Tragedia in A14, schianto a San Severo: muore un uomo. La moglie grave trasferita in ospedale con l’elisoccorso

Tragico incidente stradale questa mattina, poco dopo l’alba, sull’autostrada A14 nei pressi dello svincolo di San Severo, in direzione sud. Una vettura, probabilmente una Volkswagen T-Roc, con a bordo una coppia di coniugi è rimasta coinvolta in un violento impatto.

Secondo le prime ricostruzioni l’auto è finita contro la cuspide in cemento armato di una deviazione autostradale. L’uomo, un 69enne, è deceduto sul colpo, mentre la donna 54enne ha riportato ferite ed è stata soccorsa e trasportata in ospedale tramite elisoccorso.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i sanitari del 118 e le forze dell’ordine, che hanno effettuato i rilievi necessari e avviato le indagini per chiarire le cause del sinistro e ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Omicidio a San Severo, scoppia lite nel centro di accoglienza: migrante ucciso a colpi di martello

Nel tardo pomeriggio del 13 marzo si è verificato un omicidio a San Severo, all’interno dell’Arena, il centro di accoglienza per migranti situato nella zona periferica della città. Un ospite della struttura sarebbe stato ucciso a colpi di martello al termine di una lite con un’altra persona. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Polizia e i carabinieri di San Severo. Le forze dell’ordine sono al lavoro per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto.

Omicidio Lucia Salcone a San Severo, in carcere il marito Ciro Caliendo: nuova perizia su tre dispositivi

La Procura di Foggia ha disposto una nuova perizia su tre dispositivi utilizzati da Ciro Caliendo, l’imprenditore di San Severo attualmente detenuto con l’accusa di aver ucciso la moglie, Lucia Salcone.

Si tratta di telefoni cellulari e computer sequestrati la mattina dell’arresto. L’incarico è stato affidato a Davide Carnevale, perito informatico e consulente tecnico con studio a Bari, che ha richiesto un mese di tempo per completare le analisi.

Caliendo è stato arrestato lo scorso 23 febbraio: secondo l’accusa, avrebbe simulato un incidente stradale per coprire il femminicidio.

Lucia Salcone morta in un incidente stradale simulato, arrestato il marito Ciro Caliendo: la ricostruzione del delitto

Un presunto tradimento, il timore di essere scoperto, e un piano che – secondo gli inquirenti – sarebbe stato studiato nei dettagli per simulare un incidente mortale. È questa l’ipotesi investigativa che ha portato all’arresto di Ciro Caliendo, 48 anni, accusato di aver ucciso la moglie, Lucia Salcone, 47 anni, deceduta il 27 settembre 2024 in un rogo seguito a quello che inizialmente era apparso come un sinistro stradale.

L’uomo è stato fermato questa mattina con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal legame coniugale, su disposizione del giudice per le indagini preliminari di Foggia, Mario De Simone. Per la Procura, l’incidente sarebbe stato in realtà una messinscena orchestrata per eliminare la donna.

I fatti risalgono alla sera del 27 settembre, lungo la strada provinciale 13, nelle campagne di San Severo, dove la coppia risiedeva. L’auto su cui viaggiavano i coniugi uscì di strada e prese fuoco. Il corpo della donna fu ritrovato carbonizzato all’interno dell’abitacolo. Fin dalle prime fasi, tuttavia, la dinamica aveva sollevato dubbi tra gli investigatori.

Le indagini, protrattesi per nove mesi, hanno ricostruito – secondo l’accusa – non solo ciò che sarebbe accaduto quella sera, ma anche le fasi preparatorie e i possibili moventi. Alla base del delitto, spiegano gli inquirenti, vi sarebbe un intreccio tra ragioni sentimentali ed economiche. Non un gesto improvviso, ma una decisione maturata nel tempo, portata avanti senza esitazioni.

Determinanti sarebbero state le intercettazioni e le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza dell’abitazione dei coniugi. In uno dei filmati, la sera precedente all’incendio, Caliendo appare con una tanica e un accendino in mano. Secondo i consulenti della Procura, emergerebbero evidenti discrepanze tra lo stato dei luoghi e la versione fornita dall’uomo. Le registrazioni si interrompono bruscamente: un dettaglio che farebbe pensare a un tentativo di cancellare prove compromettenti.

In alcune conversazioni intercettate con il figlio, l’indagato avrebbe mostrato preoccupazione per l’evolversi delle indagini. Inoltre, pochi giorni prima della tragedia, avrebbe scritto a una parente della moglie residente all’estero manifestando l’intenzione di separarsi perché innamorato di un’altra donna. Anche la figlia sarebbe stata al corrente della relazione extraconiugale, e – secondo quanto riferito da un familiare – l’amante avrebbe valutato di rivelare tutto alla moglie.

Subito dopo l’accaduto, Caliendo – unico sopravvissuto e alla guida del veicolo – raccontò agli investigatori che l’auto era finita fuori strada nel tentativo di evitare un mezzo proveniente in senso opposto. L’impatto contro un albero avrebbe provocato la perdita di coscienza di entrambi e l’incendio del veicolo, che si sarebbe rapidamente propagato all’interno, intrappolando la donna, rimasta bloccata dalla cintura di sicurezza.

Una ricostruzione che, però, non avrebbe retto alle perizie tecniche. “Le verifiche hanno evidenziato un’assoluta incompatibilità tra il racconto dell’uomo e gli esiti degli accertamenti”, ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile di Foggia, Marco Mastrangelo. In particolare, le lesioni riscontrate alla testa della vittima non sarebbero compatibili con un incidente stradale, bensì con colpi inferti con un oggetto contundente.

Ulteriori incongruenze riguardano il carburante: le telecamere avrebbero ripreso l’uomo mentre rientrava a casa per prendere una bottiglia contenente benzina, tracce della quale sarebbero state rinvenute nell’auto, nonostante il veicolo fosse alimentato a diesel. Anche la circostanza secondo cui non sarebbe riuscito a liberare la moglie dalla cintura di sicurezza sarebbe stata smentita dagli accertamenti tecnici.

Un quadro indiziario fatto di contraddizioni, riscontri scientifici e intercettazioni che, secondo la Procura di Foggia, ha portato all’arresto del 48enne, al termine di un’indagine condotta con l’obiettivo di fare piena luce su una vicenda che, fin dall’inizio, era apparsa tutt’altro che accidentale.

San Severo, trovata con 9 chili di eroina e 58mila euro in contanti: arrestata 41enne

È stata trovata in possesso di circa 9 chili di eroina e quasi 60 mila euro in contanti e per questo è stata arrestata una quarantunenne di San Severo, nell’ambito di un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Montesilvano che da tempo seguivano un canale diretto di collegamento fra la cittadina abruzzese e quella pugliese.

Dopo numerose perquisizioni finalizzate alla ricerca di droga, a San Severo i militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Montesilvano, in collaborazione con l’Arma locale, hanno trovato i nove chili di eroina confezionata in buste, ancora in fase di lavorazione.

I militari hanno sequestrato anche una grossa pressa che sarebbe servita a realizzare i panetti. Nel corso dell’attività è stata rinvenuta anche una notevole somma di denaro, poco più di 58.000 mila euro, in banconote di vario taglio, nascosti in una coperta riposta in una lavatrice.

La donna è stata rinchiusa nella Casa Circondariale di Foggia e dovrà rispondere di detenzione a fine di spaccio di stupefacente.

San Severo, Mercedes di lusso rubata in pieno giorno. Il proprietario rincorre i ladri: “Fermatelo” – VIDEO

Martedì 27 gennaio, in pieno centro a San Severo, alle 10.25 si sente urlare un uomo: “Fermatelo, fermatelo”. Disperato, rincorre una Mercedes Amg Gt dal valore di 190mila euro, rubata da un ladro e bloccata da altre vetture in mezzo alla strada.

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Nonostante questo, la vittima, non riesce a raggiungerla e il ladro sfreccia via con l’auto. Tutto è stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza della zona e il video è diventato virale sui social.

Poco dopo, una volante della Polizia di Stato, ha ritrovato la vettura in un casolare tra Pietramontercorvino e Lucera, a circa 30 chilometri da San Severo. L’auto è stata stata restituita al proprietario.

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Sul tettuccio i ladri avevano piazzato un Jammer, un disturbatore di frequenze. Nello stesso casolare c’era anche un’altra Mercedes rubata, anche questa restituita al legittimo proprietario

Tragedia a San Severo, trovato migrante senza vita nell’ex ghetto: aveva 38 anni. Il decesso per cause naturali

Il corpo senza vita di un cittadino gambiano di 38 anni, regolare sul territorio italiano, è stato ritrovato ieri pomeriggio a Torretta Antonacci, nelle campagne di San Severo.

Il decesso, secondo le prime ricostruzioni, è avvenuto per cause naturali. Sul corpo non sono emersi segni di violenza.

Sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia allertati dagli altri ospiti migranti. La salma è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.

San Severo, bomba carta esplosa davanti alla casa consigliera comunale Damone: indagano i Carabinieri

Un ordigno artigianale, presumibilmente una bomba carta, è esploso nella tarda serata di ieri, intorno alle 23.00, davanti all’abitazione della consigliera comunale di San Severo (Foggia) Anna Maria Damone, appartenente al gruppo politico Con e medico della struttura di Nefrologia e dialisi dell’ospedale cittadino.

Damone, al momento dell’esplosione, era in casa con il marito e i suoi due figli. Nessuno è rimasto ferito ma il boato ha spaventato tutti i residenti nella zona. La bomba ha inoltre danneggiato due auto parcheggiate nei pressi e non di proprietà della consigliera. Indagano i carabinieri.

Omicidio a San Severo, ucciso davanti al cancello della masseria: muore il 49enne Gaetano Cicerale

Indagini in corso da parte dei carabinieri del comando provinciale di Foggia sull’omicidio di Gaetano Cicerale, l’agricoltore di 49 anni, incensurato, di San Severo il cui corpo senza vita è stato ritrovato nel tardo pomeriggio di ieri in località Casone, nelle campagne del comune dell’Alto Tavoliere.

I carabinieri hanno lavorato tutta la notte per cercare di ricostruire l’accaduto. Al momento nessuno stub (l’esame per rilevare residui di polvere da sparo sulle mani o sugli abiti) è stato effettuato.

Sono stati ascoltati i familiari (la vittima aveva una compagna ed un figlio) per ricostruire gli spostamenti dell’uomo. Il corpo dell’agricoltore, raggiunto da almeno quattro colpi di fucile, era all’esterno della sua auto davanti al fondo agricolo.

È probabile che chi ha sparato lo abbia colto di sorpresa. Tutte le piste sono al vaglio degli investigatori. Non è escluso che il delitto possa essere riconducibile a questioni legate alla sua attività lavorativa.

Telefoni e droga sequestrati nel carcere di San Severo, la denuncia del Sappe: “Servono almeno 25 unità”

Telefonini e droga sono stati sequestrati nel carcere di San Severo (Foggia). Né da notizia il segretario nazionale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) Federico Pilagatti.

Stando a quanto riferito, lunedì 27 ottobre è stato sequestrato un apparecchio telefonico in una stanza che ospitava alcuni detenuti e il 30 ottobre, in un’altra perquisizione, sono stati sequestrati un altro telefonino e alcuni grammi di sostanza stupefacente.

“I dati preoccupanti – riferisce Pilagatti – dicono che negli ultimi due mesi sarebbero stati sequestrato 10 smartphone e quasi un chilo e mezzo di droga tra hashish e cocaina. Tutto ciò avviene in un contesto drammatico poiché nonostante la carenza di poliziotti penitenziari a San Severo sia atavica, i pochi agenti in servizio con coraggio e professionalità stanno contrastando con le unghie e con i denti la delinquenza interna al carcere che lo vorrebbe trasformare in piazza di spaccio di droga e telefonini, come avvenuto in altri penitenziari della nazione”.

Pilagatti sottolinea che “in queste condizioni il personale di San Severo, nonostante tutti gli sforzi giornalieri, non può continuare a combattere da solo contro una criminalità attrezzata e con tante potenzialità, poiché sarebbe condannata a soccombere, per cui necessita l’aiuto urgente dell’amministrazione penitenziaria al fine di rivitalizzare gli organici della polizia penitenziaria con l’invio di almeno 25 unità”.

“Questo – conclude – oltre ad evitare che i droni portino il loro carico di materiale proibito fino alle stanze dei detenuti, consentirebbe ai poliziotti di poter fruire di diritti negati previsti da leggi e contratti di lavoro, costringendo i poliziotti ad effettuare innumerevoli ore di lavoro straordinario”.