“Diffamata dall’inchiesta di Quinto Potere”, Manila Gorio dà i numeri: “Mi dovete 42mila euro”

Torniamo ad occuparci dell’inchiesta sul sistema Gorio, dopo l’accoglienza meravigliosa dei Manila’s boys ad Adelfia e dopo il face to face con Manila. Vi abbiamo mostrato le prime prove della nostra tesi e, dopo un periodo di stop forzato a causa di un lutto che ha coinvolto la stessa Manila, torniamo a parlarne raccontandovi gli aggiornamenti della vicenda. Manila Gorio, tramite uno studio legale, ha chiesto un risarcimento di 42mila euro perché “diffamata” dall’inchiesta di Quinto Potere. Ecco la nostra presa di posizione.

Video su YouTube contro Anelli: dottoressa no vax assolta dalle minacce ma condannata per diffamazione

Assolta dall’accusa di minacce perché «il fatto non sussiste», ma condannata per diffamazione a una multa di 350 euro. È la decisione del giudice del Tribunale di Bologna, Fabio Cosentino, nei confronti di Barbara Balanzoni, medico radiato dall’albo e nota per le sue posizioni contrarie ai vaccini, imputata per due video pubblicati su YouTube tra gennaio e febbraio 2022.

Il procedimento era nato dalla querela presentata da Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) e dell’Ordine dei medici di Bari, costituitosi parte civile nel processo.

Il tribunale ha inoltre disposto il risarcimento di 15mila euro alla Fnomceo e di 3mila euro ad Anelli. Nella precedente udienza la Procura aveva chiesto una condanna a 1.500 euro, mentre la parte civile aveva avanzato una richiesta risarcitoria complessiva superiore ai 100mila euro. In aula era presente l’imputata, accompagnata da una trentina di sostenitori. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

Diffamazione online, offese ai vip e l’industria dei risarcimenti: Turina analizza due casi

Torniamo ad occuparci della truffa delle richieste di risarcimento per le offese fatte sui social a vip e influencer, il protagonista della nostra inchiesta è Matteo Del Campo, il pranker finito nella trappola di Quinto Potere, ma l’inchiesta si sta allargando.

Dietro c’è un sistema ben architettato per incitare odio, offese e incassare tramite richieste risarcitorie. Abbiamo ricevuto dopo i primi servizi al suo fianco decine di segnalazioni e lettere.

Vi mostriamo la seconda parte del racconto di Giovanni Turina, avvocato civilista, che ha deciso di accogliere il nostro invito per illuminarci su cosa si nasconde dietro dell’industria della diffamazione.

Offese agli influencer, chiesti migliaia di risarcimenti. Turina: “L’industria della diffamazione”

Torniamo ad occuparci della truffa delle richieste di risarcimento per le offese fatte sui social a vip e influencer, il protagonista della nostra inchiesta è Matteo Del Campo, il pranker finito nella trappola di Quinto Potere, ma l’inchiesta si sta allargando.

Dietro c’è un sistema ben architettato per incitare odio, offese e incassare tramite richieste risarcitorie. Abbiamo ricevuto dopo i primi servizi al suo fianco decine di segnalazioni e lettere.

Dopo aver incastrato il pranker e avervi mostrato la sua reaction, dopo la chiacchierata con il suo videomaker, il “Sergente” Lorusso, dopo avervi fatto ascoltare la chiamata che incastra Del Campo e fornito la prima testimonianza, questa volta introduciamo Giovanni Turina, avvocato civilista, che ha deciso di accogliere il nostro invito per illuminarci su cosa si nasconde dietro dell’industria della diffamazione.

Bari, minacce e diffamazione su Facebook: l’ex titolare del chiosco di Pane e pomodoro condannato a 9 mesi

Il giudice del tribunale di Bari, Alberto Mastropasqua, ha condannato a nove mesi di reclusione il 39enne Pietro Malanga imputato per diffamazione e minacce a pubblico ufficiale nei confronti dell’ex sindaco di Bari e attuale presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro e dell’allora assessora allo sviluppo economico del Comune, Carla Palone.

Malanga è stato condannato anche al pagamento di 3000 euro di risarcimento del danno per ciascuno e a 2.000 euro di spese di costituzione di parte civile sia per Decaro sia per Palone. La vicenda trae origine da alcuni commenti che l’uomo nel 2020 pubblicò su Facebook in relazione alla revoca decisa dall’amministrazione comunale della concessione per la gestione dei servizi balneari lungo le spiagge di Torre Quetta e Pane e Pomodoro e il bar con terrazza del molo Sant’Antonio al porto vecchio di Bari.

In particolare il Comune aveva revocato la concessione alle due società (‘Il Veliero’ e ‘Adriatica’) che gestivano le attività che erano state destinatarie in quei mesi da un’interdittiva antimafia. Pietro Malanga era il figlio di Orlando Malanga, ritenuto di fatto il gestore del bar della spiaggia di Pane e Pomodoro. ‘Ridateci ciò che è nostro, lì abbiamo dato sangue e sudore’, il post che il 39enne aveva scritto sulla sua pagina social, rivolgendo anche alcune offese nei confronti di Decaro. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna ad un anno e mezzo di reclusione. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche: l’uomo è stato condannato anche al risarcimento del danno in favore di Decaro e Palone. I due rappresentanti istituzionali erano presenti in aula questa mattina durante la requisitoria.

Prima della sentenza, all’uscita dal tribunale, Decaro rispondendo alle domande dei giornalisti ha spiegato che “le istituzioni non debbano mai girare la testa dall’altro lato, o piegarsi. Era importante essere per me qui oggi per testimoniare la presenza delle Istituzioni, il rispetto delle regole”. Il governatore ha evidenziato che era “importante ribadire che le Istituzioni devono tenere sempre la testa alta”.

Bari, minacce e diffamazione su Facebook: l’ex titolare del chiosco di Pane e pomodoro si scusa con Decaro

Ha chiesto scusa in aula all’ex sindaco di Bari Antonio Decaro e all’assessora comunale Carla Palone Pietro Malanga, 39 anni, imputato per minacce a pubblico ufficiale e diffamazione aggravata via Facebook. Per lui la pm Savina Toscani ha chiesto una condanna a un anno e sei mesi di reclusione.

Il procedimento nasce dalla vicenda delle concessioni delle spiagge cittadine di Pane e Pomodoro e Torre Quetta, finite al centro di verifiche amministrative e interdittive antimafia. Secondo la Procura, dietro la gestione delle società coinvolte ci sarebbe stato Orlando Malanga, padre dell’imputato, mentre Pietro Malanga avrebbe gestito una delle società interessate.

Il Comune di Bari aveva avviato controlli sulle concessioni degli stabilimenti e del bar del molo Sant’Antonio, revocandole prima ancora dell’intervento della Prefettura. Da lì erano seguiti ricorsi e provvedimenti amministrativi.

Al centro del processo alcuni post pubblicati sui social nell’estate del 2020. In uno di questi Malanga, rivolgendosi a Decaro e Palone, scriveva: “Ridateci ciò che è nostro, lì abbiamo dato sangue e sudore”, accompagnando il messaggio con una foto davanti ai chioschi di Torre Quetta. Secondo l’accusa, quelle parole rappresentavano “minacce esplicite” nei confronti degli amministratori comunali, impegnati nello svolgimento delle loro funzioni istituzionali.

Gaffe con fan disabile e insulti social, Antonello Venditti s’oppone all’archiviazione: “Diffamazione aggravata”

È stata rinviata a data da destinarsi l’udienza davanti alla gip del Tribunale di Trani, Lucia Anna Volpe, sull’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata da Antonello Venditti nel procedimento per diffamazione aggravata nei confronti di Raffaele Di Pietro, conosciuto sui social come “Lello il rosso” e gestore della pagina Facebook “Barlett e Avast”.

La Procura di Trani aveva chiesto l’archiviazione del caso, ritenendo che i contenuti pubblicati da Di Pietro dopo il concerto di Venditti a Barletta del 25 agosto 2024 rientrassero nel diritto di libera manifestazione del pensiero e non avessero finalità diffamatorie.

La vicenda era nata dopo l’episodio avvenuto durante il concerto al Castello di Barletta, quando il cantante rimproverò dal palco una spettatrice senza sapere che fosse una donna con disabilità. Il caso divenne rapidamente virale sui social attraverso video e commenti condivisi anche dalla pagina “Barlett e Avast”. Successivamente Venditti chiarì di non essersi reso conto della situazione e chiese pubblicamente scusa.

Secondo la Procura, l’episodio risultava “oggettivamente fraintendibile” e le espressioni utilizzate da Di Pietro non sarebbero state gratuitamente offensive nei confronti di un personaggio pubblico. Inoltre gli investigatori non sono riusciti a identificare gli autori dei commenti offensivi e minacciosi comparsi sotto i post social, poiché Meta non avrebbe fornito i dati richiesti.

I legali del cantautore, gli avvocati Luca Pardo e Francesco Verri, hanno però chiesto ulteriori approfondimenti investigativi e l’imputazione coatta di Di Pietro. Quest’ultimo, dopo il rinvio dell’udienza, ha affidato ai social la propria posizione, sostenendo di non aver mai avuto intenzione di diffamare Venditti e di aver agito in buona fede, sulla base di quanto apparso durante il concerto.

Accusato di violenza, diffamazione e abuso del giornalismo: archiviato il rottweiler del finanziere

Torniamo ad occuparci della storia del rottweiler che nel gennaio 2025 aggredì ad Adelfia, nell’area sgambamento per cani, il papà del suo proprietario, un finanziere che ci querelò per diffamazione insieme a sua moglie. Eravamo intervenuti sul posto per documentare quanto accaduto e gli animi subito si riscaldarono. Non solo diffamazione, siamo stati accusati anche di violenza e abuso del giornalismo. Vi raccontiamo gli sviluppi del processo giudiziario con alcune precisazioni dovere.

Bari, annullata la condanna a 6 mesi inflitta all’ex consigliere regionale Conca: “Non ha diffamato Emiliano”

Non fu diffamazione, bensì esercizio di critica politica. Con questa motivazione la Quinta sezione della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna a sei mesi inflitta all’ex consigliere regionale Mario Conca dal Tribunale di Bari nell’aprile 2024. La vicenda riguardava alcune dichiarazioni rivolte all’ex governatore pugliese Michele Emiliano in merito a nomine interne all’Acquedotto Pugliese (Aqp).

Il procedimento era nato da una querela presentata da Emiliano dopo un post pubblicato da Conca nel 2019 su Facebook, poi condiviso anche su WhatsApp. Nel messaggio, l’ex consigliere commentava criticamente un articolo di stampa sulle nomine nella società pubblica, sollevando dubbi su presunti criteri clientelari e sulla gestione degli incarichi.

Tra i passaggi contestati, le osservazioni sull’avvicendamento alla direzione degli affari legali e societari di Aqp, con riferimento alla sostituzione di Veronica Arciuolo con Giorgio Savino. Conca aveva insinuato che la scelta potesse non essere legata esclusivamente a meriti professionali, chiedendo chiarimenti direttamente al presidente Emiliano.

A seguito della denuncia, la vicenda era sfociata in un processo conclusosi in primo grado con la condanna dell’ex consigliere. I suoi legali avevano però presentato ricorso in Cassazione, nonostante il parere contrario della Procura generale, che lo riteneva inammissibile.

La Suprema Corte ha invece ribaltato l’esito del giudizio, escludendo la rilevanza penale delle dichiarazioni e riconducendole nell’alveo della legittima critica politica. La decisione si inserisce in un contesto più ampio di contenziosi tra Emiliano e Conca, protagonisti negli anni di numerosi scontri anche sui social, dove l’ex consigliere ha spesso commentato l’operato dell’amministrazione regionale.

Condannato per diffamazione all’ex consigliere Cipriani: si va verso la prescrizione ma Emiliano pagherà i danni

A giugno scorso il Tribunale di Bari ha condannato per diffamazione il governatore uscente Michele Emiliano al pagamento di una multa di 1.500 euro e al risarcimento danni per 25mila euro nei confronti dell’ex consigliere comunale Luigi Cipriani, responsabile del movimento “Riprendiamoci il futuro”.

A Emiliano sono state contestate le frasi pronunciate il 13 settembre 2018 durante una trasmissione tv. Commentando il comizio tenuto dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, davanti al circolo di Cipriani, avrebbe insinuato “l’esistenza di un legame tra Cipriani, il suo movimento politico e la criminalità organizzata”.

Sono state depositate le motivazioni della sentenza e si legge come le dichiarazioni di Emiliano non possono “essere ricondotte al diritto di critica politica” e che “non sussistono incertezze sul fatto che con quelle parole Emiliano volesse riferirsi proprio al circolo presieduto da Luigi Cipriani”. Il governatore uscente, nel difendersi, ha affermato come le sue parole in realtà erano dirette all’allora ministro degli interni Salvini e non a Cipriani.

La versione di Emiliano è stata però ritenuta “radicalmente inattendibile”. Il governatore uscente ha appellato la sentenza, scatterà la prescrizione scatterà a giugno ma dovrà pagare i danni.