di questi sarebbe anche legato da vincoli di parentela alla vittima dell’agguato.

Il 19 aprile 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 5 soggetti responsabili di varie estorsioni, con l’aggravante dell’aver agito con modalità mafiose, perpetrate in una zona portuale del capoluogo ai danni di pescatori professionisti e proprietari di imbarcazioni da diporto. Questi ultimi erano costretti ad accettare la “protezione” degli indagati che si erano imposti come guardiani della zona, obbligando le vittime ad usufruire dei loro servizi per scongiurare danni ai natanti. Pur in assenza di diretti riscontri in tal senso, non si può escludere un possibile coinvolgimento del clan STRISCIUGLIO anche nella considerazione che l’area portuale ricade nei quartieri Santo Spirito-Catino-San Pio e, quindi, sotto il controllo del predetto clan.

Il 18 giugno 2024, la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 11 soggetti legati al clan STRISCIUGLIO poiché responsabili di tentato omicidio, detenzione e porto d’arma da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine ha riguardato l’agguato di cui furono vittime due pregiudicati intranei al clan PARISI-PALERMITI e si inserisce nel conflitto che venne a crearsi nel quartiere Madonnella tra i due clan per contese legate al controllo della zona.

Il 3 luglio 2024, i Carabinieri hanno dato esecuzione ad una misura cautelare nei confronti di 2 pregiudicati riconducibili al clan STRISCIUGLIO, ritenuti responsabili dei reati di lesioni personali e porto illegale di armi con l’aggravante del metodo mafioso. Il provvedimento è scaturito dalle indagini esperite a seguito del ferimento di un soggetto gravato da precedenti di polizia.

Il 6 novembre 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 4 soggetti, di cui 2 appartenenti al clan STRISCIUGLIO, ritenuti responsabili, in concorso e con l’aggravante del metodo mafioso, di sequestro di persona a scopo di rapina e lesioni personali aggravate nei confronti di un soggetto per motivi legati a pregressi debiti di droga.

Il 13 novembre 2024, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 soggetti, in concorso con altri 14 indagati in stati di libertà, ritenuti responsabili di spaccio di stupefacenti, estorsioni, porto illegale ed esplosione di colpi d’arma da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine riguarda affiliati del clan STRISCIUGLIO operanti nel quartiere Libertà, dediti ad estorsioni in danno di venditori ambulanti di fuochi pirotecnici.

Il quarto clan operante in diverse aree del capoluogo pugliese è quello dei DIOMEDE-MERCANTE. Federato con il clan CAPRIATI, è particolarmente attivo nel traffico di stupefacenti e nelle estorsioni evidenziando recentemente un interesse all’infiltrazione di aziende operanti nel settore delle forniture di beni e servizi. La componente DIOMEDE, dedita principalmente allo spaccio di droga, risulta atti- va nei quartieri Poggiofranco, Picone, Carrassi e San Pasquale. I MERCANTE hanno come principali basi di riferimento i quartieri Libertà e San Paolo, contesi con il rivale clan STRISCIUGLIO, che ne avrebbe ridimensionato lo spessore criminale anche in ragione dell’azione di contrasto subita dalle Forze di Polizia.

Mafia, droga, estorsioni e armi. Sequestrati beni per 1,5 milioni di euro a Buscemi tra Valenzano e Adelfia – VIDEO

Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Bari presieduto dalla dott.ssa Giulia Romanazzi, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari a carico del noto pregiudicato Buscemi di Valenzano (BA), attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Rovigo ove sta scontando una condanna, non definitiva, a 20 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso ed associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (delle quali è ritenuto il capo indiscusso), nonché i relativi reati spia, ovvero estorsioni, usura, porto e detenzione di armi.

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L’interessato è noto anche perché nell’agosto 2016 lui e la sua famiglia commissionarono e sponsorizzarono la realizzazione di una mongolfiera alla quale fu consentito di volare in occasione della festa patronale di San Rocco a Valenzano.

Secondo l’impostazione accusatoria, a decorrere dal 2015, il pregiudicato, avendo la disponibilità di ingenti somme di denaro derivanti dalle sue attività delittuose, le reimpiegava attraverso l’acquisto di immobili e l’investimento in polizze assicurative, anche grazie all’interposizione soggettiva di alcuni suoi familiari.

Il valore del patrimonio sottratto alla disponibilità dell’interessato e della sua famiglia è stimato in oltre 1,5 milioni di euro ed è composto da quattro appartamenti e tre rimesse ubicate tra Valenzano ed Adelfia, nonché quattro polizze assicurative dell’importo di oltre 250 mila euro.

L’odierno provvedimento emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Bari, accoglie la proposta della Procura della Repubblica di Bari, formulata sulla base degli accertamenti patrimoniali effettuati dalla Sezione specializzata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa) che hanno ricostruito sia la carriera criminale del proposto sia gli introiti dell’intero nucleo familiare, fornendo un corposo quadro indiziario in ordine all’illecita provenienza della sua ricchezza, accumulata negli ultimi 10 anni e che costituirebbe il compendio di numerosi reati soprattutto contro l’ordine pubblico e la sanità.

L’importante risultato odierno – frutto della collaborazione tra la magistratura e le componenti investigative – rappresenta un’ulteriore conferma che la criminalità organizzata va contrastata non solo attraverso un’assidua opera di prevenzione e di repressione, ma anche attraverso attente e scrupolose indagini di natura finanziaria e patrimoniale, preziosi strumenti attraverso i quali vanno combattute le nuove, e più subdole, forme di manifestazione delle mafie.

Guerra di mafia a Bari, omicidi Barbieri e De Santis: in abbreviato 9 condanne fino a 20 anni – NOMI

Pene da due a venti anni di reclusione sono state inflitte ai nove imputati finiti a processo, in abbreviato, per due omicidi di mafia avvenuti nel quartiere Japigia di Bari a gennaio e ad aprile del 2017.

Secondo le indagini della Dda, le vittime, Francesco Barbieri e Nicola De Santis, furono uccise nell’ambito della faida tra il clan Palermiti e il gruppo che faceva capo ad Antonio Busco, che in quel periodo intendeva espandersi e prendere il controllo di alcune piazze di spaccio nel quartiere.

Barbieri, secondo quanto ricostruito, fu ucciso dopo aver iniziato a rifornirsi di droga da Busco. De Santis, invece, fu freddato per vendicare un altro omicidio, quello di Giuseppe Gelao, che sarebbe stato commissionato proprio da Busco (per questo condannato all’ergastolo in primo grado).

In cinque sono stati condannati a 20 anni, in abbreviato, dalla gup Gabrielle Pede. Si tratta di Giovanni Palermiti (figlio del boss Eugenio), Filippo Mineccia, Nicola Parisi, Francesco Triggiani e Raffaele Addante. Mineccia avrebbe fatto parte dei commando in entrambi gli omicidi: nel primo avrebbe agito con Gelao (poi ucciso) e Michele Ruggieri (per questo condannato a 18 anni e 11 mesi). Nel secondo, invece, avrebbe agito con Palermiti e con l’ex collaboratore di giustizia Domenico Milella, per questa vicenda già condannato.

A parte Ruggieri, tutti gli altri imputati avrebbero avuto un ruolo nell’omicidio di De Santis: Parisi avrebbe ospitato nel suo appartamento Palermiti, Mineccia e Milella nei giorni precedenti all’omicidio, mentre Addante e Triggiani avrebbero avuto il ruolo di ‘vedette’, comunicando gli spostamenti delle moto di De Santis e di altri due membri del gruppo di Busco, che riuscirono a fuggire all’agguato. Ruolo di vedetta che avrebbe avuto anche Gaetano Mastrolilli, che ha confessato ed è stato condannato a 12 anni e tre mesi.

Condannati a tre anni e quattro mesi e due anni di reclusione anche Domenico Pagone e Agostino Capriati, finiti a processo per favoreggiamento e ricettazione per aver distrutto armi, vestiti e macchina utilizzata per i due delitti.

Omicidio Lopez al Bahia di Molfetta, il baby Eugenio Palermiti resta in carcere: “Rischio vendetta”

Se lasciato in libertà potrebbe tornare armato in discoteca e potrebbe organizzare ritorsioni nei confronti di Michele Lavopa, il 21enne di Bari che la sera tra 21 e 22 settembre 2024 sparò e uccise per errore la 19enne Antonia Lopez all’interno della discoteca ‘Bahià di Molfetta (Bari).

Per questo il Tribunale del Riesame di Bari ha confermato il carcere per il 21enne Eugenio Palermiti, nipote omonimo del boss mafioso del quartiere Japigia, arrestato lo scorso 17 gennaio per porto e detenzione abusiva di arma da fuoco, aggravato dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Con lui fu arrestato anche il 29enne Savino Parisi, nipote del boss ‘Savinuccio’: a lui e Palermiti era contestato il porto abusivo d’arma in una serata nella discoteca ‘Divinae Follie’ di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani). Un’accusa mossa sulla base di alcune intercettazioni tra i due, ma che – secondo i giudici – non sarebbe stata adeguatamente provata. Per questo, quel capo d’imputazione (l’unico contestato a Parisi) è stato annullato e il 29enne è tornato in libertà.

Palermiti la sera in cui morì la sua amica Antonia Lopez era con la 19enne e con altri amici al ‘Bahia’ e sarebbe stato lui il vero bersaglio dell’azione di Lavopa con il quale avrebbe avuto in passato degli screzi. Palermiti, come ricostruito poi dalla Dda, in discoteca era armato e avrebbe tentato di tirar fuori l’arma che aveva con sé durante un diverbio con il rivale, scatenando la reazione di Lavopa. Nell’azione di fuoco rimasero lievemente feriti Palermiti e tre suoi amici.

Il Riesame, nelle motivazioni del provvedimento, spiega come quella sera Palermiti si sia comportato come un vero mafioso, presentandosi armato nel locale ed entrando senza pagare. Una prassi consolidata – aggiugne – per i rampolli dei clan baresi, che nelle discoteche entrano armati potendo contare, spesso, sulla connivenza sia dei buttafuori che dei gestori dei locali.

La sola presenza di Palermiti, spiega ancora il tribunale, avrebbe creato una condizione di assoggettamento tanto nei bodyguard quanto nei presenti, al punto che nessuno degli oltre mille partecipanti a quella serata ha raccontato agli inquirenti di aver assistito ai fatti. E questo, per i giudici, si spiegherebbe con l’omertà indotta dall’appartenenza al clan del 21enne.

Codice Interno, il centrodestra barese chiede la nota del Prefetto. No della maggioranza: “Bocciatura sospetta”

“È questo il tratto distintivo della maggioranza consiliare di centrosinistra che con motivazioni pretestuose e illogiche (‘è inutile’…’non ci serve’) ha bocciato in Commissione Trasparenza la richiesta dei consiglieri di minoranza di avere notizia della nota che il Prefetto di Bari ha inviato al Comune, a conclusione delle verifiche della Commissione di Indagine a suo tempo nominata per accertare eventuali infiltrazioni mafiose nell’Amministrazione Comunale”.

Inizia così la denuncia del centrodestra barese. “Una bocciatura/contrarietà peraltro sospetta, poiché dovrebbe essere interesse e dovere di tutti gli amministratori comunali (seri) conoscere gli interventi di risanamento amministrativo indicati dalla Prefettura – affermano i partiti -. Prendiamo comunque atto che taluni a sinistra vogliono assurgere a paladini e difensori (scopriremo a breve di chi), ostacolando l’accesso ad atti significativi e rilevanti, poiché connessi a una brutta vicenda che ha interessato l’Amministrazione Comunale di Bari e le sue aziende partecipate”.

“Rappresentiamo fin da ora che in forza dei poteri ispettivi propri di ciascun consigliere comunale, invieremo noi ai Sindaco la richiesta di acquisizione della nota prefettizia, così da conoscere quanto rilevato e osservato in conseguenza dell’accesso dei Commissari”, concludono.

Ville, auto e orologi: la Dda di Bari sequestra beni per 23 milioni a 23 persone condannate per mafia e droga

Disposta la confisca di beni per un valore superiore ai 23 milioni di euro nei confronti di 23 soggetti condannati per aver preso parte a 2 strutturati sodalizi criminali con proiezione transnazionale, operativamente collegati e dediti alla commissione di una pluralità di delitti contro l’ordine pubblico, l’economia pubblica, il patrimonio, per detenzione illegale di armi e per traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

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Mafia e politica, duro attacco del deputato Bellomo (Lega): “Decaro sindaco inadempiente restituisca lo stipendio”

“È inutile che Decaro e il Pd tentino di nascondere sotto il tappeto rosso la polvere di uno scandalo senza eguali. La proroga dell’amministrazione giudiziaria di Amtab, l’azienda di mobilità e trasporti di Bari, conferma in maniera drammatica che lo schifo era tale e tanto che a distanza di un anno c’è ancora tanta pulizia da fare”. Inizia così la dichiarazione del deputato della Lega, Davide Bellomo, componente della Commissione Giustizia della Camera.

“Una quantità di marcio che è passata sotto gli occhi candidi del governatore in pectore della sinistra. Mai un sospetto, mai un dubbio, mai un campanello d’allarme, nonostante avesse la delega alle società partecipate – ha aggiunto -. Tre delle quali risultano infiltrate dalla mafia. Forse sarebbe il caso di chiedere anche a Decaro, sindaco inadempiente all’epoca dei fatti, la restituzione dello stipendio”.

“Non va per niente bene, madama la marchesa. Ogni tanto sull’autobus della trasparenza e della legalità, per restare in tema di trasporto pubblico, passa anche il controllore. E a bordo ci sono quelli che il biglietto dell’antimafia lo timbrano ogni giorno. Non quelli che si rifiutano di querelare i criminali che li infangano o di dare risposte su questi temi spinosi in un pubblico confronto con me”, ha aggiunto.