Foggia, 21enne rumena scomparsa da 4 giorni: si prostituiva per strada. La giovane non ha parenti in Italia

Quarto giorno di ricerche da parte delle forze di polizia per cercare di rintracciare Elena la giovane donna romena di 21 anni di cui non si hanno più notizie da lunedì 2 marzo quando una sua connazionale ne ha denunciato la scomparsa in questura a Foggia.

La ragazza e la sua amica sono arrivate in Italia circa tre mesi fa. Ha dapprima lavorato come bracciante agricola nei campi del Foggiano, poi avrebbe iniziato, sempre con l’amica che ne ha denunciato la scomparsa, a prostituirsi in una zona alla periferia di Foggia lungo la statale 16 all’altezza di borgo La Rocca. Elena, a quanto si apprende, è orfana e non ha né fratelli né sorelle. Insieme all’amica, vive in un appartamento alla periferia del capoluogo dauno.

Lunedì mattina, stando alla ricostruzione, si sarebbero recate insieme lungo la statale 16, come facevano sempre, ma all’orario di rientro, in tarda mattinata, Elena non ha dato più notizie di sé. L’amica avrebbe provato a contattarla telefonicamente senza esito e a quel punto è andata in questura a denunciarne la scomparsa.

Nella serata del 2 marzo, i poliziotti hanno ritrovato il telefono cellulare lungo la statale 16. È stato sequestrato e sarà sottoposto ad accertamenti. Nella denuncia, l’amica avrebbe fatto anche riferimento ad alcuni uomini che, nelle settimane precedenti alla scomparsa, le avrebbero importunate entrambe. Le ricerche sono estese su tutto il territorio nazionale. In campo anche i vigili del fuoco per controllare anfratti, casolari e ruderi abbandonati.

“A Natale Tuoi”, la vigilia e il cenone con i parenti: fuori il nuovo singolo degli Oesais

“A Natale Tuoi” è il nuovo singolo degli Oeasis composto dal duo Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo nella parodia dei fratelli Gallagher, in vista del doppio appuntamento natalizio al Palaflorio di Bari con lo show “Holiday on Oesais” in programma sabato 27 e domenica 28 dicembre. La prima data è sold out. La canzone è dedicata alla Vigilia di Natale da passare con i parenti.

Pugliapromozione, i soldi pubblici per le spese di amici e parenti: 9 indagati. Altro sequestro da 800mila euro

La Guardia di Finanza ha eseguito altri due decreti di sequestro preventivo, per un totale di 800mila euro tra beni mobili, beni immobili e denaro, nell’ambito dell’inchiesta che vede protagonista Matteo Minchillo, l’ex direttore generale di Pugliapromozione deceduto nel 2023. Lo scorso anno erano già stati sequestrati altri 400mila euro agli eredi (moglie e figli) di Minchillo. I destinatari dei sequestri di oggi sono 9 e sono indagati a vario titolo per peculato, riciclaggio e autoriciclaggio.

Secondo l’accusa l’ex dg, insieme all’allora Responsabile dell’Ufficio pagamenti, avrebbe escogitato un modus operandi per appropriarsi sistematicamente di risorse pubbliche per fini personali, tra cui viaggi e acquisti, tramite emolumenti stipendiali e “fuori busta” corrisposti tra il 2017 e il 2022 al responsabile dell’ufficio pagamenti e a quello di un altro ufficio, tutti ingiustificati rispetto al rispettivo inquadramento contrattuale.

Sono emerse diverse operazioni messe a segno da parte dei familiari dei principali indagati, consapevoli della provenienza illecita del denaro. Lo chef Michlee Minchillo, figlio di Matteo, ad esempio avrebbe comprato parte dell’attrezzatura per il suo ristorante stellato a Crema, il Vitium, successivamente chiuso, con i soldi pubblici di Pugliapromozione. Tra questi una cucina a gas, frigoriferi e un forno professionale, scaffalature e attrezzatura per la ristorazione.

Va precisato che l’indagine non riguarda gli attuali vertici e dirigenti dell’agenzia per il turismo, che ha invece collaborato alle indagini. Pugliapromozione resta parte lesa nel procedimento.

Bancarotta fraudolenta, parenti di politici assunti in azienda e violazioni ambientali: nei guai l’Asm Molfetta

Sequestro preventivo per un valore di 600mila euro nei confronti del ramo d’azienda dell’Asm Molfetta, la società comunale della raccolta e della gestione dei rifiuti, che si occupa della gestione della plastica.

Il provvedimento del Tribunale di Trani è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Bari e arriva al termine delle indagini partite da un precedente sequestro nei confronti di un’altra azienda del settore rifiuti, la Trasmar di Barletta.

Si è scoperto che tra il 2017 e il 2023 l’Asm Molfetta avrebbe ricevuto beni e denaro provenienti da operazioni irregolari a danno della Trasmar poi finita in liquidazione. La Trasmar avrebbe ceduto alla municipalizzata un impianto di selezione dei rifiuti a Molfetta con un contratto rent to buy da 594 mila euro, ma l’Asm non avrebbe mai versato i canoni previsti. Il reato ipotizzato è quello di bancarotta fraudolenta nei confronti dei dirigenti coinvolti.

Durante le indagini sono emerse altre irregolarità come proroghe illegittime dei contratti di appalto, aumento del personale da 21 a 47 unità e una gestione economicamente in perdita. In più tra gli assunti ci sarebbero anche parenti di alcuni politici, tra cui il marito di una consigliera comunale. Eluso anche un versamento di oltre 1,4 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate pagando somme a una società debitrice dello Stato, senza effettuare le trattenute fiscali previste dalla legge.

Riscontrate anche violazioni ambientali. L’azienda avrebbe gestito i rifiuti creando una discarica abusiva. All’Asm è stata così contestata anche la responsabilità amministrativa dell’ente per non aver adottato modelli organizzativi adeguati a prevenire reati ambientali. È stato nominato un amministratore giudiziario per gestire i beni sequestrati.

Il carcere di Taranto trasformato in una piazza di spaccio, blitz nella notte: 25 arresti. Tra loro parenti dei detenuti

Un giro di droga all’interno del carcere di Taranto. Blitz nella notte tra perquisizioni e arresti in un’operazione congiunta tra la Polizia di Stato e la Polizia. Coinvolti anche i parenti dei detenuti che facevano da corrieri.

Sono 25 gli arresti totali, 16 in carcere e 9 ai domiciliari. Il carcere di Taranto si era trasformato in una piazza di spaccio. Per i pagamenti si utilizzavano vari modi, i soldi venivano addebitati anche su una Postepay.

Durante l’indagine è emerso anche che nel carcere venivano introdotti numero di microtelefoni con i quali, non solo i detenuti mantenevo i contatti con le proprie famiglie, ma in altri anche per gestire gli affari illeciti.

Cellulari in carcere per videochiamate con amici e parenti, 17 indagati a Bari: tra loro un medico

Son 17 gli indagati coinvolti nell’inchiesta della Procura di Bari per l’utilizzo di telefoni cellulari in carcere. Il pm Desire Digeronimo ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, agli indagati viene contestato il reato di accesso indebito di dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.

I dispositivi venivano utilizzati per telefonate e videochiamate ad amici e parenti. Coinvolti diversi baresi, ma ci sono anche persone di Acquaviva, Conversano, Andria e Mesagne.

Nella lista degli indagati compare anche un medico in servizio nel carcere di Bari. Non avrebbe, secondo l’accusa, segnalato il possesso di un telefonino da parte di un detenuto. Il reato ipotizzato è di omessa denuncia da parte di un pubblico ufficiale.