Condannato per pedopornografia: ex parroco di Ostuni scarcerato per motivi di salute. Sconterà la pena a casa

È stato scarcerato per gravi motivi di salute don Francesco Legrottaglie, 78 anni, ex parroco di Ostuni ed ex cappellano dell’ospedale Perrino, condannato per pedopornografia.

Il magistrato di sorveglianza di Lecce ha disposto l’immediata detenzione domiciliare, ritenendo il carcere non più compatibile con le sue condizioni cliniche. Il sacerdote, assistito dall’avvocato Domenico Tanzarella, presenta un quadro caratterizzato da un pregresso ictus con deficit neurologico, cardiopatia ipertensiva e depressione con istinti suicidari.

Secondo la documentazione sanitaria, la permanenza in carcere potrebbe comportare un aggravamento delle patologie, anche a causa delle difficoltà nel garantire interventi tempestivi e adeguata assistenza specialistica. Il provvedimento evidenzia quindi l’inadeguatezza delle cure sanitarie penitenziarie rispetto alle necessità del 78enne.

Legrottaglie, che ha già trascorso gli ultimi tre anni ai domiciliari, sconterà la pena residua nella sua abitazione di Ostuni, sotto la vigilanza del commissariato e dell’Uepe di Brindisi e con precise limitazioni sugli spostamenti e sui contatti.

Si sente male e va in ospedale, don Alessandro Luperto muore a 51 anni: familiari chiedono chiarezza. S’indaga

La morte improvvisa di don Alessandro Luperto, 51 anni, ha gettato nel dolore le comunità di San Pancrazio Salentino e Veglie. Il sacerdote, già parroco a Leverano e attualmente in servizio nella Chiesa Madre di San Pancrazio, è deceduto martedì sera all’ospedale San Giuseppe di Copertino, dove era arrivato dopo un malore. Nei giorni precedenti aveva accusato anche problemi respiratori.

Sulla vicenda è stata aperta un’indagine penale dopo la richiesta dei familiari di fare chiarezza sulle cause del decesso. La pm della Procura di Lecce, Erika Masetti, ha disposto il trasferimento della salma al Vito Fazzi e nei prossimi giorni dovrebbe essere conferito l’incarico per l’autopsia.

La scomparsa di don Luperto ha suscitato profondo cordoglio. Originario di Veglie, aveva celebrato lo scorso 31 maggio i 24 anni di sacerdozio e a giugno era stato nominato assistente unitario regionale dell’Azione cattolica Puglia.

Il sindaco di San Pancrazio, Edmondo Moscatelli, lo ha ricordato come «un uomo speciale» e una guida spirituale. Cordoglio anche dalla sindaca di Veglie, Mariarosaria De Bartolomeo, e dalla comunità parrocchiale, che ha espresso incredulità e dolore per la perdita del sacerdote.

Morte Fabiana Chiarappa, a processo don Nicola D’Onghia: è accusato di omicidio colposo. Udienza il 19 ottobre

Don Nicola D’Onghia, ex parroco di Turi, comparirà il prossimo 19 ottobre davanti al gup del Tribunale di Bari nell’udienza preliminare per la morte di Fabiana Chiarappa, la soccorritrice del 118 di 32 anni deceduta il 2 aprile 2025 sulla statale 172 tra Turi e Putignano. Il sacerdote è accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri e della Procura di Bari, la donna era appena caduta dalla sua moto quando sarebbe stata investita dall’auto del prete, che l’avrebbe travolta con la ruota anteriore destra mentre, secondo l’accusa, era distratto dall’utilizzo del cellulare. Gli investigatori ritengono inoltre che, dopo l’impatto, il sacerdote si sia allontanato senza prestare soccorso, fermandosi poco distante in una stazione di servizio, dove le telecamere lo avrebbero ripreso mentre controllava la carrozzeria della vettura.

Arrestato ai domiciliari il 29 aprile, Don D’Onghia ha successivamente ottenuto la sostituzione della misura con l’obbligo di soggiorno nel comune di Noci, poi revocato. Resta invece in vigore il ritiro della patente.

Abiti provocanti e pedinamenti, accusata di aver stalkerizzato il parroco. Assolta 52enne: “Il fatto non sussiste”

È stata assolta “perché il fatto non sussiste” la donna di 52 anni accusata di stalking nei confronti del parroco del suo paese. La decisione è stata presa dal gup Angelo Zizzari al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

Secondo l’accusa, rappresentata dalla pm Maria Grazia Anastasia, la donna avrebbe avuto comportamenti ossessivi nei confronti del sacerdote tra il 2022 e il 2025, tanto da portare la Procura a chiedere una condanna a un anno di reclusione. Il parroco si era costituito parte civile nel procedimento.

Nel corso delle indagini, alla 52enne era stato imposto anche il divieto di avvicinamento, con obbligo di braccialetto elettronico, misura cautelare adottata nell’agosto scorso. Con la sentenza di assoluzione, tutte le accuse sono cadute e la misura è stata revocata.

Morte Fabiana Chiarappa, accolto il ricorso: don Nicola D’Onghia può tornare a Turi. La patente resta sospesa

Il giudice ha revocato l’obbligo di soggiorno nel comune di Noci per don Nicola D’Onghia, il parroco di Turi accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso nei confronti della 32enne soccorritrice del 118, Fabiana Chiarappa, morta il 2 aprile scorso sulla statale 172, fra Turi e Putignano.

Il prete può così tornare a Turi. Resta valida la sospensione della patente. Secondo la tesi dell’accusa, il parroco avrebbe travolto Fabiana con la sua Fiat Bravo dopo che la ragazza era caduta dalla motocicletta, senza prestare soccorso alla vittima. Don Nicola D’Onghia ha sempre negato e si è sempre difeso dicendo di non essersi fermato perché convito di aver urtato una pietra.

 

Bari, tentata truffa a sacerdote: “Devi restituire 2500 euro”. Il colpo fallisce grazie all’assessore Palone

Un parroco ha telefonato all’assessore Carla Palone, con delega alla Vivibilità urbana, dopo aver ricevuto una chiamata di un presunto tecnico di un assessorato comunale che, dopo essersi complimentato per il finanziamento comunale ottenuto da 37mila euro, chiedeva la restituzione di 2500 euro per un errore durante l’esecuzione del bonifico.

Vista l’anomalia della circostanza l’assessore, mentre era in corso la discussione in Consiglio comunale sul Piano triennale delle opere pubbliche, ha fatto scattare le verifiche, spingendo il parroco a denunciare l’accaduto alle Forze dell’Ordine.

Dopo gli accertamenti fatti, si è scoperta la tentata truffa. Nessun bonifico è stato mai eseguito dal Comune in favore della parrocchia. La somma sarebbe stata ritirata il giorno stesso da personale incaricato, che si sarebbe presentato in chiesa per incontrare personalmente il parroco.

S’innamora del parroco e lo perseguita, lui la denuncia: 53enne a processo. Messaggi, chiamate e scenate in chiesa

Una 53enne di Tricase è stata rinviata a giudizio per molestie dopo essersi invaghita del sacerdote della sua parrocchia, molto più giovane di lui. La donna ha creato scompiglio nella vita del sacerdote e dell’intera comunità parrocchiale, con atteggiamenti sempre di più pressanti nel corso del tempo. Chiamate, messaggi, appostamenti e addirittura scenate in chiesa. Il parroco è stato costretto a denunciarla e così la 53enne è stata rinviata a giudizio su disposizioni del giudice monocratico del tribunale di Lecce.

Cerignola, parroco aggredito da ubriaco si sfoga sui social: “Era peggio di una spugna satura è uno scempio”

Don Ignazio Pedone, parroco della Chiesa ‘Buon Consiglio’ di Cerignola, nel Foggiano, ha denunciato con un post su Facebook di essere stato aggredito da un cittadino straniero in stato di ebbrezza.

“Concludere la giornata – scrive Don Ignazio – con un’aggressione da parte di uno straniero strafatto, pieno di alcol peggio di una spugna satura, all’interno dei locali della parrocchia, non è proprio il massimo. Purtroppo la pattuglia della Polizia, che ringrazio per l’intervento, è arrivata in ritardo. Ci è mancato poco per finire in ospedale. Ma io mi chiedo, possiamo assistere a questo scempio? Ogni anno sappiamo che arrivano gli stagionali ma la situazione è recidiva, ogni anno la stessa storia. Chiediamoci perché? Cosa non funziona?”.

“Condanniamo fermamente l’aggressione subita da don Ignazio nei locali della parrocchia, luogo che da sempre è rifugio per i più deboli e, tra questi, per tanti migranti che lavorano nei nostri campi”, afferma la vice sindaca e assessora alle politiche sociali Maria Dibisceglia, che sottolinea come “appena qualche giorno fa, su iniziativa dell’assessora alla sicurezza Teresa Cicolella, abbiamo effettuato un sopralluogo all’insediamento di via Pavoni. Abbiamo verificato la notevole riduzione del numero di migranti presenti e di tende, segno che l’accampamento si sta svuotando”.

La vice sindaca ritiene che ” l’aggressione subita da don Ignazio sia da ricondurre alla nota e problematica presenza di un ristretto gruppo di cittadini stranieri nella zona di via Melfi e non alla comunità informale dei lavoratori stagionali di via Pavoni. La priorità sarà quella di sollecitare ulteriormente le forze dell’ordine ad intensificare i controlli. Tuttavia, la risposta più significativa è attesa dal governo, che appare troppo impegnato a varare misure estemporanee sull’immigrazione, trascurando – sostiene – soluzioni serie e ben strutturate per l’integrazione e l’inclusione sociale e urbana”.

Ruvo, ruba 900 euro in sacrestia. Parroco pubblica sui social il furto: “Servivano per aiutare i più fragili” – VIDEO

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“La cosa che più mi dispiace è che il furto che abbiamo subito ha conseguenze sui bisogni di chi vive in condizioni di fragilità sociale ed economica. Vorrei che l’autore lo capisse e che possa redimersi”. Dalla voce di don Ignazio Gadaleta, parroco della chiesa dedicata a San Michele arcangelo di Ruvo di Puglia emerge il dispiacere per quanto avvenuto dieci giorni fa quando, una persona ha portato via quasi 900 euro conservati nel cassetto della scrivania nella sacrestia. Don Ignazio ha pubblicato il breve filmato del furto. Dura poco più di un minuto. Si vede un uomo distinto, vestito di scuro, con un borsello a tracolla, che entra nella stanza mentre parla al cellullare.

In chiesa è appena finita una messa e ne sta per iniziare un’altra. “C’era molta confusione e io sono stato imprudente: avrei dovuto chiudere la porta a chiave”, commenta don Ignazio, 38 anni e tono pacato. Il ladro cammina su e giù per la stanza, si avvicina dopo un po’ alla scrivania, apre il cassetto, acciuffa qualcosa, lo richiude e va via. “Ho subito sporto denuncia ai carabinieri a cui, naturalmente ho consegnato il filmato. L’ho guardato più volte ma non so chi sia quell’uomo”, continua don Ignazio che ha postato sui social i frame senza oscurare il volto di chi gli ha portato via il malloppo. “L’ho fatto per mettere in guardia, per sensibilizzare chiunque lo riconosca a fare attenzione”, spiega.

I carabinieri stanno effettuando le indagini e pare che il responsabile del furto non sia inserito nei database delle forze dell’ordine. “Mi dispiace che questa persona non si sia resa conto che quanto ha rubato sarebbe servito per aiutare gli ultimi della comunità oltre che per le tante spese ordinarie e straordinarie”, conclude con rammarico.

Brindisi, abusi sessuali su chierichetto di 9 anni. Ricorso respinto: confermata condanna a 8 anni per ex parroco

La Cassazione ha confermato la condanna a 8 anni di reclusione nei confronti di Francesco Caramia, ex parroco del rione Bozzano di Brindisi. L’uomo è accusato di atti sessuali nei confronti di un chierichetto di 9 anni compiuti dal 2008 al 2009. L’inchiesta partì dopo il racconto della vittima alla madre. I giudici hanno respinto il ricorso presentato dai legali dell’ex sacerdote, originario di Mesagne e arrestato il 15 giugno 2016. Caramia nel frattempo si è dimesso dalle funzioni di parroco dopo l’avvio dell’indagine a suo carico e si è sempre professato innocente. Ora è a piede libero.