Attenzione a Perrone, massaggi truffa a paziente oncologica: “Personale incapace ho rischiato”

Torniamo a parlare di Ludovico Perrone e delle sue truffe. Questa volta vi raccontiamo la storia di Paola, paziente oncologica. Tramite una conoscenza ha contattato Perrone e ha acquistato un trattamento con 22 sedute (endosfera e Cocoon) ad un prezzo stracciato di 289 euro con l’obiettivo di perdere peso. Tutto in pochi minuti con tanto di bonifico istantaneo.

Paola ha messo subito al corrente Perrone della sua situazione clinica, lo stesso Ludovico le ha consigliato il trattamento Cocoon. La prima visita (endosfera) è stata un completo disastro.

La seconda ancora peggio, così Paola ha preteso spiegazioni e la restituzione dei soldi dopo aver appreso che quei trattamenti erano rischiosi anche per la sua salute.

Bari, al Di Venere intervento di cataratta su 100enne: torna a vedere nel giorno di Santa Lucia (patrona della vista)

Un uomo di cento anni è tornato a vedere grazie a un intervento di cataratta eseguito nell’ospedale Di Venere. Il paziente, in buono stato di salute generale, era seguito da tempo per problematiche visive, ma nell’ultimo periodo la cataratta aveva peggiorato in modo significativo la qualità della sua vita.

Da qui la decisione di intervenire chirurgicamente. La procedura è stata eseguita sull’occhio sinistro, dal dottor Antonio Acquaviva, direttore del reparto di oculistica del Di Venere e del dipartimento Neurosensoriale della Asl Bari. L’anziano paziente ha recuperato le capacità visive proprio nel giorno di Santa Lucia, patrona della vista.

“La chirurgia della cataratta oggi è un trattamento sicuro ed efficace anche in età molto avanzata – ha spiegato Acquaviva – l’età non deve scoraggiare dal ricorrere alle cure quando queste possono migliorare autonomia e benessere. È importante non trascurare i segnali di difficoltà visiva e rivolgersi ai servizi sanitari per una valutazione.”

Nel reparto di oculistica del Di Venere vengono eseguiti oltre 7.000 interventi ogni anno, con due sale operatorie dedicate e circa 100 procedure di cataratta a settimana, effettuate quasi tutte in day surgery. In occasione della ricorrenza di Santa Lucia, oggi alle ore 11, sarà celebrata la messa nella chiesa dell’ospedale, con la partecipazione dei dirigenti e del personale del dipartimento Neurosensoriale.

Bari, affetta dalla sindrome di Turner accusa malore e aspetta 6 ore al Pronto Soccorso: muore 39enne

Una 39enne barese, affetta dalla sindrome di Turner, ha accusato il 7 dicembre scorso dolori toracici mentre si trovava a casa con la sua famiglia. Prontamente è stato allertato il 118, la donna è stata trasportata al pronto Soccorso di Policlinico di Bari in codice rosso, con problemi cardiaci accertati.

Leonarda, anche se tutti la chiamavano Eleonora, è arrivata alle 15.40, prima di essere declassata in codice verde e poi nuovamente classificata come codice rosso a causa dell’insistenza dei familiari e dei continui dolori.

Ha atteso diverse ore prima di essere visitata e presa in cura. Alle ore 22 la 39enne è deceduta. Il personale sanitario-medico è stato subito messo a conoscenza della patologia, ma questo non è bastato.

La Procura ha disposto l’autopsia e oggi c’è stato il conferimento dell’incarico. Bisognerà accertare la causa del decesso ed eventuali responsabilità mediche.

 

Policlinico Bari, 78enne muore per la pinza dimenticata nell’intestino durante l’intervento: assolto medico

Onofrio Caputi Iambrenghi, professore di Gastroenterologia, è stato assolto della terza sezione penale della Corte d’appello di Bari il 23 ottobre scorso “per non aver commesso il fatto” nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del 78enne Antonio Gigliola, deceduto al Policlinico di Bari nel 2017.

I Giudici della Corte hanno riconosciuto che il prof. Caputi Iambrenghi non ha avuto, né poteva avere, alcuna parte nella “dimenticanza” della pinza nel corpo del paziente che ne ha poi causato il decesso e hanno pertanto escluso ogni sua responsabilità.

La Corte d’appello ha travolto la sentenza del Gup del 2022 che, in giudizio abbreviato, aveva invece ritenuto la responsabilità del prof. Caputi Iambrenghi, condannandolo ad un anno.

L’inchiesta prese il via dalla denuncia dei nipoti della vittima. Dopo il primo intervento il 78enne iniziò ad accusare forti dolori e dai drenaggi fuorusciva fluido verde scuro, le condizioni peggiorarono sempre di più con il passare del tempo fino al coma e al ricovero in Rianimazione. Secondo i periti la presenza della pinza ha causato la compressione della zona digiunale che è stata fatale.

 

Follia a Taranto, viene spinta e cade a terra: operatrice sanitaria aggredita dal parente di un paziente

Momenti di tensione all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove un’operatrice socio-sanitaria del reparto di Chirurgia è stata aggredita dal parente di un paziente ricoverato. L’uomo, in preda all’agitazione, avrebbe spintonato la donna, facendola cadere a terra.

L’operatrice ha riportato escoriazioni, poi refertate al pronto soccorso. L’episodio ha creato allarme tra il personale sanitario, richiamando l’intervento immediato degli agenti della postazione fissa di polizia presente nell’ospedale, supportati da una volante.

Dopo aver riportato la calma, gli agenti hanno avviato gli accertamenti e presentato denuncia d’ufficio, come previsto dalla procedura. Sulla vicenda è intervenuto il commissario straordinario dell’Asl Taranto, Vito Gregorio Colacicco, che ha espresso solidarietà all’operatrice e condannato con fermezza l’accaduto.

“Desidero esprimere la mia piena solidarietà – ha osservato – all’operatrice aggredita e a tutto il personale sanitario che ogni giorno lavora con professionalità e dedizione per la salute dei cittadini. La violenza negli ospedali è un atto intollerabile, soprattutto contro chi è lì per curare e assistere. È necessario che la collaborazione tra istituzioni e forze dell’ordine continui a garantire ambienti di lavoro sicuri e il rispetto dovuto a chi opera per il bene comune”.
Intanto, il 13 novembre, in prefettura, sarà firmato un protocollo d’intesa con l’Asl per rafforzare la prevenzione e la gestione degli episodi di violenza nei luoghi di cura, attraverso un’azione coordinata tra le istituzioni del territorio.

Follia a Foggia, la paziente muore e i parenti aggrediscono gli operatori 118. L’Asl: “Denunceremo violenze”

La Asl di Foggia denuncerà alla magistratura l’aggressione subita dagli operatori del 118 di Foggia che l’altra sera sono intervenuti per soccorrere una donna in arresto cardiaco, deceduta nonostante un massaggio cardiaco durato 58 minuti.

Lo spiega la Asl in una nota nella quale rivolge le “più sentite condoglianze alla famiglia della donna deceduta il 17 ottobre scorso” parlando di un “dramma che segna non soltanto le persone strettamente coinvolte, ma l’intera comunità”.

“Al tempo stesso – si sottolinea -, non possiamo tacere gli episodi di violenza ai danni degli operatori del 118 intervenuti”. “Agli operatori del 118 che hanno operato in condizioni estremamente difficili e delicate – si sottolinea nella nota – esprimiamo la nostra piena solidarietà e il nostro ringraziamento per il lavoro svolto con professionalità e dedizione. La violenza, in qualunque forma, non può e non deve mai essere tollerata. È inaccettabile che chi ogni giorno presta soccorso ai cittadini debba temere per la propria incolumità. La sicurezza degli operatori sanitari è un diritto irrinunciabile: chi soccorre non è un bersaglio”.

Nella nota la direzione del dipartimento emergenza-urgenza e la direzione sanitaria sottolineano anche di “aver già acquisito e analizzato gli audio relativi alle comunicazioni intercorse durante l’intervento. Gli operatori del 118, nel rispetto dei protocolli, hanno utilizzato il defibrillatore e praticato il massaggio cardiaco, proseguendo le manovre salvavita per 58 minuti e annunciano che “nelle prossime sarà formalizzata la denuncia rispetto agli episodi di violenza subiti dagli operatori”.

Bari, il gozzo si estende nel torace e perde la voce: 65enne operata al Policlinico. La paziente sta bene

Un gozzo plongeant (o endotoracico) di circa sette centimetri è stato rimosso con successo al Policlinico di Bari su una donna di 65 anni, attraverso un complesso intervento di tiroidectomia, cui hanno partecipato le équipe dell’Unità operativa di otorinolaringoiatria e di cardiochirurgia.

La paziente, da circa cinque anni, aveva notato una massa nella parte anteriore del collo e un calo della voce. Il disturbo era dovuto alla pressione esercitata dal gozzo sul nervo che controlla la voce.

L’intervento di rimozione della tiroide (tiroidectomia) è stato eseguito con un approccio sternotomico, cioè aprendo parzialmente lo sterno grazie alla collaborazione multidisciplinare con i cardiochirurghi.

Per questo è stata necessaria la collaborazione di due équipe: quella di Otorinolaringoiatria con primo operatore il dottor Luigi Madami e quella di Cardiochirurgia, in sala la dott.ssa De Palo, con l’assistenza anestesiologica della dott.ssa Toraldo.

Il lavoro di squadra tra specialisti di diverse discipline è stato determinante per la buona riuscita dell’intervento. L’operazione è andata bene e la paziente è stata dimessa quattro giorni dopo, senza complicazioni.

Paziente morta da 6 mesi chiamata per la visita, l’Asl Bari: “Verifica interna urgente. Informata di una visita a Noci”

In merito alla vicenda della paziente richiamata per una visita di terapia del dolore e intanto deceduta, la Direzione strategica della ASL di Bari ha disposto una verifica urgente all’interno dell’ospedale di Altamura per capire i fatti denunciati.

Agli atti del sistema informatico Cup risulta che – al momento della prenotazione effettuata in data 12 febbraio 2025 – l’assistita è stata informata circa la prima disponibilità per il giorno 18 febbraio 2025, presso il poliambulatorio di Noci terapia del dolore con indicazione del medico e come prima visita.

È stata avviata una indagine interna per accertare eventuali responsabilità. “Se ci sono stati errori – dice il direttore generale Luigi Fruscio – saranno oggetto di provvedimenti immediati”. Da qui la necessità di appurare nel dettaglio quanto accaduto.

Taranto, rimosso tumore alle ovaie da 15 chili: paziente salvata e già a casa

Una donna della provincia di Taranto è stata sottoposta a un intervento chirurgico complesso che ha permesso di rimuovere un tumore alle ovaie di circa 15 kg. La massa era stata diagnosticata a giugno, quando misurava meno di 30 centimetri.

Nei mesi successivi, prima dell’intervento a settembre presso la Casa di cura Bernardini, la crescita era stata rapida fino a raggiungere i 50 centimetri, comprimendo gli organi interni e provocando serie difficoltà respiratorie e rischio di occlusione intestinale.

L’operazione ha richiesto un lavoro coordinato e altamente specializzato. La complessità non risiedeva solo nelle dimensioni eccezionali del tumore, ma anche nella necessità di proteggere i tessuti circostanti e garantire la massima sicurezza per la paziente.

Il risultato, che ha salvato la vita alla donna, è stato possibile grazie alla collaborazione multidisciplinare tra l’unità operativa di Ginecologia, diretta dal dr. Vito Carone, l’unità operativa di Chirurgia Generale diretta dal Dr. Martino Minardi e quella Anestesiologica, diretta dalla dr.ssa Marina Montrone.

Fondamentale il supporto di tutto il personale infermieristico di reparto e del blocco operatorio che ha preso in cura la paziente. Il decorso post-operatorio è stato regolare, privo di complicanze e la paziente è tornata a casa pochi giorni dopo.

«Nella sfera delle neoplasie ginecologiche, il tumore dell’ovaio è sicuramente il più aggressivo e rappresenta il 3% di tutte le neoplasie femminili – ha dichiarato il dr. Vito Carone della Casa di cura Bernardini- l’incidenza massima colpisce la fascia d’età tra i 50 e i 70 anni, ma non risparmia la popolazione giovanile. Per questo è importante effettuare controlli e visite ginecologiche almeno annuali, specialmente quando c’è familiarità per tumore ovarico o della mammella. Questo caso mette in evidenza anche come una diagnosi precoce possa cambiare positivamente la prognosi della malattia. La rapida crescita della massa in pochi mesi dimostra quanto sia essenziale intervenire tempestivamente e quanto sia importante un approccio multidisciplinare nell’interesse del paziente, approccio che quotidianamente caratterizza il nostro lavoro».

Miracolo a Bitonto, arriva al punto di primo intervento e va in arresto cardiaco: paziente salvato con defibrillatore

Va in arresto cardiaco cinque minuti dopo essere arrivato da solo al punto di primo intervento territoriale di Bitonto accusando un dolore al torace. Immediato l’intervento dei sanitari con il defibrillatore, almeno 16 le scosse date.

Il paziente è stato recuperato e trasportato dal 118 all’ospedale San Paolo di Bari dove gli è stato impiantato un defibrillatore interno salvandogli la vita. L’uomo ha promesso che al più presto ritornerà sul posto per ringraziare i sanitari che gli hanno salvato la vita.

La nota dolente della vicenda è che il P.P.I.T. di Bitonto sembra destinato ad essere chiuso e la preoccupazione è tanta tra i cittadini.