Bari, Emiliano a processo per diffamazione all’ex consigliere Cipriani: la difesa chiede il trasferimento a Lecce

Il processo in cui il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è imputato per diffamazione nei confronti dell’ex consigliere comunale Luigi Cipriani, si sarebbe dovuto svolgere a Lecce e non a Bari. E questo perché Emiliano è ancora in magistratura, anche se in aspettativa, in servizio come ultima sede proprio a Bari.

È quanto segnalato oggi in udienza dall’avvocato di Emiliano, Gaetano Sassanelli. Emiliano, ha spiegato l’avvocato, “continua a essere soggetto a procedimenti disciplinari” in qualità di magistrato (l’ultimo nel 2021, un’annotazione legata al suo coinvolgimento nell’inchiesta di Torino sul finanziamento illecito, accusa dalla quale Emiliano è stato assolto), e “partecipa alle votazioni del Csm”. Per questo, per l’avvocato, il Tribunale competente per giudicare è quello di Lecce. La Procura ha chiesto il rigetto della richiesta definendola “pretestuosa e tardiva”, e anche la parte civile (avvocato Roberto Eustachio Sisto) ha sostenuto come la questione andasse posta in precedenza.

Il giudice, Mario Mastromatteo, ha acquisito la documentazione presentata dalla difesa – tra cui alcune sentenze della Cassazione – e rinviato al 12 giugno per la decisione. Oggi, da programma, era prevista la sentenza.  Nei confronti di Emiliano la Procura ha chiesto la condanna al pagamento di una multa da 2mila euro, la parte civile aveva invece chiesto un risarcimento da 30mila euro.

Secondo l’accusa Emiliano, nel corso di una trasmissione televisiva in onda su Rete 4 il 13 settembre 2018, commentando la visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, a Bari proprio quel giorno, avrebbe diffamato Cipriani, “insinuando negli spettatori l’esistenza di un legame tra Cipriani, il suo movimento politico e la criminalità organizzata”.

Bari, Emiliano a processo per diffamazione all’ex consigliere Cipriani: chiesta condanna a 2mila euro di multa

La Procura di Bari ha chiesto di condannare il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, al pagamento di una multa dal valore di 2000 euro per diffamazione aggravata nei confronti dell’ex consigliere comunale Luigi Cipriani, responsabile del movimento politico ‘Riprendiamoci il futuro’.

I fatti risalgono al 13 settembre 2018 quando Emiliano nel programma “Viva l’Italia” su Rete 4, aveva insinuato un legame tra l’ex consigliere comunale di Bari, Luigi Cipriani, e il suo movimento politico con la criminalità organizzata operante nel quartiere Libertà. Frase che venne riportata da alcune testate giornalistiche locali.

Cipriani si è costituito parte civile e ha chiesto un risarcimento da 30mila euro. L’avvocato di Emiliano ha invece chiesto l’assoluzione del governatore “perché il fatto non costituisce reato” riferendosi alle frasi di Emiliano come “critica politica”.

“Non avevo alcuna intenzione di ledere l’onorabilità di Luigi Cipriani. So perfettamente che è una persona perbene e personalmente non è mai esistita l’idea che avesse un minimo legame con la criminalità organizzata. La mia è stata una polemica politica con l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che aveva bypassato le istituzioni locali per fare un comizio davanti a un circolo del quartiere Libertà di Bari”, le parole di Emiliano quando è stato ascoltato in aula.

“La scelta di Salvini l’ho presa come uno sgarbo istituzionale. Salvini era andato in un quartiere complicato in cui c’è una tensione etnica e criminale molto forte, ma senza passare prima dalle istituzioni – ha poi aggiunto -. Il presidente della Regione non attacca un ministro senza una ragione ferrea, infatti Salvini non mi ha mai risposto. Il destinatario delle mie dichiarazioni era Salvini”.

Grumo Appula, commento su un gruppo Facebook: l’ex sindaco D’Atri assolto dall’accusa di diffamazione

L’ex sindaco di Grumo Michele D’Atri è stato assolto dall’accusa di diffamazione aggravata dalla Corte d’Appello di Bari perché il “fatto non costituisce reato”.

In primo grado D’Atri era stato condannato ad una multa di 530 euro e al risarcimento nei confronti di un cittadino per un commento pubblicato su un gruppo Facebook di Grumo dove avevano accesso più di 4mila utenti.

In primo grado il Tribunale di Bari aveva ritenuto l’ex sindaco colpevole di diffamazione, peraltro aggravata. I giudici dell’appello hanno ribaltato la questione, revocando anche le statuizioni civili. D’Atri, assistito e difeso dall’avvocato La Scala, non dovrà pagare alcun risarcimento.

Caso Olivieri, il viceministro Sisto contro Emiliano: “Gli chiederò di nuovo i danni dichiarazioni diffamatorie”

“Quasi un anno fa ho già chiesto al presidente della Regione Michele Emiliano un risarcimento danni per diffamazione, ma vedo che insiste: quanto ha affermato ieri è molto grave, temo che ne dovrà rispondere ancora”. Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, risponde duramente al governatore della Regione Puglia.

“Vedo che il centrodestra barese continua a servirsi delle bugie di un criminale reo confesso che loro stessi hanno reclutato nella loro coalizione, dando credito a una storiella ridicola, quella della trappola elettorale che fu costruita invece, da Sisto e D’Attis come è a tutti noto”, aveva detto Emiliano commentando le parole in aula di Giacomo Olivieri.

“In gioco c’è la mia onorabilità e quella del vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia On. Mauro D’Attis – aggiunge Sisto -. Emiliano allora dichiarò sostanzialmente che io e D’Attis eravamo i soggetti destinatari della campagna elettorale a suon di voti comprati da Giacomo Olivieri. Bene, all’epoca ho avviato una richiesta di danni, attivando la mediazione civile nei confronti di Emiliano per le sue dichiarazioni lesive della mia reputazione e onorabilità. Il governatore non ha inteso presentarsi davanti al mediatore, disertando la seduta. Di qui la mia decisione di insistere per un risarcimento per diffamazione”.

“A distanza di quasi un anno, commentando questa volta ciò che Olivieri avrebbe dichiarato in aula in sede di interrogatorio, Emiliano insiste con dichiarazioni che si pongono sulla medesima linea di quelle di un anno fa. Si tratta, anche qui, di affermazioni infondate e offensive nei miei confronti, per le quali, evidentemente, mi toccherà ulteriormente insistere con le appropriate azioni nelle sedi giudiziarie competenti”, conclude Sisto.

Poliziotto diffamato, a Bari prescrizione per l’ex inviato di Striscia Mingo e sua moglie. Ma i due dovranno risarcirlo

È trascorso troppo tempo dalla data della presunta diffamazione nei confronti del poliziotto Gianluca De Stefano, per questo la Corte di Appello di Bari ha  dichiarato l’estinzione dei reati per prescrizione nei confronti di Domenico De Pasquale, ex inviato di Striscia La Notizia, e sua moglie, Corinna Martino.

Entrambi erano stati condannati a 2 anni e 6 mesi in primo grado. Il riferimento è alla conferenza stampa che si è tenuta nel 2016 in cui Mingo aveva sostenuto come le indagini sui servizi Mediaset, considerati falsi tra il 2012 e il 2013, fossero state pilotate, accusando l’allora l’assistente capo della polizia di aver “estorto dichiarazioni ai testimoni interrogandoli in un clima di assoluto terrore, manipolando anche i verbali”.

Accuse gravissime che costarono anche l’apertura di un’indagine a carica dello stesso poliziotto, poi archiviata. Dalle indagini è poi emerso che lo stesso Mingo e sua moglie hanno costruito una vera e propria macchina del fango contro De Stefano. La coppia è stata processata e condannata, i giudici della Corte d’Appello però ha dichiarato l’estinzione del processo, riconoscendo però le statuizioni civili e la condanna generica che apre la strada a una causa civile. I due imputati dovranno ora risarcire la parte civile con provvisionali di 10mila lei e 15mila lui per un totale di 25mila euro.

Bacco e il duro attacco ai comitati no vax a La7, il medico assolto dal Tribunale di Bari: “Non è diffamazione”

Il medico legale Pasquale Bacco è stato assolto dall’accusa di reato di diffamazione dal Tribunale di Bari. Il bitontino era stato querelato dopo la sua partecipazione alla trasmissione “Non è l’Arena”  in onda su La7 del 26 gennaio 2022 e si era espresso in relazione ai comitati scientifici nati che contestavano i vaccini contro il Covid.

Bacco, nell’occasione, affermò che dichiararsi contrari al loro utilizzo costituiva una “mortificazione e denigrazione della medicina” e che i comitati scientifici che portavano avanti queste teorie si “basavano tutti più o meno su articoli farlocchi, incopleti, dove vengono cancellati gli elementi sul caos dei numeri”.

Ma non solo, Baccò affermo che “dopo due anni noi abbiamo gente che cura con le erbe da giardino o con il prof. Che cura con i funghi perché seguono voi, oppure addirittura gente che strappa il casco per messaggi negativi, falsi e antiscientifici che voi trasmettete attraverso questi comitati tecnici scientifici che non servono a niente ma servono solamente a persone come voi, a fine carriera, per andare a toccare quel bacino di no-vax che rappresenta un bacino professionale, economico e politico».

La Procura di Bari aveva chiesto la condanna di Bacco a 4 mesi di reclusione, mentre le parti civili avevano avanzato pretese risarcitorie per oltre 100.000 euro. Il Tribunale di Bari ha però assolto il 52enne medico bitontino perché il fatto non sussiste.

Emiliano a processo per diffamazione, Capone testimonia in suo favore: scontro congelato. In aula anche Decaro

Hanno confermato in tribunale «l’irritualità» del comizio tenuto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, il 13 settembre 2018, davanti alla sede del movimento politico «Riprendiamoci il futuro», nel quartiere Libertà di Bari. Un comizio che sarebbe avvenuto senza un previo incontro istituzionale con le autorità locali, per di più in un periodo in cui, in quel quartiere, c’erano stati recenti episodi di tensione tra cittadini e stranieri. A parlare, sentiti come testimoni nel processo in cui il governatore pugliese Michele Emiliano è imputato a Bari per diffamazione nei confronti di Luigi Cipriani, responsabile del movimento «Riprendiamoci il futuro», sono stati la presidente del Consiglio regionale pugliese Loredana Capone, il deputato del Pd ed ex capo di gabinetto di Emiliano, Claudio Stefanazzi, e l’ex sindaco di Bari ed europarlamentare Antonio Decaro.

Capone, all’epoca assessora regionale, ha riferito dello “stupore» provato da Emiliano per la circostanza che, nonostante l’arrivo del ministro, non fosse stato organizzato un incontro istituzionale, ma ha anche aggiunto di «non ricordare» se l’incontro si sia verificato dopo il comizio. Stefanazzi ha invece parlato del «disappunto» del presidente anche per «il fatto che il ministro facesse visita in un quartiere in cui c’erano state tensioni nella convivenza tra extracomunitari e residenti». «Mi è sembrata una provocazione», ha aggiunto Stefanazzi riferendosi alla visita di Salvini nel quartiere.

«Non ricordo se dopo quel comizio» Emiliano e Salvini si sono incontrati, ha detto invece Decaro, che ha anche definito «un incontro di cortesia» quello avvenuto tra il ministro e le autorità locali nella Fiera del Levante quella stessa mattina. Emiliano è finito a processo per le frasi pronunciate, quella sera, nel corso di una trasmissione televisiva su Rete 4: «Anziché incontrare la comunità nel suo complesso, Salvini – è la frase contestata a Emiliano – è stato invitato da un circolo politico, che noi chiamiamo circoli della birra, circoli abbastanza equivoci nelle relazioni con la criminalità organizzata, quindi ha commesso un’imprudenza». Cipriani, difeso dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto, lo denunciò. Il prossimo 3 aprile è previsto l’inizio delle discussioni: Emiliano è difeso dall’avvocato Gaetano Sassanelli.

USB assolta dalla querela per diffamazione presentata dalle Ferrovie Appulo Lucane: “Finalmente c’è giustizia”

“Qualche tempo fa e precisamente a Gennaio 2022, le Ferrovie Appulo Lucane, essendosi trovata in improvvisa crisi di liquidità e dovendo provvedere al pagamento degli stipendi, dovette disporre l’accredito dello stipendio mensile con “bonifico urgente”, comportando che alcuni Lavoratori si siano visti addebitare il costo di 5€ conseguente all’adozione di tale scelta datoriale. Pertanto, come USB in prima istanza inviammo una ‘diffida’ alla FAL e successivamente, vista la mancanza di risposte, pubblicammo sulla nostra pagina Facebook il post ‘Alle Ferrovie Appulo Lucane i Lavoratori pagano per ricevere il proprio salario!’ nel quale dichiaravamo che a nostro avviso tali addebiti potevano ‘configurarsi come vera e propria appropriazione indebita’. E solo dopo aver pubblicato la notizia che le Fal ci inviarono una ‘nota’ in cui ammettevano l’errore senza però scusarsi con i Lavoratori. E noi, dall’altro canto ribadimmo: ‘meglio tardi che mai!’.  Ma evidentemente il Presidente delle FAL (azienda pubblica al 100%), non ‘contento’ del nostro operato, decise di QUERELARE la USB per diffamazione”. Inizia così il comunicato stampa a firma di USB LP Bari/BAT.

“Noi, come è giusto che sia, abbiamo ritenuto costituirci in giudizio, opponendoci, convinti di aver fatto il nostro lavoro a tutela e difesa degli interessi dei Lavoratori (non solo nostri iscritti)… E la giustizia, con i suoi tempi, ci ha dato ragione: il procedimento a nostro carico è stato ‘archiviato’ per «infondatezza della notizia di reato»! – si legge -. Il Giudice, accogliendo le motivazioni dei nostri legali Avv. Michele Bottalico e Avv. Francesco Daddabbo, oltre ad osservare che quella del “bonifico urgente” è stata una scelta, «imputabile esclusivamente al datore di lavoro e non portata preventivamente a conoscenza dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali» che «ha indirettamente cagionato ai medesimi un lieve danno immediato (l’addebito di 5 Euro quale costo dell’urgenza) al contempo ingenerando il timore che detta onerosa modalità potesse divenire ‘al regola’», ha altresì specificato che «la nozione di critica, quale espressione della libera manifestazione del pensiero» è oramai ammessa dall’elaborazione giurisprudenziale «anche con toni aspri e taglienti, non essendovi limiti astrattamente concepibili all’oggetto della libera manifestazione», cosi come «ne consegue che la critica, a differenza della cronaca, del resoconto, della mera denunzia… NON PUÒ, PER DEFINIZIONE, PRETENDERSI RIGOROSAMENTE OBIETTIVA E ASETTICA» concludendo che la nostra dichiarazione, a parere di FAL diffamatoria, ‘SI SIA INSERITA IN UN CONTESTO DI LEGITTIMA CRITICA, DA PARTE DI UN RAPPRESENTANTE SINDACALE, NEI CONFRONTI DELL’OPERATO DEL DATORE DI LAVORO’. FINALMENTE C’È GIUSTIZIA!”.

Bari, Emiliano a processo per diffamazione all’ex consigliere Cipriani. De Santis (PD): “Era arrabbiato con Salvini”

Il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, è a processa con l’accusa di diffamazione nei confronti dell’ex consigliere comunale Luigi Cipriani, presidente del movimento politico Riprendiamoci il futuro. I fatti risalgono al 13 settembre 2018 quando Emiliano nel programma “Viva l’Italia” su Rete 4, aveva insinuato un legame tra l’ex consigliere comunale di Bari, Luigi Cipriani, e il suo movimento politico con la criminalità organizzata operante nel quartiere Libertà. Frase che venne riportata da alcune testate giornalistiche locali.

Nell’ultima udienza di ieri è toccato a Domenico De Santis, segretario regionale del Pd e vicecapo di gabinetto del presidente della Regione Puglia, testimoniare. “Emiliano era molto arrabbiato con il ministro Salvini per questo sgarbo istituzionale, perché invece di incontrare le istituzioni, il ministro dell’Interno fece un incontro politico”, le sue parole riportate da La Gazzetta del Mezzogiorno. Il processo è ormai alle battute finali, Cipriani si è costituito parte civile. Gli altri tre testimoni, l’ex sindaco di Bari Antonio Decaro, la presidente del Consiglio regionale Loredana Capone e il parlamentare Claudio Stefanazzi, non si sono presentati in aula per impegni istituzionali e saranno citati di nuovo per la prossima udienza in programma il 9 gennaio.

Bari, processo per diffamazione all’ex consigliere Cipriani. Emiliano si difende: “Era Salvini il destinatario”

Il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, questa mattina si è recato nel Tribunale di Bari per partecipare all’udienza a suo carico in cui è accusato di diffamazione nei confronti dell’ex consigliere comunale Luigi Cipriani, presidente del movimento politico Riprendiamoci il futuro. I fatti risalgono al 13 settembre 2018 quando Emiliano nel programma “Viva l’Italia” su Rete 4, aveva insinuato un legame tra l’ex consigliere comunale di Bari, Luigi Cipriani, e il suo movimento politico con la criminalità organizzata operante nel quartiere Libertà. Frase che venne riportata da alcune testate giornalistiche locali.

“Non avevo alcuna intenzione di ledere l’onorabilità di Luigi Cipriani. So perfettamente che è una persona perbene e personalmente non è mai esistita l’idea che avesse un minimo legame con la criminalità organizzata. La mia è stata una polemica politica con l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che aveva bypassato le istituzioni locali per fare un comizio davanti a un circolo del quartiere Libertà di Bari”, ha ricostruito Emiliano in aula.

“La scelta di Salvini l’ho presa come uno sgarbo istituzionale. Salvini era andato in un quartiere complicato in cui c’è una tensione etnica e criminale molto forte, ma senza passare prima dalle istituzioni – ha aggiunto -. Il presidente della Regione non attacca un ministro senza una ragione ferrea, infatti Salvini non mi ha mai risposto. Il destinatario delle mie dichiarazioni era Salvini”.