Tragedia choc a San Donaci: due fratelli muoiono a poche ore di distanza. Malore per la terza sorella

Dramma senza precedenti a San Donaci, dove una famiglia è stata colpita da una sequenza di lutti ravvicinati che ha scosso l’intera comunità. Nel pomeriggio di venerdì 1° maggio, Angelo Verdoscia, 50 anni, è stato colto da un malore improvviso mentre si dirigeva verso un bar per incontrare un amico.

Dopo aver avvertito un forte malessere, ha tentato di rientrare a casa ma si è accasciato a terra. Inutili i soccorsi: per lui non c’è stato nulla da fare. La causa del decesso è stata un infarto fulminante.

La notizia della sua morte si è rapidamente diffusa in paese, raggiungendo tra i primi la sorella Claudia, 62 anni. Sconvolta dal dolore, la donna è stata a sua volta colta da un malore e, poche ore dopo, intorno alle 21, è deceduta.

La tragedia non si è fermata qui: una terza sorella, appresa la sorte dei familiari, si è sentita male ed è stata ricoverata in condizioni critiche presso l’ospedale Ospedale Perrino.

La famiglia Verdoscia, conosciuta in paese per il lavoro nei campi tramandato di generazione in generazione, è stata colpita da un dolore devastante. L’intera comunità si è stretta attorno ai familiari, esprimendo cordoglio e vicinanza.

In una nota ufficiale, l’amministrazione comunale ha dichiarato: “La comunità di San Donaci è profondamente addolorata per quanto accaduto alla famiglia Verdoscia. Il dolore che li ha colpiti ha scosso l’intero paese, unendolo in un sentimento di sincera partecipazione e cordoglio”.

Aggredisce la mamma di 62 anni e la sorella: arrestato 42enne a Ginosa. Attivato il codice rosso

Ha aggredito la madre e la sorella al culmine dell’ennesimo episodio di violenza domestica: per questo un 42enne è stato arrestato in flagranza dai carabinieri a Ginosa, nel Tarantino, con l’accusa di atti persecutori e lesioni personali.

I militari, con il supporto dei colleghi della compagnia di Castellaneta, sono intervenuti nell’abitazione trovando le due donne in forte stato di agitazione. Secondo la ricostruzione, l’uomo si sarebbe presentato a casa della madre, 62 anni, aggredendo entrambe in una discussione per dissidi familiari.

Le verifiche hanno fatto emergere un quadro di violenze ripetute nel tempo.
 a madre, ferita, è stata trasportata all’ospedale di Castellaneta per le cure. I carabinieri hanno quindi attivato le procedure del codice rosso.

Pretende soldi per l’alcol, distrugge casa e minaccia la madre e la sorella: arrestato 65enne a Taranto

Avrebbe colpito con calci e pugni la porta di casa della sorella per farsi aprire e, una volta dentro, avrebbe chiesto denaro all’anziana madre minacciando entrambe di morte.

A Taranto i carabinieri hanno arrestato in flagranza un uomo di 65 anni con le accuse di estorsione e maltrattamenti contro familiari e conviventi. Secondo quanto ricostruito dai militari, l’uomo si sarebbe presentato nel primo pomeriggio nell’abitazione della sorella, dove vive anche la madre anziana, pretendendo di entrare.

Di fronte al rifiuto delle due donne, avrebbe iniziato a colpire con violenza la porta d’ingresso fino a riuscire ad accedere all’interno. Una volta nell’appartamento avrebbe chiesto soldi alla madre, presumibilmente per acquistare alcol. Al diniego della donna, il 65enne sarebbe andato in escandescenza, danneggiando alcuni suppellettili e arrivando a minacciare di morte entrambe. Le due donne hanno quindi chiamato i carabinieri.

I militari della sezione radiomobile, arrivati rapidamente sul posto, hanno bloccato l’uomo e messo in sicurezza le vittime, accompagnando poi il 65enne in caserma. Nel formalizzare la querela, madre e figlia hanno raccontato che episodi simili si sarebbero verificati già in passato. L’uomo avrebbe infatti tenuto da tempo, soprattutto nei confronti dell’anziana madre, comportamenti vessatori fatti di minacce e aggressioni verbali e fisiche. Attivata la procedura prevista dal ‘codice rosso’, il 65enne, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stato condotto in carcere.

Rosa sogna di camminare, l’attesa dei biglietti per il Messico. La sorella: “Mai doma è un uragano”

La storia di Rosa, la 14enne affetta da diverse patologie gravi e nata con la paralisi celebrale infantile, ha colpito tutta la nostra community e non solo. Per la sua famiglia e per Rosa si é aperta una speranza.

Un viaggio in Messico nella clinica Neurocytonix esattamente a Monterrey, una delle poche realtà che usa la tecnologia del cytotron, può rappresentare la svolta della sua vita.

Per questo ha avviato una raccolta fondi con la speranza di raccogliere il necessario per sostenere le spese per voli, alloggi e cure. Mamma Maria, dopo aver descritto le patologie di Rosa, ci ha illustrato quale sarà il percorso da seguire. 

Noi abbiamo voluto recitare la nostra parte e abbiamo deciso, tramite la nostra associazione, di donare 6mila euro per la sposare la causa di Rosa per acquistare i biglietti necessari, mentre un nostro amico sta cercando di trovare una sistemazione adeguata ed economica nella zona della clinica.

Come spesso accade, le nostre storie attirano purtroppo i soliti chiacchieroni e haters. Niente però riesce a scalfire la forza di Rosa. Anche perché è circondata dall’amore della sua famiglia. In attesa dei biglietti, vi presentiamo sua sorella.

Giallo al cimitero, sparite le ossa di un bimbo morto 61 anni fa. La sorella: “Ditemi dove sono”

Un vero e proprio mistero. Ci siamo recati al cimitero di Modugno dove sono sparite le ossa di un bimbo morto 61 anni fa. Abbiamo raggiunto Annamaria per cercare di accendere i riflettori su una storia davvero oscura. La sorella del piccolo bimbo morto a 4 mesi ripercorre le varie tappe. Sono tanti i dubbi attorno alla vicenda. Nel video allegato tutti i dettagli e l’appello di Annamaria.

Sanitaservice Foggia, sospesa la sorella del boss ucciso dopo le polemiche: con lei anche altri 9 dipendenti

Grazia Romito, la sorella di Mario Luciano, boss della mafia garganica ucciso in un agguato nel 2017 a San Marco in Lamis, è stata sospesa dal servizio dall’Asl dopo essere stata assunta nella Sanitaservice Foggia tramite una società di lavoro interinale.

Con lei anche altri 9 dipendenti (due soccorritori, un autista e sei ausiliari) sono stati sospesi dopo le verifiche del casellario giudiziale e dei carichi pendenti.

Il caso dell’assunzione della donna, che prima gestiva un’attività di pompe funebri a Manfredonia raggiunta da un’interdittiva antimafia, come soccorritrice 118 a Mattinata per tre mesi, aveva fatto scalpore e aveva suscitato diverse polemiche che non si sono ancora placate sulle modalità di assunzione.

Picchia la sorella e ospita estranei a casa, Anna è peggiorata: aveva tentato di soffocare la mamma

Vi raccontiamo la storia di Anna, 57enne che viveva fino a poco fa con la sorella vedova di 72 anni in un palazzo di corso Italia. Dopo lo sfratto esecutivo non sa dove andare e nessuno dei suoi 14 fratelli vuole occuparsi di lei, a causa anche delle sue condizioni psichiatriche e di alcuni insoliti comportamenti.

Qualche giorno fa ha messo sottosopra l’abitazione, ha aggredito la sorella, le Forze dell’Ordine e il personale medico in ospedale. Tempo fa aveva tentato di soffocare la madre. La situazione è ingestibile e rischia di precipitare da un momento all’altro, la speranza è che le Istituzioni intervengano il prima possibile per scongiurare il peggio.

Incidente in minicar, 16enne muore a Bari. La promessa social della sorella: “Sofia avrai la giustizia che meriti”

“È da martedì che la vita di una famiglia unita è improvvisamente cambiata ed è stata tragicamente distrutta, per sempre. La mia famiglia e la mia vita, inevitabilmente, non saranno più come prima, come erano fino a lunedì sera. Dopo una perdita così grande, non hai più forze: di mangiare, di bere, di dormire e di ragionare. Ti senti frastornata, intontita, pensi costantemente di stare vivendo solo un brutto sogno e che vuoi solo svegliarti subito. Ma la realtà è che, in quei pochi attimi in cui acquisisci un po’ di lucidità, prendi consapevolezza che tutto quello che stai vivendo è, purtroppo, la vita vera. Una durissima e dolorosissima realtà”.

Inizia così il post straziante pubblicato sui social dalla sorella di Sofia Lorusso, la 16enne morta nell’incidente stradale avvenuto in via Tatarella. La giovane vittima era alla guida di una minicar che si è ribaltata dopo lo schianto con una Volvo, guidata da un 25enne di Adelfia, indagato per omicidio stradale.

“Esattamente quello che è accaduto a me e alla mia famiglia. Ed è vero: la vita cambia da un momento all’altro, un po’ come nella canzone di Vasco: “la vita è un brivido che vola via”. Inizi a dirti che ormai nulla ha più senso, soprattutto quando ogni cosa che si faceva – come mangiarsi un gelato e chiacchierare sul terrazzo di casa o guardare un film sul divano – la si faceva insieme – si legge -. Tutto, sempre insieme. L’uno sempre presente per l’altro. Ed è proprio questo uno dei dolori che ti lacera: non poter più riavere indietro quei momenti lì, “piccoli”, semplici e “banali”. “Non è possibile che stia succedendo a me”, dici. Invece sì. E il momento più difficile, con cui inevitabilmente devi iniziare di nuovo a fare i conti, è proprio la quotidianità. Il tornare a casa e non trovare Sofia. Le sue scarpe all’ingresso, le sue chiamate, i suoi messaggi, sentire la sua voce con i suoi: “Mari, domani ho l’interrogazione, mi fai un riassunto o una mappa?” È proprio questa, la parte più dura: Il silenzio assordante e la tranquillità che fino a qualche giorno fa non appartenevano a noi, perché la nostra casa era un continuo via vai di amiche e amici, di risate, urla e musica a tutto volume. Perché Sofia era questa. Anzi, è questa. Sofia è voglia di vivere, spensieratezza, giocosità. E tutto questo lo ha insegnato e trasmesso a chiunque, dal più piccolo al più grande. Ma Sofia è anche senso di giustizia: se vedeva qualcuno prendere in giro qualcun altro, lo prendeva per le orecchie e diceva che fare il “di più” con una persona più fragile non era giusto. Stavolta però sarò io, attraverso le istituzioni, a dire che non è giusto che qualcuno abbia fatto il “di più” con te, ti abbia strappato a noi e alla vita”.

“Perché io, stavolta, nel potere dello Stato ci credo. Nella magistratura ci credo. E non a caso studio proprio questo, perché il mio sogno è difendere i diritti e la vita dei singoli cittadini. “Ogni persona ha diritto alla vita” – Art. 2, comma 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. E questo, Sofia, è il diritto che devo e dobbiamo rivendicarti. Il nostro, invece, è quello a un ricorso effettivo. E le autorità competenti ci stanno già lavorando. La prontezza, l’attenzione e il tatto che hanno dimostrato dal primo momento sono la dimostrazione del fatto che Sofia è entrata nel cuore di tutti. Perché Sofia è davvero figlia di Bari – aggiunge la sorella -. Amava alla follia la sua città, non voleva partire perché preferiva restare qui con i suoi amici. E i suoi amici lo possono confermare. Sofia poteva essere la figlia di chiunque. Ed è anche per questo che è entrata nel cuore di tutti. I social sono pieni di foto e articoli su di te, Sofi, anima mia, bella mia. Della disperazione dei tuoi amici, ma anche di numerosissimi articoli e titoli “acchiappa like”, e commenti di gente cattiva. La mia domanda è questa: perché, ogniqualvolta accadono tragedie di questo tipo, la colpa viene attribuita solo alle vittime, ai genitori delle vittime e/o ai tipi di vetture? “I genitori che stavano facendo? A dormire?” “Sono scatole di plastica, quelle minicar.” “Andava sicuramente veloce la ragazzina, se l’è cercata.” “Guidava senza patente, ma come si fa?” “A quell’ora in giro, ma come si fa?” E tante altre ancora… Ora mi viene spontaneo chiedere a tutte queste persone: ma quando parlate, ragionate? O parlate solo per il gusto di commentare e prendere qualche like? Io e Sofia abbiamo la fortuna di avere dei genitori che dal primo giorno sono sempre stati presenti. In ogni singolo momento. Mia madre e mio padre non sono mai stati menefreghisti: anzi, finché io e Sofia non rientravamo a casa, rimanevano svegli ad aspettarci seduti in cucina. E nel frattempo ci mandavano tremila messaggi per sapere dove e con chi fossimo. Tuttora lo fanno con me, che ho 23 anni. I miei genitori hanno i numeri di tutti i nostri amici e, se a volte Sofia diceva che doveva uscire con qualcuno che mamma e papà non conoscevano, loro pretendevano di avere il numero di telefono. Per ogni fase della vita, ognuno di noi ha degli obiettivi. Molti ragazzi e ragazze, a 16 anni, vogliono prendere la patente. E così ha fatto Sofia. Mia sorella, lunedì sera, stava tornando a casa con la sua migliore amica, a bordo della sua minicar”.

“A tutti questi leoni da tastiera: Voi, o i vostri figli, a 16 anni a che ora tornavate e tornano a casa? Alle 10? Alle 9? Con la scuola quasi al termine, anzi, è anormale per me – e lo stesso vale per molti altri – non avere la voglia di iniziare a respirare quel clima di leggerezza delle vacanze estive alle porte, e andare a farsi un giro, magari per un gelato o al bar con gli amici. Le minicar, pur essendo 50, non arrivano nemmeno a 40 km/h. Quindi come, e secondo quale dinamica, mia sorella se la sarebbe andata a cercare con l’alta velocità? In città la velocità massima è di 50 km/h. Mia sorella stava procedendo sulla sua corsia quando una macchina, evidentemente, ha scambiato quella strada per un circuito di Formula 1. Nessuna distrazione da parte di Sofia, perché la dinamica è evidente. E anche quella macchina – quella maledetta foto di cui il web è intasato – parla chiaro: è stata tamponata, e l’impatto è stato violento – conclude -. Sapete quando qualcuno gioca a bowling? Qualcuno ha fatto strike, ma non ha vinto niente, purtroppo. Abbiamo solo perso. Tutti. A causa della non prudenza e dell’alta velocità di questi “campioni”, a pagarne sono sempre gli innocenti. Come Sofia. Ma Sofia, come sempre, “dà una lezione”. Vi prego: andate piano. Rispettate gli altri e voi stessi. Rispettate le vite altrui. Proteggete la leggerezza della vita, che a noi è stata ormai tolta. Godetevi ogni singolo istante: non litigate, fate festa, ridete, sorridete, abbracciatevi e amate, perché da un momento all’altro la vita può cambiare. Apprezzate i piccoli – ma grandi – gesti e momenti. A te, Sofi, URAGANO DI VITA E DI SOGNI. Finché io, mamma e papà avremo possibilità, ti daremo la giustizia che meriti”.

Minacce atroci dalla sorella: “Nana ti uccido dai i soldi a mamma”. Cinzia: “Siamo in pericolo”

Vi raccontiamo la storia di Cinzia, minacciata atrocemente da sua sorella in diverse occasioni. Via telefono, ma anche con violente aggressioni verbali in luoghi pubblici e sul posto di lavoro. Minacce ripetute anche nei confronti di sua figlia.

Siamo andati a trovarla, gli audio ascoltati sono davvero terrificanti. Sono state presentate diverse denunce, ma Cinzia lamenta di essere stata lasciata sola dallo Stato. Nel video allegato tutti i dettagli della vicenda.