Molti vogliono ripartire, ma lontano da Bari: dopo Roccaraso dubbi, esuberi e una rivoluzione a metà

Mancano ormai poche ore alla conclusione del ritiro di Roccaraso e, se da una parte il Bari ha iniziato a costruire le basi atletiche della prossima stagione con le risorse a disposizione del nuovo tecnico Rastelli, dall’altra la sensazione è che il lavoro più difficile, quello sul mercato, stia procedendo a rilento. Nonostante gli arrivi di Grgic, Celli, Gomez, Cocetta, Elia e Butic, Minadeo e Marino continuano le trattative volte a rinvigorire una squadra che ad oggi presenta più dubbi che certezze.

Difatti, a Roccaraso è affiorata una realtà abbastanza chiara: quella di uno spogliatoio che sembra vivere ancora il peso della retrocessione. Non servono dichiarazioni ufficiali per comprenderlo. Basta osservare i volti, gli sguardi, le risposte mai date ai tifosi presenti che chiedevano semplicemente se alcuni giocatori sarebbero rimasti a Bari. Quel silenzio, in molti casi, è sembrato dire molto più di qualsiasi intervista.

La sensazione è che diversi veterani abbiano ormai maturato la volontà di chiudere la propria esperienza in biancorosso. E, sotto un certo punto di vista, è difficile persino biasimarli. Nessuno vuole ripartire dalla Serie C. Nessuno vuole rimettersi in discussione in un campionato che è una vera e propria battaglia sportiva, dove conta più la fame del curriculum. Se davvero alcuni calciatori hanno ormai maturato la decisione di lasciare Bari, sarebbe opportuno che la situazione si definisse nel più breve tempo possibile. Continuare ad allenare elementi con la valigia in mano rischia di falsare l’intero percorso di preparazione, portandolo a sviluppare principi tattici e automatismi destinati a dissolversi nel momento in cui quei giocatori dovessero partire.

Se la nuova era deve prendere avvio servono idee chiare e decisioni rapide. Pochi sembrano realmente convinti di sposare un progetto che continua a presentarsi, almeno ufficialmente, senza contorni ben definiti. Ed è forse questo il nodo principale. Negli ultimi anni Luigi De Laurentiis ha più volte parlato di crescita, programmazione, valorizzazione e rilancio.

Parole che, puntualmente, sono state smentite dai fatti. La retrocessione rappresenta il punto più basso di un percorso gestionale caratterizzato da promesse mai realmente trasformate in risultati. Oggi chiedere ai calciatori un atto di fede verso questo progetto appare quasi una pretesa.

L’idea di Marino di costruire il Bari partendo dai giovani è condivisibile e, probabilmente, lungimirante ma pensare che basti il talento per sopravvivere all’inferno della Serie C sarebbe un errore enorme. Servono uomini prima ancora che prospetti. Servono personalità, leadership e giocatori che conoscano questa categoria, come Gomez ad esempio. Nessun campionato perdona le improvvisazioni o aspetta chi arriva in ritardo. Ed oggi il Bari, piaccia o no, è in ritardo.

Il ritiro avrebbe dovuto rappresentare il punto di partenza di una nuova identità. Invece consegna una squadra ancora piena di interrogativi, con tanti esuberi da sistemare, pochi innesti realmente determinanti e un ambiente che continua a convivere con le ferite della retrocessione.

Il tempo per rimediare esiste ancora. Marino ha dimostrato nella sua carriera di saper costruire squadre competitive anche nelle difficoltà. Ma il calendario corre, il campionato si avvicina e il margine di errore si assottiglia ogni giorno.

Il rischio, altrimenti, è quello di presentarsi ai blocchi di partenza con una squadra incompleta e con una piazza che, dopo aver ingoiato l’amarezza della retrocessione, non è più disposta ad aspettare altre promesse.

Intanto archiviate le due amichevoli contro Castel di Sangro e Pianella, domani a Roccaraso arriverà il Lanciano (Serie D). Questo, l’ultimo banco di prova prima di rientrare in terra pugliese. Nel corso della settimana poi si scopriranno le sorti dei biancorossi. Difatti, da mercoledì a venerdì ci sarà la composizione ufficiale dei gironi del campionato 2026/2027 di Serie C, il calendario e la rispettiva programmazione delle prime giornate. Il tempo scorre.

Foto: SSC Bari

Bari, la ripartenza che non entusiasma: Roccaraso non basta a spegnere la contestazione

Il ritiro estivo, per qualsiasi squadra, rappresenta tradizionalmente il punto di ripartenza. È il momento in cui si mettono alle spalle le delusioni della stagione precedente e si gettano le basi per un nuovo percorso. A Bari il clima è ben diverso.

Basta osservare ciò che accade quotidianamente sui canali social della SSC Bari. Ogni fotografia degli allenamenti, video e aggiornamento pubblicato viene puntualmente sommerso da centinaia di commenti. Rabbia, amarezza e disillusione, i sentimenti comuni. Più che raccontare il lavoro che Massimo Rastelli e il suo staff stanno svolgendo da due giorni sul campo di Roccaraso, quei contenuti sono diventati il principale contenitore dello sfogo di una tifoseria satura.

Ad alimentare il malcontento non c’è soltanto l’indagine aperta dalla Procura di Bari nei confronti di Aurelio e Luigi De Laurentiis. Sul tavolo restano anche gli impegni assunti pubblicamente da Luigi De Laurentiis nei confronti del sindaco Vito Leccese e che, almeno fino a questo momento, non risultano ancora concretizzati. Tra questi figurano il confronto con il Comitato di Garanzia e l’istituzione della cosiddetta “data room”, strumento che dovrebbe consentire a eventuali investitori interessati di esaminare la documentazione societaria in vista di una possibile acquisizione del club.

Il celebre detto latino Verba volant, scripta manent dovrebbe attribuire particolare valore agli impegni messi nero su bianco. Eppure, quando anche ciò che viene formalmente sottoscritto resta privo di riscontri concreti, il rischio è che a vacillare sia, ancora una volta, la credibilità stessa degli impegni assunti.

Nel frattempo il lavoro sul campo prosegue. Il direttore generale Pierpaolo Marino e il direttore sportivo Giuseppe Minadeo sono impegnati nell’allestimento di un organico che possa competere per le posizioni di vertice della Serie C. La rosa biancorossa è composta in larga parte da giovani della Primavera. Diversi calciatori sono destinati, con ogni probabilità, a lasciare Bari nelle prossime settimane.

Sul fronte degli arrivi, invece, continuano a rincorrersi indiscrezioni e rumors, mentre le ufficialità faticano ad arrivare. Roccaraso, in questo momento, rappresenta più un laboratorio in costruzione che una squadra già definita. Ed è proprio in questo contesto che continuano a emergere domande alle quali, almeno finora, nessuno ha fornito una risposta chiara. Qual è il reale progetto tecnico e societario del Bari? Quali garanzie sono state offerte a Massimo Rastelli e a Pierpaolo Marino? Interrogativi destinati ad accompagnare l’estate biancorossa almeno fino a quando alle parole non seguiranno fatti concreti.

Foto: SSC Bari

Tra Procura, TAR e silenzi: perché a Bari non si può fare finta che sia una normale presentazione

Tra poche ore toccherà a Pierpaolo Marino e Massimo Rastelli presentarsi alla città. Il nuovo direttore generale e il nuovo allenatore saranno chiamati a raccontare il Bari che verrà. Ma il vero interrogativo è un altro: si può davvero parlare del futuro quando nessuno ha ancora spiegato il passato ed il presente?

Questa conferenza stampa nasce già con un enorme equivoco. Marino e Rastelli arrivano oggi. Non erano al Bari quando la squadra è sprofondata in Serie C, non hanno costruito l’organico retrocesso e non hanno scelto dirigenti, allenatori o strategie che hanno portato al fallimento sportivo eppure saranno loro a sedersi davanti ai microfoni, mentre chi quel fallimento lo ha gestito continua a restare lontano dalle domande.

Questo è uno schema che la proprietà sembra riproporre puntualmente: cambiano gli uomini, non cambia il metodo. Dopo una retrocessione storica, qualsiasi società avrebbe probabilmente convocato una conferenza stampa della proprietà per spiegare ai tifosi cosa fosse accaduto. A Bari, invece, si è scelto il silenzio. Domani, improvvisamente, si torna a parlare di calcio. Ma quale calcio? Quello del ritiro? Del mercato? Degli obiettivi? Dei moduli?

Prima ancora del 4-3-3 o del 3-5-2, Bari aspetta ancora di sapere perché una squadra costruita per altri traguardi sia precipitata in Serie C e mentre il club tenta di voltare pagina, la cronaca racconta altro. C’è un’inchiesta della Procura di Bari che coinvolge la governance della proprietà, perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza, una richiesta di apertura della liquidazione giudiziale sulla quale dovrà pronunciarsi il Tribunale e rimane aperto anche il contenzioso amministrativo legato allo stadio San Nicola.

Non significa, sia chiaro, che esistano responsabilità già accertate. Le indagini sono nella loro fase iniziale e ogni persona coinvolta gode della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Fingere che tutto questo non esista, è impossibile, utopistico.

Qui che nasce il paradosso. La società sembra voler riportare il pallone al centro del villaggio quando, in realtà, il villaggio continua a interrogarsi sulla società. È come se si volesse cambiare argomento prima ancora di aver concluso quello precedente. E allora la domanda diventa inevitabile: “Chi risponderà delle promesse fatte? Chi spiegherà ai tifosi perché, nella lettera inviata al sindaco Vito Leccese, Luigi De Laurentiis parlava di una rapida risalita, mentre a pochi giorni dal ritiro il Bari deve ancora completare gran parte dell’organico? Chi chiarirà le ragioni di una retrocessione sulla quale la proprietà non ha mai sentito il dovere di metterci la faccia?”

Marino e Rastelli meritano di essere giudicati per il loro lavoro. Sarebbe profondamente ingiusto attribuire loro responsabilità che appartengono ad altri ma proprio per questo la conferenza rischia di trasformarsi in un esercizio surreale perché le domande che tutti vorrebbero rivolgere alla proprietà finiranno inevitabilmente davanti a due professionisti che, fino a pochi giorni fa, osservavano il Bari da fuori.

La proprietà continua a cambiare gli interpreti ma la sceneggiatura resta sempre la stessa. Il punto non è presentare il nuovo ma è che nessuno ha ancora avuto il coraggio di spiegare il vecchio e finché quella spiegazione continuerà a mancare, ogni conferenza stampa rischierà di apparire meno come l’inizio di una rinascita e più come il tentativo di spostare il riflettore da ciò che davvero la città continua a chiedere: non promesse, ma responsabilità.

Addio Bellomo e Pucino, finisce un’epoca: tra ombre e tensioni il Bari saluta due collanti dello spogliatoio

C’era un Bari che, nel bene e nel male, aveva un volto ben riconoscibile. Quel volto oggi perde altri due pezzi della sua vecchia guardia. Dopo le uscite di Mattia Maita e Ahmad Benali lo scorso anno, anche Raffaele Pucino e Nicola Bellomo salutano ufficialmente la piazza chiudendo un capitolo che ha segnato gli ultimi anni della storia biancorossa. La società ha scelto di congedarli con due storie pubblicate su Instagram.

Un saluto sobrio, ma significativo, al quale Pucino ha voluto rispondere con parole che difficilmente passeranno inosservate: “Questo non è un addio. Voglio solo dirvi grazie! Nella vita non si può mai sapere cosa riserva il futuro. È imprevedibile e, a volte, sa sorprendere quando meno ce lo aspettiamo. Per questo preferisco dirvi: arrivederci. Bari nel mio cuore.” Parole che raccontano un legame mai banale. Del resto, i numeri parlano da soli: 136 presenze, 3 gol e 8 assist per il terzino, protagonista di un rapporto con la piazza fatto di continui alti e bassi. Momenti di autentico affetto si sono alternati a periodi di forti contestazioni, ma Pucino è sempre rimasto lì a difendere quei colori.

Lo stesso discorso vale per Bellomo. Barese doc, cresciuto con il biancorosso addosso, chiude la sua esperienza con 159 presenze, 16 reti e 14 assist. Una carriera vissuta tra lampi di talento, carattere forte e inevitabili attriti che, nelle piazze passionali come Bari, finiscono quasi sempre per amplificarsi. Ridurre però il loro percorso ai soli episodi controversi sarebbe ingeneroso.

Con il passare degli anni pregi e difetti emergono inevitabilmente all’interno di uno spogliatoio. E’ altrettanto vero che, soprattutto nei momenti più complicati della vita del Bari, Bellomo e Pucino hanno rappresentato due figure capaci di fare da collante all’interno del gruppo. Giocatori esperti, conoscitori dell’ambiente, punti di riferimento per chi arrivava e per chi doveva affrontare le inevitabili tempeste di una piazza esigente. L’ultimo periodo, però, aveva lasciato intuire che il ciclo fosse arrivato al capolinea.

Per Pucino hanno pesato anche le polemiche seguite al suo sfogo sui social, maturato dopo una presunta discussione con l’allora tecnico Moreno Longo, vicenda mai confermata ufficialmente ma che ha contribuito ad alimentare tensioni interne. Bellomo, invece, è finito al centro della nota vicenda dell’aereo, oltre a vivere qualche momento di attrito con una parte della Curva. Alla fine, probabilmente, la separazione era diventata la soluzione migliore per tutti.

Proseguire avrebbe rischiato soltanto di trasformare anni di appartenenza e sacrifici in una frattura definitiva, cancellando quanto di buono entrambi hanno lasciato al Bari. Con il loro addio si chiude un’altra pagina della vecchia guardia biancorossa. Una generazione che ha vissuto promozioni, delusioni, contestazioni e ripartenze, ma che, nel bene e nel male, ha rappresentato un’identità precisa.

Il nuovo Bari dovrà costruire altri leader. Sostituire le presenze in campo è possibile, rimpiazzare chi conosce il peso di quella maglia e, nei momenti più delicati, riusciva anche a tenere unito lo spogliatoio, sarà probabilmente la sfida più difficile.

Foto: SSC Bari

Bari, rinnova Mane. Ma chi firma le strategie se il club è ancora senza guida?

La SSC Bari ha annunciato il rinnovo del contratto di Moussa Balla Mane. Il terzino italo-senegalese resterà legato al club fino a giugno 2029. Una notizia che, in un contesto societario stabile, rappresenterebbe un normale tassello della programmazione tecnica in vista del ritiro di luglio. Nel Bari di oggi finisce inevitabilmente per aprire un interrogativo. Al di là del comunicato ufficiale, la domanda che molti si stanno ponendo è semplice: chi ha deciso questo rinnovo?

Se il direttore sportivo non è stato ancora nominato, chi ha condotto la trattativa? Se manca persino l’allenatore, sulla base di quale progetto tecnico vengono prese decisioni pluriennali? Sono interrogativi che finiscono inevitabilmente per alimentare la sensazione che, al di là delle future presentazioni ufficiali, le decisioni continuino ad arrivare da un centro di comando già ben definito. L’ufficialità di Pierpaolo Marino come direttore generale non può bastare per tessere le fila di un progetto che avrebbe dovuto essere già limpido.

Da settimane si rincorrono indiscrezioni sull’arrivo dei nuovi dirigenti, sui possibili annunci e sulla futura organizzazione dell’area sportiva ma di concreto, nulla. La comunicazione della società, anziché dissipare i dubbi, finisce così per generarne di nuovi. Ogni operazione annunciata prima dell’insediamento ufficiale del nuovo assetto rende sempre più sottile il confine tra ciò che viene raccontato e ciò che, nei fatti, sembra già essere operativo. Nel calcio la trasparenza passa anche da questi dettagli. Non basta comunicare che un contratto è stato rinnovato: sarebbe altrettanto importante spiegare chi sta costruendo il Bari del futuro.

Perché, mentre i tifosi attendono ancora di conoscere i volti chiamati a guidare la rinascita biancorossa, qualcuno – e non può essere solo Pierpaolo Marino – , evidentemente, quella squadra la sta già progettando. E finché quel qualcuno resterà senza nome, ogni comunicato rischierà di trasformarsi più in una fonte di interrogativi che in una risposta alle attese della piazza.

Foto: SSC Bari

Watchdog cercasi: mentre Bari aspetta le ufficialità, la napolizzazione sembra già iniziata. Ernesto Marino nuovo DS?

La prima impressione, almeno osservando le indiscrezioni che stanno accompagnando la ricostruzione dell’organigramma della SSC Bari, è che il filo conduttore sia sempre lo stesso: Napoli. Per il momento non esiste ancora alcuna ufficialità. Nemmeno quella che viene ormai data quasi per scontata, ossia l’arrivo di Pierpaolo Marino come direttore generale. Eppure, mentre il club non ha ancora comunicato chi guiderà realmente il progetto sportivo, iniziano già a circolare nomi, ruoli e perfino dettagli organizzativi della prossima stagione.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la prima priorità sarebbe la scelta del direttore sportivo. Accantonate le candidature più esperte come Davide Vaira e Mauro Meluso, l’orientamento sarebbe quello di affidarsi ad una figura emergente ma già conoscitrice della categoria. E’ da qui che emerge il primo elemento destinato inevitabilmente a far discutere.

Tra le ipotesi riportate dalla Gazzetta compare infatti Ernesto Marino, figlio di Pierpaolo. Quarant’anni, direttore sportivo nel periodo 2014-2015 per poi dedicarsi all’azienda vinicola di famiglia nell’Avellinese. Si apprende, che quest’ultimo potrebbe ricoprire il ruolo di direttore sportivo oppure quello di responsabile dell’area scouting, settore storicamente molto caro allo stesso Pierpaolo Marino.

Sempre secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, resta inoltre valida anche la candidatura di Francesco Montervino, storico capitano del Napoli dell’era De Laurentiis, legato da un rapporto personale e professionale molto solido con Marino. Tre nomi, quindi, ma un unico filo conduttore: il Napoli.

Naturalmente non costituisce una prova di alcun disegno prestabilito. Nel calcio è assolutamente normale che un dirigente si circondi di collaboratori fidati, persone con cui ha già lavorato e che conoscono metodi, dinamiche e filosofia gestionale. Il tema, però, diventa inevitabilmente politico quando si osserva il contesto.

Nelle scorse settimane, infatti, da più parti era filtrata l’idea che il nuovo assetto avrebbe potuto rappresentare anche un segnale verso la piazza barese, magari attraverso l’inserimento di figure considerate vicine alla storia del Bari o comunque gradite all’ambiente. Le indiscrezioni delle ultime ore sembrano invece andare in una direzione diversa. Difatti più che parlare di una “baresizzazione”, sembra profilarsi una continuità con relazioni professionali già consolidate nell’universo Napoli.

Anche la tempistica lascia spazio a qualche riflessione perchè mentre non esiste ancora un direttore generale ufficiale, né un direttore sportivo, né tantomeno un allenatore confermato – o la stessa ufficialità che Moreno Longo non faccia parte più dei piani della SSC Bari – iniziano già a circolare le prime informazioni sul ritiro precampionato, anticipate da Pianeta Bari. Un copione che, agli occhi di molti tifosi, ricorda una gestione spesso caratterizzata da comunicazioni frammentarie e da decisioni che sembrano precedere perfino l’ufficializzazione degli uomini chiamati a prenderle.

È un metodo consolidato della famiglia De Laurentiis oppure semplicemente una conseguenza dei tempi del mercato? La domanda resta aperta, come ogni anno. Nel frattempo continuano a pesare anche le riflessioni avanzate nelle ultime settimane dal sindaco Vito Leccese che aveva chiesto precise garanzie sul futuro del club, arrivando a parlare della necessità di un organismo di vigilanza – watchdog – capace di monitorare il percorso verso la nuova proprietà.

Formalmente quel percorso dovrebbe garantire autonomia gestionale al Bari. Le indiscrezioni, però, raccontano almeno per ora una realtà nella quale le figure accostate al club continuano ad appartenere, direttamente o indirettamente, alla galassia professionale costruita negli anni attorno al Napoli. È sufficiente questo per parlare di “napolizzazione” del Bari? Probabilmente no. Sarebbe una conclusione prematura e, allo stato attuale, non supportata da elementi oggettivi, almeno al momento.

È però legittimo osservare come il rischio percepito da una parte della tifoseria sia proprio quello di vedere il Bari perdere progressivamente una propria identità decisionale, affidandosi quasi esclusivamente ad uomini provenienti dallo stesso circuito di rapporti professionali. C’è poi un altro interrogativo che inevitabilmente accompagnerà l’eventuale scelta di Ernesto Marino.

La sua esperienza maturata dieci anni fa tra Sorrento e Campobasso, seguita da un lungo periodo lontano da incarichi dirigenziali nel calcio professionistico, rappresenta davvero il miglior investimento possibile per una società chiamata a rilanciarsi dopo una stagione fallimentare? Oppure l’eventuale scelta risponderebbe principalmente all’esigenza di costruire una squadra di lavoro fondata sulla fiducia personale?

Solo le prossime settimane potranno dare una risposta. Per ora resta una certezza: prima ancora delle firme ufficiali, il nuovo Bari sembra parlare sempre più con accento napoletano. La piazza già profondamente scottata dagli ultimi anni non potrà che osservare ogni nuova nomina con attenzione, chiedendosi se si tratti semplicemente di una rete di rapporti professionali consolidati o dell’ennesimo capitolo di una storia in cui l’identità biancorossa rischia di rimanere sullo sfondo.

Bari, il silenzio della società dopo il disastro: la credibilità non si ricostruisce nascondendosi

Da Bolzano in poi, il vuoto. La drammatica retrocessione in Serie C maturata contro il Sudtirol nel ritorno dei playout avrebbe richiesto una presa di responsabilità immediata, una spiegazione pubblica, una conferenza stampa, un confronto con una tifoseria che ha visto naufragare nel peggiore dei modi una stagione già segnata da errori evidenti. Invece, dal quartier generale della SSC Bari è arrivato soltanto il classico silenzio assordante.

L’ultima dichiarazione ufficiale rilasciata da un tesserato biancorosso risale infatti al 22 maggio 2026, quando al termine della gara Moreno Longo ha tentato di chiedere scusa per l’ennesima delusione inflitta alla piazza. Da quel momento in poi più nulla. L’unica comunicazione diffusa dalla società è stata quella del 6 giugno relativa alla rescissione consensuale del contratto del direttore sportivo Di Cesare. Per il resto, il nulla cosmico.

Non una parola del presidente Luigi De Laurentiis, non una spiegazione sulle cause del fallimento sportivo. Nemmeno una riflessione pubblica sul progetto tecnico che ha condotto il Bari dalla finale playoff per la Serie A del 2023 fino all’umiliante ritorno in terza serie. Risulta utopistico pensare persino ad confronto diretto – ed a caldo – con la città.

L’unico argomento capace di rompere il silenzio è stato quello legato allo “Stadio San Nicola gate”, una vicenda che ha monopolizzato l’attenzione mediatica mentre la questione più importante — la retrocessione della squadra — restava senza risposte. Basti pensare che la notizia di un direttore generale, individuato nella persona di Pierpaolo Marino, è stata diffusa tramite il sindaco Vito Leccese ma non ancora resa ufficiale dalla società. Nulla di nuovo all’orizzonte in quanto non è la prima volta che ciò avviene.

Anzi, ormai sembra essere diventato un copione consolidato. Ogni estate, dopo una stagione fallimentare, la società si trincera dietro la necessità di “riflettere”, di “analizzare gli errori”, di “programmare il futuro”. Frasi già sentite, ripetute fino allo sfinimento e che nel tempo hanno perso qualsiasi credibilità. La domanda dunque nasce spontanea: cosa ha prodotto la riflessione dello scorso anno?

Non è difficile immaginare le prossime dichiarazioni della proprietà: “Abbiamo riflettuto a lungo”, “Abbiamo individuato ciò che non ha funzionato”, “Ripartiremo più forti di prima”. Frasi che i tifosi conoscono ormai a memoria come uno di quei tormentoni sentiti troppe volte alla radio. Fa quasi sorridere il contrasto tra il silenzio operativo e gli ambiziosi obiettivi contenuti nella recente lettera inviata da Luigi De Laurentiis al sindaco Vito Leccese.

Nuovo management, advisor internazionali, ricerca di investitori, Pierpaolo Marino nel ruolo di direttore generale e una promessa chiara: riportare il Bari in Serie A. Queste, parole importanti in un normale ambito sportivo. Da qualche anno invece a Bari ciò che si dichiara ha ormai un valore prossimo allo zero. La tifoseria biancorossa non chiede slogan né proclami bensì trasparenza, presenza e assunzione di responsabilità.

Una proprietà che dopo una retrocessione storica sceglie di non parlare per settimane trasmette un messaggio pericoloso: quello di una distanza ormai diventata incolmabile tra il club e la sua gente ed il vero problema della SSC Bari ad oggi non è soltanto la Serie C ma anche una credibilità consumata di anno in anno, promessa dopo promessa, stagione dopo stagione. Una credibilità che, ormai, assomiglia sempre di più alle promesse dei marinai.

Foto: SSC Bari

Leccese: “De Laurentiis ha accettato: Bari in vendita con Marino dg! Firmata la concessione del San Nicola”

“Sabato dopo la conferenza stampa ho inviato la terza lettera al presidente De Laurentiis dove riepilogavo le tre richieste di garanzie. Quest mattina ho ricevuto la risposta con gli impegni che assume in modo pubblico rispetto ai tre punti. Non abbiamo la certezza che questi vengano rispettati, ma ci sarà un organo di personalità affidabili che hanno passione per i colori biancorossi e qualificazione”.

Ha esordito così il sindaco di Bari, Vito Leccese, nel corso della conferenza stampa convocata oggi pomeriggio per illustrare le valutazioni dell’amministrazione comunale sul futuro della Ssc Bari. Al momento l’unico nome noto, che farà parte del Comitato che veglierà sul Bari, è quello di Franco Cassano della Corte d’Appello.

Tra i punti principali la nomina di Pierpaolo Marino come direttore generale con il compito di “riportare il Bari in Serie A e porre fine alla multiproprietà”, come recita la risposta di De Laurentiis. Prevista inoltre la creazione di una data room contenente tutti i dati societari rilevanti, con l’obiettivo di favorire l’ingresso di nuovi soci e accelerare il percorso verso la cessione del club.

Leccese ha così accolto positivamente gli impegni formalizzati: “Finalmente vedo scritti nero su bianco gli impegni che questa città attendeva da tempo. Sono impegni seri se mantenuti”. Leccese ha quindi annunciato la disponibilità a firmare la lettera necessaria per la concessione dello stadio San Nicola. “È stata una grande scommessa, avere lo stadio chiuso avrebbe tolto l’unica leva senza ottenere nulla in cambio”, ha concluso il sindaco.

Bari in Serie C, tensione a Bolzano: tifosi del Sudtirol prendono di mira Claudia in diretta

Una serata amarissima per il Bari, culminata con la retrocessione in Serie C venerdì 22 maggio allo Stadio Druso di Bolzano. Ma, oltre alla delusione sportiva, nel post-partita si è verificato anche un episodio spiacevole ai danni della nostra inviata Claudia.

Come da prassi e nel pieno rispetto del regolamento previsto per i non possessori dei diritti televisivi, Claudia si era posizionata all’esterno dell’impianto per dare il via all’abituale diretta social dedicata ai tifosi biancorossi. Proprio mentre stava commentando la disastrosa stagione del Bari, alcuni sostenitori del Sudtirol hanno iniziato a prenderla di mira.

Sfottò continui, gesti provocatori alle sue spalle, mani agitate sopra la testa e frasi denigratorie hanno accompagnato diversi minuti della diretta, trasformando un semplice collegamento post-partita in un momento decisamente complicato da gestire.

Claudia, nonostante il clima ostile e le provocazioni, ha mantenuto sangue freddo e professionalità, portando avanti il collegamento senza interrompersi e continuando a raccontare quanto accaduto sul campo e fuori. Un episodio che riaccende il dibattito sui limiti del tifo e sul rispetto dovuto a chi svolge il proprio lavoro, soprattutto in momenti già delicati per una piazza ferita da una retrocessione difficile da accettare.

Monopoli, folle finale nel derby pugliese di Serie C. Maxi stangata al Foggia: 4 partite a porte chiusa e multa

Il Foggia Calcio è stato punito dal giudice sportivo della Serie C, Stefano Palazzi, con quattro partite casalinghe a porte chiuse e 10mila euro di multa per i disordini avvenuti nel finale di gara contro il Monopoli.

Al 95esimo minuto della partita si è verificata un’invasione in campo di circa venti tifosi, che hanno sfondato un varco tra il settore ospiti e il campo. Durante i disordini sono stati lanciati fumogeni, petardi e oggetti, costringendo l’arbitro a sospendere la partita per oltre 11 minuti.

Tre sostenitori sono riusciti a entrare in campo: uno è tornato indietro, uno è stato fermato dalla polizia e un terzo ha attraversato il campo fino agli spogliatoi, dove ha colpito uno steward. Le partite a porte chiuse saranno scontate dalla prossima gara interna e nelle successive, incluse eventuali gare di playoff o playout.