Bari, Marino alza la voce: “Voglio guadagnarmi la stima dei baresi”

Il mercato ha chiuso i battenti, adesso per il Bari è arrivato il momento dei conti. E non soltanto quelli relativi ad acquisti, cessioni e operazioni concluse nelle ultime ore. A metterci la faccia è il direttore generale Pierpaolo Marino, chiamato a spiegare le scelte che hanno portato alla costruzione dell’organico affidato a Massimo Rastelli.

Una conferenza stampa che arriva in un momento tutt’altro che banale. Le prime uscite ufficiali hanno infatti lasciato più di qualche interrogativo sulla reale profondità e competitività della rosa, soprattutto dopo il pesante ko di Barletta e una prestazione tutt’altro che brillante contro il Picerno, superato soltanto ai calci di rigore in Coppa Italia.

Marino aveva parlato di una squadra completa, Rastelli di un “ventaglio di alternative” a propria disposizione. Il mercato, adesso, non concede più possibilità di intervento: le carte sono sul tavolo e il Bari è questo.

Al direttore generale il compito di spiegare strategie e scelte; al campo, già dalle prossime giornate, quello di stabilire se siano state quelle giuste: “E’ stata una campagna acquisti complicata. Tra il tentativo di rifondare e di non far partire i migliori. Ringrazio alcuni giocatori di questo Bari che hanno ricevuto importanti offerte da club di B ma hanno preferito di rimanere qui. Un saluto anche a chi ha deciso di andare via ma la stima verso chi è rimasto è maggiore“.

Marino non usa giri di parole e, nella conferenza stampa di chiusura del mercato, mette sul tavolo anche le difficoltà incontrate nella costruzione del nuovo Bari. Il direttore generale parte da chi ha scelto di restare nonostante le sirene della categoria superiore: “Giocatori come Mantovani, Cerofolini e Maggiore hanno ricevuto offerte importanti. Quando ci siamo confrontati mi hanno manifestato i loro dubbi, ma alla fine sono rimasti. Altri, invece, si sono comportati in maniera inadempiente. Oggi le società sono costrette a subire le violenze degli agenti“.

Parole pesanti, che Marino collega ad una riflessione più ampia sul calcio moderno e sul rapporto tra club, calciatori e procuratori: “Non ce l’ho con i giocatori che sfruttano le opportunità offerte dal sistema, ce l’ho con le regole. Si dice che i calciatori siano lavoratori subordinati, ma di fatto si comportano da autonomi: se le cose vanno male non accettano decurtazioni, se vanno bene si parla subito di aumenti. E ce l’ho con quegli agenti che sfruttano questa situazione fino a diventare quasi proprietari dei calciatori”.

Poi il passaggio su Vicari, sul quale il dg fa chiarezza anche rispetto alle voci circolate nelle ultime settimane: “È un giocatore del Bari. Tre settimane fa ha avuto un problema ed è stato operato al menisco. Durante il mercato certe cose non si pubblicizzano. Nonostante questo ha rifiutato alcune proposte. Non è stato fermo perché non volesse fornire prestazioni, come qualcun altro. Sono felicissimo che sia rimasto qui”.

Sul capitolo infortuni Marino precisa anche la situazione di Butic: “Non era infortunato, aveva accusato un risentimento al quadricipite e abbiamo preferito tenerlo precauzionalmente a riposo. La materia relativa agli infortuni è coperta dalla privacy del club, non soltanto del calciatore”.

Spazio quindi alle scelte tecniche che hanno completato l’organico. L’obiettivo era consegnare a Rastelli almeno due alternative per ruolo, soprattutto nel reparto offensivo: “Dovevamo completare la rosa davanti con un jolly come Bianchi e sugli esterni con un giocatore come Della Morte, che per me è indiscutibile. Abbiamo seguito anche altri profili perché non avevamo certezze su una trattativa complicata. Sono elementi che ci servivano. Inoltre abbiamo giocatori come Prisco, che può ricoprire quel ruolo a centrocampo”.

Un discorso a parte riguarda Darboe: “Quando Rastelli lo ha visto ha voluto lavorarci. Anche lui ha rifiutato delle proposte”.

Ma per Marino la qualità della rosa, da sola, non può bastare. Il Bari dovrà soprattutto trasformarsi in squadra: “Serve compattezza. I giocatori devono credere nell’obiettivo e sentirlo proprio. Noi possiamo spiegare quali possano essere i benefici, poi dobbiamo accompagnarli nella quotidianità e, quando serve, dare anche qualche bastonata. Dopo Barletta certamente non hanno ricevuto applausi, anche se qualche attenuante va concessa. Guardate quante delle cosiddette favorite stanno incontrando difficoltà. La nostra arma deve essere l’umiltà: siamo forti, ma gli altri lo sono tanto quanto noi”.

È però nella parte finale che Marino alza ulteriormente il livello delle dichiarazioni, mettendo sul tavolo reputazione, ambizioni e responsabilità personali: “Ho ricevuto tutte le garanzie, altrimenti non sarei qui. Non sono un buffone. Non avrei mai fatto la Serie C se non fosse stato per Bari. Sono stato chiamato da club importanti di Serie A e Serie B e finora qui mi è stato messo tutto a disposizione”.

Nessun alibi, dunque, ma neppure la volontà di nascondere il peso della missione: “Con l’onestà che mi contraddistingue dico che questa è la situazione più complessa della mia carriera. Per me è un’impresa difficilissima. Non mi sento né un Dio né infallibile, sono semplicemente una persona che è migliorata nel tempo. Non posso permettermi di commettere gli errori del passato e ho una passione incredibile”.

Il traguardo, invece, Marino lo indica senza nascondersi: “Voglio guadagnarmi la stima di Bari e dei baresi. Il mio obiettivo è riportare il Bari nella categoria superiore e spero che un giorno possano ricordarmi qui come è accaduto in altre città. So che il compito è molto difficile e che in questo momento c’è più diffidenza che fiducia”.

Una consapevolezza che non sembra spaventarlo. Anzi, probabilmente rappresenta una delle ragioni per cui ha accettato: “Per me Bari è una sfida bellissima”.

Bari, un cantiere aperto. Presentati Grgic, Tribuzzi e Celli: “Qui per vincere e sudare la maglia”

Il Bari continua a costruire il proprio futuro, ma la sensazione è che il cantiere sia ancora lontano dall’essere completato. Nella giornata di oggi, giovedì 13 agosto, la società biancorossa ha presentato ufficialmente nella sala stampa “Gianluca Guido” dello stadio San Nicola tre dei nuovi innesti chiamati a rilanciare le ambizioni del club dopo la retrocessione in Serie C: Alessandro Celli, Lukas Grgic e Alessio Tribuzzi. Un appuntamento importante, almeno nelle intenzioni, per spostare l’attenzione sul campo e sul progetto tecnico affidato a mister Rastelli.

La realtà, però, racconta un’altra storia. A pochi giorni dall’inizio della stagione, il Bari appare ancora una squadra in costruzione. Il lavoro del direttore generale Pierpaolo Marino e del suo staff procede senza sosta nel tentativo di ricostruire non solo una rosa competitiva, ma anche un rapporto con la città profondamente compromesso negli ultimi anni. Tuttavia, tra operazioni ancora da definire, possibili uscite e una fisionomia tecnica tutt’altro che delineata, la domanda che accompagna l’ambiente resta la stessa: quanto bisognerà attendere prima di vedere il vero Bari?

In questo contesto si inseriscono le parole di Celli, Grgic e Tribuzzi, tre giocatori chiamati non soltanto a dare un contributo sul campo, ma anche a confrontarsi con un ambiente esigente, deluso e ancora in cerca di risposte: “Sono giocatori che conoscete bene. Tribuzzi è uno specialista e per lui varrà il concetto del non c’è due senza tre. Celli è un giocatore che cercavamo. Lo avevamo bloccato da un mese e mezzo. Grgic è un giocatore internazionale che ha fatto le coppe e che io personalmente ho visto anni fa in una finale di coppa d’Austria con una cornice straordinaria”.

Per Tribuzzi il calcio rappresenta anche una tradizione familiare: “Mio zio ha giocato a calcio e ha lavorato anche con il direttore Marino. È una passione di famiglia e spero di riuscire a fare bene come lui”.

L’esterno biancorosso si è poi soffermato sul potenziale offensivo della squadra: “Abbiamo attaccanti fortissimi, un vero lusso per questa categoria. A Crotone ho giocato con Gomez e conoscevo già molto bene Butic. Siamo contenti di averli con noi e speriamo di metterli nelle condizioni migliori per segnare tanti gol”.

Parole importanti anche su Esposito: “È molto giovane – ha continuato Tribuzzi– e mi ha impressionato sin dai primi allenamenti. Speriamo di riuscire tutti insieme a raggiungere un obiettivo importante”.

Tribuzzi ha quindi ribadito la responsabilità avvertita dai nuovi arrivati: “Siamo onorati di essere stati scelti dal Bari. Cercheremo di dare il massimo, sudare la maglia e disputare un campionato importante”.

Deciso anche Lukas Grgic, convinto soprattutto dal confronto avuto con Pierpaolo Marino: “Ho scelto Bari dopo aver parlato con il direttore. Sono felice di essere qui. Provengo da un club importante e considero Bari lo step successivo della mia carriera. Sono consapevole della situazione e sono venuto qui per vincere”. Lo stesso Marino ha descritto così il centrocampista austriaco: “È molto simpatico ed è un calciatore dotato di grande intelligenza calcistica”.

Alessandro Celli, infine, non ha nascosto il fascino esercitato dalla piazza: “Bari è una chiamata che non si può rifiutare. Il direttore mi ha presentato un progetto importante, in un momento particolare per questa città. Avevo già accettato una sfida simile a Catania: sono due piazze prestigiose, che vivono di calcio e hanno conosciuto traguardi importanti”.

Il difensore ha poi chiarito la propria collocazione tattica: “Il mister mi ha schierato in una posizione più avanzata – ha dichiarato Celli- probabilmente per farmi acquisire minutaggio. Sono nato terzino sinistro e quello resta il ruolo nel quale mi trovo meglio, ma sono pronto a fare tutto ciò che serve alla squadra”.

In chiusura una parentesi sulla questione del capitano: “Nelle mie squadre – conclude Marino – il capitano viene scelto direttamente dal gruppo, perché deve essere l’espressione autentica dello spogliatoio e non il risultato di una decisione calata dall’alto”.

Bari, largo ai giovani. Le scommesse di Marino: “Esposito uno scugnizzo. Elia e Cocetta un valore aggiunto”

Spazio ai giovani, ma con l’obiettivo di trasformare le promesse in risorse concrete per il nuovo Bari. Questo pomeriggio, martedì 11 agosto, alle ore 16, nella sala stampa “Gianluca Guido” dello stadio San Nicola, sono stati presentati ufficialmente Niccolò Cocetta, Mirko Elia e Mattia Esposito, tre dei profili più giovani inseriti nel gruppo biancorosso.

Percorsi ed esperienze differenti per dei calciatori chiamati ad affrontare una tappa potenzialmente importante della propria carriera. Il loro arrivo a Bari sembra raccontare anche una parte precisa della strategia portata avanti da Pierpaolo Marino: individuare ragazzi con margini di crescita, inserirli all’interno di un gruppo chiamato a essere competitivo fin da subito e provare a valorizzarli nel corso della stagione.

Quale sarà il loro spazio nel progetto tecnico biancorosso lo si scoprirà nel corso di una stagione che si appresta ad iniziare. Al di là della carta d’identità, a Bari conterà soprattutto la capacità di reggere il peso di una piazza che, soprattutto in Serie C, pretende risultati e risposte dal campo.

Cocetta, Elia ed Esposito rappresentano tre giovani scommesse sulle quali il Bari ha deciso di puntare. Resta da capire quale percorso Marino abbia immaginato per loro: “Abbiamo voluto suddividere le presentazioni. Prima gli attaccanti e dopo i difensori. Vi presento due giovani acquisti perché Cocetta l’abbiamo preso a titolo definitivo ed Elia un prestito con diritto di riscatto. Il loro arrivo qui dev’essere un valore aggiunto. Esposito è uno scugnizzo. Ci darà un aiuto quest’anno e solo il campo potrà dimostrare tutto”.

Presente alla conferenza stampa anche il direttore sportivo Antonio Minadeo, personalità tanto silente quanto operativa: “Sono di poche parole. Ringrazio il Direttore per avermi osannato. È una gioia essere qui a Bari”.

Focus sulla Serie C e sul campionato il cui inizio è oramai alle porte: “Serve tanta corsa – esordisce Minadeo – e buona volontà. C’è tanto agonismo in questi campionati oltre a grande prestanza fisica di tutte le squadre”.

Emozionati, volenterosi ed educati. Questo è il primo bigliettino da visita dei tre nuovi acquisti: “Vorremmo metterci a disposizione della squadra per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati” dicono a voce unanime.

Cocetta, un difensore moderno. Elia, un giocatore la cui fisicità andrà livellata ed Esposito la cui spontaneità ha conquistato la sala stampa: “La chiamata con Marino è stata rapida – ha dichiarato il classe ‘08 – il mio agente era al telefono sul mio telefono arrivavano tanti messaggi in cui tutti mi scrivevano benvenuto a Bari”.

Elia, di origine salentina, e la sua scelta di giocare nel capoluogo pugliese: “Essere a Bari è un’opportunità enorme. Il progetto si estenderà a lungo termine ed io ho voluto accettare la sfida”.  Svelato anche un retroscena da parte del dg Marino secondo cui la Fiorentina non era predisposta a far sì che il giovane classe ‘05 raggiungesse la Puglia. L’obiettivo era il Ravenna, determinante è stata la volontà del calciatore.

Cazzimma. In Serie C il curriculum molto spesso lascia il passo alla fame di prevalere sull’avversario: “Sono uno scugnizzo – esordisce Esposito – vengo dal nulla quindi nonostante la giovane età non ho paura. Ho lasciato la scuola a sedici anni perché a Sorrento ci si allenava presto. Non avevo tempo per studiare ma ora recupererò tutto. Piano piano ce la farò”.

Le scale del San Nicola hanno colpito anche il giovane Cocetta: “Come si fa a non far emergere la determinazione quando vedi lo stadio e quelle gradinate?” Per Elia conta la fame e non la forza: “Se hai fame e grinta vinci. È questo quello che spero possiamo mettere in atto”.

In chiusura le parole del direttore generale Marino: “Qui sarà tutto difficile perché occorre vincere. I contratti lunghi sono cose che nella mia carriera ho già vissuto. Non voglio lasciare giocatori per strada. Mi è capitato nella carriera di gestire calciatori in serie C che poi sono finiti in Champions. Dico sempre a tutti che questa è l’esperienza più difficile della mia carriera. Non pretendo l’aiuto della gente, lo posso chiedere umilmente. Sono vicino al pensiero collettivo, ma a noi servirebbe una spinta dall’ambiente di Bari”.

Marino smentisce l’agente di Sibilli: “Dichiarazioni non veritiere ed oggetto di incomprensibile strumentalizzazione”

Non si è fatta attendere la risposta della SSC Bari alle dichiarazioni rilasciate in mattinata dall’avvocato Claudio Parlato, procuratore di Giuseppe Sibilli, ai microfoni di Contropiede. L’avvocato aveva parlato di un’attesa di dodici giorni per ottenere un appuntamento con la società e di una proposta contrattuale ritenuta “offensiva”.

A intervenire è stato il direttore generale Pierpaolo Marino con una nota ufficiale nella quale respinge integralmente la ricostruzione dell’entourage del calciatore.

«Le dichiarazioni dell’agente di Sibilli mi stupiscono fortemente in quanto inopportune, non veritiere e anche oggetto di una incomprensibile strumentalizzazione.

Comunque continuerò a tenere, esclusivamente con Sibilli, un comportamento professionale e cordiale come quello avuto nell’ultimo incontro richiestomi dal calciatore nella giornata di ieri».

Parole nette con cui il dirigente biancorosso contesta la versione fornita dal procuratore e rivela un dettaglio finora inedito, ossia l’incontro avvenuto nella giornata di ieri direttamente con Giuseppe Sibilli, richiesto dallo stesso calciatore. La vicenda, tuttavia, sembra tutt’altro che conclusa. Le posizioni tra le parti restano distanti e sarà necessario capire se il confronto diretto tra società e giocatore potrà riaprire i margini per una permanenza in biancorosso o se il futuro dell’attaccante sarà destinato a prendere un’altra direzione.

A questo punto sarà interessante capire se arriverà una controreplica da parte dell’entourage di Sibilli oppure se la vicenda si ricomporrà lontano dai riflettori. Per il momento resta un dato: nel giro di poche ore il caso è passato da una denuncia pubblica dell’agente a una secca smentita della società, alimentando un confronto che appare tutt’altro che concluso.

Foto: SSC Bari

Molti vogliono ripartire, ma lontano da Bari: dopo Roccaraso dubbi, esuberi e una rivoluzione a metà

Mancano ormai poche ore alla conclusione del ritiro di Roccaraso e, se da una parte il Bari ha iniziato a costruire le basi atletiche della prossima stagione con le risorse a disposizione del nuovo tecnico Rastelli, dall’altra la sensazione è che il lavoro più difficile, quello sul mercato, stia procedendo a rilento. Nonostante gli arrivi di Grgic, Celli, Gomez, Cocetta, Elia e Butic, Minadeo e Marino continuano le trattative volte a rinvigorire una squadra che ad oggi presenta più dubbi che certezze.

Difatti, a Roccaraso è affiorata una realtà abbastanza chiara: quella di uno spogliatoio che sembra vivere ancora il peso della retrocessione. Non servono dichiarazioni ufficiali per comprenderlo. Basta osservare i volti, gli sguardi, le risposte mai date ai tifosi presenti che chiedevano semplicemente se alcuni giocatori sarebbero rimasti a Bari. Quel silenzio, in molti casi, è sembrato dire molto più di qualsiasi intervista.

La sensazione è che diversi veterani abbiano ormai maturato la volontà di chiudere la propria esperienza in biancorosso. E, sotto un certo punto di vista, è difficile persino biasimarli. Nessuno vuole ripartire dalla Serie C. Nessuno vuole rimettersi in discussione in un campionato che è una vera e propria battaglia sportiva, dove conta più la fame del curriculum. Se davvero alcuni calciatori hanno ormai maturato la decisione di lasciare Bari, sarebbe opportuno che la situazione si definisse nel più breve tempo possibile. Continuare ad allenare elementi con la valigia in mano rischia di falsare l’intero percorso di preparazione, portandolo a sviluppare principi tattici e automatismi destinati a dissolversi nel momento in cui quei giocatori dovessero partire.

Se la nuova era deve prendere avvio servono idee chiare e decisioni rapide. Pochi sembrano realmente convinti di sposare un progetto che continua a presentarsi, almeno ufficialmente, senza contorni ben definiti. Ed è forse questo il nodo principale. Negli ultimi anni Luigi De Laurentiis ha più volte parlato di crescita, programmazione, valorizzazione e rilancio.

Parole che, puntualmente, sono state smentite dai fatti. La retrocessione rappresenta il punto più basso di un percorso gestionale caratterizzato da promesse mai realmente trasformate in risultati. Oggi chiedere ai calciatori un atto di fede verso questo progetto appare quasi una pretesa.

L’idea di Marino di costruire il Bari partendo dai giovani è condivisibile e, probabilmente, lungimirante ma pensare che basti il talento per sopravvivere all’inferno della Serie C sarebbe un errore enorme. Servono uomini prima ancora che prospetti. Servono personalità, leadership e giocatori che conoscano questa categoria, come Gomez ad esempio. Nessun campionato perdona le improvvisazioni o aspetta chi arriva in ritardo. Ed oggi il Bari, piaccia o no, è in ritardo.

Il ritiro avrebbe dovuto rappresentare il punto di partenza di una nuova identità. Invece consegna una squadra ancora piena di interrogativi, con tanti esuberi da sistemare, pochi innesti realmente determinanti e un ambiente che continua a convivere con le ferite della retrocessione.

Il tempo per rimediare esiste ancora. Marino ha dimostrato nella sua carriera di saper costruire squadre competitive anche nelle difficoltà. Ma il calendario corre, il campionato si avvicina e il margine di errore si assottiglia ogni giorno.

Il rischio, altrimenti, è quello di presentarsi ai blocchi di partenza con una squadra incompleta e con una piazza che, dopo aver ingoiato l’amarezza della retrocessione, non è più disposta ad aspettare altre promesse.

Intanto archiviate le due amichevoli contro Castel di Sangro e Pianella, domani a Roccaraso arriverà il Lanciano (Serie D). Questo, l’ultimo banco di prova prima di rientrare in terra pugliese. Nel corso della settimana poi si scopriranno le sorti dei biancorossi. Difatti, da mercoledì a venerdì ci sarà la composizione ufficiale dei gironi del campionato 2026/2027 di Serie C, il calendario e la rispettiva programmazione delle prime giornate. Il tempo scorre.

Foto: SSC Bari

Bari, la ripartenza che non entusiasma: Roccaraso non basta a spegnere la contestazione

Il ritiro estivo, per qualsiasi squadra, rappresenta tradizionalmente il punto di ripartenza. È il momento in cui si mettono alle spalle le delusioni della stagione precedente e si gettano le basi per un nuovo percorso. A Bari il clima è ben diverso.

Basta osservare ciò che accade quotidianamente sui canali social della SSC Bari. Ogni fotografia degli allenamenti, video e aggiornamento pubblicato viene puntualmente sommerso da centinaia di commenti. Rabbia, amarezza e disillusione, i sentimenti comuni. Più che raccontare il lavoro che Massimo Rastelli e il suo staff stanno svolgendo da due giorni sul campo di Roccaraso, quei contenuti sono diventati il principale contenitore dello sfogo di una tifoseria satura.

Ad alimentare il malcontento non c’è soltanto l’indagine aperta dalla Procura di Bari nei confronti di Aurelio e Luigi De Laurentiis. Sul tavolo restano anche gli impegni assunti pubblicamente da Luigi De Laurentiis nei confronti del sindaco Vito Leccese e che, almeno fino a questo momento, non risultano ancora concretizzati. Tra questi figurano il confronto con il Comitato di Garanzia e l’istituzione della cosiddetta “data room”, strumento che dovrebbe consentire a eventuali investitori interessati di esaminare la documentazione societaria in vista di una possibile acquisizione del club.

Il celebre detto latino Verba volant, scripta manent dovrebbe attribuire particolare valore agli impegni messi nero su bianco. Eppure, quando anche ciò che viene formalmente sottoscritto resta privo di riscontri concreti, il rischio è che a vacillare sia, ancora una volta, la credibilità stessa degli impegni assunti.

Nel frattempo il lavoro sul campo prosegue. Il direttore generale Pierpaolo Marino e il direttore sportivo Giuseppe Minadeo sono impegnati nell’allestimento di un organico che possa competere per le posizioni di vertice della Serie C. La rosa biancorossa è composta in larga parte da giovani della Primavera. Diversi calciatori sono destinati, con ogni probabilità, a lasciare Bari nelle prossime settimane.

Sul fronte degli arrivi, invece, continuano a rincorrersi indiscrezioni e rumors, mentre le ufficialità faticano ad arrivare. Roccaraso, in questo momento, rappresenta più un laboratorio in costruzione che una squadra già definita. Ed è proprio in questo contesto che continuano a emergere domande alle quali, almeno finora, nessuno ha fornito una risposta chiara. Qual è il reale progetto tecnico e societario del Bari? Quali garanzie sono state offerte a Massimo Rastelli e a Pierpaolo Marino? Interrogativi destinati ad accompagnare l’estate biancorossa almeno fino a quando alle parole non seguiranno fatti concreti.

Foto: SSC Bari

Tra Procura, TAR e silenzi: perché a Bari non si può fare finta che sia una normale presentazione

Tra poche ore toccherà a Pierpaolo Marino e Massimo Rastelli presentarsi alla città. Il nuovo direttore generale e il nuovo allenatore saranno chiamati a raccontare il Bari che verrà. Ma il vero interrogativo è un altro: si può davvero parlare del futuro quando nessuno ha ancora spiegato il passato ed il presente?

Questa conferenza stampa nasce già con un enorme equivoco. Marino e Rastelli arrivano oggi. Non erano al Bari quando la squadra è sprofondata in Serie C, non hanno costruito l’organico retrocesso e non hanno scelto dirigenti, allenatori o strategie che hanno portato al fallimento sportivo eppure saranno loro a sedersi davanti ai microfoni, mentre chi quel fallimento lo ha gestito continua a restare lontano dalle domande.

Questo è uno schema che la proprietà sembra riproporre puntualmente: cambiano gli uomini, non cambia il metodo. Dopo una retrocessione storica, qualsiasi società avrebbe probabilmente convocato una conferenza stampa della proprietà per spiegare ai tifosi cosa fosse accaduto. A Bari, invece, si è scelto il silenzio. Domani, improvvisamente, si torna a parlare di calcio. Ma quale calcio? Quello del ritiro? Del mercato? Degli obiettivi? Dei moduli?

Prima ancora del 4-3-3 o del 3-5-2, Bari aspetta ancora di sapere perché una squadra costruita per altri traguardi sia precipitata in Serie C e mentre il club tenta di voltare pagina, la cronaca racconta altro. C’è un’inchiesta della Procura di Bari che coinvolge la governance della proprietà, perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza, una richiesta di apertura della liquidazione giudiziale sulla quale dovrà pronunciarsi il Tribunale e rimane aperto anche il contenzioso amministrativo legato allo stadio San Nicola.

Non significa, sia chiaro, che esistano responsabilità già accertate. Le indagini sono nella loro fase iniziale e ogni persona coinvolta gode della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Fingere che tutto questo non esista, è impossibile, utopistico.

Qui che nasce il paradosso. La società sembra voler riportare il pallone al centro del villaggio quando, in realtà, il villaggio continua a interrogarsi sulla società. È come se si volesse cambiare argomento prima ancora di aver concluso quello precedente. E allora la domanda diventa inevitabile: “Chi risponderà delle promesse fatte? Chi spiegherà ai tifosi perché, nella lettera inviata al sindaco Vito Leccese, Luigi De Laurentiis parlava di una rapida risalita, mentre a pochi giorni dal ritiro il Bari deve ancora completare gran parte dell’organico? Chi chiarirà le ragioni di una retrocessione sulla quale la proprietà non ha mai sentito il dovere di metterci la faccia?”

Marino e Rastelli meritano di essere giudicati per il loro lavoro. Sarebbe profondamente ingiusto attribuire loro responsabilità che appartengono ad altri ma proprio per questo la conferenza rischia di trasformarsi in un esercizio surreale perché le domande che tutti vorrebbero rivolgere alla proprietà finiranno inevitabilmente davanti a due professionisti che, fino a pochi giorni fa, osservavano il Bari da fuori.

La proprietà continua a cambiare gli interpreti ma la sceneggiatura resta sempre la stessa. Il punto non è presentare il nuovo ma è che nessuno ha ancora avuto il coraggio di spiegare il vecchio e finché quella spiegazione continuerà a mancare, ogni conferenza stampa rischierà di apparire meno come l’inizio di una rinascita e più come il tentativo di spostare il riflettore da ciò che davvero la città continua a chiedere: non promesse, ma responsabilità.

Ssc Bari, Pierpaolo Marino è il nuovo direttore generale. Il comunicato: “Qui dopo una carriera lunga di successi”

La SSC Bari ha ufficializzato la nomina di Pierpaolo Marino come nuovo direttore generale del club biancorosso. Di seguito il comunicato ufficiale.

“SSC Bari dà il benvenuto a Pierpaolo Marino che assumerà l’incarico di Direttore Generale biancorosso. Classe ’54, originario di Avellino, il nuovo DG biancorosso porta con sé un bagaglio umano e professionale che ha accompagnato una lunga carriera densa di successi e soddisfazioni. Dopo aver mosso i primi passi da dirigente sportivo nella sua città, proprio con gli irpini, nella stagione ’77-’78, contribuisce alla conquista della Seria A, categoria che sarà mantenuta per nove campionati consecutivi.

Ha vissuto un’esperienza storica a Napoli, affiancando la dirigenza nella costruzione della squadra che conquistò, insieme alla Coppa Italia, il primo scudetto dell’era Maradona, risultando determinante proprio nella trattativa che porto ‘El Pibe de Oro’ all’ombra del Vesuvio. Quindi il passaggio alla Roma, come consigliere diretto del presidente Viola e direttore generale, dove centra un ottimo terzo posto alla sua prima stagione in giallorosso, prima di tornare all’Avellino, in qualità di presidente per conto della Parmalat. La sua carriera è sempre stata caratterizzata da grande concretezza e da brillanti intuizioni di mercato.

Lo ha dimostrato a Pescara nei primi anni ’90, dove ha contribuito a una sorprendente promozione in Serie A, quindi portando in Abruzzo, oltre ai giovanissimi Max Allegri e Frederic Massara, un giocatore del calibro di Dunga, futuro capitano del Brasile. Particolarmente significativo è stato il suo lavoro a Udine: con una gestione attenta e innovativa, ha aiutato il club friulano a consolidarsi come una delle realtà più solide del nostro calcio, guidandolo stabilmente verso i palcoscenici europei (in 12 stagioni totali in Friuli, 6 qualificazioni alle manifestazioni europee, tra cui una alla Champions League). La capacità di sposare progetti complessi lo ha spinto, nel 2004, ad accettare la sfida di un Napoli che ripartiva dalla Serie C. In tre stagioni ha guidato la risalita del club fino alla Serie A, quindi ha centrato con i partenopei la conquista di un posto in UEFA, portando nel contempo in Italia giovani talenti destinati a lasciare il segno come Ezequiel Lavezzi e Marek Hamsik.

Un percorso di costruzione virtuosa che ha replicato con successo anche a Bergamo, ponendo basi preziose per l’Atalanta di oggi, prima di un recente ritorno alla sua amata Udine. Oggi arriva a Bari per mettere a disposizione della nostra piazza tutta la sua competenza, la sua passione e la visione sportiva, insieme alla sua etica del lavoro”.