Il mercato ha chiuso i battenti, adesso per il Bari è arrivato il momento dei conti. E non soltanto quelli relativi ad acquisti, cessioni e operazioni concluse nelle ultime ore. A metterci la faccia è il direttore generale Pierpaolo Marino, chiamato a spiegare le scelte che hanno portato alla costruzione dell’organico affidato a Massimo Rastelli.
Una conferenza stampa che arriva in un momento tutt’altro che banale. Le prime uscite ufficiali hanno infatti lasciato più di qualche interrogativo sulla reale profondità e competitività della rosa, soprattutto dopo il pesante ko di Barletta e una prestazione tutt’altro che brillante contro il Picerno, superato soltanto ai calci di rigore in Coppa Italia.
Marino aveva parlato di una squadra completa, Rastelli di un “ventaglio di alternative” a propria disposizione. Il mercato, adesso, non concede più possibilità di intervento: le carte sono sul tavolo e il Bari è questo.
Al direttore generale il compito di spiegare strategie e scelte; al campo, già dalle prossime giornate, quello di stabilire se siano state quelle giuste: “E’ stata una campagna acquisti complicata. Tra il tentativo di rifondare e di non far partire i migliori. Ringrazio alcuni giocatori di questo Bari che hanno ricevuto importanti offerte da club di B ma hanno preferito di rimanere qui. Un saluto anche a chi ha deciso di andare via ma la stima verso chi è rimasto è maggiore“.
Marino non usa giri di parole e, nella conferenza stampa di chiusura del mercato, mette sul tavolo anche le difficoltà incontrate nella costruzione del nuovo Bari. Il direttore generale parte da chi ha scelto di restare nonostante le sirene della categoria superiore: “Giocatori come Mantovani, Cerofolini e Maggiore hanno ricevuto offerte importanti. Quando ci siamo confrontati mi hanno manifestato i loro dubbi, ma alla fine sono rimasti. Altri, invece, si sono comportati in maniera inadempiente. Oggi le società sono costrette a subire le violenze degli agenti“.
Parole pesanti, che Marino collega ad una riflessione più ampia sul calcio moderno e sul rapporto tra club, calciatori e procuratori: “Non ce l’ho con i giocatori che sfruttano le opportunità offerte dal sistema, ce l’ho con le regole. Si dice che i calciatori siano lavoratori subordinati, ma di fatto si comportano da autonomi: se le cose vanno male non accettano decurtazioni, se vanno bene si parla subito di aumenti. E ce l’ho con quegli agenti che sfruttano questa situazione fino a diventare quasi proprietari dei calciatori”.
Poi il passaggio su Vicari, sul quale il dg fa chiarezza anche rispetto alle voci circolate nelle ultime settimane: “È un giocatore del Bari. Tre settimane fa ha avuto un problema ed è stato operato al menisco. Durante il mercato certe cose non si pubblicizzano. Nonostante questo ha rifiutato alcune proposte. Non è stato fermo perché non volesse fornire prestazioni, come qualcun altro. Sono felicissimo che sia rimasto qui”.
Sul capitolo infortuni Marino precisa anche la situazione di Butic: “Non era infortunato, aveva accusato un risentimento al quadricipite e abbiamo preferito tenerlo precauzionalmente a riposo. La materia relativa agli infortuni è coperta dalla privacy del club, non soltanto del calciatore”.
Spazio quindi alle scelte tecniche che hanno completato l’organico. L’obiettivo era consegnare a Rastelli almeno due alternative per ruolo, soprattutto nel reparto offensivo: “Dovevamo completare la rosa davanti con un jolly come Bianchi e sugli esterni con un giocatore come Della Morte, che per me è indiscutibile. Abbiamo seguito anche altri profili perché non avevamo certezze su una trattativa complicata. Sono elementi che ci servivano. Inoltre abbiamo giocatori come Prisco, che può ricoprire quel ruolo a centrocampo”.
Un discorso a parte riguarda Darboe: “Quando Rastelli lo ha visto ha voluto lavorarci. Anche lui ha rifiutato delle proposte”.
Ma per Marino la qualità della rosa, da sola, non può bastare. Il Bari dovrà soprattutto trasformarsi in squadra: “Serve compattezza. I giocatori devono credere nell’obiettivo e sentirlo proprio. Noi possiamo spiegare quali possano essere i benefici, poi dobbiamo accompagnarli nella quotidianità e, quando serve, dare anche qualche bastonata. Dopo Barletta certamente non hanno ricevuto applausi, anche se qualche attenuante va concessa. Guardate quante delle cosiddette favorite stanno incontrando difficoltà. La nostra arma deve essere l’umiltà: siamo forti, ma gli altri lo sono tanto quanto noi”.
È però nella parte finale che Marino alza ulteriormente il livello delle dichiarazioni, mettendo sul tavolo reputazione, ambizioni e responsabilità personali: “Ho ricevuto tutte le garanzie, altrimenti non sarei qui. Non sono un buffone. Non avrei mai fatto la Serie C se non fosse stato per Bari. Sono stato chiamato da club importanti di Serie A e Serie B e finora qui mi è stato messo tutto a disposizione”.
Nessun alibi, dunque, ma neppure la volontà di nascondere il peso della missione: “Con l’onestà che mi contraddistingue dico che questa è la situazione più complessa della mia carriera. Per me è un’impresa difficilissima. Non mi sento né un Dio né infallibile, sono semplicemente una persona che è migliorata nel tempo. Non posso permettermi di commettere gli errori del passato e ho una passione incredibile”.
Il traguardo, invece, Marino lo indica senza nascondersi: “Voglio guadagnarmi la stima di Bari e dei baresi. Il mio obiettivo è riportare il Bari nella categoria superiore e spero che un giorno possano ricordarmi qui come è accaduto in altre città. So che il compito è molto difficile e che in questo momento c’è più diffidenza che fiducia”.
Una consapevolezza che non sembra spaventarlo. Anzi, probabilmente rappresenta una delle ragioni per cui ha accettato: “Per me Bari è una sfida bellissima”.










