Droga e cellulari nel carcere di Bari, 500 euro a consegna: 25 indagati. Tra loro anche un infermiere

La Dda di Bari ha chiuso l’indagine su un presunto traffico di droga e telefoni cellulari all’interno del carcere di Bari, nell’ambito di un’inchiesta su un sodalizio criminale con base a Conversano. Sono 25 le persone indagate, tra cui un infermiere della Asl di 39 anni.

Secondo l’accusa, l’operatore sanitario avrebbe sfruttato il proprio ruolo e i controlli meno stringenti riservati al personale per introdurre nel penitenziario droga e smartphone, nascosti all’interno di pacchetti di sigarette.

Per ogni consegna, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe ricevuto 500 euro. I telefoni avrebbero consentito ai detenuti ritenuti vicini alla criminalità organizzata di mantenere i contatti con l’esterno e, secondo l’accusa, continuare a gestire attività di spaccio anche dal carcere.

L’inchiesta della Procura barese ha ricostruito un sistema che avrebbe permesso di far arrivare con regolarità materiale illecito all’interno della struttura penitenziaria.

Brindisi, infermiere aggredito e minacciato di morte al centro ustioni del Perrino: è il quarto caso in pochi giorni

Un infermiere del Centro ustioni dell’ospedale Antonio Perrino di Brindisi sarebbe stato aggredito da un paziente. L’episodio è avvenuto il 4 settembre, ma la notizia è emersa soltanto nelle ultime ore.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo era arrivato dal pronto soccorso dopo essersi procurato un’ustione al braccio in seguito a un incidente domestico. Nel reparto avrebbe prima insultato e minacciato di morte l’infermiere, per poi schiaffeggiarlo. L’intervento della vigilanza interna e, successivamente, della Polizia ha permesso di riportare la situazione sotto controllo.

A lanciare l’allarme è l’Ordine delle professioni infermieristiche di Brindisi, che parla del quarto episodio di violenza in pochi giorni, dopo quelli registrati nei reparti di Psichiatria, Ortopedia e Pneumologia.

Per la presidente dell’Opi Brindisi, Paola De Biasi, la sequenza di aggressioni impone di considerare la sicurezza negli ospedali una vera emergenza organizzativa. L’Ordine chiede quindi interventi urgenti per rafforzare la prevenzione, dal potenziamento della vigilanza alla verifica dei sistemi di allarme e degli accessi, fino alla revisione delle procedure per la gestione degli episodi di violenza.

L’Opi ha inoltre chiesto un incontro urgente alla Direzione strategica dell’Asl Brindisi e la predisposizione di un piano straordinario contro le aggressioni. «Non possiamo aspettare la quinta aggressione per tornare a parlare di sicurezza», è l’appello di De Biasi, che sollecita «atti concreti, immediati e misurabili».

Bari, aggredisce infermiere e finanziere dopo l’incidente del figlio: 48enne arrestato e condannato in poche ore

Il 46enne barese, che ha aggredito a Bari un infermiere del 118 e un militare della Guardia di Finanza intervenuti sul luogo di un incidente stradale, è stato condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa.

L’episodio è avvenuto tra venerdì e sabato in viale Unità d’Italia, nei pressi dei giardini De Bellis, dove poco prima si era verificato uno scontro tra un’auto e un ciclomotore con a bordo due minorenni, rimasti feriti e trasportati in ospedale in codice giallo.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 46enne, padre di uno dei ragazzi coinvolti, avrebbe colpito con un pugno al volto un operatore sanitario impegnato nei soccorsi, per poi scagliarsi contro i finanzieri intervenuti per riportare la calma, ferendone uno al viso.

Dopo essersi allontanato, l’uomo è stato rintracciato poco dopo e arrestato con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Comparso davanti al giudice con rito direttissimo, ha ricevuto una condanna a due anni di carcere. L’infermiere ha riportato una prognosi di 15 giorni, mentre i due militari hanno riportato contusioni guaribili in tre giorni.

Schianto auto-moto a Bari, il padre del giovane centauro aggredisce infermiere e finanziere: arrestato

Un incidente stradale avvenuto nella notte in via Capruzzi, a Bari, si è trasformato in una violenta aggressione ai danni di un infermiere del 118 e di un maresciallo della Guardia di Finanza.

Un ragazzo di 17 anni, alla guida di uno scooter, si è scontrato con un’auto per cause ancora in fase di accertamento. Sul posto sono intervenuti i soccorsi e il padre del giovane che, per motivi ancora poco chiari, ha perso il controllo aggredendo prima un infermiere con un pugno e poi un militare delle Fiamme Gialle.

L’uomo è stato arrestato dopo essere stato bloccato dai presenti. Il 17enne è stato trasportato in codice giallo all’ospedale Giovanni XXIII con ferite lievi, mentre i due aggrediti sono ricorsi alle cure mediche al Policlinico di Bari.

Brindisi, infermiere del Perrino aggredito nel reparto di Psichiatria: è ricoverato in prognosi riservata

Un infermiere è stato aggredito questa mattina all’interno del reparto di Psichiatria dell’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi. Lo riferisce la presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) di Brindisi, Paola De Biasi, che spiega che al momento “l’infermiere è ricoverato in prognosi riservata” e sono in corsi accertamenti clinici dopo l’aggressione.

A quanto si apprende l’uomo è stato colpito da un paziente, ricoverato nel reparto, con un pugno al volto. L’Opi di Brindisi esprime “profonda solidarietà al collega aggredito e ribadisce il proprio impegno nel tutelare la sicurezza e la dignità di tutti gli infermieri operanti sul territorio”.

Lo stesso Ordine comunica che “ha immediatamente deciso di costituirsi parte civile a difesa del professionista coinvolto, lanciando un chiaro segnale di contrasto a ogni forma di violenza nei confronti degli operatori sanitari, che svolgono quotidianamente un ruolo essenziale con competenza e dedizione”.

“Questo ennesimo episodio di violenza – riferisce Paola De Biasi – è inaccettabile e ci impone di agire con fermezza. La sicurezza degli infermieri deve essere una priorità assoluta e non possiamo tollerare che chi dedica la propria vita alla cura venga esposto a simili rischi. Siamo al fianco del collega aggredito e di tutti gli operatori sanitari”.

L’Opi denuncia “gravi carenze strutturali e organizzative all’interno del reparto di Psichiatria che compromettono la sicurezza non solo degli infermieri, ma anche dei pazienti. È urgente intervenire con verifiche tecniche”. Per questo “sollecita pertanto la direzione Aziendale a istituire un tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (Rspp) e l’Ordine professionale per trovare soluzioni efficaci e condivise”

Infermiere aggredito, condannato figlio del paziente terminale. Andreula (OPI): “Sistema inadeguato”

Torniamo ad occuparci dell’aggressione ai danni di un infermiere in servizio nel reparto di Pneumologia dell’ospedale Di Venere di Bari.

La vittima aveva pubblicato un post su Facebook in cui aveva denunciato di essere stato picchiato “senza motivo” dal figlio di un paziente, mercoledì 29 aprile, mentre si prendeva cura di tanti pazienti come suo padre.

Abbiamo intervista l’aggressore, Giuseppe, che si è pentito. L’uomo, figlio di un malato terminale, ai nostri microfoni ha chiesto scusa e ha raccontato il suo punto di vista della vicenda. Torniamo sul caso parlando con il presidente dell’Opi Bari, Saverio Andreula.

Picchia l’infermiere, Giuseppe condannato chiede scusa: “Mio padre sta morendo ho perso la testa”

Torniamo ad occuparci dell’aggressione ai danni di un infermiere in servizio nel reparto di Pneumologia dell’ospedale Di Venere di Bari.

La vittima, nei giorni scorsi, ha pubblicato un post su Facebook in cui ha denunciato di essere stato picchiato “senza motivo” dal figlio di un paziente, mercoledì 29 aprile, mentre si prendeva cura di tanti pazienti come suo padre.

Vi proponiamo l’intervista all’aggressore. Giuseppe si è pentito, ha chiesto scusa e ha raccontato il suo punto di vista della vicenda. Il suo papà è malato terminale.

Putignano, 71enne viene dimessa dall’ospedale e muore il giorno dopo a casa: indagati medico e infermiere

S’indaga per omicidio colposo sulla morte di una 71enne, recatasi al Pronto Soccorso dell’ospedale di Putignano per alcune difficoltà respiratorie lo scorso 12 gennaio e deceduta il giorno successivo dopo essere stata dimessa.

Nel fascicolo risultano indagati una dottoressa e un infermiere in servizio, l’inchiesta è nata dopo la denuncia presentata del marito della vittima che l’ha trovata senza vita la mattina del 13 nel letto della propria abitazione.

La 71enne non aveva malattie pregresse e, secondo quanto denunciato dall’uomo, sarebbe stata dimessa senza ulteriori accertamenti nonostante la respirazione affannosa e la tosse. L’iscrizione della dottoressa e dell’infermiere nel registro degli indagati è un atto dovuto per consentire lo svolgimento dell’autopsia, eseguita nelle scorse ore nel cimitero di Conversano.

Bari, infermiere colpito a pugni al Pronto Soccorso del Policlinico: arrestato 36enne

L’uomo, nella tarda serata di ieri, dopo essersi recato presso il Pronto Soccorso ed aver ricevuto le prime cure del caso, presumibilmente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e/o alcoliche, avrebbe aggredito un infermiere che lo stava curando, colpendolo con un violento pugno al volto che avrebbe causato la rottura degli occhiali ed una ferita all’altezza dell’occhio sinistro.

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Taranto, operatore Sanitaservice prende a schiaffi infermiere in ospedale: “Ho sbagliato ma urlava con mio papà”

“All’arrivo al pronto soccorso, mio padre in un momento di particolare dolore e agitazione, con pressione ormai altissima e difficoltà a respirare, ha riportato in maniera concitata e a voce alta quanto stava vivendo, e ha riferito un insopportabile bruciore al petto. L’infermiere ha risposto urlando e inveendo contro mio padre che solo un’ora dopo è stato operato a causa di un infarto e che dovrà subire un’altra operazione a cuore aperto. Non ho saputo contenere il disagio e la rabbia per la reazione di fronte ad una persona che stava soffrendo e, sbagliando, ho dato uno schiaffo all’infermiere”. Lo riferisce in una nota stampa l’uomo che ieri ha schiaffeggiato un infermiere del pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto ed è stato identificato dai carabinieri.

“Sono un operatore sanitario della Sanitaservice – spiega – e lavoro nelle strutture del territorio jonico. Certamente mi scuso per quello che è accaduto, e per non aver saputo tenere a freno il mio grande disappunto, ma ci tengo a dare la reale versione dei fatti, dopo i quali peraltro ho chiesto scusa all’infermiere e dallo stesso ho ricevuto altrettanto. Scambio di scuse che è avvenuto davanti ai carabinieri. Dunque nessuna insofferenza per la fila e nessuna prevaricazione da parte mia”.

L’infermiere non avrebbe presentato denuncia nei suoi confronti, a differenza di quanto si era appreso in un primo momento”. “Ritengo – conclude l’uomo – che si debba avere estrema delicatezza nel trattare la sofferenza di chi si rivolge ai sanitari per necessità. Ciò significa non frasi urlate, non superficialità, né risposte come quella che ho sentito ieri: ‘qui volete essere tutti serviti per primi’. Il punto è che non siamo al ristorante, ma in un luogo dove la cura dovrebbe partire dal modo in cui i pazienti vengono trattati, dunque da quella che dovrebbe essere l’accoglienza”.