Ritmi alti sin dalle prime battute, ma soprattutto un Bari che sembra aver finalmente compreso quanto conti incidere sulla partita prima ancora di provare a gestirla. Rastelli disegna una squadra fluida: 4-3-3 in fase di possesso, 5-3-2 quando il pallone passa agli avversari con Tribuzzi chiamato a fare da pendolo sulla corsia e ad abbassarsi sulla linea dei difensori.
L’approccio è aggressivo e al 2’ Butic manda subito un segnale, trovando la rete poi annullata per posizione di fuorigioco. Non è soltanto un episodio: il Bari appare più presente, più corto e soprattutto meno attendista rispetto ad altre uscite. C’è maggiore disponibilità al sacrificio, ma anche la volontà di occupare con più convinzione la metà campo avversaria.
Al 28’ arriva il premio. Ancora una volta è una palla inattiva a togliere le castagne dal fuoco ai biancorossi: capitan Mantovani prende il tempo alla difesa del Sorrento e di testa spiazza Harrasser per il vantaggio pugliese. Un gol pesante ma che evidenzia anche un aspetto sul quale il Bari deve ancora crescere: la capacità di trasformare la mole di lavoro in pericolosità attraverso la manovra, senza dover affidare alle situazioni da fermo il compito di fare la differenza.
Quando il Sorrento alza il baricentro, qualche crepa torna a vedersi. Al 36’ serve un vero e proprio miracolo di Cerofolini sul tocco ravvicinato di Bolzan. L’arbitro va a rivedere l’episodio, ma il portiere biancorosso riesce a bloccare il pallone con le gambe prima che superi interamente la linea di porta. Un intervento che vale quasi quanto il gol di Mantovani.
La prima frazione, però, restituisce una squadra più credibile. Il Bari convince soprattutto per atteggiamento, compattezza e capacità di adattarsi alle diverse fasi della partita. Da evidenziare il limite di una produzione offensiva che, al netto del gol annullato a Butic, continua a non essere proporzionata al possesso e al lavoro sviluppato.
La ripresa si apre con un duro colpo per il Bari. Rastelli lascia negli spogliatoi Mantovani e pone al suo posto Manè, ma bastano appena tre minuti perché la scelta presenti il conto. Il neoentrato legge male lo sviluppo dell’azione lasciandosi sorprendere dalla giocata di Crecco che riesce a servire Starita. Il numero sette del Sorrento non perdona: conclusione alle spalle di Cerofolini e partita nuovamente in equilibrio.
Un errore individuale pesante perché arriva proprio nel momento in cui il Bari avrebbe avuto bisogno di proteggere il vantaggio e costringere il Sorrento a scoprirsi. Invece l’1-1 cambia l’inerzia della gara e soprattutto colpisce una squadra che comincia a pagare il conto energetico di un primo tempo giocato ad alta intensità.
Il Bari rallenta, perde brillantezza e progressivamente anche metri. I biancorossi provano comunque a costruire, ma il Sorrento appare più fresco, più reattivo sulle seconde palle e decisamente più insidioso. Quella squadra corta e aggressiva vista nella prima frazione lascia spazio a una formazione che fatica ad accompagnare l’azione e arriva con sempre meno lucidità negli ultimi metri.
Il problema, con il passare dei minuti, diventa soprattutto fisico. Il Bari non ha più lo stesso fiato. Le distanze si allungano, la pressione perde efficacia e nel finale alcuni uomini sembrano trascinare gambe ed energie verso il triplice fischio. È qui, però, che una squadra chiamata a costruire qualcosa di importante deve dimostrare di saper andare oltre la propria giornata, trovando una soluzione anche quando il gioco non arriva più in soccorso. E il Bari la trova.
Darboe prende palla e si inventa la giocata che cambia volto alla partita: quaranta metri di corsa, forza e lucidità prima di scaricare il pallone verso Butic. L’attaccante si coordina e trova una conclusione che infuoca il “Curcio” e vale il nuovo vantaggio biancorosso.
Una rete pesantissima. Non soltanto per la classifica, ma forse ancora di più per la testa di questo Bari. Il gol arriva nel momento peggiore, quando la benzina sembra finita e il Sorrento dà la sensazione di avere qualcosa in più. È il gol della sofferenza, quello che non cancella i limiti mostrati nella ripresa ma racconta qualcosa che nelle ultime stagioni è mancato troppo spesso: la capacità di restare dentro la partita anche quando la partita sembra sfuggire di mano.
Il Bari, insomma, non guarisce improvvisamente da tutti i suoi mali. Il calo fisico resta evidente, la gestione del vantaggio continua a essere un nervo scoperto e l’errore che porta al pareggio conferma quanto questa squadra possa ancora farsi male da sola ma stavolta alla difficoltà non segue la resa.
E forse è proprio questo il segnale più importante: quando il fiato finisce, servono carattere, individualità e fame. Darboe e Butic li hanno messi insieme nella stessa azione. E il Bari, almeno questa volta, ha trovato il modo di trasformare la sofferenza in tre punti.
Foto: SSC Bari









