Antonio contro il branco, le minacce: “Togli il video o ti spacco”. L’altro bullo: “Voglio scusarmi”

Dopo la messa in onda del servizio sul faccia a faccia con il branco di idioti, siamo stati contattati da alcuni protagonisti della vicenda e da alcuni loro genitori. C’è chi ha fatto anche reclamo su YouTube.

Ci siamo confrontati e abbiamo riflettuto anche sulla possibilità di assecondare le loro richieste ed eliminare la traccia dell’idiozia di questi ragazzi che poco dopo sono tornati alla carica, chiamandoci, minacciandoci, riempendoci di insulti. Uno di loro ha avuto almeno la decenza di chiedere scusa. Vi mostriamo quanto accaduto.

Prima la lite virale sul volo Ryanair, poi le minacce agli agenti per il video hot: condannata 36enne barese

Si era presentata alla Polizia Postale per denunciare la diffusione online di alcuni video sessualmente espliciti che la ritraevano, ma la situazione è rapidamente degenerata in insulti e minacce contro gli agenti. Per questo una donna di 36 anni, originaria di Bari e residente a Grumo Appula, è stata condannata a un anno e tre mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale.

I fatti risalgono al 27 maggio 2021, il giorno successivo a un altro episodio che l’aveva già resa nota alle cronache: una lite a bordo di un volo Ryanair da Ibiza a Orio al Serio, scoppiata per il rifiuto di indossare la mascherina, durante la quale la donna aveva insultato e aggredito alcuni passeggeri.

Presentatasi negli uffici della Polizia Postale in evidente stato di agitazione, la 36enne chiedeva la rimozione immediata dei video che la ritraevano nuda su una spiaggia di Ibiza.

Invitata dagli agenti a calmarsi, indossare correttamente la mascherina e fornire dettagli utili alla denuncia, la donna avrebbe invece reagito con offese e minacce nei confronti del personale, arrivando a insultare ripetutamente un poliziotto. A distanza di cinque anni, il tribunale ha emesso la sentenza: oltre alla pena detentiva, la donna dovrà risarcire il poliziotto con 1.700 euro. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a un anno.

Dalle indagini è inoltre emerso che la 36enne era già stata segnalata per altri episodi, tra cui un tentato furto a Modugno e la violazione delle restrizioni durante il lockdown.

“Papà vieni e spacca la faccia al prof”, docente aggredito a scuola: indagato 48enne per violenza e minacce

Un padre 48enne di Ruffano ha tentato di aggredire un professore nell’istituto “Bottazzi” di Casarano dopo che il figlio 16enne, punito con diverse note disciplinari per comportamento aggressivo, lo aveva incitato via messaggio a “spaccargli la faccia”.

L’uomo si è presentato a scuola con l’altro figlio, ha insultato e minacciato il docente e lo ha strattonato nei corridoi, costringendolo a rifugiarsi in bagno e a chiamare i carabinieri.

Identificato dai militari, è ora accusato di violenza e minaccia a pubblico ufficiale. L’udienza preliminare è fissata per l’11 maggio.

Truffa eco casette, Caputi e il vizio di non pagare il fitto: “Danni e minacce. È stato un incubo”

Torniamo ad occuparci di Maurizio Antonio Caputi dopo aver seguito le operazioni di sfratto del locale di Giuseppe affittato e mai pagato. Un vero e proprio vizio quello di non pagare il fitto. Abbiamo incontrato e raggiunto Gennaro, l’ennesima vittima di Caputi. Siamo entrati nel locale, il proprietario ci racconta tutto quello che è stato costretto a vivere e la sua terribile esperienza con Caputi tra danni e minacce. Un vero e proprio incubo.

“Oggi muori fascista”, le minacce dell’abusivo e l’intervento dei poliziotti: la chiamata al 112

Insulti di ogni tipo e minacce. Ogni volta che ci rechiamo in piazza Moro succede qualcosa, la presenza della nostra troupe e la nostra telecamera accesa ha mandato su tutte le furie il solito parcheggiatore abusivo. Questa volta però non ci siamo fermati al solito battibecco a distanza, fortunatamente non degenerato in altro, ma abbiamo richiesto l’intervento sul posto della Polizia. Ecco cosa è successo senza alcun taglio.

Minacce di morte al prof, record di note e violenza a scuola. Avviso orale per studente a Bari: “Cambia vita”

Il Questore di Bari Annino Gargano ha emesso un avviso orale a cambiare condotta di vita nei confronti di uno studente, ai sensi del Decreto Legislativo 6 settembre 2011 n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione).

Il provvedimento, adottato all’esito di un’approfondita attività istruttoria della Divisione Anticrimine della Questura di Bari, si inserisce in un più ampio quadro di attenzione al mondo della scuola, ambito nel quale la Polizia di Stato è quotidianamente impegnata, soprattutto sul versante della prevenzione.

In particolare, il destinatario, minorenne, si è reso protagonista di comportamenti connotati da profili di pericolosità sociale; nel corso dell’ultimo biennio, ha manifestato reiterati atteggiamenti di non rispetto delle regole e aggressività all’interno di un istituto scolastico del capoluogo, collezionando numerose note disciplinari per violazioni del regolamento d’istituto, uso improprio del telefono cellulare durante le lezioni, linguaggio offensivo nei confronti dei docenti e atteggiamenti violenti verso altri studenti, sino a giungere recentemente a minacciare di morte un insegnante.

Del provvedimento è stata informata la famiglia. L’avviso orale rappresenta una misura di prevenzione personale con la quale il Questore invita formalmente il soggetto interessato a modificare la propria condotta di vita, nel rispetto delle regole e della convivenza civile, avvertendolo che, in caso di reiterazione di comportamenti illeciti, potranno essere applicate misure più incisive previste dalla normativa vigente.

La Questura di Bari ribadisce il proprio impegno a mantenere alta l’attenzione sui fenomeni di devianza giovanile, espletata anche attraverso numerosi incontri nelle scuole per promuovere la cultura della legalità e il rispetto delle istituzioni, nella consapevolezza che la prevenzione e il dialogo rappresentano strumenti fondamentali per accompagnare i giovani in un percorso di crescita responsabile.

Morte Christian Di Gioia a Bari, minacce social a carabiniere: in 11 finiscono a processo. Due imputati irreperibili

Subito dopo l’incidente stradale in cui perse la vita Christian Di Gioia, il 27enne di Bari morto il 22 giugno 2023 nel quartiere Japigia di Bari, sui social network comparvero centinaia di messaggi contro i carabinieri, accusati di aver causato l’incidente mortale.

Le indagini seguenti della Procura di Bari esclusero del tutto il coinvolgimento dei militari nel sinistro e stabilirono che il giovane perse autonomamente il controllo del mezzo e morì dopo l’impatto con l’asfalto. Nel frattempo, però, gli inquirenti aprirono anche un fascicolo su quei messaggi pubblicati sui social, chiedendo il rinvio a giudizio di 13 imputati.

La vicenda si è poi divisa in tre tronconi processuali: per due imputati, irreperibili, il processo è stato sospeso. Cinque di loro hanno invece chiesto l’abbreviato, che si discuterà il prossimo 25 maggio. Per altri sei, invece, è stato disposto il rinvio a giudizio e il dibattimento si aprirà il 6 ottobre davanti alla giudice Antonietta Guerra.

In udienza preliminare è stata ammessa la costituzione a parte civile del carabiniere preso di mira sui social, assistito dall’avvocato Stefano Remine, e dell’Arma dei carabinieri, costituita con l’avvocatura dello Stato. Le accuse, contestate a vario titolo, sono di vilipendio alle forze armate, offesa all’onore e al prestigio dei carabinieri della stazione di Bari Scalo e istigazione a delinquere.

Dopo il funerale di Di Gioia, il 24 giugno 2023, dalla chiesa partì un corteo funebre di moto che scortò il feretro fino al cimitero di Bari, passando anche contromano sotto il carcere. In dieci sono stati processati in abbreviato per blocco stradale: cinque sono stati condannati a 2 anni e 8 mesi di reclusione, altri quattro a un anno e otto mesi, mentre l’unica donna imputata è stata assolta. La gup Gabriella Pede non ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso contestata dalla Dda di Bari.