Il Bari frena il Sorrento: Mantovani e Butic firmano il colpo biancorosso

Ritmi alti sin dalle prime battute, ma soprattutto un Bari che sembra aver finalmente compreso quanto conti incidere sulla partita prima ancora di provare a gestirla. Rastelli disegna una squadra fluida: 4-3-3 in fase di possesso, 5-3-2 quando il pallone passa agli avversari con Tribuzzi chiamato a fare da pendolo sulla corsia e ad abbassarsi sulla linea dei difensori.

L’approccio è aggressivo e al 2’ Butic manda subito un segnale, trovando la rete poi annullata per posizione di fuorigioco. Non è soltanto un episodio: il Bari appare più presente, più corto e soprattutto meno attendista rispetto ad altre uscite. C’è maggiore disponibilità al sacrificio, ma anche la volontà di occupare con più convinzione la metà campo avversaria.

Al 28’ arriva il premio. Ancora una volta è una palla inattiva a togliere le castagne dal fuoco ai biancorossi: capitan Mantovani prende il tempo alla difesa del Sorrento e di testa spiazza Harrasser per il vantaggio pugliese. Un gol pesante ma che evidenzia anche un aspetto sul quale il Bari deve ancora crescere: la capacità di trasformare la mole di lavoro in pericolosità attraverso la manovra, senza dover affidare alle situazioni da fermo il compito di fare la differenza.

Quando il Sorrento alza il baricentro, qualche crepa torna a vedersi. Al 36’ serve un vero e proprio miracolo di Cerofolini sul tocco ravvicinato di Bolzan. L’arbitro va a rivedere l’episodio, ma il portiere biancorosso riesce a bloccare il pallone con le gambe prima che superi interamente la linea di porta. Un intervento che vale quasi quanto il gol di Mantovani.

La prima frazione, però, restituisce una squadra più credibile. Il Bari convince soprattutto per atteggiamento, compattezza e capacità di adattarsi alle diverse fasi della partita. Da evidenziare il limite di una produzione offensiva che, al netto del gol annullato a Butic, continua a non essere proporzionata al possesso e al lavoro sviluppato.

La ripresa si apre con un duro colpo per il Bari. Rastelli lascia negli spogliatoi Mantovani e pone al suo posto Manè, ma bastano appena tre minuti perché la scelta presenti il conto. Il neoentrato legge male lo sviluppo dell’azione lasciandosi sorprendere dalla giocata di Crecco che riesce a servire Starita. Il numero sette del Sorrento non perdona: conclusione alle spalle di Cerofolini e partita nuovamente in equilibrio.

Un errore individuale pesante perché arriva proprio nel momento in cui il Bari avrebbe avuto bisogno di proteggere il vantaggio e costringere il Sorrento a scoprirsi. Invece l’1-1 cambia l’inerzia della gara e soprattutto colpisce una squadra che comincia a pagare il conto energetico di un primo tempo giocato ad alta intensità.

Il Bari rallenta, perde brillantezza e progressivamente anche metri. I biancorossi provano comunque a costruire, ma il Sorrento appare più fresco, più reattivo sulle seconde palle e decisamente più insidioso. Quella squadra corta e aggressiva vista nella prima frazione lascia spazio a una formazione che fatica ad accompagnare l’azione e arriva con sempre meno lucidità negli ultimi metri.

Il problema, con il passare dei minuti, diventa soprattutto fisico. Il Bari non ha più lo stesso fiato. Le distanze si allungano, la pressione perde efficacia e nel finale alcuni uomini sembrano trascinare gambe ed energie verso il triplice fischio. È qui, però, che una squadra chiamata a costruire qualcosa di importante deve dimostrare di saper andare oltre la propria giornata, trovando una soluzione anche quando il gioco non arriva più in soccorso. E il Bari la trova.

Darboe prende palla e si inventa la giocata che cambia volto alla partita: quaranta metri di corsa, forza e lucidità prima di scaricare il pallone verso Butic. L’attaccante si coordina e trova una conclusione che infuoca il “Curcio” e vale il nuovo vantaggio biancorosso.

Una rete pesantissima. Non soltanto per la classifica, ma forse ancora di più per la testa di questo Bari. Il gol arriva nel momento peggiore, quando la benzina sembra finita e il Sorrento dà la sensazione di avere qualcosa in più. È il gol della sofferenza, quello che non cancella i limiti mostrati nella ripresa ma racconta qualcosa che nelle ultime stagioni è mancato troppo spesso: la capacità di restare dentro la partita anche quando la partita sembra sfuggire di mano.

Il Bari, insomma, non guarisce improvvisamente da tutti i suoi mali. Il calo fisico resta evidente, la gestione del vantaggio continua a essere un nervo scoperto e l’errore che porta al pareggio conferma quanto questa squadra possa ancora farsi male da sola ma stavolta alla difficoltà non segue la resa.

E forse è proprio questo il segnale più importante: quando il fiato finisce, servono carattere, individualità e fame. Darboe e Butic li hanno messi insieme nella stessa azione. E il Bari, almeno questa volta, ha trovato il modo di trasformare la sofferenza in tre punti.

Foto: SSC Bari

Rastelli scuote il Bari e blinda Cerofolini: “Escludo la sua cessione a gennaio”

Cinque giornate, cinque vittorie e un primato costruito senza lasciare per strada neppure un punto. È un Sorrento a punteggio pieno quello che sabato attende il Bari al “Donato Curcio” di Picerno, in una sfida che rappresenta già un banco di prova significativo per le ambizioni dei biancorossi. La formazione di Maiuri guida infatti il girone C con 15 punti, frutto dei successi contro Salernitana, Crotone, Giugliano, Picerno e, nell’ultimo turno, Cavese. Nove le reti realizzate e appena tre quelle subite.

Numeri che fanno da contraltare al percorso più altalenante del Bari di Massimo Rastelli, terzo a quota 10. Martedì sera, difatti, il passo indietro contro il Potenza: uno 0-0 al San Nicola nel quale i lucani hanno messo in difficoltà i biancorossi, costringendo più volte Cerofolini agli straordinari. Lo stesso Rastelli, nel post gara, ha riconosciuto la maggiore brillantezza degli avversari e una condizione della sua squadra ancora da perfezionare.

Alla vigilia della sesta giornata di campionato, Massimo Rastelli presenta Sorrento-Bari in conferenza stampa: “Sará una prova di grande valore visto che andremo a confrontarsi con chi ha bottino pieno ed è riuscito a capitalizzare tutte le azioni. Vorrei che riuscissimo ad essere più brillanti di martedì sera”.

Gestione del pallone, capacità di cambiare pelle durante la partita e soprattutto testa esclusivamente al campo. Massimo Rastelli detta la linea consapevole che il Bari non possa permettersi distrazioni né tantomeno sottovalutare un avversario che arriva all’appuntamento con entusiasmo e condizione dalla propria parte.

Il tecnico parte proprio dalla lettura della gara e da ciò che chiederà ai suoi uomini: “Noi andiamo ad analizzare pregi e difetti dell’avversario. Dobbiamo essere bravi a limitare tutto quello che sono le loro prerogative. La cosa fondamentale è essere bravi nella gestione della palla”.

Capitolo portieri. L’arrivo di Nicolas ha inevitabilmente acceso interrogativi sulle gerarchie, ma Rastelli prova a spegnere sul nascere qualsiasi caso: “Cerofolini e Pissardo stanno bene. Ci sono situazioni nelle quali non vorremmo essere sprovvisti. Abbiamo puntato su Nicolas perché ha esperienza e fa spogliatoio”.

Le emergenze, intanto, obbligano a fare di necessità virtù. La contemporanea perdita di due terzini sinistri ha costretto il tecnico a ridisegnare quella zona di campo, affidandosi anche a Mane: “Perdendo in una sola gara due terzini sinistri devo scegliere un elemento che possa coprire quel ruolo. Mane ha retto il confronto dopo i primi 15’ di fatica, ma ha adempiuto al suo ruolo”.

Il Bari, però, non vuole diventare prigioniero di un solo spartito. L’identità resta un punto fermo, ma Rastelli pretende una squadra capace di leggere i momenti e, quando necessario, cambiare abito anche a gara in corso: “Noi andiamo a lavorare su tante situazioni in base al nostro momento e alle situazioni che stiamo vivendo. Non voglio snaturare la nostra identità, ma proviamo situazioni alternative non fossilizzandoci su un unico modo di stare in campo. Durante la gara sappiamo che dobbiamo saper cambiare”.

Nessuna anticipazione, invece, sull’undici titolare. Il tecnico tiene le carte coperte fino all’ultimo: “Quando faccio delle scelte le faccio sempre molto ponderate. Le valutazioni di questi giorni sono state fatte a trecentosessanta gradi in base alle caratteristiche che penso mi possano servire. Oggi abbiamo fatto la rifinitura e poi vedrete in campo i primi undici. Il resto sarà sicuramente pronto”.

Dall’altra parte ci sarà una squadra che non avrà bisogno di ulteriori stimoli. Affrontare il Bari, del resto, continua a rappresentare una vetrina capace di moltiplicare energie e motivazioni degli avversari: “Sappiamo di affrontare una squadra in grande condizione e con grande entusiasmo. Affrontarci alzerà la loro voglia di esaltarsi. Mi auguro che i ragazzi avranno abbastanza energie mentali e fisiche per elevare la qualità tecnica”.

Poi il passaggio forse più significativo. Attorno al Bari il rumore non manca, ma Rastelli respinge l’idea di una squadra distratta da ciò che accade fuori dal rettangolo verde. La classifica, le pressioni e soprattutto l’assenza del pubblico nelle gare interne pesano, ma non possono trasformarsi in un alibi: “Ti posso assicurare che dal primo giorno siamo tutti esclusivamente incentrati sul lavoro di campo e non abbiamo la testa da un’altra parte. Siamo consapevoli e consci della situazione che viviamo, soprattutto in casa quando vorremmo i nostri tifosi. Sappiamo quanta responsabilità abbiamo e proviamo a trasformarla in energia positiva senza stare troppo a pensare ad altre situazioni extra che non sono da noi gestibili”.

Tre partite in una settimana impongono inevitabilmente qualche riflessione sulla gestione delle energie. Il turnover, dunque, non è escluso: “Giocando tre gare in una settimana qualcosina si può cambiare per mettere qualche calciatore fresco che non ha giocato nella partita precedente. Gomez si è allenato con la squadra ed è normalmente convocato”.

Tra le note positive c’è Darboe, tornato finalmente a mettere nelle gambe una partita intera. Rastelli ne sottolinea il peso all’interno del centrocampo biancorosso, pur mantenendo alta l’attenzione sulla gestione fisica: “Darboe sta bene. Martedì ha giocato per la prima volta dopo mesi 90’. Ha dimostrato di essere un giocatore prezioso sotto tanti punti di vista. Mi auguro che possa trovare la sua continuità. Siamo sempre in allerta per evitare brutti infortuni. Ci sta dando molto, così come tutti i centrocampisti”.

Parole al miele anche per Prisco, uno degli elementi che sembra aver già attirato l’attenzione dell’allenatore: “Prisco ha delle doti importanti. È un centrocampista di un’intelligenza importante e, pur non avendo una grande fisicità, sa giocare a calcio, sa smarcarsi, ha i tempi in testa di un giocatore affermato. Nel vederlo in questi giorni sono contento che sia arrivato da noi”.

Infine Cerofolini. E qui Rastelli non lascia spazio a interpretazioni, retroscena o scenari di mercato. Alla domanda su una possibile partenza del portiere nella finestra invernale, la risposta è tanto breve quanto categorica: “Escludo nella maniera più assoluta la cessione di Cerofolini a gennaio”.

Una frase che mette, almeno per il momento, un punto fermo sulle gerarchie future. Per tutto il resto sarà il campo a parlare. E per un Bari che continua a convivere con pressioni, aspettative ed emergenze, è proprio lì che serviranno le risposte più convincenti.

Foto: SSC Bari

Bari, un passo senza lasciare il segno: col Potenza 0-0 senza sussulti

Un Bari che non decolla contro un Potenza che fa il minimo indispensabile è lo specchio dello 0-0 registrato al San Nicola nella 5^giornata del campionato di Serie C. I biancorossi attraversano novanta minuti senza riuscire a prendere realmente in mano la partita, mostrando poche idee, troppi errori tecnici e una manovra che fatica a trovare ritmo e continuità.

Nel primo tempo contro il Potenza i biancorossi si presentano a tratti fin troppo difensivi. La squadra di Tisci affronta i pugliesi senza timori reverenziali e, soprattutto nelle ripartenze, riesce più volte a mettere in difficoltà un Bari che paga un equilibrio ancora precario tra i reparti.

Il baricentro alto imposto dagli uomini di Rastelli lascia infatti spazio alle transizioni avversarie, con la retroguardia costretta spesso a rincorrere le accelerazioni dei potentini. Non sorprende, dunque, che i primi squilli della gara siano proprio del Potenza, più intraprendente e capace di sfruttare gli spazi concessi.

Per vedere il Bari realmente pericoloso bisogna attendere il 27’, quando nel giro di pochi secondi arrivano due occasioni firmate Della Morte e Butic. Fiammate isolate, però, perché successivamente è ancora il Potenza a prendere coraggio e a cercare la via della rete, trovando sulla propria strada un Cerofolini provvidenziale, chiamato in più di una circostanza a proteggere i pali biancorossi.

Qualche sbavatura di troppo anche sulla corsia presidiata da Bianchi, mentre davanti Butic prova a battagliare con Cucchietti senza riuscire a lasciare realmente il segno.

Il primo tempo si chiude senza infamia e senza lode per il Bari: pochi guizzi, qualche rischio di troppo e la sensazione di una squadra che, pur provando ad alzare il proprio raggio d’azione, continua a concedere troppo quando perde il pallone.

Nella ripresa il canovaccio non cambia. Rastelli prova a ridisegnare il Bari attraverso le sostituzioni, ma dalla panchina non arriva la scossa sperata. I biancorossi continuano ad apparire spaesati, poco lucidi nella costruzione e incapaci di imprimere un cambio di passo a una gara che, sulla carta, avrebbe offerto più di un’occasione per essere indirizzata.

Il Potenza, dal canto suo, non fa nulla di straordinario. Non eccelle, non domina, ma resta ordinato e fa il suo compitino con attenzione. Ed è proprio questo l’aspetto che pesa maggiormente nel giudizio sulla prestazione biancorossa: è il Bari a non riuscire a fare altrettanto.

Troppi gli errori nelle ripartenze, così come i palloni banalmente riconsegnati agli avversari. Il palleggio manca di qualità e precisione, con passaggi fuori misura e scelte tecniche spesso sbagliate che finiscono per spezzare sul nascere qualsiasi tentativo di costruzione offensiva.

Ne viene fuori un Bari lento, prevedibile e povero di idee che fatica a dare continuità alla propria manovra e soprattutto a trasformare il possesso in reale pericolosità. Più che la forza del Potenza, a preoccupare è così l’incapacità dei biancorossi di prendere in mano una partita che continua a scorrere senza un vero padrone.

Gli uomini di Tisci non hanno bisogno di alzare particolarmente i giri del motore: restano ordinati, sfruttano gli spazi concessi e fanno il proprio compito. Quello che, ancora una volta, il Bari sembra non riuscire a fare. Una prestazione opaca, nella quale più che la forza dell’avversario emergono i limiti di una squadra ancora alla ricerca di una propria identità. Il tabellone racconta, 0-0 al San Nicola.

Foto: SSC Bari

Altamura-Bari 0-3, finalmente un Bari con battito: verticalità, concretezza e tre gol per respirare

Tre gol, tre punti e, soprattutto, qualche segnale di vita. Il Bari espugna il “Tonino D’Angelo” battendo l’Altamura 3-0. Maggiore e Darboe indirizzano la gara nel primo tempo, Butic la chiude nella ripresa approfittando della clamorosa papera di Perucchini. Ma più del risultato, a fare notizia è finalmente un Bari diverso: più verticale, propositivo e meno innamorato di quel possesso sterile visto nelle ultime uscite. Bene, dunque, ma senza lasciarsi ingannare dal punteggio: parlare già di svolta sarebbe decisamente prematuro.

La squadra di Rastelli chiude il primo tempo avanti 2-0 sull’Altamura e, almeno nei primi 45 minuti, sembra scrollarsi di dosso quel grigiore che aveva accompagnato buona parte delle precedenti uscite. Il primo squillo è in realtà dei padroni di casa, con un tiro-cross sul quale Cerofolini si fa trovare pronto. Il Bari replica affidandosi a un calcio di punizione di Butic, senza però riuscire a creare pericoli dalle parti di Perucchini.

Al 13’ la gara viene brevemente interrotta per il lancio di fumogeni e petardi sul terreno di gioco. Poi arriva la svolta. Maggiore prende palla per vie centrali e trova davanti a sé un’autostrada: nessuno accorcia, il centrocampista può avanzare indisturbato fino al limite dell’area e con il destro trova l’angolino basso alla destra di Perucchini. Un gol che vale l’1-0, ma che racconta anche le difficoltà dell’Altamura nel contenere le incursioni centrali biancorosse.

Questa volta, però, il Bari non si accontenta. Appena tre minuti più tardi arriva il raddoppio. Punizione dalla sinistra, pallone indirizzato sul secondo palo e Mantovani che al volo rimette al centro: Darboe controlla e calcia, firmando il 2-0.

Due colpi nel giro di tre minuti che cambiano completamente l’inerzia della gara e restituiscono l’immagine di una squadra che, a differenza di quanto visto nelle ultime partite, prova a sfruttare immediatamente le difficoltà dell’avversario.

La vera novità è soprattutto nella disposizione e nello sviluppo della manovra. Rastelli sceglie Butic come riferimento centrale, affiancato da Della Morte e Tribuzzi, una soluzione che sembra cogliere impreparato l’Altamura. I padroni di casa concedono campo e il Bari, finalmente, non disdegna la verticalità: meno passaggi fini a se stessi, maggiore ricerca della profondità e soprattutto più uomini pronti ad accompagnare l’azione.

Sarebbe prematuro parlare di svolta perché alcune delle possibilità concesse nascono da un Altamura apparso piuttosto vulnerabile nella propria disposizione. Ma rispetto al calcio compassato e prevedibile visto contro Picerno e Casarano, il passo in avanti è evidente.

La differenza, prima ancora che tattica, sembra mentale: i biancorossi giocano con maggiore convinzione e danno finalmente la sensazione di sapere dove vogliono portare il pallone. Al 37’ arriva l’unica vera nota negativa della prima frazione, con Burgio costretto a chiedere il cambio. Al suo posto subentra Celli. Nessun cambio tattico quindi.

Nella ripresa si abbassano fisiologicamente i ritmi. Forte delle due reti di vantaggio costruite nel primo tempo, il Bari non ha più la necessità di forzare la giocata e sceglie una gestione più ragionata della partita. I biancorossi palleggiano, amministrano e provano soprattutto a non concedere all’Altamura l’episodio che potrebbe riaprire una gara apparentemente indirizzata.

I padroni di casa, però, un tentativo di rimettersi in carreggiata lo producono. Dipinto lascia partire una splendida conclusione indirizzata verso l’angolino sul secondo palo, ma Cerofolini risponde da protagonista con un intervento magistrale che conserva il doppio vantaggio. L’Altamura ci riprova anche sugli sviluppi di un calcio d’angolo, senza però trovare quella cattiveria necessaria negli ultimi metri.

Ed è proprio qui che emerge un’altra differenza piuttosto evidente tra le due squadre. Non soltanto tecnica, ma anche fisica. Il Bari appare complessivamente più strutturato, più alto e più “stazzato” rispetto a un Altamura formato da diversi elementi più esili. Un divario che nei contrasti, nelle palle alte e nella protezione del pallone finisce inevitabilmente per pesare e che consente ai biancorossi di gestire con maggiore tranquillità diverse situazioni.

Il Bari, insomma, non ha bisogno di strafare. E questa volta può anche permetterselo. Dopo aver costruito il vantaggio con un primo tempo decisamente più convincente, nella ripresa la squadra di Rastelli bada soprattutto al sodo. Meno brillante, certamente, ma senza quella sensazione di precarietà che troppo spesso aveva accompagnato altre fasi delle precedenti partite.

Al 77’, poi, arriva il punto esclamativo. O forse sarebbe più corretto parlare di un regalo con tanto di fiocco. Butic trova finalmente la rete e firma il 3-0, ma sulla conclusione pesa come un macigno la clamorosa papera di Perucchini. Un errore evidente dell’estremo difensore dell’Altamura che consegna all’attaccante biancorosso il gol e chiude definitivamente i conti.

Il risultato diventa così largo, forse persino più di quanto raccontato dal secondo tempo. Ed è proprio questo il punto da non perdere di vista: il Bari vince e convince soprattutto per ciò che ha mostrato nella prima frazione, mentre nella ripresa amministra un patrimonio già costruito e approfitta dell’ennesimo regalo dei padroni di casa.

Niente voli pindarici, dunque. L’Altamura ha mostrato limiti evidenti, ha concesso troppo e sul piano fisico ha sofferto la maggiore struttura della formazione biancorossa. Ma dopo settimane trascorse a interrogarsi su cosa volesse essere questa squadra, una risposta almeno parziale dal “Tonino D’Angelo” arriva: quando il Bari verticalizza, gioca con coraggio e smette di specchiarsi in un possesso sterile, può diventare molto più pericoloso.

Il 3-0 fa morale e classifica, ma soprattutto concede ossigeno. Ora la vera prova sarà capire quanto di questo Bari appartenga realmente alla crescita della squadra di Rastelli e quanto, invece, sia stato agevolato dalle fragilità dell’Altamura. Perché una vittoria può rappresentare un punto di partenza. Trasformarla immediatamente in una svolta sarebbe tutta un’altra storia.

Foto: SSC Bari

Alla vigilia del derby. Rastelli: “Ad Altamura avranno il coltello tra i denti. Sará una battaglia”

È la vigilia del derby. Domani sera, alle 21:00, il Bari sarà di scena al Tonino D’Angelo per affrontare l’Altamura nella quarta giornata del campionato di Serie C. Una sfida che arriva già con un peso importante per entrambe le squadre, considerando quanto raccolto nelle prime tre giornate e le diverse sensazioni con cui le due formazioni si presentano all’appuntamento. Il Bari di Massimo Rastelli arriva sulle ali dell’ultimo successo: al San Nicola i biancorossi hanno superato 1-0 il Casarano, ritrovando una vittoria che ha dato fiducia e continuità al percorso di inizio stagione. Il successo contro i salentini ha rappresentato anche una risposta dopo le prime due giornate di campionato, nelle quali la formazione biancorossa aveva alternato risultati e prestazioni.

Dall’altra parte ci sarà un Altamura che cerca invece il riscatto. I biancorossi murgiani sono reduci dalla sconfitta casalinga per 0-2 contro il Savoia, maturata nell’ultima giornata, e arrivano dunque al derby con la necessità di reagire immediatamente. Un passo falso che ha lasciato l’Altamura con l’obiettivo di ritrovare punti e soprattutto prestazione davanti al proprio pubblico. Difatti, sono 2.900 i tifosi attesi allo stadio, con il tutto esaurito fatto registrare in vista della sfida.

Sull’atteggiamento che si aspetta dalla squadra, Rastelli avverte: «Un altro derby dopo Barletta. Vogliamo cancellare quella partita, ce l’abbiamo ancora tutti negli occhi. Vogliamo fare una grande prestazione, ma ci aspetta un Altamura con il coltello tra i denti. Affronteremo una battaglia. Abbiamo preparato una gara sui novanta minuti e tutti sono pronti per giocare dall’inizio».

Buone notizie arrivano dall’infermeria, con il tecnico che avrà a disposizione l’intero gruppo. Sulle possibili scelte di formazione, Rastelli precisa: «Sono tutti disponibili e tirerò le somme sull’undici titolare tenendo conto di quello che abbiamo preparato. Allo stesso tempo bisognerà conservare altre risorse da utilizzare attraverso i cambi nel corso della gara».

Il Bari continua intanto il proprio percorso di crescita. Alcuni progressi sono evidenti durante la settimana, ma il tecnico chiede maggiore continuità nel trasferirli sul terreno di gioco: «Abbiamo sempre dei feedback sui quali lavoriamo per migliorarci. Il nostro compito è far crescere la squadra sia a livello individuale sia collettivo. Sotto questo aspetto vedo dei miglioramenti, anche se durante le partite non riesco ancora a riscontrare la stessa continuità».

Tra i calciatori che potrebbero trovare maggiore spazio c’è anche Mogos. Sul suo impiego e sulla posizione in campo, l’allenatore chiarisce: «Ho cercato di inserire Mogos in Coppa Italia, ma alla fine del primo tempo ho preferito cambiarlo per evitare problematiche future. Come ho già detto, adesso tutti sono pronti per poter giocare dal primo minuto. È stato preso per fare il terzino nella difesa a quattro».

Un passaggio importante viene poi dedicato alla profondità dell’organico, uno dei punti di forza che il Bari ha mostrato soprattutto quando Rastelli ha avuto la possibilità di pescare dalla panchina: «La gestione delle risorse è uno dei principali obiettivi di un allenatore. L’esperienza insegna che nell’arco di una stagione c’è bisogno di tutti e bisogna riuscire a far sentire ogni giocatore importante. Poi è giusto che chi merita dia il proprio contributo. Nel calcio post-Covid i cinque cambi hanno modificato profondamente anche la gestione delle partite, perché permettono all’allenatore di utilizzare caratteristiche diverse sulla base della lettura della gara. Noi abbiamo la fortuna di avere una rosa ampia e di qualità e, quando peschiamo dalla panchina, riusciamo a trovare risorse importanti. La differenza la fa anche il modo in cui un calciatore entra in campo».

Tra le alternative a disposizione figura Manè, sul quale Rastelli continua a intravedere importanti margini di crescita: «Manè ha tante doti dal punto di vista fisico. Sappiamo che deve migliorare, ma è uno dei tanti giocatori che possono partire dal primo minuto».

Parole particolarmente significative vengono infine riservate a Maggiore, diventato rapidamente uno degli elementi di maggiore affidabilità del centrocampo biancorosso. Rastelli ne sottolinea soprattutto professionalità e intelligenza tattica: «Sono contento di aver conosciuto Maggiore prima da lontano e poi di averlo potuto valutare direttamente in questo primo mese e mezzo. È andato al di là delle mie più rosee aspettative. Dal primo giorno non ha sbagliato un allenamento. È chiaro che pretendo determinate cose da lui perché possiede un’intelligenza calcistica fuori categoria e, proprio per questo, deve trovare quella continuità che il suo valore richiede. Ci sono ancora molti margini di miglioramento per tutti e, quando riusciremo a compiere questi passi in avanti, tutto diventerà più agevole».

Sulle difficoltà della trasferta, il tecnico biancorosso avverte: «Nella nostra carriera siamo stati calciatori e allenatori di tante squadre e sappiamo benissimo cosa ci aspetta dall’altra parte. Lo sapevamo anche prima di andare a Barletta. Affronteremo una squadra che gioca un bel calcio e mette in pratica ottime idee, anche perché gioca con leggerezza. È un avversario da prendere con le dovute molle: se non lo affronti nel modo giusto può metterti in grande difficoltà».

Al di là di quanto espresso finora sul piano del gioco, Rastelli continua però a sottolineare un aspetto che considera particolarmente importante: la capacità del gruppo di sopperire alle proprie lacune attraverso carattere e determinazione.

Sulla crescita della squadra, Rastelli spiega: «Quando continuo a dire di essere soddisfatto di quello che stanno facendo i ragazzi è perché, anche nelle difficoltà, siamo riusciti attraverso la volontà di ottenere il risultato a sopperire a tante altre mancanze. Questo ci dà consapevolezza, sapendo che il percorso è iniziato da poco e deve portarci a crescere sia dal punto di vista fisico sia nelle conoscenze e nei meccanismi di squadra».

Il tecnico non nasconde, dunque, come il Bari sia ancora alla ricerca di una propria identità definitiva. Il peso della maglia e le aspettative che accompagnano i biancorossi impongono di puntare sempre al massimo, ma Rastelli invita anche a non sottovalutare il valore degli avversari.

Sul momento attraversato dalla squadra, l’allenatore chiarisce: «Adesso siamo un Bari che sta cercando di capire cosa vuole diventare. Il Bari porta con sé lo stigma del blasone, con l’idea di dover vincere dappertutto, ma esistono anche gli avversari e ci sono squadre che possono metterti in difficoltà».

Infine, uno sguardo alle condizioni di Vicari e alla situazione di Prisco. Per il difensore arrivano segnali incoraggianti dopo il periodo trascorso ai box.

Sui due calciatori, Rastelli conclude: «Vicari è tornato ad allenarsi con la squadra e sono certo che sarà un valore aggiunto non appena avrà ritrovato la condizione migliore. Prisco, invece, deve prima risolvere alcune sue situazioni e noi lo aspettiamo».

Foto: SSC Bari

Sibilli saluta Bari, ma le parole pesano: il rispetto non può essere a senso unico

L’ex biancorosso torna sul suo addio dopo le dichiarazioni rilasciate nel post partita di Juve Stabia-Pisa. Prima la rivelazione di una scelta maturata già a giugno, poi il lungo messaggio rivolto alla piazza barese. Ma alcuni passaggi inevitabilmente stridono con quanto accaduto durante l’estate.

C’è un momento in cui le strade nel calcio si dividono. È normale, fisiologico e persino inevitabile. Poi, però, c’è il modo in cui ci si lascia. Ed è proprio su questo terreno che l’addio di Giuseppe Sibilli al Bari continua a lasciare più di qualche interrogativo. L’ex calciatore biancorosso, passato alla Juve Stabia durante il mercato estivo, nel post partita contro il Pisa ha raccontato che la scelta di approdare in Campania sarebbe maturata già nel mese di giugno. Un’affermazione che, inevitabilmente, ha fatto rumore a Bari e che assume un peso particolare se riletta alla luce di quanto accaduto nei mesi successivi.

Questo perchè nel frattempo Sibilli non era stato considerato un elemento ai margini del progetto. Tutt’altro. Durante l’estate ha continuato a vestire la maglia biancorossa arrivando persino a indossare la fascia da capitano, simbolo che per sua natura dovrebbe rappresentare appartenenza, responsabilità e centralità all’interno di un gruppo. Ed è qui che nasce la contraddizione. Se davvero la decisione di lasciare Bari era stata presa già a giugno, che valore assume tutto ciò che è avvenuto dopo? E soprattutto: quanto poteva essere autentica quell’immagine di calciatore ancora pienamente coinvolto nel progetto biancorosso?

La diffusione delle sue dichiarazioni sulle testate locali baresi ha evidentemente provocato la reazione del calciatore che attraverso un lungo messaggio social ha voluto salutare la città e spiegare la propria posizione. Sibilli ringrazia Bari per quanto ricevuto, ricorda i momenti belli e quelli difficili, parla della squalifica pagata davanti alla giustizia e nei confronti della società, alla quale – sostiene – avrebbe versato un numero di mensilità superiore agli otto mesi di stop. Poi precisa di aver dato priorità al Bari, ma che l’incontro con il suo procuratore non avrebbe portato a un accordo per la permanenza.

Sul piano economico non entriamo e non vogliamo entrare. Una trattativa può saltare per mille ragioni e ogni professionista ha pieno diritto di scegliere ciò che ritiene migliore per la propria carriera. Il punto, però, è un altro. Nel suo messaggio Sibilli rivendica il rispetto mostrato nei confronti di Bari ed è proprio questa parola, rispetto, a meritare una riflessione.

Perché il rispetto non può essere invocato soltanto quando arrivano le critiche. Deve valere in entrambe le direzioni. Bari ha accolto Sibilli, lo ha sostenuto e gli ha dato fiducia anche durante uno dei momenti più delicati della sua esperienza professionale. La vicenda scommesse e la conseguente squalifica lo hanno tenuto lontano dal campo per mesi in una stagione drammatica per i biancorossi, culminata con la retrocessione. La sua assenza, per il peso tecnico che aveva all’interno della squadra, non può certo essere indicata come unica causa del tracollo, ma ha inevitabilmente privato il Bari di una pedina importante.

Eppure la società e la piazza sono andate avanti. Sibilli è rimasto parte del Bari, fino a ricevere anche quella fascia da capitano che non è – o almeno non dovrebbe essere – un semplice pezzo di stoffa. È questo il passaggio che rende difficile accogliere senza perplessità il suo ultimo saluto. Nessuno può contestare a Sibilli la volontà di cambiare squadra. Nessuno può pretendere che un calciatore rinunci alle proprie ambizioni o accetti qualsiasi condizione pur di restare. Ma dire oggi che la scelta della Juve Stabia era maturata già a giugno cambia inevitabilmente la prospettiva con cui rileggere l’intera estate.

Indossare la fascia da capitano, trasmettere pubblicamente un forte legame con Bari e lasciare intendere di non voler salutare il capoluogo pugliese, mentre dentro di sé sarebbe stata già maturata una scelta differente, rappresenta quantomeno una contraddizione che non può essere liquidata appellandosi semplicemente al rispetto. Anzi, il lungo messaggio pubblicato dopo le polemiche rischia di trasformarsi nella classica toppa peggiore del buco.

Perché Bari non contesta a Sibilli di essere andato via. Contesta, semmai, la distanza tra ciò che è stato rappresentato durante l’estate e ciò che lui stesso ha raccontato dopo aver cambiato maglia. Il calcio è professionismo, certo. Le bandiere sono sempre più rare e i contratti hanno un peso enorme. Proprio per questo sarebbe forse bastata una frase molto più semplice: avevo deciso di cambiare, non abbiamo trovato le condizioni per continuare insieme e ho scelto un’altra strada.

Senza riscrivere i mesi precedenti. Senza rivendicare lezioni di rispetto. Perché se Bari ha rappresentato davvero ciò che Sibilli racconta nel suo saluto – una città che lo ha accolto, sostenuto e alla quale sarà sempre debitore – allora quella stessa città meritava probabilmente maggiore chiarezza quando sul braccio compariva ancora la fascia da capitano.

Caro Giuseppe, il rispetto non si pretende: si dà e si riceve. Le strade si dividono, il calcio va avanti e Bari farà altrettanto. Au revoir.

Foto: SSC Bari

Bari, tre punti senza battiti: neppure in superiorità arriva il dominio

Il Bari ospita al San Nicola il Casarano di Vito Di Bari nella terza giornata del girone C di Serie C e conquista la vittoria per 1-0 grazie alla rete di Bianchi al 64’. Tre punti preziosi al termine di una partita dominata dal grigiore, nella quale i biancorossi non riescono mai a imporre realmente il proprio gioco, nonostante la superiorità numerica maturata già al 35’.

I pugliesi mostrano una leggera percentuale di crescita rispetto alle precedenti uscite, ma nel primo tempo manca ancora concretezza negli ultimi metri. Le occasioni migliori portano la firma di Butic, che in più di una circostanza sfiora il vantaggio trovando però sulla propria strada un attento Farroni.

Dall’altra parte Cerofolini resta sostanzialmente inoperoso, segnale di un assetto difensivo più solido rispetto al recente passato ma anche di un Casarano poco operativo.

La partita cambia al 35’, quando Matino viene espulso dopo un doppio intervento falloso, giudicato eccessivamente aggressivo dal direttore di gara. Il Casarano resta così in dieci uomini, offrendo al Bari la possibilità di aumentare pressione e intensità, aspetto però non riscontrato per l’intera totalità della gara.

Qualche errore di troppo di Burgio espone il Bari alle ripartenze avversarie, ma la gara viaggia su ritmi complessivamente bassi. Anche quando si intravede una timida evoluzione manca l’affondo decisivo: troppo poco per parlare di una squadra davvero agguerrita.

Nella ripresa il calcio camminato prende il sopravvento con un Bari lento e apparentemente privo di battiti. Rastelli non gradisce e al 56’ prova a scuotere la squadra con un triplo cambio: dentro Esposito, Celli e Bianchi, fuori Maggiore, Burgio e Butic.

La svolta arriva proprio dai nuovi entrati. Al 64’ Bianchi firma il vantaggio al termine di una pregevole azione corale, finalizzando l’assist di Celli. Il gol, però, non cambia l’inerzia emotiva della partita. Nonostante la superiorità numerica e quella acquisita nel punteggio, il Bari continua a passeggiare sul terreno di gioco, quasi potesse amministrare con serenità un margine ben più ampio.

Impulsi di vita se ne vedono pochi, se non nessuno, nell’arco dei novanta minuti. Come sostiene il direttore generale Marino, servirà probabilmente tempo a una squadra completata soltanto nelle ultime ore di mercato.

Ma una domanda resta inevitabile: se il Bari non riesce a dominare neppure un avversario ridotto in dieci uomini, ci sarà pure un perché e di certo non riguarda la pressione o le calde temperature settembrine.

Foto: SSC Bari

Bari, Marino alza la voce: “Voglio guadagnarmi la stima dei baresi”

Il mercato ha chiuso i battenti, adesso per il Bari è arrivato il momento dei conti. E non soltanto quelli relativi ad acquisti, cessioni e operazioni concluse nelle ultime ore. A metterci la faccia è il direttore generale Pierpaolo Marino, chiamato a spiegare le scelte che hanno portato alla costruzione dell’organico affidato a Massimo Rastelli.

Una conferenza stampa che arriva in un momento tutt’altro che banale. Le prime uscite ufficiali hanno infatti lasciato più di qualche interrogativo sulla reale profondità e competitività della rosa, soprattutto dopo il pesante ko di Barletta e una prestazione tutt’altro che brillante contro il Picerno, superato soltanto ai calci di rigore in Coppa Italia.

Marino aveva parlato di una squadra completa, Rastelli di un “ventaglio di alternative” a propria disposizione. Il mercato, adesso, non concede più possibilità di intervento: le carte sono sul tavolo e il Bari è questo.

Al direttore generale il compito di spiegare strategie e scelte; al campo, già dalle prossime giornate, quello di stabilire se siano state quelle giuste: “E’ stata una campagna acquisti complicata. Tra il tentativo di rifondare e di non far partire i migliori. Ringrazio alcuni giocatori di questo Bari che hanno ricevuto importanti offerte da club di B ma hanno preferito di rimanere qui. Un saluto anche a chi ha deciso di andare via ma la stima verso chi è rimasto è maggiore“.

Marino non usa giri di parole e, nella conferenza stampa di chiusura del mercato, mette sul tavolo anche le difficoltà incontrate nella costruzione del nuovo Bari. Il direttore generale parte da chi ha scelto di restare nonostante le sirene della categoria superiore: “Giocatori come Mantovani, Cerofolini e Maggiore hanno ricevuto offerte importanti. Quando ci siamo confrontati mi hanno manifestato i loro dubbi, ma alla fine sono rimasti. Altri, invece, si sono comportati in maniera inadempiente. Oggi le società sono costrette a subire le violenze degli agenti“.

Parole pesanti, che Marino collega ad una riflessione più ampia sul calcio moderno e sul rapporto tra club, calciatori e procuratori: “Non ce l’ho con i giocatori che sfruttano le opportunità offerte dal sistema, ce l’ho con le regole. Si dice che i calciatori siano lavoratori subordinati, ma di fatto si comportano da autonomi: se le cose vanno male non accettano decurtazioni, se vanno bene si parla subito di aumenti. E ce l’ho con quegli agenti che sfruttano questa situazione fino a diventare quasi proprietari dei calciatori”.

Poi il passaggio su Vicari, sul quale il dg fa chiarezza anche rispetto alle voci circolate nelle ultime settimane: “È un giocatore del Bari. Tre settimane fa ha avuto un problema ed è stato operato al menisco. Durante il mercato certe cose non si pubblicizzano. Nonostante questo ha rifiutato alcune proposte. Non è stato fermo perché non volesse fornire prestazioni, come qualcun altro. Sono felicissimo che sia rimasto qui”.

Sul capitolo infortuni Marino precisa anche la situazione di Butic: “Non era infortunato, aveva accusato un risentimento al quadricipite e abbiamo preferito tenerlo precauzionalmente a riposo. La materia relativa agli infortuni è coperta dalla privacy del club, non soltanto del calciatore”.

Spazio quindi alle scelte tecniche che hanno completato l’organico. L’obiettivo era consegnare a Rastelli almeno due alternative per ruolo, soprattutto nel reparto offensivo: “Dovevamo completare la rosa davanti con un jolly come Bianchi e sugli esterni con un giocatore come Della Morte, che per me è indiscutibile. Abbiamo seguito anche altri profili perché non avevamo certezze su una trattativa complicata. Sono elementi che ci servivano. Inoltre abbiamo giocatori come Prisco, che può ricoprire quel ruolo a centrocampo”.

Un discorso a parte riguarda Darboe: “Quando Rastelli lo ha visto ha voluto lavorarci. Anche lui ha rifiutato delle proposte”.

Ma per Marino la qualità della rosa, da sola, non può bastare. Il Bari dovrà soprattutto trasformarsi in squadra: “Serve compattezza. I giocatori devono credere nell’obiettivo e sentirlo proprio. Noi possiamo spiegare quali possano essere i benefici, poi dobbiamo accompagnarli nella quotidianità e, quando serve, dare anche qualche bastonata. Dopo Barletta certamente non hanno ricevuto applausi, anche se qualche attenuante va concessa. Guardate quante delle cosiddette favorite stanno incontrando difficoltà. La nostra arma deve essere l’umiltà: siamo forti, ma gli altri lo sono tanto quanto noi”.

È però nella parte finale che Marino alza ulteriormente il livello delle dichiarazioni, mettendo sul tavolo reputazione, ambizioni e responsabilità personali: “Ho ricevuto tutte le garanzie, altrimenti non sarei qui. Non sono un buffone. Non avrei mai fatto la Serie C se non fosse stato per Bari. Sono stato chiamato da club importanti di Serie A e Serie B e finora qui mi è stato messo tutto a disposizione”.

Nessun alibi, dunque, ma neppure la volontà di nascondere il peso della missione: “Con l’onestà che mi contraddistingue dico che questa è la situazione più complessa della mia carriera. Per me è un’impresa difficilissima. Non mi sento né un Dio né infallibile, sono semplicemente una persona che è migliorata nel tempo. Non posso permettermi di commettere gli errori del passato e ho una passione incredibile”.

Il traguardo, invece, Marino lo indica senza nascondersi: “Voglio guadagnarmi la stima di Bari e dei baresi. Il mio obiettivo è riportare il Bari nella categoria superiore e spero che un giorno possano ricordarmi qui come è accaduto in altre città. So che il compito è molto difficile e che in questo momento c’è più diffidenza che fiducia”.

Una consapevolezza che non sembra spaventarlo. Anzi, probabilmente rappresenta una delle ragioni per cui ha accettato: “Per me Bari è una sfida bellissima”.

Bari, il primo esame è un disastro: a Barletta zero tiri e tre reti incassate

Tre gol subiti, nessuna conclusione e una prestazione senza identità. Il primo vero banco di prova ridimensiona bruscamente il Bari: a Barletta non è soltanto il 3-0 a preoccupare, ma l’immagine di una squadra ancora lontanissima da quella costruita e annunciata per vincere il campionato. Un campanello d’allarme che ora chiama direttamente in causa il mercato. A segno Da Silva 33′,70′ e Cocetta (AU) 57′.

Il primo tempo del Bari presenta tutti gli ingredienti di una pietanza già vista nei novanta minuti contro la Cavese. Lo schieramento proposto da Rastelli, pur con alcune variazioni rispetto all’ultima uscita – su tutte Esposito e Mendicino dal primo minuto – mostra fin dalle battute iniziali evidenti fragilità in diverse componenti.

La manovra biancorossa fatica a decollare: il gioco non è propositivo e, soprattutto, appare poco ordinato. Il dato più eloquente è quello dei tiri nello specchio, fermi a zero, accompagnato dai pochissimi palloni realmente giocabili recapitati agli attaccanti. La linea Manè-Mendicino incontra notevoli difficoltà nel liberarsi dal raddoppio sistematico dei giocatori del Barletta, finendo per essere quasi completamente neutralizzata.

È un Bari che si vede poco, per non dire nulla. Quella grinta invocata e annunciata nel pre-partita sembra lontanissima da quanto mostrato sul terreno di gioco.

Al 27’ arriva il primo vero squillo del Barletta con Da Silva, preludio a quanto accade appena cinque minuti più tardi: al 32’ è ancora lui a prendersi la scena con una conclusione strepitosa che porta meritatamente in vantaggio i padroni di casa.

L’assenza di Butic si avverte in maniera evidente e finisce per pesare anche sulla prestazione di Tribuzzi, completamente evanescente e di fatto non pervenuto nella prima parte di gara. All’intervallo resta così l’immagine di un Bari spento, poco incisivo e incapace di dare concretezza alla propria manovra.

La ripresa certifica tutte le difficoltà del Bari che invece di reagire finisce per smarrirsi ulteriormente. Il Barletta ne approfitta e dilaga: al 58’ arriva il raddoppio, complice l’autorete di Cocetta, mentre al 71’ Da Silva firma il 3-0 con una splendida rovesciata che chiude virtualmente i conti.

Il dato più preoccupante va ben oltre il risultato. A lasciare perplessi è soprattutto la mancanza di identità di una squadra costruita e presentata con l’obiettivo dichiarato di vincere il campionato. E allora la domanda diventa inevitabile: in che modo?

Contro il Barletta il Bari non riesce a costruire praticamente nulla. Il dato è impietoso: non soltanto mancano i tiri nello specchio della porta, ma viene meno persino la capacità di arrivare alla conclusione. Una sterilità offensiva che fotografa perfettamente le difficoltà di una squadra incapace di trovare ritmo, geometrie e soluzioni.

Il primo vero banco di prova della stagione restituisce così indicazioni difficili da ignorare. Il mercato ha portato alcuni innesti interessanti, ma anche elementi che, almeno per quanto mostrato finora, non sembrano garantire il salto di qualità necessario.

Il centrocampo appare vuoto, privo di quella struttura capace di dettare tempi e sostenere contemporaneamente le due fasi. Davanti il problema non cambia: Gomez incide pochissimo e troppo spesso resta ai margini della manovra.

Al Bari non si chiedeva una partita perfetta. Si chiedevano però carattere, personalità e la capacità di dimostrare di essere una squadra costruita per recitare un ruolo da protagonista. Il 3-0 racconta invece di falle ancora evidenti, mentre l’enorme difficoltà nell’avanzare e rendersi pericolosi rappresenta un messaggio impossibile da sottovalutare.

Il mercato può e deve ancora intervenire. Servono rinforzi capaci di alzare immediatamente il livello della rosa, soprattutto nei reparti che oggi mostrano le lacune più profonde. Se una sconfitta può avere un’utilità, allora che questo 3-0 serva almeno a qualcosa: che arrivi forte e chiaro ai piani alti del Bari come un campanello d’allarme. Perché il campionato si può dichiarare di volerlo vincere, ma poi bisogna costruire una squadra realmente attrezzata per farlo.

Foto: SSC Bari

Bari, Rastelli avvisa: “Contro di noi sarà sempre la partita della vita”

Il Bari si prepara a tornare in campo per una sfida che promette intensità, agonismo e una cornice di pubblico particolarmente calda. Domani i biancorossi saranno di scena contro il Barletta, in un appuntamento che rappresenta un nuovo banco di prova nel percorso di crescita della squadra guidata da Massimo Rastelli.

Dopo le prime indicazioni offerte dalla nuova stagione, l’attenzione resta puntata soprattutto sull’evoluzione del gruppo, ancora chiamato a trovare continuità, condizione e automatismi. Il derby contro il Barletta, però, lascia poco spazio agli esperimenti: serviranno personalità, equilibrio e la capacità di interpretare una gara che, inevitabilmente, avrà un peso particolare anche sul piano emotivo.

Alla vigilia del match, mister Massimo Rastelli è intervenuto in conferenza stampa per fare il punto sulle condizioni della squadra, sulle possibili scelte di formazione e sulle insidie di un Barletta pronto a giocarsi le proprie carte davanti al pubblico di casa: “Questo sarà il primo derby stagionale sentito molto da entrambe le tifoserie. Sono curioso di vedere gli aspetti emotivi della mia squadra davanti ad uno stadio pieno. Il Barletta ha entusiasmo, sono tornati in Serie C dopo tempo. Sono reduci da una buona prestazione e questo dimostra come non si arrendano facilmente. Vorrò vedere come i miei ragazzi risponderanno a questo esame”.

Le partite precedenti hanno evidenziato alcune zone d’ombra tra il centrocampo e la difesa: “Non parlerei di difficoltà della fase difensiva. Pongo maggiormente l’attenzione sulla qualità del palleggio nella fase offensiva. Fortunatamente siamo sempre riusciti a rimediare agli errori commessi, ma non punterei l’attenzione sul reparto”.

Celli torna, Vicari ancora fuori. Buone notizie dall’infermeria: “Celli è recuperato e si è allenato regolarmente con la squadra per tutta la settimana”. Restano invece indisponibili Vicari e Faggi. Sul difensore, Rastelli mantiene il massimo riserbo: “Per una questione di privacy non diremo cosa ha avuto. Speriamo possa rientrare in gruppo nel giro di pochi giorni”.

Il tecnico guarda con soddisfazione soprattutto alle risposte ricevute dalla panchina nelle prime uscite: “In queste due gare siamo riusciti a dare minutaggio a gran parte dell’organico. Quando abbiamo effettuato le sostituzioni, i subentranti hanno fatto la differenza. È fondamentale entrare con la mentalità giusta”.

La rosa cresce, e con lei aumentano le soluzioni. Mogos è uno degli elementi ancora alla ricerca della migliore condizione: “Giocando ho la possibilità di trovare sempre più risorse per gestire una partita. Mogos e altri stanno crescendo in corso d’opera e questo mi consente di avere un ventaglio più ampio dal quale attingere”.

Ma a Barletta servirà soprattutto essere pronti a reggere il peso di una squadra indicata tra le favorite del campionato. Rastelli lo sa e non cerca scorciatoie: “Contro di noi tutti vorranno fare risultato e la partita della vita. Gli avversari non avranno la pressione che abbiamo noi, ma se siamo qui significa che dobbiamo essere bravi a sopportarla e a gestirla”.

Niente Bari a due velocità, dunque. Per Rastelli l’atteggiamento non può cambiare in base allo stadio: “Una squadra costruita per vincere deve avere la stessa mentalità in casa e in trasferta. Il calcio ci ha insegnato che avere a lungo un assetto difensivo ermetico paga”.

Gomez e quel “lavoro sporco” che non sempre si vede. Il tecnico difende il contributo dell’attaccante, andando oltre il semplice dato realizzativo: “Ha caratteristiche particolari ed è molto bravo in area di rigore. Dobbiamo creargli il suo habitat naturale. Si sta sacrificando tantissimo, ha pulito molti palloni e sa dialogare con i compagni. Magari il suo lavoro è meno visibile, ma io vedo quanto stia facendo quel lavoro sporco che può sempre servire alla squadra”.

Sul possibile ballottaggio Tribuzzi-Esposito, invece, Rastelli non si sbilancia: “Non ho dubbi. In base alla partita che preparo mentalmente faccio le scelte iniziali, sapendo anche chi posso conservarmi per la ripresa”. Parole positive anche per Grgic: “Mi è piaciuto tanto per le sue qualità tecniche. Ha ancora molto margine di miglioramento dal punto di vista fisico”.

Il messaggio finale, però, torna al punto di partenza: il Bari deve migliorare quando costruisce e attacca. “Bisognerà essere più concreti, qualitativi e precisi nel possesso palla. Se attacchi bene eviti di farti rubare il pallone in zone pericolose, riesci a recuperarlo e concedi il minimo. Il nostro campionato ce lo impone”.

Domani, dunque, Rastelli si aspetta una prima risposta concreta: “Mi auguro che i ragazzi riescano a mostrarmi la crescita avvenuta”. A Barletta non basterà soltanto reggere l’urto: il Bari dovrà dimostrare di saper comandare la partita con la mentalità di chi sa di essere la squadra da battere.

Rastelli sorride anche sulle curiosità della vigilia e ridimensiona con una battuta la presenza dei suoi collaboratori durante l’allenamento degli avversari: “I miei analisti erano lì e stavano studiando con me la partita. Peraltro si trattava di un allenamento a porte aperte, quindi non mi sembra che qualcuno si sia appeso agli alberi per guardare”. Poi chiude con ironia: “Prendiamola con un sorriso”.

Foto: SSC Bari