Oncologico Bari, dal 26 luglio ambulatorio per ii pazienti più fragili di sabato e nei giorni festivi

L’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, attiverà da sabato 26 luglio un nuovo ambulatorio rivolto ai pazienti più fragili. L’Ambulatorio di continuità assistenziale oncologica sarà operativo ogni sabato, domenica e giorno festivo, dalle ore 8.30 alle 12.30, fino al 31 ottobre 2025, con possibilità di estensione fino al 31 dicembre.

Il progetto, denominato Sempre Accanto – Ambulatorio di continuità e supporto, nasce per offrire una risposta concreta al bisogno di assistenza anche nei giorni critici, migliorare la qualità del servizio e ridurre gli accessi impropri al Pronto soccorso.

“Con questi nuovi servizi garantiamo una presa in carico più umana e continuativa del paziente oncologico – dichiara Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario dell’oncologico barese – rafforzando la rete di supporto nei momenti in cui normalmente i servizi rallentano. Si tratta di un’iniziativa resa possibile anche grazie alla recente intesa con le organizzazioni sindacali, che ha consentito di destinare parte delle risorse contrattuali al potenziamento dei servizi assistenziali nei giorni festivi”.

Le prestazioni saranno erogate da infermieri specializzati, operatori socio-sanitari e, per i pazienti stomizzati, da personale psicologico dedicato. Sono gratuite e accessibili esclusivamente su segnalazione del medico specialista dell’Istituto o del coordinatore infermieristico di riferimento. Non è previsto l’accesso diretto o tramite prenotazione CUP (info alla casella mail [email protected]).

L’ambulatorio sarà attivo nella stanza 02-44, situata al piano terra dell’Istituto, in una posizione facilmente raggiungibile, pensata per agevolare l’accoglienza e il comfort dei pazienti.

L’ambulatorio si occuperà di medicazioni di lesioni cutanee semplici non infette, somministrazione di terapie di supporto per via intramuscolare, misurazione dei parametri vitali, gestione del catetere venoso centrale, supporto clinico, educativo e psicologico per la gestione della stomia, con particolare attenzione al cambio di dispositivi.

“L’obiettivo è duplice – conclude Delle Donne – assicurare assistenza continuativa e offrire un punto di riferimento stabile anche nei fine settimana e nei festivi, accompagnando il paziente e la famiglia con competenza e ascolto”.

L’ambulatorio sarà monitorato attraverso indicatori di qualità, report mensili e questionari di customer satisfaction, per garantire il miglioramento continuo del servizio.

Oncologico Bari, rimosso raro tumore cervicale a 30enne: meno di 100 casi descritti al mondo

Un raro tumore del collo, originato dai nervi cranici della catena del simpatico cervicale, è stato rimosso con successo all’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Un paziente di 30 anni da circa un anno conviveva con una massa nel collo che non provocava dolore.

Gli approfondimenti diagnostici hanno evidenziato la presenza di una neoplasia estremamente rara, con meno di un centinaio di casi descritti nella letteratura scientifica internazionale. L’intervento è stato eseguito dal dottor Cosimo Russo, responsabile dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Maxillo-Facciale.

“Ancora una volta l’Istituto dimostra le sue competenze nelle patologie rare e complesse — dichiara Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario dell’Istituto — grazie al lavoro delle nostre equipe multidisciplinari possiamo offrire ai pazienti trattamenti altamente specialistici, spesso non disponibili in altre strutture, confermando il nostro ruolo di centro di riferimento oncologico sul territorio”.

“Si tratta di un tumore particolarmente insidioso non solo per la sua rarità, ma anche per la sede profonda in cui si sviluppa, al di sotto dei principali vasi arteriosi e venosi del collo, a ridosso dell’ingresso della base cranica. In casi come questo la chirurgia rappresenta l’unica opzione terapeutica, considerata la radioresistenza di questa neoplasia. L’intervento ha richiesto una pianificazione accurata e un’estrema precisione esecutiva” spiega il dottor Russo.

L’operazione, ad alta complessità, è stata condotta sotto costante monitoraggio neurofisiologico, per preservare le delicate strutture nervose craniche e ridurre al minimo i rischi di danni funzionali permanenti. Il team chirurgico era composto anche dai dottori Gaetano Achille, Massimo Montepara, Sabino Russo e dalla dottoressa Gabriella Tassone, con il supporto dell’equipe anestesiologica diretta dal dottor Giuseppe Carravetta e del personale infermieristico di sala operatoria. Grazie all’approccio multidisciplinare, è stato possibile ottenere la completa asportazione del tumore.

Il decorso post-operatorio è stato regolare: il paziente è stato dimesso dopo soli cinque giorni ed è tornato progressivamente alla sua vita quotidiana.

Bari, soldi dai pazienti per curare il cancro: la Corte dei conti chiede mezzo milione all’ex primario Vito Lorusso

L’ex primario dell’istituto oncologico di Bari, Vito Lorusso, che dal 2019 al 2023 si sarebbe fatto pagare dai pazienti malati di tumore infusioni di farmaci e prestazioni che erano in realtà gratis perché a carico del servizio sanitario, è stato chiamato dalla Corte dei conti a risarcire circa 500mila euro tra indennità di esclusività illegittimamente percepite in un quinquennio e danno di immagine causato all’Oncologico.

Il medico 71enne fu arrestato in flagranza il 12 luglio del 2023, dopo aver incassato 300 euro da una paziente che si era però già rivolta alla polizia. E a febbraio del 2024 è stato nuovamente arrestato nell’ambito del blitz Codice Interno, insieme alla figlia Mari Lorusso e al genero Giacomo Olivieri, con l’accusa di aver contribuito a un patto con i clan baresi per portare voti alla figlia.

Oncologico Bari, rimosso tumore raro al seno di due chili: 58enne dimessa sta bene

Un tumore al seno di due chili, considerato raro, è stato asportato a una donna 58enne di Brindisi nel corso di un intervento eseguito dall’equipe di Chirurgia senologica dell’istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari.

Alla paziente, spiega l’istituto in una nota, era stato diagnosticato il tumore solitamente benigno che, però, ha la caratteristica di crescere molto rapidamente. La donna aveva infatti riferito che, in poco più di tre mesi, il tumore aveva raggiunto i venti centimetri, causando numerosi problemi.

L’intervento, eseguito dalla dottoressa Graziana Barile dell’equipe guidata dal dottor Sergio Diotaiuti, ha permesso di rimuovere completamente la massa. La paziente, dimessa due giorni dopo l’intervento, adesso sta bene e sarà sottoposta a ulteriori accertamenti.

“Siamo in grado di intervenire, in maniera efficace, anche su tumori rari – commenta il commissario straordinario dell’istituto, Alessandro Delle Donne -. Anche questo fa parte della presa in carico completa del paziente che viene inquadrato nel giusto setting assistenziale e accompagnato in tutto il percorso, dalla diagnosi al follow up”.

Tumore del polmone, all’Oncologico di Bari somministrato il primo vaccino terapeutico a mRNA

Prima somministrazione di vaccino contro il tumore del polmone all’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Nei giorni scorsi, il primo paziente con tumore del polmone è stato sottoposto a vaccinazione terapeutica mentre altri 15 pazienti sono in attesa della somministrazione, nell’ambito di uno studio clinico internazionale che coinvolge 10 centri in tutt’Italia. L’oncologico barese è l’unico centro pugliese ad arruolare pazienti.

Lo studio in questione sta testando un vaccino personalizzato a mRNA, il V940, nato dalla cooperazione fra due case farmaceutiche, Moderna e MSD (Merck, Sharp e Dohme), in sperimentazione sia per il melanoma che per il tumore del polmone. Come altri vaccini contro il tumore, questa molecola non serve a prevenire il tumore ma è, a tutti gli effetti, una terapia che potenzia e migliora le terapie a cui i pazienti oncologici si sottopongono già. Allo studio possono partecipare infatti i pazienti oncologici che hanno subito di recente un intervento chirurgico di asportazione del tumore. Dal campione chirurgico prelevato dal paziente viene prodotto un RNA messaggero sintetico che è progettato e prodotto sulla base della firma mutazionale unica della sequenza del DNA del tumore di quel determinato paziente. Disegnato così su misura, questo vaccino insegna al sistema immunitario del paziente a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali residue. Il vaccino terapeutico si usa dopo la chemioterapia standard in combinazione con l’immunoterapia e, questa è la speranza, dovrebbe nel tempo ridurre decisamente le recidive e portare alla completa guarigione.

«Questo Istituto partecipa con orgoglio e entusiasmo a questo studio internazionale, contribuendo così a scrivere una nuova pagina dell’oncologia e della storia della medicina», commenta a riguardo il commissario straordinario Alessandro Delle Donne. «Ciò che ci rende più entusiasti è, senza dubbio, la possibilità di offrire una ulteriore chance terapeutica ai nostri pazienti. Per altri studi analoghi, per esempio quello sul vaccino contro il melanoma in corso nel nostro Istituto, stanno già arruolando pazienti e continueremo a lavorare per terapie sempre più personalizzate, sempre più precise, sempre più a misura di paziente. Ringrazio tutto il team di oncologia medica toracica che ha costruito, negli anni e con tanto lavoro, le proficue collaborazioni internazionali che oggi ci hanno portato a questo risultato».

«Il tumore al polmone – spiega a riguardo Domenico Galetta, responsabile dell’oncologia medica toracica dell’Istituto Tumori di Bari e Principal Investigator dello studio – è una delle neoplasie più diffuse, in Italia è la seconda più frequente negli uomini e la terza nelle donne, e causa un numero di decessi superiore a quello di qualunque altra forma di cancro. Il vaccino terapeutico che stiamo somministrando ci offre una modernissima opportunità per quei pazienti che, dopo essere stati operati, sono comunque a rischio di recidiva. I risultati promettenti ottenuti in studi analoghi si spingono a lavorare, tutti insieme, in questa direzione che è sicuramente una delle direttrici più importanti dell’oncologia del futuro».

Oncologico Bari, l’unità operativa di urologia diventa clinica universitaria

A Giuseppe Lucarelli, professore associato di urologia e direttore della scuola di specializzazione di urologia dell’Università di Bari, è stata affidata la guida della ‘nuova’ unità operativa di urologia dell’Istituto Tumori di Bari, divenuta clinica a direzione universitaria.

Come già accaduto con la clinicizzazione dell’unità operativa di ginecologia oncologica, divenuta nel 2022 clinica universitaria, anche l’urologia dell’oncologico barese si appresta a diventare sede di attività formativa e di ricerca per professori, ricercatori, specializzandi e studenti di tutti i corsi di laurea afferenti alla Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Bari, punto di riferimento per le attività didattiche, scientifiche e assistenziali di tale specialità.

“Con la firma del contratto del prof. Lucarelli – spiega a riguardo il commissario straordinario dell’Istituto Tumori di Bari, Alessandro Delle Donne – portiamo a compimento l’accordo sottoscritto a gennaio dello scorso anno dalla Commissione Paritetica Regione e Università di Bari che ha incluso, fra le sedi decentrate della collaborazione fra Università e sistema sanitario regionale, anche il nostro Istituto. Tutto ciò si tradurrà in più risorse, mezzi e strumenti per la cura dei tumori: un raddoppio dei posti letto, fino a 16, due urologi in più in servizio, nuovi ambulatori per la cura dei tumori del rene, delle vie urinarie e delle malattie ad essi correlate, collaborazioni qualificate con università e centri di ricerca, più occasioni di studio e ricerca, a beneficio dei pazienti. Accogliamo con gioia il prof. Lucarelli a cui è stato affidato il compito di sviluppare questa nuova opportunità per tutto il servizio sanitario regionale”.

Laureato in medicina e chirurgia e specializzato in urologia presso l’Università di Bari “Aldo Moro”, il prof. Lucarelli è stato research fellow presso l’Institute for Cancer Genetics – College of Physicians and Surgeons della Columbia University di New York e successivamente clinical fellow di urologia oncologica e trapianto di rene presso la Fundaciò Puigvert di Barcellona. Ha conseguito il dottorato di ricerca in biotecnologie applicate ai trapianti di organi e tessuti. Ha maturato una vasta esperienza in chirurgia oncologica robotica e mininvasiva e nella chirurgia delle grandi neoplasie retroperitoneali e pelviche. È membro delle principali società scientifiche internazionali di urologia e ha all’attivo centinaia di lavori su riviste scientifiche.

“Con questo innesto – conclude Delle Donne – cresce e si potenzia ulteriormente l’Istituto Tumori di Bari, la cui finalità è l’implementazione dei percorsi di cura in ambito urologico e nefrologico oncologico, conferendo ancor maggiore centralità e completezza organizzativa all’Istituto, che in questi ultimi anni, ha conosciuto una crescita inarrestabile da un punto di vista assistenziale e della ricerca scientifica, distintivo sul territorio regionale e nazionale. Auguro al prof. Lucarelli ed agli urologi neoassunti un ottimo e proficuo lavoro”.

La solita promessa elettorale: internalizzare i lavoratori “esterni” di Oncologico e De Bellis

Anche a Tirana sono arrivati rumors e voci su quanto sta accadendo negli istituti di ricerca dell’Oncologico di Bari e del De Bellis di Castellana. Alla vigilia delle prossime elezioni regionali, sarebbe stato promesso un’internalizzazione agli addetti delle pulizie, agli ausiliari e ai dipendenti del Cup.

Un tuffo nel passato. Un’internalizzazione così costerebbe alle casse dei cittadini pugliesi un milione di euro. Nel video allegato cosa abbiamo scoperto e il punto sulla vicenda.

Furto di farmaci e dpi all’Oncologico di Bari: l’ex primario Vito Lorusso riprova a patteggiare

Vito Lorusso, l’ex primario dell’Oncologico di Bari accusato di essersi appropriato di farmaci e dpi del reparto dove prestava servizio, ritenta la strada del patteggiamento.

Già nei mesi scorsi la difesa aveva presentato la richiesta, rigettata dal gup nell’udienza preliminare in quanto ritenuta non congrua. I legali hanno reiterato la proposta ottenendo questa volta l’ok della Procura, con modifica del capo d’imputazione da peculato in ricettazione.

Il giudice si è riservato, stralciando la posizione dell’ex primario, e deciderà alla prossima udienza del 25 settembre. Lorusso si trova in carcere dopo aver patteggiato una pena di 5 anni per aver chiesto soldi ai pazienti con l’obiettivo di saltare le liste d’attese.

Resta coinvolto anche nell’inchiesta codice Interno: per favorire l’elezione della figlia avrebbe stretto un accordo con Massimo Parisi, fratello del boss ‘Savinuccio’: in cambio dei voti alla figlia avrebbe curato un nipote del capoclan, poi deceduto.

In totale sono 12 gli imputati, tra cui medici, infermieri e operatori sanitari, accusati di peculato e autoriciclaggio per essersi impossessati di dpi e farmaci di proprietà dell’Oncologico di Bari.

Emanuele Fino è stato condannato (pena sospesa) a un anno e 4 mesi per peculato, mentre l’infermiere Vito Novielli, che aveva scelto il rito abbreviato, è invece assolto “perché il fatto non sussiste” dalla stessa accusa. In 7 (Onofrio Costanzo, Maria Longo, Maria Elizabeth Pompilio, Michele Antonacci, Carlo Romito, Basilio Damiani e Vincenzo Senese) hanno patteggiato a pene da un anno e 4 mesi a 2 anni, dopo aver risarcito l’Oncologico che nel processo appare come parte offesa. I sette sono stati anche interdetti dai pubblici uffici e dichiarati incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per 5 anni.

Oltre a Vito Lorusso, sono state rinviate a giudizio anche le infermiere Lidia Scarabaggio e Donata Acquaviva. Per loro il processo inizierà il prossimo 5 ottobre.

Radioterapia, all’Oncologico di Bari inaugurati un nuovo acceleratore lineare e un nuovo tc-simulatore

Taglio del nastro per due nuove grandi macchine per l’unità di radioterapia dell’Istituto Tumori di Bari. Si tratta di un tomografo computerizzato-simulatore e di un acceleratore lineare: il primo permette di identificare la sede anatomica da trattare, il secondo permette di eseguire i trattamenti di radioterapia, dopo aver acquisito le immagini provenienti dal tc su cui si predispongono i piani di trattamento.

“Stiamo inaugurando – così il presidente della giunta regionale Michele Emiliano – l’ennesimo acceleratore lineare in Puglia. Questo del Giovanni Paolo II ha una importanza particolare perché è sito nell’hub principale, nel cuore della rete oncologica pugliese. Siamo particolarmente soddisfatti anche della rapidità con la quale i lavori sono stati effettuati e realizzati: significa che siamo in grado con macchine immensamente più aggiornate, precise e capaci anche di provocare meno danni collaterali, di intervenire su praticamente quasi tutti i tumori che hanno bisogno di radioterapia. Continuiamo ad insistere su questa strada per convincere quanti più pugliesi possibile che ci si può tranquillamente curare nel nostro territorio, anche di malattie molto gravi come quelle oncologiche”.

“Questa nuova dotazione tecnologica – ha commentato il direttore generale dell’Istituto Tumori, Alessandro Delle Donne – garantisce terapie più efficienti e rapide per i pazienti oncologici. Siamo orgogliosi e grati per la rapidità con cui sono stati svolti e portati a termine i lavori, poco più di 4 mesi e, soprattutto senza lasciare indietro nessuno: anche durante i lavori di sostituzione delle macchine, infatti, nessuno dei nostri pazienti è stato costretto a rivolgersi ad altro ospedale. Con l’inaugurazione di oggi, completiamo il ciclo di ammodernamento delle grandi macchine per la diagnostica e la cura oncologica: in tre anni, abbiamo speso, rendicontato e reso operativi più di 17 milioni di euro, fra fondi regionali, nazionali e del PNRR, in un’ottica di rilancio dell’Istituto, che abbiamo condiviso con il governo regionale, e che ne ha reso possibile la crescita verticale’.

I due nuovi apparecchi sono stati acquistati con fondi PNRR, per un investimento complessivo di 2 milioni e 800 mila euro. Entrambe le macchine hanno sostituito gli apparecchi precedentemente in uso. I lavori di sostituzione sono partiti a giugno 2024 e, in meno di sei mesi, sono stati completati gli interventi di adeguamento degli ambienti, installazione, collaudo, messa a punto della dosimetria da parte dei fisici, formazione del personale e trattamento dei primi pazienti. Al momento, nell’unità operativa di radioterapia dell’Istituto sono in funzione due tc-simulatori e due acceleratori lineari che, si stima, permetteranno di trattare fino a mille pazienti l’anno.

Il nuovo tc-simulatore è dotato di una telecamera per il posizionamento automatico del paziente per una migliore geometria del fascio di particelle e, grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, consente di ottimizzare la dose radiogena e la qualità dell’immagine evitando errori. Il nuovo acceleratore lineare, utilizzato a livello mondiale nei migliori centri radioterapici, è capace di trattare tumori in qualsiasi parte del corpo, sia quelli situati in profondità, sia quelli più superficiali, sia di piccole e piccolissime dimensioni, che quelli di grandi dimensioni, con eccezionale velocità e accuratezza. Il nuovo sistema consente quindi trattamenti molto più veloci, con un risparmio di tempo che va dal 40% al 140%. Ogni seduta dura, in media, fra i 2 e i 3 minuti. I due nuovi macchinari sono integrati fra loro e sono dotati di un sistema 4D che consente di monitorare il respiro del paziente, così da ridurre al minimo l’impatto degli errori di individuazione e di posizionamento del tumore dovuti ai movimenti del ciclo respiratorio.

“I due nuovi macchinari – commenta a riguardo Annalisa Nardone, responsabile facente funzione dell’unità operativa di radioterapia – garantiscono un netto miglioramento del comfort del paziente che viene accolto in due sale nuove, arredate e decorate con tramonti tropicali i cui colori caldi abbassano il livello di stress e creano un ambiente di cura più confortevole . Le migliori prestazioni delle macchine rappresentano garanzia di maggiore sicurezza per il paziente ma anche per i medici che possono contare su strumenti sempre più affidabili e precisi”.

“L’Istituto Tumori di Bari – dichiara il presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica dell’Istituto, Gero Grassi – conferma l’impegno per un uso accorto delle risorse messe a disposizione della Comunità Europea e dal Governo, al fine di rendere sempre più efficiente la risposta alla domanda di salute della comunità pugliese, e non solo”.

Diagnosi e cura del tumore al polmone: l’Oncologico di Bari ottiene la certificazione di qualità

L’istituto dei tumori Giovanni Paolo II di Bari ha ottenuto la certificazione di qualità (secondo lo schema normativo ISO 9001:2015) per il percorso di diagnosi, cura e follow up dei pazienti con il tumore al polmone.

Lo comunica la struttura di cura, evidenziando che la certificazione è stata assegnata dall’ente Csqa, il che conferma “la qualità, la tempestività e l’appropriatezza del percorso diagnostico terapeutico assistenziale che l’istituto è in grado di assicurare”, secondo le linee guida dell’Associazione italiana di oncologia medica adottate dall’Istituto superiore di sanità.

L’istituto evidenzia gli elementi salienti di questo percorso, innanzi tutto i “tempi certi per la presa in carico e la prima diagnosi: da 22 a 41 giorni per i primi esami diagnostici e visite ambulatoriali”.

Inoltre “la storia clinica di ogni paziente è discussa da un team di medici con diverse specializzazioni, dall’oncologo al chirurgo, al radioterapista passando per il radiologo e arrivando ad altri professionisti per avere una valutazione complessiva e multidisciplinare di ogni paziente”. L’istituto evidenzia infine che “le proposte terapeutiche tengono conto anche degli studi clinici attivi, cioè la possibilità di accedere a cure, medicinali, procedure non ancora introdotte nella pratica clinica”.

Nei primi nove mesi del 2024 l’unità operativa di Oncologia medica toracica ha assicurato più di 7mila prestazioni ambulatoriali, fra prime visite, controlli, consulti, chemioterapie ed altri tipi di terapie oncologiche. Più di 400 i casi discussi nel team multidisciplinare di Oncologia pleuro-polmonare, mentre gli studi clinici in corso sono 59. Il direttore generale, Alessandro Delle Donne, chiarisce che “la certificazione rappresenta l’impegno che assumiamo con i nostri pazienti, che vogliamo prendere per mano, dal sospetto diagnostico fino ai controlli periodici da fare, assicurando loro i più alti standard assistenziali”.