Mantovani apre, Colangiuli chiude: Bari vittorioso tra luci ed ombre

Si aprono le danze del campionato di Serie C allo stadio San Nicola, dove il Bari ha affrontato nella prima giornata la Cavese di mister Masitto. Esordio vittorioso per i pugliesi che sigillano il risultato sul 2-0 con le reti di Mantovani 33′ e Maggiore 66′.

A fare da cornice alla gara c’è l’assenza della Curva Nord, rimasta ancora una volta vuota. Nel settore è stato affisso lo striscione “Liberate il nostro Bari”, lasciato parlare nel silenzio generale.

Per gli uomini di Rastelli l’avvio della gara è prudente. Il primo squillo arriva al 6’ con Butic che però non riesce a incidere. La Cavese, dal canto suo, si mostra ordinata e pronta ad approfittare degli errori dei biancorossi. E’ lampante la consapevolezza di avere di fronte una squadra appena retrocessa dalla Serie B e costruita per puntare alla vittoria del campionato.

Il Bari controlla il possesso, ma spesso finisce per perdersi nella fitta rete dei propri passaggi.  Ne consegue un ritmo basso ed una manovra che spesso appare prevedibile, anche se una parte della difficoltà può essere ricondotta all’atteggiamento compatto dell’avversaria. Resta però un interrogativo: contro squadre più attrezzate e aggressive, questo Bari rischia di pagare una circolazione di palla troppo lenta e poco incisiva?

Quando la partita sembra scorrere senza particolari sussulti al 33’ arriva il vantaggio biancorosso, firmato in maniera inattesa dal capitano Valerio Mantovani. L’azione nasce da un calcio d’angolo battuto da Burgio. La palla viene deviata all’indietro da Butic che finisce a terra dopo aver provato a intervenire, lasciando di fatto la sfera nella zona ideale per l’inserimento del difensore.

Mantovani si coordina alla perfezione e lascia partire una bordata potente e precisa che non lascia scampo a Boffelli. Un tiro imparabile che permette al Bari di sbloccare una gara fin lì caratterizzata da ritmi bassi e da una manovra ancora poco brillante.

Il ritmo lento della partita finisce quasi per addormentare anche Cerofolini. Nei minuti finali del primo tempo, il portiere biancorosso incappa in una leggerezza sorprendente, soprattutto considerando il suo curriculum.

Cerofolini non riesce a bloccare il pallone, che gli sfila pericolosamente sulla linea di porta. L’estremo difensore riesce a intervenire soltanto in un secondo momento, evitando che la disattenzione si trasformi in un regalo clamoroso per la Cavese.

La ripresa del Bari parte con estrema sofferenza. La Cavese trova anche la via del gol, ma la rete viene annullata per un fallo commesso su Manè in fase offensiva. I biancorossi faticano a reagire e l’inerzia della gara sembra prendere una piega preoccupante.

Rastelli prova allora a cambiare volto alla squadra, intervenendo sul piano tattico e sull’identità. La mossa dà i suoi frutti al 66’, quando Mattia Esposito entra e offre a Giulio Maggiore l’assist per il gol del 2-0.

Da quel momento il Bari acquisisce maggiore sicurezza e trova nuova brillantezza soprattutto sulla fascia sinistra, proprio grazie alla vivacità del campano classe 2008. Un segnale importante per una squadra chiamata a costruire una propria identità e a trasformarla in un’arma da mettere in campo anche contro le prossime avversarie.

A chiudere definitivamente i conti ci pensa Colangiuli all’85’, con la rete del 3-0 che mette il sigillo sulla sfida. I cambi di Rastelli si rivelano decisivi e danno nuova linfa al Bari, capace di chiudere la gara in crescendo.

Restano però alcune questioni da risolvere, soprattutto sul piano della personalità e dell’identità di squadra. Il tempo non manca, ma le basi vanno gettate fin da subito: se l’obiettivo è vincere il campionato, il Bari dovrà costruire certezze ed evitare pericolosi passi falsi.

Foto: SSC Bari

Bari-Cavese, la vigilia. Rastelli e il San Nicola: “I tifosi ci servono come l’aria, ma dobbiamo riconquistarli”

Massimo Rastelli si prepara al debutto in campionato sulla panchina del Bari. Alla vigilia della sfida contro la Cavese, il tecnico biancorosso ha fatto il punto sul lavoro svolto nell’ultimo mese, sull’inserimento dei nuovi arrivati e sulle insidie di una gara che rappresenterà il primo vero banco di prova della nuova stagione.

Rastelli parte dal Bari che si presenta ai nastri di partenza, una squadra ancora in fase di costruzione soprattutto sotto il profilo della condizione atletica: “È un Bari che ha portato avanti il lavoro di un mese, inserendo gradualmente nel gruppo i nuovi arrivati. Stiamo cercando di far capire loro immediatamente dove sono arrivati e cosa vogliamo. In questo momento c’è ancora una certa disomogeneità di condizione tra alcuni elementi, ma abbiamo tempo per fare in modo che tutti possano diventare utili alla causa”.

Quella contro la Cavese avrà però un significato particolare anche sul piano personale. Rastelli torna infatti protagonista in panchina dopo un lungo periodo e lo farà alla guida di una piazza che, per sua stessa ammissione, rappresentava una delle sue aspirazioni: “È una vigilia differente perché mi rivede protagonista dopo molto tempo. Non posso che ringraziare la società e il direttore generale Marino. Allenare il Bari era una delle mie aspirazioni, ma sono consapevole di avere una grande responsabilità. Sono molto emozionato: provo sensazioni belle, che mi riportano quasi agli inizi della mia carriera”.

Sul fronte degli indisponibili le certezze riguardano Vicari e Manzari, mentre resta da sciogliere il nodo Celli: “Vicari e Manzari sono sicuramente fuori, sono i due infortunati di lunga degenza. Stiamo valutando le condizioni di Celli e dobbiamo capire se rischiarlo oppure provare a recuperarlo completamente. Per il resto sono tutti disponibili. Dopo la rifinitura deciderò i convocati”.

Capitolo Sibilli, invece, ancora aperto: “A fine allenamento saprete”. Rastelli non si lascia ingannare dai pronostici e invita il Bari a prestare particolare attenzione alle caratteristiche della formazione campana: “Conosco benissimo questo campionato. Loro hanno studiato noi e noi abbiamo fatto altrettanto. La Cavese è una squadra con caratteristiche particolari, molto pericolosa e con individualità che possono metterci in difficoltà. Dovremo giocare conoscendo perfettamente i loro punti di forza”.

Il messaggio è chiaro: nessun approccio superficiale: “Serviranno massima attenzione e massimo rispetto. Non bisogna prendere sottogamba nessuna squadra. Sappiamo che domani sarà la prima di tante battaglie e dovremo fare un certo tipo di calcio per riuscire a portare a casa i tre punti”.

Particolare attenzione anche alla capacità della Cavese di attaccare rapidamente la profondità e verticalizzare. Rastelli, però, non vuole ridurre la preparazione della gara a un solo aspetto tattico: “Curiamo tutte le fasi e lavoriamo su questi aspetti dal primo giorno di ritiro. Conosciamo i loro punti di forza e mi auguro che i ragazzi sappiano interpretare bene tutti i segnali della partita. Non c’è un unico aspetto sul quale focalizzarsi”.

Il tecnico è tornato anche sulle scelte effettuate contro il Casarano, spiegando come il sistema visto in campo sia stato condizionato anche dagli uomini e dalla condizione atletica a disposizione: “Contro il Casarano abbiamo fatto delle scelte sulla base dei giocatori che avevo a disposizione. Alla fine del primo tempo ho ritenuto necessario rinforzare il centrocampo. Tribuzzi mi aveva dato disponibilità per partire dal primo minuto, ma aveva un minutaggio inferiore rispetto agli altri. Eravamo un po’ ibridi, è vero: difendevamo in un modo e attaccavamo in un altro”.

Inevitabile, infine, il passaggio sulle ambizioni stagionali e sull’obiettivo promozione. Rastelli evita proclami, ma non abbassa l’asticella: “Ho avuto il piacere di vincere campionati e, anche quando non avevo a disposizione una squadra costruita per vincere, ho sempre cercato il massimo. A maggior ragione quando vieni ad allenare una piazza come Bari”.

Rastelli si è soffermato anche sulle condizioni degli ultimi arrivati, tracciando una situazione differente per Mendicino e Mogos. Il primo è già pronto per essere impiegato, mentre per il difensore rumeno servirà ancora del tempo: “Mendicino sta bene, è un giocatore pronto. Per Mogos, invece, c’è bisogno di un po’ di tempo: deve lavorare maggiormente con la palla e nell’immediato sicuramente non sarà disponibile”.

C’è poi il tema del rapporto con una tifoseria che, dopo le delusioni delle ultime stagioni, ha scelto di manifestare apertamente il proprio malcontento. Rastelli non nasconde il desiderio di tornare a vedere un San Nicola gremito, ma riconosce che dovrà essere innanzitutto la squadra a ricucire il rapporto con la piazza attraverso prestazioni e risultati: “Vorremmo vedere lo stadio pieno, ma siamo consapevoli che dobbiamo riconquistarci l’affetto e la passione dei nostri tifosi attraverso le prestazioni e i risultati. Da domani dobbiamo iniziare a dimostrarlo”.

Per il tecnico, dunque, saranno soprattutto le vittorie a poter progressivamente riavvicinare il pubblico ai biancorossi: “Ci auguriamo che, attraverso i risultati, il San Nicola possa tornare ad affollarsi giornata dopo giornata. Abbiamo bisogno dei nostri tifosi come l’aria”.

Rastelli è però consapevole delle difficoltà del momento e della necessità di trovare inizialmente le energie anche senza la tradizionale spinta del pubblico barese: “In questo momento è molto difficile, ma dobbiamo trovare dentro di noi le motivazioni necessarie”.

Foto: SSC Bari

Il Bari chiama, il tifo non risponde: il San Nicola vuoto è il prezzo della sfiducia

Il Bari ha inaugurato la nuova stagione davanti al proprio pubblico con una vittoria in Coppa Italia, ma il risultato maturato sul campo è passato quasi in secondo piano rispetto a ciò che si è visto sugli spalti. O, forse, a ciò che non si è visto.

Il San Nicola si è presentato con un colpo d’occhio insolito: appena 3.597 spettatori presenti, di cui 704 provenienti da Casarano. Un dato che può apparire allarmante, ma che in realtà rappresenta la naturale conseguenza di un malcontento che da tempo attraversa la piazza biancorossa. Bari ha sempre potuto contare su una tifoseria capace di numeri superiori persino a quelli di molte realtà di Serie A. Un popolo che ha continuato a seguire la squadra anche nei momenti più difficili, spinto da un senso di appartenenza che andava oltre risultati, classifiche e delusioni. Oggi, però, qualcosa si è spezzato.

La Curva Nord ha scelto la strada della diserzione. Una decisione maturata dopo anni di promesse mancate, obiettivi sfumati e dichiarazioni che, agli occhi di gran parte della tifoseria, non hanno trovato riscontro nei fatti. Una protesta che non nasce dall’indifferenza, ma esattamente dal contrario: da un forte legame con quei colori e dalla volontà di difendere un’idea di calcio e di appartenenza.

Nella scorsa stagione gli ultras avevano tentato in ogni modo di sostenere la squadra. Incontri con calciatori e allenatori, confronti dentro e fuori dallo stadio, appelli e incoraggiamenti per evitare una retrocessione che poi si è comunque materializzata. Quel coinvolgimento emotivo, però, non è bastato a cambiare il destino sportivo del Bari. Da qui la scelta più dolorosa: restare fuori.

La protesta non ha una scadenza prestabilita. Non è legata a una singola partita né a un momento specifico della stagione. Il tema centrale resta quello della multiproprietà e del futuro del club. Ufficialmente la proroga concessa scade il 1° luglio 2028, ma tra i tifosi sono pochi quelli che credono che quel termine rappresenti davvero la parola definitiva sulla vicenda. L’arrivo di Giovanni Malagò alla guida della FIGC ha riacceso interrogativi e aspettative che continuano ad alimentare il dibattito.

Per questo motivo la diserzione del San Nicola assume un significato che va oltre la semplice contestazione. Per molti tifosi si tratta di un sacrificio autentico. Rinunciare allo stadio significa rinunciare a un luogo che per intere generazioni è stato una seconda casa. Quegli spalti hanno accolto famiglie, amicizie, passioni e storie personali. Per tanti il gruppo ultras è stato anche un punto di riferimento umano, un rifugio dalle difficoltà della quotidianità.

Il silenzio che ha accompagnato l’esordio stagionale del Bari racconta dunque molto più di una protesta. Racconta una ferita ancora aperta tra la città e la proprietà. Una distanza che, almeno per il momento, appare difficile da colmare.

La speranza resta quella di tempi migliori e di segnali concreti. Qualcosa potrebbe cambiare nei prossimi mesi, ma al momento nessuno è in grado di dire con certezza in quale direzione. Nel frattempo il San Nicola resta lì, enorme e silenzioso, simbolo di un’attesa che a Bari sembra non voler finire.

Il Bari vince nel silenzio del San Nicola: Butic decide, il cantiere resta aperto

Il Bari supera il primo impegno ufficiale della stagione, ma i 90 minuti contro il Casarano lasciano più di una riflessione. I biancorossi vincono la prima partita di Coppa Italia davanti ad una Curva Nord deserta. I gruppi organizzati hanno scelto la linea del silenzio, radunandosi all’esterno del San Nicola senza entrare sugli spalti: una protesta muta, ma dal significato eloquente.

Un silenzio che, per lunghi tratti, sembra trasferirsi anche sul terreno di gioco. Il primo tempo del Bari è tutt’altro che convincente ma sarebbe prematuro emettere sentenze definitive dopo appena una partita. C’è però un elemento che appare già evidente: questa rosa necessita ancora di rinforzi.

Le occasioni latitano. L’unico vero lampo arriva da Butic che al 18′ da centrocampo prova a sorprendere Farroni, posizionato molto lontano dai pali, con un pallonetto tanto ambizioso quanto impreciso. Il Casarano si affaccia in avanti con qualche iniziativa potenzialmente pericolosa, senza riuscire però a concretizzare.

Quando lo 0-0 sembra ormai destinato ad accompagnare le squadre negli spogliatoi, il Bari trova il vantaggio: al 46’, Tribuzzi pennella un cross dalla sinistra e Butic, di testa, firma il primo gol biancorosso della stagione.

Una rete arrivata in extremis che salva il risultato, ma non cancella i dubbi lasciati da una prima frazione lenta e poco brillante tra due formazioni indicate come possibili protagoniste del prossimo campionato.

La ripresa scorre senza particolari sussulti con le due squadre impegnate in un lungo possesso palla privo di vere accelerazioni e occasioni degne di nota.

Dal punto di vista difensivo i biancorossi riescono a contenere con ordine gli attaccanti rossazzurri, concedendo poco agli avversari. Diverso il discorso in fase di costruzione dove continuano ad emergere imprecisioni tecniche e difficoltà nel dare continuità alla manovra offensiva.

Tra i volti nuovi, le indicazioni più incoraggianti arrivano da Butic, autore del gol decisivo, da Tribuzzi, dal giovane Elia e dal subentrante Esposito, apparsi subito dentro il contesto tecnico e tattico della squadra. Più difficile, invece, individuare segnali particolarmente significativi dagli altri innesti, chiamati a crescere nelle prossime settimane.

Il risultato finale sorride ai biancorossi e rappresenta senza dubbio una base positiva da cui ripartire. Al tempo stesso, però, il debutto conferma che il cantiere Bari è tutt’altro che completato e che il lavoro, sul campo e sul mercato, è ancora lontano dall’essere concluso.

Foto: SSC Bari

Bari, un cantiere aperto. Presentati Grgic, Tribuzzi e Celli: “Qui per vincere e sudare la maglia”

Il Bari continua a costruire il proprio futuro, ma la sensazione è che il cantiere sia ancora lontano dall’essere completato. Nella giornata di oggi, giovedì 13 agosto, la società biancorossa ha presentato ufficialmente nella sala stampa “Gianluca Guido” dello stadio San Nicola tre dei nuovi innesti chiamati a rilanciare le ambizioni del club dopo la retrocessione in Serie C: Alessandro Celli, Lukas Grgic e Alessio Tribuzzi. Un appuntamento importante, almeno nelle intenzioni, per spostare l’attenzione sul campo e sul progetto tecnico affidato a mister Rastelli.

La realtà, però, racconta un’altra storia. A pochi giorni dall’inizio della stagione, il Bari appare ancora una squadra in costruzione. Il lavoro del direttore generale Pierpaolo Marino e del suo staff procede senza sosta nel tentativo di ricostruire non solo una rosa competitiva, ma anche un rapporto con la città profondamente compromesso negli ultimi anni. Tuttavia, tra operazioni ancora da definire, possibili uscite e una fisionomia tecnica tutt’altro che delineata, la domanda che accompagna l’ambiente resta la stessa: quanto bisognerà attendere prima di vedere il vero Bari?

In questo contesto si inseriscono le parole di Celli, Grgic e Tribuzzi, tre giocatori chiamati non soltanto a dare un contributo sul campo, ma anche a confrontarsi con un ambiente esigente, deluso e ancora in cerca di risposte: “Sono giocatori che conoscete bene. Tribuzzi è uno specialista e per lui varrà il concetto del non c’è due senza tre. Celli è un giocatore che cercavamo. Lo avevamo bloccato da un mese e mezzo. Grgic è un giocatore internazionale che ha fatto le coppe e che io personalmente ho visto anni fa in una finale di coppa d’Austria con una cornice straordinaria”.

Per Tribuzzi il calcio rappresenta anche una tradizione familiare: “Mio zio ha giocato a calcio e ha lavorato anche con il direttore Marino. È una passione di famiglia e spero di riuscire a fare bene come lui”.

L’esterno biancorosso si è poi soffermato sul potenziale offensivo della squadra: “Abbiamo attaccanti fortissimi, un vero lusso per questa categoria. A Crotone ho giocato con Gomez e conoscevo già molto bene Butic. Siamo contenti di averli con noi e speriamo di metterli nelle condizioni migliori per segnare tanti gol”.

Parole importanti anche su Esposito: “È molto giovane – ha continuato Tribuzzi– e mi ha impressionato sin dai primi allenamenti. Speriamo di riuscire tutti insieme a raggiungere un obiettivo importante”.

Tribuzzi ha quindi ribadito la responsabilità avvertita dai nuovi arrivati: “Siamo onorati di essere stati scelti dal Bari. Cercheremo di dare il massimo, sudare la maglia e disputare un campionato importante”.

Deciso anche Lukas Grgic, convinto soprattutto dal confronto avuto con Pierpaolo Marino: “Ho scelto Bari dopo aver parlato con il direttore. Sono felice di essere qui. Provengo da un club importante e considero Bari lo step successivo della mia carriera. Sono consapevole della situazione e sono venuto qui per vincere”. Lo stesso Marino ha descritto così il centrocampista austriaco: “È molto simpatico ed è un calciatore dotato di grande intelligenza calcistica”.

Alessandro Celli, infine, non ha nascosto il fascino esercitato dalla piazza: “Bari è una chiamata che non si può rifiutare. Il direttore mi ha presentato un progetto importante, in un momento particolare per questa città. Avevo già accettato una sfida simile a Catania: sono due piazze prestigiose, che vivono di calcio e hanno conosciuto traguardi importanti”.

Il difensore ha poi chiarito la propria collocazione tattica: “Il mister mi ha schierato in una posizione più avanzata – ha dichiarato Celli- probabilmente per farmi acquisire minutaggio. Sono nato terzino sinistro e quello resta il ruolo nel quale mi trovo meglio, ma sono pronto a fare tutto ciò che serve alla squadra”.

In chiusura una parentesi sulla questione del capitano: “Nelle mie squadre – conclude Marino – il capitano viene scelto direttamente dal gruppo, perché deve essere l’espressione autentica dello spogliatoio e non il risultato di una decisione calata dall’alto”.

Bari, il conto del passato non si presenti ai nuovi arrivati: criticare sì, condannare a prescindere no

Bari, comunque la si faccia, sembra essere sempre quella sbagliata e forse è anche comprensibile, perché quando una piazza è stata delusa troppe volte diventa difficile concedere fiducia senza pretendere prima delle risposte.

Domenica 16 agosto il Bari di Massimo Rastelli scenderà in campo contro il Casarano di Vito Di Bari per il primo appuntamento ufficiale della stagione, quello di Coppa Italia. Eppure, a pochi giorni dal debutto, attorno alla costruzione della squadra restano ancora troppi “se” e troppi “ma” per poter considerare definitivamente chiuso il cantiere biancorosso.

Il mercato continua infatti a condizionare il lavoro tecnico. Dickmann e Verreth hanno salutato, mentre altre situazioni restano da definire: Dorval sembra ormai destinato alla partenza, Sibilli continua a rappresentare uno dei nodi più delicati e, più in generale, il roster appare ancora lontano dalla sua configurazione definitiva. Una condizione che inevitabilmente riporta alla domanda posta già durante il ritiro: quanto del lavoro svolto da Rastelli potrà realmente essere conservato se una parte degli uomini sui quali si è lavorato è andata via o potrebbe farlo a breve?

Nel frattempo, però, il Bari va avanti e lo fa anche attraverso le presentazioni dei nuovi arrivati. Ieri è stato il turno di tre giovanissimi del reparto difensivo: Mirko Elia, Niccolò Cocetta e Mattia Esposito.

Dalla mezz’ora trascorsa davanti alla stampa sono arrivate le inevitabili dichiarazioni che accompagnano ogni nuova avventura: entusiasmo, voglia di mettersi in mostra, consapevolezza dell’importanza della piazza. Ma c’è stato anche qualcosa di meno costruito e, probabilmente, più interessante da osservare.

A colpire è stato l’atteggiamento del direttore generale Pierpaolo Marino mentre ascoltava parlare i tre ragazzi. Lo sguardo, i sorrisi, il modo di accompagnarli nelle risposte restituivano quasi l’immagine di un padre accanto ai propri figli. Un dettaglio, certamente. Ma anche i dettagli raccontano qualcosa, soprattutto in una piazza nella quale da tempo il rapporto umano tra società, squadra e tifoseria sembra essersi progressivamente deteriorato.

Ed è proprio qui che Bari deve fare attenzione.

La tifoseria è scottata. Lo è profondamente. Gli errori commessi negli ultimi anni dalla famiglia De Laurentiis hanno consumato un patrimonio enorme di fiducia e credibilità. Sarebbe però altrettanto sbagliato trasformare quella rabbia in una condanna preventiva per chiunque oggi indossi una maglia, sieda dietro una scrivania o scelga semplicemente di accettare la sfida biancorossa.

Contestare la proprietà è una cosa. Considerare automaticamente colpevole chiunque lavori per il Bari è un’altra.

Perché il rischio, alla lunga, è persino quello di rendere Bari una destinazione dalla quale soprattutto i giovani preferiscano tenersi lontani. E in Serie C sarebbe un autogol pesantissimo. In questa categoria il curriculum conta, l’esperienza spesso fa la differenza, ma fame, entusiasmo e voglia di affermarsi possono valere persino di più. Cocetta, Elia ed Esposito dovranno dimostrare sul campo di essere all’altezza: nessuno chiede cambiali in bianco. Ma devono avere almeno la possibilità di provarci senza essere caricati delle responsabilità di chi li ha preceduti.

Questo non significa abbassare il livello della critica. Al contrario.

Il campionato è ormai alle porte e presto non ci saranno più presentazioni, dichiarazioni o buone intenzioni dietro cui nascondersi. Parlerà il campo. E se dovesse emergere una squadra costruita male, incompleta o incapace di reggere la categoria, allora le responsabilità di Marino e del suo staff dovranno essere analizzate senza sconti.

Allo stesso modo dovrà essere valutato il lavoro svolto durante il ritiro che rischierebbe di diventare almeno in parte inutile se Rastelli fosse costretto a ricostruire equilibri, automatismi e gerarchie dopo aver perso diversi calciatori sui quali aveva lavorato per settimane.

Ma il giudizio deve arrivare sui fatti, non prima dei fatti.

Il Bari deve ripartire. Non può cancellare ciò che è accaduto, né pretendere che una città dimentichi improvvisamente anni di errori, silenzi e promesse disattese. Può però provare a costruire qualcosa di diverso. E oggi, piaccia o meno, l’uomo al quale è stata affidata questa ricostruzione sportiva è Pierpaolo Marino.

Ha esperienza, curriculum e soprattutto una credibilità personale che dovrà adesso trasformare in risultati. Non significa concedergli un lasciapassare. Significa concedergli il tempo necessario per essere giudicato per ciò che farà lui, non per ciò che hanno fatto gli altri.

Perché criticare è necessario. Vigilare ancora di più. Ma se a Bari diventasse sbagliato persino provare a ripartire, resterebbe una domanda inevitabile: quale sarebbe, allora, l’alternativa?

Foto: SSC Bari

Bari, largo ai giovani. Le scommesse di Marino: “Esposito uno scugnizzo. Elia e Cocetta un valore aggiunto”

Spazio ai giovani, ma con l’obiettivo di trasformare le promesse in risorse concrete per il nuovo Bari. Questo pomeriggio, martedì 11 agosto, alle ore 16, nella sala stampa “Gianluca Guido” dello stadio San Nicola, sono stati presentati ufficialmente Niccolò Cocetta, Mirko Elia e Mattia Esposito, tre dei profili più giovani inseriti nel gruppo biancorosso.

Percorsi ed esperienze differenti per dei calciatori chiamati ad affrontare una tappa potenzialmente importante della propria carriera. Il loro arrivo a Bari sembra raccontare anche una parte precisa della strategia portata avanti da Pierpaolo Marino: individuare ragazzi con margini di crescita, inserirli all’interno di un gruppo chiamato a essere competitivo fin da subito e provare a valorizzarli nel corso della stagione.

Quale sarà il loro spazio nel progetto tecnico biancorosso lo si scoprirà nel corso di una stagione che si appresta ad iniziare. Al di là della carta d’identità, a Bari conterà soprattutto la capacità di reggere il peso di una piazza che, soprattutto in Serie C, pretende risultati e risposte dal campo.

Cocetta, Elia ed Esposito rappresentano tre giovani scommesse sulle quali il Bari ha deciso di puntare. Resta da capire quale percorso Marino abbia immaginato per loro: “Abbiamo voluto suddividere le presentazioni. Prima gli attaccanti e dopo i difensori. Vi presento due giovani acquisti perché Cocetta l’abbiamo preso a titolo definitivo ed Elia un prestito con diritto di riscatto. Il loro arrivo qui dev’essere un valore aggiunto. Esposito è uno scugnizzo. Ci darà un aiuto quest’anno e solo il campo potrà dimostrare tutto”.

Presente alla conferenza stampa anche il direttore sportivo Antonio Minadeo, personalità tanto silente quanto operativa: “Sono di poche parole. Ringrazio il Direttore per avermi osannato. È una gioia essere qui a Bari”.

Focus sulla Serie C e sul campionato il cui inizio è oramai alle porte: “Serve tanta corsa – esordisce Minadeo – e buona volontà. C’è tanto agonismo in questi campionati oltre a grande prestanza fisica di tutte le squadre”.

Emozionati, volenterosi ed educati. Questo è il primo bigliettino da visita dei tre nuovi acquisti: “Vorremmo metterci a disposizione della squadra per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati” dicono a voce unanime.

Cocetta, un difensore moderno. Elia, un giocatore la cui fisicità andrà livellata ed Esposito la cui spontaneità ha conquistato la sala stampa: “La chiamata con Marino è stata rapida – ha dichiarato il classe ‘08 – il mio agente era al telefono sul mio telefono arrivavano tanti messaggi in cui tutti mi scrivevano benvenuto a Bari”.

Elia, di origine salentina, e la sua scelta di giocare nel capoluogo pugliese: “Essere a Bari è un’opportunità enorme. Il progetto si estenderà a lungo termine ed io ho voluto accettare la sfida”.  Svelato anche un retroscena da parte del dg Marino secondo cui la Fiorentina non era predisposta a far sì che il giovane classe ‘05 raggiungesse la Puglia. L’obiettivo era il Ravenna, determinante è stata la volontà del calciatore.

Cazzimma. In Serie C il curriculum molto spesso lascia il passo alla fame di prevalere sull’avversario: “Sono uno scugnizzo – esordisce Esposito – vengo dal nulla quindi nonostante la giovane età non ho paura. Ho lasciato la scuola a sedici anni perché a Sorrento ci si allenava presto. Non avevo tempo per studiare ma ora recupererò tutto. Piano piano ce la farò”.

Le scale del San Nicola hanno colpito anche il giovane Cocetta: “Come si fa a non far emergere la determinazione quando vedi lo stadio e quelle gradinate?” Per Elia conta la fame e non la forza: “Se hai fame e grinta vinci. È questo quello che spero possiamo mettere in atto”.

In chiusura le parole del direttore generale Marino: “Qui sarà tutto difficile perché occorre vincere. I contratti lunghi sono cose che nella mia carriera ho già vissuto. Non voglio lasciare giocatori per strada. Mi è capitato nella carriera di gestire calciatori in serie C che poi sono finiti in Champions. Dico sempre a tutti che questa è l’esperienza più difficile della mia carriera. Non pretendo l’aiuto della gente, lo posso chiedere umilmente. Sono vicino al pensiero collettivo, ma a noi servirebbe una spinta dall’ambiente di Bari”.

San Nicola, il conto per il Bari: 197 mila euro di manutenzione, canone mensile e incasso Inter-Betis al Comune

Il Bari continuerà a utilizzare lo stadio San Nicola in virtù di un accordo di comodato d’uso modale precario a titolo oneroso, una soluzione ponte che resterà in vigore fino al prossimo 1° novembre. È quanto emerge dagli atti che disciplinano i rapporti tra Palazzo di Città e la società biancorossa in questa fase transitoria, in attesa della definizione della futura concessione.

Tra gli aspetti economicamente più rilevanti figura la manutenzione ordinaria dell’impianto, che sarà interamente a carico della SSC Bari. L’importo stimato ammonta a 197 mila euro, una voce significativa che il club dovrà sostenere senza alcuna compartecipazione del Comune.

Sul fronte del canone, la società verserà 5 mila euro al mese, quale quota parte dei 60 mila euro annui previsti per l’utilizzo del San Nicola nel campionato di Serie C.

Particolare attenzione merita anche l’amichevole internazionale Inter-Real Betis, in programma al San Nicola. L’intero corrispettivo di 50 mila euro sarà versato dalla SSC Bari al Comune di Bari. Da tale importo saranno però detratte le spese vive sostenute per l’organizzazione dell’evento, come quelle relative a utenze e servizi (acqua, gas e altre voci accessorie).

Diverso, invece, il trattamento riservato al Monopoli che utilizzerà il San Nicola sostenendo esclusivamente il rimborso delle spese vive, senza alcun pagamento del canone previsto per il Bari.

Le condizioni economiche confermano come, almeno fino al 1° novembre, la gestione dell’impianto continui a poggiarsi su un accordo temporaneo che assegna alla SSC Bari gran parte degli oneri legati all’utilizzo dello stadio, mantenendo tuttavia aperta la partita sul futuro assetto della concessione del principale impianto sportivo cittadino.

Marino smentisce l’agente di Sibilli: “Dichiarazioni non veritiere ed oggetto di incomprensibile strumentalizzazione”

Non si è fatta attendere la risposta della SSC Bari alle dichiarazioni rilasciate in mattinata dall’avvocato Claudio Parlato, procuratore di Giuseppe Sibilli, ai microfoni di Contropiede. L’avvocato aveva parlato di un’attesa di dodici giorni per ottenere un appuntamento con la società e di una proposta contrattuale ritenuta “offensiva”.

A intervenire è stato il direttore generale Pierpaolo Marino con una nota ufficiale nella quale respinge integralmente la ricostruzione dell’entourage del calciatore.

«Le dichiarazioni dell’agente di Sibilli mi stupiscono fortemente in quanto inopportune, non veritiere e anche oggetto di una incomprensibile strumentalizzazione.

Comunque continuerò a tenere, esclusivamente con Sibilli, un comportamento professionale e cordiale come quello avuto nell’ultimo incontro richiestomi dal calciatore nella giornata di ieri».

Parole nette con cui il dirigente biancorosso contesta la versione fornita dal procuratore e rivela un dettaglio finora inedito, ossia l’incontro avvenuto nella giornata di ieri direttamente con Giuseppe Sibilli, richiesto dallo stesso calciatore. La vicenda, tuttavia, sembra tutt’altro che conclusa. Le posizioni tra le parti restano distanti e sarà necessario capire se il confronto diretto tra società e giocatore potrà riaprire i margini per una permanenza in biancorosso o se il futuro dell’attaccante sarà destinato a prendere un’altra direzione.

A questo punto sarà interessante capire se arriverà una controreplica da parte dell’entourage di Sibilli oppure se la vicenda si ricomporrà lontano dai riflettori. Per il momento resta un dato: nel giro di poche ore il caso è passato da una denuncia pubblica dell’agente a una secca smentita della società, alimentando un confronto che appare tutt’altro che concluso.

Foto: SSC Bari

Sibilli aspettava il Bari. Il Bari, invece, ha aspettato dodici giorni

Ore movimentate in casa Bari. Nel corso della mattinata il club biancorosso si è ritrovato al centro di due vicende cardine per il mercato. Da una parte l’indiscrezione rilanciata da Radio Bari sull’interesse della Dinamo Bucarest per Matthias Verreth, dall’altra le dichiarazioni del procuratore di Giuseppe Sibilli, l’avvocato Claudio Parlato, ai microfoni di Contropiede, che hanno aperto nuovi interrogativi sulla gestione del mercato biancorosso.

L’ipotetico addio di Verreth avrebbe una spiegazione ben più profonda del calcio. Facciamo un passo indietro. Se davvero Matthias Verreth dovesse lasciare Bari, sarebbe sbagliato leggere la vicenda esclusivamente in chiave tecnica o di mercato. Il centrocampista belga è tornato quest’estate a Roccaraso, il luogo in cui, durante il ritiro dello scorso anno, ha vissuto uno dei drammi più grandi della sua vita personale.

Nonostante tutto, Verreth ha scelto di rimettersi in gioco, allenarsi con professionalità e non far mai mancare il proprio contributo al gruppo. Un comportamento che ha mostrato il lato umano prima ancora di quello sportivo, quello di un professionista con la “P” maiuscola. Ma quanto può essere stato difficile, dal punto di vista emotivo, ritornare proprio lì dove ogni angolo, ogni campo, ogni albergo poteva riportare alla mente ricordi dolorosi?

Per questo motivo, se davvero la sua volontà fosse quella di cambiare aria, sarebbe una scelta assolutamente comprensibile. Nessuno potrà cancellare ciò che è accaduto, ma voltare pagina potrebbe rappresentare un passo necessario non solo per il calciatore, ma soprattutto per l’uomo e per la sua famiglia. Ci sono situazioni nelle quali il calcio passa inevitabilmente in secondo piano.

Ben diversa, invece, è la questione che riguarda Giuseppe Sibilli. Da settimane, nell’ambiente biancorosso, si cerca di trasmettere l’idea di una situazione sotto controllo, di un mercato gestito con lucidità e di rapporti sereni con i calciatori ritenuti centrali nel nuovo progetto. Le dichiarazioni dell’avvocato Claudio Parlato ai microfoni di Contropiede raccontano però una realtà differente: “Sibilli ha voluto dare priorità al Bari che ha impiegato 12 giorni per darci un appuntamento.”

Parole che difficilmente possono essere archiviate come una semplice schermaglia tra agente e società. Anzi, sorprendono fino a un certo punto. Del resto, la stessa sospensione dei lavori del Comitato dei Garanti era nata proprio dall’assenza di interlocuzioni da parte della SSC Bari. Anche in quel caso la sensazione era quella di una società che continuava a prendere tempo. Oggi, ascoltando il procuratore di Sibilli, quello schema sembra riproporsi anche sul fronte del mercato.

Un interrogativo appare lecito: se Sibilli ha scelto il Bari, perchè trattarlo così? Senza entrare nel merito degli aspetti economici, delle richieste dell’entourage o dell’offerta formulata dalla società, emerge un elemento che merita una riflessione. Se davvero, come sostenuto dal procuratore, la prima scelta di Giuseppe Sibilli era il Bari, nonostante la retrocessione in Serie C e le numerose possibilità che avrebbe potuto valutare altrove, significa che nel calciatore esiste una concreta volontà di rimediare concretamente agli errori commessi.

Errori che, è bene ricordarlo, non riguardano vicende di calcioscommesse, ma che hanno comunque avuto conseguenze importanti sulla sua carriera. E allora un’ulteriore domanda diventa inevitabile: se Pierpaolo Marino, al momento della presentazione del nuovo corso tecnico, aveva definito Sibilli uno dei punti di riferimento del progetto, come si spiega un’offerta che il suo stesso procuratore definisce “offensiva”? Le due versioni sembrano difficilmente conciliabili.

E’ vero, gli errori si pagano a caro prezzo ma fino a che punto? Nel calcio moderno le violazioni delle norme federali, soprattutto quelle legate alle scommesse sportive, sono purtroppo diventate una realtà sempre più frequente. Non è una giustificazione. Non può e non deve esserlo ma è un fenomeno diffuso, che coinvolge professionisti di ogni categoria.

Chi sbaglia deve pagare e Sibilli lo ha fatto, affrontando una squalifica e le conseguenze previste dagli organi competenti. Continuare però a trasformare quell’errore in una condanna perpetua rischia di essere controproducente. Chi ammette le proprie responsabilità, accetta le sanzioni e prova a ricostruire il proprio percorso dovrebbe trovare la possibilità di dimostrare di aver imparato dagli errori, non essere costretto a conviverci come un marchio indelebile.

La riflessione, inevitabilmente, torna sulla società. Dopo stagioni caratterizzate da progetti annunciati e puntualmente falliti, obiettivi dichiarati e mai raggiunti, rivoluzioni tecniche continue, direttori sportivi cambiati, allenatori sostituiti e una retrocessione che ha rappresentato il punto più basso della gestione De Laurentiis, il Bari pensa davvero che oggi basti il peso della maglia per convincere un calciatore ad accettare qualsiasi proposta?

La credibilità, nel calcio come nella vita, non si costruisce con gli slogan ma mantenendo gli impegni ed è proprio questo il vero patrimonio che oggi sembra mancare alla società biancorossa. Il Bari continua a chiedere, implicitamente, fiducia ma fatica a fornire quelle certezze che rendono un progetto realmente credibile. Se un giocatore reduce da una retrocessione sceglie comunque di dare priorità ai biancorossi, probabilmente quel gesto meriterebbe maggiore considerazione.

In una piazza già profondamente sfiduciata, ogni giorno di attesa rischia di trasformarsi nell’ennesimo tassello di una credibilità che, anziché essere ricostruita, continua lentamente a sgretolarsi.

Foto: SSC Bari