Oncologico Bari, rimosso tumore raro al seno di due chili: 58enne dimessa sta bene

Un tumore al seno di due chili, considerato raro, è stato asportato a una donna 58enne di Brindisi nel corso di un intervento eseguito dall’equipe di Chirurgia senologica dell’istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari.

Alla paziente, spiega l’istituto in una nota, era stato diagnosticato il tumore solitamente benigno che, però, ha la caratteristica di crescere molto rapidamente. La donna aveva infatti riferito che, in poco più di tre mesi, il tumore aveva raggiunto i venti centimetri, causando numerosi problemi.

L’intervento, eseguito dalla dottoressa Graziana Barile dell’equipe guidata dal dottor Sergio Diotaiuti, ha permesso di rimuovere completamente la massa. La paziente, dimessa due giorni dopo l’intervento, adesso sta bene e sarà sottoposta a ulteriori accertamenti.

“Siamo in grado di intervenire, in maniera efficace, anche su tumori rari – commenta il commissario straordinario dell’istituto, Alessandro Delle Donne -. Anche questo fa parte della presa in carico completa del paziente che viene inquadrato nel giusto setting assistenziale e accompagnato in tutto il percorso, dalla diagnosi al follow up”.

Tumore del polmone, all’Oncologico di Bari somministrato il primo vaccino terapeutico a mRNA

Prima somministrazione di vaccino contro il tumore del polmone all’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Nei giorni scorsi, il primo paziente con tumore del polmone è stato sottoposto a vaccinazione terapeutica mentre altri 15 pazienti sono in attesa della somministrazione, nell’ambito di uno studio clinico internazionale che coinvolge 10 centri in tutt’Italia. L’oncologico barese è l’unico centro pugliese ad arruolare pazienti.

Lo studio in questione sta testando un vaccino personalizzato a mRNA, il V940, nato dalla cooperazione fra due case farmaceutiche, Moderna e MSD (Merck, Sharp e Dohme), in sperimentazione sia per il melanoma che per il tumore del polmone. Come altri vaccini contro il tumore, questa molecola non serve a prevenire il tumore ma è, a tutti gli effetti, una terapia che potenzia e migliora le terapie a cui i pazienti oncologici si sottopongono già. Allo studio possono partecipare infatti i pazienti oncologici che hanno subito di recente un intervento chirurgico di asportazione del tumore. Dal campione chirurgico prelevato dal paziente viene prodotto un RNA messaggero sintetico che è progettato e prodotto sulla base della firma mutazionale unica della sequenza del DNA del tumore di quel determinato paziente. Disegnato così su misura, questo vaccino insegna al sistema immunitario del paziente a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali residue. Il vaccino terapeutico si usa dopo la chemioterapia standard in combinazione con l’immunoterapia e, questa è la speranza, dovrebbe nel tempo ridurre decisamente le recidive e portare alla completa guarigione.

«Questo Istituto partecipa con orgoglio e entusiasmo a questo studio internazionale, contribuendo così a scrivere una nuova pagina dell’oncologia e della storia della medicina», commenta a riguardo il commissario straordinario Alessandro Delle Donne. «Ciò che ci rende più entusiasti è, senza dubbio, la possibilità di offrire una ulteriore chance terapeutica ai nostri pazienti. Per altri studi analoghi, per esempio quello sul vaccino contro il melanoma in corso nel nostro Istituto, stanno già arruolando pazienti e continueremo a lavorare per terapie sempre più personalizzate, sempre più precise, sempre più a misura di paziente. Ringrazio tutto il team di oncologia medica toracica che ha costruito, negli anni e con tanto lavoro, le proficue collaborazioni internazionali che oggi ci hanno portato a questo risultato».

«Il tumore al polmone – spiega a riguardo Domenico Galetta, responsabile dell’oncologia medica toracica dell’Istituto Tumori di Bari e Principal Investigator dello studio – è una delle neoplasie più diffuse, in Italia è la seconda più frequente negli uomini e la terza nelle donne, e causa un numero di decessi superiore a quello di qualunque altra forma di cancro. Il vaccino terapeutico che stiamo somministrando ci offre una modernissima opportunità per quei pazienti che, dopo essere stati operati, sono comunque a rischio di recidiva. I risultati promettenti ottenuti in studi analoghi si spingono a lavorare, tutti insieme, in questa direzione che è sicuramente una delle direttrici più importanti dell’oncologia del futuro».

Oncologico Bari, l’unità operativa di urologia diventa clinica universitaria

A Giuseppe Lucarelli, professore associato di urologia e direttore della scuola di specializzazione di urologia dell’Università di Bari, è stata affidata la guida della ‘nuova’ unità operativa di urologia dell’Istituto Tumori di Bari, divenuta clinica a direzione universitaria.

Come già accaduto con la clinicizzazione dell’unità operativa di ginecologia oncologica, divenuta nel 2022 clinica universitaria, anche l’urologia dell’oncologico barese si appresta a diventare sede di attività formativa e di ricerca per professori, ricercatori, specializzandi e studenti di tutti i corsi di laurea afferenti alla Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Bari, punto di riferimento per le attività didattiche, scientifiche e assistenziali di tale specialità.

“Con la firma del contratto del prof. Lucarelli – spiega a riguardo il commissario straordinario dell’Istituto Tumori di Bari, Alessandro Delle Donne – portiamo a compimento l’accordo sottoscritto a gennaio dello scorso anno dalla Commissione Paritetica Regione e Università di Bari che ha incluso, fra le sedi decentrate della collaborazione fra Università e sistema sanitario regionale, anche il nostro Istituto. Tutto ciò si tradurrà in più risorse, mezzi e strumenti per la cura dei tumori: un raddoppio dei posti letto, fino a 16, due urologi in più in servizio, nuovi ambulatori per la cura dei tumori del rene, delle vie urinarie e delle malattie ad essi correlate, collaborazioni qualificate con università e centri di ricerca, più occasioni di studio e ricerca, a beneficio dei pazienti. Accogliamo con gioia il prof. Lucarelli a cui è stato affidato il compito di sviluppare questa nuova opportunità per tutto il servizio sanitario regionale”.

Laureato in medicina e chirurgia e specializzato in urologia presso l’Università di Bari “Aldo Moro”, il prof. Lucarelli è stato research fellow presso l’Institute for Cancer Genetics – College of Physicians and Surgeons della Columbia University di New York e successivamente clinical fellow di urologia oncologica e trapianto di rene presso la Fundaciò Puigvert di Barcellona. Ha conseguito il dottorato di ricerca in biotecnologie applicate ai trapianti di organi e tessuti. Ha maturato una vasta esperienza in chirurgia oncologica robotica e mininvasiva e nella chirurgia delle grandi neoplasie retroperitoneali e pelviche. È membro delle principali società scientifiche internazionali di urologia e ha all’attivo centinaia di lavori su riviste scientifiche.

“Con questo innesto – conclude Delle Donne – cresce e si potenzia ulteriormente l’Istituto Tumori di Bari, la cui finalità è l’implementazione dei percorsi di cura in ambito urologico e nefrologico oncologico, conferendo ancor maggiore centralità e completezza organizzativa all’Istituto, che in questi ultimi anni, ha conosciuto una crescita inarrestabile da un punto di vista assistenziale e della ricerca scientifica, distintivo sul territorio regionale e nazionale. Auguro al prof. Lucarelli ed agli urologi neoassunti un ottimo e proficuo lavoro”.

La solita promessa elettorale: internalizzare i lavoratori “esterni” di Oncologico e De Bellis

Anche a Tirana sono arrivati rumors e voci su quanto sta accadendo negli istituti di ricerca dell’Oncologico di Bari e del De Bellis di Castellana. Alla vigilia delle prossime elezioni regionali, sarebbe stato promesso un’internalizzazione agli addetti delle pulizie, agli ausiliari e ai dipendenti del Cup.

Un tuffo nel passato. Un’internalizzazione così costerebbe alle casse dei cittadini pugliesi un milione di euro. Nel video allegato cosa abbiamo scoperto e il punto sulla vicenda.

Furto di farmaci e dpi all’Oncologico di Bari: l’ex primario Vito Lorusso riprova a patteggiare

Vito Lorusso, l’ex primario dell’Oncologico di Bari accusato di essersi appropriato di farmaci e dpi del reparto dove prestava servizio, ritenta la strada del patteggiamento.

Già nei mesi scorsi la difesa aveva presentato la richiesta, rigettata dal gup nell’udienza preliminare in quanto ritenuta non congrua. I legali hanno reiterato la proposta ottenendo questa volta l’ok della Procura, con modifica del capo d’imputazione da peculato in ricettazione.

Il giudice si è riservato, stralciando la posizione dell’ex primario, e deciderà alla prossima udienza del 25 settembre. Lorusso si trova in carcere dopo aver patteggiato una pena di 5 anni per aver chiesto soldi ai pazienti con l’obiettivo di saltare le liste d’attese.

Resta coinvolto anche nell’inchiesta codice Interno: per favorire l’elezione della figlia avrebbe stretto un accordo con Massimo Parisi, fratello del boss ‘Savinuccio’: in cambio dei voti alla figlia avrebbe curato un nipote del capoclan, poi deceduto.

In totale sono 12 gli imputati, tra cui medici, infermieri e operatori sanitari, accusati di peculato e autoriciclaggio per essersi impossessati di dpi e farmaci di proprietà dell’Oncologico di Bari.

Emanuele Fino è stato condannato (pena sospesa) a un anno e 4 mesi per peculato, mentre l’infermiere Vito Novielli, che aveva scelto il rito abbreviato, è invece assolto “perché il fatto non sussiste” dalla stessa accusa. In 7 (Onofrio Costanzo, Maria Longo, Maria Elizabeth Pompilio, Michele Antonacci, Carlo Romito, Basilio Damiani e Vincenzo Senese) hanno patteggiato a pene da un anno e 4 mesi a 2 anni, dopo aver risarcito l’Oncologico che nel processo appare come parte offesa. I sette sono stati anche interdetti dai pubblici uffici e dichiarati incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per 5 anni.

Oltre a Vito Lorusso, sono state rinviate a giudizio anche le infermiere Lidia Scarabaggio e Donata Acquaviva. Per loro il processo inizierà il prossimo 5 ottobre.

Radioterapia, all’Oncologico di Bari inaugurati un nuovo acceleratore lineare e un nuovo tc-simulatore

Taglio del nastro per due nuove grandi macchine per l’unità di radioterapia dell’Istituto Tumori di Bari. Si tratta di un tomografo computerizzato-simulatore e di un acceleratore lineare: il primo permette di identificare la sede anatomica da trattare, il secondo permette di eseguire i trattamenti di radioterapia, dopo aver acquisito le immagini provenienti dal tc su cui si predispongono i piani di trattamento.

“Stiamo inaugurando – così il presidente della giunta regionale Michele Emiliano – l’ennesimo acceleratore lineare in Puglia. Questo del Giovanni Paolo II ha una importanza particolare perché è sito nell’hub principale, nel cuore della rete oncologica pugliese. Siamo particolarmente soddisfatti anche della rapidità con la quale i lavori sono stati effettuati e realizzati: significa che siamo in grado con macchine immensamente più aggiornate, precise e capaci anche di provocare meno danni collaterali, di intervenire su praticamente quasi tutti i tumori che hanno bisogno di radioterapia. Continuiamo ad insistere su questa strada per convincere quanti più pugliesi possibile che ci si può tranquillamente curare nel nostro territorio, anche di malattie molto gravi come quelle oncologiche”.

“Questa nuova dotazione tecnologica – ha commentato il direttore generale dell’Istituto Tumori, Alessandro Delle Donne – garantisce terapie più efficienti e rapide per i pazienti oncologici. Siamo orgogliosi e grati per la rapidità con cui sono stati svolti e portati a termine i lavori, poco più di 4 mesi e, soprattutto senza lasciare indietro nessuno: anche durante i lavori di sostituzione delle macchine, infatti, nessuno dei nostri pazienti è stato costretto a rivolgersi ad altro ospedale. Con l’inaugurazione di oggi, completiamo il ciclo di ammodernamento delle grandi macchine per la diagnostica e la cura oncologica: in tre anni, abbiamo speso, rendicontato e reso operativi più di 17 milioni di euro, fra fondi regionali, nazionali e del PNRR, in un’ottica di rilancio dell’Istituto, che abbiamo condiviso con il governo regionale, e che ne ha reso possibile la crescita verticale’.

I due nuovi apparecchi sono stati acquistati con fondi PNRR, per un investimento complessivo di 2 milioni e 800 mila euro. Entrambe le macchine hanno sostituito gli apparecchi precedentemente in uso. I lavori di sostituzione sono partiti a giugno 2024 e, in meno di sei mesi, sono stati completati gli interventi di adeguamento degli ambienti, installazione, collaudo, messa a punto della dosimetria da parte dei fisici, formazione del personale e trattamento dei primi pazienti. Al momento, nell’unità operativa di radioterapia dell’Istituto sono in funzione due tc-simulatori e due acceleratori lineari che, si stima, permetteranno di trattare fino a mille pazienti l’anno.

Il nuovo tc-simulatore è dotato di una telecamera per il posizionamento automatico del paziente per una migliore geometria del fascio di particelle e, grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, consente di ottimizzare la dose radiogena e la qualità dell’immagine evitando errori. Il nuovo acceleratore lineare, utilizzato a livello mondiale nei migliori centri radioterapici, è capace di trattare tumori in qualsiasi parte del corpo, sia quelli situati in profondità, sia quelli più superficiali, sia di piccole e piccolissime dimensioni, che quelli di grandi dimensioni, con eccezionale velocità e accuratezza. Il nuovo sistema consente quindi trattamenti molto più veloci, con un risparmio di tempo che va dal 40% al 140%. Ogni seduta dura, in media, fra i 2 e i 3 minuti. I due nuovi macchinari sono integrati fra loro e sono dotati di un sistema 4D che consente di monitorare il respiro del paziente, così da ridurre al minimo l’impatto degli errori di individuazione e di posizionamento del tumore dovuti ai movimenti del ciclo respiratorio.

“I due nuovi macchinari – commenta a riguardo Annalisa Nardone, responsabile facente funzione dell’unità operativa di radioterapia – garantiscono un netto miglioramento del comfort del paziente che viene accolto in due sale nuove, arredate e decorate con tramonti tropicali i cui colori caldi abbassano il livello di stress e creano un ambiente di cura più confortevole . Le migliori prestazioni delle macchine rappresentano garanzia di maggiore sicurezza per il paziente ma anche per i medici che possono contare su strumenti sempre più affidabili e precisi”.

“L’Istituto Tumori di Bari – dichiara il presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica dell’Istituto, Gero Grassi – conferma l’impegno per un uso accorto delle risorse messe a disposizione della Comunità Europea e dal Governo, al fine di rendere sempre più efficiente la risposta alla domanda di salute della comunità pugliese, e non solo”.

Diagnosi e cura del tumore al polmone: l’Oncologico di Bari ottiene la certificazione di qualità

L’istituto dei tumori Giovanni Paolo II di Bari ha ottenuto la certificazione di qualità (secondo lo schema normativo ISO 9001:2015) per il percorso di diagnosi, cura e follow up dei pazienti con il tumore al polmone.

Lo comunica la struttura di cura, evidenziando che la certificazione è stata assegnata dall’ente Csqa, il che conferma “la qualità, la tempestività e l’appropriatezza del percorso diagnostico terapeutico assistenziale che l’istituto è in grado di assicurare”, secondo le linee guida dell’Associazione italiana di oncologia medica adottate dall’Istituto superiore di sanità.

L’istituto evidenzia gli elementi salienti di questo percorso, innanzi tutto i “tempi certi per la presa in carico e la prima diagnosi: da 22 a 41 giorni per i primi esami diagnostici e visite ambulatoriali”.

Inoltre “la storia clinica di ogni paziente è discussa da un team di medici con diverse specializzazioni, dall’oncologo al chirurgo, al radioterapista passando per il radiologo e arrivando ad altri professionisti per avere una valutazione complessiva e multidisciplinare di ogni paziente”. L’istituto evidenzia infine che “le proposte terapeutiche tengono conto anche degli studi clinici attivi, cioè la possibilità di accedere a cure, medicinali, procedure non ancora introdotte nella pratica clinica”.

Nei primi nove mesi del 2024 l’unità operativa di Oncologia medica toracica ha assicurato più di 7mila prestazioni ambulatoriali, fra prime visite, controlli, consulti, chemioterapie ed altri tipi di terapie oncologiche. Più di 400 i casi discussi nel team multidisciplinare di Oncologia pleuro-polmonare, mentre gli studi clinici in corso sono 59. Il direttore generale, Alessandro Delle Donne, chiarisce che “la certificazione rappresenta l’impegno che assumiamo con i nostri pazienti, che vogliamo prendere per mano, dal sospetto diagnostico fino ai controlli periodici da fare, assicurando loro i più alti standard assistenziali”.

Tumore al seno, a Bari brevettato un nuovo sistema: l’intelligenza artificiale per accorciare tempi e costi

Un innovativo sistema che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare i dati clinici e le immagini ecografiche delle pazienti, permettendo, nel caso del tumore al seno, di predire lo stato del linfonodo sentinella senza bisogno di asportarlo e fare la biopsia, è stato realizzato dal laboratorio di Biostatistica e bioinformatica dell’Istituto tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari.

Adesso la direzione generale per la Proprietà industriale – Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm) ha concesso il brevetto per quello che è stato definito ‘Sistema e metodo per classificare lo stato metastatico di un linfonodo sentinella’.

A inventarlo sono state Raffaella Massafra, vicedirettrice scientifica nonché responsabile del laboratorio, e le ricercatrici Samantha Bove, Maria Colomba Comes e Annarita Fanizzi. “Il sistema brevettato – si legge in una nota dell’Istituto – utilizza sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale per analizzare le immagini ecografiche delle pazienti affette da carcinoma mammario. Questo approccio consente di predire lo stato di salute del linfonodo sentinella, identificando la presenza di metastasi senza la necessità di asportarlo e sottoporlo a biopsia. Tale innovazione riduce i tempi, i costi e l’invasività del trattamento”.

“Siamo estremamente orgogliosi di questo importante traguardo – afferma il direttore generale dell’oncologico, Alessandro Delle Donne -. Questo brevetto rappresenta un ulteriore passo avanti nell’applicazione dell’intelligenza artificiale nella medicina oncologica”. “Questo brevetto – aggiunge il presidente del Consiglio di indirizzo e verifica dell’Irccs, Gero Grassi – è un importante passo in avanti nella lotta contro il cancro”.

L’intelligenza artificiale a supporto della cura del tumore del seno: lo studio dell’Istituto Tumori di Bari

L’intelligenza artificiale può fornire un aiuto efficace per pianificare la terapia del tumore del seno, individuando le cure più appropriate ogni singola paziente. È questo il cuore di uno studio, elaborato dal gruppo di ricerca del laboratorio di biostatistica e bioinformatica dell’Istituto Tumori di Bari, pubblicato sulla nota rivista internazionale ‘Computer in biology and medicine’, dell’editore Elsevier.

Lo studio, a prima firma della ricercatrice Maria Comes, presenta un sistema di supporto alle decisioni mediche, completamente automatizzato e basato su un algoritmo di intelligenza artificiale, che identifica precocemente quali pazienti con tumore del seno possono essere maggiormente propense a rispondere alla chemioterapia neoaudiuvante. La chemioterapia neoaudiuvante viene prescritta di norma prima dell’intervento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore, ma non sempre ha gli effetti sperati. A questo punto, dunque, può essere utile l’intelligenza artificiale che interpreta i dati delle immagini della risonanza magnetica mammaria eseguita dalle pazienti in fase di diagnosi e restituisce al medico un risultato sull’efficacia o meno della chemioterapia neoaudiuvante per quella specifica paziente. In più, il modello studiato dai ricercatori dell’oncologico barese, testato per il momento su 120 pazienti, usa una spiegazione visiva del processo decisionale, che rende ancora più semplice l’interazione fra il medico e l’applicazione di intelligenza artificiale.

«I vantaggi di questo modello sono evidenti», spiega a riguardo il direttore generale Alessandro Delle Donne: «Il medico riesce a definire la terapia per la singola paziente, risparmiandole, laddove non necessario, cure tossiche e invasive. È questa l’oncologia di precisione, un promettente filone di ricerca su cui i ricercatori del nostro Istituto stanno lavorando e, soprattutto, stanno raccogliendo importanti risultati e significativi riconoscimenti internazionali».

«L’uso dell’intelligenza artificiale per predire la possibile risposta dei pazienti alle terapie è uno degli ambiti di maggior interesse dell’oncologia più innovativa», commenta Raffaella Massafra, responsabile del laboratorio di biostatistica e bioinformatica dell’Istituto. «Questo laboratorio ha già all’attivo pubblicazioni sulla possibilità di estrarre dalle immagini radiologiche questo genere di previsioni, per diversi tipi di tumore: della mammella, del polmone, del testa-collo. L’intelligenza artificiale può aiutare e guidare il medico verso le scelte terapeutiche più giuste, con percorsi di cura sempre più personalizzati».

«Questo studio – così il presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica, Gero Grassi – conferma l’importanza di mettere al centro delle cure il malato, sfruttando tutte le opportunità che la tecnica offre per migliorare le possibilità di cura e migliorare la sua qualità di vita».